- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione dell'intera udienza

venerdì 11 novembre 2016

 

Ore 9.30 in aula

Breve riassunto della vicenda di Giuseppe GIGLIO.

Giuseppe GIGLIO è stato condannato con il rito abbreviato il 22 aprile 2016 a 12 anni di reclusione. E’ stato riconosciuto organizzatore dell’attività dell’associazione relativa alle fatturazioni per operazioni inesistenti ed alla gestione di numerosi appalti (taluni come consapevole strumento di reimpiego di denaro ricollegabile direttamente a Nicolino GRANDE ARACRI), curando tale attività in stretto contatto con BOLOGNINO Michele, DILETTO Alfonso o SARCONE Nicolino (o con i predetti anche insieme) i quali intervenivano, quando necessario o anche da lui richiesti, per dare veste formale e definitiva alle decisioni dal medesimo assunte nella gestione concreta di taluni affari.

In particolare garantendo il collegamento tra i partecipanti all’associazione, negli ambiti sopra indicati, mantenendo i rapporti con la “casa madre di Cutro”, e indirettamente anche con Nicolino Grande Aracri (in particolare per il tramite di GENTILE Francesco) cui faceva pervenire denaro anche direttamente; individuando le linee di intervento del gruppo e le azioni di interesse comune negli ambiti sopra descritti; risolvendo i conflitti insorti tra i partecipi, anche coinvolgendo, a seconda dei casi, BOLOGNINO, SARCONE, DILETTO; partecipando alla decisione delle azioni di ritorsioni nei confronti dei partecipi che contravvengono alle regole; mettendo a disposizione dell’associazione le società commerciali a lui riconducibili e costituendone alcune ad hoc, individuando e coordinando l’opera dei prestanome e degli altri concorrenti, secondo le forme indicate nei capi di imputazione sotto a lui contestati e che qui si richiamano a far parte integrante del presente; pretendendo ed ottenendo obbedienza dagli appartenenti al sodalizio in relazione alle attività sopra indicate, imponendo loro le spartizioni degli appalti e l’acquisto della materia prima secondo le sue indicazioni, sempre in sintonia con i capi; mantenendo rapporti con imprenditori avvicinatisi alla cosca, e coordinando le attività compiute insieme a costoro; mantenendo il rapporto a nome dell’associazione e in relazione a singoli avvenimenti che coinvolgono l’associazione in se stessa ovvero taluno degli associati, con altri clan di matrice ‘ndranghetistica (in particolare clan Ursino); ed in particolare commettendo i delitti sotto al medesimo contestati con ruolo di organizzatore o comunque di riconosciuto vertice dell’azione.

 

Ore 9.45 inizia l’udienza.

Attendiamo l’arrivo dei detenuti.

 

Collegamenti in videoconferenza dal carcere di:

Ascoli: Ursini Mario presente.

L’Aquila: Bolognino Michele presente.

 

CARUSO: I difensori di Blasco Gaetano hanno rinunciato al mandato. Siamo in attesa dell’arrivo del sostituto.

 

CARUSO: Piccola modifica rispetto al calendario delle udienze: anziché martedì 24 gennaio l’udienza si terrà il 23 gennaio 2017.

 

CARUSO: Possiamo avviare il collegamento col sito riservato?

 

Entra nella saletta denominata “sito riservato” in videoconferenza GIUSEPPE GIGLIO.

“Presente dal sito riservato Giglio” parla l’ausiliario del penitenziario, presente anch’egli nella saletta riservata insieme a Giglio e all’avvocato difensore Li Gotti.
(Luigi Li Gotti è un avvocato e politico italiano, conosciuto per essere stato difensore di noti pentiti quali Tommaso Buscetta, Totuccio Contorno, Giovanni Brusca, Francesco Marino Mannoia e Gaspare Mutolo)

CARUSO: Lei signor  Giglio è stato giudicato col rito abbreviato, interviene in questo procedimento come reato connesso, è assistito dal suo difensore e avendo reso dichiarazioni su fatti che riguardano questo processo, lei ha facoltà di non rispondere in quanto imputato. Intende rispondere?

GIGLIO: intendo rispondere.

CARUSO: Diamo la parola al pubblico ministero

 

(problemi con il collegamento)

 

PM: le chiedo di raccontarci dal momento, in sintesi, il primo momento in cui è salito in Emilia Romagna.

 

GIGLIO:

Dopo la mia maggiore età ho preso la patente e ho comprato un camion. Sono salito da padroncino. Ho fatto qualche anno a Parma, fine anni ‘80, e poi sono rimasto su lavorando con alcune aziende di Parma. Nel ‘93 sono sceso di nuovo giù e ho messo su una discoteca nell’azienda di famiglia. La discoteca è andata male e dopo la chiusura ho preso di nuovo dei camion e sono salito in Emilia. Nel ‘96 nella zona di Verona lavoravo con i Baraldi con i Prospero i fratelli Cottafava.
Vivevo a Gualtieri.
E’ salito su anche Muto Antonio e Muto Salvatore e abbiamo intrapreso dei lavori insieme.

Muto Antonio è figlio di Benito Muto e Muto Salvatore figlio di Gerardo Muto.

Sono cugini, figli di fratelli.

Abbiamo iniziato a fare dei trasporti per i Baraldi, per Calcestruzzo Guidetti e per i fratelli Cottafava. Abbiamo conosciuto Mauro Prospero dove abbiamo acquistato del materiale dal papà di Mauro e abbiamo commercializzato. Era materiale che serviva per il calcestruzzo.

Da lì siamo andati avanti con degli anni e giustamente guadagnando soldi e ingrandendo le aziende siamo andati avanti così.

Inizialmente abbiamo fatto trasporti solo per il papà di Prospero. Poi abbiamo lavorato in parte in nero, all’insaputa del padre. Avevamo un margine, la possibilità di fare degli sconti a chi comprava e in più avevamo il 19% di IVA.

 

PM: Con quale ditta o società operava?

GIGLIO: Operavo con una ditta mia individuale. Poi ho costituito la INT srl e poi la COMIT. Quest’ultima da me e Pagliuso Francesco.

 

PM: Presidente non gradisco i commenti che arrivano dalle gabbie, per una questione di concentrazione.

 

PM: Che attività svolgevano queste due società?

GIGLIO: Le usavo parallele alle società mie, di mio fratello e queste società non facevano altro che comprare materiale in nero e rivenderlo in fattura e, se capitava, fare operazioni inesistenti.

PM: operavano anche attraverso fatturazioni per operazioni inesistenti oltre che comprare in nero?

GIGLIO: Praticamente

 

PM: Questo tipo di attività che vantaggi, se ve ne erano, procuravano?

GIGLIO: Sia vantaggi economici, sia perché avevo intenzione di portare la COMIT con una chiusura di fatturato alto per accedere agli affidamenti bancari per fare investimenti.

PM: Anche leasing?

GIGLIO: Sia a livello di leasing che a livello bancario. La COMIT aveva 6/7 milioni di leasing.

PM: quindi alti fatturati, acquisto in nero con vendita in fattura, accessi bancari?

GIGLIO: Esattamente

PM: Qui siamo dopo il ’96. Negli anni successivi?

GIGLIO: Siamo ai primi anni del 2000.

PM: lei ha menzionato Muto Antonio figlio di Benito (classe 71) e il cugino Muto Salvatore.

 

(squilla un allarme, presumibilmente di un auto, molto fastidioso)


PM: siamo nel 2000 lei in questi anni cosa ci può riferire sui suoi rapporti con esponenti della criminalità organizzata?

GIGLIO:  Fino agli anni 2000 nessuno. Sono arrivati quando è arrivato Pugliese, quando ha portato gli Arena.

Dopo l’arrivo di Pugliese Michele, Muto Antonio e Muto Salvatore con la Inerti Muto (intestata a Colacino Gaetano, cognato di Salvatore Muto) hanno iniziato a farlo lavorare. Era una società cartiera.
Muto faceva lo stesso lavoro che facevo io.
PM: lei, degli Arena, chi conosceva e chi frequentava?

 

(problemi di collegamento)

Viene ristabilito il collegamento.

 

Viene richiesto da un avvocato difensore di ritornare a una immagine più ampia della saletta in modo da mostrare esattamente chi è presente nella sala riservata.

 

Mormorii dagli imputati.

 

CARUSO: devono parlare gli avvocati, voi non dovete rivolgervi alla Corte!

 

Viene quindi specificato che oltre all’ausiliario del penitenziario e l’avvocato è presente il tecnico per ristabilire il collegamento.

 

GIGLIO: Dopo l’arrivo di Pugliese, iniziano i rapporti con i Muto i Pugliese e gli Arena.
Pugliese convinse Fabrizio Arena a comprare dei camion e mandarli in Emilia a lavorare con Muto.

Fu chiesto anche di far lavorare un altro camion intestato a Caiazzo Francesco. E da lì iniziammo i rapporti con gli Arena.

 

PM: questa attività che vantaggi le portavano?

GIGLIO: All’inizio non erano vantaggi poi Pino Arena ci disse… quando un imprenditore giù da noi inizia a stare bene e avere dei lavori, iniziano ad avvicinarsi delle persone che appartengono diciamo alle “famiglie”. L’unico vantaggio era allontanare altre famiglie.
PM: Quando parla di famiglie chi intende?

GIGLIO: Famiglie che appartengono alla ‘ndrangheta.

 

GIGLIO: Facevo girare i camion del papà di Pugliese. La figlia di Pugliese, la sorella di Pugliese, ha sposato Fabrizio Arena.
PM: c’erano percentuali in questa attività?

GIGLIO: Tenevo il 5/6/7 % dipende dai lavori. Anche Muto faceva così

PM: chi metteva benzina e autista?

GIGLIO: Il gasolio lo anticipavamo noi a fine mese dal fatturato tiravamo giù il gasolio.

PM: lei ha detto che in questo modo apparteneva alla famiglia Arena, cosa significava?

GIGLIO: Non sono mai stato affiliato con nessuna famiglia, in quel momento qualsiasi famiglia che si faceva avanti bastava dire che eravamo vicino alla famiglia Arena.

PM: si faceva avanti in che senso?

GIGLIO: A chiedere dei soldi, dei lavori, qualsiasi tipo di cosa

PM: portava la sua protezione?

GIGLIO: Sì.

 

PM: proseguendo fra tutti quelli della famiglia Arena con chi aveva maggiore rapporto?

GIGLIO: Con Pino Arena, figlio di Vitale. Negli anni poi mi ha chiesto di cresimargli il figlio.

PM: se ci vuole per far comprendere, spiegare la portata di questa circostanza

GIGLIO: Pino Arena fu chiamato in una riunione a Cutro dove c’era Nicolino Sarcone c’era la mamma, c’erano altre persone, adesso non ricordo i nomi… Lazzarino Domenico…

PM: Cutro che territorio è?

GIGLIO:  della famiglia Grande Aracri

PM: Che summit era?

GIGLIO: Era una normale riunione ‘ndranghetista. In questo contesto uscì il mio nome fuori. Nicolino Sarcone chiese a Pino Arena, di mollarmi perché facevo parte di Cutro e non di Isola Capo Rizzuto. Doveva svincolarmi dalla famiglia Arena.

PM: perché questa richiesta di Sarcone?

GIGLIO: Perché si vocificava dei lavori che c’erano, delle fatturazioni…

PM: Sarcone pone all’ordine del giorno questa cosa. A chi lo chiede?

GIGLIO: A Pino Arena che è portato come capo famiglia di Isola Capo Rizzuto

PM: sapeva di questa richiesta?

GIGLIO: L’ho saputo perché Pino per non svincolarmi mi disse che dovevo cresimargli il figlio e quindi sarei diventato suo compare e quindi non se ne parlava neanche.

PM: quindi Sarcone si becca un no

GIGLIO: Si becca un no.

