- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione dell'intera udienza

mercoledì 16 novembre 2016

 

Alle ore 9.00 si è tenuta la prima udienza del procedimento di CATIA SILVA (parte lesa)

nei confronti di DILETTO ALFONSO (già condannato al rito abbreviato a 14 anni, 2 mesi,

20 gg + 3 anni di libertà vigilata), SALVATORE GRANDE ARACRI (figlio di Francesco Grande Aracri e nipote di Nicolino Grande Aracri)

RONDINELLI GIROLAMO e RONDINELLI CARMINE (padre e figlio) e FRIJO SALVATORE.

Qui troverete gli approfondimenti.

 

Ore 9,45 inizia l’udienza PROCESSO AEMILIA

Alla prossima udienza presenzieranno alcuni magistrati dall’estero

Dal carcere de L’Aquila: Bolognino Michele presente.

Da Ascoli Piceno: l’imputato sta arrivando.

 

L’avvocato difensore Cataliotti rinuncia al mandato, assume l’incarico d’ufficio l’avvocato Davoli per l’imputato Costi Omar.

 

Presente in videoconferenza da Ascoli Piceno l’imputato Ursini Mario.

 

CARUSO: Sito riservato in videoconferenza da’ conferma della presenza dell’imputato Pino Giglio?

Viene inquadrata la saletta vuota. Rimaniamo in attesa.

Entrano in saletta l’avvocato difensore Luigi Li Gotti, il collaboratore Giglio Giuseppe e l’ausiliare del penitenziario.

 

PM RONCHI: cominciamo con l’argomento degli incontri che ha avuto a Cutro con Grande Aracri Nicolino. Ha ricordato diversi aspetti e circostanze, le chiedo di ripercorrerli.

GIGLIO: dopo la scarcerazione di Nicolino Grande Aracri è stato chiamato Palmo Vertinelli. Palmo doveva andare nel periodo di agosto da Nicolino e mi chiese se volevo andare con lui. Così ci siamo recati a Cutro.

PM: si riferisce alla scarcerazione nel 2011, la pausa in cui era stato scarcerato. Quindi dice: ad agosto Vertinelli Palmo le chiede di accompagnarlo. Come è andata?

GIGLIO: l’incontro è stato all’entrata di Cutro sulla sinistra c’è la caserma dei carabinieri, era sulla destra in fondo, arrivato la’ abbiamo fatto l’incontro nel magazzino sotto le abitazioni. E’ arrivato Nicolino con Gualtieri Antonio. Mentre Nicolino si appartava con Palmo Vertinelli, io, dopo la presentazione, perché ancora non conoscevo Gualtieri Antonio.. di nome lo conoscevo, aveva una grossa impresa Edil Tetti che aveva fatto grosse costruzioni nella zona di Reggio Emilia. E ci siamo messi a parlare.

CARUSO: Come fu la presentazione? In stile rito da associazione o ordinaria?

GIGLIO: no diciamo che ci siamo stretti la mano, adesso ci arrivo… dopo che hanno finito di parlare Palmo e Nicolino, Nicolino ci disse che se c’erano degli affari o degli investimenti o qualsiasi tipo potevamo rivolgerci a Gualtieri Antonio.
Essendo presente sulla zona di Reggio, avevamo lui come punto di riferimento in un eventuale arresto di Nicolino. Referente era Gualtieri Antonio.

PM: lei ha detto che lo ha conosciuto di persona Gualtieri. Vertinelli Palmo conosceva già Gualtieri.

GIGLIO: lo conosceva già si incontravano nella zona di Reggio e Parma.

PM: il periodo era quello del matrimonio della figlia di Nicolino Grande Aracri

GIGLIO: sì

PM Il motivo dell’incontro fra Palmo e Nicolino?

GIGLIO: riguardava l’intervento a Le Castella (a Isola Capo Rizzuto), Nicolino voleva il 50% per i lavori. Nel periodo estivo come tutti i meridionali scendiamo giù in Calabria. Ero sceso con mia moglie e i figli. Mentre stavamo facendo le ferie in Calabria sono andato a trovare Nicolino con Palmo. Nicolino. Referente era Gualtieri Antonio.

PM: questa vicenda de Le Castella ha una sua storia. Bisogna che lei ci ricostruisca sulla base di quello che ha conosciuto direttamente.

GIGLIO: Palmo fine anni 90 ha partecipato a una asta a Firenze per l’acquisto di questi immobili. Si è trovato concorrente Francesco Grande Aracri con i cugini. Si è svolta l’asta con i rilanci e Palmo Vertinelli si è aggiudicato l’asta e da lì sono iniziati i problemi.

Vertinelli ha partecipato con Natale Talone sapendo che non avrebbe avuto problemi perché di mezzo c’erano gli Arena. In quella zona, Isola Capo Rizzuto, c’è la famiglia Arena.

I due Talone avevano garantito che non ci sarebbero stati problemi con le altre famiglie di ‘ndrangheta.

 

PM: Ha nominato Francesco Grande Aracri e i cugini?

GIGLIO: Sono tre fratelli, Luigi, Salvatore e Francesco che sono cugini di Nicolino Grande Aracri.

PM: Partecipavano il fratello Francesco e i 3 cugini: Luigi, Salvatore e Francesco?

GIGLIO: Sì. Sì chiamano Francesco Grande Aracri tutti e due. Uno è il fratello e uno il cugino.
Luigi mi ha detto che il comportamento di Palmo è stato scorretto. Palmo era stato arrestato per Scacco Matto, nel 2000. Palmo doveva ritirarsi invece aveva rialzato l’asta.
PM: qualche altro episodio prima del 2011 significativo sotto questo punto di vista?

GIGLIO: abbiamo avuto un incontro con la moglie. La moglie di Nicolino Grande Aracri ha mandato a chiamare Palmo. Ho avuto una richiesta da De Luca Salvatore perché gli serviva per quello che riguardava gli avvocati di Nicolino. Abbiamo incontrato la moglie e quando le ho detto che avevo avuto una richiesta mi ha detto che non c’era stata nessuna richiesta. Su Palmo disse che sequestrati gli appartamenti doveva lasciarli lì finchè non usciva Nicolino Grande Aracri. In quel frangente Nicolino era in carcere.

E’ stato il mio primo incontro con la moglie di Nicolino Grande Aracri. Una volta sola l’ho vista.

PM: Sa come quell’acquisto degli immobili, con quale società li ha acquistati Palmo e come sono stati acquistati?

GIGLIO: Palmo ha costituito una società intestata a lui personalmente. Era l’amministratore. Sono stati comprati con un mutuo bancario.

PM: Un mutuo che aveva ottenuto questa società aperta per fare questo acquisto?

GIGLIO: sì

 

Il PM deposita alcuni documenti che riguardano la società di Vertinelli aperta per l’acquisto dell’affare Le Castella.

 

PM: Talone Domenico in questa operazione che fine fa?

GIGLIO: Gli accordi erano che doveva prendere una di queste palazzine, vicino al suo ristorante/albergo.

PM e lo ha fatto?

GIGLIO: ha preso una palazzina che non ha pagato in parte.

PM: a questo proposito produco l’atto di cessione del 27/9/2000 da parte dell’edilizia Vertinelli srl alla società riconducibile a Tolone Domenico e familiari (moglie e figlia) e produco il verbale di sequestro del 21/7/2011 nei confronti di Villirillo Romolo classe 78 che in quell’occasione fu trovata una scrittura privata tra Edilizia Vertinelli e la Bilha srl riguardante la transazione sul pagamento della parte restante dell’immobile. E’ stato trovato un articolo di giornale che si richiama alla vicenda giudiziaria di Palmo Vertinelli e di Scacco Matto e dei rapporti intercorsi con Tolone e Grande Aracri.

PM: fine anni 98, quando Vertinelli Palmo è detenuto per Scacco Matto lei incontra Grande Aracri Luigi. Dopo la scarcerazione di Palmo viene chiamato dalla moglie, poi quando viene scarcerato Nicolino nel 2011 avviene questo incontro. E’ la prima volta che vedeva Nicolino Grande Aracri?

GIGLIO: no lo avevo incontrato da ragazzo, ma erano anni che non lo vedevo, perché era sempre in carcere.

PM: quali indicazioni da’ Nicolino a Palmo in merito agli immobili?

GIGLIO: chiarisco il discorso con la moglie. La moglie ha detto che visto che Palmo era stato assolto dopo il dissequestro, “tieni fermo gli immobili e aspetta Nicolino”. Nel 2011, Nicolino chiese a Palmo il 50% delle proprietà che c’erano a Le Castella. Dando indicazione di rivolgersi a Diletto che avrebbe curato il trasferimento del 50% delle proprietà.

Hanno avuto un incontro Palmo Vertinelli con Diletto Alfonso. Il problema di Diletto era come giustificare il pagamento di quel 50%.

PM come è avvenuto l’incontro con Diletto?

GIGLIO: Tramite Richichi abbiamo rintracciato Diletto il quale è venuto nel piazzale del ristorante del Millefiori.

PM: perché tramite Richichi Andrea?

GIGLIO: perché Diletto non rispondeva a tutte le telefonate. Se lo chiamava Richichi rispondeva. Anche Bolognino lo chiamava tramite Richichi. Perché sapeva di essere intercettato e quindi c’era un numero di Richichi che non era intestato a lui e lo chiamava con quel numero.

PM: tramite Richichi organizzate l’incontro. Avvenuto dove?

GIGLIO: Millefiori. Nel piazzale

PM: chi era presente?

GIGLIO: Palmo Vertinelli, Diletto Alfonso e Richichi. Non ricordo se c’erano altre persone.

PM: Diletto cosa dice? Dovete spiegargli o è informato?

GIGLIO: dice che stava provvedendo a trovare la società a cui trasferirlo.

PM: Diletto aveva un problema per fare l’operazione. Ci spieghi.

