- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione dell'intera udienza

venerdì 18 novembre 2016

Ore 9.15 in aula

Vengono controllati i collegamenti in videoconferenza. Tutto bene.

Oggi sono presenti due scuole. Una di Castelnuovo Monti e una di Modena. Pienone in aula.

 

Ore 9,30 inizia l’udienza

Il PM Ronchi presenta una serie di atti integrativi.

Attendiamo il collegamento con il sito riservato.

Presente l’avvocato Li Gotti e il pentito Giuseppe Giglio.

PM Ronchi: la scorsa udienza l’abbiamo interrotta mentre avevamo introdotto la figura di Bianchini. Aveva raccontato l’episodio del recupero crediti e come si era svolto. Le chiedo di continuare su questo argomento e riferirci quali sono stati i rapporti che ha avuto con Bianchini e che anche Bolognino ha avuto.

GIGLIO: dopo il recupero fatto nei confronti dei cutresi e degli albanesi, uno si chiamava D’Urso e l’altro ora non ricordo. Bianchini ha iniziato a dare dei lavori al Bolognino. E’ arrivato il terremoto e gli ha dato dei lavori. Il Bolognino non poteva prendere subappalto per il discorso dell’antimafia. Nei subappalti più di un tot non si può dare. Bolognino non poteva prenderlo per l’antimafia. Fanno un accordo e Bianchini assume le persone che gli propone Bolognino e iniziano i lavori. Nell’accordo avrebbe pagato lo stipendio ai dipendenti.

CARUSO: Bianchini assume dipendenti indicati da Bolognino, i dipendenti chi li paga?

GIGLIO: Bianchini. C’era la differenza che Bolognino doveva prendere, oltre ai dipendenti il lavoro che Bolognino aveva fatto era in più. Bolognino doveva emettere fatture. Bianchini fu chiaro: le fatture le voleva da Giglio, da me. Sui cantieri che stava facendo. Non da Bolognino. Bolognino e Bianchini fanno un accordo. Bianchini non poteva cedere il subappalto a Bolognino. Pagati gli stipendi la differenza che usciva fuori Bolognino, anzi io, avrei dovuto emettere fattura per conto di Bolognino.

CARUSO: Lei era semplicemente un prestanome, il rapporto era fra Bolognino e Bianchini

GIGLIO: Sì, così è stato.

CARUSO: in apparenza ha fatto lei, in sostanza Bolognino, anche il lavoro.

GIGLIO: Era anche presente qualche volta sui cantieri. Aveva chiesto alla moglie di Bianchini di assumerlo per giustificare la sua presenza in cantiere

PM: Bianchini non voleva le fatture di Bolognino perché sapeva chi era. Giusto?

GIGLIO: Esatto.

PM: Ci faccia un esempio concreto di come sono stati questi movimenti, dopo maggio 2012, come avveniva il pagamento, quando?

GIGLIO: avveniva a 30 gg dalla fattura e fatto con la Trasmoter su alcuni pagamenti c’era anche una superfatturazione perché Bianchini voleva liquidità. Una parte ritornava indietro a Bianchini e la restante parte con tutta l’IVA andava a Bolognino.

PM Ronchi: Immobiliare Tre e Re.com di Floro Vito Gianni?

GIGLIO: Li usava per liquidare i bonifici che arrivavano sui conti. Floro Vito Gianni li consegnava direttamente a Bolognino.

PM: e lui cosa ne faceva?

GIGLIO: La parte che non era di lavoro, che era come superfatturazione, la ritornava senza IVA a Bianchini, la parte in più era il guadagno che toccava a Bolognino.

PM: Come restituiva Bolognino a Bianchini?

GIGLIO: Sempre in contanti per non lasciare traccia. Bianchini aveva necessità di contanti per oliare, per avere i lavori. Bianchini me lo disse: “Giglio bisogna oliare se no i lavori non vengono”.

 C’è la rintracciabilità nello stesso tempo come arrivava il bonifico da Bianchini o altri, il bonifico ripartiva subito dalle società.

PM: ci può raccontare lo sviluppo del bonifico mostrato?

GIGLIO: Dopo aver pagato i dipendenti Bianchini, il bonifico era la parte mancante e c’era una superfatturazione  di un 30/40 per cento in più che dovevano tornare a Bianchini.

PM: quanto è stato restituito a Bianchini?

GIGLIO: Una ventina di mila euro.

PM: cosa troveremo rispetto all’estratto conto?

GIGLIO: Di quel bonifico una parte è stata girata a Floro Vito e subito una parte che andava a Bianchini. Un flusso da Trasmoter a Floro Vito.

PM: Intorno alle 20mila euro?

GIGLIO:

PM: la restante parte?

GIGLIO: Avevo necessità di utilizzarle e l’ho girato in un secondo momento a Bolognino

PM: nell’interrogatorio di marzo 2016 lei disse sui 38 ne sono usciti 17 che sono andati su Floro Vito, posta giro.

GIGLIO: Mi ricordo benissimo che ho girato la parte che doveva tornare a Bianchini, la restante parte era la cifra esatta che doveva prendere Bolognino.

PM: produco tutti i documenti legati all’interrogatorio.

Viene mostrata la fotocopia degli estratti conti alla Corte.

 

PM: lei ha selezionato un’altra operazione analoga ed è l’operazione di un bonifico di 26.983 euro, relativamente alla fattura 119 del 31/10/2012, si ricorda?

GIGLIO: Anche lì sono stati girati una parte. Una parte è ritornata a Bianchini e la rimanente a Bolognino.

PM: nel marzo 2016 lei ha detto: “ho girato 20mila a Floro Vito perché era la cifra che andava a Bianchini”

GIGLIO: Sì, il resto glieli ho girati sul conto della convivente di Bolognino, i seimila che mancavano.

PM: i ventimila come li ha ripartiti?

GIGLIO: Avrei bisogno di avere gli estratti conti, non riuscirei a focalizzarli.

PM: lei ha detto “poi ho girato a Floro Vito un assegno da 10mila e uno da 10mila”. Nel novembre 2012.

GIGLIO: Sì ricordo

PM: oggi dice che l’ulteriore somma che andava a Bolognino l’ha girata sul conto corrente della convivente

GIGLIO: Sul conto corrente della società intestata alla convivente di Bolognino che gestiva Bolognino.

PM: si ricorda questi seimila da dove li ha mandati?

GIGLIO: Ricordo che li ho mandati da un’altra società, non la Trasmoter.

PM: cosa dovremmo trovare, quanto tempo dopo l’ha mandata questa somma?

GIGLIO: Ora non ricordo quanto tempo è passato, ma dovrà trovare un bonifico di 6mila euro esatti fatti in un secondo momento. 15 giorni una settimana, un mese non ricordo, ma nello stesso anno.

PM: sempre nell’interrogatorio di marzo ha dichiarato “glielo fatto dalla Giglio srl sul conto della Vrabie, la società della convivente di Bolognino Michele

GIGLIO: Sì esatto.

PM: queste due operazioni che abbiamo sviscerato sono esempi delle operazioni che ci ha descritto?

GIGLIO: Sì

PM: lei ha parlato dei dipendenti assunti da Bianchini su indicazione di Bolognino. Ci vuole riferire i nomi, le circostanze?

GIGLIO: C’era Graziano, mio cognato Curcio Domenico, Procopio Giovanni l’altro mio cognato, diversi dipendenti… non ricordo francamente.

PM: aveva nominato Richichi Andrea

GIGLIO: Certo

PM: ha saputo circostante, vicende in merito alla gestione?

GIGLIO: Mio cognato si lamentava perché lo stipendio era basso e non gli veniva riconosciuto il buono mensa, la cassa edile. Lo stipendio non lo so, mio cognato diceva che per le ore che faceva era bassissimo.

PM: Quanto lavoravano al giorno?

GIGLIO: Mio cognato mi fece una battuta che lavoravano 50 euro al giorno, 12 ore al giorno, francamente non so

PM: com’erano le modalità di accordo?

GIGLIO: Bianchini la cassa edile la pagava, i dipendenti dovevano ritornarla a Bolognino. Restituire.

PM: con riferimento a ulteriori condizioni che ha appreso da suo cognato, gli spostamenti…

GIGLIO: Bolognino gli rinfacciava il fatto che mandava il furgone a prenderli. Mi ha detto che dovevano restituirli perché Bolognino mandava il furgone a prenderli.

Faceva partire un furgone da Montecchio con gli operai su. Ma una impresa funziona così. La benzina la metteva Bolognino, si giustificava per questo. Non riconosceva cassa edile e buoni pasti perché aveva consumi con i furgoni.

PM: nell’interrogatorio di luglio 2016 ha menzionato un ulteriore personaggio che era dipendente di Bianchini in forma di assunzione su indicazione di Bolognino. Si ricorda l’altro nome?

GIGLIO: Non ricordo, è stato in carcere con me a Bologna. E’ di giù e abita a Montecchio Emilia.

PM: le contesto la memoria. Lei ha parlato di Belfiore Gaetano

GIGLIO: Sì, ho parlato di Belfiore, infatti ci sono dei particolari che ho raccontato.

Avvocato della difesa: volevo fare presente che i testi rimangano fuori. E’ presente in aula Franco Falbo.

CARUSO: è in aula Franco Falbo?

FALBO:

CARUSO: allora deve uscire

Il teste Franco Falbo esce dall’aula.

 

GIGLIO: quando ha preso il lavoro con la ditta Bianchini è stato chiesto da Nicolino Grande Aracri di assumere il genero, Belfiore Gaetano, ed è stato assunto alla Bianchini. Portava alcune notizie giù fra Bolognino e Grande Aracri

PM: ci sono legami di qualche tipo di parentela?

GIGLIO: Belfiore ha preso la figlia di Grande Aracri Nicolino. Erano fidanzati. E’ stato chiesto da Nicolino Grande Aracri a Bolognino l’assunzione. Bolognino ha portato i documenti a Bianchini e ha fatto partire l’assunzione. Non so se Bolognino avesse detto chi era Belfiore a Bianchini. Ma penso di sì

PM: lei ha dichiarato “gli fu chiesto di assumere il genero perché fidanzato della figlia. Gli è stata spiegata la parentela. Bolognino ha spiegato a Bianchini chi fosse Belfiore rispetto a Grande Aracri Nicolino. Bianchini non aveva bisogno di dipendenti è stata fatta una forzatura”.

GIGLIO:  confermo le dichiarazioni che ho reso

PM: Rispetto alle fatturazioni lei cosa ci guadagnava?

GIGLIO: Io dissi a Bolognino “io qualche operazione te la posso fare, il resto provvedi tu”, perché non ci guadagnavo nulla. Quando me l’ha chiesto Bolognino non potevo dire di no.

PM: Vi sono stati altri affari proposti o andati in porto tra Bianchini ed altri soggetti del sodalizio, Bolognino,Diletto, Valerio Blasco, eccetera mi dica cosa sa?