PM: e cosa ha detto Arena di questo incontro 

GIGLIO: Mi ha spiegato che è stato in una riunione dove dovevano discutere di altre cose e poi ha tirato fuori il nome e mi ha spiegato che in quel contesto per giustificare quel no ha tirato fuori il discorso della cresima. “E quindi se per te non è un problema mi fai la cresima a mio figlio”.

PM: ha aggiunto qualche altra circostanza?

GIGLIO: Chiunque vieni da te lo mandi da me (a Pino Arena).

PM: quel chiunque chi sarebbe?

GIGLIO: Sia agli affiliati della famiglia Grande Aracri o altri appartenenti ad altre famiglie.

PM: questo incontro quando lo collochiamo?

GIGLIO: Circa nel 2008 più o meno. Ricordo dopo la “pace”.

 

PM: come è andata a finire la cresima?

GIGLIO: Da lì ho iniziato a frequentare il ragazzo. Pino me lo ha portato su e lo ha lasciato un paio di giorni da me. Non ho fatto la cresima perché mi sono allontanato dalla famiglia Arena.

PM: come si chiamava il figlio di Pino Arena

GIGLIO: Pasquale, come il fratello. Pasqualino.

PM: c’è stata una salita da giù degli Arena, padre e figlio.

GIGLIO: Da lì Pino Arena doveva fare delle cose a Viadana e ha portato il figlio da me.

PM: quando è avvenuto questo dialogo con Arena, Sarcone Nicolino lo conosceva?

GIGLIO: Non lo conoscevo. Lo conoscevo di nome.

 

PM: sulla base di quali argomenti Sarcone chiedeva di svincolarla dagli Arena?

GIGLIO: Perché mio padre è di Cutro. Per loro sono di Cutro: per la zona in cui abito di Capo Colonna, sono tutti cutresi, e quindi dei Grande Aracri. La zona dove vivo al nord, diciamo dalla parte del ponte zona di Reggio ci sono i Grande Aracri, dopo il ponte, a Viadana gli Arena.

 

PM: vi sono altri soggetti con cui ha avuto rapporti in quegli anni?

GIGLIO: In quel contesto oltre a Pugliese Michele ho conosciuto Carmine Arena, il fratello Pasquale, un po’ tutti.

PM: ci sono stati soggetti che sono venuti al nord per conto degli Arena?

GIGLIO: Un certo Morelli di Isola Capo Rizzuto.

PM: nel 2016 ha menzionato Giannuzzi e Pelaggi.

Giannuzzi è stato mandato per mettere una azienda in piedi dove avrebbe avuto accesso al credito. Doveva svolgere lo stesso lavoro della mia azienda. E’ stata creata una azienda Imperial srl a Mantova a suo nome.

PM: in che senso?

GIGLIO: Nel senso che Giannuzzi lavorava alla Valtour, villaggio sotto il dominio degli Arena, tutti quelli che sono affiliati alla famiglia Arena lavorano nella Valtour.

Giannuzzi Giovanni era stipendiato. Per creargli una azienda gli è stato dichiarato una dichiarazione dei redditi per poterli portare in banca e accedere agli affidamenti.

 

(di nuovo problemi di collegamento)

 

PM: lei ha menzionato la Imperial srl, il progetto era lo stesso delle sue aziende?

GIGLIO: Bisognava creare dei redditi altissimi per accedere al leasing e agli affidamenti

PM: e poi questa società che fine doveva fare?

GIGLIO: Venivano dei profitti facendo operazioni inesistenti. Poi quando la società dopo qualche anno sarebbe cresciuta e avrebbe preso gli affidamenti e poi mollarla.

CARUSO: chiariamo il concetto di mollarla?

GIGLIO: Si portava al fallimento

PM: questo progetto è andato in porto?

GIGLIO: Non è andato in porto perché io sbadatamente ho chiesto se aveva problemi bancari e lui mi rispose di no. Sono andato in fiducia. Non ho fatto delle misure. Messa in piedi tutto, quando ho portato le dichiarazioni in banca è risultato che c’erano delle sofferenze a nome di Giannuzzi. E quindi non abbiamo potuto andare avanti a chiedere i prestiti alle banche.

 

(udienza sospesa per tentare di sistemare il collegamento)

 

Riprende l’udienza.

 

GIGLIO: Inizio 2007/2008 Pino Arena e Gentile Franco mi mandarono Pelaggi Paolo.

In quel momento stavo facendo fallire la COMIT. Facevo degli acquisti da alcuni fornitori e Paolo Pelaggi doveva fare degli acquisti e non pagarli, per far fallire la società.

Pelaggi acquista dei materiali che vanno al cantiere di Sorbolo.

PM: Questo materiale sarà quello dell’affare Sorbolo?

GIGLIO: Esattamente

PM: Pelaggi mandato dagli Arena. Cosa vuol dire?

GIGLIO: Aveva già delle aziende che operavano a Maranello, roba elettronica e faceva delle operazioni, delle triangolazioni all’estero per frodare l’IVA.

PM: ha partecipato a queste frodi?

GIGLIO: In un secondo momento

PM: Le faceva Pelaggi, ma chi c’era all’interno di queste operazioni per frodare l’IVA?

GIGLIO: Società in Italia con società messe in piedi in Svizzera con logistica in comunità europea in Austria dove le società italiane vendevano all’estero, la stessa merce girava dalla Svizzera posta nella logistica in Austria, girava nelle società italiane e poi tornava alla ditta di partenza. Questo consentiva con le aziende di marginare un 10% dell’Iva.

 

PM: quali erano le società strumento di queste operazioni?

GIGLIO:  Con me e Pelaggi c’era Riillo Pasquale, Mike, un americano che abitava in Lussemburgo e poi trasferito a Milano quando abbiamo iniziato a lavorare con lui. Non ricordo il suo cognome, un cognome americano.

PM: Salwach?

GIGLIO:  Sì lui.

Ci sono diverse società intestate a varie persone. Una società in Svizzera, da me e Pelaggi, Mike e me. Una società intestata a Curcio Domenico. Lui prendeva lo stipendio e non sapeva cosa facevamo con la società.

CARUSO: ma sapeva che facevate delle frodi?

GIGLIO:  Sapeva che operavamo ma non in quale contesto, in che modi.

Mio cognato (Domenico Curcio) non ha fatto neppure la terza media. Se gli parli di queste cose non riesce a capire il sistema.

PM: questi soggetti ricevevano uno stipendio per fare cosa?

GIGLIO:  Per mettere a disposizione solo il nome.

PM: Poi ha nominato Vulcano Mario 

GIGLIO:  Vulcano operava in modo diverso, oltre ad avere una società intestata più di una, anche una acquistata a Verona, di cui non ricordo il nome.

La MB trading non ricordo se era intestata a un ragazzo di Isola o a un altro.

Vulcano Mario era a conoscenza di quello che stavamo facendo. Quando mio cognato doveva andare in banca andava con Vulcano Mario. Le disposizioni le dava lui, mio cognato firmava. Anche un certo Giuseppe, una persona di fiducia di Pelaggi.

La SINK è una società di Omar… mi sfugge il cognome.

La MINIMUM srl sempre a Omar. A sua volta aveva un socio occulto. Un certo Giuliano.

La GPZ Trading intestata a due ragazze, una certa Daniela e… non ricordo i nomi. La società era mia di Pelaggi, e di Riillo Pasquale. Prendevano solo lo stipendio.

PM: vale per tutti lo stesso discorso?

GIGLIO:  Sì. L’altra ragazza era una ragazza madre e aveva bisogno.

Quando si è messa ad operare con la GPZ (una società già esistente) sia Daniela che questa ragazza hanno iniziato ad andare a Milano dove aveva sede la società.

PM: Curcio Domenico anche?

GIGLIO:  Dato che era un periodo che lavoravamo, avevamo aperto un conto a Monte Paschi di Cavriago, lì non c’era il collegamento. Per un certo periodo Curcio ha dovuto andare a fare dei bonifici o con Giuseppe o con Vulcano.

PM: La Multimedia Corporate LTD?

GIGLIO:  La società della Svizzera? Lì operava Mike, un ragazzo che faceva fatture Crugliano Gianluca. A volte andavano su Pasquale Riilo con Pelaggi a volte io.

PM: si ricorda alcuni conti correnti che avevate in Svizzera? Come utilizzavate questi conti in Svizzera?

GIGLIO:  Li utilizzavamo in Svizzera, la società doveva mandare il bonifico all’azienda italiana e rivendeva a un’altra società italiana e riceveva il bonifico da questa azienda. Lavoravamo anche con delle società cinesi a Bologna, in Ucraina.

PM: Chi aveva la testa sopra questi conti?

GIGLIO:  Mike e Pelaggi.

 

GIGLIO:   La Comir è una società che ha fatto lo stesso lavoro della Comit e dopo averla indebitata Riillo ha preso alcune cifre e l’ha portate su questo conto in Svizzera suo personale.
PM: ci descriva come veniva impiegato il conto, una volta fallita la Comir da Riillo Pasquale

GIGLIO: 

Dopo aver portato soldi in Svizzera per una parte ha finanziato la Multimedia. Altri passaggi, assegni cambiati di alcune assicurazioni su a Verona, altri passaggi.

La SICE è un’altra società intestata a Curcio Domenico.

Paolo Pelaggi ha fatto delle operazioni nello stesso modo. Assegni che venivano da assicurazioni, girati sulla Multimedia, portati e riportati in Italia.

 

PM: ci sono dei passaggi che riguardano operazioni con nominativi quali Riillo Giuseppe che non è Riillo Pasquale, Riillo Raffaele, assegni transitati per quei conti correnti, ci vuole ripetere la spiegazione?

GIGLIO:  Alcuni di questi soggetti facevano fatture e intestavano assegni circolari, Riillo Pasquale lo portava su, lo intestava sul conto di Pelaggi e su altri conti.

PM: quindi queste persone davano disponibilità per questo tipo di operazione. Chi è Riillo Giuseppe?

GIGLIO:  Mio suocero.

PM: Non hanno a che vedere con gli altri Riillo?

GIGLIO:  Non sono neanche parenti.

PM: prima ha fatto riferimento alla “pace” in merito al summit dove aveva partecipato Arena a Cutro. Summit successivo alla pace. Ci vuole spiegare?

GIGLIO:  Per alcuni anni, gli Arena, i Nicoscia, i Meli, i Grande Aracri ci sono state delle guerre, diversi morti. A un certo punto alcune persone erano stanche di questo e hanno cercato di pacificare le famiglie cosa che è stata fatta

CARUSO: come, da chi? Chi erano i morti?

GIGLIO:  Carmine Arena, Manfredi, Pasquale Tipaldi  e altri, quelli del ristorante a Isola Capo Rizzuto…

CARUSO: Chi erano i gruppi che si contrapponevano e per quale motivo?

I Nicoscia con gli Megna

CARUSO: E i grande Aracri con chi stavano?

GIGLIO:  Con i Nicoscia. E i Megna vicino agli Arena. Sempre per una questione di territorio, di villaggi…

Manfredi, il papà di Pasquale Nicoscia ucciso davanti al carcere, ha tentato la pace.

Poi Pugliese e il figlio di Paolo Lentini detto “pistola”.

PM: Perché cercavano la pace?

GIGLIO:  Perché Pugliese, la sorella aveva sposato Fabrizio Arena, dall’altra parte la moglie di Pugliese apparteneva ai Nicoscia.

La pace è stata portata avanti fra le varie famiglie, e hanno raggiunto la pace.

CARUSO: Quando?

GIGLIO:  Nel 2007/2008.

Fra il 2007 e il 2008 si sono riuniti in un summit le famiglie di Papanice, Isola di Capo Rizzuto, di Cutro e famiglie da fuori dalla zona di Reggio Calabria per fare la pace.

PM: conosce qualcuno che era presente?

