TRADITORI DELLO STATO

UDIENZE PRELIMINARI

giovedì 11 luglio 2019

AL VIA IL PROCESSO PER “MINACCE A CORPO POLITICO, AMMINISTRATIVO E GIUDIZIARIO DELLO STATO”, COSTOLA DI AEMILIA

di Paolo Bonacini - 11 luglio 2019 - Cgil Reggio Emilia

Prima seduta in questo giovedì 11 luglio dell’udienza preliminare, davanti al giudice dott. Domenico Truppa di Bologna, che affronta la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Direzione Distrettuale Antimafia in merito a fatti riguardanti il post terremoto in Emilia Romagna. L’indagine mette sotto accusa 12 persone, tra cui il senatore Carlo Giovanardi, per i presunti reati commessi tra il 2013 e il 2016 con l’intento di aiutare imprese modenesi ad ottenere la reiscrizione alla white list o ad evitare le interdittive antimafia.

La richiesta di rinvio a giudizio era stata presentata dai sostituti procuratori Marco Mescolini e Beatrice Ronchi il 7 giugno 2018. L’accusa principale è di minacce a corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato e di rivelazione di segreti d’ufficio, con le aggravanti dell’abuso di potere, del metodo mafioso e della continuità nel reato. I tempi si sono allungati per una questione riguardante la posizione (processualmente sospesa) del senatore Giovanardi: l’utilizzabilità di alcuni tabulati telefonici con o senza l’autorizzazione parlamentare. La Corte Costituzionale ha stabilito con la sentenza n.38 del marzo scorso che solo il Senato potrà dare il relativo ok, ma ciò non impedisce al processo di partire e nella seduta di oggi il giudice dell’udienza preliminare ha ammesso le prime parti civili. Si tratta della CGIL dell’Emilia Romagna, della Camera del Lavoro e della FILLEA (il sindacato di categoria nell’edilizia) modenesi, della Regione Emilia Romagna e dell’associazione antimafia Libera. Era presente come parte offesa anche la Presidenza del Consiglio che potrà decidere di costituirsi con il Ministero dell’Interno. L’udienza preliminare è stata aggiornata al prossimo 29 ottobre.

Nel merito delle accuse, scrivevamo in marzo a commento della sentenza della Consulta, l’ex ministro Giovanardi (all’epoca dei fatti esponente del Nuovo Centro Destra) è considerato dal fascicolo della Procura Antimafia il perno politico su cui ruotava il tentativo degli imprenditori edili Bianchini di restare nel grasso mercato degli appalti pubblici post terremoto, nonostante le accertate relazioni con esponenti della famiglia di ‘ndrangheta Grande Aracri/Sarcone per false fatturazioni e prestazioni di mano d’opera.

Il muro da incrinare era rappresentato dal GIRER, il Gruppo Interforze costituito all’indomani delle violente scosse del 2012 in Pianura Padana. Aveva l’obbiettivo di contrastare la criminalità organizzata nei suoi prevedibili tentativi di assalto agli appalti della ricostruzione e ne facevano parte esperti della Direzione Antimafia, di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Fu il GIRER a spingere il Prefetto di Modena Benedetto Basile a firmare l’interdittiva contro la Bianchini Costruzioni srl nel 2013 e ad esprime parere contrario, quando l’impresa finì in liquidazione, all’ammissione alla White List della neonata ditta individuale IOS del figlio di Augusto, Alessandro Bianchini, ritenendola in continuità con la precedente. Fu contro il GIRER, in particolare contro il suo pilastro ritenuto più ostico, i Carabinieri, che secondo le indagini della Direzione Antimafia si scagliò Giovanardi, con l’appoggio di importanti figure pubbliche (come il capo di gabinetto della Prefettura di Modena Mario Ventura e il funzionario dell’Agenzia delle Dogane Giuseppe Marco De Stavola) e con l’aiuto di una misteriosa società, la Safi srl, capace a proprio dire di orientare le scelte degli organi dello Stato in materia di white list e interdittive (quattro esponenti della Safi sono a processo). Tra gli indagati anche tre membri della famiglia Bianchini già giudicati in primo grado nel processo Aemilia: Augusto, titolare della Bianchini Costruzioni srl , condannato a 9 anni e 10 mesi, la moglie Bruna Braga (condanna a 4 anni) e il figlio Alessandro (3 anni).

L’ammissione della CGIL e del proprio sindacato di categoria come parti civili è conseguenza del fatto che le condotte criminali contestate agli imputati paiono in grado di determinare un danno specifico alle organizzazioni dei lavoratori, limitando la loro capacità di aggregazione e di rappresentanza. Si tratta anche di un implicito riconoscimento dell’azione politica e sindacale profusa dalla CGIL a difesa delle white list, in particolare nelle vicende modenesi riguardanti le due imprese Bianchini Costruzioni srl e Fratelli Baraldi spa. A rappresentare la CGIL in questa prima udienza preliminare erano gli avvocati Gian Andrea Ronchi (già protagonista di parte civile al processo Aemilia) e Andrea Gaddari. Si ritornerà in aula nel prossimo ottobre.

