venerdì 28 ottobre 2016

 

- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione dell'intera udienza

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 9.30: in aula.
Appare per la prima volta un paravento accanto alla scrivania dove oggi testimonieranno i collaboratori di giustizia.

Ore 9.50: entra il presidente Caruso: "Buona giornata a tutti".

 

Presente a L’Aquila Bolognino Michele.

Presente ad Ascoli l’imputato Ursini Mario.

 

CARUSO: ogniqualvolta gli avvocati usciranno dall’aula dovranno segnalarlo al cancelliere.

 

Vengono affidati gli imputati agli avvocati presenti.

 

Viene fatto entrare il medico legale dottor Gualandri che ha assistito Belfiore Carmine.

AVVOCATO PISANIELLO: dai suoi accertamenti risulta che Belfiore Carmine in mancanza della terapia in piscina debba fare uso copioso di farmaci antinfiammatori?

MEDICO LEGALE: no è diversa la cosa. Lui deve fare esercizio fisico che può fare in acqua o fuori dall’acqua con sostanziale equivalenza. Non c’è differenza fra i due trattamenti. L’importante è fare esercizio bilanciato. Per esempio con la cyclette.

AVV: ha contattato il dottore che ha seguito Belfiore?

MEDICO LEGALE:No, ho letto i certificati ma non l’ho consultato

AVV: L’attività fuori dall’acqua non era riuscito a sostenerla. Ci sono certificazioni che dicono che non è in grado di fare panca o cyclette.

Altro avvocato in difesa di Belfiore: che competenza ha in merito al problema di Belfiore?

MEDICO LEGALE: io studio le carte e non ho competenze terapeutiche o ortopediche.

CARUSO: lei non cura ma è in grado di valutare le esigenze terapeutiche?

MEDICO LEGALE: sì.

CARUSO: questo significa che le esigenze terapeutiche dei pazienti sono materia di studio in fase indiretta. E’ in grado di valutare in secondo grado se un soggetto ha bisogno di una terapia anziché di un’altra, se può sostenere una situazione o meno.

MEDICO LEGALE: sì.

 

Gli avvocati contestano la testimonianza di Giuseppe Giglio dell’11 novembre, in quanto necessitano di più tempo per preparare un controesame.

Viene chiamata a testimoniare la Dottoressa Carla - riferimento capo 104 - Il fallimento della S.I.C.E.

MESCOLINI: Lei è la curatrice del fallimento della SICE srl. Vorrei che lei sintetizzasse quali sono state le sue attività.

 

DOTT.SSA: il giorno della convocazione del fallimento, non presentandosi i rappresentanti legali ho deciso di fare un giro in macchina per visionare le varie sedi. Sono andata a Montecchio dove ho realizzato che la sede legale non esisteva, non c’era nome sul campanello, nulla. Ho fatto le riproduzioni fotografiche. Mi sono quindi recata a Gualtieri e all’indirizzo non c’era nulla. Facendo manovra con la macchina, andando a qualche numero successivo ho trovato l’indicazione della SICE srl sulla cassetta della posta. Nessuno rispondeva al campanello perché era una sede adibita a deposito. La SICE risultava intestataria di varie beni immobili. Ho fotografato anche la targa di un trattore, ma non risultava di proprietà della SICE. Ho depositato tutto in cancelleria.

Nei giorni successivi sono stata contattata dalla guardia di finanza per un sequestro di mezzi che la SICE teneva in leasing. I mezzi non si trovavano. Ho chiesto gli indirizzi del signor Curcio ai carabinieri di Gualtieri. Ho fatto tutte le convocazioni per gli interrogatori di rito. Mentre ero dai carabinieri ho ricevuto la telefonata di un avvocato difensore di CURCIO DOMENICO. Prendeva tempo per gli interrogatori.

 

C’era questa “Giglio srl” che voleva portare via le mattonelle presenti nel capannone della SICE.
Mi telefonò il direttore tecnico, il geometra LUIGI SERIO per dirmi che praticamente avevo messo i sigilli in casa sua.

 

Quando mi sono recata nel luogo ho preteso di vedere tutto quello che era all’interno dei capannoni facendo una documentazione fotografica. Sembrava non ci fosse nulla della SICE, ma solo una stanza piena di scatoloni. C’erano 8 scatoloni con della documentazione, quasi tutti documenti di trasporti, qualche fattura, nessun registro contabile. I documenti erano relativi agli anni 2007/08/09 e qualcosa del 2010. Ho trovato anche le mie raccomandate.

 

Ho lasciato i sigilli. Il geometra Serio mi ha condotto alla Giglio srl. Era presente anche GIUSEPPE GIGLIO. Volevano che rimuovessi i sigilli. “Li rimuovo se mi provate che queste mattonelle non sono della SICE”. Mi hanno presentato una fattura intestata alla SECAV srl con i codici delle mattonelle. La fattura è stata presentata anche ai carabinieri. Ho redatto un verbale di integrazione in cui raccontavo gli accadimenti e in cui allegavo i rilievi fotografici.

 

MESCOLINI: quindi pur non corrispondente al numero civico, pare che questo locale fosse della SICE. Però c’era del materiale che non era della SICE ma rivendicato da chi?

DOTT.SSA CARLA: dalla Giglio srl per conto della SECAV srl.

 

MESCOLINI: Faccio riferimento ai capi 94 e 94 bis. A che titolo la Giglio rivendicò queste mattonelle?

Dissero che erano in conto deposito che la Giglio aveva fatto un favore alla Secav. Ho appurato l’esistenza del magazzino e ho visto che era intestata con un leasing. Mi è stata data la documentazione in cui la C.D.I. TECHNOLOGY società posseduta dalla SICE, con amministratore unico Domenico Curcio.

Si concedeva in garanzia un bene a favore di un credito che viene concesso alla Giglio.

 

AVVOCATO PISANELLO, difesa di BOLOGNINO MICHELE: Quando ha visto la fattura ha detto che i codici corrispondevano a quelli esposti sui bancali delle mattonelle?

DOTT.SSA CARLA: Sì alcuni, non solo io ma anche i carabinieri

AVV: il numero dei colli descritti nella fattura corrispondevano?

DOTT.SSA CARLA: Non li abbiamo contati tutti.

AVV: avete fatto una verifica con i codici?

DOTT.SSA CARLA: Di alcuni codici, per capire se si trattava o meno di merce della Sice

AVV: sa dire quanti pallet fossero?

DOTT.SSA CARLA: Si possono guardare le fotografie. Erano accatastati e contenenti delle mattonelle.

AVV: il numero preciso non si può sapere.

 

AVVOCATO BATTAGLINI: a proposito delle mattonelle, la prima volta che le vide fu nell’occasione in cui parlò col geometra Serio?

DOTT.SSA CARLA: No, il 16 ottobre io avevo fatto un giro per vedere se esistevano queste sedi. Quando vidi il nome della Sice sulla cassetta della posta vidi anche il materiale. Fino a prova contraria questo materiale poteva essere della Sice. Dovevo capire se era materiale da poter vendere per operare il fallimento.

Dopodichè sono stata contattata da Serio e abbiamo fissato un incontro per sabato 27 ottobre. Quando mi contattarono i carabinieri, lo stesso maresciallo mi disse che avevano verificato che queste mattonelle non erano di proprietà della Sice. Anche loro avevano controllato le fatture.

AVV: la prima notizia le viene dai carabinieri

DOTT.SSA CARLA: Sì. Non ricordo se la fattura me la diede il geometra Serio, ma credo i carabinieri. Il geometra mi ha accompagnato presso i locali per poter fare le foto. Ero anche in imbarazzo perché mi accusavano di aver messo i sigilli in una sede della Giglio. Feci fare una dichiarazione al rappresentante legale della Giglio, Giuseppe Giglio, una dichiarazione che tutti i beni all’interno del locale erano di proprietà della Giglio.

MESCOLINI: L’unico bene della Sice era il capannone

DOTT.SSA CARLA: E i documenti.

 

MESCOLINI: lei ha trovato un trattore presso la SICE. E non corrispondeva alla SICE, fece una verifica sul titolare?

DOTT.SSA CARLA: No, presi solo il numero di targa. Dovrei guardare perché non ricordo. Forse ho fatto la ricerca sul numero di targa. Sicuramente non corrispondeva alla SICE.

MESCOLINI: un altro di quei beni di cui ritenni di non doversi occupare perché non risultava della SICE.

CARUSO: sui mezzi intestati alla SICE?

DOTT.SSA CARLA: Ho trovato una fiat punto soggetta a fermi amministrativi, sono andata fisicamente a fare le foto. Ne ho rinvenuti due a Gualtieri sequestrati, per un processo penale su Brescia. Per gli altri ho fatto fare la ricerca in tutta Italia e non ho trovato nulla. C’è una istanza in cui rinuncio alla ricerca per chiudere il fallimento.

Il sig. Curcio si è presentato all’interrogatorio accompagnato dall’avvocato. Non ricordava dov’erano tutti questi mezzi. Sulla gestione non mi ha riferito nulla nonostante le domande di rito. Diceva che non sapeva non era competente in materia.

L’incarico di amministratore di questa società l’aveva avuto da Giuseppe Giglio. La SICE possedeva la CDI Technology. Era unico socio della SICE.

CARUSO: A fare l’amministratore mi ha messo Giglio, su questo le ha detto niente?

MESCOLINI: No

CARUSO: Può andare grazie.

 

IL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA ALESSANDRO D'AMATO

Viene ora chiamato il collaboratore di giustizia ALESSANDRO D’AMATO.

 

Breve riassunto su D’Amato
Marco Ugo Cassotta dell’omonima cosca, fu tradito dal suo “compare”, Alessandro D’Amato (originario della Basilicata), che lo avrebbe attirato in un casolare di Leonessa, con la scusa di fargli vedere delle armi, per poi assassinarlo con una calibro 38. D’Amato, divenuto collaboratore di giustizia nel luglio del 2010 si autoaccusò dell’assassinio avvenuto per conto del clan opposto nel marzo del 2011. L’omicidio gli fu commissionato da Angelo Di Muro, Nicola Lovisco e Gerardo Emilio Caprarella. Nell’aprile di quest’anno, grazie a un ricorso in cassazione le condanne per i mandanti sono state annullate. Il processo dovrà ricominciare.

 

Il teste entra coprendosi il volto con la giacca, circondato dalla scorta e si posiziona dietro il paravento. La scorta rimane intorno a lui.

MESCOLINI: E’ imputato per procedimenti che non hanno a che fare con questo processo. In questo processo è unicamente un testimone.

 

MESCOLINI: Vorrei che lei riferisse quando è stato il momento in cui è iniziata la sua collaborazione

D’AMATO: Il 20 di luglio del 2010. Il 3 luglio 2009 mi arrestano con l’accusa di omicidio. Accusandomi di altri omicidi.

MESCOLINI: L’omicidio per cui era stato accusato?

D’AMATO: Marco Ugo Cassotta

MESCOLINI: Lo aveva commesso?

Sì, mi sono autoaccusato. Ho fatto dichiarazioni contro i miei co-imputati.

MESCOLINI: Questi processi hanno avuto sentenza definitiva?

D’AMATO: Sì. Ho avuto l’attenuante della collaborazione. Facevo parte del clan Cassotta, abbiamo cominciato a fare degli omicidi contro il clan Di Muro e Delli Gatti. Ho avuto un incontro armato contro questi clan.

D’AMATO: Un attimo mi sto distraendo. Vedo tanta gente e mi distraggo. Posso dire altre cose e non riesco a concentrarmi.

PM: Che ruolo aveva?

D’AMATO: Uno dei capi del gruppo armato, coordinavo gli omicidi e li facevo io in prima persona

PM: Ha confessato gli omicidi anche se non c’erano indagini in corso?

D’AMATO: Sì. Nel momento in cui ho collaborato con lo stato abbiamo iniziato a fare i processi dove loro, sono stati condannati a 30 anni. Mio fratello Dario, Angelo Di Muro, Nicola Lovisco

Mi sono accusato degli omicidi dei coniugi Gianfredo, di Rocco Delli Gatti, di Domenico Petrilli, di Marco Cassotta e poi del fratello Bruno Cassotta.

PM: Marco Cassotta che ruolo aveva nel clan?