I fratelli Arena, Pasquale Tipaldi, non ricordo se Pino era in carcere, i Grande Aracri non c’erano perché erano in carcere, quindi Nicolino Sarcone e altri, c’era Luca Megna (ancora era vivo), per gli Arena.

PM: queste cose da chi le ha sapute?

GIGLIO:  Da Pugliese, mi sono state raccontate da Bolognino Michele, da Pino Arena, ne abbiamo parlato con tutti anche con Riillo Pasquale.

PM: cosa è stato sancito in quella occasione?

GIGLIO:  Che quando è stata creata la pace chiunque avesse avuto intenzione… se la sarebbero presa con tutte le famiglie. Scendevano in campo tutte le famiglie

PM: sia più preciso

GIGLIO:  Avrebbero toccato qualcuno, sarebbero nati dei disguidi, sarebbe… chi avrebbe trasgredito alla pace imposta, se la sarebbero presa con tutte le famiglie.

CARUSO: sarebbe diventato nemico di tutte le famiglie

GIGLIO:  Si

 

PM: nel corso dell’interrogatorio nel 2016 ha fatto un altro nome, fra coloro che hanno partecipato alla riunione per la pace. Se vuole tornarci sopra, altrimenti la contesto per la memoria. E’ menzionato Diletto Alfonso.

GIGLIO:  Confermo.

 

PM: le abbiamo chiesto di Lamanna Francesco

GIGLIO:  In quell’occasione era detenuto se non ricordo male.

 

PM: cos’è successo dopo, dopo la richiesta della cresima da parte di Arena?

GIGLIO:  Dopo il 2008 ho conosciuto anche Sarcone Nicolino

PM: ce lo racconti 

GIGLIO:  L’ho conosciuto. Io dovevo ristrutturare casa e quindi tramite mio cognato Giovanni Procopio mi portò ad acquistare dei materiali. Sarcone Gianluigi aveva una rivendita di ceramica, allestimento bagni, materiale che che riguarda l’edilizia. C’era anche un socio, Procopio Salvatore, cugino di Procopio Francesco. Mi riferisco ai cugini.

PM: L’Ambiente Design. Le quote di questa società di chi erano?

GIGLIO: Di queste persone ma anche di Nicolino Sarcone. Per conoscermi si è messo su un camion e mi ha portato il materiale a casa.

PM: C’erano altri soci dello stesso tipo?

GIGLIO: C’era anche Blasco Gaetano e Diletto Alfonso

PM: Lei ha interesse a comprare questo materiale e gliele porta a casa Nicolino Sarcone?

GIGLIO:  Fa diversi viaggi

PM: ma lui faceva questo lavoro?

GIGLIO: No, in quel contesto ha scelto di portarle per potermi incontrare. In quell’occasione l’ho conosciuto

PM: cosa le ha detto?

GIGLIO:  Che il mondo girava e che avevo scelto di stare vicino agli Arena, non era una bella cosa perché prima o poi il mondo sarebbe girato

PM: cosa significa?

GIGLIO: Perché secondo me si intendeva… siamo intorno al 2008… perché le cose avrebbero potuto cambiare e avrei avuto bisogno anche di Nicolino Sarcone

PM: cosa ha risposto?

GIGLIO:  C’era “San Giovanni” in mezzo e quindi non potevo venire meno a quello che mi aveva detto Pino Arena.

PM: questo l’incontro con Sarcone Nicolino. Si ricorda quando ha ristrutturato casa?

GIGLIO: Maggio, aprile, inizio 2008.

 

PM: in questi anni ci ha chiaramente parlato del suo legame con gli Arena. Ci sono affari che lei non ha fatto con gli Arena, ma con i Grande Aracri?

GIGLIO: L’affare Sorbolo.

PM: c’è un’altra società?

GIGLIO: La San Francisco

PM: Con chi era?

GIGLIO: Tra Muto Antonio classe 71 Pugliese Michele, Grande Aracri Salvatore, figlio di Francesco Grande Aracri e nipote di Nicolino Grande Aracri+

PM: Francesco Grande Aracri che rapporti ha con Nicolino?

GIGLIO: è il Fratello

PM: c’erano poi chi?

GIGLIO: Muto Antonio, Pugliese, Grande Aracri e poi ho messo mio fratello Giglio Giulio.

 

PM: cosa succede dopo che conosce Sarcone Nicolino

GIGLIO: Mi sono allontanato dagli Arena e mi sono avvicinato ai Grande Aracri. Perchè avevo iniziato a frequentare Salvatore Grande Aracri e avevo valutato alcune cose.

PM: c’entrano alcuni arresti eccellenti di quell’epoca?

GIGLIO: Nel 2009 ci sono stati gli arrsti con l’operazione Pandora

PM: e quindi?

GIGLIO:  Ho dato un taglio netto dalla famiglia Arena e mi sono avvicinato a Blasco, Sarcone Nicolino, Diletto

PM: rispetto agli Arena, ha detto che ci sono stati dei morti e degli arrestati. La figura di Nicolino Grande Aracri che figura è?

GIGLIO:  Ha preso piede dopo l’arresto degli Arena.
(gli Arena erano alleati dei Dragone)

PM: quando viene arrestato Pelaggi Paolo?

GIGLIO:  Maggio 2010 se non sbaglio

PM: lei in che situazione è?

GIGLIO:  Mi sono trovato in difficoltà economica. Pelaggi aveva sottratto degli affidamenti e mi trovai in difficoltà economica.

PM: in quale società era messo così

GIGLIO:  Con la INT srl e CORE Technology

CARUSO: quando lei ha bisogno di 5 minuti ce lo dice

GIGLIO:  5 minuti di pausa mi farebbero comodo, non per la sigaretta

 

Pausa di 10 minuti

Riprende l’udienza.

 

GIGLIO:  Io avendo difficoltà economiche faccio un piano di rientro alle banche, parto con la prima Banca la Unicredit di Reggio Emilia, pagando con la Giglio srl. Quindi metto in difficoltà la Giglio srl. E quindi devo recuperare la liquidità, che mi ha fornito il Blasco e Sarcone.

PM: ci spieghi meglio, come arriva a questi due soggetti?

GIGLIO:  Mi rivolgo a Giuseppe Floro Vito sapendo che il fratello Giuliano faceva dei prestiti e mi rivolgo a lui. Qualche cosina me lo ha prestato lui, ma erano cifre che rientravano in una settimana, dieci giorni al massimo e io non riuscivo. Ci siamo rivolti quindi a Sarcone e a Blasco.

PM: che somme ha ricevuto da questi soggetti?

GIGLIO:  Diverse centinaia di mila euro. Nel 2010 30/50 quelli che servivono, nel 2012 200.000 in un colpo.

PM: torniamo al 2010 viene in rapporti con questi due soggetti anche con Giuseppe Floro Vito e Giuliano.  

GIGLIO:  Lui lo chiamano Giuseppe ma il suo nome è Floro Vito Gianni, detto “Giuseppe”.

PM: come proseguono i suoi rapporti con i soggetti menzionati?

GIGLIO:  Con operazioni quasi giornaliere che finanziavano loro, sia Blasco maggiormente, sia Sarcone.

PM: c’erano altri soggetti?

GIGLIO:  Diletto Alfonso, maggiormente operavo con loro. C’era anche Valerio Antonio.

PM: Valerio Antonio operava con Blasco Gaetano.

GIGLIO:  Loro portavano la liquidità, quando si fa una fattura inesistente, l’azienda o da l’assegno o fa un bonifico bancario.

PM: per quanto riguarda le sue operazioni ci spieghi quali erano le società

GIGLIO:  Io emettevo fattura presso le aziende che avevano necessità di fare operazioni esterne con la Trasmoter, ITS e altre.

PM: La Bimotec e la Comtel non c’erano più.

GIGLIO:  No.

PM: alcuni nomi delle società che hanno ricevuto le fatture

La Bianchini, la Prospero Mauro, la Betoncat…

 

PM: faccia conto che non abbia mai sentito questa cosa. Ci spieghi una singola operazione. Faccia lei l’esempio.

GIGLIO:  Quando avevo bisogno di liquidità mi contattavano le società, mi dicevano l’importo, la descrizione della fattura, che io dovevo solo ribaltarla, la liquidità me la riportavano Blasco o Sarcone e la fattura era emessa da una mia società. Quando arrivava il bonifico lo riportavo alla società.

PM: lei come restituiva alle società?

GIGLIO:  Giravo il bonifico su una società di Blasco o al figlio di Blasco, o a una di Floro Vito Gianni, a diverse società. Floro Vito Gianni era un ragazzo che faceva carpenteria in giro, faceva dei lavori. Dopo aver fatto investimenti sbagliati ed è andato in crisi, si è adoperato a fare delle fatturazioni così. E si è avvicinato a Sarcone e Blasco e operava con i soldi di Blasco.

PM: metteva a disposizione i conti correnti delle società?

GIGLIO:  Sì. Se c’era necessità di ricevere solo il bonifico, faceva quello.

PM: questi soldi dove andavano a finire?

GIGLIO:  A Blasco e Sarcone oppure se c’erano altre operazioni da fare, i soldi non tornavano indietro, ma arrivavano solo una parte degli utili e tornavano in circolazione.

 

PM: rispetto alla ‘ndrangheta questo tipo di operazioni cosa rappresentavano?

GIGLIO:  Fonti di guadagno

PM: in una classifica questi guadagni.. lei ha reso dichiarazioni nei primi mesi degli interrogatori. GIGLIO:  Erano operazioni frequenti, ogni tanto, coinvolgevano più persone. Erano operazioni quasi giornaliere.

PM: era una cosa che rendeva?

GIGLIO:  Dipende dai numeri. Più giravano soldi e più aumentavano i guadagni. In una giornata 60/70/100.000 euro.

PM: A Reggio Emilia il guadagno maggiore che andava alla ‘ndrangheta era la fatturazione?

GIGLIO:  Confermo

 

PM: Siamo in Emilia e ci interessa la ‘ndrangheta dell’Emilia. Chi ne faceva parte?

GIGLIO:  In Emilia sulla zona di Reggio, era Sarcone Nicolino, Blasco Valerio, Diletto e se ci spostiamo a Lamanna nella zona Lombarda. Lamanna Francesco

PM: ci vuole riferire nel dettaglio in tema di affiliazione e gerarchie?

GIGLIO:  Sarcone e Valerio nella zona di Reggio hanno la stessa gerarchia

PM: sono affiliati o no?

GIGLIO:  Sarcone e Valerio sono affiliati.

Blasco è stato affiliato da Domenico Riillo “U” Trentino nel carcere quando è stato arrestato nel 2000 nell’operazione Scacco Matto.

PM: da chi lo ha saputo?

GIGLIO:  Da Sarcone e da Blasco. Parlava loro come fratelli

PM: Diletto Alfonso?

GIGLIO:  E’ un affiliato.

 

PM: nei rapporti fra loro ci sono gerarchie. Chi è al vertice?

GIGLIO:  Nicolino Sarcone e Valerio hanno lo stesso grado.

Diletto è superiore a Sarcone e Valerio.

Blasco Gaetano è sotto Valerio e sotto Sarcone.

Lamanna Francesco è il braccio destro di Grande Aracri Nicolino. Forza di fuoco. Braccio operativo.

Sarcone e Diletto gestiscono gli affari.

 

PM: questi soggetti a chi sono legati da un punto di vista criminale

GIGLIO:  Nicolino Grande Aracri

PM: quindi rifacendosi a quel discorso iniziale che Reggio Emilia come ‘ndrangheta ha legami con Cutro, Viadana con gli Arena.

GIGLIO:  L’Emilia ha legami con Cutro ma non da adesso, da anni. Nel senso che saranno almeno da una quindicina di anni.

