WHITE LIST (IL CASO GIOVANARDI)

Aggiornamento al 28 maggio 2020
28.03.2017:
all'interno dell'udienza di AEmilia il maresciallo D'Agostino elenca una serie di vicende che ruotano intorno al tentativo di eliminare l'interdittiva antimafia alla famiglia Bianchini da parte di alcuni rappresentanti delle Istituzioni. Alla domanda del presidente della Corte, Francesco Maria Caruso "Come fa l'avvocato a conoscere questi fatti? Ci siampo posti il problema?" l'allora PM Mescolini risponde con un categorico "Non in questo processo". Lasciando chiaramente intendere che era alle porte un nuovo procedimento.

3.9.2019: la Giunta parlamentare per le autorizzazioni riceve la richiesta da parte della magistratura bolognese per l’utilizzo delle intercettazioni a carico dell’ex senatore Carlo Giovanardi, la cui posizione è "congelata".

29.10.2019: l'ex senatore Carlo Giovanardi deposita presso la giunta delle immunità parlamentari le proprie memorie. La giunta ha rinviato la decisione a dicembre. Al termine della scelta della giunta, la decisione definitiva passerà al Senato.

13.11.2019: La Giunta delle Autorizzazioni del Senato delibera con voto UNANIME di richiedere una integrazione istruttoria alla Autorità Giudiziaria per acquisire una motivazione specifica rispetto all'utilizzo delle intercettazioni per verificare che non vi siano intenti persecutori della richiesta o se vi sia una motivata necessità.

Febbraio 2020: la Giunta riceve le ulteriori motivazioni da parte dell'Autorità Giudiziaria.

11.07.2020: la Giunta decide in maggioranza di proporre all'assemblea di accogliere la richiesta di utilizzare una delle telefonate (quella del 30 marzo 2013) dell'ex senatore Giovanardi. Il Senato dovrà decidere se vi sono le condizioni perchè l'iter giudiziario prosegua con la richiesta di rinvio a giudizio. Respinte tutte le successive telefonate (8 giugno, 27 giugno 10 luglio 2013). Concesso l'utilizzo dei tabulati.

20.05.2020: Giovanardi viene audito nuovamente in Giunta per le immunità parlamentari del Senato che dovrà decidere se utilizzare quattro telefonate tra il politico e Claudio Baraldi e le utenze e i tabulati telefonici dell'ex vice prefetto Ventura, Augusto e Alessandro Bianchini, Mario Lugli e l'investigatore Cono Incognito. Giovanardi chiede, nel passaggio in senato, di inviare la documentazione alla Corte Costituzionale sollevando il conflitto di attribuzione per la "lesione del prinicpio costituzionale che un parlamentare non può essere chiamato a rispondere delle opinioni espresse e meno che mai delle aspre critiche rivolte ad organi amministrativi come la Prefettura".

17.11.2020: su richiesta dei pubblici ministeri Monica Bombana e Giuseppe Amara, il giudice Andrea Romito chiama a giudizio immediato con udienza fissata il 15 dicembre, Carlo Giovanardi. Nel fascicolo di inchiesta sono entrate anche le registrazioni fatte da Alessandro Bianchini nei vari incontri avuti. Registrazioni che Giovanardi vorrebbe sottoporre alla Giunta del senato, mentre per i magistrati vanno portate in aula, essendo già state mostrate al procsso AEmilia. - Carlo Giovanardi si appella alla presidente del Senato Casellati per far tornare in giunta il suo caso, chiedendole di invitare il Tribunale ad inviare al Senato, per l'autorizzazione ad un eventuale utilizzo, tutte le intercettazioni, video ed audio, i tabulati e quanto altro nel fascicolo indicato quale fonte di prova nei suoi confronti, in particolare gli audio e i video girati da Alessandro Bianchini.

 

LA GIUNTA PER L'IMMUNITA' PARLAMENTARE

La lunga attesa in merito all'autorizzazione delle intercettazioni a carico dell'ex senatore, nonchè membro della commissione antimafia, Carlo Giovanardi. Intercettazioni di pesante rilievo che in parte sono state esposte al processo AEMILIA il 28 marzo 2017-.
Chi sono coloro che sono chiamati a rispondere a una richiesta di tale importanza, fondamentale per dimostrare ai noi comuni cittadini che la legge è davvero uguale per tutti, anzi che per coloro che ci rappresenta lo è ancora di più?
Importante conoscere i volti e gli schieramenti di queste persone, perchè non rimangano volti invisibili.
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Dopo la prima udienza preliminare, tenutasi a Bologna l'11 luglio 2019, arriva la notizia, piuttosto singolare, che lo Stato non si è presentato come parte civile al processo.
Il 19 luglio 2019 viene depositata una interrogazione a firma Ascari e Spadoni in merito alla questione Giovanardi e alla mancata presentazione dello Stato. Ad oggi non vi è ancora stata nessuna risposta.

