Il maresciallo Guido Costantino sentito nell’udienza di MARTEDI' 21 FEBBRAIO 2017
ha riferito sul traffico internazionale di lussuose imbarcazioni.
Secondo gli inquirenti i soggetti coinvolti risultano essere: Michele Bolognino, Mario Ursini

(capo mafia di Torino), Giuseppe Belfiore (anch'esso avente ruolo di primordine a Torino),

Giuseppe Pichierri, Giuseppe Domenico Oppedisano (condannato nel rito abbreviato a 3 anni - portavoce e "guardaspalle" di Mario Ursini).
I contatti della compagine torinese ed emiliana si intrecciano con il gruppo russo composto da
Ciobataru Nicolae, Afanasyev Aleksey, Agupov Sergey, Bar Andreas, Lebedinetse Evgeny.

 La vicenda era stata concordata e pianificata tra la consorteria emiliana e quella torinese allo scopo di azzerare il debito in capo a BOLOGNINO Sergio concernente la controversia con BELFIORE Giuseppe in relazione ad un debito di 100.000 euro, derivante dall’illecita alienazione di almeno due lussuose imbarcazioni da diporto non meglio individuate. 

Capo 87) Gli affari relativi alle imbarcazioni


Fonti: Informativa Comando Provinciale CC Modena

Anche la vicenda qui ricostruita offre un aspetto di interesse che trascende l’accertamento della rilevanza penale del fatto storico. In questo caso, l’informazione supplementare che si ricava, di non trascurabile interesse investigativo, è quella relativa ai rapporti emersi tra BOLOGNINO Michele
- cui va riconosciuto un ruolo assolutamente centrale nell’ambito delle dinamiche criminali oggetto di indagine, soprattutto in funzione dei suoi diretti contatti con GRANDE ARACRI Nicolino - e URSINI Mario, recentemente indagato nell’ambito del P.P. nr. 6191/07 + 9689/08 R.G.N.R. della Procura della Repubblica di Torino – DDA (Operazione Minotauro) per il delitto p. e p. dall’art. 416 bis e più volte coinvolto in inchieste di criminalità organizzata riconducibili alle illecite attività condotte dalle cosche di ‘ndrangheta operanti nel capoluogo piemontese.

 

Sul finire degli anni '80 nacque in Piemonte una sorta di alleanza tra la criminalità di matrice siciliana ed alcuni esponenti di quella calabrese. Questo accordo criminale emerge dalla sentenza emessa in data 22.11.1996 (dep.19.2.1997) dalla III Sezione del Tribunale di Torino nel proc. 389/90 RGPM a carico di URSINI Mario + altri (imputati di aver costituito un'associazione allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall'art. 73 d.p.r. 309/90, in Torino, Orbassano e Piossasco e altrove, da data imprecisata fino al 30.3.1993). Diversi collaboratori, peraltro, ne hanno rimarcato la personalità e l’autorevolezza all’interno di quello che, fino agli novanta, era consideratoil cosiddetto “locale unico” di Torino, del quale facevano appunto parte Mario URSINI, MACRI’ Renato e la famiglia BELFIORE. URSINI viene infatti indicato come l’allora “capo” della ‘ndrangheta torinese, oltre che “rappresentante” di tutte le “locali” piemontesi in occasione delle ben note riunioni presso il santuario della Madonna di Polsi (RC).


Gli elementi acquisiti hanno fatto emergere con chiarezza come la consorteria cutrese capeggiata da GRANDE ARACRI Nicolino e la cellula emiliana al quale si riferisce emiliane, abbiano consolidato, per il tramite dei fratelli BOLOGNINO, rapporti con esponenti autorevoli delle cosche originarie di Gioiosa Jonica (RC), come per l’appunto URSINI Mario e BELFIORE Giuseppe.

La contiguità tra la storia criminale di URSINI Mario e la famiglia BELFIORE è altresì tratteggiata dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, i quali affermano che, almeno fino all’anno 1991, a Torino era attivo un “unico locale di ’ndrangheta” facente capo, nel corso del tempo, anche ad URSINI Mario. Quando questi decise di staccarsi dal “locale principale” per formare una “’ndrina distaccata”, il comando del locale passò a BELFIORE Domenico.