 

PM: abbiamo la figura di Grande Aracri Nicolino come esponente di una cosca che originariamente è legata a quella di Reggio Emilia. Lei ci può fare esempi di vita che lei ha vissuto o che di cui ha sentito il racconto di ruolo esercitato come capo da Sarcone, da Diletto, di conflitti, di controversie su soggetti emiliani e interventi a cui ha assistito o di cui è venuto a conoscenza?

GIGLIO:  Lasciamo stare l’episodio Sorbolo?

PM: lo trattiamo a parte

GIGLIO:  Ne posso parlare? Non so se… so che alcune cose non ne posso parlare

CARUSO: Giglio lei deve parlare di tutto

PM: Alcune cose sono coperte da segreti istruttori

CARUSO: Segreti in dibattimento non ce ne sono. Lei faccia le domande che vuole fare

 

PM: Conflitto fra Blasco Gaetano e Gentile Domenico?

GIGLIO:  Blasco Gaetano fa dei tetti, dei lavori a Gentile Domenico. Fa questi tetti e in qualche modo ci sono dei ritardi nei pagamenti. Ci sono stati assegni che Gentile aveva fatto al Blasco e che Blasco non incassa. Blasco inizia a minacciare Gentile. Nella società con Gentile c’è Riillo Francesco. Gentile lo racconta a Riillo Francesco, quel giorno c’era da me anche Diletto quella sera. Era la sera precedente alla cena agli Antichi Sapori. Riillo chiama Diletto e gli chiede di passare da me. Diletto arriva. E’ intervenuto con Sarcone a sistemare la cosa

PM: ma cosa era accaduto a Gentile Domenico per cui è intervenuto Riillo Francesco?

GIGLIO:  Gli avevano rubato un tetto e lo avevano minacciato

PM: Chi era stato?

GIGLIO:  Blasco, Valerio, Brugnano e Sergio Eugenio.

PM: avevano rubato il tetto

GIGLIO:  Gentile non stava pagando, gli avevano rubato un tetto a San Maurizio in un cantiere. Tetto che non è stato denunciato.

GIGLIO:  Riillo Francesco ha chiamato Diletto in qualità di persona di fiducia di Grande Aracri per il ruolo che aveva Diletto. Lo ha chiamato.

Diletto rintraccia Nicolino Sarcone e fissano un appuntamento per chiarirsi con i fratelli Riillo.

Dato che Blasco doveva prendere dei soldi e il tetto era stato rubato, si è chiuso in quel modo.

 

GIGLIO:  Un altro conflitto, quando Blasco Gaetano mi ha dato dei soldi per una operazione, soldi che non ha conosciuto allo stesso Valerio e sono entrati in conflitto, sono subentrati una serie di incendi. Erano 200.000 euro che io stavo girando con Aversa Antonio.
E il Blasco non ha messo a conoscenza lo stesso Valerio.

PM: Perché doveva essere messo a conoscenza Valerio?

GIGLIO:  Perché le operazioni che Blasco doveva fare erano alla fine per i guadagni della famiglia, quindi Blasco stava nascondendo a tutti quello che stava facendo.

PM: Blasco si incassa dei soldi che doveva spartire con Valerio?

GIGLIO:  A me hanno lasciato 200.000 euro per finire il giro dell’operazione. In questo contesto Valerio viene a conoscenza e iniziano i litigi. Iniziano a incendiare la macchina, il capannone, la macchina al segretario.

PM: Chi incendia cosa e a chi?

GIGLIO:  Valerio incendia la macchina del figlio di Blasco, l’auto della segretaria Karima che era d’accordo con Blasco, il capannone di Blasco e la costruzione che stavano facendo insieme, perché Blasco aveva tenuto fuori Valerio da queste costruzioni che stavano facendo a Reggio Emilia.

PM: a cosa è dovuto l’incendio a Karima?

GIGLIO:  Era a conoscenza di tutto quello che faceva il Blasco. Blasco gli aveva intestato una società. Karima teneva i soldi a Blasco, diverse volte mi ha portato la liquidità di queste operazioni. Più di una volta mi sono visto al bar e mi ha dato i soldi.

PM: Valerio colpisce lei perché lei cosa fa?

GIGLIO:  A Valerio nega questa vicenda. Ma Valerio viene a sapere con certezza di questa vicenda. La prima volta io avevo negato e poi davanti all’evidenza gli ho fatto uno schema degli utili e dei soldi che avanzavano e che si era preso Blasco.

PM: Valerio viene a sapere che Blasco non gli ha dato i soldi. La Karima nega la circostanza e per questo viene colpita?

GIGLIO:  Esattamente.

GIGLIO:  Io avevo un blocco intestato a me sulla scrivania, l’ho preso e gli ho fatto lo schema.

PM: come si evolve la vicenda? Questi incendi sono autorizzati dall’alto o li fa Valerio?

GIGLIO:  Sono partiti da Valerio, Sarcone non era d’accordo perché stava alzando un polverone nella zona di Reggio Emilio. Poi però c’è stato l’arresto di Grandi Aracri Nicolino e avrebbero dovuto sistemare la cosa. E’ intervenuto anche Diletto

PM: lei è stato coinvolto?

GIGLIO:  C’è  stato un incontro con Bolognino Michele. Abbiamo provato a chiamare Blasco su in Germania perché lui era andato via perché temeva alla sua vita. Ci siamo trovati al bar a Parma di Bolognino. Era il bar Ariete, il bar ceduto da Diletto a Bolognino.

PM: chi c’era a questo incontro

GIGLIO:  Valerio con il cognato, Bolognino e Megna Mario nipote di Domenico Megna.

PM: il boss Domenico Menia?

GIGLIO:  Sì. C’era anche Andrea Richichi

PM: cosa è stato deciso?

GIGLIO:  Io a Blasco non dovevo dargli più niente perché i soldi che avanzavano doveva prenderli Valerio

PM: cosa aveva dato a Blasco?

GIGLIO:  Degli assegni da 10.000euro ciascuno. Da maggio 2014 se non ricordo male fino a maggio 2015 circa 13 assegni, e un appartamento a La Spezia.

Avevo iniziato a pagare. A fine anno quando abbiamo fatto la riunione nel 2014, era novembre, ho dovuto svuotare il conto per non pagare gli assegni.

PM: ma lei è stato accusato?

GIGLIO:  In quanto avrei potuto evitare questo casino

PM: viene rimproverato da Valerio di avere appoggiato Blasco, cosa decide di fare in merito a queste somme?

GIGLIO:  In quel momento dico che fin quando non veniva il Blasco non avrei pagato nessuno.

PM: come si è conclusa?

GIGLIO:  Domenico Riillo “U” Trentino, visto che Blasco lo aveva battezzato lui, doveva far scendere Blasco dalla Germania per risolvere la vicenda

PM: poi ci sono stati gli arresti di Aemilia

GIGLIO:  E la cosa è morta lì

PM: il fatto che fosse Valerio l’autore degli incendi ai danni di Blasco, come lo ha saputo?

GIGLIO:  Da Nicolino Sarcone e dallo stesso Blasco

PM: Valerio ha detto qualcosa?

GIGLIO:  Che Blasco doveva imparare a camminare

PM: invece a Sarcone questi atti non garbavano

GIGLIO:  Perché alzava l’attenzione delle forze dell’ordine

 

PM:  lei ha parlato degli assegni da 10.000 e da 15.000

GIGLIO:  Dovevano essere circa 135.000

PM: ci può riferire qualcosa della vicenda di questi assegni

GIGLIO:  Martino Alfonso (detto cagnolino) viene fermato alla procura di Crotone con questi assegni. Assegni che Martino non riusciva a giustificare, mette al corrente Blasco che mi chiama e che dovevamo sistemare la cosa in quanto c’era stata questa cosa. A Blasco gli viene in mente questo preliminare

PM: in cui si giustificava una vendita dalla ITS e la TRS srl.

GIGLIO:  Esattamente. L’assegno era stato cambiato da un ristorante di Isola di Capo Rizzuto. Quell’assegno, disse il Blasco gli avrebbero fatto una fattura di vendita, roba da ristorante.

PM: per giustificarlo?

GIGLIO:  Sì. Lonetti Sergio (della TRS e ITS srl) è stato sentito dalla questura di Parma. E’ andato a questura a Parma come collaboratore di giustizia.

 

PM: Vorrei che mi parlasse dei conflitti fra Muto Antonio classe 71 e Colacino Michele

GIGLIO:  Dopo l’interdittiva di Michele Colacino che lavorava alla Transport di Reggio. Inizia a cambiare il tipo di trasporto da rifiuti a ghiaia.

Floro Vito Gianni aveva iniziato ad operare con operazioni inesistenti da Muto Antonio.

Floro Vito Gianni avendo un legame con Muto Antonio, porta Colacino da Muto Antonio e iniziano a farlo lavorare. Lavora da Muto, ma quando Muto inizia a ritardare i pagamenti, iniziano dei disguidi fra Colacino e Muto Antonio. In questo frattempo io mi avvicino a Floro Vito Gianni che mi porta il Colacino e inizio a farlo lavorare io. Colacino cosa ha fatto, quando doveva prendere questi soldi ha chiamato Lamanna che è intervenuto ed è andato a chiamare Muto per recuperare i soldi.

Il fratello di Floro Vito Antonio ha sposato la sorella di Lamanna.

Colacino è stato sempre uno di famiglia. Colacino faceva la raccolta dei rifiuti.

Con Muto ci sono stati due disguidi con Colacino.

Muto inizia a pagare Colacino. Con Colacino, Muto è rimasto in buoni rapporti

PM: Lamanna cosa dice?

GIGLIO:  Che doveva pagarlo in quanto Michele non è un affiliato ma è vicino ai Grande Aracri.

PM: da chi lo ha saputo?

GIGLIO:  Da Giuseppe Floro Vito, dallo stesso Michele, da Lamanna. Perché quando Colacino ha iniziato a lavorare con me, Lamanna mi ha detto “mi raccomando che Michele è un amico di famiglia”.

PM: lo ha saputo anche da Muto Antonio?

GIGLIO:  C’era rimasto nale del comportamento di Colacino: non c’era bisogno. Ha detto che “io non lo pago perché anche io devo ancora essere pagato”.

PM: Muto Antonio ha dovuto pagare prima di essere pagato a sua volta?

GIGLIO:  Esattamente

GIGLIO:  Dopo qualche anno Michele Colacino ha lavorato in Francia. Ma poi gli avevano fatto una grossa contravvenzione. Perché poteva fare solo trasporti nazionali e non internazionali. E’ stato qualche mese in carcere e gli hanno fatto una grossa multa. Ha messo in vendita la sua ditta MC Trasporti intestata a sua moglie, dopo l’interdittiva ha intestato l’azienda a sua moglie. L’acquista Muto. Nascono dei disguidi perché Muto non gli paga l’azienda. Colacino gli aveva dato la facoltà di pagarla nell’arco dell’anno. Muto ha dovuto cedere una casa che fra l’altro prima gli avevano incendiato.

Sono andati giù, mi è stato raccontato da Colacino. La cosa l’ha dovuta sistemare Ernesto Grande Aracri con Lamanna, giù.

 

(si verificano nuovi problemi di collegamento)

CARUSO: non è possibile… si trovi un’altra saletta per la prossima volta.

Udienza sospesa per un’ora per problemi di collegamento.

 

Ore 14.45

Riprende l’udienza

 

PM: si è convenuto con l’intervento di Ernesto Grande Aracri che Muto Antonio ha dovuto cedere una casa a Colacino?

GIGLIO:  La casa era a Crotone.

PM: così è stato?

GIGLIO:  Sì

 

GIGLIO:  Brugnano Antonio (sono due), classe 67/68

PM: chiamiamolo il giovane e il vecchio

GIGLIO:  Brugnano Antono vecchio aveva delle aziende che fatturava, lo stesso lavoro che facevo io.

PM: lavoro inteso false fatturazioni?