D’AMATO: Marco, il fratello Bruno e io prendavamo decisioni per tangenti, per ammazzare la gente.

PM: In che senso dice che il gruppo Cassotta è un clan?

D’AMATO: Perché siamo affiliati a delle cosche calabresi

PM: Come è avvenuto?

D’AMATO:  Il Clan Cassotta ha avuto un discorso con il clan Di Muro, perchè nel 90 ammazza un fratello suo, crudelmente, lo ammazzano e lo bruciano. Dopo di questo i Cassotta hanno avuto associazione e sono stati in galera e hanno conosciuto Nicola Sarcone.

PM: Nasce come gruppo di ‘ndrangheta?

D’AMATO:  A noi ci chiamano i Basilischi. I Basilischi hanno dato delle costole della ‘ndrangheta ai capi clan, per esempio a un collaboratore, Cosentino e a Cossidente. Da lì siamo stati affiliati come camorristi alla ‘ndrangheta.

PM: la faida che nasce all’interno del clan nasce dall’omicidio di Marco Cassotta?

D’AMATO:  Sì

PM: lei aveva già ricevuto il battesimo?

D’AMATO:  Ero già stato legalizzato da Cossidente come camorrista, nel frattempo che erano stati raggiunti degli avvisi di garanzia per associazione a delinquere dal carcere e fuori dal carcere venimmo a sapere che Cossidente collaborava con il SISDE. Noi avevamo come capo in testa proprio Cossidente. Ecco come subentrano i Sarcone.

PM; c’è la preoccupazione per cui Cossidente risulta che ha una collaborazione con il SISDE, vero o non vero?

D’AMATO:  Vero. Noi avevamo delle carte dove parlava con questo “CERVONE” uno del Sisde. La preoccupazione era che nel ‘97 con il gruppo Basilischi, abbiamo fatto un duplice omicidio dei coniugi Gianfredi. Sapendo che Cossidente parlava avevamo paura che ne parlasse. Volevamo ammazzarlo.

 

D’AMATO:  Nel frattempo che Marco Cassotta conosce Gianluigi Sarcone esce fuori da carcere, noi conosciamo Nicola Sarcone fuori dal carcere di Matera. Poi saliamo a casa della sorella in un paese di Reggio Emilia.

PM: Il primo contatto in carcere?

D’AMATO:  Fra Luigi Sarcone e Marco Cassotta

PM Detenuti dove?

D’AMATO:  In questo momento non mi viene

PM Quando lo apprendete?

D’AMATO:  Cassotta manda l’ambasciata e cominciamo a sapere che Cossidente stava collaborando

PM: No, il fatto che Cassotta avesse avuto contatto con Sarcone

D’AMATO:  Lo sappiamo quando Cassotta esce dal carcere

PM: Quando c’è questo incontro con Nicola Sarcone fuori dal carcere di Matera chi c’è?

D’AMATO:  Io e Marco Cassotta. Nicola esce da un permesso premio. Noi ci facciamo trovare a Matera e incontriamo Nicola Sarcone.

PM Chi aveva preso appuntamento?

D’AMATO:  Con Gianluigi

PM: Entrambi erano fuori, Cassotta e Gianluigi?

D’AMATO:  Sì. Nicola Sarcone era uscito in permesso premio.

PM: L’oggetto del contatto?

D’AMATO:  Era che quello che Cassotta voleva fare, poter vendicare il fratello. Cassotta voleva una mano dai Sarcone per eliminre il clan Di Muro e Delli Gatti.

PM In che modo pensavate che questi due fratelli potessero aiutarvi?

D’AMATO:  Aiutateci ad ammazzare Vincenzo Di Muro, stava a Forlimpopoli. Avevamo come punto di riferimento in Emilia i Sarcone. Vediamo se possiamo ammazzare Vincenzo.

PM: Ma che i Sarcone potessero essere persone con cui potevate parlare a questo livello?

D’AMATO:  Ne avevamo parlato e loro ci avevano detto vi diamo una mano, ma non avvenne

PM: Che fama criminale avevano costoro in carcere?

D’AMATO:  In carcere erano portati come persone potentissime, come clan potente. Cassotta aveva un occhio fine per queste cose.

PM C’è questo primo incontro…

D’AMATO:  Io e Marco Cassotta

PM Era il suo capo?

D’AMATO:  Mio intimo amico e compare

PM Come identificate Nicola?

D’AMATO:  Gli abbiamo detto che arrivavamo davanti al carcere con una bmw. Due chiacchiere e lui è entrato dentro

PM: Gli rilevate già cosa volevate?

D’AMATO:  No, ci siamo salutati per rivederci in seguito

PM: Quello di cui avevate bisogno era al nord

D’AMATO:  Sì

D’AMATO: Faccio l’incontro con Nicola e poi esce e andiamo a trovarlo a Reggio Emilia dalla sorella. Era una casa bella, siamo entrati, aveva un salone, la cosa che mi colpì era che era rustica, aveva una trave antica e la guardavo. Parlavamo del più e del meno. Cassotta gli regalò una Lancia Delta Evoluzione Integrale di colore VERDE, una macchina veloce.

PM: Questa è la prima volta. Chi c’era?

D’AMATO: Io, Loconsolo Saverio e uno che faceva il geometra non ricordo il nome.

D’AMATO: In autostrada a Bari ero sul camion. Arrivò uno su uno scooter e mi lasciò uno skorpion, una mitraglietta e la portai a Sarcone. A Nicola. Dopo un po’ di tempo la portai a Nicola.

PM: Prima avevate parlato della Lancia Delta.

D’AMATO: La Lancia Delta e la Skorpion sono saliti insieme. Avevo dei camion, portavo i camion. Dopo un po’ Marco Cassotta regala la macchina a Nicola Sarcone. Dicendo “te la farò avere”. E gli manda anche la Skorpion, quella che presi a Bari.

 

PM: Rispettavate i limiti a salire con la Lancia?

D’AMATO: No, ci mettevamo 4/5 ore.

 

PM: Il vostro progetto era di lasciare la macchina e venire col treno?

D’AMATO: Sì, la skorpion era nascosta nel cofano della Lancia Delta. Entriamo con la macchina e consegno la mitraglietta. Lui la prende, entriamo in un garage. L’ha appoggiata su uno scaffale.

PM: Avvolta in qualcosa?

D’AMATO: Avvolta nelle pezze e chiusa.

PM: C’erano le munizioni?

D’AMATO: Solo il caricatore.

PM: C’è solo Sarcone Nicolino che conosce o c’è qualcun altro?

D’AMATO: In quel momento solo Nicolino

PM Come lo chiamava?

D’AMATO: Compare.

PM: Dopo?

D’AMATO: Mangiamo, il fratello minore, mi pare, ci accompagna alla stazione di Parma.

PM: Non c’era Gianluigi Sarcone?

D’AMATO: No

PM: Lei lo conosce?

D’AMATO: L’ho conosciuto prima di Nicola. Sono salito altre volte prima di quella volta. Per poter vedere dove stava l’abitazione di Vincenzo.

PM: Con questo, Gianluigi cosa c’entra?

D’AMATO: C’entra perché Marco cercava aiuto. Loro aiutavano noi, e noi aiutavamo loro. L’ho visto che stava a casa sua.

PM: Ci andate per conto vostro o chiedete aiuto a Sarcone? E che aiuto vi danno?

D’AMATO: Niente. Poi torniamo a casa perché non potevamo andare a Forlì. Aspettavamo dai Sarcone di sapere le informazioni e se potevano aiutarci per eliminare Vincenzo.

PM: in questa occasione lei vede a Reggio Sarcone Gianluigi, in diverse e precedenti occasioni rispetto alla macchina?

D’AMATO: Andiamo a mangiare in un ristorante, parliamo del più e del meno ma sempre parlando dei fratelli Di Muro e di Cassotta. Lui non mollava. Eravamo io, Marco e Gianluigi Sarcone. All’epoca Gianluigi aveva una golf a benzina. Nera.

L’incontro con Gianluigi è avvenuto precedentemente alla macchina e allo skorpion. Prima gli appuntamenti con Gianluigi e poi avviene la macchina e la skorpion.

Alla stazione a Parma, mentre facevamo i biglietti, il fratello piccolo di Gianluigi e Nicola, fece una discussione con il capo stazione perché il treno stava partendo e il signore andava a rilento e questo si è incazzato. Poi ci siamo messi nel treno e siamo scesi giù. Poi siamo venuti su con i fratelli Cassotta perché ci hanno spogliati della carica di camorrista (i Sarcone) per poter aggiustare la nostra “copiata”, perché avevamo Cossidente Antonio e noi non volevamo più avere un capo in testa che collaborasse con il Sisde. I Sarcone ci rivestirono con il fiore e lo sgarro. Affiliati al gruppo di Sarcone di ‘ndrangheta.

PM: il clan Cassotta rimane un clan della ‘ndrangheta con un legame diverso?

D’AMATO: Prima era legato al clan Cossidente poi ci spogliamo di questo e ci rivestimmo del clan Sarcone.

Con Gianluigi c’erano Nicola e un’altra persona di cui non ricordo il nome. Fu lui a fare il rito. E Gianluigi e Nicola dicevano a lui, fai tu, non ti preoccupare.

Battezzò il locale, per accedere devono battezzare l’ambiente dove si svolge la situazione. Si mettono a ferro di cavallo e ti chiamano e incominciavano a fare, intanto mi hanno spogliato a parole di quello che portavo, poi mi hanno battezzato con lo sgarro, con il giuramento, facendomi la croce sul pollice destro.

Gianluigi quando lo conobbi aveva un tic esagerato.

CARUSO: prendiamo atto che il testimone si tocca il dito pollice e indice.

D’AMATO: È un segnale per far vedere che c’è lo sgarro. Quando andammo al ristorante Gianluigi si toccava sempre il dito. Gli dissi, ma che c’hai lo sgarro? Non lo so, disse. Poi ci hanno dato lo sgarro a noi. Erano gli anni 90, forse fra la metà degli anni 90.

Quando Nicola Sarcone uscì dal carcere. Luigi aveva la semilibertà al carcere di Parma.

PM: Quando uccise Marco Ugo Cassotta?

D’AMATO: Nel 2007. Feci l’omicidio dei Gianfredi nel 97, alcuni mesi prima che mi sposassi.

PM: Questa era una ulteriore volta che salì, per il battezzo? Era possibile che chi partecipava al battezzo avesse un grado minore del suo?

D’AMATO: Non è possibile. Le gerarchie sono fatte così: chi da’ lo sgarro era superiore a me.

PM: Quel giorno ci sono Nicola, Gianluigi Sarcone e una terza persona. La può descrivere?

D’AMATO: Faceva il muratore, era snello e aveva il petto di piccione, questa sporgenza vicino al petto.

PM: L’ha visto solo quella volta?

D’AMATO: Sì

PM: Finito il battesimo?

D’AMATO: Siamo scesi con la macchina. Marco Cassotta era sottoposto a sorveglianza speciale. Alla sera doveva essere a casa. Si partiva la mattina e si tornava alla sera. Anche quando siamo andati a Cutro.

PM: siamo sulla domanda generale. Ci sono state volte in cui vi siete fermati a dormire al nord?

D’AMATO: Sì siamo saliti io e Marco Cassotta. Incontrammo Gianluigi ma era con la semilibertà. Non mangiammo con lui, lo accompagnammo al carcere di Parma io e altre due persone con una mercedes. Si chiamavano tutti e due Salvatore. Uno era della zona di Cremona. La sera mangiammo nelle parti di Reggio Emilia/Parma in un ristorante e ce ne andammo in un night a Brescia. Abbiamo fatto tardissimo. Era un posto strano dove loro non pagavano, era sopra Brescia.

Gli fecero addirittura il regalo a Marco Cassotta, lo fecero andare con una escort. E la pagarono loro.

PM: Lui doveva essere a casa alla sera?

D’AMATO: Più o meno capiva quando i Carabinieri lo andavano a trovare. Il lunedì e il giovedì non ci andavano. Lui diceva che aveva capito, ma sicuramente aveva le sue informazioni.

Siamo rimasti a dormire a casa di questo Salvatore. La mattina ci siamo alzati tardi e siamo andati via dopo pranzo.