GIGLIO: doveva giustificare il pagamento. Tramite il suo commercialista avevano trovato una soluzione. Fare un conferimento della società e trasferire il bene portandolo come capitale sociale e poi abbattendolo per fare uscire la società. Non so quale società aveva trovato. Il conferimento sarebbe avvenuto tramite l’edilizia Vertinelli.

PM: parliamo del bene immobile Le Castella?

GIGLIO: sì

PM: non sa se questa situazione ha avuto uno sbocco?

GIGLIO: no francamente non lo so.

PM: rispetto a questa fase vi sono stati ulteriori incontri fra Nicolino Grande Aracri e Vertinelli Palmo?

GIGLIO: Un altro incontro, dove c’era anche il cugino Gregorio, sotto Natale.

PM: di che anno?

GIGLIO: Fine 2011.

PM: Gregorio. Sa il cognome?

GIGLIO: De Luca Gregorio.

PM: chi è?

GIGLIO: Cugino di Palmo Vertinelli, la moglie è una mezza parente di Nicola Grande Aracri.

PM: come mai interagisce questo soggetto?

GIGLIO: Gregorio abita a Cutro quindi era facilmente raggiungibile per Nicolino Gande Aracri. Sa che Gregorio non è sotto i riflettori della giustizia quindi tramite lui riesce a contattare Palmo Vertinelli.

PM: non era attenzionato dalle forze dell’ordine. Lei di questa circostanza nelle feste di Natale come l’ha saputa?

GIGLIO: L’ho saputa perché eravamo la. Eravamo al mio agriturismo. C’erano Gregorio, Palmo e io. Gregorio ha detto a Palmo che Nicolino lo aveva mandato a chiamare.  Palmo ha detto che il giorno dopo sarebbe andato a Cutro.

PM: in relazione all’affare non sa altro?

GIGLIO: No.

 

PM: nel corso degli interrogatori le abbiamo chiesto, il riferimento è alle intercettazioni del 7/9/2015, di Gualtieri Antonio e Palmo Vertinelli. In relazione a questo lei sa qualcosa?

GIGLIO: no.

PM: Sa qualcosa in merito a somme esterne che Vertinelli ha ricevuto in merito al pagamento de Le Castella fine anni 90?

GIGLIO: se hanno ricevuto dei soldi fuori dai pagamenti regolari?

PM: no se per pagare i Vertinelli hanno ricevuto soldi anche da terzi

GIGLIO: non mi risulta, francamente non lo so

PM: andiamo avanti con gli incontri che ha avuto con Nicolino Grande Aracri

GIGLIO: ho avuto un secondo incontro. Mi viene a trovare Diletto dicendo che Nicolino ci aveva chiamato giù e dovevamo scendere giù. Diletto viene in ufficio da me a Gualtieri. Diletto non mi chiamava anche se doveva fare 10 viaggi. Partiva da Brescello e veniva a Gualtieri anche a costo di non trovarmi.

Mi disse che Grande Aracri ci doveva parlare. Dovevamo scendere giù in Calabria. Diletto mi venne a prendere e siamo andati all’incontro in un ristorante sulla strada che porta  a Catanzaro a Lo Steccato di Cutro sulla destra. Sopra al ristorante in un appartamento. C’era Diletto, Nicolino Grande Aacri e due persone di Reggio Calabria. In quel momento ci proposero delle fideiussioni bancarie sia per la Banca Popolare di Crotone e la Barclays di Reggio Emilia. Erano fideiussioni che venivano agganciate nel circuito e dopo qualche mese dal circuito venivano sganciate.

Servivano per acquistare del materiale, la sua banca la agganciava in qualche modo, le garanzie c’erano, le forniture venivano fatte, ma poi venivano sganciate. In questo modo le fideiussioni non risultavano più nel circuito bancario.

PM: come avveniva?

GIGLIO: Perché c’erano i direttori delle banche che erano d’accordo per fare questo lavoro. Ho detto: “proviamo a guardare” per non dire di no subito.

PM: qual’era l’offerta? Qual’era l’affare? Chi partecipava?

GIGLIO: Nicolino Grande Aracri, Diletto è normale, era sottinteso, e questi di Reggio Calabria e io che dovevo riconoscere un 30%. Erano della famiglia… non ricordo il cognome… erano affiliati alla ‘ndrangheta.

Francamente, saliti a Reggio Emilia dissi a Diletto che non me la sentivo perché rischiavamo una denuncia per truffa. Diletto mi disse che stava guardando perché in quel periodo stava trattando una specie di villaggio, non so cos’era veramente. Stava anche guardando per acquistare del ferro.

PM: lei aderisce o no a quest’affare?

GIGLIO: No, non ho aderito.  Ma poi c’è stato un incontro con i soggetti di Reggio Calabria nel capannone di Bolognino. Avevano proposto a Bolognino la stessa cosa, perché Sergio Bolognino, il fratello, in qualche modo era in questo ambiente, riusciva a gestire le fideiussioni, ma non so se ha preso l’affare.

PM: rispetto al primo incontro che ha collocato nell’agosto del 2011, questo quando avviene?

GIGLIO: Fine 2011 o inizio 2012.

PM: dovremmo passare al terzo e quarto incontro che sono piuttosto articolati non so se vuole continuare o fare una pausa.

GIGLIO: per problemi di salute vorrei fare una pausa.

 

Riprende l’udienza.

PM: procediamo con i successivi incontri avuti con Nicolino Grande Aracri

GIGLIO: Michele Bolognino è venuto a trovarmi dicendo che Grande Aracri è venuto a trovarlo per una situazione in merito a un cinese. Avevamo alcune società dove trattavamo roba di elettronica, io Paolo Pelaggi e Riillo Pasquale

PM: questo cinese?

GIGLIO: Aveva una società, la DGM, in Cina dove Pelaggi Paolo tramite Mike Salwach conosceva questa persona. Abbiamo iniziato a comprare computer e televisori da questa società. Ma all’ultima fornitura di 500.000 euro ci fu l’arresto di Paolo Pelaggi nel giugno 2010 e da lì questa fattura è rimasta aperta. Poi sono stato contattato da  Roberto Turrà e da Valerio Antonio dopo qualche mese e mi dissero che il cinese si era rivolto a Mario Ursini perché bisognava riscuotere il credito.

PM: lei ha raccontato di questi acquisti e cessioni di materiale elettronico fra cui televisori. Che tipo di cessioni? Reali, di falsa fatturazione?

GIGLIO: diciamo che le operazioni con il cinese erano di due tipologie, sia triangolazioni con l’estero perché lui aveva società sparse per tutto il mondo, e sia delle forniture vere. Il cinese ci mandava TV e computer e noi le vendevamo in Italia. Nei centri commerciali.

PM: rispetto alla questione quale tipologia era questa?

GIGLIO: Era un acquisto vero di 520.000 euro.

PM: nel corso di un interrogatorio dell’11 luglio 2016 le abbiamo mostrato uno schema riassuntivo di questa società, la DGM, del cinese. Si ricorda più o meno gli importi di queste fatture che trattano questa cessione reale di televisori?

GIGLIO:  nel dettaglio no, erano più fatture e all’incirca era rimasta una apertura di credito di 520.000 euro

PM: si ricorda a chi erano state emesse le fatture?

GIGLIO:  Alla società Svizzera, a volte alla CDI Technology a volte … un amico di Riillo Pasquale che ha una ditta di trasporti a Viadana, la MB Trading, era Busia Marco.

PM: una prima fattura è stata acquistata, era di 370.000 dalla DGM alla Multi Media Corporation

GIGLIO:  La Multi Media era quella che avevamo in Svizzera, composta da me, Pelaggi, Riillo e Mike.

PM: la fattura è ad oggetto di una TV, conferma?

GIGLIO:  Sì, ci sono state altre fatture che riguardano altri computer tipo Apple con la macchina all’interno dello schermo, al quale all’epoca avevamo regalato all’ispettore Cianflone.

PM: ce n’è un’altra sempre alla Multimedia di computer con gli schermi come la apple. Conferma, di 40.200 euro?

GIGLIO: confermo

PM: in quell’interrogatorio ha indicato una ulteriore fattura

GIGLIO: se non ricordo male le TV sono state sdoganate a Parma dallo stesso Busia a Mario Vulcano

PM: ha fatto riferimento alla società MB Trading. Di chi è questa società?

Di Busia Marco con Vulcano, la gestivano insieme. Non ricordo a chi fosse intestata.

PM: fattura di 330.000 emessa dalla MB Trading alla CDI Technology?

GIGLIO: confermo

Da parte degli avvocati della difesa c’è contestazione in merito a questo modo di interagire poiché si suggerisce la risposta.

PM: cosa è avvenuto successivamente all’arresto di Pelaggi Paolo?

GIGLIO: Si presentarono Turrà e Valerio Antonio dicendo che il cinese si era rivolto a Ursini che appartiene a una famiglia della ‘ndrangheta. E’ una famiglia storica.Da lì avevano iniziato a riscuotere la fattura per conto di Ursini. Cosa che ho fatto presente a Bolognino che era intervenuto in mia difesa. Ma poi Ursini Mario contattò Bolognino, si presentarono in ufficio da me a Gualtieri e Bolognino mi disse:“inizia con qualcosa per far vedere la buona volontà per sanare il debito”. Mi suggerì di cedere un camion per l’importo di 50.000 a Ursini Mario. Così feci. La fattura è stata emessa dalla Trasmoter srl a favore di una società di Reggio Calabria. Attraverso la Papazzoni (pratiche automobilistiche di Reggio Emilia) che è una agenzia di pratiche che fa passaggi di proprietà. Il passaggio è stato fatto lì. Alla fine questo debito era mio, di Riillo e di Paolo Pelaggi.

PM: questo mezzo a chi è andato?

GIGLIO: Sono saliti due persone da giù, mi ero dimenticato il satellitare nel mezzo, e tramite la segretaria l’ha contattato, se non ricordo era un cantiere di calcestruzzo, hanno fatto smontare il satellitare e ce lo hanno rispedito su.