“Traditori di Stato”, ma lo Stato non è parte civile

Favori dei funzionari alla Bianchini di San Felice con aggravante mafiosa. Udienza rinviata ad ottobre. Attesa per Giovanardi

di Alberto Setti - 13 luglio 2019 - Gazzetta di Modena

Il procedimento penale sui “traditori di Stato” si sposta avanti di altri tre mesi.
E intanto si scopre che lo Stato ha deciso di non costituirsi parte civile contro i funzionari dello stesso Stato accusati di aver tentato di favorire le imprese dei Bianchini di San Felice, con l’aggravante mafiosa.
Tre mesi che potrebbero servire definitivamente per lo stralcio della posizione dell’ex senatore Carlo Giovanardi. Dal Senato non risulta discussa (c’è chi dice che non ce n’è proprio traccia...) la autorizzazione a procedere che avrebbe consentito di imputare anche il politico modenese, accusato a sua volta di aver favorito i Bianchini con l’aggravante mafiosa. Ieri a Bologna, davanti al giudice delle indagini preliminari Domenico Truppa, si è aperta l’udienza che vede imputati la famiglia Bianchini (Augusto, la moglie Bruna e il figlio Alessandro), il viceprefetto Mario Ventura, altri due funzionari (Daniele Lambertucci e Giuseppe Marco De Stavola, in servizio all’agenzia delle dogane), Giancarla Moscattini, avvocato di Formigine, e quattro pseudo agenti segreti di una agenzia di affari (Ilaria Colzi, Alessandro Tufo, Giuliano Michelucci, Giulio Musto) che millantando di tutto erano riusciti ad accreditarsi in prefettura a Modena.
Il procedimento, istruito come ramo dell’inchiesta Aemilia dai pm della Dda Beatrice Ronchi e Marco Mescolini, dopo una breve introduzione si è limitato alla costituzione delle parti civili.
Ìntanto si sono costituite la Regione, l’associazione Libera (con il vicepresidente nazionale, l’avvocato modenese Enza Rando), la Camera del Lavoro di Modena, la Cgil-Fillea di Modena, la Cgil Bologna.
Era presente per conto del Ministero anche l’avvocato dello Stato Zito, il quale tuttavia ha limitato la sua partecipazione a quella di “parte offesa”. Significa che se prima di un eventuale dibattimento gli imputati scegliessero un rito alternativo, lo Stato sarebbe fuori dai risarcimenti. Era già accaduto con il Comune di San Felice e quelli dell’Area Nord, all’udienza preliminare del processo Aemilia, che poi si costituirono contro gli imputati rinviati a giudizio al dibattimento.
Il giudice, ammesse le parti civili, ha rinviato al prossimo 29 ottobre, quando l’udienza entrerà nel merito.
Ieri nell’aula del gip di Bologna non c’erano gli imputati. A rappresentarli i difensori: risultano nominati tra gli altri gli avvocati modenesi prof Giulio Garuti, Simone Bonfante, Pierfrancesco Rossi, Alessandro Sivelli, Riccardo Pellicciardi, Enrico Fontana.

Dai filmati sul pc dei Bianchini alle minacce

13 luglio 2019 - Gazzetta di Modena

L’inchiesta era partita come ramo autonomo di Aemilia. Durante la perquisizione del 2015 ai Bianchini, spuntò dal pc di Alessandro una sequenza di filmati “illuminanti” per gli investigatori. Il giovane titolare della Ios aveva registrato le conversazioni con esponenti della prefettura, con Giovanardi e con altri. Si scoprì così una rete sotterranea di pressioni per favorire il reinserimento nella white list della ditta considerata infiltrata dalla ’ndrangheta. Giovanardi ha sempre sostenuto di non essere a conoscenza di queste infiltrazioni, e di avere difeso con atti ispettivi una azienda a suo avviso ingiustamente punita. Intercettazioni, rapporti degli investigatori, e atti pubblici ad avviso della Dda raccontano il contrario, tra minacce, pressioni e azioni compulsive. Giovanardi disse poi di essere stato lui a denunciare i falsi agenti segreti della ditta Safi, ma nella imputazione della Procura (per lui sospesa) si sostiene che era solo una manovra di fatto evasiva e tardiva.