PM Senza citarle il brano preciso, lei riferì una cosa diversa. La volta che portò la macchina e la skorpion fu la volta in cui vi ospitarono e vi portarono al night club.

D’AMATO: Mi ricordo, ma sono passati 20 anni, faccio fatica ad associare. Non era una cosa abituale. Sicuramente fu così.

PM: Lei quella volta riferì che non era con Cassotta, ma con Loconsolo.

D’AMATO: Così ho detto pocanzi.

PM: Con Loconsolo dormì al night.

D’AMATO: Mi sono sbagliato sicuramente. Con Marco Cassotta siamo andati lì. Salvatore fecero il regalo a Marco Cassotta mandandolo con una escort.

PM: oltre a quello che ha detto in relazione all’aiuto logistico e alle informazioni, c’era un accordo per commettere altri delitti?

D’AMATO: Sì che noi dovevamo aiutare loro. Ma non è successo mai.

PM: Era una alleanza. Se ci fosse stato bisogno. Non c’è mai stato bisogno?

D’AMATO: L’unica richiesta è stata quella della skorpion.

PM: Non ospitaste mai qualcuno di loro?

D’AMATO: Venne un ragazzo da noi, chiamato “Nicola Ammacco” che era latitante da un po’ di tempo. E’ stato con me un giorno. Poi sono venuti a prenderlo delle persone che non conoscevo. Lui mi diceva che aveva fatto una rapina a Sant’Agostino. Siccome che poi non fai l’interrogatorio…

PM: latitante perché era ricercato o perché c’erano gli indizi?

D’AMATO: Cassotta mi ha detto che era latitante. E io l’ho tenuto.

PM: aveva a che fare con Sarcone? Come lo chiamava?

D’AMATO: Compare.

PM: Non sa chi sia, che rapporto avesse?

D’AMATO:  Gli dicevo “come stai, di cosa hai bisogno”…

PM: Era di Cutro o del nord?

D’AMATO: Era calabrese.

PM: la vicenda con i Sarcone come si conclude?

D’AMATO: Ogni tempo che passava andava scemando. Io non ho avuto più contatto. Però c’è stato un episodio nel 2010 quando ero in carcere, conobbi un soggetto. Conobbi Salvatore Procopio. Era arrestato per associazione. Disse: “io ho degli amici”. Disse che i Sarcone erano i suoi compari. “Mandategli i miei saluti”, dissi io. Salvatore mandò l’ambasciata tramite il padre e Nicolino mandò anche a me i saluti.

PM: Ai Macrì diceste che eravate state battezzati? Come ci arrivaste a loro?

D’AMATO: No, non lo dicemmo. Ci arrivammo tramite il carcere.

PM: Chi favorì il rapporto?

D’AMATO: Marco Cassotta. Per portare avanti la vendetta.

PM: ha detto che ha proceduto alla eliminazione di Cassotta. Perché?

D’AMATO: Marco Cassotta aveva la sorveglianza speciale. Avevo pensato che mi arrestassero. Me ne vado. Mi ero stancato di questa vita. Lo prendevo in giro, dicendo che me ne scendevo. Venivo a Melfi ma poi me ne andavo. Così Marco con un mio componente si confidò “ma il compare mi sa che se ne vuole scendere”. E lui disse “o con me o contro di me”. Il ragazzo me lo è venuto a dire. Io non l’ho fatto preoccupare. Gli ho detto che scherzava. La settimana dopo il colloquio che mi ha detto Michele Morelli, organizzo con Di Muro e Lovisco l’agguato. Lo prelevo e lo porto in una villa, lo sparo 4 colpi in testa. Lui era morto a terra e me ne vado. Loro lo prendono. Non si doveva trovare, così loro lo hanno bruciato e sono rimasti dei pezzi non bruciati di cui un moncone, l’orologio che si fermò dopo alcune ore dalla morte.

PM: Dopo quanto tempo è stato arrestato?

D’AMATO: Il delitto l’ho fatto nel 2007, dopo un po’ mi sequestrarono la macchina, trovarono solo una particella nel sedile davanti e una mezza particella nel sedile di dietro di polvere di sparo. Mi fecero il primo arresto. Il giudice mi scarcerò subito. Dopo alcuni mesi mi arrestarono per associazione a delinquere col clan Cassotta. Ma fui scarcerato. Poi venni arrestato per l’omicidio, ma non come 416 bis. Dopo un anno ho collaborato con lo Stato.

PM: sul fatto del rapporto con i Macrì, lei disse "per questo stavo dicendo che quando siamo stati affiliati dai Sarcone era una garanzia ecco perchè ci siamo affiliati con i Macrì, perché lo conoscono. E’ stato un biglietto da visita".
D’AMATO: Sì. Divenni trequartino dei Macrì.
PM: Non ci fu bisogno di spogliazione?
D’AMATO: No

PM: cosa sapevate delle possibilità che avevano i Sarcone in Emilia?

D’AMATO: L’unica cosa di cui avevamo bisogno era se ci aiutavano a portare avanti la vendetta. Sapevamo che lavoravano nell’edilizia. Sapevamo che facevano roba di droga e di estorsione, ma a chi no.

PM: Sapevate della loro appartenenza alla ‘ndrangheta?

D’AMATO: Sì

PM: A che gruppo appartenevano?

D’AMATO: Il gruppo era il loro

PM: Lei disse che i Sarcone appartenevano a una locale indipendente da Cutro. Erano riconosciuti come soggetti molto potenti all’interno della ‘ndrangheta?

D’AMATO: Confermo

Vengono mostrate delle fotografie al teste.

Su richiesta degli avvocati le foto vengono mescolate.

 

Il teste indica Salvatore della mercedes “quello con le mani rosse”.

Riconosce Nicolino Sarcone e Gianluigi Sarcone.

D’AMATO: Trovo una grossa somiglianza con quella persona che mi ha battezzato con lo sgarro a casa di Nicolino Sarcone.

Conosco anche questo ma è da tanto che non li vedo… può essere questo Salvatore con la macchina o quell’altro che ho indicato prima.

Viene preso atto che il teste riconosce probabilmente Sarcone Carmine, il latitante che ospitò per la rapina.

Gli avvocati chiedono qualche minuto di sospensione per parlare con Gianluigi Sarcone.

Rientra la corte.

 

Il teste rientra, accompagnato dalla scorta e coperto con cappello e giacca.

D’AMATO: io e Marco Cassotta in un’estate andammo a Cutro a casa della madre di Gianluigi e Nicola Sarcone. Sulla strada principale a Cutro c’era la casa. Abbiamo fatto le scale. Nel salone mi colpì un grande tappeto persiano. C’erano altre persone oltre a Gianluigi e Nicola. C’era una persona che si chiamava Luigi e usciva dal carcere di Potenza in permesso premio. Da lì andammo sulla costa tirrenica e mangiavamo pesce nella zona di Catanzaro.

Mi ero dimenticato di dirvi: avviene dopo la macchina portata a Nicola Sarcone.

INIZIA IL CONTROESAME

Avvocato in difesa di Gianluigi Sarcone:

Lei già prima ha fatto un breve escursus sul suo percorso giudiziario, cercavo di capire, lei ha riportato delle condanne per 416 bis?

D’AMATO: Sì

AVV: Condanne passate in giudicato?

D’AMATO: No

AVV: Lei è libero?

D’AMATO: In detenzione domiciliare

AVV: Dinanzi a quali attività giudiziarie è stato sentito?

D’AMATO: Dalla procura della Dda di Potenza edi Bologna e in molti processi come i 210 e 197 come testimone e imputato di reato connesso

AVV: Quali processi?

D’AMATO: Non ricordo tutti, dinanzi al tribunale di Potenza. Ne ho fatti tantissimi.

AVV: Sentito dalla DDA di Catanzaro?

D’AMATO: No

AVV: Lei prima di essere inserito all’interno del clan Cassotta aveva avuto dei precedenti penali?

D’AMATO: Sì. Io entro in carcere appena compiuti i 18 anni, negli anni 90. Con una rapina di banca. Riesco a uscire prima con i permessi e poi con l’indulto.

AVV: Si avvicina a qualcuno?

D’AMATO: Sì

AVV: Al momento dell’inserimento all’interno del clan, ci fu una iniziazione?

D’AMATO: Sì, dopo che sono uscito dal carcere negli anni 90, ci siamo affiliati al clan Cossidente. Io, Marco e Massimo Cassotta. Non era un gruppo, eravamo soldati. Poi siamo diventati gruppo.

AVV: Ci fu una cerimonia?

D’AMATO: Quando mi battezzarono come camorra ci stava Cossidenti,  Riviezzi Saverio e (…) Angelo (non risulta chiaro il cognome)

AVV: Aveva commesso qualche particolare delitto?

D’AMATO: Partiamo direttamente con la camorra senza passare con la picciotteria perché non c’era bisogno, perché ero andato in carcere con una rapina armata, c’è stato un conflitto a fuoco con i carabinieri.

AVV: chi aveva in “copiata”

D’AMATO: Non ricordo.

Luigi Cosentino era capo in testa a tutti, ha formato i basilischi. Non ho mai avuto contatti con lui.

AVV: Lei aveva una sua attività lecita?

D’AMATO: Sì ero autista. Mio padre aveva un’attività di autotrasporti.

AVV: quello che ha sempre fatto?

D’AMATO: Per tutta la mia vita

AVV: all’interno del vostro gruppo chi aveva il potere di prendere decisioni su reati importanti, su delitti importanti, per andare a commettere un omicidio si doveva riunire una commissione?

D’AMATO: Parla del clan Cassotta?

AVV: Sì

D’AMATO: Dovevamo sempre tenere conto a Cossidente, quando ci siamo messi da soli, quando abbiamo conosciuti i Sarcone e i Macrì siamo diventati autonomi.

D’AMATO: Io sono sempre stato, in tutti gli omicidi che ho fatto, l’esecutore materiale.

AVV: parlando del clan Cassotta, era un clan che aveva una estensione territoriale? Controllava un territorio?

D’AMATO: Dopo gli omicidi dei nomi eccellenti di Melfi, è normale che noi eravamo il gruppo più forte, perché loro avevano avuto la perdita più grande.

AVV: riesce a darci delle collocazioni temporali? Ha parlato tanto degli anni 90. Quando vengono commessi i primi omicidi dal vostro clan?

D’AMATO: I primi omicidi Cassotta o nel clan Basilischi? Nei Basilischi il duplice omicidio nel 97, io ero esecutore materiale. Poi per il clan Cassotta è stato fatto l’omicidio di Rocco Delli Gatti credo nel 2002. Dopo qualche mese l’omicidio di Domenico Petrilli, credo fra un anno e l’altro. 2002 e 2003 parliamo di mesi.

AVV: come clan Cassotta avevate poteri di commettere reati fuori dal territorio di competenza?

D’AMATO: Certamente, se avevo un nemico a Forlimpopoli potevamo farlo. Ecco perché abbiamo cercato aiuto ai fratelli Sarcone.

CARUSO: anche nei territori controllati da altri mafiosi? A Forlimpopoli non c’erano mafiosi?

D’AMATO: C’era il clan Di Muro. Cassotta voleva vendicarsi del lutto avuto in famiglia, non guardava di cercare il permesso, il permesso lo cercava nell’amicizia di altri personaggi. Se qualcuno chiedeva perché lo avete fatto c’erano i Sarcone e i Macrì che avrebbero spiegato. Potevano mettere pace. Non era un discorso economico, ma di vendetta. Quindi c’era una giustificazione.

AVV: ne parlava in senso ipotetico

D’AMATO: Sì perché l’omicidio non è stato fatto

AVV: nell’apice dello sviluppo del clan Cassotta chi c’era?

D’AMATO: Il clan era composto da me, Marco, Massimo Cassotta, mio fratello Dario, Saverio Console, Michele Morelli, altri di cui non ricordo i nomi.

AVV: quando fu sentito in occasione del verbale nel 2010 alla procura di Potenza fece una elencazione più dettagliata per esempio di Prota Donato.

D’AMATO: Ammazzò con Michele Morelli, Bruno Cassotta (lo organizzai io).

AVV: ricorda i gradi?