PM: in questo momento non è andato da Nicolino?

GIGLIO: No, stavo raccontando perché dovevo andare. Da lì Mario Ursino si era rivolto a Grande Aracri. Abbiamo preso l’aereo con Bolognino e siamo scesi giù a Lamezia Terme. Il volo è partito da Milano Linate.

Siamo atterrati a Lamezia, ho chiamato Pino Vertinelli che era sceso in macchina, era giù da qualche giorno ed è venuto a prendermi. Doveva portarci al ristorante da me, ma strada facendo, visto che eravamo di passaggio, gli ho chiesto se ci accompagnava fino a Cutro. Eravamo io, Bolognino e Pino Vertinelli.

Fino a Cutro da Nicolino Grande Aracri. Siamo andati, ci siamo visti in una casa vicino a casa del fratello, dell’avvocato, Domenico Grande Aracri che si trova dalla parte opposta di dove abita Nicolino. Nicolino abita all’entrata salendo da Crotone, questo si trova all’uscita.

PM: quindi siete voi tre e dall’altra parte chi incontrate?

GIGLIO: Nicolino Grande Aracri il quale, io mi sono messo in disparte con lui, perché lui ha questo vizio di prendere da parte le persone. Mi disse che dovevo pagare il debito al cinese,perché Mario Ursini era vicino a questa azienda qua. Era vicino alla DGM. In quel momento non avevo soldi, Bolognino mi disse che dovevo prendere i soldi dai nipoti, dai fratelli Gaetano e potevo cedergli il debito. Avevo fatto dei lavori, fra noi ci scambiamo i lavori, con i Muto e gli altri. In quel caso avevo fatto dei lavori per i Gaetano più di 200.000 euro. Erano rimasti fuori circa 180.000. Il grande si chiama Tonio poi c’è Francesco e Pietro Gaetano. Pietro Gaetano ha la nipote di Nicolino Grande Aracri da sposare: ha sposato la figlia del fratello di Grande Aracri Nicolino.

PM: 50 sono andati con il trattore, ora 185.000 Grande Aracri l’ha sistemata così. Non aveva più credito nei confronti di Gaetano.

GIGLIO: era circa il 50% di questa fattura (al cinese)

Finito quello Nicola Grande Aracri mi disse che dovevo cercare di sistemare la posizione quanto prima.

Da lì siamo andati via e poi c’è stato un altro incontro, un quarto incontro.

Bolognino, trascorso qualche mese dopo questo episodio, mi ricontatta dicendo che Nicolino Grande Aracri lo aveva contattato tramite il genero, Belfiore, non ricordo… era fidanzato con la figlia di Nicolino.

 

CARUSO se è possibile dal sito riservato avere una inquadratura centrale

Ausiliare: la telecamera è fissa non si può spostare

- mormorii dagli imputati -

Li Gotti, Giglio e l’ausiliare si spostano all’interno della saletta per essere maggiormente visibili.

 

GIGLIO: Chiesi a Bolognino se potevo evitare il viaggio. Ma non si è potuto evitare e siamo scesi giù. Nel frattempo Bolognino aveva curato l’acquisto di una grossa fornitura di mattonelle,prima di andare giù mi disse, gli possiamo girare le mattonelle e poi la mia posizione con te la mettiamo a posto in un altro momento. Siamo andati giù, abbiamo incontrato Nicolino Grande Aracri e gli abbiamo proposto queste mattonelle.

PM: nel terzo incontro ha detto che è volato da Linate a Lamezia Terme insieme a Bolognino, questa volta come è sceso?

GIGLIO: Mi sono incontrato giù, non siamo andati insieme, eravamo quasi a fine 2012.

Sono sceso con mia moglie.

PM: dove andava lei quando scendeva da sua moglie

A casa mia a Capo Colonna dove ho l’agriturismo.

PM: rispetto al terzo incontro quanto era passato?

Non le saprei dire… dopo l’acquisto delle mattonelle, non erano state ancora ritirate, lì ci possono essere delle date certe. Ritirate dal luogo dove sono state acquistate. La ditta non la ricordo.

 

PM: Chi si era interessato all’operazione?

GIGLIO: Da un fratello di Bolognino che le aveva acquistate. A Bolognino serviva una azienda,sapendo che c’era una azienda di Palmo Vertinelli, gli chiese se potevamo fare questo acquisto. La SECAV era già protestata in alcune banche, c’era una banca che non era stata protestata e mi disse di rivolgermi direttamente a Oppilo che mi ha fornito un blocchetto di assegno e sono stati staccati gli assegni per acquistare queste mattonelle. Il fratello Giuseppe era a conoscenza, ma le società le gestiva Palmo. Giuseppe era a conoscenza di quello che il fratello Palmo faceva. Lui gestiva i cantieri maggiormente.

PM: Rispetto alle quote della SECAV ha nominato Palmo. Giuseppe Vertinelli c’entrava o non c’entrava?

GIGLIO: La società era intestata a Oppido Raffaele ma veniva gestita dai Vertinelli, in particolare da Palmo che gestiva le operazioni.

PM: Oppido Raffaele era intestatario delle quote cosa significa?

GIGLIO: Era un prestanome.

 

GIGLIO: quando uscivo da casa, da Capo Colonna, e sapevo che dovevo andare dagli Arena o dai Grande Aracri spegnevo il cellulare prima di partire.

PM: lo faceva anche in altre occasioni?

GIGLIO: Solo quando andavo dagli Arena o da Nicolino Grande Aracri, ma in quel periodo dagli Arena non ci andavo

PM: tornando all’affare delle mattonelle, Bolognino cosa le propone per estinguere il debito con il cinese?

GIGLIO: Di dare delle mattonelle a Nicolino Grande Aracri, mi disse poi la mia posizione con te e con il fratello l’avremmo sistemata in un secondo momento, gli avremmo ceduto un appartamento più la differenza. Sull’affare delle mattonelle non c’entravo. Quindi gli avrei dovuto riconoscere tutto.

Grande Aracri ha accettato la proposta di Bolognino e le mattonelle se le sarebbero divise con Ursini e da lì capii che la fattura non sarebbe andata al cinese, ma a Grande Aracri e Ursini.

PM: e il cinese che fine fa?

GIGLIO: Non l’ho mai più sentito né visto.

PM: quindi le mattonelle le consegnano a Ursino, non al cinese, ma il cinese non chiede più niente?

GIGLIO: Esattamente. Le mattonelle sono andate a Grande Aracri e una parte a Ursino. Le mattonelle hanno viaggiato attraverso diverse società. Da Cremona nel mio capannone e nel piazzale dove ha il capannone anche Bolognino e poi sono partite per la Calabria. Ci sono stati dei viaggi anche dei fratelli Vertinelli. Ci sono stati più trasporti e più trasportatori.

PM: come si è sistemato con Bolognino Michele per questa situazione che ha anticipato prima, delle mattonelle.

GIGLIO: Ho dato una casa lì a Praticello dove Bolognino ha fatto delle modifiche e così facendo mi ha fatto beccare una denuncia nel comune. Proprietà che dovevo trasferire, ma dovevo terminare un residuo di un mutuo.

PM: che immobile era?

GIGLIO: Era della Giglio srl una palazzina con nove appartamenti giù a Praticello a Gattatico. Non c’è mai stato il passaggio a Bolognino perché c’era da chiudere il mutuo.

PM: Bolognino usava la casa?

GIGLIO: Sì, si è fatto le modifiche e si è trasferito la con là compagna perché era separato dalla moglie.

Avevamo stimato 130.000 il valore della casa, ma era molto di più.

PM: ha detto nove appartamenti a Gattatico. Ha dato altri appartamenti?

GIGLIO: Solo quello intanto. In affitto gliene avevo dato un altro, al pizzaiolo di Bolognino, ma quella casa per me era già di Bolognino, anche se l’avevo io intestata. La società TF srl. Gli è stato dato un altro appartamento al pizzaiolo il quale Bolognino usava per persone che salivano da giù o persone che ospitava in quella casa.

PM: pizzaiolo di quale locale?

GIGLIO: Del locale che aveva acquistato dal Diletto, il bar/pizzeria/ristorante a Parma.

PM: quello menzionato la volta scorsa?

GIGLIO: Sì, quello che gli ha ceduto Diletto.

 

PM: nel corso degli incontri con Nicolino Grande Aracri è stato fatto qualche riferimento a Curcio Domenico?

GIGLIO: Nicolino diceva che aveva avuto degli estratti conti da parte della CDI dove erano arrivati dei soldi e ne era a conoscenza e io è come se: tu mi dici che non hai soldi ma stanno arrivando soldi alla CDI società intestata a Curcio Domenico, mio cognato. Io dissi guarda che sono arrivati dei soldi, ma mio cognato si è preso i soldi e non ce ne sono più. Pensai che Procopio Salvatore gli avesse detto dell’estratto conto, in quanto affiliato dei Grande Aracri. Parliamo di circa 50.000 euro.

PM: faccio riferimento alla conversazione della intercettazione ambientale già trattata dal maresciallo D’Agostino.

 

PM: lei prima ha detto che nel primo incontro con Grande Aracri Nicolino ha conosciuto Gualtieri Antonio

GIGLIO: Gualtieri è stato negli anni un grosso imprenditore su Reggio Emilia fino a quando le banche lo hanno messo a rientro, proprietà che non è riuscito a riprendere perché aveva costruito tanto e andò in fallimento. Nel 2009/2010 ha iniziato un percorso con Nicolino Grande Aracri. Non so se era affiliato, ma era una persona molto vicina, dopo quello che era successo a Villirillo Romolo. Ha preso il suo posto perché Villirillo rubava.

Io non ho mai preso parte direttamente alla fattura con Gualtieri Antonio. So che era nel giro le false fatturazioni, ma le fatture che facevamo erano con Blasco, con Sarcone e con Valerio e con Diletto.

PM: cosa ha saputo quando dice: era nel giro?