GIGLIO: il Blasco era stato portato lì per fargli dei lavori di legname, poi c’è stata una proposta di lavoro a Parma dove è intervenuto Diletto che doveva portare il ferro per quell’intervento, ma poi non è andata a buon fine.

PM: ci spieghi questa del ferro

GIGLIO: c’erano delle vasche enormi da fare a Parma, non ricordo se il depuratore, delle vasche in cemento armato e servivano grossi quantitativi di ferro e cemento. Bolognino gli disse che aveva bisogno sia di me per il calcestruzzo, sia di Diletto per il ferro.

PM: Diletto lo aveva già conosciuto?

GIGLIO: Sì

PM: com’è andata?

GIGLIO: C’è stata una interdittiva francamente. Bianchini non ha preso il lavoro. Una delle ditte di Bianchini ha preso l’interdittiva, la sua propria azienda la Bianchini Costruzioni.

PM: si è bloccata la possibilità?

GIGLIO: Ha proposto anche un pezzo della Salerno Reggio Calabria, qualche km di lavori nella zona di Salerno. Ma non è andata.

PM: cosa accade nei vostri rapporti dopo che Bianchini subisce l’interdittiva?

GIGLIO: So che a me mi stava cercando, Bianchini, io mi sono fatto negare più volte, c’erano delle verifiche che gli stavano facendo. Lui doveva mettere a posto qualche fattura fatta in precedenza e mi ha fatto chiamare da una seconda persona, da un numero fisso, usciva il prefisso di Modena.

PM: cos’era capitato a Bianchini?

GIGLIO: C’era un controllo della Guardia di Finanza, gli mancavano delle bolle, della Sice srl penso. E’ riuscito a parlare con me, mi ha contattato tramite una seconda persona. Mi cercava anche a fine 2014. Ma io dall’agosto fino all’arresto la maggior parte del tempo lo passavo giù.

PM: i rapporti fra Bolognino e Bianchini continuano dopo il terremoto e dopo l’interdittiva?

GIGLIO: A un certo punto si sono interrotti non so esattamente se quando c’è stata l’interdittiva, ma non penso sono continuati un altro po’, poi si sono interrotti.

 

PM: cominciamo ora l’affare Sorbolo.

Ci fermiamo cinque minuti

 

RIPRENDE l’udienza.

PM: sull’affare Sorbolo lei parta dall’inizio alla fine. Il tribunale non sa nulla di questo, non dia per scontato nulla. Parta dall’inizio alla fine, qual’era la posizione di Falbo, rispetto a questa operazione edilizia, qual’era il primo momento, come è entrato dentro e via via tutto quanto. Io la seguo e le chiedo precisazioni. Partiamo.

GIGLIO: Negli anni 2005/2006 Franco Falbo aveva comprato con l’Azzurra Immobiliare dei terreni a Sorbolo. Aveva pagato i terreni per una parte in nero e per una parte con delle permute e con i soldi.

PM: questi soldi in nero da dove venivano?

GIGLIO: l’ho saputo quando io ho accettato e ho preso parte della società. Falbo ha fatto un altro intervento, mi disse, erano rimasti 755mila euro che ha girato su quel terreno

PM: Chi li ha dati a Falbo?

GIGLIO: NICOLINO GRANDE ARACRI. Falbo aveva fatto un altro intervento dove Grande Aracri l’aveva finanziato, una parte glieli ha restituiti una parte li ha tenuti e li ha utilizzati per l’acquisto. Una parte in contanti, una parte con delle fideiussioni e per la restante parte un mutuo ipotecario fatto con l’Azzurra.

I terreni si trovavano a Sorbolo in provincia di Parma.

 

Nel momento che è iniziato il lavoro per i terreni era stato contattato Muto Antonio classe 71 figlio di Benito. 33,33% a Muto, 33,33% a Vetere Tonino (ma le quote erano intestate a Vetere Marcello, il fratello) e 33,34% circa a Falbo. Vetere Tonino è stato quello picchiato da Blasco. Mi viene proposta la quota di 33,33%. Avevo sentito parlare di Falbo, lo conoscevo di vista, ma non lo conoscevo di persona. Abita giù in Calabria a 200metri da casa mia. E’ cresciuto a Cutro e si è trasferito a Reggio Emilia

PM: Muto le presenta Falbo?

GIGLIO: In contro Falbo che mi da un piano economico dell’intervento che ho preso e che abbiamo valutato a Tecnocasa giù a Guastalla. Tecnocasa ha valutato che i prezzi erano un po’ alti ma ci sarebbero stati degli utili sui prezzi della futura vendita. Fatto valutare, Mirco della Tecnocasa, mi disse che l’operazione era valida.

PM: quando incontra Falbo le viene detto qualcosa in merito alla provienza delle somme utilizzate?

GIGLIO: In un secondo momento, la prima volta dovevo dargli la risposta, dopo la valutazione che gli avevo detto sì, mi disse da dove provenivano (755.000 di nero). C’erano anche gli interessi su questa somma. Mi disse che glieli aveva fatti avere Grande Aracri Nicolino.

PM: ha detto la sua parte, inteso un terzo?

GIGLIO: Sì

PM: l’avrebbe potuta versare con calma, quindi se ho capito la somma l’ha messa tutta Falbo all’inizio

GIGLIO: L’aveva già anticipata, i terreni erano già acquistati

PM: lei aderisce. Poi cosa succede?

GIGLIO:  quando abbiamo costruito la prima società, Falbo porta la documentazione in banca con le dichiarazione dei soci che dovevano garantire il proprio. A Falbo gliela rigettano perchè gli contestano il nominativo di Muto Cesare, fratello di Muto Antonio. Cesare era entrato nella società, aveva le quote intestate, ma chi gestiva era Muto Antonio.

PM: Come Vetere Marcello e Antonino?

GIGLIO: Esattamente. Sorgono dei problemi per Muto e Falbo dice “per avere un 33 per cento ciascuno conviene che lo prendi tu”. Io non volevo accettare, ma mi disse “dato che hai tutto il tempo che vuoi per ridarmi i soldi, si tratta solo di mettere la garanzia” e quindi in quel momento accettai.

PM: lei cosa fa, accetta?

GIGLIO: Abbiamo realizzato delle società. La Gea, K1, la Pilotta che aveva altre costruzioni non a Sorbolo, Aurora Building che stava costruendo a Sorbolo ma non in quei terreni, in centro a Sorbolo, una vecchia palazzina, buttata giù e ricostruita. La Gea è stata l’intestataria che ha messo in piedi un mutuo, con una agenzia di Viadana. Col mutuo abbiamo realizzato le 25 palazzine.

PM: per quello che riguarda il mutuo di K1. La Gea aveva ottenuto dei mutui?

GIGLIO: Sì con la Carige per l’acquisto dei terreni.

PM: l’Azzurra cede questi terreni alla Gea che prende mutuo dalla Carige di Reggio Emilia, una parte dei terreni vengono presi dalla K1 che ottiene il mutuo dalla Banca popolare di Mantova agenzia di Viadana.

L’Aurora building non c’entra nulla, è stata fatta una operazione a parte, Falbo aveva fatto un compromesso e ha rogitato l’Aurora Building proprietaria al 50%. Aveva come socio un certo Vescovi al  50%. L’altro 50 erano della K1. Aurora Building ha avuto un altro mutuo ipotecario per realizzare la costruzione. Quando Falbo ci propose l’affare, mi disse che i lavori sarebbero stati fatti esclusivamente da lui, dall’organizzazione alla realizzazione dell’immobile. Con la società Azzurra fece inizialmente l’urbanizzazione, gli appalti con la Sorbolo Costruzioni.

PM: come Vetere lei non c’entravate

GIGLIO: No,Falbo nella Sorbolo Costruzioni aveva un amministratore di fatto e un socio di fatto.

PM: non socio di fatto ma socio di diritto, il formale titolare, ma di fatto gestito dal Falbo. Può confermare. Falbo era il titolare effettivo?

GIGLIO: Esattamente.

PM: Lei mi sa dire per quale motivo, i soldi c’erano già, è stato offerto a lei una parte dell’affare?

GIGLIO: Non è stato proposto a me, a Falbo servivano le persone affidabili in banca per prendere quasi  15 milioni di affidamento. Io ero in grado di garantire affidamenti bancari.

PM: la sua adesione al progetto era su una prospettiva di guadagno? Cosa avrebbe guadagnato?

GIGLIO: Avendo costruito tutto e venduto tutto diciamo che c’erano di guadagno dai 6/7 milioni ogni socio, quindi intorno ai 18/20 milioni di euro di guadagno.

PM: Lei in quegli anni era vicino agli Arena, ma entra in un affare dove c’era Nicolino Grande Aracri. Ha detto agli Arena di questo fatto?

GIGLIO: Io agli Arena non l’ho detto. Sono stato coinvolto da Muto Antonio che aveva la discoteca insieme al nipote di Nicolino Grande Aracri e mi fu proposto da Muto.

PM: lei è stato in società nella Immobiliare San Francisco con Salvatore Grande Aracri e Muto Antonio?

GIGLIO: Sì

PM: lei ha detto che c’erano questi 750.000 in nero e altri interessi. Ci vuole spiegare?

GIGLIO: Erano 755mila euro dove gli interessi su quella cifra avremmo utilizzato i soldi per tutta l’operazione.

PM: questo  40% sui 755mila euro si ricorda a quanto ammonta?

GIGLIO: 322.000euro sono proventi che non si possono dimenticare

PM: questi 322.000 euro a chi dovevano andare?

GIGLIO: Insieme a 755mila euro a Grande Aracri Nicolino. Non sono utili, ma gli interessi.

PM: andavano scalati prima della distribuzione di utili

GIGLIO: Dati man mano che li avremmo dati a Falbo che sarebbe rientrato e li avrebbe dovuto girare a Nicolino Grande Aracri

PM: Loredana, figlia di Falbo era informata di questa operazione e della presenza di Nicolino Grande Aracri?

GIGLIO: Sì ha assistito sempre.

 PM: Per questo affare il collegamento con NIcolino Grande Aracri era Falbo non lei Giglio, giusto?

GIGLIO: Sì

PM: cosa succede nel corso dei lavori?

GIGLIO: Iniziamo a fare l’urbanizzazione, il Falbo appalta una parte dell’urbanizzazione a me. Io comincio a rientrare anche con una parte del nero, calando il prezzo della ghiaia di quello che costava a fornitura.

Io dovevo fornirgli la ghiaia, ma se va a vedere il prezzo della ghiaia io da quanto l’acquistavo non potevo scenderla a Sorbolo al prezzo che è stata fatturata. Si tenevano i due conteggi per tenere il nero.

PM: la ghiaia che dava era più costosa, ma veniva indicato un prezzo basso, perché in quel nero la differenza andava a Nicolino Grande Aracri?