E’ quindi del tutto comprensibile come l’attenzione degli investigatori si sia focalizzata sul rapporto, che le intercettazioni stavano dimostrando esistente, tra BOLOGNINO Michele e URSINO Mario.
E’ stata così accertata l’interazione sinergica tra il sodalizio di ‘ndrangheta localizzato in Emilia ed esponenti di spicco delle cosche calabresi operanti a Torino e provincia, quali il suddetto Mario URSINI e BELFIORE Giuseppe, sullo sfondo di un articolato traffico internazionale di lussuose imbarcazioni da diporto.
La vicenda che si esamina inquadra in particolare la parte terminale di un più ampio contesto - rimasto inesplorato – che vede la cosca emiliana utilizzare i proventi del reato di ricettazione di una imbarcazione di lusso per regolare alcune posizioni rimaste aperte.


Il 18.02.2012, dopo una serie di contatti telefonici con lo sconosciuto utilizzatore dell’utenza xxxx (che si scoprirà in seguito essere Mario URSINI), BOLOGNINO Michele incontra presso il bar di suo figlio Domenico quattro soggetti di origine calabrese provenienti da Torino.
In data 17.02.2012, viene infatti captato un primo dialogo telefonico nel corso del quale, l’interlocutore, si presenta a BOLOGNINO Michele dicendo “TORINO SONO”, affermazione che troverà uno specifico significato alla luce delle successive risultanze, qualificando in maniera chiara e diretta l’autorevolezza criminale del personaggio in questione.
Nel corso della conversazione in esame, il soggetto chiede a Michele un incontro per il giorno seguente

Uomo: Buongiorno; scusate, Torino sono... di Torino, mi sentite?

Michele: ...si...

Uomo: ...ehm, se ci potevamo vedere domani, per favore...

trovando la disponibilità di BOLOGNINO. Ciò nonostante l’interlocutore, prima di confermare l’ora ed il luogo dell’incontro, sostenga di dover interpellare un altro soggetto (“quello che è venuto quella volta”) e che poi si sarebbero risentiti nel pomeriggio (“Michele: ...si, si, ho capito; e dove, ci vediamo qua a Parma, al casello?
Uomo: ...eh, non lo so, devo chiederlo a quello che è venuto quella volta, se si ricorda... dove.... ehm, sapete che facciamo? Vi telefono... vi posso telefonare stasera, esattamente alle cinque e un quarto (ore 17:15)... […] va bene, alle cinque e un quarto (ore 17:15) vi chiamo, così restiamo con lu... con... e vediamo dove... che lui lo sa meglio di me...”).

In effetti, dopo aver confermato l’appuntamento, il giorno seguente i soggetti di cui sopra giungono presso il casello autostradale di Parma, dove BOLOGNINO Michele li raggiunge poco dopo.
Il servizio di o.c.p. 937 riesce a documentare l’incontro, appurando peraltro la presenza di quattro soggetti (a bordo di due autovetture) che, una volta raggiunti da BOLOGNINO, si spostano presso il bar del figlio di quest’ultimo, dove alcuni minuti dopo sopraggiunge anche RICHICHI Giuseppe.
Inoltre, alle successive ore 10.29, viene registrata una telefonata particolarmente significativa nel corso della quale BOLOGNINO Michele chiede a BLASCO Gaetano come rintracciare un certo Roberto. Una volta compreso a chi stesse alludendo, BLASCO si limita ad esortare BOLOGNINO
affinché si incontrino personalmente:

BLASCO: vediamoci, vediamoci... VEDIAMOCI... VEDI CHE...VEDIAMOCI DAI... […] vediamoci Michele, dividiamoci la strada Michè...[…]
BOLOGNINO: no...mi serviva come rintracciarlo…

 