D’AMATO: Non ricordo

AVV: erano sgarristi.  Loconsolo Saverio sa quando iniziò a collaborare?

D’AMATO: Dopo di me

AVV: Siete stati detenuti insieme?

D’AMATO: No

AVV: Avete avuto modo di parlare?

D’AMATO: No

AVV: Ha mai visto Loconsolo in questi anni

D’AMATO: No

AVV: Giovanni Ardoino chi era?

D’AMATO: Il cognato di Massimo Cassotta

AVV: Faceva parte del clan?

D’AMATO: Sì

AVV: Argentino Claudio, Plastino Giovanni?

D’AMATO: Sì

AVV: Che gradi avevano?

D’AMATO: Non ricordo, erano del clan

AVV: Martucci Riccardo chi era?

D’AMATO: Un altro soggetto affiliato

AVV: Aveva un grado importante

D’AMATO: Sì.

AVV: I Due fratelli Cacalano?

D’AMATO: Non sono fratelli, padre e figlio. Ma c’era anche un fratello morto in un incidente, erano tre.

AVV: Quando colloca lo sviluppo del clan?

D’AMATO: Quando incominciano a darci il rispetto non più come ragazzetti dal momento in cui facciamo il primo omicidio a Melfi. Il rispetto ce lo portavano per i coniugi Gianfredi. Il rispetto fu quando andammo ad ammazzare Rocco Ligatti nel 97.

AVV: Si ricorda se Antonio Cossidente fu detenuto in carcere negli anni successivi?

D’AMATO: Non ricordo

AVV: fu mai detenuto nel carcere di Catanzaro?

D’AMATO: Forse in un paese vicino, per i coniugi Giandredi

AVV: si ricorda se Marco Cassotta era stato detenuto a Terni?

D’AMATO: No, non è mai stato in carcere a Terni, ma non voglio insistere può essere pure, ma mi sa di no.

AVV: quando fu sentito nella procura di Potenza nel 2011 disse quando Marco Cassotta era detenuto a Terni…

D’AMATO: A Terni? Non voglio insistere ma a Terni non c’è mai stato. Non metto in dubbio quello che ho detto. Lui è stato a Civitavecchia, Melfi, Potenza, anche Salerno c’è stato… non a Terni vicino a Fossombrone, forse ho sbagliato a dire… non voglio contestare. Mi sarò sbagliato.

AVV: si ricorda se in un periodo di detenzione gli fu riconosciuto un grado in sua assenza?

D’AMATO: Marco Cassotta in carcere prese dei gradi. Io ebbi i tre quartini, tramite Marco Cassotta, dei compari.

AVV: Possibile che ci fosse Cossidenti, Riviezzi…

D’AMATO: No

CARUSO: Ci stiamo dilungando in dati irrilevanti. Teniamo conto che questo teste ha fatto molti processi. Tutti gli avvocati lo hanno già interrogato su questo.

AVV: Quando cominciarono a girare voci sulla collaborazione di Cossidente con il Sisde?

D’AMATO: Dopo l’omicidio dei Gianfredi, dopo il 97

AVV: Non riesce ad essere più preciso?

D’AMATO: No, io mi sono messo paura che lui poteva fare i nomi dei personaggi che avevano fatto l’agguato, non dei mandanti, ma degli esecutori.

AVV: nel momento in cui si crea un contatto con Cassotta e Sarcone, qual’era l’organigramma?

D’AMATO: In quel momento facevamo riferimento al clan Basilisco, cioè a Riviezzi, a Cossidente Antonio … però da quella parte là non ci sentiva di prendersi questo fatto della vendetta, ecco perché Marco cercava aiuto da altre parti. Conobbe Gianluigi Sarcone pensando che lo potessero aiutare, ma così non è accaduto.

AVV: Quando ci fu questo contatto informaste i vostri capi?

D’AMATO: No

AVV: quando successivamente in un momento successivo incontrate Sarcone Gianluigi, Nicolino e poi c’è questa cerimonia, in quel momento a chi facevate riferimento?

D’AMATO: A Cossidente Antonio, Riviezzi e Angelo Nolè con capo in testa Cosentino

AVV Nessuno aveva informato Cosentino?

D’AMATO: Tutti avevano visto che Cossidente collaborava col Sisde. Noi ci siamo mossi istintivamente. Cosa dovevamo dire a Cosentino? Lui ho provato a interrogarlo. Lo stavo per ammazzare.

AVV: Parlavo di Cossidente…. Eravate cani sciolti?

D’AMATO: No stavamo creando il gruppo con noi in testa.

AVV: alle persone a cui ha fatto riferimento prima, vi furono altre persone che furono battezzate dai Sarcone?

D’AMATO: Sì. Questo di Melfi e… non ricordo il nome. Vive a Forlimpopoli, era vicino a Marco Cassotta, poi per una discussione se ne andò. Lui fece una gaffe perché voleva essere battezzato da Antonio Cossidente. Gianluigi disse guardando Cassotta “ma chi mi porti?”

AVV: nel momento del suo battesimo con Sarcone, quante persone facevano parte del gruppo?

D’AMATO: Nello stesso giorno fu battezzato anche Cassotta. Io, e i fratelli Cassotta. In futuro incominciavano ad affiliare altre persone, mettendoli in “copiata”. Con lo sgarro si può riunire il comitato, si può formare la tavola per legalizzare i camorristi.

AVV: tutte queste persone a cui abbiamo fatto riferimento, quelli del clan originale, al momento del vostro avvicinamento con i Sarcone erano informati?

D’AMATO: Erano solo simpatizzanti, piano piano vedendo le cose che succedevano si affiliavano.

AVV: simpatizzanti in che senso? Se uno ha lo sgarro è un simpatizzante?

D’AMATO: Lo sgarro è stato preso successivamente. Se io ho lo sgarro posso darti solo la camorra non lo sgarro, quindi Plastino Giovanni ha preso lo sgarro solo dopo che io divenni trequartista.

AVV: quando fu fatta questa cerimonia di battesimo dai Sarcone, le fu dato lo sgarro e fu cancellato il precedente. Contestualmente vi furono dati i precedenti gradi?

D’AMATO: Sì quando cancelli quelli ti fanno la “copiata”, partendo dallo sgarro. Sempre facendo come picciotteria, camorra e sgarro. I gradi li ebbi tutti e tre. Sono stati dati con il fiore più grande, lo sgarro.

D’AMATO: Sono passati molti anni, non mi sono mai entrati la favella della ‘ndrangheta. La favella è come dici una poesia, una formula, per la cerimonia. Loro ti dicono quello che devi dire e tu ripeti. Funziona con tutti. Perché non esiste che uno entra e già conosce tutte le regole.

AVV: Quando prima ha parlato della Lancia che fu portata a Sarcone si ricorda se aveva qualche particolare caratteristica?

D’AMATO: Questa Lancia Delta HF integrale Evoluzione Martini, ne avevano fatto pochi esemplari. Era modificata nel motore.

AVV: aveva le strisce?

D’AMATO: Non ne aveva

 

AVV: partecipò mai a qualche battesimo dove era presente anche Cassotta? E’ capitato che partecipassero insieme i due fratelli?

D’AMATO: Sì è capitato.

AVV: dopo l’uccisione di Marco Cassotta ha fatto parte di qualche altro gruppo?

D’AMATO: Feci la scissione con i Cassotta, visto che voleva la mia morte, siccome Delli Gatti volevano la morte di tutta la famiglia dei Cassotta, io mi sono alleato con il gruppo Di Muro e Delli Gatti. Siccome a Marco Cassotta ci fu un precedente, un omicidio che fece, giustificandosi “è partito un colpo dal fucile”. Era un suo amico stretto, un autista. Questo ragazzo lo ammazzò e lo misero nell’acido. Sapendo questo, ho pensato che questo prima o poi me la fa pagare. I Di Muro erano cugini di mia moglie e mi stavano sempre dietro. Io avevo bisogno di aiuto e immediato.

AVV: nella descrizione che ci ha fatto del clan Cassotta e dei rapporti che ha avuto con Sarcone Nicolino e il gruppo di Sarcone, si era instaurato un rapporto tale per cui vi erano anche delle corresponsioni economiche al clan dei Sarcone?

D’AMATO: No, Marco Cassotta gli aveva mandato la macchina. Un regalo senza avere denari indietro.

AVV: in virtù di un progetto che sfumò, perché sfumò?

D’AMATO: Perché non si è fatto più niente. Poi per tutte le altre situazioni che si sono realizzate intorno non hanno mai… ci siamo fatti coraggio e abbiamo creato questo gruppo, io, mio fratello e Michele Morelli e siamo andati. I Sarcone prendevano tempo.

AVV: a corresponsione di somme di denaro, a parte il regalo della Lancia Delta, non ricorda se abitualmente portava delle somme di denaro…

D’AMATO: Non lo ricordo.

AVV: si ricorda se venivano saltuariamente elargite delle percentuali derivanti da attività delittuosa commessa da voi come gruppo del Clan Cassotta a Sarcone Nicolino?

D’AMATO: No. A Macrì.

AVV: quando fu sentito nel 2010 disse Cassotta mandava i proventi delle attività al clan Macrì e al clan Sarcone, lo ricorda?

D’AMATO: Può essere.

AVV: Vide mai consegnare queste somme?

D’AMATO: A Macrì sicuramente

AVV: parlo dei proventi derivanti da attività vostre?

D’AMATO: Noi prendavamo soldi con il fatto che loro ci dovevano dare una mano. Se avevamo guadagnato 10.000 euro non facevamo diviso 2 persone, ma diviso 3.

AVV: la ringrazio per questa illuminazione.

AVV Quando andò a Cutro si recò nell’abitazione di Sarcone. Quante volte?

D’AMATO: Una volta.

AVV: L’anno?

D’AMATO: Nell’anno in cui avevamo incominciato a conoscere i Sarcone prima del 97.

AVV: Si ricorda chi c’era?

D’AMATO: La madre non l’ho vista. Erano 5/6/7 uomini.

AVV: non ho altre domande

CARUSO: altre domande?.. No? Questo mi fa capire perché non siete pronti per il teste dell’11 novembre.

Avvocato Pancari in difesa di Gianluigi Sarcone:

Ritornando a quando ci ha parlato della macchina, quest’auto è stata regalata o comprata?

CARUSO: l’ha già detto.

D’AMATO: E’ stata regalata.

L’Avvocato legge un verbale dove si dice che Sarcone l’ha comprata.

CARUSO: ha detto chiarissimamente che l’ha regalata

AVV: Cossidente era nel suo clan. Quando i Sarcone vi conoscono e viene quindi rifatta tutta la “copiata” i Sarcone si sono assunti di andare contro Cosentino e Cossidente. Vi hanno chiesto la prova che Cosentino era un confidente?

D’AMATO: Sì. Abbiamo fatto leggere le carte anche a loro

AVV Quali carte?

D’AMATO: Il faldone dove Cossidente fa una dichiarazione all’operatore del Sisde

AVV: Come l’avevate recuperato?

D’AMATO: Marco Cassotta da avvocati. Cossidente negava fino all’ultimo. Lo ha ammesso oggi che è collaboratore.

AVV: Il processo relativo ai coniugi Gianfredi?

D’AMATO: E’ in cassazione. Solo con la mia testimonianza e di Cossidente, lui mandante e io l’esecutore. L’altro esecutore è morto da infarto. Ho voluto portare giustizia a queste povere persone.

Udienza sospesa per pausa pranzo

 

Caruso rigetta la richiesta di difesa. Giglio verrà sentito l’11 novembre sempreché si riesca ad arrivare a quella data avendo sentito tutti i testi nell’elenco.

IL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA LOCONSOLO SAVERIO

Viene ora chiamato il collaboratore di giustizia LOCONSOLO SAVERIO.

 

Breve riassunto:

Saverio Loconsolo, di Melfi, detto “Elio”, tra i 100 ricercati più pericolosi d’Italia, fu arrestato nel 2010 nella repubblica di Santo Domingo mentre prendeva il sole. Loconsolo era considerato associato al clan Cassotta di Melfi e ricercato per associazione mafiosa, estorsione e usura. Fu condannato a 10 anni per associazione mafiosa. Nel 2013 iniziò a collaborare con la giustizia.