GIGLIO: Esattamente lì ho iniziato a dare in nero a Falbo

PM: nel contempo lei faceva questi lavori di urbanizzazione                     

GIGLIO: Solo la fornitura, i lavori li faceva Falbo. Ho fornito solo la ghiaia.

PM: nella prima udienza ha parlato di materiale che è riuscito a recuperare per investirlo nell’affare Sorbolo

GIGLIO: Su richiesta di Falbo sono state prese delle tubature che sono andate nell’urbanizzazione. Tutto il materiale che Falbo mi chiedeva una parte l’ho trovata una parte lo ha acquistato lui.

PM: c’erano dei veicoli?

GIGLIO: Mattonelle, porte, di tutto. Una gru che gli ho dato, un camioncino che abbiamo acquistato con un finanziamento, gasolio, tutto. Un generatore per fare tutto il lavoro di tre anni, preso a noleggio, la macchina non è stata pagata e non è mai stata restituita.

PM: man mano che faceva queste azioni venivano tenuti i conti e veniva scalato il nero.

GIGLIO: Sì. Fatta l’urbanizzazione si è iniziato a costruire le palazzine appaltate da Falbo con la Sorbolo Costruzioni finché il socio Vetere, aveva fatto un investimento a Parma per una palestra/piscina un grosso immobile e si è trovato in difficoltà economiche. Doveva rinunciare a uno dei due. Ha preferito vendere le quote di Sorbolo.

PM: Vetere Antonino doveva ancora dare i soldi in nero?

GIGLIO: Non li aveva mai dati

PM: Esce Vetere Antonino, le quote vengono intestate a Marcello Vetere?

GIGLIO: Sì, lo stesso Falbo mi chiamò che aveva trovato un altro socio, Pallone e aveva fissato una riunione per farmelo conoscere. Lui ha assorbito le quote di Sorbolo al posto di Vetere. Pallone Giuseppe.

PM: come entra Pallone Giuseppe,?

GIGLIO: Pallone nella seconda riunione si porta dietro un certo Cappa Salvatore, socio occulto di Pallone Giuseppe. Fino a quel momento siamo solo questi. Succede che Vetere mantiene solo il 5% della quota della Pilotta. Ma dovevano dare il nero. Sono stati consegnati 3 assegni dal Cappa al Falbo due di 80mila a testa  uno da 90mila.

PM: di questi assegni 80+80+90, questi 250mila erano il nero che spettava a ciascun socio che Vetere non aveva versato?

GIGLIO: Esattamente

PM: che fine fanno gli assegni?

GIGLIO: Furono presi dal Falbo, avevano data differenti l’uno dall’altro e doveva incassare. Assegni che risultarono a vuoto. Falbo in più riunioni disse che voleva sistemata quella parte in nero.

PM: rispetto al Pallone e Cappa è stata comunicata informazione che il finanziamento originale era stato fatto da Nicolino Grande Aracri?

GIGLIO: Il Pallone e Cappa sapevano, sì

PM: questi assegni sono scoperti?

GIGLIO: Sì non vengono incassati. Nel frattempo il Falbo aveva messo in piedi un altro mutuo sulla GEA, la costruzione di 5 villette.

PM: rimaniamo al nero che Cappa non ha versato, chi paga questo nero?

GIGLIO: Era pagato da Romolo Villirillo, gli assegni erano emessi da Romolo Villirillo.

PM: Pallone appariva formalmente?

GIGLIO: Avrebbe dovuto mettere la parte bianca, Cappa e Villirillo la parte in nero

PM: il rapporto fra Cappa e Villirillo qual’era?

GIGLIO: Cappa era socio occulto di Pallone. Villirillo era socio occulto di Pallone, era insieme a Cappa

PM: quindi questi assegni chi li ha dati?

GIGLIO: Romolo Villirillo se non ricordo male la Banca Popolare del mezzogiorno

PM: Pallone paga la parte in bianco, questo bianco a chi viene pagato?

GIGLIO: A Vetere, il nero che Vetere non aveva versato andava a Falbo

PM: questo bianco a quanto ammontava?

GIGLIO: Non ricordo se intorno ai 400.000 euro, le quote sono state svendute, perché Vetere doveva uscire dalla società

PM: tornando a Villirillo, doveva versare il nero, che soldi ha usato per pagare il nero?

GIGLIO: Aveva preso dei soldi e non li aveva riconosciuti a Grande Aracri Nicolino, c’erano un ammanco di 700mila euro circa.

PM: una parte di soldi che aveva sottratto a Grande Nicolino viene usata per entrare nell’affare Sorbolo?

GIGLIO: Esattamente

 

PM: Come procede l’esecuzione dei lavori? Cosa succede fra i soci?

GIGLIO: Falbo stava realizzando le 5 palazzine ed era subentrato Pallone alle quote di Vetere, è stato messo in piedi un mutuo con la Carige per realizzare 5 villette. Cappa e Pallone chiesero che le 5 villette le realizzassero loro.

PM: e non Falbo che doveva fare tutto?

GIGLIO: E Falbo disse che doveva fare tutto.

 

Problemi di collegamento

CARUSO: se questa videoconferenza non è efficiente non si può continuare e si deve trovare un altro sito riservato

 

PM: abbiamo detto che Pallone e Cappa volevano realizzare 5 villette

GIGLIO: Falbo si è opposto

PM: come è finita?

GIGLIO: Falbo appalta il lavoro, dato che era l’amministratore della Sorbolo Costruzioni. Gea, Aurora, K1, arrivano a un accordo che gli avrebbe riconosciuto 100.000 euro e avrebbe fatto lui i lavori. Per non far fare i lavori a loro gli riconosce 100.000 euro.

PM: da dove vengono questi soldi?

GIGLIO: Scalati dai 250.000 euro.

PM: quelli del nero che Villirillo aveva pagato con i soldi di Grande Aracri Nicolino?

GIGLIO: Esattamente. Le villette sono state realizzate da Falbo.

PM: l’esecuzione dei lavori ha un ordine… ha detto Aurora Building, K1 e Gea come proprietari di terreni. Il lotto di K1 è realizzato?

GIGLIO: Sì

PM: Aurora Building?

GIGLIO: Viene realizzato, sempre Franco Falbo.

PM: il lotto GEA?

GIGLIO: C’erano diversi lotti GEA

PM: era il prezzo più grande

GIGLIO: GEA aveva tutta la proprietà dei terreni e una parte l’ha passata a K1, quella delle 5 palazzine.

PM: di questi terreni della GEA?

GIGLIO: Le 5 palazzine vengono realizzate, 4 quasi terminate, 1 rimane sul rustico, in questo contesto mentre Falbo va avanti, fa delle varianti in corso d’opera dove giustifica delle spese in più di quello che era il contratto dove sono iniziati i primi problemi con Falbo

PM: insorgono delle problematiche fra voi?

GIGLIO: Sì. Quando iniziano a venire i soldi utili. Lui inizia a non pagare i fornitori già 6/7 mesi prima. Fornitori che si trascinava. Quando ci siamo accorti era troppo tardi perché Falbo aveva preso tutti i soldi delle società e non aveva pagato i fornitori e i fornitori si lamentavano che non avevano preso i soldi

PM: ci siamo accorti chi?

GIGLIO: Io Cappa,Pallone, Gerace che doveva vigilare il Falbo cosa che non è stato in grado di fare o non ha fatto. Gerace è l’ingegnere di fiducia di Cappa e Pallone.

PM: era informato su tutte le caratteristiche dell’affare Sorbolo?

GIGLIO: Gerace sapeva tutto di Sorbolo, sapeva tutto perché, lei consideri che Cappa si fidava ciecamente.

CARUSO: Gerace sapeva tutto, per noi è rivelante sapere se sapeva che si trattava di un reinvestimento di denaro proveniente dalla Calabria

GIGLIO: Sì sapeva della provenienza, sia dell’investimento fatto da Grande Aracri.

PM: sapeva che c’era in gioco questo interesse?

GIGLIO: Gerace era alle riunioni. La Tanya Costruzioni è nata nel 2008/2009 i soci sono la Giglio srl e Falbo. 50% ciascuno, io chiesi a Falbo che questa volta avrei messo il mio commercialista Clausi come amministratore. La Tanya nasce per acquisire un immobile commerciale, una proprietà con uffici e capannoni

PM: Lei da questa società esce?

GIGLIO: Esco e cedo le quote a Falbo. Avevamo già acquistato l’immobile, esco però c’era un problema, sono uscito e doveva svincolarmi con le firme a garanzie che c’erano sul mutuo che era stato erogato. Dopo un anno sono uscito. Siamo nel 2009.

PM: da quel momento diventa proprietario 100% Falbo?

GIGLIO: Con la Pitagora di Falbo Francesco

PM: rispetto all’affare Sorbolo, Falbo coinvolge questa società quando era tutta sua?

GIGLIO: Doveva prendere la trattenuta di garanzia perché una società quando appalta il lavoro lascia il 5% di garanzia. Lui si era tenuto anche il 5% e per fare questo gli serviva rimettere liquidità, quindi finanzia la società e si gira un terreno che era della GEA.

PM: ci sono dei terreni di proprietà della GEA che passano alla Tanya Costruzioni?

GIGLIO: Sì

PM: ci sono preliminari?

GIGLIO: Il primo terreno si è rogitato, lui versa su GEA, GEA rigira a K1, K1 rigira a Sorbolo Costruzioni e incassa tutto prima di portare la Sorbolo Costruzioni a fallimento e il credito lo gira come anticipo di terreno.

PM: ho un contratto preliminare del 2010 ed è tra GEA che vende e Tanya Costruzioni che promette di comprare e ci sono alcuni particelle, poi ho una cessione vera e propria un rogito tra queste due società, l’1 marzo 2011 che riguarda solo un paio di lotti. Come mai Falbo attraverso la Tanya Costruzioni toglie alla GEA solo questi?

GIGLIO: Erano liberi da ipoteca. Tutte quelle particelle, non era un mutuo frazionato sulle particelle, c’era un mutuo intero su tutte quelle particelle, quindi la banca doveva frazionarlo. Lui non ha fatto in tempo perché poi l’abbiamo bloccato e ha dovuto cedere l’amministrazione con le quote della società di K1 e Gea.

CARUSO: stiamo andando su dettagli marginali.

PM: no è centrale. L’1 marzo 2011 abbiamo un rogito dove Falbo passa alla Tanya soltanto due particelle rispetto al preliminare e ci ha spiegato perché. Poi ha detto a quel punto lo abbiamo bloccato e ha dovuto cedere le quote di GEA e K1, quindi non ha completato

GIGLIO: No perché successivamente sono state cedute le quote, l’amministrazione. Falbo aveva portato la K1 al fallimento totale. Falbo ha girato il credito che avanzava dalla K1 se l’è girata come Tanya Costruzioni sulla Gea società sana.