Poco dopo BLASCO ricontatta BOLOGNINO per comunicargli che avrebbe potuto rintracciare ROBERTO, ma insiste nel volerne discutere personalmente (“…sì...è possibile, però ci dobbiamo vedere…”). Per questa ragione BOLOGNINO lo invita a raggiungerlo presso il bar, dove si trovava in compagnia dei torinesi.
Tali risultanze forniscono quindi una prima indicazione di come l’organizzazione operante in Emilia, avesse inizialmente stretto rapporti di affari con i soggetti torinesi per finalità non meglio decifrate, tant’è che al suddetto incontro partecipano anche altri appartenenti al sodalizio emiliano (BLASCO Gaetano e VALERIO Antonio).
Che l’incontro di Parma fosse da considerare un appuntamento di vertice lo dimostra il fatto che il il 22.02.2012, BOLOGNINO Michele si reca a Cutro presso l’abitazione di Nicolino GRANDE ARACRI.
Qualche giorno più tardi, precisamente il 03.04.2012, alle ore 15.21, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Crotone, filmano in via Scarazze a Cutro, in direzione dell’abitazione di GRANDE ARACRI Nicolino, due autovetture intente a viaggiare insieme: si trattava di una BMW X6, di colore bianco, con targa della Repubblica di San Marino J4758, in uso come accertato nel corso di ulteriori servizi di osservazione a BOLOGNINO Michele, e di una AUDI A3 Sport Back, di colore grigio chiaro, targata CW184TG . Tale veicolo, come verrà successivamente accertato nel
corso dei servizi di O.C.P., viene utilizzata da Mario URSINI per i suoi spostamenti e di fatto risulta in uso al suo autista OPPEDISANO Giuseppe Domenico.
Alle ore 10.32 del 30.04.2012, la BMW X6 targata J4758 in uso a BOLOGNINO Michele, viene nuovamente monitorata dai Carabinieri di Crotone mentre percorreva la strada che conduce all’abitazione di GRANDE ARACRI Nicolino, per poi allontanarsi alle successive 11.09.
Alle ore 11.20 (dieci minuti dopo aver lasciato l’abitazione di GRANDE ARACRI), BOLOGNINO Michele telefona a BLASCO Gaetano informandolo di essere in Calabria e chiedendogli altresì spiegazioni circa la sua assenza. BOLOGNINO riferisce di essere stato “…là…” e che “…lui…” (si
riferiva chiaramente a GRANDE ARACRI Nicolino) lo aveva informato dell’imminente arrivo in Calabria dello stesso BLASCO (“…che sono andato là... e lui... lui mi ha detto che arrivavi oggi..."). Questi afferma di aver avuto un contrattempo, in quanto non gli avevano ancora fatto i bonifici, ma che appena li avrebbe ricevuti sarebbe partito in aereo (“…e sto aspettando che mi fanno i bonifici... entro la mattinata... ora... e vengo con l'aereo... subito... se poi sei giù... mi vieni a prendere... là all'aeroporto…”).

 

Telefonata intercettata sull’utenza in uso a BOLOGNINO Michele. Utenza chiamante intestata a SAS COSTRUZIONIG.B. DI BLASCO GAETANO), in uso a BLASCO Gaetano, nato a Crotone (CZ) il 08.05.1962.