GIGLIO: No, sia il Blasco, sia Sarcone accennavano che Gualtieri curava anche le fatturazioni nel contesto della associazione

PM: l’altra volta ha spiegato che occorreva avere capitale in contante per le false fatturazioni. Da questo punto di vista Gualtieri chi era?

GIGLIO: Dopo il rientro delle banche, dopo essersi appoggiato a Nicolino Grande Aracri lui gestiva una parte della liquidità di Nicolino, quindi era nella possibilità di fare operazioni di falsa fatturazione.

PM: vuole sospendere cinque minuti?

CARUSO ce lo chiede Giglio quando vuole fare la pausa.

 

PM: Venendo nel dettaglio a Bolognino Michele. Oggi ha riferito che in alcune occasioni, due certamente, lei è andato da Grande Aracri Nicolino con Bolognino Michele. Le chiedo rispetto alla originaria affiliazione di Bolognino Michele con i Megna, la relazione di Bolognino con i Grande Aracri e con i soggetti che in questa regione hanno creato una associazione legata alla cosca di Cutro. Cosa ci può dire dei rapporti di Bolognino con Grande Aracri?

GIGLIO: Bolognino operava in affari con Blasco, con Diletto, con queste persone. Quando non riusciva a concludere ad arrivare a degli accordi li scavalcava e si recava da Nicolino Grande Aracri. In quanto non essendo affiliato alla famiglia dei Grande Aracri giustamente interloquiva con Nicolino Grande Aracri.

Bolognino aveva acquistato insieme a Stefano Marzano un bar, l’ha gestito per un po’ e poi l’ha ceduto al fratello. Era a Rimini. Fra Rimini e Riccione. Non ricordo il nome, era un bar sul lungomare, in una frazione, c’era la strada e la spiaggia. Il bar lavorava moltissimo.

Bolognino e l’ha ceduto al fratello Franco, fratello di Bolognino Michele. Che ha gestito con la moglie.

E’ entato socio nel ex gatto azzurro, un night club e un altro locale a Baganzola insieme con Loris, non ricordo il cognome. Erano night club. Ha preso le quote dell’Havana a Parma…

Nei night club c’erano anche dei privè. Non ricordo il nome del locale di Baganzola. E’ all’entrata di Baganzola venendo da Parma, sulla sinistra, c’è una farmacia a destra.

PM: Nell’interrogatorio ha detto Duplex

GIGLIO: Confermo. Poi ha preso una discoteca a Parma con Loris

PM: con Loris abbiamo quella di Baganzola, poi?

GIGLIO: Tre: Baganzola, Parma il gatto azzurro e l’Havana sempre a Parma

Tutte attività intestate ad altri nomi non intestate a Bolognino. Tranne l’attività che gestivano i figli che avevano un bar a Parma, prima di avere quello di Diletto. Non le intestava in quando potevano essere facilmente sequestrate. Poi aveva un albergo ristorante a Ravenna di un certo Rocco… Fem… era nella zona di Rimini. Lavorava nel campo delle slot. Era della zona di Reggio Calabria non so esattamente di dove… ROCCO FEMIA!

 

Dal sito riservato mostrano una busta con delle fascette adesive.

Viene chiesta una pausa.

 

Riprende l’udienza.

 

CARUSO: il sito riservato può descrivere di cosa dispone?

Ausiliario dal sito riservato: busta pervenuta dal ministero dell’Interno. Contenenti sei fascicoli fotografici, aspetto istruzioni.

CARUSO: proceda ad aprire la busta e descriva quello che fa in modo che venga messo a verbale. Risulta integra?

Ausiliario: integra. Ci sono delle lettere, fascicolo fotografico composto da 90 foto, di un altro da 70 foto e un altro da 124 foto, altre 43 con diversi fascicoli e un altro di 28 foto. Sono 6 fascicoli fotografici. La lettera di presentazione parla di 6 fascicoli. Sì sono 6. “Dovranno essere presentanti al cancelliere presente nel sito protetto.” Proviene dalla procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna. Data Bologna 4/11/2016

Mi hanno confermato che vi era soltanto questo plico portato qualche giorno fa dal servizio centrale di direzione. Non vi era un altro plico. Nella lettera di presentazione si dice: si trasmette il primo plico di album fotografici.

 

Avvocato della difesa: possiamo operare anche con quell’album, sarà sufficiente che le foto siano mescolate, si staccano si mescolano.

 

CARUSO: può confermare che ci sono solo foto senza nomi?

Ausiliario: confermo

Avvocato della difesa di Bolognino: mi oppongo perché non possiamo controllare personalmente.

Gli avvocati della difesa si associano.

 

PM: Ronchi: leggende legate alla fine degli album non ve ne sono. Neppure i nomi delle fotografie. Vorrei che leggesse l’attestazione della cancelleria, dove si evince che sono le stesse foto. Il fatto che Giglio possa ricordarsi la sequenza di 124+43+28+70 francamente…. Si tratta di soggetti che ha frequentato quotidianamente, la cosa è veramente a chiusura di una situazione, rispetto al dichiarato del collaboratore. L’insieme di queste circostanze mi fa insistere a procedere in questa maniera. Con l’ordine numerico.

 

La Corte si ritira per deliberare.

 

La Corte rientra.

CARUSO: l’assunzione del collaboratore di giustizia a distanza è obbligatoria. La norma stabilisce che tutte le attività processuali si debbano fare a distanza. Gli album che sono stati trasferiti e di cui l’ausiliario garantisce l’integrità verranno mostrate al testimone secondo l’ordine numerico che consenta la successiva associazione della fotografia riconosciuta attraverso una legenda che non è presente nel plico.

 

Subentra un sostituto ausiliario per la pausa pranzo del precedente. Da un vice ispettore all’altro vice ispettore.

Il vice ispettore prende in consegna gli album fotografici di cui detto.

CARUSO sul frontespizio c’è scritto quante foto ci sono in ciascun album

PM: partiamo dall’album da 38 foto, carabinieri di Modena

CARUSO controlli che non ci siano nomi o niente di suggestivo

Vice ispettore: solo foto, nessuna indicazione

 

INIZIA IL RICONOSCIMENTO FOTOGRAFICO DA PARTE DI PINO GIGLIO

Le foto vengono mostrate al collaboratore Pino Giglio

  • SPAGNOLO FRANCESCO

Nipote di Diletto Alfonso, Francesco ha una società di Diletto intestata, faceva delle costruzioni dietro il gatto azzurro (il night club). L’ho conosciuto tramite Diletto, alcune volte mi ha portato anche del contante e ha preso su gli assegni o  il pagamento che dovevo fargli come restituzione.

PM: che affare aveva con Diletto?

GIGLIO: Una operazione di falsa fatturazione. Francesco mi ha portato 30.000 euro, gli ho dato 3 assegni da 11.000 ciascuno, staccati dal blocchetto di mio fratello Giuglio.

GIGLIO: Gli assegni sono finiti nelle mani di Lomonaco Francesco persona fidata di Diletto, assegni intestati alla moglie, abbiamo fatto preliminari per un appartamento, che non abbiamo rogitato, perdendo l’anticipo.

PM: che senso aveva il contratto?

GIGLIO: Di giustificare un eventuale controllo dell’operazione. Lomonaco l’ho conosciuto a Bologna. Mi rimproverava il fatto che mio fratello non aveva firmato il preliminare. Le Forze dell’Ordine avevano trovato il contratto ma non era firmato da mio fratello ma solo da sua moglie.

Non avevo i contanti e ho chiesto a mio fratello di utilizzare il suo conto corrente.

PM: Vi sono i contratti di Cardello Teresa, moglie di Lomonaco Francesco e Giulio Giglio. Tornando a Francesco Spagnolo che rapporti aveva con Diletto?

GIGLIO: Oltre a essere il nipote? Diletto quando si spostava e andava in Calabria, Spagnolo gestiva le operazioni del Diletto. Oltre ad essere un prestanome, aveva la società MB Trading srl che era di Diletto.

PM: passiamo alle successive fotogafie

GIGLIO devo dire anche quelle che non riconosco?

PM: Certo.

GIGLIO: Giglio non riconosce la successiva fotografia

PM: vuole che le dica il soggetto?

Gli avvocati della difesa si oppongono.

 

  • FIGLIA DI BOLOGNINO

GIGLIO: aveva intestato il bar a Parma che gestiva con il fratello. Non ricordo al momento di altre attività intestate.

 

  • PAPA' DI MICHELE BOLOGNINO

l’ho incontrato al mo ristorante, sono andato al funerale della moglie. Bolognino Sergio.

Il collaboratore riconosce Domenico Bolognino, figlio di Michele.

Avevano il bar insieme alla sorella, non ricordo altre società

 

  • FRATELLO DELLA CONVIVENTE DI MICHELE BOLOGNINO

lo chiamavano tutti “Michele” è un rumeno non so il suo vero nome e cognome. La convivente Vrabie… Cristina? Comunque Vrabie di cognome. - VRABIE Carmen (detta Sabrina) -

GIGLIO: Questo Michele gestiva il locale a Baganzola, prendeva le ragazze dove alloggiavano, teneva la cassa, gestiva un po’ gli affari del Bolognino.

PM: lo ha conosciuto?

GIGLIO: Certo. Ci sentivamo anche telefonicamente.

PM: era proprietario di società?

GIGLIO: Non so se aveva società intestate, ma gestiva i locali di Bolognino e teneva delle armi a Parma, prima abitava a Parma. Bolognino gli aveva dato delle armi da tenere a casa sua.

 

  • assomiglia moltissimo a una certa SIMONA

Bolognino era ancora sposato e aveva una storia con questa ragazza che ha preso in affitto il bar di Vertinelli e lo gestiva questa ragazza. Di Vertinelli Palmo. Il bar era intestato, quando lo avevano i Vertinelli… non so francamente a chi fosse intestato. Prima Palmo lo aveva dato in gestione a un'altra ragazza col papà e poi lo aveva dato in gestione a questa. Il bar era Montecchio vicino a Tecnocasa, c’era anche un albergo vicino. So che Bolognino l’ha lasciata e il bar è stato venduto.