PM: la prima cessione di quote, ce ne sono due, mi spieghi, lei ha detto abbiamo tolto l’amministrazione e le quote

GIGLIO: Inizialmente aveva ceduto le quote quando era andato in difficoltà con la Sorbolo, le ha cedute al cognato ad Aiello.

PM: ci racconti come Falbo ha dovuto cedere le quote

GIGLIO: E’ accaduto che Cappa e Falbo erano arrivati alle mani, poi c’era anche il problema delle società che Falbo aveva gestito male, io lo appoggiavo sul discorso che lo avrei denunciato. Cappa usa le maniere forti.

PM: Falbo ha ceduto?

GIGLIO: Quando ha sentito da una parte che l’avrei denunciato e che Cappa avrebbe usato le mani, la K1 aveva necessità di soldi e quindi ha ceduto. Ma ha ceduto e siamo rimasti d’accordo che avrebbe preso ugualmente i suoi guadagni quando sarebbe stato il momento.

PM: avete accompagnato questo da ulteriori patti scritti?

GIGLIO: Avrebbe dovuto rinunciare ai 500.000 euro di caparra che aveva versato , ha dovuto rinunciare.

PM: si è parlato astrattamente di restituzione di quote?

GIGLIO: Avevamo fatto una scrittura di copie che dovevamo restituirle

PM: se la ricorda la nota scritta?

GIGLIO: Stiamo parlando di 5 anni fa ricordo in sintesi che avremmo dovuto ridargli le quote in qualsiasi momento le avrebbe rivolute

PM: le ha chieste?

GIGLIO: Fine 2011/2012 ma non furono date

 

Viene chiesta una pausa.

Riprendiamo.

 

PM: Affare Sorbolo, come Falbo si è sistemato con Grande Aracri Nicolino e le riunioni che si sono tenute?

GIGLIO: Ho saputo dallo stesso Franco Falbo che dopo l’uscita dal carcere di Grande Aracri è dovuto scendere giù a sistemarsi. Falbo è sceso a fine 2011 inizio 2012 per sistemarsi.

PM: è sceso?

GIGLIO: Una parte è sceso il papà e poi è sceso lui a sistemarsi.

PM: lei è stato chiamato da Grande Aracri Nicolino?

GIGLIO: No la cosa era fra Falbo e Grande Aracri, io non c’entravo, già si era alzato un polverone…

PM: Grande Aracri li ha ricevuti i soldi indietro?

GIGLIO: Sì li ha ricevuti

PM: nel progetto originario ha detto c’era la restituzione dei soldi, c’erano anche alcuni immobili per l’affare Sorbolo?

GIGLIO: Una palazzina intera doveva andare a Grande Aracri

PM: questa palazzina è dalla parte di quelle costruite?

GIGLIO: Una palazzina  che non era stata ancora terminata per questo motivo.

PM: Pallone e Cappa sono scesi?

GIGLIO: Cappa è stato chiamato da Nicolino Grande Aracri, l’ho saputo da lui e da Pallone. E’ andato a chiarirsi per l’affare Sorbolo.

PM: delle somme che Villirillo aveva sottratto?

GIGLIO: Esattamente.

CARUSO: Cappa dice “io non ho preso i soldi dell’operazione, i soldi che ha dato Villirillo erano soldi miei che mi doveva per altre ragioni”.

GIGLIO: Confermo.

PM: sono scese altre persone chiamate a giustificare le condotte di Villirillo?

GIGLIO: Un certo Mancuso è sceso, chiamato da Grande Aracri. Mancuso Vincenzo, è su Modena e frequentava Romolo e Cappa. Non lo conosco. Me l’ha detto Cappa.

PM: in che rapporti erano?

GIGLIO: Mancuso operava con Cappa e Villirillo ed era in buoni rapporti perché era vicino a Grande Aracri Nicolino. Nel 2012 siamo stati convocati da Nicolino Sarcone, inizialmente si è visto con Cappa su Reggio Emilia e Nicolino gli impose che doveva essere fatta una riunione per mettere a posto la questione di Franco Falbo. Riunione che si è svolta in ufficio da me a Gualtieri.

PM: ci dica i preliminari

GIGLIO: Nicolino Sarcone ha chiamato me e io ho chiamato Cappa.

PM: Sarcone chi lo aveva chiamato?

GIGLIO: Falbo ha chiamato Sarcone. Sarcone ha chiamato me. Io ho chiamato Cappa. Cappa è andato da Sarcone che gli ha imposto di fare la riunione insieme agli altri soci.

PM: c’è parentela?

GIGLIO: Falbo quando parla di Sarcone dice che sono suoi cugini.

PM: Falbo oltre a Sarcone aveva chiamato qualcun altro?

GIGLIO: Aveva chiamato Diletto, ma ha preferito starne fuori visto quello che stava uscendo sul cantiere di Sorbolo. Diletto conosceva tutta la storia.

PM: sapeva degli investimenti di Grande Aracri?

GIGLIO: Sì

PM: lui non è stata parte attiva?

GIGLIO: Falbo era già sceso a sistemare con i Grande Aracri

PM: Diletto, poiché la situazione principale con Grande Aracri è stata sistemata, non interviene?

GIGLIO: Sì. Io chiamo Cappa, Cappa che è di Verona, scende a Reggio Emilia a trovare Sarcone che gli chiede di fare una riunione per sistemare la questione di Falbo. Cappa informa Frontera e discute con Frontera, che gli consegna di chiamare anche Diletto e di farlo partecipare come giudice. Frontera Francesco.

PM: cosa fate lo chiamate?

GIGLIO: Mi trovo anche a parlare con Bolognino Michele. Quel giorno c’era anche lui.

PM: Diletto accetta di partecipare?

GIGLIO: Accetta, dopo aver parlato con Bolognino, accetta.

PM: perché accetta?

GIGLIO: Accetta perché in questo caso era stato chiamato come giudice di parte, non per venire a sistemare delle vicende.

PM: la questione riguardava tutte queste persone?

GIGLIO: Stavamo alzando un polverone che non finiva più. Alla prima riunione c’erano i fratelli Sarcone, Diletto, Bolognino, Gerace, Pallone, Cappa e io. Sergio Luigi era in una stanza a parte ma non c’era. Lui entrava a portare i caffè. Nicolino Sarcone disse che la faccenda di Falbo andava sistemata, non era possibile rinunciare alle quote della GEA

PM: sono stati affrontati in concreto, conti, carte, conteggi?

GIGLIO: Prese la parola Gianluigi Sarcone dove disse che erano giorni che stava lavorando sui conteggi che gli aveva fornito Falbo dell’affare Sorbolo in quanto Falbo aveva ragione, quindi la rinuncia di 500mila euro andava rivista.

PM: qualcuno ha replicato?

GIGLIO: Diletto non era d’accordo.

PM: Gerace, Bolognino e lei?

GIGLIO: Diciamo che ognuno ha detto com’erano le cose. Si è arrivati a una quasi discussione perché si era arrivati quasi a... Falbo si è messo a dire che ci avrebbe denunciato, allora cosa stavamo a fare quella riunione… Se parliamo di denuncia che vada a fare la denuncia! C’è stata una seconda riunione dove eravamo arrivati a un accordo, eravamo gli stessi tranne Pallone, conclusione che Falbo doveva finire i lavori e noi man mano gli dovevamo dare indietro le quote e in più gli sbloccavamo 500mila euro man mano che andava avanti con il lavoro. Le quote della GEA.

PM: Rispetto al regolamento di conti con Grande Aracri Nicolino, queste riunioni sono prima o dopo?

GIGLIO: Falbo è andato giù nel 2011, le riunioni sono state fatte nel 2012. La questione con Grande Aracri Nicolino era chiusa. Nicolino Grande Aracri mi disse di mettere a posto la situazione a Sorbolo e di non alzare polverone.

PM: Domenico Grande Aracri ha una qualche partecipazione in queste fasi?

GIGLIO: L’avvocato Grande Aracri ha chiamato Pallone, io non l’ho incontrato. Pallone chiamò me e Cappa e ci siamo trovati. Ci disse che l’avvocato era venuto a trovarlo di proposito dicendogli di mettere a posto questa situazione se no Falbo avrebbe proceduto con delle denunce.

PM: Sono state restituite le quote?

GIGLIO: Mai restituite, Cappa chiamava Gerace e Falbo. Falbo non rispondeva più. Io mi sono sentito con Falbo fino a due mesi dopo le riunioni, poi prima di fine anno, nel 2012, Gerace fu chiamato in questura a Parma: Falbo aveva fatto denuncia. Aveva denunciato me, Pallone e Cappa. Era quasi fine 2012, dopo l’estate.

PM: Gerace ha raccontato che era stato sentito?

GIGLIO: Gerace ci ha rassicurato perché in questura aveva spiegato passo passo tutto l’intervento di Sorbolo, la cosa sarebbe finita lì, ci disse. Ed evidentemente non è andata così.

CARUSO: perché non è andata così?

PM: perché sono stati arrestati in AEmilia?

GIGLIO: Siamo stati arrestati.

CARUSO: stiamo parlando di una associazione mafiosa dove ci si denuncia l’uno con l’altro. E’ una cosa normale? Le organizzazioni di questo tipo… Se voi siete appartenenti in un modo o nell’altro di una associazione di stampo mafioso, uno può dire “vi denuncio” e voi rimanete a sentire questa cosa?

GIGLIO: Tenga presente che né io né Falbo siamo affiliati, le regole non valgono in senso stretto per noi. Falbo è stato sottovalutato perché non avremmo mai pensato che sarebbe… Cappa quando gli ho parlato di denunciare Falbo mi disse di non farlo. Ha usato le maniere forti ma non la denuncia.

CARUSO: come mai lei pensa alla denuncia e non alle maniere forti?

GIGLIO: Volevo denunciarlo perché in mancanza di soldi per tutelarmi. Un domani se sarebbe saltata l’azienda per tutelarmi ho detto “lo denunciamo”, così un domani non paghiamo la copertura. Per non rischiare la bancarotta.

PM: Falbo nelle denunce che ha sporto si è detto vittima di azioni ritorsive e danneggiamento, ne sa qualcosa, qualcuno ne è stato autore? Ne avete parlato nel gruppo?

GIGLIO: Ne abbiamo parlato con Cappa e Pallone. Qualcuno gli aveva spedito dei proiettili e gli avevano avvelenato il cane.

PM: per quello che lei sa nessuno è stato autore di queste condotte?

GIGLIO: Pensavamo che fosse stato lui o forse un albanese che gli doveva dei soldi

PM: Bolognino era sceso?

GIGLIO: Sì. Sono stati chiamati sia Diletto sia Bolognino da Nicolino Grande Aracri

PM: L’indicazione che era data era di non sollevare polverone?

GIGLIO: Esattamente.

Il PM Ronchi parla di documentazione sequestrata a Brescia Pasquale.