Vengono utilizzate le stesse accortezze utilizzate per D’Amato.

 

L’avvocato Valleschi non è presente, non c’è il sostituto.

CARUSO: non si poteva sapere prima? Sospendiamo un attimo per affidarle un difensore sostituto.

 

Il collaboratore di giustizia, torna a coprirsi e ad uscire dall’aula.

 

Rientra la corte, dopo 10 minuti di consultazione. Rientra il collaboratore di giustizia Saverio Loconsolo.

CARUSO:: signor Loconsolo in assenza del suo difensore le assegniamo un avvocato sostituto.

 

MESCOLINI: Da quanto tempo è iniziata la sua collaborazione?

LOCONSOLO: Luglio 2013

PM: Prima di allora ha fatto parte di un gruppo di criminale di quale genere?

LOCONSOLO: Al clan Cassotta

PM: Che fa riferimento?

LOCONSOLO: Alle ‘ndrine calabresi, a Melfi.

PM: Cosa c’entra questo territorio con la ‘ndrangheta

LOCONSOLO: Hanno aperto dei locali a Melfi e Potenza. Sono amici.

PM: Che ruolo aveva?

LOCONSOLO: Ero molto vicino a Marco Cassotta, ero un luogotenente. Dopo mi sono occupato di droga, estorsioni e omicidi.

PM: Ha confessato fatti di sangue?

LOCONSOLO: Sì. Commesso da me: Giancarlo Tetta

PM: Già stato condannto?

LOCONSOLO: E’ in cassazione.

PM: E’ stato condannato per l’appartenenza?

LOCONSOLO: Sì

PM: E’ detenuto?

LOCONSOLO: Non posso dirlo per motivi di sicurezza.

PM: No, non dove per carità!

LOCONSOLO: No, sono detenuto.

PM: Le chiedo le cose pertinenti a questo processo. Ha mai conosciuto i Sarcone?

LOCONSOLO: Li ho conosciuti nei fini anni 90 inizio 2000. Non ricordo se prima a Reggio e poi a Parma. Andavo lì e il signore Nicola Sarcone mi ha battezzato. Io ero sempre vicino a Cassotta. Cassotta conosceva Sarcone Nicola e andava lì perché lui nutriva stima e amicizia per i Sarcone e voleva vendicare il fratello. Ci recavamo dal signor Nicola Sarcone per chiedere armi, se c’era un amico che ci poteva aiutare ad effettuare l’omicidio.

PM: Perché Cassotta arriva fino ai Sarcone?

LOCONSOLO: Perché Sarcone mi ha battezzato, apparteneva alla ‘ndrangheta.

PM: Lei è stato battezzato, perché prima non lo era stato?

LOCONSOLO: No

PM: In che circostanze è stato battezzato?

LOCONSOLO: Eravamo andati a trovarlo per questi motivi. Se c’era qualche uomo disponibile per ammazzare qualche nostro rivale. E dopo due/tre volte mi ha fatto battezzare.

PM: Lei accompagna Cassotta da Sarcone. Partecipa ai colloqui?

LOCONSOLO: Parlavano di armi… all’inizio non partecipavo.

PM: Lei partecipava agli incontri?

LOCONSOLO: All’inizio no, poi pian piano sono stato insieme. Quando parlavano di certe cose non partecipavo

PM: Lei all’inizio faceva l’autista del Cassotta?

LOCONSOLO: Sì

PM: Questa cosa del battesimo le viene preannunciato? Che senso aveva?

LOCONSOLO: Perché messo nella società, preso come uomo di fiducia.

PM: Ci racconta cosa succede?

LOCONSOLO: Andiamo lì a trovare Sarcone, andiamo a mangiare. Dopo pranzo, in un locale, lui aveva una impresa edile, andiamo in una struttura, battezzò prima i locali e poi me. Insieme a lui c’era Gianluigi Sarcone e Alfonso Diletto.

PM: Lei già conosceva Sarcone e Diletto?

LOCONSOLO: Diletto, no, l’ho conosciuto in quell’occasione?

PM: se lei può raccontarci del battesimo, come avviene?

LOCONSOLO: Ci siamo messi a cerchio e Sarcone Nicola ha preso la parola e dice “siamo accomodi a battezzare questo locale?” Noi abbiamo detto sì. “A nome dei tre cavalieri Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Ora se primo lo riconosco come un locale di transito ora lo riconosco come un locale dove si battezzano picciotti e uomini d’onore.”

“Giuri di essere fedele alla società come la società lo sarà con te, di rinnegare il tuo stesso sangue?”

Lo giuro

“Se prima ti riconoscevo come contrasto onorato ora ti riconosco come picciotto d’onore.”

Poi partiamo subito come camorrista.

Lo punsi sul dito indice, uscì il sangue lo mise sul santino e lo bruciò sulla mia mano e io lo tenni. Si è spento subito.

Poi: “se prima ti riconoscevo come un picciotto d’onore ora ti riconosco come appartenente a questa società”.

Poi ci siamo fumati una sigaretta.

PM: Quindi due gradi nella stessa giornata?

LOCONSOLO: Sì

PM: Ed erano presenti i due Sarcone, Diletto e Marco Cassotta.

LOCONSOLO: Poi mi hanno dato la “copiata”. Marco Cassotta il capo bastone, Saverio Riviezzi, Nicola Sarcone il fratello di sangue e poi c’era Alfonso Diletto.

PM: Quando lei era stato battezzato c’era qualcun altro fuori?

LOCONSOLO: No. Solo noi due.

PM: Lei cita D’Amato perché?

LOCONSOLO: D’Amato è venuto molte volte, quando salivamo a Parma e Reggio Emilia. Ha conosciuto anche lui i Sarcone.

PM: Avete mai ricevuto droga?

LOCONSOLO: Ho portato da Reggio Emilia a Melfi. Me l’ha data Nicola Sarcone.

PM: ricorda una vicenda riguardante una macchina?

LOCONSOLO: Una lancia delta integrale

PM: In che occasione?

LOCONSOLO: Gliel’ha regalata Marco Cassotta. L’ho portata io era NERA.

PM: Con chi la portò su.

LOCONSOLO: Con Cassotta e Michele Morelli. Consegnammo la macchina, parlammo.

PM: C’era D’Amato?

LOCONSOLO: Non ricordo.

PM: E’ mai stato a casa di Sarcone?

LOCONSOLO: Da Nicola Sarcone, una volta sola.

PM: Ha conosciuto un parente?

LOCONSOLO: La moglie e il suo bambino, pace all’anima sua, che aveva una malattia rara. E’ poi deceduto. Già camminava. Lo sforzavano, aveva dei problemi.

PM: Rispetto a questo momento il suo battesimo quando è avvenuto?

LOCONSOLO: E’ avvenuto prima.

PM: lei ha conosciuto qualche altro clan calabrese?

LOCONSOLO: Sì mi son recato a San Luca, dovevamo parlare se qualcuno ci poteva aiutare perché Sarcone aveva riferito al Cassotta di andare a parlare a San Luca.

PM: come avviene il fatto che Sarcone lo indica a Cassotta e poi vi recate a San Luca?

LOCONSOLO: Andiamo a casa di Giuseppe Pelle, la moglie ci diceva che era latitante di tornare, lo disse a Marco Cassotta io ero in macchina. Diceva dobbiamo ritornare dopo un mese. Lei ha detto di tornare, se possibile lo incontrate. Non so se furono date garanzie. La seconda volta ci portarono in montagna in un casolare dove abbiamo conosciuto Giuseppe Pelle.

PM: quali erano le azioni che volevate compiere, gli omicidi?

LOCONSOLO: Del clan opposto dei Delli Gatti e dei Di Muro in Basilicata. Andammo da Pelle a nome di Sarcone.

PM: Cassotta cosa le disse in merito all’incontro?

LOCONSOLO: Niente.

PM: Ha conosciuto qualche altro fratello di Sarcone?

LOCONSOLO: Carmine, perché si trovava lì.

PM: Nel periodo in cui frequentava i Sarcone ebbe dei problemi?

LOCONSOLO: Con la legge

PM: mi interessano quelli.

LOCONSOLO: Con le rapine.

PM: Lei disse Carmine faceva delle rapine, tanto che una volta ci disse Sarcone Nicola che lo avevano arrestato.

LOCONSOLO: Sì.

 

PM: avete conosciuto altre famiglie?

LOCONSOLO: Marco Cassotta fece conoscenza con i Macrì. Stringemmo un’alleanza.

PM: Otteneste aiuto?

LOCONSOLO: Ci mandarono un amico ma fu fermato dalle forze dell’ordine. Presero i suoi dati e non si potè più fare nulla

Vengono mostrati al teste alcune fotografie.

Riconosce Sarcone Gianluigi, Giuseppe Pelle il latitante.

PM: Altri?

LOCONSOLO: No.

Vengono mostrate altre fotografie.

Riconosce Sarcone Nicola, Sarcone Carmine, Diletto Alfonso

INIZIA IL CONTROESAME

AVV: chi erano i clan dove si trovava lui a Melfi?

LOCONSOLO: I Delli Gatti e i Di Muro

AVV: Conosce il Cossidente?

LOCONSOLO: E’ di Potenza

AVV: In che rapporti eravate?

LOCONSOLO: Eravamo in buoni rapporti ma poi si è venuto a sapere che collaborava con i servizi segreti, aveva a che fare con i carabinieri. Cercammo di eliminarlo con il clan Riviezzi.

AVV: In che modo a avuto modo di conoscerlo?

LOCONSOLO: L’ho visto solo in tribunale. Lo conoscevano i Riviezzi.

AVV: Quando ha letto della collaborazione del Sisde chi ve lo disse?

LOCONSOLO: Tramite il clan Martorano di Potenza

AVV: Si ricorda se qualcuno cercò di ucciderlo e perché?

LOCONSOLO: Noi, per questo motivo, perché sapeva tante cose

AVV: In che anno?

LOCONSOLO: Mi sembra 2005/2004 dal 2003 in poi.

AVV: lei sa se mai è avvenuto che i Cassotta partecipassero entrambi allo stesso battesimo

LOCONSOLO: No non lo so

AVV: Sa dei rapporti fra i Cassotta e i Riviezzi.

LOCONSOLO: Sì hanno rapporti stretti, parliamo di Riviezzi Saverio. L’ho conosciuto tramite Marco Cassotta.

AVV: In che clan erano affiliati?

LOCONSOLO: Nello stesso clan

AVV: Quindi non è un suo avversario

LOCONSOLO: No

Altro avvocato della difesa:

Ci ha parlato delle occasioni in cui incontrò Gianluigi Sarcone in Emilia. Ci può riferire, se può essere più preciso.

LOCONSOLO: L’ho incontrato quando andavamo a trovare Nicola Sarcone. Non ricordo bene se era Reggio Emilia o Parma. E’ stato molto tempo fa. Ricordo che ci fecero vedere i cantieri dove lavoravano

AVV: Incontrò Luigi Sarcone da solo?

LOCONSOLO: No

AVV: Lei a parte il suo, lei ebbe occasione di partecipare ad altri battesimi?

LOCONSOLO: Di altre persone del mio clan? Sì di Morelli Michele e D’Amato Dario, il fratello di Alessandro.

AVV: Il suo gruppo i Cassotta nel momento in cui lei si avvicina al clan a chi faceva riferimento come capi?

LOCONSOLO: Il capo era Marco Cassotta

AVV: E sopra di lui?

LOCONSOLO: Che io sappia non c’era nessuno

AVV: Doveva rendere conto a qualche altra famiglia?

LOCONSOLO: A Melfi no

AVV: Fuori da Melfi?

LOCONSOLO: Penso anche fuori da Melfi. A chi vi state riferendo?

AVV: A qualcuno di grado sopraordinato.

LOCONSOLO: Dipendavamo dalle famiglie calabresi.

AVV: Quali erano le famiglie calabresi? Parlo del primo tempo, prima di arrivare al battesimo.

LOCONSOLO: Non lo so.

AVV: Lei sa Marco Cassotta da chi fu battezzato?

LOCONSOLO: No

AVV: Cosentino Luigi chi era?

LOCONSOLO: Era un capo indiscusso di Potenza.

AVV: E che rapporto aveva con Marco Ugo Cassotta. Era sotto ordinato?