 

  • EVA, lavorava in un ristorante di Vertinelli

L’ha conosciuta Bolognino Francesco e poi l’ha sposata. Eva aveva delle quote intestate al bar di Rimini, se ha delle altre non lo so. Il Bar che Bolognino Michele aveva tra Rimini e Riccione. In un secondo momento Michele ha lasciato il bar a Francesco. Ma poi Francesco ha venduto il bar. Francesco ha avuto problemi. Entrando in società con il ristorante di Vertinelli, era appena uscito dal carcere. E’ stato arrestato mentre era al ristorante la seconda volta. Le quote penso che erano intestate alla moglie, Eva.

 

  • BOLOGNINO FRANCESCO

L’ho conosciuto dopo aver conosciuto Bolognino Michele, quando Franco è entrato nella gestione,non nella proprietà, del ristorante. Poi andavo a mangiare lì e l’ho conosciuto. Il rapporto di Franco con Vertinelli, era un rapporto lavorativo.

PM: I Vertinelli conoscono prima Francesco o Michele Bolognino?

GIGLIO: Conoscono prima Bolognino Michele

PM: Quando lo conoscono?

GIGLIO: Quando Bolognino è uscito dal carcere nel 2004/2005 lo hanno conosciuto. La famiglia di Bolognino Michele viveva già a Montecchio.

 

- cognato dei fratelli Vertinelli, FOGGIA DOMENICO, lo chiamano tutti Mimmo

Ha sposato una sorella. Foggia fa sia l’agricoltore con il suo papà e i suoi fratelli e ha una azienda di movimento terra, dei camion, escavatori, ruspe, quant’altro. Foggia è entrato in un consorzio perché Palmo Vertinelli glielo aveva chiesto. Avevano avuto una interdittiva, una azienda di Vertinelli. Palmo negli ultimi anni si era dedicato alle gare pubbliche e partecipava con la sua azienda. Quando ha avuto l’interdittiva ha chiesto al cognato di iscriversi con la sua impresa, quella di Foggia.

PM: la società Opera l’ha mai sentita?

GIGLIO: Sì, ma non so a chi fosse intestata. Palmo operava con questa società.

PM: nell’interrogatorio del marzo 2016 quando le ho chiesto del Consorzio, se anche Vertinelli fosse del consorzio: “il Consorzio Opera, ma non so se era di Vertinelli”

GIGLIO: Non so a chi fosse intestata ma so chi operava.

PM: sa di qualche lavoro fatto da Vertinelli con questo Consorzio?

GIGLIO: Qualche lavoro preso o fatto?

PM: entrambi

GIGLIO: So che avevano preso un lavoro giù a Marina Bay Vertinelli l’avevano dato a Villirillo Romolo ma non erano riusciti a finirlo. C’era già una interdittiva perché avevano perso un lavoro a Isola Capo Rizzuto.

 

  • SANDRINO RUGGIERO

Figlio di Salvatore Ruggero, la mamma è sorella di Salvatore, di Francesco e di Luigi, i cugini di Nicolino Grande Aracri.

PM: I Grande Aracri sono gli zii di Sandrino?

GIGLIO: Sì. Lui ha sempre lavorato con i fratelli Vertinelli, faceva l’autista, lavorava con l’escavatore.

PM: il padre Salvatore

GIGLIO: Anche il padre. Che io sappia non hanno mai fatto gli imprenditori solo i dipendenti.

 

  • LONETTI SERGIO
    Un prestanome. Le società sono mie.

 

  • MAZZOTTI MARIO
    Gli abbiamo trasferito delle società, si muove trovando degli affari, un procacciatore di affari. Le società la TRS la ITS che prima erano di Lonetti Sergio, poi la SERVICE che era di Brugnano Antonio, il piccolo

PM: come faceva i passaggi di quote societarie

GIGLIO:  Mi rivolgevo al dott. Clausi che preparava tutto con il notaio e poi facevamo la cessione delle quote. In alcuni casi le faceva anche lui ma poche volte.

 

  • MACRI' FRANCESCO

L’ho conosciuto quando Loris ha preso in affitto il ristorante di Vertinelli, hanno intestato le quote a questo Macrì Francesco. Gestiva il ristorante Millefiori.

PM: ci parli del ristorante di Montecchio dei Vertinelli.

GIGLIO: è stato nel 2012/2013

PM: cosa sa della vicenda?

GIGLIO: il ristorante inizialmente l’aveva affittato, preso in gestione Loris, che gestiva i locali con Bolognino. Dopo la chiusura del locale gatto azzurro, chiuso per prostituzione, è stato arrestato e gli sono stati dati i domiciliari. E’ successo uno scandalo, perché sono stati coinvolti anche i poliziotti, la questura.

Loris intesta l’azienda a Macrì e Macrì doveva fargli l’assunzione cosa che non è avvenuta.

Quando la moglie di Loris inizia una storia con il pizzaiolo del ristorante, Loris si è ritirato dall’affare. Bolognino è subentrato al posto di Loris. Loris ha ceduto la gestione a Bolognino. Dietro la società di Macrì c’era Bolognino Michele.

PM: Loris è stato arrestato nel 2012, l’attività prende avvio nel giugno del 2012, quindi non capisco

GIGLIO: il locale è stato offerto a Loris e Loris in quel momento non era arrestato, il locale non era chiuso, ci siamo stati. Dopo che Loris ha fatto la trattativa ha preso il ristorante perché Loris aveva già Bolognino in parte, poi ha ceduto la sua parte a Bolognino. La trattativa l’ha fatta Palmo Vertinelli, c’era Loris, Macrì e Bolognino 33% a testa. Quando Loris è stato arrestato ed è venuto a sapere che la moglie aveva una storia, ha fatto un passo indietro e ha ceduto la sua quota a Bolognino.

PM: esce Loris e c’è Bolognino con questo Macrì. Ci sono altri soci?

GIGLIO: Bolognino aveva offerto una quota a Nicolino Grande Aracri.

PM: Come lo ha saputo?

GIGLIO: Dallo stesso Bolognino Michele

PM: Ne avete mai parlato con Nicolino?

GIGLIO: Sì mi disse che il locale andava male perché c’era poca gente

PM: Ne ha mai parlato con Vertinelli?

GIGLIO: Lo ha saputo in un secondo momento. Pino mi ha chiesto se sapevo che c’era veramente Nicolino e io gli dissi di sì. L’avevo saputo da Bolognino e in occasione giù da Grande Aracri.

PM: Con Palmo?

GIGLIO: Non mi ricordo se ne avevo parlato.

PM: in relazione ai pagamenti dell’affitto Palmo le disse qualcosa?

GIGLIO: Che non stavano pagando l’affitto e non sapeva come fare. Sapeva che c’era Grande Aracri e non sapeva come buttarlo fuori

PM: allora ne ha parlato con Palmo di Nicolino?

GIGLIO: Mi disse così.

PM: le disse che non sapeva come fare perché sapeva che c’era Grande Aracri Nicolino, ho capito bene?

GIGLIO: Sì.

 

  • BONAZZI ANDREA

Un dipendente della Giglio srl, un mio dipendente. Era come proposto conto terzi nella Trasmoter. Non si occupava della società, gestiva la logistica e mi guardava alcuni conti correnti di alcune società. Prendeva uno stipendio, ma non tutto dichiarato. Prendeva 2.500 euro al mese

 

  • ZANGARI VALTER

fratello di mia cognata, moglie di Curcio Domenico. Prestanome della Trasmoter, una testa di legno. Prendeva uno stipendio mensile.

 

  • OPPIDO RAFFAELE
    Prestanome della SECAV.

 

  • TONELLI LORIS
    proprietario dei locali night club.

 

PM: l’album è terminato

CARUSO sospendiamo l’udienza riprende alle 15.

 

15.15 RIPRENDE L’UDIENZA

 

Vezzadini Stefano, avvocato della difesa di Sarcone Gianluigi, deposita alcune conversazioni telefoniche, che riguardano fra l’altro la vicenda Sorbolo e l’indagine Idra. Si parla di moltissime conversazioni.

CARUSO: è palese che ci possano essere migliaia di telefonate innocenti

Avv. Vezzadini: possiamo filtrare alcune telefonate che per noi risultano assolutamente fondamentali

Discussione fra il PM Mescolini e l’avvocato Vezzadini.

Caruso rivolto agli avvocati della difesa:

CARUSO: il materiale probatorio è infinito. Se ci sono alcune conversazioni ditelo.

Malumori da parte degli imputati. Caruso li riprende.

PM Mescolini: almeno ci dica che cosa intende provare (rivolto all’avvocato Vezzadini)

PM Mescolini: se l’avvocato mi dice che sono decisive per la sua difesa…

CARUSO: soddisfi la curiosità di Mescolini

Viene scollegato il sito riservato su richiesta dell’avvocato della difesa.

Avvocato Vezzadini: si tratta di un gruppo di conversazioni che riguardano l’affare Sorbolo e un gruppo che riteniamo indispensabile dove si evince che la persona offesa non sia affatto vittima di estorsione e al capo 84 che quella cessione di quote di alcune società che sono menzionate, ma si ricava dalle conversazioni su precisa volontà del soggetto Falbo. Un gruppo riferibili al capo 83. Vogliamo provare attraverso queste conversazioni intercorse fa Gianluigi Sarcone e altri soggetti che Gianluigi interviene nell’esclusivo interesse familiare. Vi è un altro gruppo di conversazioni legato alle posizioni politiche, abbiamo fatto fatica a capitolarle alle questioni politiche, conversazioni che possono spiegare le ragioni per cui Gianluigi Sarcone prese posizione mediaticamente su alcune aziende cutresi, attraverso l’intervista rilasciata al Resto del Carlino e all’intervista televisiva tenuta nel 2012. Vi sono sempre altre conversazioni dove si evincono le ragioni per cui Gianluigi fu presente alla famosa cena del 2012 dove era presente Pagliani. Vi è una parte di intercettazioni che è orientata ai rapporti fra Nicolino e Gianluigi Sarcone e a sottolineare la lontananza di Gianluigi dal fratello e Nicolino. Vi è una parte che riguarda la vicenda IDRA.