GIGLIO: la documentazione che Falbo ha fatto visionare a Gianluigi Sarcone è stata visionata insieme a Brescia. La Pitagora di Brescia doveva fare un intervento di 28 villette su quel terreno che è rimasto sulla GEA costruzioni.

PM: quello di cui parlavamo prima?

GIGLIO: Quello che non è mai stato rogitato.

PM: col progetto di costruire le villette, quando dice rogitato intende passato a Tanya?

GIGLIO: Esatto non era mai stato passato a Tanya era rimasto su GEA.

PM: chi è il titolare della Pitagora?

GIGLIO: "La Pitagora" è società intestata alla moglie o alla figlia di Falbo, solo "Pitagora" (senza “La”) è riconducibile a Brescia.

PM: la differenza è l’articolo?

GIGLIO: Sì. Che avevano visionato insieme l’ho saputo alla riunione.

PM: chi doveva partecipare a questo intervento?

GIGLIO: Brescia, Falbo, Sarcone

PM: anche altri soggetti?

GIGLIO: Diletto, ma poi si è defilato

PM: Sarcone chi?

GIGLIO: Gianluigi e Nicolino Sarcone

PM: sempre interventi di proprietà della GEA che Falbo non era riuscito a portare alla Tanya?

GIGLIO: E’ per questo che erano interessati alle riunioni.

PM: era presente Brescia Pasquale a queste riunioni?

GIGLIO: No perché non lo riguardava.

PM: il tema delle riunioni era diverso?

GIGLIO: Era un problema di Falbo non di Brescia

PM: Brescia Pasquale e Falbo Francesco avevano rapporti?

GIGLIO: Collaboravano su Parma su lavori edili. Doveva entrare anche Brescia su  Sorbolo ma poi non è entrato.

PM: chi glielo ha detto?

GIGLIO: Lo stesso Falbo.

PM: interrogatorio giugno 2016 ha detto “il Brescia presentò a Falbo un broker che doveva portare avanti l’acquisto di Sorbolo, faceva parte della Barclays”

GIGLIO: confermo

GIGLIO: Inizialmente Falbo ha chiesto 30 milioni e lui si sarebbe girato la differenza dei mutui.

PM:  E’ andato in porto?

GIGLIO: No perché sono iniziati i litigi con Cappa. Il finanziamento era assicurato, il broker glielo avrebbe fatto di un milione.

PM: rispetto al progetto che riguardava Brescia, la palazzina che sarebbe dovuta andare a Grande Aracri cadeva su questo lotto o su altri?

GIGLIO: La palazzina era realizzata, era una delle 5 palazzine

PM: nella prima udienza dell’11 novembre ha indicato l’affare Sorbolo realizzato dal sodalizio del nord dove era presente anche Nicolino Grande Aracri. Nella scorsa udienza ci ha indicato Villirillo Romolo. Ci può indicare i soggetti preposti alla gestione dei denari che in qualche modo venivano investiti o mandati dal sud a Grande Aracri?

GIGLIO: Gualtieri Antonio, Sarcone Nicolino, Diletto Alfonso, Villirillo Romolo.

PM: c’erano dei parametri fissi di percentuali delle somme che dovevano essere mandate giù oppure non c’erano regole?

GIGLIO: Non c’erano regole prestabilite. Tali soggetti operavano nel nord e mandavano giù i soldi non per ogni operazione o affare, in base a quello che portavano, dai 50/100mila euro la mandavano giù, in base anche alla necessità che avevano giù.

CARUSO: Quando arrivava la richiesta spedivano soldi se non arrivava non mandavano niente?

GIGLIO: esattamente

PM: interrogatorio febbraio 2016, lei ha detto “nell’Emilia non funziona come al sud, avevano più libertà, non erano controllati, erano persone di fiducia avevano libertà nel fare e nel mandare”

GIGLIO: per conto della famiglia Grande Aracri, non erano vincolati, operavano tranquillamente e quando giù avevano necessità gli mandavano soldi dai 50/100mila euro

CARUSO: con quali criteri i Grande Aracri avanzavano richieste?

GIGLIO: la famiglia Grande Aracri era al corrente perché una/due volte al mese, sia Diletto sia Villirillo, chiunque, gli portava il resoconto. Il resoconto delle attività che venivano gestite, anche dei soldi presi dagli imprenditori, delle estorsioni. Si mette a conoscenza Grande Aracri e si stabilisce cosa fare, se fare investimenti in Emilia oppure se mandare i soldi giù.

PM: io le chiesi, quindi il gruppo aveva la sua autonomia e lei disse sì

GIGLIO: Esattamente

PM: I soldi da dove provenivano?

GIGLIO: Dalle estorsioni, dall’usura, dalle fatturazioni. Guadagnati al nord.

Problemi di collegamento

Si mette a verbale che i problemi di collegamento creano seri problemi per l’acquisizione della testimonianza.

 

PM: dobbiamo sospendere. Riprendiamo dopo la pausa pranzo.

 

Ore 15.15 riprende l’udienza

 

Viene ristabilito il collegamento con le videoconferenze. Bolognino da L’Aquila, Ursini da Ascoli Piceno.

Entrano l’avvocato Li Gotti e Pino Giglio nella sala riservata.

PM RONCHI: Stavo dando lettura delle pagine dell’interrogatorio del 16 febbraio 2016 perché contestavo alcune dichiarazioni, chiedevo puntualizzazioni. “Nell’Emilia non funziona come al sud, avevano un po’ di libertà in più perché non essendoci nessuno sul posto, erano persone considerate di fiducia, aveva più libertà non erano proprio controllati, ha capito? Non c’era una percentuale, non tutti gli affari venivano percepiti da Grande Aracri. Aveva la sua autonomia, i soldi erano guadagnati, se a loro girava, tutti raccoglievano 100.000 euro e li mandavano giù”. Conferma?

GIGLIO: Confermo e cercavo di spiegare anche prima. Gli affari giravano su, ma Grande Aracri veniva a conoscenza di tutto, lasciava perdere, lasciava sorvolare perché erano sempre suoi uomini e voleva che stessero bene. Degli affari del nord parliamo. Quando Nicolino Grande Aracri mandava a chiedere dei soldi facevano un giro, una raccolta per ogni imprenditore e mandavano giù.

PM RONCHI: nell’affare del ristorante di Montecchio, nell’affare Sorbolo… Nicolino Grande Aracri metteva la sua quota ed era socio dell’affare?

GIGLIO: Esattamente.

PM RONCHI: chiedevo una precisazione rispetto all’interrogatorio di maggio 2016. Lei stamattina ha affermato di aver saputo da Curcio che più o meno lavoravano una decina di ore. Nell’interrogatorio ha dichiarato che i dipendenti facevano 11/12/13 ore e c’era una parte in nero che andava ai dipendenti. Per 50 euro al giorno.

GIGLIO: Confermo

PM: “ne parlai con Bolognino, gli dava il furgone per rientrare. Ma il gasolio era pagato dai dipendenti, altrimenti dovevano andare con la loro macchina, per Bolognino era giusto così. Alla fine si è trattenuto sia il gasolio che la cassa edile”. Mi pare abbia detto l’opposto stamattina

GIGLIO: Il gasolio lo faceva pagare trattenendo i soldi dalla cassa edile, i buoni pasto e il gasolio lo pagavano i dipendenti. Non Bolognino.

PM: Sarcone Gianluigi, Iaquinta Giuseppe, Paolini Alfonso, Muto Antonio classe 55. Le chiedo di inquadrare questi soggetti.

SARCONE GIANLUIGI

GIGLIO: Sarcone Gianluigi era a intera disponibilità del fratello Nicolino. Gianluigi si muoveva su richiesta del fratello maggiore.

PM: cosa vuol dire si muoveva? Lei è stato in carcere con Gianluigi Sarcone?

GIGLIO:  sì sono stato in carcere. Gianluigi ha tutti gli atteggiamenti di una persona affiliata con regole ben precise, come il fratello, come Bolognino, come Diletto. In carcere conosceva altre persone di Modena, napoletani, che parlavano anche, diciamo che….

PM: Di quale carcere parliamo? Com’eravate divise nelle varie celle?

GIGLIO: eravamo nel carcere di Bologna. Dopo l’arresto Gianluigi ha formato la cella di chi doveva mangiare con lui. Nella sezione A. Io ero nella sezione A. C’era Floro Vito Gianni, Bolognino Sergio, Belfiore, Pallone, Gianluigi Sarcone, io, Graziano -quel ragazzo che era a disposizione di Bolognino - , Alleluia - l’altra persona che non mi veniva in mente stamattina che lavorava da Bianchini -. C’era anche Muto Giulio.

PM: Blasco Gaetano dov’era?

GIGLIO: E’ arrivato nella sezione B con Muto Antonio, il cognato di Floro Vito Gianni, Andrea Richichi, Gulla’ Francesco, Sergio Eugenio. Mancuso Vincenzo era nella B. Mangiavamo con Gianluigi Sarcone, con Floro Vito Gianni. Sarcone e Bolognino Sergio dovevano mangiare in una cella con altre persone perché come punto di riferimento nella sezione A Gianluigi e Bolognino Sergio erano i nostri punti di riferimento.

Ognuno aveva il suo posto a tavola. Sarcone Gianluigi stava a capotavola. Bolognino Sergio in un altro tavolo in un’altra cella.

PM: Lei ha detto che Sarcone Gianluigi dava tutta la disponibilità del fratello.

GIGLIO: Lui gestiva gli affari, Nicolino non era portato. Li gestiva Gianluigi, dietro disposizione del fratello.

PM: lei ha parlato dell’Ambiente design

GIGLIO: Nicolino da dietro gestiva, io quando dovevo fare il pagamento è venuto Nicolino a prendere l’assegno.

PM: come a dire che era Nicolino il socio occulto di quella società. Il rapporto di Gianluigi con gli altri soggetti da lei menzionati, com’era?

GIGLIO: Un buon rapporto, però alcuni affari con questi soggetti li gestiva Nicolino, non Gianluigi.

PM: c’erano affari che gestiva Gianluigi o che partecipava?

GIGLIO: per esempio nella riunione della politica era Gianluigi, uno degli organizzatori con Paolini.

PM: di quale?

GIGLIO: al ristorante di Brescia con Pagliani.

PM: nella riunione a Sorbolo ha menzionato Gianluigi

GIGLIO: ha dato la parola a Gianluigi. Ha iniziato il discorso Nicolino e poi ha dato parola al fratello per i dettagli tecnici

BRESCIA PASQUALE

PM: Venendo a Brescia Pasquale abbiamo detto alcune cose.

GIGLIO: Brescia non è un affiliato, era a disposizione di questi soggetti, quando gli chiedevano qualcosa, Brescia era a disposizione.

PM: per fare cosa?

GIGLIO: mettere a disposizione il ristorante per la cena è una di quella, il maneggio per la riunione è un’altra.