LOCONSOLO: Io guarda, sapevo che Cosentino voleva prendere tutto in mano quando ci fu il processo Basilischi, voleva essere il capo della Basilicata, più di questo non so perché all’epoca ero ragazzo.

AVV: era a conoscenza dei rapporti fra Cassotta e Cosentino?

LOCONSOLO: No

AVV: nel momento in cui fu battezzato da Sarcone Nicolino, sa se fu chiesta l’autorizzazione a qualcuno, se fu comunicato, ad esempio a Cosentino?

LOCONSOLO: No

AVV: quello che succedeva all’interno del suo clan sapeva poco o nulla?

LOCONSOLO: Sapevo che erano divisi, voleva vendicare il fratello

AVV: quando è stato battezzato, quando ha avuto il grado di Camorra, ha avuto la curiosità di informarsi di come stavano le cose?

CARUSO: La curiosità in questi contesti è malsana.

AVV: la domanda era suggestiva.

AVV: ricorda quando si creò l’alleanza con Sarcone Nicolino e Cassotta. Si ricorda cosa disse? LOCONSOLO: Glielo chiedo perché quando fu sentito alla procura fu molto preciso.

Se poteva aiutarlo, anche gli uomini, le armi.

AVV: quando è stato sentito nel marzo di quest’anno ha detto: “Sarcone era un alleato, ma non gliela diede questa soddisfazione. Questi sono dei lavori pesanti”.

LOCONSOLO: Dei lavori pesanti? No non ha detto così. Sono delle cose importanti, persone da pagare. Poi Sarcone ci indirizzò di andare dai Pelle.

AVV: lei disse: infatti noi all’inizio del 2000 ci siamo messi con altra gente, i Macrì. C’è una interposizione temporale prima di arrivare ai Pelle con questi Macrì. E’ come a dire Nicolino non ci da’ soddisfazione allora a questo punto siamo andati altrove, dai Macrì di Siderno. A fronte di questo passaggio

LOCONSOLO: Scusi se la interrompo. Posso? Siamo andati prima dai Pelle perché ci aveva indirizzato Sarcone, poi Cassotta era andato in galera dove ha conosciuto i Rullo e i Macrì di Siderno. Dopo abbiamo fatto la santa alleanza. Abbiamo cominciato ad andare a Siderno a prendere droga

 

AVV: Quando è stato carcerato Cassotta?

LOCONSOLO: Non ricordo

AVV: Nel marzo di quest’anno davanti alla DDA lei ha riferito delle cose che adesso non corrispondono

LOCONSOLO: Questo lo dice lei

AVV: Gielo chiedo

LOCONSOLO: Questo lo dice lei. L’arco temporale non lo ricordo l’ho sempre detto.

AVV: Lei disse all’inizio del 2000 ci siamo messi con altra gente. Lei capisce che c’è una difformità.

AVV: ci può dare una descrizione fisica di Gianluigi Sarcone?

LOCONSOLO: Un metro e settanta all’incirca eh? Corporatura ben piazzata, robusta. Capelli castani, occhi marroni/bruni non ricordo bene, non è che vado a vedere….

AVV: Quando lo conobbe aveva i capelli corti o lunghi?

LOCONSOLO: Aveva i capelli lunghi

AVV: Non ha detto che erano chiari qualche mese fa?

LOCONSOLO: Sì mi sembra chiari

AVV: ricorda se a marzo di quest’anno ha riconosciuto in una delle foto che le sono state esibite il volto di Gianluigi Sarcone.

LOCONSOLO: No, non l’ho riconosciuto

AVV: ha avuto occasione di vedere qualche foto di giornale

LOCONSOLO: No

AVV: La cronaca non la legge

LOCONSOLO: No

AVV: Ricorda se le furono indicate?

LOCONSOLO: No

AVV: Non lo ricorda o dice di no

LOCONSOLO: No

LOCONSOLO: A pagina 31 “facciamo vedere le foto di Gianluigi Sarcone prima e dopo”. Devo darne atto che anche su sollecitazione le foto non vengono riconosciute e sono le stesse foto.

Avvocatessa Pancari: una sola domanda. Lei è mai stato a Cutro?

LOCONSOLO: No mi sembra di no.

AVV: In Calabria?

LOCONSOLO: A Siderno ad Andali a San Luca.

AVV: A Cutro non c’è mai stato?

LOCONSOLO: No.

AVV: Grazie.

LOCONSOLO: Prego.

CARUSO: Come mai a suo tempo non riconobbe Gianluigi Sarcone?

LOCONSOLO: Mi sarà sfuggito presidente. Lo ricordavo con i capelli lunghi…

CARUSO: Lei può affermare in buona fede che fa l’interrogatorio a marzo e il momento attuale non ha più visto le foto di Gianluigi Sarcone?

LOCONSOLO: Io non le ho più viste

CARUSO: La lancia integrale era nera?

LOCONSOLO: Io ricordo che era nera se non erro intestata alla moglie di Marco Cassotta. Sedili in pelle color cammello.

CARUSO: Lei sa se da Melfi fu portata una mitraglietta?

LOCONSOLO: Non mi risulta

CARUSO: sa se il gruppo Sarcone era considerato come una locale autonoma in Emilia?

LOCONSOLO: No non lo so.

CARUSO: Bene può andare.

 

Cinque minuti di sospensione

 

Ore 16.53 rientra la corte.

 

CARUSO: il comandante della scorta?

Entra Paolo Bellini.

BELLINI PAOLO, LA "PRIMULA NERA"

Paolo Bellini la “Primula nera”, latitante, killer, collaboratore di giustizia. Presente su numerosi libri e dossier. Si autoaccusò dell’omicidio di 11 persone. Nel 1975 assassinò Alceste Campanile, militante di Lotta Continua. Autore dell’attentato al bar Pendolino nel 1998. Avrebbe un ruolo persino nella trattativa Stato-mafia. Killer per conto della ‘ndrangheta contro il clan Dragone, cosca dalla quale Nicolino Grande Aracri si distaccò per prenderne il posto dopo una sanguinosa guerra di cosche.

REGGIO EMILIA. Uno stralcio della testimonianza dell'ex collaboratore di giustizia Paolo Bellini. L'ex Primula Nera è stato ascoltato come testimone nell'ambito del processo Aemilia - GAZZETTA DI REGGIO

CARUSO: il teste è assistito?

PM: sì.

CARUSO: Viene sentito come testimone perché in qualche modo in passato è stato coinvolto.

BELLINI: L’avvocato non c’è, viene comunque assistito da un sostituto.

BELLINI: Bellini Paolo nato a Reggio Emilia.

Mormorii in aula.

CARUSO richiama il silenzio.

Il teste ripete il nome.

CARUSO: le faranno delle domande che riguarderanno responsabilità di terzi. Cose che potrebbero essere utilizzate nei suoi confronti, salvo elementi per il quale è stato processato. Ha possibilità di non rispondere. Intende rispondere?

BELLINI: In che condizioni mi trovo qui come cittadino o come collaboratore di giustizia?

CARUSO: collaboratore lo è stato ma non è sottoposto a programma

BELLINI: Io mi ritrovo a seguito di una informativa della procura di Bologna nella quale si dice che.. gliela posso leggere? Se sono come collaboratore e io per loro non servo più, non sono collaboratore. Non riesco a capire come…

CARUSO: ha reso dichiarazioni?

PM: ha reso dichiarazioni a me

CARUSO: quindi è testimone. Legga la formula.

PM: le chiedo di riferire che tipo di rapporto ha avuto in particolare a Reggio con la ‘ndrangheta.

BELLINI: con la ‘ndrangheta ho conosciuto Vasapollo Nicola nel carcere di Prato l’anno non lo ricordo. Lì lui mi disse che faceva parte della ‘ndrangheta di Dragone Antonio e si combinò fra noi un patto ahimè scellerato ma un patto che all’uscita di entrambi ci saremmo aiutati a vicenda. Avevo un sassolino nelle scarpe e anche lui. Uscito dal carcere assolsi all’impegno preso. Ho commesso un omicidio a Cutro. E lui dopo questo fatto aveva la responsabilità di una ‘ndrina a Reggio e mi avrebbe voluto come consigliere.

Fui inserito dopo tale fatto.

PM: Chi erano gli altri componenti?

BELLINI: Erano suo cugino Vasapollo Vincenzo e Valerio Antonio, poi accadde che lui fu ucciso e la ‘ndrina fu presa in mano da Bonaccio Giulio. Fu ucciso Vasapollo Nicola. Da lì cominciò la mattanza che mi ha portato…

PM: ricorda se c’erano solo questi quattro.

BELLINI: Io non sapevo più, di tanto eravamo all’inizio. Poi conobbi Floro Vito Giulio e poi un altro, mi sfugge il nome, non ero più consigliere ma killer. Un mero esecutore di fatto.

PM: Chi dava gli ordini?

BELLINI: Vasapollo Vincenzo. Il primo periodo fino alla morte di Vasapollo Nicola.

Purtroppo ho subito un ictus e ho problemi mnemonici nello stabilire le datazioni. E’ tempo che lo vado dicendo.

PM: Comunque il primo periodo lo definisce dalla morte di Vasapollo Nicola. Le chiedevo se ricordava la presenza di altre persone oltre quelle che ha detto.

BELLINI: Valerio Antonio, era ai domiciliari.

PM: Che tipo di delitti commetteva?

BELLINI: Commercio di stupefacenti. Poi sono passato solo agli omicidi e basta.

PM: Gli omicidi, lei ha parlato di mattanza, ha un senso che ci può spiegare o sono…

BELLINI: Il senso è che era nata l’esigenza di creare un dominio e di contrattaccare chi aveva ucciso Nicola Vasapollo. Gli ordini non erano discutibili. Se sei integrato non puoi permetterti.

PM: Il gruppo contrapposto?

BELLINI: Dragone Antonio.

PM: Ha conosciuto Dragone Antonio?

BELLINI: No, sapevo chi era, sapevo chi era Raffaele (Dragone) che viveva a Cavriago, che io feci scappare quando andai a suonare al suo campanello dicendogli che lo avrei ucciso perché avevo subito due tentativi di agguato. Era nella lista di quelli che dovevano essere soppressi. La lista fatta dalla ‘ndrina, gli ordini me li dava Vasapolla Nicola, il reggente era Bonaccio Giulio.

PM: E’ mai stato arrestato?

BELLINI: Fui arrestato, passò del tempo, stetti in galera

PM: lei avrebbe dovuto essere padrino di una cresima

BELLINI: Era una comunione. Era il cugino di Nicola Vasapollo, il fatello di Vasapollo Vincenzo. Non andai perché mi sembra che fu il fratello che fece da padrino.

PM: Se avesse fatto da padrino si sarebbe creato un legame

BELLINI: Molto più stretto, sarei entrato a pieno titolo nel tessuto familiare

PM: per sua memoria la interrogai con i colleghi di Catanzaro nel 2011, lei disse non sono mai stato battezzato anche se avrei dovuto fare padrino alla cresima

BELLINI: Mi sembra che fu la comunione.

PM: ha mai sentito parlare di Nicolino Grande Aracri?

BELLINI: Personalmente no. Era l’obiettivo primario del gruppo, avevano organizzato una macchina blindata e io dovevo ammazzarlo in un locale dove si riunivano spesso a Cutro. Avrei dovuto uccidere tutti quelli che erano dentro. Il primo era mano di gomma.

PM: era un’azione militare contro quanta gente?

BELLINI: Quelli che c’erano. Dovevano esserci solo quelli del gruppo del signor Nicolino Grande Aracri e quelli che erano dentro erano solo loro.

PM: Le chiedo una quantificazione

BELLINI: Non ha importanza io ero pronto. Pistola e due bombe a mano. L’azione sarebbe stata dirompente.

PM: Perché non è avvenuta?

BELLINI: Perché non arrivò mai la dritta del momento ideale e per gli sviluppo che io ebbi. Non trovarono la possibilità dell’evento, io ero pronto. Loro si riunivano spesso in una taverna o pizzeria. Era tutto predisposto a Cutro.

PM: sa quali rapporti e con chi aveva il suo gruppo a Cutro?