 

CARUSO: possiamo fare il collegamento?

Viene ristabilito il collegamento con la saletta riservata.

 

Il pubblico magistrato Ronchi da atto numericamente delle foto riconosciute da Giglio.

PM RONCHI: alcune precisazioni. Prima le ho chiesto, interrogatorio 13 giugno 2016, le ho chiesto se aveva parlato con Pino Vertinelli sulla presenza di Nicolino nelle quote del ristorante. Lei ha detto che non si ricordava da chi Pino lo avesse saputo. Le rifaccio la domanda

GIGLIO: Dallo stesso Bolognino.

PM: Vertinelli le disse che lo aveva saputo da Bolognino, è corretto?

GIGLIO: Sì

PM: questo discorso con Vertinelli Pino quando avviene? Il primo incontro dove c’era Bolognino è avvenuto i primi mesi del 2012?

GIGLIO: Penso sia avvenuto prima che è venuto a prendermi in aereoporto e dopo l’ha saputo Pino Vertinelli

PM: all’inaugurazione del ristorante nella gestione Cenacolo, chi è stato invitato?

GIGLIO: Sono stati invitati sia Sarcone Nicolino, poi Lamanna, Diletto, più di qualcuno. Anche io. Non ci sono andato io. Mio fratello Giulio, ma non so se ci sia andato. Anche i Vertinelli.

PM: da chi lo ha saputo?

GIGLIO: Da Bolognino. In questo momento non ricordo altro.

PM: In merito a una foto da lei riconosciuta, alla visione di quella fotografia ha detto: “è il padre di Bolognino Michele”. Le è stato detto che si tratta della foto di Sorour Abdel Hamid Fathi lei sa chi sia questo soggetto?

GIGLIO: Quello a cui è intestato il bar dell’Ariete. Assomiglia al padre di Bolognino. L’ho incontrato al bar L’Ariete, me lo ha presentato Bolognino. Mi disse che stava bene economicamente e che aveva il bar intestato.

PM: ci può dire dov’era il Bar di Parma intestato ai figli di Bolognino?

GIGLIO: Non ricordo il nome, c’era un salumiere, una gelateria, era di fronte all’ufficio che avevo.

PM: l’acquisto delle quote chi l’ha operata, il padre o i figli?

GIGLIO: I figli non conoscevano il proprietario, lo ha fatto il papà, ha messo anche i soldi. Per una parte, il resto era mensile. C’erano delle rate. Michele si lamentava che non riuscivano a pagarle con le entrate del bar e doveva pagarle lui

PM: questo egiziano di cui abbiamo parlato sapeva chi era Bolognino Michele e chi era Diletto Alfonso

Sapeva chi erano perché assisteva a diverse riunioni che si tenevano al bar Ariete.

PM: Tipo la controversia fra Blasco e Valerio?

GIGLIO: Una delle tante.

PM: Era un luogo dove vi incontravate?

GIGLIO: Sì e dove Michele si incontrava con altre persone.

PM: con quali?

GIGLIO: Con Mario Megna, nipote di Domenico Megna, con Diletto, con Valerio, con Blasco…

PM: con riferimento a Ruggiero Sandrino, il cui padre è Salvatore, ci ha spiegato la parentela con i Grande Aracri. Ci può riferire di un episodio che ha riguardato i Vertinelli, questo Sandrino e i Grande Aracri?

GIGLIO: Sandrino è anche figlioccio di Palmo, non so se l’ha battezzato o cresimato. Sandrino è andato a lavorare con gli zii, l’hanno preso a lavorare per un certo periodo. Palmo e Sandrino avevano litigato, Palmo c’era rimasto male perché gli zii di Sandrino non lo avevano chiamato. Io sono andato a parlare con Palmo. Chiarita la cosa, Sandrino è tornato a lavorare con Palmo. C’è stato un incontro con Grande Aracri Luigi negli uffici di Palmo. Erano presenti, io, Palmo e Grande Aracri Luigi. Alla fine dell’incontro Sandrino è tornato da Palmo Vertinelli.

 

PM: Stamattina ha parlato di Valter della Trasmoter.

GIGLIO: Con Valter dall’inizio sono stato chiaro, che dovevano essere fatte delle fatturazioni e lui doveva percepire lo stipendio senza andare a visionare di quanto la società facesse. O fatturavo 100 o 200 per lui non doveva essere un problema.

PM: Valter era informato che c’erano gli ‘ndranghetisti?

GIGLIO: Francamente no. Sapeva solo delle fatturazioni inesistenti. Non sapeva neanche a chi venissero fatte.

PM: Frequentava la sua ditta Zagari?

GIGLIO: Solo se c’era bisogno, altrimenti no. Io avevo i blocchetti degli assegni e non avevo necessità di vederlo tuti i giorni.

PM: In queste occasioni lui ha mai visto chi veniva del sodalizio?

GIGLIO: Probabilmente avrà incontrato qualcuno. C’è stato un periodo dove Floro Vito Gianni chiamava direttamente Valter sul conto della Trasmoter con la tessera della posta, dietro prenotazioni.

PM: Valter come lo aveva trovato?

GIGLIO: E’ di Crotone, scendeva giù, è il fratello di mia cognata.

PM: Valter è di Crotone?

GIGLIO: Non so se è nato la’ ma i genitori sono di Crotone e tutti gli anni scendeva a Crotone in ferie.

PM: direttamente conosceva altri soggetti del suo gruppo?

GIGLIO: I punti di riferimento per lui erano o la mia segretaria, a volte, Andrea o io. Oppure Floro Vito Gianni in quel periodo.

PM: a proposito della Trasmoter ci vuole riferire dell’operazione riguardante la casa di Colacino Michele?

GIGLIO: Avendo avuto l’interdittiva la paura era che gli potessero sequestrare la casa e alcuni camion. Ho messo a disposizione la Trasmoter dove Colacino ha fatto trasferimento di proprietà. Sono stati fatti passaggi di proprietà. Dalla moglie di Colacino. Michele Colacino ha trasferito la proprietà alla Trasmoter, la Trasmoter ha dato degli assegni a Colacino, Colacino ha dato contanti a me. Assegni che poi Colacino ha incassato. Tramite il casinò lui ha riavuto i soldi. Per non fargli il passaggio direttamente al costruttore ha fatto come se il costruttore acquistasse la casa e quel costruttore ha venduto la casa alla moglie di Colacino.

PM: l’acquirente della casa ceduto dalla Trasmoter è lo stesso presso cui la moglie di Colacino ha acquistato l’immobile. Gli immobili dov’erano?

GIGLIO: Non l’ho mai vista. E’ passata attraverso la Trasmoter, è una villetta a Montecchio Emilia…

 

PM: lei non ha riconosciuto Gerace Gennaro, cosa che non aveva fatto negli altri interrogatori. Sa chi sia?

GIGLIO: Gerace ne conosco tanti anche Gennaro. Tantissimi.

 

PM: Tonelli Loris. Sapeva le attività di Bolognino e il gruppo che ha avuto a che fare con Vertinelli, con Giglio. Sapeva chi foste tutti voi?

GIGLIO: Sì  perché Bolognino gli ha risolto dei problemi. Nei locali di quel genere capitano albanesi, gente di Cutro, da tutte le parti. Sapeva benissimo chi fosse Bolognino.

 

Il Pubblico Magistrato Ronchi consegna alla Corte il contratto di vendita della Trasmoter e il contratto tra la Trasmoter e Misuraca in merito alle case di Colacino Michele.

PM: Lei prima ha descritto l’operazione sulla casa di Colacino Michele. E i camion?

GIGLIO: Dopo l’interdittiva Colacino era preoccupato per il sequestro dei camion. Mi ha chiesto nello stesso periodo di poterli intestare alla Trasmoter che poi li avrebbe girati da società da lui indicati. Quindi è stata fatta una fittizia vendita per quanto riguardava i camion.

PM: Questa operazione ha riguardato chi?

GIGLIO: Floro Vito Gianni e Lamanna che erano vicini a Colacino

 

PM: alcune circostanze prima di cambiare album, quando Grande Aracri Nicolino le fece un cenno a Bolognino di come stesse andando il ristorante, questo in quale delle due occasioni lo ha detto?

GIGLIO: Francamente glielo ha chiesto tutte e due le volte come andava il ristorante. Lo ha chiesto al Bolognino.

PM: Bolognino cosa le disse in merito al coinvolgimento di Nicolino Grande Aracri?

GIGLIO: Ha investito, ma non ricordo la cifra.

PM: con riferimento a Lonetti Sergio lui era consapevole nel gruppo di cui stava lavorando?

GIGLIO: Inizialmente non sapeva, ma quando c’è stato il compromesso con Blasco ne è venuto a conoscenza.

PM: quando c’è stato il compromesso con Blasco. Ci spieghi

GIGLIO: Quando Martino è stato fermato dalla questura di Crotone dove gli hanno trovato gli assegni , Martino ha fatto presente al Blasco della situazione e si è dovuto trovare un modo per giustificare gli assegni.  Si giustificava una vendita dalla ITS e la TRS srl.

(VEDI UDIENZA 11 NOVEMBRE)

 

PM: Macrì Francesco che rapporti aveva con Bolognino Michele?

GIGLIO: Era a sua disposizione a tutti gli effetti. Sapeva delle riunioni, delle persone che incontrava al ristorante.

 

Breve pausa prima di passare al prossimo album fotografico.

PM RONCHI: Tornando all’operazione Le Castella ha avuto notizia dell’intevento di Vertinelli?