PM: ha parlato anche del latitante Lentini Paolo

GIGLIO: esatto, della famiglia Arena non Grande Aracri

PM: eravamo nel 2009 Arena, per il maneggio e per la cena degli Antichi Sapori i soggetti sono diversi

GIGLIO: a disposizione per esempio se c’è bisogno per la famiglia, per ospitare un latitante, chiedere una macchina, dare dei soldi per gli avvocati. Era a disposizione dei Sarcone, di Blasco, di Paolini, di Diletto…

PM: l’altra volta quando abbiamo parlato della riunione nel maneggio, vorrei chiederle chi era presente in quella riunione della controversia

GIGLIO: Federico mi disse che c’era Moncef, Blasco, Lamanna, Sarcone, non ricordo se c’era anche Brescia, c’era Richichi, c’era anche Muto ma non so il nome

PM: nell’interrogatorio di maggio 2016 le è stato chiesto “alla presenza anche di Brescia” e le ha risposto che Federico Periti le aveva detto che c’era anche Brescia.

GIGLIO: Confermo che c’era anche Brescia.

PM: Brescia Pasquale come si pone?

GIGLIO: Quello che mi disse il Blasco e Nicolino Sarcone, anche Brescia faceva operazioni inesistenti.

PM: Con loro?

GIGLIO: Con loro

PM: nella stessa maniera che ci ha descritto per se stesso?

GIGLIO: In alcuni casi faceva fatturare direttamente loro, non faceva passaggi con le società di Brescia. Direttamente Sarcone, Floro Vito, Belfiore, qualcun altro.

PM: nel caso suo fatturava con le sue società?

GIGLIO: Si esattamente.

MUTO ANTONIO cl. 55

PM: Muto Antonio classe 55

GIGLIO: Ne ho sentito parlare ma non credo di averlo incontrato. Me ne ha parlato Nicolino Sarcone, è molto vicino a lui e a Paolini.

PM: era affiliato?

GIGLIO: Era a disposizione ma non so se era affiliato

PM: a disposizione significa quello che ha detto per Brescia?

GIGLIO: La disponibilità di una persona, quando si mette a disposizione… come Brescia.

PM: ha appreso di qualche altra circostanza in relazione a false fatturazioni, rapporti con…

GIGLIO: So che facevano false fatturazioni ma non so i dettagli, non era una persona che frequentavo

PM: aveva degli agganci in Questura?

GIGLIO: Insieme con Paolini avevano conoscenze, per permessi di soggiorno, porto d’armi, anche a me hanno proposto di prendere il porto d’armi. Erano vicini all’autista del questore, so che nei passaporti avevano conoscenza nel….

- problemi di collegamento –

CARUSO: le avevano proposto di prendere il porto d’armi grazie alle conoscenze in questura?

GIGLIO: Sì presidente, non ho accettato perché sono negato con le armi, me l’ha proposto Floro Vito tramite lo zio Paolini.

IAQUINTA GIUSEPPE

PM: Iaquinta Giuseppe?

Blasco mi disse: eravamo al bar di fronte alla latteria a Reggio Emilia, la latteria Giglio, c’è un bar. Iaquinta Giuseppe è arrivato con uno dei figli e si sono appartati e hanno parlato 10 minuti ed è andato via. Mi ha detto che insieme facevano della fatturazione.

PM: L’ha detto Blasco?

GIGLIO: Sì in quell’occasione.

PM: Blasco le ha detto dei rapporti con Iaquinta con gli altri?

GIGLIO: Sì mi ha detto che era molto vicino a loro e trovava delle fatture e gli faceva guadagnare dei soldi.

PM: quindi secondo le stesse modalità già descritte

GIGLIO: Esattamente.

PM: lei non ha mai partecipato alle operazioni con Iaquinta?

GIGLIO: No mai partecipato

 

PAOLINI ALFONSO

PM: con riferimento a Paolini?

GIGLIO: Era il perno centrale, aveva un sacco di conoscenze

PM: interne o esterne?

Sia interne sia esternamente, trovava un sacco di operazioni inesistenti tramite aziende che conosceva direttamente lui.

PM: con chi nel gruppo Paolini era più legato e questa attività esterna cos’era

GIGLIO: Era legato moltissimo sia a Nicolino Sarcone sia al Blasco, Giuseppe era quello che usava le aziende per operare con Paolini maggiormente.

PM: Paolini era in rapporti con Vertinelli Palmo e Giuseppe?

GIGLIO: Francamente sapevo che Blasco stava facendo operazioni con Palmo Vertinelli, Paolini non so.

PM: sapeva operazioni di che genere?

GIGLIO: Fatture, operazioni inesistenti. Falsa fatturazione.

PM: ha detto anche conoscenze esterne, cosa significa?

GIGLIO: Paolini è stato vicino all’impresa Ruggieri, da lì lui ha fatto molte conoscenze nell’ambito imprenditoriale e politico quelle amicizie Paolini le aveva messe a disposizione di Nicolino Sarcone.

PM: quali conoscenze politiche?

GIGLIO: PAGLIANI, conosceva Paolini.

PM: ci dica quello che ha saputo di questa vicenda

GIGLIO: La sera prima della cena è venuto a trovarmi Diletto invitandomi alla cena che avrebbe dovuto svolgersi al ristorante di Brescia il giorno dopo, disse che non avrei dovuto mancare in quanto stavano cercando di fare venire alla riunione più imprenditori possibile per fare una bella figura con Pagliani. Diletto gli avevo detto che non volevo andarci, ma dovevo in quanto avevano preso accordi con Pagliani che si sarebbe interessato per tutte quelle interdittive che stavano facendo sulla zona di Reggio Emilia, sarebbe intervenuto politicamente con persone più in alto, dall’altra parte ci sarebbero stati lavori e dalla parte di Diletto e dell’organizzazione voti e sostenimento per le votazioni.

PM: quando Diletto glielo racconta, la sera prima della cena?

GIGLIO: Ricordo che Riillo Francesco ha chiamato e hanno avuto un diverbio con Blasco

PM: quello con Gentile Domenico?

GIGLIO: Esattamente.

PM: quando Diletto era da lei ha ricevuto la telefonata. Tornando alla questione politica le parla di accordi già presi?

GIGLIO: Erano già sul tavolo.

PM: è andato alla cena?

GIGLIO: No. Ho ritenuto opportuno non andarci. Perché una cena fatta da politici, imprenditori, gente che era giustamente sotto interdittiva, interdittiva che aveva avuto anche… era stato invitato Colacino Michele, che era sotto mira, presentarmi la’ non facevo una bella cosa. Avevo provato pure a spiegarlo a Diletto, io ho trovato una scusa che non sarei riuscito ad andarci.

PM: era una manifestazione troppo eclatante che poteva dare nell’occhio?

GIGLIO: Sì, così ho pensato e così è successo. Dopo la cena hanno ritirato il porto d’armi.

 

Avvocato della difesa: Bolognino Michele ha l’interdittiva per gli auricolari, ma fatica a sentire

PM: se dall’Aquila avete gli auricolari potete farli mettere a Bolognino per farlo sentire meglio

Ausiliare: dall’Aquila non abbiamo gli auricolari

 

PM: nel corso dell’interrogatorio del giugno 2016 ha riferito delle circostanze che ritengo importante rilevare in quanto ha parlato di Iaquinta Giuseppe. Contestazione sulla memoria. “Anche Blasco ad esempio in una occasione quando è venuto al bar Iaquinta, mi ha detto è dei nostri, Iaquinta è venuto a trovare Blasco davanti alla latteria Giglio. Iaquinta è dei nostri” e poi ci spiega cosa vuol dire essere dei nostri.

CARUSO: A questa contestazione come risponde?

GIGLIO: Quello che spiegavo prima, quando dico che era a disposizione per quanto riguardava le fatture, è una persona che non so se sia affiliata, ma non penso, era molto vicina. Dico dei nostri, dico a disposizione non cambia nulla. Con una persona affiliata: posso parlare liberamente anche con lui perché riporta pari pari la conversazione che viene fatta, la riporta a chi di dovere “fai conto che stai parlando con me” si dice in questo caso.

PM: rimanendo nella politica lei ha fatto riferimento a un episodio del 2007 a un altro politico

GIGLIO: BERNINI?

PM: Sì

GIGLIO: Quando sono arrivato nella società, Falbo aveva fatto delle irregolarità, una mansarda l’aveva creata abitabile. Io lo stavo aspettando in ufficio da lui, è rientrato, era stato mandato da Bernini per sistemare quella posizione, Bernini quando gli hanno raccolto i voti (Pallone, Villirillo Romolo, tutto il gruppo) potevamo contare su qualsiasi cosa su Parma che riguardava il comune. Me lo disse Franco Falbo ma fu confermato da Pallone, che Bernini era persona disponibile. Pallone mi disse che era disponibile, anche Falbo. Gli hanno raccolto i voti negli anni prima.

SILIPO ANTONIO

PM: le chiedo di Silipo Antonio

GIGLIO: Negli anni 90 ha avuto la felice idea di mettere su una ditta di autotrasporti. Dopo qualche anno non era in grado di gestirla, gli andò male e quindi fallì e si avvicinò a Nicolino Grande Aracri e a Nicolino Sarcone e ha iniziato a fare recuperi, fatturazione.

PM: a parte i recuperi, quello che la riguardava direttamente

GIGLIO: Sì

PM: Ci ha riferito dell’episodio del recupero credito per conto di Omar Costi

GIGLIO: A parte quel recupero. Silipo faceva usura insieme a Sarcone Nicolino, l’ho saputo da Nicolino, da Sarcone, da Omar Costi, da Silipo Antonio. Mi disse “se hai bisogno di qualsiasi cosa tieni presente che…”

I fratelli Silipo li ho conosciuti nei primi anni 90 sono stretti amici con Riillo Francesco, nel corso degli anni quando aveva l’azienda di trasporti facevamo lo stesso lavoro, negli ultimi anni ho avuto il fratello Luigi a lavorare da me per qualche mese. Silipo Antonio ha litigato con il fratello Luigi e lui mi è venuto a chiedere del lavoro dicendomi che aveva litigato col fratello. E io l’ho preso, credo con la Giglio o la Trasmoter. Pochi mesi perché dove andava ci litigava, litigava nei cantieri e l’ho mandato via.

 

PM: Lei ha detto che i conti correnti delle società di Floro Vito Gianni, venivano utilizzate per queste operazioni di false fatturazioni e per prelevare il contante.

GIGLIO: Sì signor pubblico ministero.

PM: il contante ce lo aveva anche Floro Vito, oppure no?

GIGLIO: Floro Vito non ce l’aveva perché quando lui si è messo ad operare in questo contesto, aveva fatto una costruzione a Cadelbosco non ricordo quale società ma riconducibile a lui e aveva investito la’, poi era entrato in una società insieme a Gentile Domenico e Riillo Franco. Quando Gentile e Riillo avrebbero venduto dovevano dargli il capitale, ma non glielo hanno dato.