GIGLIO:  Sì, al Brugnano Antonio arrivò un controllo della GDF e ha perso una delle aziende una intestata a suo cugino Antonio piccolo e una che aveva creato all’epoca Valerio Antonio. Brugnano aveva emesso delle fatture nelle sue contabilità e non aveva fatto presente di alcune operazioni a Valerio. Valerio è venuto a sapere. Sono nate delle discordanze fra Brugnano piccolo e vecchio perché c’era di mezzo anche una azienda di Brugnano piccolo.

Nacquero dei problemi, la cosa è arrivata giù. Brugnano piccolo che è parente di Grande Aracri Ernesto: la moglie di Ernesto è una Brugnano. In quel periodo Ernesto si era rivolto a Salvatore De Luca in Calabria, c’era Nicolino Grande Aracri fuori ed è stata portata giù. Gli ha fatto riconoscere 70.000 a Valerio e 70.000 a Procopio Giovanni.

PM: anche Procopio era stato danneggiato?

GIGLIO:  Parecchio

CARUSO: chi è che ha fatto riconoscere?

GIGLIO:  Grande Aracri Nicolino

CARUSO: Grande Aracri Nicolino prende posizione contro Brugnano?

GIGLIO:  Ha preso posizione nelle cose com’erano. Nel giusto. Perché era vero che c’erano le fatture. Valerio è un affiliato e anche Salvatore Procopio è un affiliato.

PM: Quindi dovevano pagare 70 e 70. Hanno pagato?

GIGLIO:  Certo. Procopio Giovanni, è mio cognato. Salvatore Procopio è fratello di Giovanni. Quello di cui abbiamo parlato stamattina è cugino.

 

PM: Valerio viene pagato, Procopio viene pagato e cosa fa Valerio?

GIGLIO:  E’ amareggiato. Dopo un po’ gli incendia la pizzeria a Brugnano il piccolo. Una pizzeria “Il gusto della pizza” da asporto nella zona a Reggio Emilia appena fuori a Roncocesi.

 

PM: la pizzeria a chi è intestata?

GIGLIO: Alla moglie di Brugnano piccolo.

PM: E Valerio la fa bruciare?

GIGLIO:  Sì

PM: Perché la fa bruciare?

GIGLIO:  Perché non gli è andato giù che Brugnano il piccolo aveva portato giù la faccenda, si era sentito scartato nel suo ruolo

PM: lei lo sa come si chiama la moglie di Brugnano il piccolo?

GIGLIO:  So che si chiama Elena. Brugnano abita a 300 mt da casa mia giù a Crotone ci conosciamo tutti

PM: Greco Elena coniugata nel 2001 con Brugnano Antonio.

 

GIGLIO:  Ho fatto un lavoro, Blasco, Diletto, Bolognino, Valerio lo avevano fatto col Consorzio Italia a La Spezia.

CARUSO: erano soci?

GIGLIO:  Non tutti. Chi ne facesse parte non ricordo.

CARUSO: L’appalto preso al Consorzio di fatto sono loro che lavorano?

GIGLIO:  Esattamente. Iniziano i lavori a La Spezia, nascono delle contestazioni, che l’azienda non paga. Il consorzio credo che fosse intestato a Blasco. L’azienda blocca i pagamenti e nascono delle discordanze e cominciano minacce. Discordanze anche fra di loro. Blasco aveva preso del materiale acquistato con il consorzio e si era esposto con il consorzio, la vicenda va a finire giù da Nicolino Grande Aracri perché non riuscivano a mettersi d’accordo.

Nicolino fa scendere tutti giù, li fa sedere a un tavolo e cercare di farli mettere d’accordo.

PM: da chi lo ha saputo?

GIGLIO:  Da Bolognino, Blasco, Diletto e tutti gli altri, ne discutevano in mia presenza.

 

PM: la vicenda riguardante Prospero Mauro e il pagamento del materiale da parte di Muto Salvatore?

GIGLIO:  Per tanti anni Mauro Prospero ci ha dato del materiale. Senza fatture senza niente, sulla parola 200/300.000 euro a testa senza avere niente in mano. Noi facevamo anche fatture a Prospero Mauro che giravano intorno a 4/5 milioni di fatture. Circa un milione e mezzo di euro. Poi c’era da fare il giro. Il papà avendo fiducia ci dava i bonifici prima che gli portavamo i soldi.

Salvatore Muto quando arriva l’ultimo assegno si è tenuto capitale ed Iva. Succede che Salvatore Muto non paga il materiale a Prospero. Prospero conoscendo Michele Bolognino (gli aveva fatto dei lavori al Garden Village sul lago di Garda).

Gli ha chiesto se gli faceva restituire i soldi. Bolognino chiama Diletto, mettono a conoscenza Sarcone e si fanno dare il nulla osta da Nicolino Grande Aracri per poter agire su Salvatore Muto perché è un amico grandissimo di Ernesto Grande Aracri.  Lo stesso Grande Aracri gli dice: “staccagli un assegno che Salvatore porterà i soldi”. Bolognino manda su l’assegno a Prospero, (la metà, di 250.000) perché l’altra toccava a Grande Aracri. Poi succede che arrestano Nicolino Grande Aracri.

PM: in che anni siamo?

GIGLIO:  2013. Ernesto Grande Aracri era fuori dal carcere. E Bolognino va avanti con Diletto per riscuotere questi soldi. Salvatore Muto fa intervenire Frontera Vincenzo che lavora con lui (sono due: Frontera Francesco che lavora a Verona, un altro affiliato dei Grande Aracri). Ci fu una disputa fra i cugini Frontera, Diletto, Bolognino…

Hanno preso l’appuntamento nell’ufficio da me senza dirmelo. Io non volevo. Poi sono andati più avanti a 100 mt perché lì c’è il capannone di Salvatore Muto.

Cosa che poi è andata giù da Ernesto Grande Aracri. Sono stato chiamato anche io.

Salvatore non doveva essere toccato e non doveva pagare un centesimo a Prospero Mauro.

Bolognino è dovuto andare da Prospero per riprendere indietro l’assegno e spiegare la situazione.

Io la cosa la sto dicendo così, ma non era proprio così…

PM: ce la dica com’è!

GIGLIO:  Erano armati.

PM: da chi lo ha saputo?

GIGLIO:  Da Bolognino.

PM: C’era anche Diletto?

GIGLIO:  Nella discussione c’era anche Diletto.

 

GIGLIO:  Avevamo fatto un lavoro a Mirandola e avevamo un ufficio in centro a Modena.

Io Muto Antonio, figlio di Benito, e Muto Salvatore, figlio di Gerardo.

Facendo questa permuta un terzo ce l’avevo io. Un ufficio in centro a Modena con un terzo della quota… ho deciso “o la prendete voi o me la assorbo io”. Così ho assorbito anche le loro parti e ho chiesto a Salvatore un pagamento dilazionato. 120/130 mila euro. Rimanevano fuori 30mila euro. Muto Salvatore si è rivolto a Grande Aracri Ernesto per recuperare perché stavo ritardando. Ma non è che non gliela volevo dare. Inizio 2014 quando è uscito Grande Aracri Ernesto fui portato giù da Frontera Vincenzo. In quell’occasione Ernesto mi rinfacciò, perché pensava che Bolognino lo avessi portato io da Prospero e se la prese con me (Ernesto era amico di Salvatore Muto).
C’era un debito che andava sistemato immediatamente. Quando sono andato via ho dovuto fare degli assegni mensili a Salvatore e ho dovuto estinguere i debiti. Assegni di 3.000 euro ciascuno.

PM: a favore di chi?

GIGLIO:  Ho messo solo la cifra, ho fatto le fotocopie e le ho lasciato in bianco, conto corrente ufficio postale.

PM: li ha consegnati a chi?

GIGLIO:  A Frontera Vincenzo

PM: a chi li doveva portare

GIGLIO:  A Salvatore Muto

PM: sono stati incassati?

GIGLIO:  Sì tutti, fino all’ultimo assegno.

PM: anche quando lei è stato arrestato nel gennaio del 2015 era già chiusa?

GIGLIO:  C’è stato un ulteriore passaggio. Con l’ultimo assegno Frontera Vincenzo venne da me dicendo che c’erano gli interessi. Altri due assegni uno a gennaio e uno a febbraio.

 

PM: rispetto a questi episodi meramente esemplificativi di conflitti risolti in questa maniera, ci può dire se c’erano delle regole per la risoluzione di questi conflitti? I soggetti preposti a decidere?

GIGLIO:  Mi faccia capire meglio, perché non sto tanto bene

PM: rispetto a questi esempi per quello che è a sua conoscenza se c’erano dei soggetti competenti a decidere

GIGLIO:  In Emilia decidevano in autonomia sia Diletto che Sarcone che Valerio.

CARUSO: qual è la differenza fra i casi in cui erano i 3 o quando era Grande Aracri?

Quando i tre dell’Emilia non riuscivano a mettersi d’accordo. Quando non condividevano, la cosa andava giù.

 

PM: abbiamo parlato di alcuni atti incendiari o di danneggiamento, abbiamo menzionato quelli a danno del Blasco, numerosi, un atto ritorsivo, il furto del tetto nei confronti di Gentile Domenico, l’incendio della pizzeria relativa a Brugnano piccolo. Lei ha parlato di ulteriori atti. Come riferimento a Blasco riesce a ricordare altri atti?

CARUSO: possiamo essere più precisi?

PM: cerco di non fare domande suggestive

CARUSO: abbiamo parlato di incendi, lei vuole sapere se lei sa di altri episodi di incendio in cui il Blasco, soggetto passivo o …

PM: o è soggetto attivo

GIGLIO:  Blasco diciamo che prima che nascessero questi disguidi con Valerio, Blasco era attivo. Molte situazioni sono successe a causa di Blasco. L’incendio al cantiere di “Canneto”… credo si chiami così. Mi ricordo il nome perché ne parlammo ma non so dove … era in Emilia.

PM: lei disse TANETO

GIGLIO:  Taneto. Mi scusi. Cantiere che stavano facendo con Nicolino, lì dopo la contestazione che non hanno pagato, Blasco ha incentivato l’incendio del cantiere.

PM: chi glielo ha detto?

GIGLIO:  Dallo stesso Blasco, sempre dai soliti, parlavamo, erano così aperti che parlavamo

PM: da Bolognino lo ha saputo?

GIGLIO:  Sì

PM: altri atti incendiari di cui ha sentito?

GIGLIO:  Il tetto di Colacino

PM: la ragione?

GIGLIO:  Non era stato lui a costruirlo

PM: Blasco che lavoro faceva?

GIGLIO:  Una falegnameria che faceva tetti

PM: Colacino non aveva chiesto a Blasco di fare i tetti?

Sì. Il tetto non è stato denunciato

PM: Quale Colacino?

GIGLIO:  Michele

PM: Colacino Michele ha subito altri incendi o danneggiamenti?

GIGLIO:  Incendio a una macchina di suo fratello

PM: sa dire gli autori?

GIGLIO:  Sono nati delle discordanze anche se Colacino era vicino a Lamanna. Posso raccontare?

PM: Sì

GIGLIO:  Sono nati delle discordanze quando Villirillo Romolo ha sottratto delle somme a Grande Aracri Nicolino. Nicolino aveva detto tassativamente di tenere le distanze da Villirillo Romolo, cosa che Colacino non ha fatto e poi da lì sono successe queste cose. Villirillo Romolo è stato luogotenente della cosca Grande Aracri Nicolino.

PM: e rispetto ai soldi di Nicolino cosa aveva a che fare?

GIGLIO:  Raccoglieva i soldi in giro e gestiva la cassa di Nicolino Grande Aracri

CARUSO: cosa vuol dire raccogliere soldi in giro?

GIGLIO:  Avevano fatto dei lavori sulla 106 Villirillo aveva preso la percentuale dalle imprese per i lavori.