Alle successive 17.59, l’auto di BOLOGNINO viene nuovamente filmata in uscita dall’abitazione di GRANDE ARACRI Nicolino.
Rimandando per l’analitica ricostruzione della vicenda alla Informativa 12.6.2013 R.O. Comando Provinciale CC di Modena, alle pagine sopra indicate, si evidenzia che in seguito all’acclarata sinergia criminale esistente tra BOLOGNINO Michele e Mario URSINI, registrata a partire dal febbraio del 2012, è emersa una vicenda di particolare rilievo investigativo, concernente la controversia con BELFIORE Giuseppe in relazione ad un debito di 100.000 euro in capo a BOLOGNINO Sergio, derivante dall’illecita alienazione di almeno due lussuose imbarcazioni da diporto non meglio individuate.
L’intreccio dei contatti sul conto di BOLOGNINO Michele e URSINI Mario, hanno fatto registrare una rapida escalation di avvenimenti correlati alla suddetta vicenda, che da subito hanno segnato l’entrata in gioco di BELFIORE Giuseppe e PICHIERRI Giuseppe, immediatamente delineatisi
quali controparti dei fratelli BOLOGNINO.
BOLOGNINO Michele, in qualità di elemento di spicco della consorteria emiliana, ha assunto quindi il ruolo di referente per conto del fratello Sergio nell’ambito del contenzioso con BELFIORE e PICHIERRI, fungendo da collettore per gli incontri con Mario URSINI e GRANDE ARACRI Nicolino.
URSINI Mario, analogamente a BOLOGNINO Michele, è divenuto invece il referente di BELFIORE Giuseppe e PICHIERRI Giuseppe, rapportandosi direttamente con i vertici della cosca cutrese (indicati come “i parenti” dei fratelli BOLOGNINO), al fine di sollecitarne l’intervento per la risoluzione del contenzioso. Nella sua opera, URSINI è stato costantemente e attivamente coadiuvato da OPPEDISANO Giuseppe Domenico, suo “portavoce” nonché “guardaspalle”.
Questi lo ha accompagnato a tutti gli incontri, presenziando e fungendo da anello di congiunzione fra i vari indagati, coi quali ha intrattenuto i contatti telefonici necessari a coordinare le diverse fasi della vicenda e a pianificare i vari appuntamenti.
In seguito ai diversi incontri intervenuti tra gli interessati e puntualmente documentati dai CC di Modena, la vicenda ha superato la fase di stallo cui sembrava destinata solo dopo l’incontro tra BOLOGNINO Michele e tale Olinto, poi identificato in BONALUMI Olinto, tenutosi a Parma il 23.05.2012. In quell’occasione il BOLOGNINO, chiamato ad intervenire per un’altra vicenda che riguardava MARZANO Stefano, aveva strinto preliminari accordi con BONALUMI finalizzati all’alienazione della imbarcazione MAIORA 31DP di cui quest’ultimo aveva la disponibilità, onde appianare il contenzioso con la fazione di URSINO.
La vicenda si interseca strettamente con i fatti oggetto del procedimento penale n. 7977/12 R.G.N.R. della Procura della Repubblica di Genova, nell’ambito del quale è stata emessa dal G.I.P. di quel Tribunale ordinanza di applicazione di misure cautelari.
E’ dunque emerso che il 15.5.2012 BONALUMI Olinto aveva ricevuto la suddetta imbarcazione da CORRADI Roberto e DIPINTO Gerarda, obbligandosi a pagare la somma di euro 10.000, quale corrispettivo per l'acquisto dell'intero capitale sociale della Mediterranea International S.r.l., società che aveva avuto la nave in locazione finanziaria. A sua propria volta, la Mediterranea International aveva ricevuto l’imbarcazione dalla Mercantile Leasing s.p.a., la quale l'aveva concessa in locazione alla prima società con divieto di cedere a terzi il godimento del bene ma, in data 29.01.2011, aveva risolto il contratto a causa del mancato pagamento di 10 canoni mensili, dell'importo complessivo di 275.000 euro.
La nave da diporto denominata "LIFE", modello Maiora 31, della lunghezza di 31,60 metri, costruita nel 2006, dai cantieri FIPA, registrata alla Capitaneria di Portoferraio con targa PF002ND, era di proprietà della società di Leasing MERCANTILE LEASING s.p.a., con sede in Firenze,
Piazza Libertà n. 13, la quale l'aveva concessa in locazione finanziaria alla MEDITERRANEA INTERNATIONAL s.r.l., con sede in Albinea (RE), via Roncosoano n. 37/ a, di cui erano soci i coniugi CORRADI Roberto e DIPINTO Gerarda.
Dagli accertamenti svolti dalla P.G. è emerso che la "MEDITERRANEA NTERNATIONAL s.r.1., in data 15 Maggio 2012, venne ceduta da DIPINTO Gerarda (poco dopo la morte del marito) a BONALUMI Olinto, per l'importo di euro 10.000, e parte del capitale societario era costituito dal contratto di leasing avente ad oggetto tale imbarcazione, ormeggiata in Porto San Giorgio (FM).
La cessione dell'imbarcazione venne effettuata senza il consenso scritto della locatrice, previsto dal contratto di leasing ed in presenza di missiva, datata 29 novembre 2011, con la quale la Mercantile Leasing s.p.a. comunicava alla Mediterranea International s.r.l. la decisione di risolvere il contratto, a seguito del mancato pagamento di 10 canoni scaduti, dell'importo complessivo di euro 275.000.
E’ quindi evidente che l’imbarcazione ha formato oggetto del reato di appropriazione indebita aggravata da parte della DIPINTO, che non avrebbe avuto titolo per cederla a BONALUMI.
Dopo l’incontro tra BOLOGNINO Michele e BONALUMI Olinto, BOLOGNINO Sergio era stato inviato dal fratello a Porto S. Giorgio, affinchè visionasse il MAIORA 31 e prendesse accordi diretti con BONALUMI per l’alienazione della predetta nave da diporto.
La questione, che aveva ormai coinvolto autorevoli referenti ’ndranghetisti delle due controparti, necessitava dell’avallo delle rispettive cosche di riferimento; di conseguenza, il 5.06.2012, BOLOGNINO Michele (che si era precedentemente recato a Cutro da GRANDE ARACRI Nicolino
e a Gioiosa Ionica da URSINI Mario), convocava nel crotonese il BONALUMI.
Un altro aspetto di particolare rilievo, è rappresentato dalla connotazione internazionale assunta dalla vicenda con l’ingresso sulla scena di un’organizzazione transnazionale dedita all’alienazione di lussuose imbarcazioni da diporto in stretta collaborazione con BOLOGNINO Sergio. Il punto di contatto tra quest’ultimo e il predetto gruppo criminale, è stato identificato in CIOBOTARU Nicolae, il quale giungeva a Parma in data 13.06.2012 unitamente a BUTTARELLI Vincenzo.
In quella stessa data BOLOGNINO Sergio, BUTTARELLI Vincenzo e CIOBOTARU Nicolae, incontravano presso il bar DODO NUT di Parma BOLOGNINO Michele e BONALUMI Olinto, evidentemente per discutere gli ulteriori dettagli dell’operazione. Anche in questo caso, subito dopo
l’incontro, BONALUMI era inviato in Calabria, come confermava la telefonata intercorsa tra quest’ultimo e BOLOGNINO Sergio alle ore 14.43.
La trattativa si stava quindi indirizzando verso una positiva conclusione e aveva evidentemente ricevuto l’avallo delle cosche calabresi di riferimento tanto che, in data 15.06.2012, BOLOGNINO Sergio, BUTTARELLI Vincenzo e CIOBOTARU Nicolae si recavano in Croazia per incontrare nuovamente BONALUMI e visionare l’imbarcazione.
L’intreccio con le investigazioni genovesi, ha inoltre svelato che LEBEDINETS, BUTTARELLI e CIOBOTARU, già tra il 17 e il 18 giugno 2012, al fine di vendere la nave, si erano attivati per trovare il luogo in cui era stato apposto il numero identificativo dello scafo e, nel corso di una telefonata, LEBEDINETS faceva addirittura presente a CIOBOTARU che se non avesse trovato tale numero, sarebbe stato necessario inventarlo. Pertanto BUTTARELLI Vincenzo, presentandosi come tale AGOSTONI della Fisi e spacciandosi per un perito navale, telefonava alla Fipa Italiana Yacht, società costruttrice della nave in questione per ottenere indicazioni in tal senso. Nella circostanza, chiedeva a PEROTTI Simone, dipendente della Società, dove si trovava il numero d’identificazione dello scafo, asserendo falsamente di avere necessità di visionarlo dovendo fare una perizia sull'imbarcazione; successivamente, avuta l'informazione richiesta, BUTTARELLI ricontattava il complice CIOBOTARU, al quale comunicava quanto appreso dal Perotti.
Il 19.06.2012, BOLOGNINO Sergio incontrava nuovamente BONALUMI Olinto (accompagnato da un soggetto successivamente identificato in DE MATTEIS Federico, incaricato di governare l’imbarcazione) nei pressi di un albergo di Gricignano (PD) per definire ulteriormente i dettagli della trattativa, come confermava la telefonata intercorsa tra BOLOGNINO Sergio e BUTTARELLI Vincenzo in concomitanza al predetto incontro.
Le conversazioni del 20.06.2012, evidenziavano inoltre come AGUPOV Sergey, ricevute conferme circa il buon esito della trattativa da parte di CIOBOTARU, si stava occupando di “raggruppare” il resto dell’equipaggio (AFANASYEV Aleksey, AGUPOV Sergey, BAR Andreas, LEBEDINETS
Evgeny
), con il quale avrebbe raggiunto la Croazia venerdì 22.06.2012 per prendere possesso della nave; dava inoltre disposizioni a CIOBOTARU affinché BOLOGNINO Sergio (chiamato “Boroda”) procurasse una dichiarazione a firma di BONALUMI (in qualità di proprietario dell’imbarcazione) con la quale delegava la conduzione del natante ad una persona italiana di sua fiducia, che sarebbe rimasta a bordo fino alla destinazione finale, persona poi individuata in DE MATTEIS Federico.
Ultimate tutte le suddette fasi preparatorie, il 22.06.2012, avvalendosi della collaborazione degli altri associati, AFANASYEV Aleksey, AGUPOV Sergey, BAR Andreas, BOLOGNINO Sergio, CIOBOTARU Nicolae, DE MATTEIS Federico e LEBEDINETS Evgeny, conducevano l’imbarcazione prima in Croazia (ove gli stessi, ad eccezione del BONALUMI, erano trovati dalla Polizia Croata a bordo dell'imbarcazione) e poi in Ucraina dove, sulla base delle investigazioni della Procura genovese, la nave era ceduta a terzi non identificati.
Nel dettaglio, le risultanze del p.p. 7977/12 R.G.N.R. della Procura della Repubblica di Genova, hanno appurato che BOLOGNINO Sergio e LEBEDINETS Evgeny erano scesi dalla nave subito dopo il controllo della polizia croata.