GIGLIO: L’ho saputo da Giuseppe Vertinelli. Una certa Patrizia voleva prendere in affitto per ospitare con collaborazione con un Hotel Club, un vilaggio turistico lì vicino, voleva una palazzina in affitto. Era un fine anno, dopo l’epifania siamo saliti in Emilia, Pino mi chiese di scendere giù perché avevano chiesto questa palazzina.

PM: l’affitto c’è stato?

GIGLIO: So che la trattativa c’è stata. Pino e Palmo Vertinelli sono scesi giù.

PM: I Vertinelli avevano in trattativa degli affitti. Che parte avevano rispetto all’immobile?

GIGLIO: Era una palazzina terminata, le altre case non erano terminate. Era in una via, scendendo verso il castello a metà strada in una via a sinistra. Le altre affacciavano sul porto.

PM: per porto intende mare?

GIGLIO: Affacciavano sia sul porto che sul mare, avevano una veduta diversa da questa palazzina.

PM: lei stamattina ha detto che Talone aveva preso la parte vicino al suo Hotel.

GIGLIO: Erano sparsi nelle Castella, uno vicino al ristorante/albergo di Talone le altre spostate verso il mare.

PM: la parte a cui era interessato Nicolino Grande Aracri?

GIGLIO: Quelle affacciate verso il porto.

PM: Grande Aracri Nicolino ha mandato a chiamare Vertinelli nel 2011, gli Arena?

GIGLIO: Gli Arena volevano anche loro la sua parte.

PM: Quando lei ha fatto questo discorso con quale Arena?

GIGLIO: Con Pino Arena. Ne ho parlato sia dopo l’uccisione del fratello di Pino, sia più avanti, perché aveva chiesto un incontro con Palmo Vertinelli, ma Palmo non l’ha mai voluto incontrare.

PM: Invece nel 2011 va da Grande Aracri con lei

GIGLIO: Sì.

PM: che fratello aveva perso Pino Arena?

GIGLIO: Francesco Arena, ucciso in un bar a Isola di Capo Rizzuto, un agguato. Inizio anni 2000 non ricordo l’anno esatto.

PM: l’operazione di Le Castella era già avvenuta?

GIGLIO: Sì dopo l’acquisto.

PM: Cosa le ha detto Pino Arena?

GIGLIO: Che il fratello era morto proprio per Le Castella, aveva avuto qualche discordia con Nicolino, penso io. Non è stato molto chiaro

PM: la richiesta avviene subito dopo la morte di Arena Franco o successivamente?

GIGLIO: Viene successivamente, dopo che Palmo Vertinelli era uscito dal carcere, 2003/2004.

PM: lei ci ha detto questa stamattina che quando Vertinelli Palmo esce dal carcere, lei si reca con Vertinelli Palmo dalla moglie di Nicolino Grande Aracri.

GIGLIO: Sì

PM: questa richiesta la riesce a collocare prima o dopo quando vi siete recati dalla moglie?

GIGLIO: Non riesco a collocarla

Viene mostrato un altro album fotografico al collaboratore Pino Giglio. L’album con 28 foto (11 luglio 2016 carabinieri di Modena).

  • la compagna di Michele Bolognino (VRABIE CARMEN detta Sabrina)
    Aveva intestata una azienda, la Vrabie, che portava lo stesso cognome, che il Bolognino operava.

PM: ha avuto a che fare con questa società?

GIGLIO: Sì, qualche operazione.

PM: è il fratello di questa donna quello che stamattina ha chiamato Michele?

GIGLIO: Sì

PM: Lei sa se nel locale Duplex di Baganzola c’era anche Loris?

GIGLIO: Avevano il 50 e 50.

 

  • BRAMANTE CARMINE

cognato di Vertinelli Palmo. Non so se è intestatario di qualche società.

 

  • PAPA' DI BOLOGNINO MICHELE

PM: lei l’ha già riconosciuto in un'altra foto

GIGLIO: Ho dei problemi sulle foto, se si ricorda non ho riconosciuto mio cugino carnale….

PM: lei sa se suo papà è intestatario di quote

GIGLIO: Non lo so, ma era possibile, Michele usava tutta la famiglia che era a disposizione di Bolognino.

 

  • cognato di Vertinelli. ANTONO (inc)
    Ha sposato una sorella dei fratelli Vertinelli.

 

  • socio della impresa Vertinelli (SALVATI LUIGI)
    E’ un ragazzo che viene da una zona dopo Crotone. E’ un socio lavoratore, ha una quota nella società e ci lavora. Altro non è. E’ muratore, è presente sui cantieri. Lo conosco bene, ma mi sfugge il nome. Gigino… non ricordo il cognome, non è il suo vero nome, credo sia Luigi.

PM: chi erano i soci dell’impresa Vertinelli?

GIGLIO: Questo, i due cognati di Vertinelli, Vertinelli Pino se non sbaglio, penso anche il figlio Antonio, non li so tutti. Non mi ero interessato su come erano divise le quote.

PM: le risulta quindi che questo Gigino abbia conferito la propria attività lavorativa a società?

GIGLIO: Non lo so, Gigino è con Vertinelli da una quindicina di anni anche di più. I cognati, i soci hanno avuto sempre le quote e lavoravano nella società a che titolo non lo so.

PM: nell’impresa Vertinelli Salvati Luigi è il nome. Questo Salvati entra nella compagine societaria formalmente nel 2000 e al 50%, nell’altro 50% c’era Gaetano. Lei sa se ha conferito somme di denaro Salvati Luigi?

C’è opposizione da parte della difesa: non può ricordare le date

 

PM: lei sa se ha fatto conferimenti durante la sua compagine societaria?

GIGLIO: Non ne sono a conoscenza. L’impresa Vertinelli era una SNC poi Vertinelli, quando ha scelto di scendere giù, si è trovato dei soci perché voleva trasferirsi giù. Non so se ha ceduto le quote. In quel momento è partita la società impresa Vertinelli con i soci e con gli altri.

PM: in quale momento entra Vertinelli?

GIGLIO: Non lo so

PM: Chi è Valerio Gaetano?

GIGLIO: E’ l’altro cognato di Vertinelli, ha sposato un’altra sorella

PM: Valerio Gaetano ha altre parentele?

GIGLIO: E’ fratello di Valerio Antonio di cui abbiamo parlato in questi giorni (udienza 11 novembre) che ha sposato una sorella dei Vertinelli

PM: Luigi cosa faceva?

GIGLIO: Lo incontravo in ufficio e sapevo che era un socio dell’impresa

PM: Quando dice socio, proprietario delle quote?

GIGLIO: Non so come erano divise le quote dell’impresa. So che era un consorzio e so che lavorava, come lavoravano gli altri cognati. Palmo Vertinelli con Pino Vertinelli lo hanno proprio messo socio. Ma non so le quote. Non penso sia un prestanome.

PM: risulta dalla documentazione fiscali che Luigi Salvato non ha mai versato in quindici anni, ma ha solo dichiarato come dipendente.

GIGLIO: Gli utili venivano reinvestiti nella società, da qualche parte dovevano andare

PM: Senza dubbio, ma lei mi ha detto che prendeva gli utili

GIGLIO: Loro prendevano lo stipendio e 5000 euro sia a luglio sia a dicembre.

PM: quindi c’erano Valerio Gaetano, Salvati Luigi..

GIGLIO: Vittorio di Crotone…

PM: quindi i Vertinelli non avevano quote nell’impresa?

GIGLIO: Io sapevo che ne avevano… io non conosco i particolari, non posso risponderle con esattezza

PM: i Vertinelli Pino e Palmo sono soci o no dell’impresa?

GIGLIO: Come soci effettivi? Sono a conoscenza che Pino e Palmo sono soci dell’impresa di come lo siano non ne sono a conoscenza. Controllano la società ma non so se sono soci effettivi.

  • GIOVANNA SCHETTINI, moglie di Vertinelli Giuseppe

PM: I soldi per fare gli investimenti chi li ha messi?

GIGLIO: Hanno realizzato il ristorante, i soldi li anticipava l’impresa

PM: nell’interrogatorio del 12 luglio ha riferito una circostanza alle intestazioni alle mogli, qual è la finalità?

GIGLIO: Anche io ho intestato a mia moglie. Non c’è finalità…

PM: Lei disse: “noi le intestiamo alle mogli per salvaguardare le proprietà”

GIGLIO: Anche io le ho intestate quando sono entrato in difficoltà economica per non avere un procedimento pignorativo.

 

  • CARLO detto Carletto, il nipote di Vertinelli Palmo e Pino.
    Non ricordo il cognome, Carlo. Ha sposato la figlia di Antonio di cui parlavamo prima. Aveva la Coopservice intestata poi l’ha ceduta. Non era proprietario effettivo. La società era gestita da Palmo Vertinelli. Lavorava per i Vertinelli tramite la Coopservice.

PM: lei disse: “lui faceva il muratore, lavorava con i Vertinelli”

GIGLIO: Lavorava tramite la Coopservice con l’impresa Vertinelli. Non ricordo il cognome.

 

  • VALERIO GAETANO

altro cognato dei Vertinelli, fratello di Valerio Antonio

PM: sapeva dell’attività del fratello?

GIGLIO: Al contrario del fratello, non voleva sapere nulla del fratello. Aveva un bar in centro a Reggio Emilia, hanno litigato e non si parlavano più. L’ho saputo dallo stesso Antonio.

 

  • MUTO VITO

viene da Isola Capo Rizzuto, molto vicino agli Arena, faceva il trasportatore era agli arresti domiciliari.

PM: l’ha conosciuto?

GIGLIO: Minimo da venti anni. Aveva diverse società, una intestata alla moglie, delle società con Michele Pugliese, anche con Muto Antonio, Muto Salvatore.

PM: che parentela ha?

GIGLIO: E’ il cugino di Muto Antonio figlio di Benito e Salvatore figlio di Gerardo, classe 61 e 69.

 

  • GERACE GENNARO

L’ho incontrato per l’affare di Marina Bay che poi ha chiuso l’affare Diletto (udienza 11 novembre) è il cognato di Diletto.