CARUSO: erano lavori dati in appalto e gestiti da ditte? Perché pagavano la percentuale?

GIGLIO:  Pagavano l’estorsione per il lavoro, se no il lavoro non lo riuscivano a fare

CARUSO: erano aziende calabresi o emiliane?

GIGLIO:  Villirillo veniva anche su. L’azienda Mazzei un lavoro grosso. La mazzetta se l’è messa da parte.

CARUSO: c’erano anche aziende calabresi che lavoravano in Emilia? E Villirillo aveva il compito di raccogliere anche a loro?

GIGLIO:  Esattamente

 

PM: questa raccolta di soldi in Emilia o la gestione dei soldi in Emilia, come la gestiva Villirillo?

GIGLIO:  Non lo so, ne aveva parlato con Sarcone Nicolino, con Bolognino…

PM: c’era un flusso fra nord e sud?

GIGLIO:  Soldi che salivano, soldi che scendevano

PM: come venivano mandati su e giù?

GIGLIO:  Usavano gli autisti con i pullman di Romano (Autolinee Romano). Perché tutti i giorni salgono su e vanno giù in Calabria. Il flusso era sia da nord a sud e viceversa in base alle necessità

PM: quelli che andavano giù come venivano raccolti in Emilia?

GIGLIO:  Da me è venuto Vincenzo Frontera una volta dicendomi che gli servivano soldi per gli avvocati Grande Aracri Nicolino dicendo che ne avrebbe raccolti altri e li avrebbe mandati giù con il pullman della ditta Romano.

PM: da sud a nord le somme come venivano impiegate?

Fatturazione. Molte volte.

PM: Gestite in affari

GIGLIO:  Sì. Il 90% delle cifre venivano emesse delle fatture per operazioni inesistenti e i bonifici andavano giù perché giù ci sono conoscenze in banca e nelle poste.

 

PM: Lei ha in mente altri affari a parte le false fatturazioni dove hanno partecipato anche ditte del sud?

GIGLIO:  Gli affari del nord erano fatturazioni, costruzioni, recupero credito, la maggior parte questi.

CARUSO: prestiti, usure?

GIGLIO:  Sì. Erano anche fra le attività primarie!

CARUSO: Altri affari?

GIGLIO:  Villaggio turistico a Ravenna, investimenti all’estero in Algeria. Alberghi, un night club, l’Habana Club a Parma, ex bianco azzurro un altro night club a Parma… il nuovo nome non lo ricordo.

 

(viene riferito dalla PM e confermato dall’ausiliare del penitenziario che nella sala riservata è presente un plico fotografico integralmente chiuso che verrà utilizzato in seguito)

 

GIGLIO:  Io conoscevo Omar Costi, operavamo insieme con Pelaggi Paolo e Riillo Pasquale e mi propose all’epoca il lido del socio, di Giuliano il socio giù a Ravenna. Sono andato a vedere perché volevo acquistarlo. Quella società si era indebitata. Abbiamo avuto diverse riunioni anche con il mio commercialista Clausi (condannto col rito abbreviato a 10 anni e 4 mesi) cosa che abbiamo portato avanti. Eravamo quasi alla chiusura, quando Giuliano, socio occulto di Costi, su internet ha visto che io ero su internet per questioni legati alla ‘ndrangheta e fece un passo indietro. L’affare è andato a monte.

In questo contesto mentre facevo la trattativa Diletto si fece avanti perché tramite Sarcone e Silipo Antonio conoscevano Omar. Diletto mi disse che l’affare dovevamo farlo insieme e non da soli. Essendo venuto meno Diletto propose suo cognato. Affare che hanno fatto e hanno concluso. Ci sono state denunce. Hanno minacciato Giuliano…

PM: come si chiama questo lido?

GIGLIO:  Marina Bay

Lo avevo visitato c’era la discoteca, il ristorante, lo avevo trovato molto interessante. Doveva essere assorbita la società, fare una scissione, lasciare i debiti sulla vecchia e portare tutte le autorizzazioni sulla società nuova.  L’investimento non era da investire nella società, ma da ristrutturare le strutture.

PM: quanto pensava di investire?

GIGLIO:  Ci volevano più di 600/700 mila euro

CARUSO: chi li avrebbe messi?

GIGLIO:  Diletto.

CARUSO: tutti lui

GIGLIO:  Lui per conto di Nicolino Grande Aracri

 

PM: Silipo in quella fase temporale aveva rapporti con Costi Omar

GIGLIO:  Costi Omar si è rivolto a Silipo Antonio per fare un recupero nella zona di Roma. Silipo recupera 200.000 euro in contanti, una Lamborghini più assegni post-datati. Dovevano recuperarli e dividerseli con Omar. Omar stava facendo operazioni inesistenti e li hanno portato giù a Roma questa cifra

PM: quando lei dice recupero, non parliamo di un recupero da avvocato?

GIGLIO:  No, perché si sarebbero appoggiato a uno studio legale. Il recupero crediti è che… cominciano le minacce

CARUSO: e si porta a casa qualcosa con questo metodo?

GIGLIO:  Abbiamo sempre portato a casa con questo metodo

I soldi li hanno portati a casa e li hanno divisi fra Sarcone e Silipo e Costi Omar non ha visto neanche un centesimo.

 

PM: la discussione con Vetere Antonio?

GIGLIO:  Vetere Antonio era l’ex socio delle costruzioni che avevamo a Parma. Aveva una palestra a Parma e un magazzino di mattonelle di materiale per l’edilizia giù nel reggiano.

Vetere doveva dare dei soldi a Valerio Antonio e Vetere si stava portando avanti. Valerio pensava che lo stava prendendo in giro. Un giorno sono andati a trovarlo insieme a Blasco e l’hanno pestato per bene

PM: Vetere poi ha pagato?

GIGLIO:  Ha pagato

 

PM: L’affare dei pellet?

GIGLIO:  Siamo andati in Ucraina, Lituania, Polonia, ma poi non è andato in porto. Lo stavamo facendo io, con Blasco, Valerio. Blasco doveva finanziare l’operazione con i soldi dei Grande Aracri.

PM: qual’era il progetto?

GIGLIO:  Contattare delle grosse quantità all’estero e fare un grosso centro di distribuzione in Emilia per cercare di prendere il mercato del pellet.

PM: era vantaggioso all’estero?

GIGLIO:  Perché uno poteva portare i soldi in contanti e pagare i pellet e per il discorso dell’IVA. Tramite una ragazza, Cristina, che conosceva Blasco siamo andati in Lituania, una ragazza che conoscevo io, una certa Olga, ci ha portato in Ucraina. A me e a Blasco.

PM: cosa avete fatto lì?

GIGLIO:  Dove ci ha portato Cristina, abbiamo preso contatto per grossi quantità di pellet, un viaggio è arrivato, ma poi la discussione fra Blasco e Valerio… lui è andato via dall’Italia e l’affare non è andato più avanti. Mentre eravamo in viaggio Blasco riceve la telefonata che gli avevano incendiato il capannone. Alle 7 del mattino ha ricevuto la telefonata, me lo ha detto alle 8 mentre prendavamo il caffè.

PM: una prima tranche dell’acquisto come l’avevate pagato?

GIGLIO:  Avevamo pagato del contante lo aveva portato Blasco. Quella fornitura l’ha pagata con una delle due società che ha. Il bonifico l’ha mandato la Karima.

PM: lei ha fatto dei pagamenti?

GIGLIO:  Giù in Ucraina, un pagamento di materiale che dovevo ritirare, i primi viaggi che sono viaggi di presentazione di materiale, ma poi non l’ho ritirato. Pagato ma non ritirato.

PM:  quando ha mollato Blasco ha mollato anche lei?

GIGLIO:  Sì

PM: La ragazza Olga che conosceva dove vi ha portato in Ucraina?

GIGLIO:  Questa ragazza era la ragazza del capo di quel paese dove siamo andati, a quella ragazza gli hanno ucciso il suo ragazzo mentre stavano cenando al ristorante. Il capo della criminalità organizzata. Lei aveva molte conoscenza in quegli ambienti.

 

Pausa richiesta dall'imputato Giglio.

10 minuti dopo riprende l’udienza.

 

PM: ci vuole raccontare gli affari della ditta coreana?

GIGLIO:  E’ stata consegnata una scatola di scarpe pieni di won, dicendo che c’era un vagone intero nella stazione di Reggio Emilia messa da parte.

PM: cosa le è stato chiesto specificamente?

GIGLIO:  Erano dei won coreani proprietà di alcuni russi sia Nicolino Sarcone, sia Diletto, tutta la consorteria. Erano da cambiare in euro. Anche io ci ho provato, anche Omar Costi, anche Nino Napoli. Perché cambiando quei Won c’era la possibilità di guadagnare diversi soldi

PM: c’era una percentuale sul cambio?

GIGLIO:  Non solo, ma avevano offerto un 30% se fossimo riusciti a cambiarli

PM: chi glieli ha portati?

GIGLIO:  Ce l’aveva oltre a Nicolino Sarcone c’era, Cesarini Paolo.

PM: cosa le hanno detto da dove venivano? Diletto Sarcone le hanno detto qualcosa?

GIGLIO:  Erano destinati in Svizzera e per sbaglio sono finiti in Italia

PM: chi è, che li ha avuti in mano oltre a lei?

GIGLIO:  Diletto,  Valerio, tutti…

PM: Bolognino Michele

GIGLIO:  Sì, anche il fratello Sergio, nelle mani di Muto Salvatore. Tutti.

PM: era un problema che si era posto per gestire questi WON per cambiarli. Qualcuno ci è riuscito?

GIGLIO:  Qualcosa sì, io francamente non ci sono riuscito, ho contattato Sergio, il consulente svizzero ma non ci siamo riusciti

PM: uno dei broker a cui lei si rivolgeva?

GIGLIO:  Un consulente svizzero dove eravamo appoggiati con la Multimedia con la società Svizzera. Ho provato con un dirigente della Credem in Emilia. I rischi erano alti e hanno preferito non farlo.

PM: nel giugno del 2016 abbiamo preso visione della foto di un soggetto che maneggia i won (moneta nord coreana).

– la foto viene mostrata alla corte –

 

PM: Investimenti di società all’estero, ha avuto occasione di operare all’estero?

GIGLIO:  Con le mie società, ho fatto una società in Albania e in Romania con Riillo Pasquale oltre a quella in Svizzera.

PM: Bulgaria

GIGLIO:  Quando sono andato in sofferenza con la Giglio Srl ho aperto una in Bulgaria con lo stesso nome. Ricevevo alcuni pagamenti su quella italiana, non riuscivo ad incassare perché se no le banche se li sarebbero trattenuti. Ho aperto la società per gestire i conti all’estero. L’ho aperta tramite un amico di Antonio Crivaro.

PM: Crivaro Antonio aveva un amico e dove viveva?

GIGLIO:  In Bulgaria, potevo farlo anche in Italia, intestandolo ad un altro nominativo. Ma ci volevano dei giorni. In Bulgaria facevo tutto in un giorno. La mattina apro la società il giorno dopo apro il conto corrente.

Floro Vito Gianni aveva fatto un conto corrente in Austria, poi è diventato amico con la direttrice delle poste italiane in Reggio Emilia e riusciva a togliere anche 200.000 euro al giorno.

http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/poste-italiane-operazioni-sospette-1.669307

 

Ha ricevuto diverse telefonate in mia presenza invitandola che avevano portato dei soldi.

PM: Quando arrivavano i contanti all’ufficio postale Floro Vito veniva contattato?

GIGLIO:  Oggi alle poste si vende di tutto. Floro Vito faceva degli ordini e li faceva delegare.

 

In Germania c’è un limite di 100.000 euro per l’anti-riciclaggio. Mentre in Italia prima era di 1.000 euro.

Cappa Salvatore, Aiello, Le Rose Salvatore (che ha sposato la sorella di Aiello), avevano aperto un conto in Germania perché era molto alto il limite.