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RASSEGNA STAMPA DOPO LA PRIMA UDIENZA

“Traditori di Stato” Il Governo incalzato per la sua assenza

Le parlamentari dei 5 Stelle Ascari e Spadoni interrogano per capire i motivi della mancata costituzione di parte civile

24 luglio 2019 - Gazzetta di Modena

I motivi per cui il Governo non si è al momento costituito parte civile nel cosiddetto processo “ai traditori di Stato” che si è aperto l’11 luglio a Bologna, e vede imputati anche l’ex vice prefetto Mario Ventura, un dipendente della Prefettura e un funzionario delle Dogane, sono al centro di un’interrogazione parlamentare dei 5 Stelle.
L'atto, a firma delle deputate Stefania Ascari e Maria Edera Spadoni e indirizzato al presidente del Consiglio dei ministri e a quelli di Interno e Giustizia, prende le mosse dalla vicenda giudiziaria istruita come ramo autonomo dell’inchiesta Aemilia contro la ’ndrangheta.
Il procedimento, che vede imputati tra gli altri a vario titolo anche con l’aggravante mafiosa, la famiglia Bianchini e l’ex senatore Carlo Giovanardi (la cui posizione processuale è sospesa) riguarda in particolare le pressioni che i funzionari della prefettura e l’ex parlamentare avrebbero esercitato per favorire il reinserimento nella white list delle aziende di Augusto e Alessandro Bianchini.
Nell’udienza preliminare del processo però, a differenza di Regione Emilia-Romagna, Libera,Cgil di Modena, Cgil-Fillea e Cgil di Bologna, l’avvocato dello Stato ha limitato la sua partecipazione a quella di “parte offesa” senza chiedere di essere parte civile. Se prima di un eventuale dibattimento gli imputati scegliessero un rito alternativo, lo Stato sarebbe così escluso dai risarcimenti.
La ripresa del processo è fissata per il 29 ottobre, ma intanto Ascari e Spadoni, domandano “se il Governo non ritenga giusto e doveroso che lo Stato si costituisca parte civile nel procedimento penale” e invitano a chiarire “per quali ragioni la costituzione non abbia avuto luogo” e se avverrà nelle prossime udienze.

Nota di Agende Rosse: qui in basso potrete trovare l'interrogazione parlamentare, cliccando sull'immagine potrete ingrandire per una migliore lettura

La legge è uguale per tutti?

di Sabrina Natali - 22 settembre  2019 - www.19luglio1992.com

Quel 28 marzo 2017 eravamo in aula per trascrivere l’udienza in diretta sulla nostra pagina Facebook “processo Aemilia”, quando Emidio D’Agostino, maresciallo del nucleo investigativo di Modena, relativamente alla vicenda Bianchini, portò in esame le ingerenze che alcuni funzionari di Stato avevano rivolto al GIRER, l’organismo preposto in occasione del terremoto 2012 per monitorare eventuali infiltrazioni mafiose nelle imprese.

In quell’occasione Francesco Maria Caruso, presidente del tribunale di Bologna che presiedeva il primo grado di Aemilia, si rivolse all’allora PM Marco Mescolini – oggi procuratore di Reggio Emilia – chiedendo “ci siamo posti il problema?”. La risposta del magistrato fu perentoria: “non in questo processo”.

Infatti, proprio su questa vicenda, arrivò poco più di un anno dopo, la notizia del rinvio a giudizio per 11 indagati. Fra questi, con nostra sorpresa, non figurava però l’ex senatore Carlo Giovanardi, le cui azioni tanto ci avevano lasciati allibiti proprio quel 28 marzo.
Scoprimmo così che la posizione dell’ex membro della commissione antimafia era “processualmente sospesa” poiché, essendo un parlamentare, l’iter era diverso rispetto agli altri.
Da allora abbiamo tenuto monitorato l’evolversi degli eventi fino al 3 settembre di quest’anno, data in cui la Giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere ha finalmente ricevuto la richiesta da parte della magistratura bolognese per l’utilizzo delle intercettazioni a carico dell’ex senatore.
Ora è tutto nelle mani di quei senatori componenti della Giunta che dovranno decidere se concedere o meno l’utilizzo di quelle intercettazioni richieste dai PM, ritenute fondamentali per la posizione di Giovanardi.

Avendo ben presente quella scritta “La legge è uguale per tutti” che tante volte abbiamo visto in questi anni passati in aula, ci auguriamo che possa corrispondere alla realtà dei fatti, poiché riteniamo che chiunque debba rispondere di fronte alla legge in egual modo, a maggior ragione chi rappresenta le istituzioni.

Speriamo quindi che la Giunta si pronunci a favore, fornendo l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni a carico di Giovanardi e che la sua posizione venga accorpata agli altri 11 imputati dell’inchiesta “Traditori dello Stato” in modo da risparmiare non solo denaro pubblico accorpando tutto in un unico processo, ma anche tempo per scongiurare una prescrizione che non corrisponderebbe a quell’ideale di giustizia a cui tutti noi dovremmo ambire.

COMUNICATO STAMPA A FIRMA DI:

Agende Rosse – gruppo Mauro Rostagno – Modena
Agende Rosse – gruppo Rita Atria – Reggio Emilia e provincia”

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