Quest’ultimo, il 27.06.2012, si era nuovamente imbarcato e, nei giorni successivi, aveva dato a CIOBOTARU, anch’egli sceso dalla nave, informazioni circa la rotta della stessa.
Inoltre, la mattina del 23.06.2012, BOLOGNINO Sergio informava prontamente suo fratello Michele circa gli sviluppi dell’operazione, accennandogli anche del controllo effettuato dalla polizia croata.
Anche per i successivi sviluppi, l’incrocio con le evidenze investigative del p.p. 7977/12 R.G.N.R., sono senza dubbio di singolare interesse al fine di ricostruire con completezza di dati l’episodio in esame. BOLOGNINO Sergio, essendo rientrato in Italia dopo il controllo della Polizia Croata, aveva contattato CIOBOTARU e, accertatosi che tutto fosse a posto, informava il suo interlocutore che BONALUMI Olinto lo stava chiamando "ogni minuto". BOLOGNINO raccomandava altresì a DE MATTEIS Federico di non parlare ai russi di lui, di BONALUMI Olinto o di pagamenti, ma di dire semplicemente che ''quando era ora sarebbero andati loro su". In seguito BOLOGNINO continuava a chiedere a CIOBOTARU notizie sull'andamento della navigazione e sulla data dell'arrivo, dando informazioni a BUTTARELLI sullo stesso argomento.
Analoghi contatti erano registrati dal R.O. del Comando Provinciale CC di Modena: tra il 24 ed il 25.06.2012 BOLOGNINO Sergio, oltre alle informazioni sulla navigazione, esternava a BONALUMI Olinto alcune considerazioni circa le operazioni di contraffazione dello scafo, asserendo che le stesse avrebbero richiesto del tempo in ragione delle dimensioni.