PM: quindi quando troviamo dei flussi verso Floro Vito…

GIGLIO: Sono capitali emessi da Blasco o da Nicolino Sarcone

 

Cinque minuti di sospensione.

 

PM: prima di passare all’album volevo farle una contestazione sulla memoria, nel luglio 2016 ha riferito una circostanza di un affare di Iaquinta Giuseppe nella zona di Milano

GIGLIO: non me l’ha chiesto, Iaquinta aveva preso un lavoro dovevano farlo insieme a Blasco, Sarcone, Diletto ma non so se è andato in porto.

PM: chi glielo ha detto?

GIGLIO: Blasco, Sarcone e Diletto.

PM: in cosa consisteva?

GIGLIO: Diversi appartamenti da fare, non so altro

PM: lei ha detto dovevano fare un grosso lavoro a Milano non so se sono 150 appartamenti ma era una grossa operazione e c’era anche Iaquinta.

Viene mostrato l’album da 124 foto.

PM: ne chiederò alcune, vado per sintesi.

 

L’ausiliario conferma che è presente l’album da 124 foto. Attesta che non vi sono riportati nomi e omissis.

E’ presente l’attestazione di conformità della cancelleria.

L’album viene mostrato a Pino Giglio.

 

SERGIO BOLOGNINO

GIGLIO: Lui è geometra e seguiva i cantieri che Bolognino Michele prendeva, era a disposizione del fratello e curava traffici di imbarcazioni, carte clonate, tutto quello che potesse essere guadagno.

PM: guadagno di che genere?

CARUSO: bè è chiaro che guadagno…

GIGLIO: Illecito.

PM: ha riferito delle condotte in carcere di Sergio Bolognino

GIGLIO: Sì certo. Bolognino Sergio non so se è affiliato ma è una persona con delle regole che usano le persone di solito affiliate. Comportamenti di quel tipo.

CARUSO: qualche esempio?

GIGLIO: non si lascia il tavolo se non viene svincolato, sbloccato il tavolo, atteggiamenti che usano persone affiliate.

PM: l’esempio che ha fatto del tavolo, di cosa stava parlando?

GIGLIO: Sia in carcere sia fuori

CARUSO: non ci si alza dal tavolo se non succede cosa?

GIGLIO: Se non viene svuotato dal capotavola

CARUSO: e il capotavola che caratteristiche ha?

GIGLIO: Di persona che nel grado sono più in alto.

PM: Il Bolognino Sergio era a capotavola?

GIGLIO: Sì. Lo avevano deciso delle persone della zona di Reggio Calabria, hanno chiamato Bolognino Sergio in cella con loro a mangiare e gli avevano assegnato il posto come capotavola.

PM: Sarcone Gianluigi che era il vostro capotavola, cosa ha detto rispetto a questa cosa?

GIGLIO: Sarcone discusse con Bolognino Sergio “dato che mi hanno chiamato dei paesani non posso rifiutare, tu stai al tavolo di qua e io vado di la’”. Sarcone ha dato il nulla osta.

 

PM: lei ha parlato di due sezioni A e B, nella B c’era anche Blasco Gaetano, giusto?

GIGLIO: Sì.

Nella sezione B chi è che ha preso il ruolo che Sarcone Gianluigi aveva nella sezione A?

GIGLIO: Blasco Gaetano

 

PM: ci vuole riferire dei suoi rapporti con Bolognino Sergio dei rapporti che avete fatto

GIGLIO: Avevamo preso due grosse imbarcazioni in leasing. Tramite Sergio siamo riuscite a mandarle in Grecia e dalla Grecia fuori nei paese arabi. Senza documenti. In quei paesi le imbarcazioni si riescono a gestire.

PM: chi si è occupato della cessione?

GIGLIO: Bolognino Sergio, ha fatto tutto

PM: aveva delle conoscenze?

GIGLIO: Già faceva questi lavori, c’era coinvolto anche quel colonnello della Guardia di Finanza.

PM: com’è andata questa appropriazione?

GIGLIO: Le barche sono state pagate da Bolognino Sergio.

PM: i soldi lei ne ha ceduti?

GIGLIO: Sì

PM: queste consegne di soldi, dove sono avvenute da parte di Sergio per queste barche?

GIGLIO: Ricordo molto bene, mi ha detto di andare all’Ambiente Design che stava salendo da giù e quindi ci saremmo trovati lì.

PM: cosa ci doveva fare all’Ambiente Design?

GIGLIO: Doveva vedere Sarcone Nicolino

PM: lei non sa per quale motivo?

GIGLIO: Francamente quando siamo arrivati insieme la’, mi aspettava fuori, mi ha dato la busta con i soldi e sono andato via. Le imbarcazioni sono state pagate in contanti.

PM: doveva vedere solo Sarcone Nicolino non altri?

GIGLIO: Diletto c’era pure.

 

PM: ci spieghi come funzionava, le operazioni della Comit

GIGLIO: Ha acquistato il bene tramite il leasing, poi venivano vendute all’estero. Non era coinvolgo Michele Bolognino.

PM: in che paese venivano venduti questi beni?

GIGLIO: Africa, paesi arabi. Aveva un contatto in Albania e in Grecia. Bisognava fare della documentazione, per questo le portava fuori, li portava in Grecia e faceva la documentazione per la re-immatricolazione.

Facevamo denuncia in quanto con la denuncia scattava la ricerca a livello internazionale, facevamo una semplice appropriazione indebita.

PM: La rischiavano i prestanomi delle società utilizzate?

GIGLIO: Esattamente

PM: sempre in relazione a Sergio ha fatto riferimento a un terreno a Massa Carrara

GIGLIO: E’ stato individuato da Sergio e ha riportato l’affare al fratello che lo ha proposto a me. Era un terreno edificabile per la costruzione di alcuni appartamenti. Il bene dovevo acquistarlo io, ma poi è stato intestato alla società del figlio di Bolognino Michele e io ho finanziato.

PM: Intestata alla società, ma ha pagato lei?

GIGLIO: Ho pagato io. Poi sono iniziati dei pignoramenti su quel terreno e quando ho visto così, Michele era in carcere e con Sergio siamo andati e me li sono trasferiti io alla Giglio srl. Aveva problemi la società intestata a Domenico Bolognino, il figlio di Michele. Ho dovuto pagare anche il primo pignoramento di 3/4mila euro. E in questo modo ho salvato il bene.

PM: Sergio Bolognino aveva rapporti con Ursini Mario?

GIGLIO: Stavano curando alcune imbarcazioni di Sergio, con Mario Ursini, non so se c’entrava anche Michele.

PM: lei ha parlato di una attività imprenditoriale a Bologna che volevano avviare i Bolognino

Stefano, non ricordo il cognome…. avevano preso un bar insieme a Rimini e avevano un noleggio di autovetture. Insieme a Stefano, Sergio e Michele hanno preso un capannone nella zona industriale di Bologna dove facevano dei lavori era un locale di scambio coppie. Io gli ho dato il generatore elettrico.

Sergio stava curando, era un socio col fratello e con Stefano.

PM: quell’affare è stato aperto?

GIGLIO: Stavano andando avanti i lavori ma non so se è stato aperto. I lavori erano stati fatti. Sergio veniva da me e mi mostrava delle foto dei privé, dei letti rotondi che giravano.

 

AIELLO GIUSEPPE

Faceva fatturazioni inesistenti avevano aperto conti correnti in Germania. Aveva rapporti con Cappa, solo con lui. Aveva necessità di soldi e prendeva delle stupidate per i lavori che faceva.

 

BRAMANTE ANTONIETTA detta ANTONELLA

Antonella, la moglie di Palmo Vertinelli. Bramante Antonella. E’ venuta a scuola con me, non ricordo se si chiama Antonietta, ma la chiamano tutti Antonella.

PM: lei ha una parentela con i Vertinelli?

GIGLIO: Sì. Mia figlia ha sposato il figlio di Giuseppe Vertinelli che si chiama Vertinelli Antonio. Mia figlia si chiama Tania.

 

Giglio riconosce Cappa Salvatore, Brescia Pasquale, Clausi Agostino.

Il mio commercialista di Crotone. Ha uno studio vicino al tribunale di Reggio. L’ho portato io negli anni 2005/2006 doveva gestire le mie aziende e man mano ha conosciuto Bolognino, Vertinelli e altre persone.

Faceva le operazioni che a me servivano, bilanci dichiarazione dei redditi modificati, buste per lavoratori per mettere in piedi dei mutui, queste cose qua e le faceva anche agli altri.

PM: di professione faceva il commercialista e il suo contributo nella professione con le modalità che ha descritto?

GIGLIO: Sì

PM: era a conoscenza dell’affare Sorbolo?

GIGLIO: Era a conoscenza del nero, delle operazioni, ma non di tutto. Non sapeva della presenza di Grande Aracri.

 

Giglio riconosce Crivaro, Curcio Giuseppe, suo cognato Curcio Domenico, Curcio Maria sua moglie, Diletto Alfonso e Franco Falbo, Frontera Francesco, Gerace Salvatore, Grande Aracri Domenico (fratello di Nicolino, l’avvocato), Gualtieri Antonio, Gulla’ Francesco.

 

PM: Chi è Gulla’?

Operava nella falsa fatturazione sia con Frontera sia con Cappa.

 

PM: Conosce Grande Aracri Domenico?

GIGLIO: L’ho conosciuto. Me l’ha presentato Salvatore Grande Aracri e Muto Antonio classe 81 nella società di Bazzoni. Nel 2007 circa. L’ho visto in quel periodo che avevano la discoteca, un paio di volte. La discoteca Italghisa e in più avevano la discoteca all’aperto… ho dato dei soldi per comprarla… mi sfugge…

 

Giglio riconosce Lamanna Francesco, Lerose Salatore e Lomonaco Francesco

Lerose Salvatore è cognato di Aiello Giuseppe, persona vicina a Cappa, facevano alcune operazioni inesistenti di falsa fatturazione.

 

LOMONACO FRANCESCO

GIGLIO: Lomonaco Francesco è molto vicino sia a Diletto, sia a Nicolino Sarcone. Infatti in una situazione dove ho consegnato degli assegni a Spagnolo Franesco, sono andati a finire alla moglie di Lomonaco Francesco.

PM: un esempio lo fa attraverso quell’episodio che lo ha visto coinvolto, è affiliato?

GIGLIO: No, ma è una persona vicina. Lui in carcere temeva dell’affiliazione perché ha una causa in corso, perché il padre è stato vittima per mano della mafia.

PM: Il padre di Lomonaco Francesco è stato ucciso?

GIGLIO: La famiglia ha chiesto dei danni, ci sono dei fondi, la mamma e la sorella li avevano già presi lui ancora no. Il padre è stato ucciso per sbaglio.