BELLINI: No, rimasi sbalordito perché nel tempo ho pensato addirittura ho pensato fosse diverso, non si sapeva chi fosse con te veramente o no. Non potevo chiedere. Tanto è vero che il passaggio di Valerio Antonio verso l’altro gruppo fu una cosa devastante perché eravamo ottimi amici. Avrei dato la vita per lui, poi invece mi dissero che era nel gruppo di Dragone e aveva ucciso Vasapollo.

PM: Valerio, nel non essere più del gruppo, comprende che si era coalizzato con chi?

BELLINI: Era passato agli altri, per me gli altri erano i Dragone. Che poi Dragone nel suo gruppo aveva all’interno delle altre cose l’ho saputo nel tempo.

PM: quindi le ha lette le notizie?

BELLINI: Le ho lette. Ma io devo dire quello che ho saputo.

PM: trascorre un periodo importante nel 92 alla morte di Vasapollo e l’attentato a Valerio Antonio.

BELLINI: Tempo in cui ero stato in carcere e poi sotto protezione come testimone per fatti di mafia delle stragi (quelle del 92/93 in Sicilia). Non si sapeva che collaboravo con la magistratura. Si seppe ben dopo. Ero in semilibertà e Vasapollo Vincenzo passava in automobile e mi accorsi che ero andato in difetto, mi stavano facendo il filo per… Incontrai due ragazzi con Vincenzo in macchina. Così mi venne l’idea che era arrivata la mia ora.

PM: Vasapollo poteva avere motivi contro di lei?

BELLINI: Se avesse fatto anche lui il passaggio con i Dragone o se avessero scoperto che collaboravo con la magistratura. La madre di Vincenzo mi disse “stanno dicendo che collabori con gli sbirri”.

PM: la collaborazione non aveva tema di fatti avvenuti nel reggiano

BELLINI: Era con il dottor Vigna, buonanima, per i fatti mafiosi di cosa nostra, i fatti di Firenze

Aver avuto una risposta dalla madre di Vincenzo, una battuta secca. Io collaboravo con la procura di Firenze. Il fatto che mi pedinassero, vuol dire che stavano scegliendo il luogo dove liberarsi di me.

PM: sa quali rapporti e con chi, aveva il suo gruppo a Cutro?

BELLINI: No, rimasi sbalordito perché nel tempo ho pensato addirittura ho pensato fosse diverso, non si sapeva chi fosse con te veramente o no. Non potevo chiedere. Tanto è vero che il passaggio di Valerio Antonio verso l’altro gruppo fu una cosa devastante perché eravamo ottimi amici. Avrei dato la vita per lui, poi invece mi dissero che era nel gruppo di Dragone e aveva ucciso Vasapollo.

PM: Valerio, nel non essere più del gruppo, comprende che si era coalizzato con chi?

BELLINI: Era passato agli altri, per me gli altri erano i Dragone. Che poi Dragone nel suo gruppo aveva all’interno delle altre cose l’ho saputo nel tempo.

PM: quindi le ha lette le notizie?

BELLINI: Le ho lette. Ma io devo dire quello che ho saputo.

PM: trascorre un periodo importante nel 92 alla morte di Vasapollo e l’attentato a Valerio Antonio.

BELLINI: Tempo in cui ero stato in carcere e poi sotto protezione come testimone per fatti di mafia delle stragi (quelle del 92/93 in Sicilia). Non si sapeva che collaboravo con la magistratura. Si seppe ben dopo. Ero in semilibertà e Vasapollo Vincenzo passava in automobile e mi accorsi che ero andato in difetto, mi stavano facendo il filo per… Incontrai due ragazzi con Vincenzo in macchina. Così mi venne l’idea che era arrivata la mia ora.

PM: Vasapollo poteva avere motivi contro di lei?

BELLINI: Se avesse fatto anche lui il passaggio con i Dragone o se avessero scoperto che collaboravo con la magistratura. La madre di Vincenzo mi disse “stanno dicendo che collabori con gli sbirri”.

PM: la collaborazione non aveva tema di fatti avvenuti nel reggiano

BELLINI: Era con il dottor Vigna, buonanima, per i fatti mafiosi di cosa nostra, i fatti di Firenze

Aver avuto una risposta dalla madre di Vincenzo, una battuta secca. Io collaboravo con la procura di Firenze. Il fatto che mi pedinassero, vuol dire che stavano scegliendo il luogo dove liberarsi di me.

PM: ebbe ulteriori riferimenti?

BELLINI: Un giorno andai verso mezzogiorno/l’una al supermercato di Albinea, avevano dei cantieri ad Albinea, in un corridoio lungo li incontrai, Vinenzo aveva le mani cariche di sacchetti pieni. Quando Vincenzo mi vide, lasciò andare i sacchetti che aveva, cadendo tutto. Ogni cosa si sparpagliò sul pavimento. Forse pensò che era arrivata la sua ora.

PM: Dopo la sua collaborazione lei rientra su Reggio Emilia….

BELLINI: Io sono ancora parte organica perché venni assorbito da Bonaccio. L’ho incontrato un giorno che uscivo dal ristorante di mio suocero, ci fermammo in una strada lì vicino e lui mi disse “guarda da oggi in poi non mi devi più vedere. La persona di contatto fra me e te è Vincenzo Vasapollo”. Poi dobbiamo calcolare che abbiamo commesso una serie di omicidi. L’ultima azione purtroppo, cioè, beato me che non è morto, ne ho uno in meno sulla coscienza, quello di Valerio Antonio.

PM: questo tentato omicidio?

BELLINI: Perché Valerio Antonio aveva partecipato alla morte di Vasapollo Nicola ed era passato ai Dragone.

PM: con Valerio aveva un rapporto ottimo.

BELLINI: Per me sì.

PM: aveva avuto qualche riscontro dei rapporti con i Dragone?

BELLINI: Non sapevo i nomi degli altri. Dopo la morte di Nicola è subentrato Bonaccio. Valerio mi aspettò lunga la strada e dovevo fare un servizio per lui: l’uccisione di un signore che era stato il responsabile della morte di suo padre.  Dovevo suonare il campanello e ucciderlo da giù, ma non avevo l’attrezzatura adatta.

PM: Ricorda il nome? Disse il nome di Villirillo

BELLINI: Non ricordo.

PM: Macrì Antonio?

BELLINI: Lo conobbi a Reggio Emilia, era diventato parte del nostro gruppo anche lui.

 

CARUSO: come ha cercato di uccidere Valerio Antonio?

BELLINI: Le motivazioni, perché aveva ucciso Vasapollo. Stavamo cercando un obiettivo, io facevo trasporti con dei camion e quando rientravo lui si metteva a disposizione. Io non conoscevo nessuno, solo lui, Vincenzo Vasapollo, sì. Transitando sulla via Emilia vedemmo Valerio Antonio che parlava con un signore. Lo abbiamo aspettato sotto casa sua. Vincenzo sapeva dove metteva l’auto e abbiamo attuato il piano dell’uccisione. Io dovevo girare intorno al fabbricato. Lui doveva parcheggiare con il muso davanti, aveva già studiato la cosa. Quando Valerio  mi vide fece una accelerata, ebbi il tempo di sparare due/tre colpi subito con una pistola a tamburo datami da Vincenzo. Feci il giro dell’autovettura per andare a dare  il colpo classico, di grazia… le grazie sono un’altra cosa, non i colpi che si danno… Il colpo non partì. Non partì proprio. Alchè, la gente stava arrivando, Vincenzo correva come una lepre io non riuscivo a respirare. Avevo questo odore forte di acido fenico.

CARUSO: Lei avvertì che Valerio era morto.

BELLINI: Sì perché era rimasto con il piede premuto sull’acceleratore e continuava contro il muro.

PM: Lei Sarcone Nicola l’ha conosciuto in quel periodo?

BELLINI: Sarcone era sulla lista, ma non era solo lui, erano due. Mi fecero vedere quello che abitava vicino a Rivalta. Studiai il modo per sopprimerlo. Era un obiettivo.

PM: si fece l’azione contro Sarcone?

BELLINI: Non mi ricordo

PM: Qualcuno che doveva essere con Sarcone?

BELLINI: E’ un altro discorso perché non lo conoscevo. Vincenzo era preposto a portarmi a spasso per gli obiettivi della settimana. Vincenzo Vasapollo mi disse: “ferma ferma che c’è Sarcone”, non mi disse il nome. “C’è la sua macchina è lui”. E io sono sceso e ho soppresso la vita, ma era un altro signore.

PM: di quale Sarcone voleva sbarazzarsi? E’ stato ucciso un terzo per errore.

BELLINI: Doveva essere lui ma purtroppo non era lui. In me nacque una rabbia incredibile perché ero abituato a più serietà. E queste leggerezze non erano giuste. Non andava bene.

PM: lei conosce, a parte questo fatto, ha conosciuto qualcuno col nome Sarcone?

BELLINI: Non ricordo

PM: lei Blasco Gaetano l’ha conosciuto?

BELLINI: Il nome non mi dice niente, non ricordo. Ne ho conosciuta tanta di gente.

PM: se le faccio vedere un album

BELLINI: Volentieri.

CARUSO: questo album non le è mai stato mostrato?

BELLINI: No.

Il teste riconosce Valerio Antonio

CARUSO: Ha avuto rapporti con altri di altri gruppi?

BELLINI: Macrì detto il topo l’ho conosciuto, Floro Vito Giulio

CARUSO: Lei è sicuro del nome?

BELLINI: Sì Giulio. Io dovevo sopprimere un certo… “Lucano”, non ricordo il nome nella via, quella che porta al Castello verso Rivara…

CARUSO: va bene vada avanti con le foto

BELLINI: Questo assomiglia molto a un ragazzo che voleva farmi un agguato, ma non so chi sia.

Era da solo C’era una brigata, c’erano una o due automobili di sicuro, lui aspettava nella zona dei portici di casa mia, io entrai da un’altra parte e lui si precipitò, io avevo due rampe, mi sono acquattato alla prima e lui mi aspettava. Aveva una bella pistola e il giacchino aperto. Sono stato fortunato… o è stato fortunato lui perché io ero disarmato.

BELLINI: Riconosco Floro Vito Giulio è un po’ ingrassato… basta.

PM: Sestito Salvatore è la persona che ha indicato prima, le dice qualcosa?

BELLINI: No, niente.

 

BELLINI: Io sono condannato a morte dalla mafia e dalla ‘ndrangheta e voi mi fate venire da solo. Io non posso guidare…

CARUSO: ho compreso il senso di quello che lei ha scritto nell’atto di notifica.

INIZIA IL CONTROESAME DEL TESTE BELLINI PAOLO

Avvocato Miraglia in difesa di VALERIO ANTONIO:

Lei è una persona libera?

BELLINI: Tutti sanno che sono domiciliare, perché lo hanno pubblicato dappertutto. Non sanno dove e non sanno il mio cognome.

AVV: Signor Bellini, quante persone ha ammazzato?

BELLINI: Quelle per le quali sono state processato, non tengo un elenco, dovremmo fare una lista se vuole piano piano la ricostruiamo. Cerco di dimenticare, purtroppo quando vengo nei processi sono costretto a ricordare.

AVV: Lei ammazzò Campanile? (militante di Lotta Continua)

BELLINI: Sissignore

CARUSO: è una domanda irrilevante che non ammetto. La domanda non l’ammetto. E’ inammissibile e si chiude qui!

AVV: lei ha detto che Valerio lo accompagnò giù, per fare un servizio per lui, si ricorda se la persona che avrebbe dovuto ammazzare fosse un tale Ruggiero Rosario?

BELLINI: Sì un falegname.

AVV: Seppe chi lo uccise?

BELLINI: Non lo seppi, Antonio mi disse che per quel servizio era già stato tutto fatto. Io ho inteso quello che dovevo intendere.

AVV: Non gli disse che fu Valerio a ordinare quell’omicidio?

BELLINI: Non mi disse quello, ma praticamente mi disse quello. Se lui voleva la morte di questo signore e per lui era già tutto fatto, cosa dovevo capire?

AVV: Valerio fu assolto in giudicato per non aver commesso il fatto.

AVV: Nel 98, uscito dal carcere tornò a Reggio Emilia?

BELLINI: Non ricordo, se ha un documento che dice questo, sì.