La vicenda, che come si è detto era stata concordata e pianificata tra la consorteria emiliana e quella torinese allo scopo di azzerare il debito in capo a BOLOGNINO Sergio, era monitorata anche dalla controparte, come testimoniava l’incontro di Montecchio Emilia del 27.06.2012, documentato dai CC di Modena, al quale prendevano parte i fratelli BOLOGNINO, RICHICHI Giuseppe, URSINI Mario, BELFIORE Giuseppe, OPPEDISANO Giuseppe Domenico e PICHIERRI Giuseppe. Le conversazioni intercettate sul punto, evidenziavano chiaramente che il summit era stato indetto per definire e concordare ulteriormente i dettagli dell’operazione.
La vicenda stava comunque procedendo senza particolari intoppi, tanto che BONALUMI Olinto, dopo una serie di conversazioni telefoniche con BOLOGNINO Sergio, in data 28.06.2012 si recava presso l’aeroporto di Roma Fiumicino, dove avevano fatto rientro DE MATTEIS Federico e
CIOBOTARU Nicolae.
Il giorno seguente (29.06.2012), BONALUMI Olinto, DE MATTEIS Federico, BOLOGNINO Sergio e BOLOGNINO Michele, si incontravano a Montecchio Emilia per discutere sulla ripartizione degli utili derivanti dalla vendita dell’imbarcazione; nella circostanza, dopo un controllo effettuato da una pattuglia in uniforme dei CC di Poviglio (controllo richiesto dal Reparto di Modena), BONALUMI e DE MATTEIS erano raggiunti da RICHICHI Giuseppe presso il casello autostradale di Campegine – Terre di Canossa, il quale li conduceva presso il capannone di Montecchio Emilia, via Leonardo Da Vinci nr. 9.