 

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale: ASCARI e SPADONI.

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia.

— Per sapere – premesso che:

- l’11 luglio 2019 a Bologna, davanti al giudice delle indagini preliminari Domenico Truppa, si è aperta l’udienza del processo penale noto anche come «processo ai traditori di Stato», che vede imputati tra gli altri, a vario titolo anche con l’aggra-vante mafiosa, la famiglia Bianchini, fun-zionari prefettizi ed altri soggetti;si tratta di un procedimento penale, istruito come ramo autonomo dell’inchiesta Aemilia dai pubblici ministeri della direzione distrettuale antimafia Beatrice Ronchi e Marco Mescolini, partito quando, durante una perquisizione risalente al 2015ai Bianchini, furono rinvenute registrazioni tra i Bianchini ed esponenti della prefettura e il senatore Carlo Amedeo Giovanardi: fu scoperta così una serie di pressioni per favorire il reinserimento nella white list di una ditta considerata infiltrata dalla «ndrangheta»;

in particolare, l’ex senatore Carlo Amedeo Giovanardi avrebbe presentato atti di sindacato ispettivo parlamentare sulla vicenda di tale azienda, a suo avviso ingiustamente punita: il materiale raccolto dalla direzione distrettuale antimafia, fatto di intercettazioni, rapporti degli investigatori, e atti pubblici, dimostrerebbe il contrario,tra minacce, pressioni e azioni compulsive;

- risulta che, tra i vari capi d’imputazione, per alcuni imputati, in concorso con l’ex senatore Carlo Amedeo Giovanardi, vi siano i reati di cui agli articoli 81 del codice penale, 110, 326, 338, 61 n.2) e 9) del codice penale e 7 della legge n.203 del1991;secondo i magistrati, l’ex senatore Giovanardi, la cui posizione processuale è sospesa, avrebbe ricevuto richiesta di agire da parte dei Bianchini ed avrebbe agito in loro difesa, nella piena conoscenza dei loro rap-porti con l’Ndrangheta;

- l’11 luglio 2019, dopo una breve introduzione, l’udienza si è limitata alla costituzione delle parti civili: si sono costituite la regione Emilia-Romagna, l’associazione Libera, la Camera del lavoro di Modena, la Cgil-Fillea di Modena, la Cgil Bologna;in tale sede era presente per conto del Ministero anche l’avvocato dello Stato, il quale tuttavia ha limitato la sua partecipa-zione a quella di «parte offesa », senza richiedere la costituzione di parte civile: ciò significa che, se prima di un eventuale dibattimento gli imputati scegliessero un rito alternativo, lo Stato sarebbe fuori dai risarcimenti;

- tale eventualità si era già verificata in occasione dell’udienza preliminare del processo Aemilia, con il comune di San Felice e quelli dell’Area nord;

il giudice per le indagini preliminari, ammesse le parti civili, ha rinviato l’udienza al 29 ottobre 2019, quando si entrerà nel merito:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se non ritenga giusto e doveroso che lo Stato si costituisca parte civile nel pro-cedimento penale di cui in premessa;

se il Governo non intenda, per quanto di competenza, attivarsi al fine di chiarire per quali ragioni non abbia avuto luogo la costituzione di parte civile nel processo penale di cui in premessa e se vi sia l’intendimento di presentare richiesta di costituzione di parte civile nelle prossime udienze.

DOCUMENTI DELLA CAMERA 19 LUGLIO 2019

interrogazione parlamentare nr300891
 

L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

LE "MEMORIE" DI GIOVANARDI

Il 29 ottobre 2019, l'ex senatore nonché ex membro della commissione antimafia, Carlo Giovanardi presenta le sue memorie alla giunta delle immunità parlamentari.
 