AVV: quando percepì che Vasapollo lo voleva morto?

BELLINI: Durante la semilibertà. Poi ebbi delle circostanze delle quali che mi portavano a pensare con serietà che avevano pensato questo. Avevo tre opzioni. Feci finta di niente e portammo attenzione al tentato omicidio di Valerio Antonio.

AVV: Anche se pensava che Vasapollo Vincenzo lo voleva morto?

BELLINI: Sì, ci sono delle condizioni che se ha avuto una vita come la mia, e ha avuto un addestramento militare di questo tipo, queste cose sono normalissime. Come all’interno del carcere: hai dei nemici, ma non succede nulla. Anche quella sera che fui arrestato e Vasapollo aveva una pistola, io gli dissi che ne avevo una nel baule e la presi per fargli capire che quella sera… Devi mangiare il tempo. Devi decidere cosa fare, o lo uccidi sul posto e gli altri lo sanno che sei stato tu... Quella sera circolavano troppe automibili della polizia. Colsi la palla al balzo: gli dissi “non andiamo là, dal boss Bonaccio”.

Lui trovò un altro escamotage, anche lui era furbo. “Dobbiamo sopprimere il comandante del vigile dei fuoco” e mi porto all’abitazione. Io non l’avrei portata a termine questa azione. In quel periodo ero in guerra con tutti.

 

BELLINI: Quando sono andato in Sicilia infiltrato in cosa nostra pensava non temessi per la mia vita? Pensa che potessi spaventarmi per Vasapollo? Non mi venga a dire che non sapevo cosa facevo. Io sapevo cosa facevo nel mio lavoro. Nel bene e nel male.

AVV: lei ha parlato di Oscar Truzzi, ucciso per sbaglio?

BELLINI: Sì

AVV: Chi gli diede il mandato di uccidere questo signore?

BELLINI: Vincenzo Vasapollo

AVV: Il reggente era Bonaccio?

BELLINI: Quando rienrai ci incontrammo in un punto della strada che va verso Reggio e mi impose di non incontrarci più, che il portatore di verbo era Vincenzo Vasapollo. Quello che mi diceva era sacro. Era delegato da Bonaccio Giulio.

AVV: Giulio Bonaccio fu assolto per non aver commesso il fatto

BELLINI: Ecco perché non mi hanno fatto proseguire il programma, perché non hanno trovato riscontri oggettivi. Io confermo tutte le mie dichiarazioni. Dal 99 in poi. Ben vengano gli avvocati che mi danno una forza di adrenalina e mi si aprono i canaletti delle rimembranze e ricordo le delusioni, l’amarezza e che il crimine non paga e la cosa più bella è accostarsi alla fede e prendere in mano la propria vita e non farla gestire dagli altri. E’ la cosa più cretina sulla faccia della terra.

AVV: sono perfettamente d’accordo con lei.

AVV: il fatto che Valerio fosse vicino ai Vasapollo, lo apprese in maniera diretta?

BELLINI: Vasapollo con me c’era, faceva parte della ‘ndrina, la coca che prendavamo a Milano…

CARUSO: si riferiva a Valerio

BELLINI: Valerio Antonio e il cugino Vasapollo Vincenzo, Nicola, eravamo noi.

Mi dissero che Valerio è passato dall’altra parte e che aveva una parte nell’omicidio di Vasapollo Nicola. Non è che me lo dissero, me lo disse Vincenzo Vasapollo. Con una moto enduro in possesso di Valerio lui andò, suonò il campanello e fece salire chi di competenza.

AVV: è successo che lei si è autoaccusato di omicidi e poi fu assolto?

BELLINI: sì è successo

AVV: ad esempio Maurizio Puca?

BELLINI: di Viadana, certo. Rimane nell’orbita di una considerazione: tu fai una dichiarazione, non hai il brogliaccio di quello che fai, ma ricordo un frangente importante che è quello: quel signore prima di morire ha dato dei calci al portone, invece dissero che erano stivali da militare… quella signora che è passata sulla bicicletta col soprabito bianco e il cestello, lei faceva la pulizia nella caserma dei carabinieri… perché mi sarei dovuto accollare questo omicidio? Per una medaglia? Se prendi una pallottola da in piedi e da sdraiato si evince. Se poi le indagini sono state fatte in una certa maniera… Io sono stato assolto ma sulla mia coscienza ce l’ho.

AVV: l’omicidio di Gesualdo Giuseppe Abramo, l’omicidio sbagliato di Truzzi, il tentativo di Valerio Antonio si inseriscono in un ambiente di ‘ndrangheta?

BELLINI: Negli ordini che mi hanno dato loro. Tutte le esecuzioni. Io non ne conosco neanche uno di questi, solo Valerio.

AVV: la corte di Cassazione esclude che lei facesse parte di una organizzazione di ‘ndrangheta operante negli anni 90 a Reggio Emilia.

BELLINI: Lei mi sta dando una notizia

AVV: emessa dal tribunale di Reggio Emilia, corte di assise di Reggio Emilia, confermata in Cassazione.  L’appello 21 novembre 2003, il primo grado il 5 luglio 2002.

BELLINI: Prendo atto di quello che mi dice, se poi mi hanno raccontato delle frottole faranno i conti con la giustizia divina. Gli elementi che hanno indicato loro e per conto loro ho eliminato. Sono comunque in un contesto di quel tipo. Io non sono un giudice giudicante. Non sono l’organo inquirente, non mi devo mettere in una condizione… sa perché nasce la mia collaborazione? Perché quando mi hanno arrestato nel 99, avrei pagato solo per la pistola nell’automobile e sarei uscito libero molto tranquillamente. Collaborare vuol dire, il raggiungimento della fede, riprendere la propria dignità e in base a quello puoi dire solo quello che hai visto, non perché ce l’ho con qualcuno. Lei pensa che uno rimetta in gioco la sua vita con delle fraudolenze?

Avvocato difensore per conto di SESTITO SALVATORE:

AVV: Lei per quello che riguarda la foto, non ricorda il nome ma forse sarebbe quella persona che avrebbe visto sotto casa sua con la pistola sotto il giubotto

BELLINI: Forse, potrebbe assomigliare. Forse, assomiglia. Non ho detto “è lui”. Assomiglia, forse devo specificare meglio. Assomiglia fortemente a quella persona.

AVV: mi può datare quell’evento?

BELLINI: Siamo a cavallo del 98/99 in quel periodo. Prima dell’arresto

AVV: quella persona che vide all’epoca quanti anni aveva?

BELLINI: Forse una ventina di anni. Non di più, molto giovanile, più magro in viso, alto da 1.70/1.80 circa. Per non sbagliarsi: quella sera vi fu un intervento della polizia di Stato

AVV: Che fermarono quelle persone?

BELLINI: Non lo so

AVV: nessun’altra domanda

Avvocato  Pancari per SARCONE GIANLUIGI:

AVV: La sua carriera criminale quanto è durata?

BELLINI: Ho cominciato a rubare negli anni 76/77. Dagli anni 70 fino al 1 maggio 99. Il giorno della beatificazione di Padre Pio.

AVV: quindi non fu mai battezzato?

BELLINI: Io iniziai a rubare antichità. Con la ‘ndrangheta ho avuto contatti nel periodo in cui fui portato in galera a Prato per l’uccisione di Fabbri Giuseppe negli anni 80. Mio padre è morto nell’88… Quando Vasapollo era in carcere a Prato. Eravamo in cella insieme. Mi ritrovai a uscire in libertà provvisoria.

AVV: ha ucciso qualcuno del clan Dragone?

BELLINI: Per me tutti quelli che mi hanno fatto uccidere sono del clan Dragone, escluso purtroppo Truzzi. Tutti quelli che ho ucciso per conto loro, facevano parte di loro, perché mi dicevano che era diventata una guerra

AVV: ha messo lei la bomba al bar pendolino?

BELLINI: Sì. Non ricordo.. penso che ero da solo

AVV: i mandanti?

BELLINI: Sempre gli stessi

Avvocato Vezzadini per SARCONE GIANLUIGI:

AVV: lei ha parlato di questa mattanza, ha mai saputo che alcuni di questi omicidi, se, alcuni di questi omicidi fossero stati dettati da motivazioni personali?

BELLINI: Quello di Lucano  Domenico… però rientrava perché lui era della contrapposizione. Le dirò di più, perché ero restio verso Domenico temporeggiai un po’. Poi lui mi veniva a cercare da mia madre con delle scuse che non c’entravano in quel momento e allora portai a termine l’azione anche se l’avevo rimandato.

AVV: a proposito di questo Lucano, sa se aveva avuto un litigio con Bonaccio

BELLINI: Per una coltellata che Lucano dette a Bonaccio. Poi che loro l’abbiano mascherata da ‘ndrangheta questo non è un dato da me chiesto.

AVV: Scida le ricorda qualcosa?

BELLINI: Quello di Viadana… l’ordine mi viene perché aveva partecipato all’uccisione di Ruggiero.

AVV: sa se aveva avuto un problema con un parente di Vasapollo?

BELLINI: No

AVV: sa quali furono le motivazioni che portarono all’omicidio di Lagrotteria Paolino?

BELLINI: Perché era stato responsabile della morte del fratello di Nicola Vasapollo e poi perché lavorava per i Ciampà ed era nel gruppo Dragone-Ciampà.

AVV: Sa come avvenne la morte del fratello?

BELLINI: Incendiarono un locale notturno, il fratello era venuto dalla Svizzera da pochi giorni e quello era il sassolino che Vasapollo Nicola si voleva togliere e io ne avevo un altro da togliermi io. Dopo mi fece la proposta di entrare nella ‘ndrina.

AVV: Una morte incidentale?

BELLINI: Mi sembra di ricordare che sbagliò l’uscita e invece di uscire, entrò nei bagni. Morì soffocato dall’incendio.

CARUSO: qual’era questo sassolino?

BELLINI: Io dovevo fare eliminare una persona

CARUSO: L’ha fatta eliminare?

BELLINI: No

CARUSO: Non ha più chiesto di farla eliminare?

BELLINI: No

BELLINI: Noi avevamo un traffico di stupefacenti. Il mio vantaggio era quello stupido… avevo tre possibilità: o ti uccidi, o ti uccidono o collabori.

CARUSO: nel periodo in cui lavorava, quando sceglie di collaborare con costoro? Qual è il movente che consente a costoro…

BELLINI: Purtroppo diventa il ricatto, quel connubbio da cui non ti puoi staccare, se lo fai diventi un uomo morto. Quel fattore che può essere il loro vantaggio o la loro rovina. Quando entri in questo sistema, se sei un ragazzotto ne esci, se no, uno scotto lo devi pagare. In questo caso lo scotto era…

CARUSO: la sua conoscenza della ‘ndrangheta a Reggio Emilia arriva fino all’aprile del 99?

BELLINI: Nel giugno del 99, quella sera che dovevo andare con Vincenzo nel locale del Bonaccio, con i vetri chiusi senza pubblico, sarebbe stata la mia tomba. Avevo già preso la decisione. Se Vasapollo non fosse venuto quella sera, sarei già andato alla DDA di Bologna.

Io avevo fatto delle riflessioni non piccole. Ero in discussione con me stesso. Una sera in autostrada presi un’altra uscita e mi fermai. Sentìì gli stessi odori che avevo sentito quando tentai di uccidere Valerio. Erano gli stessi odori che avevo sentito nella chiesa di Padre Pio quando non ero riuscito ad entrare in chiesa. E poi seppi che quella sera avevano beatificato Padre Pio e questo mi portò….

 

CARUSO: nel maggio/giugno 99 è la sua ultima immagina della criminalità organizzata a Reggio Emilia?

BELLINI: Sì

CARUSO: altri interventi non ne ha?

BELLINI: No, poi ho collaborato

CARUSO: qual’era la situazione in quel momento. I Dragone contro i Vasapollo?

BELLINI: Sì.

CARUSO: sa dirci chi c’era all’interno dei Dragone?

BELLINI: Io non facevo domande. Feci uno scambio di droga, c’era una spartizione di territorio fra i Vasapollo e dei signori. Avevano il dominio nella bassa mantovana.

 

CARUSO: può andare.

ORE 18.23 TERMINA L'UDIENZA.

a cura di: S.N.

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