Che il suddetto incontro fosse finalizzato a concordare la spartizione del guadagno, era confermato anche dalle captazioni del giorno seguente, nel corso della quali BOLOGNINO comunicava a BONALUMI che entro il mercoledì o il giovedì successivo (04 - 05.07.2012) sarebbe stato “a posto”. Effettivamente, sulla scorta delle conversazioni intercettate tra BOLOGNINO Sergio e BUTTARELLI Vincenzo, si accertava che il 4.07.2012 i predetti si sarebbero recati in Ucraina per ricevere il denaro derivante dalla vendita del MAIORA 31.
La medesima scadenza, ovvero quella di mercoledì 04.07.2012, era nota anche a BELFIORE e PICHIERRI i quali, a ridosso di tale data, si attivavano per concordare un incontro con BOLOGNINO Sergio, dal quale avrebbero dovuto evidentemente ricevere una parte del denaro prelevato in Ucraina. Si registravano quindi diversi contatti tra i predetti e BOLOGNINO Michele, costante punto di riferimento per conto del fratello, che però non sortivano l’effetto sperato dai torinesi, i quali dovevano rassegnarsi ad attendere il rientro di Sergio, posticipato rispetto agli iniziali programmi.
BUTTARELLI Vincenzo e BOLOGNINO Sergio facevano infatti rientro in Italia il 07.07.2012 presso l’aeroporto di Treviso dove, in collaborazione con la Polizia di Frontiera e le Autorità doganali del suddetto scalo aereo, i CC di Modena facevano eseguire un controllo a carico dei predetti, trovati in possesso di 81.130 euro BOLOGNINO e 95.500 euro BUTTARELLI. In base alle vigenti normative, era quindi disposto il sequestro amministrativo del 50% della somma eccedente i 10.000 euro, ossia di quanto è consentito il trasporto.
Le indagini di Genova confermavano che la somma trovata in posseso di BOLOGNINO sarebbe servita per saldare il debito con “pericolosa gente di Torino”.
BOLOGNINO Michele, dopo il sequestro, informava telefonicamente OPPEDISANO Giuseppe Domenico dell’accaduto, esprimendo il suo disappunto nei confronti di PICHIERRI Giuseppe che a suo avviso aveva “parlato troppo”, con aperto riferimento ai suoi sospetti circa eventuali attività di intercettazione; per tale motivo chiedeva all’interlocutore di non portarlo all’incontro che i due concordavano per il mattino seguente nei pressi del casello autostradale di Verona Sud. In effetti, il 09.07.2012, i CC di Modena documentavano l’incontro nella suddetta località tra BELFIORE Giuseppe e OPPEDISANO Giuseppe Domenico; questi ultimi, a parziale estinzione del debito, ricevevano da BOLOGNINO la cifra di 35.000 euro, corrispondente alla rimanenza del denaro sequestrato dalle autorità doganali di Treviso, nonchè provento derivante dalla vendita dell’imbarcazione di BONALUMI.
Nella predetta circostanza, BOLOGNINO Sergio giustificava il ritardo del pagamento asserendo che i complici erano stati costretti a riverniciare lo scafo, a causa delle stringenti ricerche messe in atto dai broker assicurativi.
Una conversazione telefonica dell11.07.2012 sintetizzava perfettamente ciò che era stato acclarato attraverso le articolate investigazioni condotte dai Carabinieri. Come si è infatti accennato, la controversia vedeva contrapposti esponenti di due distinti sodalizi, dei quali BELFIORE Giuseppe e BOLOGNINO Michele erano i rappresentanti. Ciò necessitava l’intervento e la mediazione delle consorterie calabresi di riferimento che, nel caso specifico, si erano concretizzati con la presenza di Mario URSINI e con i continui riferimenti ai “parenti” crotonesi dei fratelli BOLOGNINO, identificabili nella cosca cutrese capeggiata da GRANDE ARACRI Nicolino (si richiamano a tal proposito gli incontri effettuati presso l’abitazione di quest’ultimo).
Questo meccanismo ha trovato piena conferma nelle parole di un soggetto, tale Angelo – verosimilmente in SUZZI VALLI SCHIAPPARELLI Angelo Alberto - coinvolto anch’esso nell’illecito affare, che esternava in maniera del tutto inequivocabile il concetto dei “referenti”.
Nonostante le recriminazioni del suo interlocutore, Angelo si mostrava infatti ottimista sulla positiva risoluzione della vicenda, precisando che “nell’affare” erano coinvolte sia l’organizzazione emiliana, che quella torinese, ognuna delle quali con un proprio referente (BOLOGNINO Michele