PM: era un esponente della ‘ndrangheta?

GIGLIO: No non ne faceva parte.

PM: nell’interrogatorio di giugno ha detto “una persona vicina alle famiglie”

GIGLIO: Lomonaco? Vicino non significa essere associati.

PM: mi riferivo al padre

GIGLIO: Anche il padre non era un affiliato ma era vicino alle famiglie

 

MARTINO ALFONSO

Giglio: questo è Martino Alfonso.

PM: che posizione ha?

GIGLIO: E’ un affiliato. L’ho saputo da Trentino suo zio, “se avete bisogno di qualcosa andate da lui”. Da Blasco, da RiilloPasuale.

 

MERCADANTE

Non lo vedo da diversi anni, fa usura e false fatturazioni. Abita nella zona di Cadelbosco. Collaborava con Silipo Antonio.

 

MUTO GIULIO

E’ solo un appassionato di armi, gli hanno ucciso il fratello che era anche mio cugino.

Colleziona le armi. Dalle pistole, fucili, importanti è che siano armi.

PM: in maniera lecita?

GIGLIO: Illecita, perché se non li può avere in maniera lecita le ha in maniera illecita.

 

DRAMORE RUGGERO che è morto nel bar a Cremona

 

Questo non ricordo il nome prendeva il gasolio con le calamite… l’hanno preso col furgone di Bolognino quando prendeva il gasolio negli automatici. Metteva 5 euro e con una calamita prendeva diversi chili. Collabora con tutti ma è per suo conto pur di guadagnare soldi si appoggia dappertutto.

PM: Lei ha menzionato anche Richichi Andrea nelle operazioni con la calamita, conferma?

GIGLIO: Sì

 

PALERMO ALESSANDRO

Un commercialista nella società di Muto Antonio classe 71 e poi si è avvicinato a Gualtieri Antonio…. Palermo Alessandro, stava facendo delle operazioni con lui.

PM: rispetto al sodalizio cosa vuol dire?

GIGLIO: Sapeva anche lui chi era, Palermo. Sapeva. Conosceva Crivaro… altri no. Io lo conoscevo. L’ho conosciuto nel 2007/2008 da Muto poi ci siamo sentiti diversi volte perché voleva prendere la contabilità da me, ma non gliel’ho passata.

 

PM: nel giugno del 2016 lei ha detto ultimamente Palermo girava nell’ambiente dei Sarcone. E poi ha aggiunto l’ho visto diverse volte sia con Sarcone…

GIGLIO: Ha ragione dottoressa. L’ho visto anche con Sarcone Nicolino al bar insieme con Sarcone. Al bar dietro la latteria ma più distante, un altro bar.

 

Giglio riconosce PALLONE GIUSEPPE

 

Giglio riconosce Paolini Alfonso, Andrea Richichi, Riillo Paolo, Ruggiero Salvatore.

PM: Riillo Paolo chi è?

Figlio di Riillo Giuseppe fratello di mia suocera. Quello del conto in Svizzera.

 

Giglio riconosce: Sarcone Gianluigi, Sarcone Nicolino, Sergio Eugenio, il cognato di Giuseppe Floro Vito, Salvatore.

PM: Floro Vito Gianni detto “Giuseppe”, questo soggetto si chiama Salvatore?

GIGLIO: E’ il cognato di Floro Vito, ha sposato la sorella Gessica. Faceva usura, operazioni inesistenti, collaborava con Belfiore Carmine. Era sempre insieme con Sarcone Nicolino, abbiamo fatto operazioni insieme con il cognato Giuseppe. Il soggetto è a disposizione. Ho fatto false fatture tramite Floro Vito Gianni.

PM: lei disse: con Paolini lui ha molto operato.

GIGLIO: Confermo.

 

GIGLIO: riconosco Silipo Antonio e il figlio, non ricordo il nome… l’ho visto più volte, è giovanissimo. L’ho visto quando Luigi ha lavorato per me. Gli ho chiesto anche di suo padre perché era in carcere in quel periodo.

 

Il fratello di Silipo Antonio, Luigi.

 

PM: Di Silipo Luigi può dire altro?

GIGLIO: So che era a disposizione del fratello, altro non so.

PM: ha avuto rapporti con Blasco, Sarcone, Valerio?

GIGLIO: Condivideva le attività nell’edilizia e nel trasporto e nel movimento terra insieme al fratello.  E nel recupero che facevano.

PM: cosa intende per recupero?

GIGLIO: Silipo Antonio faceva recupero crediti, false fatturazioni, usura, Luigi era a disposizione. Ma poi hanno litigato ed è venuto a lavorare da me. Rapporti sicuramente ne aveva, era a piena disponibilità del fratello, se doveva andare da Nicolino Sarcone ci andava.

 

GIGLIO: Il cognome di prima è Marzano Stefano, quello del locale dello scambio di coppie.

 

Altro album di fotografie. L’ausiliario controlla che sia tutto in ordine e che non siano presenti i nomi.

119 foto, fascicolo copia conforme.

 

PERITI FEDERICO è un affiliato a tutti gli effetti della famiglia Arena. Era un prestanome di Pugliese Michele e del papà Francesco, dopo l’arresto di Michele ha gestito la società intestata alla convivente di Michele, Tipaldi.

 

Pugliese Michele. Appartiene alla ‘ndrangheta coinvolto con gli Arena e i Nicoscia.

L’ho conosciuto personalmente abbiamo collaborato.

 

Pugliese Franco. Il papà di Michele, personaggio molto vicino agli Arena e ai Nicoscia. Coinvolto con la figlia e il figlio che hanno sposato un Arena e un Nicoscia.

PM: sa qualcosa in merito a contratti a nolo dove ha partecipato Michele Pugliese?

GIGLIO: Faceva le fatture con i loro automezzi. Il papà ha avuto dei camion e ha lavorato con me per un periodo. Oltre a dargli il lavoro glielo davo anche io. Facevano fatture per operazioni inesistenti.

 

Muto Benito, Muto Franco, figlio di Benito

PM: chi sono gli altri fratelli di Franco?

GIGLIO: Antonio e  Cesare

 

GIGLIO: Pasquale Manfredi, si era partiti dal papà di questo ragazzo per la pace. E’ un affiliato puro. Scarface si fa chiamare. L’ho conosciuto tra il 2006/2008, fino all’arresto nel dicembre del 2009.

PM: c’è un episodio che riguarda anche Falbo Francesco?

GIGLIO: Con Nicoscia Salvatore mi chiese di far lavorare lo zio che abitava a Viadana giù a Sorbolo. Io l’ho chiesto a Falbo il quale ha fatto scendere a far lavorare lo zio con il cugino perché erano padre e figlio finchè non sono usciti problemi fra Falbo e quelle persone. Falbo li ha cacciati fuori dall’ufficio dicendo che se avevano dei problemi, di andare a parlare giù dai Grande Aracri.

PM: Falbo manda via questi due soggetti, chi interviene?

GIGLIO: Pasquale Manfredi. L’incontro avviene a Sorbolo da Falbo, il ragazzo chiese spiegazioni. Falbo disse per il DURC (documento unico regolarità contributiva)

PM: Falbo sapeva chi fosse Manfredi Pasquale?

GIGLIO: Sì glielo avevo detto. Sapeva che era un esponente pericoloso della ‘ndrangheta.

PM: Manfredi cosa ha risposto?

GIGLIO: Ci rivedremo, ma non si è più fatto sentire, perché è andata così…

 

Carmine Arena gli hanno sparato col bazooka. Il papà. Era con Pino Arena. E’ stato ucciso col bazooka.

 

Pasquale Arena. Veniva diverse volte a trovare i Riillo a Milano. E’ venuto anche quando aveva il fratello in carcere a Parma 2011/2012, aveva il fratello Pino in carcere. Lo conoscevo da prima.

 

Giglio riconosce Nicolino Grande Aracri.

 

GIGLIO: Questo è Paolo Lentini soprannome pistola. Il latitante di cui abbiamo parlato. Degli Arena.

 

GIGLIO: Mungo Maurizio.

PM: Si ricorda delle azioni won?

GIGLIO: E’ il papà di Salvatore, marito di Arena Mariagrazia.

PM: come mai aveva la disponibilità dei won?

GIGLIO: Salvatore frequenta sia Muto Antonio 71 che Servino Floro Vito, sicuramente ne era venuto in possesso da parte di questi.

 

Brugnano Antonio, quello piccolo

 

Pino Arena, quello scomparso. Soprannome Pino cicalo.

PM: Rispetto al Pino Arena chi è? E’ questo o l’altro?

GIGLIO: Non è quello della cresima, è il figlio di Nicola Arena. Quello della cresima del figlio è Pino Arena figlio di Vitale


Questo prima lavorava con Villirillo Leonardo e poi è passato a lavorare con Vertinelli Palmo. Guidava i camion

 

Domenico  Camposano. Usura insieme con  Diletto e false fatturazioni.

PM: lei ha detto che ha fatto attività di usura

GIGLIO: E false fatturazioni ultimamente era con Salvino Floro Vito.

 

PM: ha aggiunto in una occasione che le è stato chiesto anche con la Giglio di fare fatture per operazioni inesistenti e le ho chiesto se ricordava chi era l’imprenditore che glielo aveva proposto. Si ricorda chi era? Altrimenti le faccio la contestazione aprendo l’album.

GIGLIO: Non ricordo in questo momento.

PM: no scusi, non posso fare la contestazione…

 

PM: Gerrini non l’ha riconosciuto, ne ha sentito parlare?

GIGLIO: Il nome non mi è nuovo… ho la testa che sta andando…

PM: andiamo avanti, ancora per poco

 

PM: resista…. Nell’interrogatorio del 2016 ha dato una chiara definizione del suo ruolo all’interno del sodalizio ce la vuole sintetizzare?

CARUSO: sono domande importanti, cominciamo adesso e poi… cominci a rispondere. Lei all’interno di questo sodalizio di cui dobbiamo accertare l’esistenza che ruolo aveva?

GIGLIO: Non avevo un ruolo definitivo non facendo parte dell’affiliazione. Non ho fatto altro che dare la possibilità di dare ad alcuni soggetti con le conoscenze e possibilità di metterli in condizioni di poter guadagnare.

PM: nel 16 febbraio ha detto “il mio ruolo è stato quello di coordinare la fascia di fatturazione, la fascia di alcuni affari”

GIGLIO: Quello che sto dicendo, io non facevo altro che mettere in condizioni tramite la fatturazione, ho permesso alla associazione di guadagnare soldi. Al Bolognino di far prendere dei lavori. E partecipare ad affari.

PM: Sorbolo?

GIGLIO: Sorbolo, anche se sono entrato in un affare già fatto.

 

CARUSO: ci vediamo martedì 22, solita ora 9.30, alle 9.00 gli avvocati.

 

Ore 18.20 termina l’udienza.

a cura di: S.N.

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