 

PM: ci dica la vicenda di Pagliuso

GIGLIO:  L’operazione della Germania con Pagliuso Fortunato dovevamo svendere dei camion a degli arabi. Per non svenderli abbiamo portato i camion in Germania e con l’aiuto di un certo Giorgi Giovanni li abbiamo targati in Germania (anche se qui sono in leasing), in Germania vai lì con il libretto e le targhe e prendi le targhe tedesche non serve la proprietà. I mezzi erano oltre una trentina di Riillo, trenta trattori e trenta rimorchi. Avevamo circa 120 pezzi per un valore di diverse milioni di euro. Le auto sarebbero arrivate a Dubai, ma Pagliuso fece una stupidata facendo registrare un’auto rubata.

PM: lei operava attraverso Pagliuso

GIGLIO:  Fortunato ha rischiato in Germania e ha preso una condanna per questo.

PM: Giorgi Giovanni chi è?

GIGLIO:  Un parente di quella strage che è successa a Duisburg.

PM: Della ‘ndrangheta dei San Luca

GIGLIO:  Sì. Giorgi è stato arrestato. Viene in Italia. Per colpa di Pagliuso, soldi che non aveva ricevuto, anche se io li avevo consegnati a Pagliuso. Fra una discussione e l’altra gliene ho dati 30.000 come risarcimento per quello che aveva combinato Pagliuso

Ma non si accontenta perché ritorna all’attacco che voleva altri soldi. Bolognino Michele tenta di sanare la situazione.

PM: Vi siete incontrati?

GIGLIO:  Sì, sono venuti qua a Gualtieri in ufficio da me, sia Bolognino, Richichi altre persone che erano armati per affrontare Giorgi. Siamo arrivati all’accordo per incontarci per consegnare 10.000 euro.

PM: Bolognino era armato anche questa volta come nell’occasione dell’incontro con Muto e Frontera Francesco?

GIGLIO:  L’arma l’aveva nel fianco.

PM: c’era anche Richichi?

GIGLIO:  Sì

PM: Era armato?

GIGLIO:  Sì

Blasco stava cercando una mitraglietta mi disse che aveva delle armi abbastanza raggiungibili vicino a casa.

PM: ha trovato la mitraglietta?

GIGLIO:  Non lo so

PM: altri che ne avevano?

GIGLIO:  Riilo Francesco una 38 a canna corta a tamburo, in carcere a Bologna, Graziano mi sfugge il cognome, è stato arrestato in AEmilia, una persona alle dipendenze di Bolognino, era stato preso con una pistola di Bolognino.

PM: Parliamo di Schirone?

GIGLIO:  Sì. Lui stava pagando per una pistola che non era sua. Una pistola piccola. Gli stava tenendo la pistola consapevolmente.

Riillo Francesco era appassionato di armi, pistole, fucili. Erano sotterrate.

PM: ha saputo qualcosa in merito a un mancato reperimento di armi nel corso delle attività di Aemilia, da parte di Richichi?

GIGLIO:  Non sono riusciti a trovare la pistola che aveva nel sottoscala, me lo ha detto Richichi quando eravamo in carcere.

 

PM: nel corso degli anni lei e la sua famiglia ha subito alcuni atti intimidatori, le chiedo, rispetto alla sua storia che ci ha raccontato fino a questo momento che cosa ha potuto scoprire attraverso le sue conoscenze all’interno della ‘ndrangheta?

GIGLIO:  I primi atti, mi hanno lasciato della benzina con un accendino, poi mi hanno lasciato della benzina con dei proiettili, poi hanno sparato alla macchina di mio padre.

PM: rispetto alla sua posizione con gli Arena quando sono arrivati gli atti?

GIGLIO:  La prima cosa che ho pensato era l’allontanamento dalla famiglia Arena, poi siamo andati in fondo con Bolognino, con Grande Aracri, con lo stesso Arena per quello che riguardava la macchina di mio padre.  Era stato un certo Barilari, dopo la confisca che era stata fatta ai Barilari mio padre si era rifiutato e allora c’è stato l’atto.

PM: dopo che lascia gli Arena ha mai ricevuto richieste di soldi da parte loro?

GIGLIO:  Una richiesta, Pino Arena era rinchiuso nel carcere, da lì Pasquale ha chiesto 150.000 euro. Li ho rifiutati perché ero già in difficoltà economiche. Se non ricordo male dovrebbe essere 2011/2012.

PM: lei ha lasciato gli Arena e ha rapporti con i Grande Aracri in Emilia?

GIGLIO:  Esattamente, per questo inizialmente pensavo agli Arena per la macchina di mio padre

 

PM: Bolognino Michele cosa ci può dire?

GIGLIO:  Non è un affiliato della famiglia Grande Aracri non lo è mai stato. Da una vita è affiliato della famiglia dei Papanice.  Bolognino è originario di Locri, Reggio Calabria. Ha fatto diversi anni di carcere, quando è uscito è andato in affidamento in prova in Emilia, perché la famiglia era in Emilia da una vita.

PM: e da qui gli episodi di cui lei ha parlato stamattina. Quando esce in affidamento in prova?

GIGLIO:  Se non ricordo male siamo intorno al 2006 non ricordo

L’ho conosciuto tramite i Vertinelli. Lui frequentava Vertinelli Palmo.

PM: aveva rapporti con i Vertinelli Palmo o Giuseppe?

GIGLIO:  Gli avevano dato dei lavori edili.

PM: la casa dove viveva Bolognino di chi era?

GIGLIO:  Non lo so, aveva in affitto una casa dei Vertinelli, il fratello Bolognino Francesco.

PM: che grado aveva rispetto ai soggetti nominati stamattina?

GIGLIO:  Nella famiglia Megna ha lo stesso grado che ha Sarcone verso la famiglia Grande Aracri, un ruolo elevato. Bolognino Michele l’ho frequentato qualche anno, con me è stato un libro aperto. L’ho saputo da lui, anche da Megna Mario.

 

PM: prima parlando col presidente ha nominato alcuni locali, l’Habana ad esempio e il bar ristorante Ariete

GIGLIO:  L’Habana è un disco bar a Parma e anche un ristorante. I locali erano di Diletto Alfonso e poi quando ha deciso di trasferirsi li ha ceduti a Bolognino. Ha ceduto la percentuale delle quote dell’Avana e le autorizzazioni del bar Ariete ai figli di Bolognino.

PM: come mai questi passaggi da Diletto a Bolognino, cos’era successo, in che anni siamo?

GIGLIO:  Nel 2014. Non ricordo se il bar Ariete è stato trasferito a fine 2013.

PM: come mai avviene questo?

GIGLIO:  Diletto cercava di spogliarsi perchè era venuto a conoscenza anticipatamente di quello che stava succedendo. Non parlo di vestiti, nè di battesimo che aveva avuto. Voleva allontanarsi dall’Emilia Romagna, stava cercando di trasferirsi tra la Liguria e la Toscana.

PM: perché aveva saputo cosa?

GIGLIO:  Da qualche anno sapeva che c’era questa indagine, Diletto bonificava sempre le macchine, usava una apparecchiatura per disturbare le telefonate o le ambientali. Poi quando è stato avvisato non so come e da chi, ha cercato di allontanarsi dall’Emilia Romagna.

CARUSO:  Se Diletto sapeva delle indagini non ne ha fatto menzione a tutti gli altri che sono stati intercettati regolarmente. Diletto sapeva ma non ha avvisato nessuno?

GIGLIO:  Ha avvisato, perché ha bonificato la mia macchina. Io l’ho data a mia moglie e ho usato l’Audi.

CARUSO: l’ha detto a lei ma non ad altri

GIGLIO:  No l’ha detto a tutti! Ma so che sono stati poco intelligenti in questa circostanza. Ne hanno trovate anche nella macchina di Bolognino, ma non sono riusciti a trovarle poi l’ha portata giù in Calabria che poi sono riusciuti a trovare la microspia. Poi ha preso fuoco in autostrada.

 

PM: cosa accade in quei giorni? Cosa le dice Diletto?

GIGLIO:  Sa che c’era una operazione che stava andando avanti …. Non capisco cosa mi vuole dire…

Io avevo le microscopie in macchina e in ufficio.

PM: le viene detto da Diletto?

GIGLIO:  Sì mentre stavamo bonificando… era sempre diffidente da tutto, mi ha fatto segno di fare silenzio, mi ha portato fuori lontano da lì e mi ha detto cosa c’era in ufficio e in macchina.

PM: chi c’era in quell’occasione?

GIGLIO:  Riillo Pasquale, Bolognino, Richichi Andrea.

Diletto aveva trovato una microscopia nell’auto a Bolognino ma senza individuarla. Ha detto “ce l’hai”, perché aveva un rivelatore che rivela anche se una microspia è in stand by

PM: altri ne trovano?

GIGLIO:  Enzo Macario, Andrea Richichi in macchina

PM: c’era qualcuno del gruppo che aveva contatti con la questura di Reggio Emilia?

GIGLIO:  Pasquale Brescia che conosceva tutti, Paolini, lo zio di Floro Vito Gianni, Nicolino Sarcone che era sempre insieme a Paolini, con loro i Muto, gli altri Muto che abitano a Reggio Emilia.

Io fui avvisato dell’indagine in corso da Nicolino Sarcone saputo dal suo amico che frequentava, l’autista del questore, sia da Giuseppe Floro Vito che glielo aveva detto Paolini.

Diletto è rimasto in Polonia qualche mese, temendo che si concretizzassero le indagini.

 

Pausa di cinque minuti richiesta dall’imputato GIGLIO:.

Riprende l’udienza.

 

CARUSO: lei ha detto che Bolognino Michele non è dei Grande Aracri, come si inserisce?

PM: ci stiamo occupando del sodalizio operante in Emilia non solo della cosca Grande Aracri

CARUSO: allora ci muoviamo su questo presupposto

 

PM: ha mai avuto occasione di incontrare Cortese Angelo Salvatore?

GIGLIO:  L’ho conosciuto tramite i Procopio, il papà Giuseppe e Salvatore Procopio. Ne avevo sentito parlare di Cortese in quanto era vicino alla cosca Dragone poi è passato ai Grande Aracri e poi quando è uscito Dragone è ripassato di nuovo dai Dragone.

PM: quando lo ha conosciuto?

GIGLIO:  2005/2004

PM: in che contesto?

GIGLIO:  Eravamo in Emilia, perché Giuseppe Procopio insieme con Cortese sono salito su al nord per mettere in piedi qualche attività commerciale dietro l’insistenza di Giuseppe Procopio. Nella vendita di mattonelle e ceramiche.

PM: che attività ha svolto Cortese al nord?

GIGLIO:  Trattava la droga perché si guadagnava molto di più che andare a vendere mattonelle.

PM: e da un punto di vista di un suo ruolo nella ‘ndrangheta che tipo di ruolo aveva?

GIGLIO:  Uomo di fuoco, significa che era un braccio armato dei Grande Aracri. Per questo lo temevano anche in tanti.

 

PM: per completare il discorso su Grande Aracri Ernesto lei stamattina ha fatto alcuni riferimenti a Ernesto chiamato per alcune controversie. Ci vuole elencare le occasioni? La prossima volta le chiederò su Nicolino.

GIGLIO:  L’ultimo per gli assegni richiamato da Muto e poi per un escavatore nel 2008.

Quando ho fatto fallire la Comit, ho dato alcuni beni provenuti dal lavoro fatto alla famiglia Arena. Ernesto ne è venuto a conoscenza e mi mandò a chiamare e mi chiese un escavatore in quanto doveva fare dei lavori dove abita lui, perché dove abita lui c’è una vallata che gli stava franando.

PM: perché pretendeva questo?