per la parte emiliana). Pertanto si diceva convinto che alla fine, “tra compari”, si sarebbero accordati:

“Tra calabri si mettono d’accordo. […] ... perchè tra loro si mettono d’accordo eh.. perchè ho avuto anche prova. Capito? e ti faccio vedere […] magari lui ha un referente. Questo ha il referente che sono compari […] Perchè non si fan male tra di loro…”.


Sussistono quindi gravi indizi di colpevolezza del reato di ricettazione , essendo gli indagati entrati in possesso dell’imbarcazione provento di delitto di appropriazione indebita, ed avendo gli stessi concorso nella ricezione del provento illecito e nella sua monetizzazione, al fine di regolare la
posizione debitoria riferibile a Michele BOLOGNINO verso il clan URSINI, in particolare, URSINI prestando il suo autorevole avallo all’operazione, BELFIORE, PICHIERRI e OPPEDISANO seguendone costanemente gli sviluppi con la controparte fino all’(insoddisfacente) realizzo da parte di Michele BOLOGNINO.


Ricorre altresì la circostanza aggravante dell’art. 7 d.l. 152/91 dal momento che la regolazione delle posizioni debitorie con altre organizzazioni criminali rende evidente la condotta agevolativa delle organizzazioni di riferimento: quella debitrice (in questo caso la cellula emiliana), perché
adempie alla propria obbligazione così implicitamente confermando la propria affidabilità e onorabilità; quella creditrice (in questo caso i “gioiosani”) per l’arricchimento illecito che ne deriva.
 

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