PM: cosa c’entrava nella questione di Marina Bay?

GIGLIO: Fittiziamente Diletto gli ha intestato le quote

PM: nell’affare dove è stato estromesso?

GIGLIO: Sì

 

PM: prendiamo atto che non ha riconosciuto BELLINI PAOLO

GIGLIO: Ne ho sentito parlare

PM: Da chi?

GIGLIO: Da Nicolino Sarcone, Valerio, Blasco. Era un soggetto vicino ai cutresi all’epoca, parliamo fine anni 90.

PM: in particolare vicino a chi?

GIGLIO: Con Valerio Antonio, ma anche Nicolino Sarcone

 

Viene richiesta una pausa da Pino Giglio.

PM: Colacino Michele. Le chiedo di parlarne

GIGLIO: Il papà di Michele è salito anni fa, Michele ha preso il posto del padre nella Transcoop. Inizia il rapporto vicino a Lamanna, conosce Nicolino Sarcone e tutti gli altri. Diverse riunioni sono state fatte nell’ufficio di Colacino Michele, con Nicolino Sarcone, Lamanna Francesco. Io non c’ero. Me l’ha raccontato Giuseppe Floro Vito. Michele lavorava con la Transcoop, ma l’ufficio era arredato fuori dalla Transcoop.

Giuseppe Floro Vito fece un commento, date le riunioni con Lamanna, con Sarcone, “non era una sorpresa l’interdittiva”. Poi c’era anche Villirillo Romolo erano anche amici.

PM: il motivo per cui Colacino Michele lavorava tramite la Transcoop?

GIGLIO: Dietro la Transcoop. Si mette uno scudo fra i lavori pubblici e chi lavora, anche se poi non è la Transcoop.

PM: Scudo inteso come schermo che non consente di vedere chi c’è al di là della Transcoop

GIGLIO: Sì, sia per le autorizzazioni e tutto, anche per i certificati antimafia.

PM: quindi questo è uno dei vantaggi di cui usufruiva Colacino

GIGLIO: Ci sono molte convenienze per cui conviene lavorare per conto dei Consorzi.

PM: rispetto alle false fatturazioni, vi sono stati attività di questo genere fra Colacino e la Transcoop?

GIGLIO: Colacino mi ha riferito di fatture gonfiate

PM: superfatturazioni

GIGLIO: Esattamente. Se ne facevano 10, fatturavano 15 e 5 ritornavano alla Transcoop

Quando ha avuto l’interdittiva il presidente della Transcoop ha parlato male di Colacino, lui ha avuto un momento di rabbia: “se parlerei io, alla Transcoop avrebbero dei problemi”.

 

GIGLIO: Io ho conosciuto BIANCHINI AUGUSTO nel 2004/2006, lavoravo con l’impresa Baraldi, conoscendo Bianchini che stava facendo un bel lavoro nella zona di Mirandola. Mi chiese del materiale, da lì è cominciata una conoscenza. Il figlio Alessandro si occupava anche lui di cantieri e quant’altro.
Negli anni iniziamo a lavorare, Bianchini prova un po’ di simpatia e di fiducia dopo qualche anno e mi chiese delle fatture per operazioni inesistenti perché aveva necessità perché lavorava pochissimo con i privati, lavorava più col pubblico. Gli servivano dei contanti. Per pagare funzionari e i politici. Per i lavori che prendeva, doveva pagare le persone che gli permettevano di aggiudicarsi il lavoro.

“PER PRENDERE IL LAVORO BISOGNAVA OLIARE”.

Abbiamo iniziato con la superfatturazione, magari facevo 50.000 e fatturavo 100.000 a volte con operazioni inesistenti.

PM: con quali società ha operato?

GIGLIO: Con la SICE, con la Transmoter, un po’ di società… A volte dividevo l’importo fra due società.

PM: quindi: Sice, Comtel, Bimoter e Transmoter…  La Giglio srl operava diversamente?

GIGLIO: Era la società madre, prendeva i lavori e affrontava i pagamenti a 120/150/190 giorni perché aveva una forza di affidamenti bancari fuori dal comune. Avevo possibilità di scontare le fatture con una certa facilità. Usavo queste società per fatturazioni inesistenti.
PM: con la Giglio superfatturazioni un po’ reale un po’ maggiorato ne faceva?

GIGLIO: Con la Giglio non operazioni inesistenti, di superfatturazioni sì. Se avevo fatto 50.000 e serviva una fattura da 60/70.000 euro la facevo.

 PM: andiamo avanti con Bianchini

GIGLIO: Lo portiamo avanti questo tipo di attività, nel 2008 Bianchini andò in difficoltà economica perché gli ho fatto diversi centinaia di mila euro di valori, quando il Bianchini inizia a farmi degli insoluti, che mi sono portato avanti per qualche tempo, poi ho iniziato a fare degli atti legali, ho preso materiali che sono andati a Sorbolo. Poi ho avuto degli assegni mensili che io incassavo fino all’ultimo centesimo. Siamo arrivati fino al 2009 inizio 2010. Saldato il debito iniziò a richiamarmi sia per le fatturazioni sia per dei lavori. Ho iniziato con una piccola fornitura.

Bianchini mi chiama dicendo che aveva un problema: alcune persone di giù degli albanesi gli hanno fatto delle fatture inesistenti, il figlio Alessandro in buona fede gli fece l’assegno e i soldi non li aveva avuti. A Bianchini gli aveva dato fastidio e voleva recuperare i soldi.

Io chiamai Bolognino che si era preso l’impegno di recuperare i soldi. Ha chiamato sia Diletto, sia Blasco, sia Valerio. Soldi che hanno recuperato, hanno preso una vettura che è stata venduta per recuperare i soldi a Bianchini.

PM: ci descriva i vari passaggi della vicenda lei cosa fa?

GIGLIO: Chiamo Bolognino Michele. Gli faccio conoscere Bianchini, dove Bolognino si è preso l’impegno di recuperare i soldi 25/30.000 euro. L’incontro avviene nel mio ufficio a Gualtieri, c’era Bianchini Augusto, Diletto, Bolognino. Il problema l’aveva creato Alessandro, ma il papà si era intestardito perché questi soggetti gli avevano fatto delle minacce per telefono.

PM: cosa viene detto in quel momento?

GIGLIO: Spiega Bianchini Augusto che problema ha avuto e come lo ha avuto e Bolognino si è preso l’incarico con Diletto di riavere i soldi.

PM: cosa viene detto a Bianchini Augusto, chi sono questi soggetti come vengono presentati?

GIGLIO: Come soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta e gli unici che potevano risolvere il problema

Diletto e Bolognino chiamano Blasco per fissare un appuntamento con la persona… non ricordo il nome.

PM: ha parlato di albanesi, c’erano anche italiani?

GIGLIO: Di Cutro.

PM: come si sono comportati Diletto, Bolognino, Blasco?

GIGLIO: L’ho saputo da Bolognino, da Diletto e da Blasco che hanno recuperato i soldi e a Bianchini non hanno richiesto nulla perché in cambio gli avrebbe dato dei lavori

PM: recuperano soldi e una autovettura?

GIGLIO: Sì

PM: vi è stato un ulteriore incontro dopo il recupero?

GIGLIO: Sì certo. Con Bolognino non si sono visti più da me, è andato a trovarlo con Diletto e Blasco in azienda da Bianchini.

Bianchini all’inizio ha cercato di contattare questo soggetto, l’albanese, quando l’ha contattato, queste persone, hanno minacciato Bianchini dicendo di non telefonare più perché i soldi non glieli avrebbero mai dati. Bianchini sapendo che sono calabrese mi ha contattato per chiedermi se conoscevo qualcuno in grado di recuperare i soldi. Facendo riferimento alle minacce.

Avendo questo rapporto con me di operazioni inesistenti ero l’unica persona più vicina che lui conoscesse… lui non conosceva nessuno in grado di portargli a casa i soldi. Bianchini è una persona del nord e non conosce tanti calabresi, Bianchini conosce tante persone del nord, conosceva bene me e mi disse “conosci qualcuno che sia in grado di recuperare”?

CARUSO: con quali modalità?

GIGLIO: Gli disse a Bolognino che voleva la soddisfazione di portare a casa questi soldi visto il comportamento di questi soggetti, qualsiasi sistema si fosse utilizzato non gli interessava. Ma non per la cifra, per tutto quello che era successo perché avevano approfittato dei figlio e perché lo avevano minacciato.

CARUSO: Bianchini sapeva, Bolognino, Diletto, Blasco che modalità avrebbero usato?

GIGLIO: Quando Bianchini si è rivolto a me, gli dissi: “guardi che ricorreranno alla forza”. Lui disse non ha importanza, purchè capiscano l’errore che hanno fatto.

CARUSO: gliel’aveva detto che erano persone che…

GIGLIO: Certo. Prima di chiamarlo gli ho detto chi erano e quando gli ho fatto la presentazione sapeva benissimo chi stava conoscendo in quel momento.

CARUSO: come è andata la vicenda?

GIGLIO: So che poi alla fine sono andati Blasco con Valerio, mi ha detto Bolognino, hanno avuto anche un incontro con Bolognino. Gli hanno dato una macchina più soldi. Quanti soldi non lo so. Bianchini li ha ringraziato per quello che avevano fatto.

CARUSO: il tipo di richiesta e il modo come si sono rivolti al soggetto che aveva tenuto i soldi?

GIGLIO: No, francamente Bolognino mi disse che sono andati giù pesanti, ma non so come.

CORREZIONE CALENDARIO UDIENZE
venerdì 18 novembre
martedì 22 novembre
salta udienza 24 novembre
martedì 29 novembre controesame Pino Giglio
salta udienza 20 dicembre
verrà cambiata l'udienza del 24 gennaio

 

ORE 18.30 TERMINA L’UDIENZA

a cura di: S.N.

RASSEGNA STAMPA

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