GIGLIO:  In quel periodo agli Arena servivano dei gruppi elettrogeni quindi ho mandato dei generatori alla famiglia  Arena. Ernesto ne è venuto a conoscenza e in una occasione che mi ha mandato a chiamare mi chiese l’escavatore. Lì per lì ho detto va bene e gli avevo detto di sì. Ma poi Ernesto fu arrestato e l’escavatore mi è rimasto in piazzale e durante la sua detenzione, allora l’ho venduto. Nel 2014 me lo richiese quando fu scarcerato. Macchina che sono andato a comprare con i soldi da Tonino Melino nella provincia di Catanzaro tramite la società TRS l’ho girata su una società su indicazione dei Grande Aracri.

PM: ed è collegata con i rapporti con Pelaggi Paolo?

GIGLIO:  Agli Arena un bilico (un carico intero) di generatori.

PM: valore?

GIGLIO:  Le macchine nuove era un valore di 200/250.000 euro, ma svendendo perché provenienti da un acquisto incauto valevano 120.000

PM: avendo fatto un regalo agli Arena, Ernesto ha chiesto un escavatore?

GIGLIO:  Esattamente

PM: lei dove lo ha incontrato Grande Aracri Ernesto quando è andato?

GIGLIO:  Qualche volta in casa sua a Cutro, all’entrata di Cutro sulla sinistra, di fronte a Nicolino. E l’ho incontrato nel capannone di fronte a casa sua, sotto la casa di Grande Aracri Nicolino.

PM: chi era presente?

GIGLIO:  C’era Lamanna Francesco.

PM: è stato invitato al matrimonio delle figlie di Grande Aracri Ernesto?

GIGLIO:  Sia alla prima che alla seconda

PM: è andato?

GIGLIO:  No

PM: ha fatto un regalo?

GIGLIO:  Gli ho mandato la busta tramite Brugnano e all’altra gli ho portato la busta direttamente a casa.

PM: Brugnano Antonio, piccolo o grande?

GIGLIO:  Il piccolo.

 

PM: Lei ha una parte di intercettazioni che sono state trattate che aveva oggetto la proposta di San Giovanni da parte di Pugliese Michele, ci vuole raccontare?

GIGLIO:  Dopo l’arrivo di Pugliese a Gualtieri, con sua moglie si erano messi un po’ in stand by, il loro rapporto, ha fatto poi salire la moglie e si sono chiariti e lei si è messa in attesa. E mi è stato chiesto di fare da battesimo, quando ancora doveva nascere. Quando è nato abbiamo portato un regalo al bambino e poi aspettavamo che facessero il battesimo. Ma nel frattempo ci sono stati dei problemi e arriviamo al battesimo che è arrivato nel 2010, battesimo che poi ho rifiutato.

PM: come mai?

GIGLIO:  Perché parlando con l’ispettore Cianflone mi ha consigliato di lasciare stare. E poi avevo preso le distanze dagli Arena.

PM: il suo passaggio dagli Arena ai Grande Aracri dove lei non è più disponibile per gli Arena e ha delle relazioni degli affari con i Grande Aracri?

GIGLIO:  Quando si chiedono queste cose non sapevo come fare. Avevo il dubbio anche se le intenzioni erano di rifiutare.

PM: questo è successivo alla richiesta della cresima del figlio di Pino Arena?

GIGLIO:  Successivo.

 

PM: ha mai conosciuto Lentini Paolo?

GIGLIO:  Paolo “pistola” è un affiliato della famiglia Arena. Mi ha chiesto dei favori e li ho sempre fatti.

PM: che ruolo aveva?

GIGLIO:  Oltre a essere un soggetto, un braccio armato della cosca Arena, aveva un peso nella cosca, era l’uomo di fiducia degli Arena, la sua parola contava tantissimo.

PM: quando lo ha conosciuto?

GIGLIO:  Negli anni del 2000.

PM: in Emilia?

GIGLIO:  In Calabria.

PM: ha riferito alcune circostanze su Lentini Paolo che sono di interesse per questo dibattimento. Mi riferisco a un frangente in cui è stato emessa una ordinanza cautelare nei confronti di Lentini.

GIGLIO:  Paolo era latitante e mi chiamò Paolo Cesarini cugino di mia moglie e mi diede appuntamento all’ESSO sulla via Emilia vicino a Cadè. Ci siamo trovati e mi disse c’è Paolo “pistola” che ti sta cercando. In quel momento Paolo pistola si era spostato nella zona della Liguria.

PM: in che senso spostato?

GIGLIO:  Si era spostato, lui si muoveva con documenti falsi. Si è spostato perché era latitante. Mi disse è stato qua da Pasquale Brescia e dai fratelli Talarico ospite e mi ha detto di dirti che ritorna e quando ritorna, stava raccogliendo qualcosa per la sua latitanza.

PM: lo viene a sapere da Cesarini?

GIGLIO:  Perché glielo aveva detto Paolo pistola che lo aveva incontrato.

CARUSO: quindi stava raccogliendo soldi e anche a lei glieli chiedeva?

GIGLIO:  Esatto.

PM: e Lentini era stato da Pasquale Brescia?

GIGLIO:  E dai fratelli Talarico

PM: chi sono i fratelli Talarico?

GIGLIO:  Cugini di mio padre, fratello di mia nonna.

PM: che attività hanno?

GIGLIO:  Un albergo e un’azienda di costruzioni

PM: e l’albergo rispetto al ristorante di Brescia?

GIGLIO:  Sono nello stesso stabile, quasi, perché quella costruzione l’hanno fatta i fratelli Talarico, si sono tenuti l’albergo e gli hanno lasciato il ristorante Antichi Sapori

PM: come si chiama l’hotel?

GIGLIO:  Dal nome come il verde… non lo ricordo… mi viene in mente perché lo conosco

(hotel Tricolore)

PM: quanto è stato latitante?

GIGLIO:  Non lo ricordo, qualche mese

PM: dove si era spostato Lentini sulla base di quello che le disse Cesarini?

GIGLIO:  Tra la Liguria e la Toscana, nella zona di Massa Carrara.

PM: ne ha parlato con qualcuno di questo episodio?

GIGLIO:  Con Riillo Pasquale.

PM: rispetto agli incendi, alle attività ritorstive se vi erano dei soggetti che operavano per Valerio Antonio e Blasco Gaetano

GIGLIO:  Quello che abbiamo parlato con Blasco e Sarcone era Roberto Turrà i fratelli Amato e francamente non ho ma incontrato

CARUSO: i nomi dei fratelli Amato

GIGLIO:  Uno si chiama Alfredo…

- Mormorii in aula -

GIGLIO:  E l’altro non ricordo il nome

 

PM: conosce Crivaro Antonio?

GIGLIO:  Non è un affiliato ma è stato a disposizione, sia per Ediltetti di Gualtieri Antonio, sia di Sarcone Nicolino. Era un ragazzo che lavorava nell’edile, poi ha fatto la scelta, ha iniziato a conoscere direttori di banca, promotori finanziari, ha lasciato la sua attività e si è dedicato alle operazioni inesistenti.

Era un ragazzo che parlava tanto e l’ho allontanato.

Faceva anche truffe di assicurazione.

PM: anche altri soggetti?

GIGLIO:  Conosceva tutti, Blasco, Sarcone Gianluigi, tutti.

PM: Valerio

GIGLIO:  Anche Valerio

PM: Diletto

GIGLIO:  Anche Diletto

PM: è il soggetto di cui abbiamo parlato prima che ha aperto la società in Bulgaria?

GIGLIO:  Sì

CARUSO: queste persone li considera tutti interni alla cosca, effettivi?

GIGLIO:  Persone effettive nella cosca

CARUSO: quindi Crivaro si mette a disposizione della cosca o non lo sa?

GIGLIO:  Era a conoscenza come ne ero a conoscenza anche io

CARUSO: questo mettersi a disposizione significa mettersi a disposizione di soggetti che avevano un ruolo nella organizzazione?

GIGLIO:  Sì

PM: quando afferma che un soggetto era a disposizione dell’organizzazione se ci può chiarire ogni volta anche nelle prossime udienze.

 

PM: Ci vuole parlare di Karima, che è stata colpita anche lei?

GIGLIO:  Baachaoui Karima era una tuttofare di Blasco. Lei incentivava persino il Blasco ad arrabbiarsi con gli altri. Molte volte con Gentile incentivava il Blasco a litigare con Gentile

PM: la Karima come si poneva con Blasco?

GIGLIO:  Era la persona di fiducia. Aveva una società intestata per conto del Blasco. Blasco ha fatto investimenti al suo paese, in Tunisia.

PM: quindi perfettamente informata e in alcune occasioni ha portato il contante al bar delle false fatturazioni?

GIGLIO:  Lei riusciva ad operare sui conti del Blasco, aveva le chiavette internet, faceva le trattative, le trattative con il leasing, Blasco aveva delle rate che non aveva pagato e le trattative le ha fatto anche lei. La maggior parte le faceva lei. Il fratello era meno a conoscenza ma il fratello operava insieme con Blasco. Gli dava i soldi da tenere del Blasco, a volte abbiamo chiamato il fratello a portare i soldi. Lo aveva messo in condizioni di guadagnare alcuni soldi, Moncef era in liquidità in disposizione economica da fare a sua volta operazione lui stesso, da poter essere autonomo.

 

PM: rispetto a Moncef e ad altri rapporti con altri?

GIGLIO:  Moncef insieme con Periti Federico avevano preso un frantoio in affitto e poi se lo sono venduti perché aveva conoscenze giù in Africa. Lo hanno venduto senza dire niente.

Federico è un affilato degli Arena, è stato battezzato da Carmine Arena prima di morire. E’ stato l’uomo di fiducia di Pugliese.

CARUSO: quindi Moncef fa queste operazioni con Periti uomo degli Arena, nonostante fosse uomo di Blasco?

GIGLIO:  L’operazione è stata fatta da Periti e Moncef ma sono andati a toccare Ditico (?) Gianbattista una persona vicino alla famiglia Grande Aracri.

PM: quindi sottraggono il frantoio a questa persona vicina ai Grande Aracri, come risulta la vicenda

Vengono scoperti perché Ditico (?) tramite Sarcone, Lamanna, c’è stata una riunione nel maneggio di Brescia dove questo frantoio doveva tornare assolutamente indietro perché interessava a Nicolino Grande Aracri. Frantoio che per ritornare indietro è dovuto intervenire Nicolino Grande Aracri direttamente.

PM: cosa intende il maneggio di Brescia

GIGLIO:  Dove ci sono le stalle con i cavalli

PM: Intende Brescia Pasquale?

GIGLIO:  Sì

PM: quindi abbiamo una riunione in Emilia al maneggio?

GIGLIO:  E’ stato chiamato in causa anche Muto perché il frantoio è stato appoggiato nel piazzale di Antonio Muto (e del cugino Salvatore Muto).

PM: cosa viene detto in questa riunione?

GIGLIO:  Il frantoio doveva tornare indietro. Non dovevano permettersi di fare una cosa del genere. Sono dovuti intervenire gli Arena. Grande Aracri Nicolino li manda a chiamare.

PM: cosa hanno fatto questi due?

GIGLIO:  Hanno dovuto riportare indietro il frantoio

CARUSO: che valore ha questo frantoio?

GIGLIO:  Se fosse venduto con la documentazione 150.000 euro in quel modo 50/60.000 euro.

 

GIGLIO:  Moncef era a conoscenza di tutto.

Lui portava i contanti quando Blasco glieli chiedeva.

CARUSO: allora abbiamo chiuso questo capitolo ci ritroviamo mercoledì prossimo.

Avvocato della difesa: Ci sarà anche il controesame di GIGLIO: mercoledì prossimo o solo esame

CARUSO: solo esame. Allora ci vediamo mercoledì prossimo alle 9.30

 

ore 18.30 TERMINA L’UDIENZA

a cura di: S.N.

RASSEGNA STAMPA

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