 
 

Rassegna stampa su Giovanardi 2019

6 marzo 2019
Aemilia, le accuse della Dda di Bologna a Giovanardi: “Le pressioni e le minacce per rivedere l’interdittiva antimafia”
di Paolo Bonacini

La notizia degli avvisi di garanzia al senatore Carlo Giovanardi, al capo di gabinetto della prefettura di Modena Mario Ventura, al funzionario dell’Agenzia delle Dogane Giuseppe Marco De Stavola, e a tre membri della famiglia Bianchini rinviati a giudizio in Aemilia, piombò nell’aula bunker del processo nell’aprile 2018. Secondo la Dda di Bologna avevano cercato tutti assieme nel 2014, con mezzi illeciti, di ottenere la reiscrizione alla White List della Bianchini Costruzioni srl, impresa edile di San Felice sul Panaro colpita da interdittiva antimafia del prefetto nel giugno 2013. La successiva richiesta di rinvio a giudizio (che riguarda complessivamente 12 persone) è datata 7 giugno 2018 e porta le firma dei pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. L’accusa principale è di minacce a corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato e di rivelazione di segreti d’ufficio, con le aggravanti dell’abuso di potere, del metodo mafioso e della continuità nel reato.
 

La posizione di Giovanardi era sospesa
La richiesta al gip di Bologna Alberto Ziroldi escludeva espressamente l’ex senatore Carlo Giovanardi, allora esponente del Nuovo Centrodestra, la cui posizione era processualmente sospesa in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale arrivato oggi, sull’utilizzabilità dei tabulati telefonici riferiti a conversazioni di cui era protagonista il parlamentare. Ma è proprio l’ex ministro del governo Berlusconi, secondo le indagini della Procura Antimafia, il perno politico su cui ruotava il tentativo degli imprenditori edili Bianchini (Augusto, la moglie Bruna Braga e il figlio Alessandro) di restare nel mercato degli appalti pubblici post terremoto, nonostante le accertate relazioni con esponenti della famiglia di ‘ndrangheta Grande Aracri per false fatturazioni e prestazioni di mano d’opera.

Il muro da incrinare era rappresentato dal GIRER, il Gruppo Interforze costituito all’indomani delle violente scosse del 2012 in Pianura Padana. Aveva l’obbiettivo di contrastare la criminalità organizzata nei suoi prevedibili tentativi di assalto agli appalti della ricostruzione e ne facevano parte esperti della Direzione antimafia, di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Fu il GIRER a spingere il prefetto di Modena Benedetto Basile a firmare l’interdittiva contro la Bianchini Costruzioni srl e ad esprime parere contrario, quando l’impresa finì in liquidazione, all’ammissione alla White List della neonata ditta individuale IOS del figlio di Augusto, Alessandro Bianchini, ritenendola in continuità con la precedente. Fu contro il GIRER, in particolare contro il suo pilastro ritenuto più ostico, i Carabinieri, che secondo le indagini della Direzione Antimafia si scagliò Giovanardi.
 

La Dda di Bologna: “Pretendeva cambio di posizione” su interdittiva
Dice la richiesta di rinvio a giudizio che il 17 ottobre del 2014 il senatore chiese ed ottenne un incontro in un locale pubblico con il colonnello Stefano Savo, Comandante Provinciale, e con il tenente colonnello Domenico Cristaldi, Comandante del Reparto Operativo, “nel corso del quale apertamente minacciava i due ufficiali e ne offendeva il decoro” chiedendo i motivi della loro posizione contro i Bianchini e “chiaramente pretendendo un cambio della predetta posizione”. I due non furono gli unici né i primi a subire le sue ire: è lo stesso Giovanardi a raccontare ad Augusto e Alessandro Bianchini (che ha la singolare abitudine di riprendere di nascosto le conversazioni, alcune delle quali proposte nell’aula di Aemilia) di avere parlato con il prefetto e il questore, definendo il colloquio “una rissa”. Giovanardi non sa di essere ripreso e richiama le proprie frasi più ad effetto: “Gli ho detto: à la guerre comme à la guerre. Io su questa roba faccio tutta una interrogazione con tutti i passaggi, eh? Con Bianchini… io se fossi in lui… verrei qua con la rivoltella e vi ammazzo tutti… vi rendete conto che state facendo delle robe… folli!… folli!!”


Le interpellanze e i colloqui con gli ufficiali dell’Arma
L’attività di Giovanardi a sostegno dei Bianchini è intensa. Il senatore presenta due interpellanze parlamentari, la prima il 22 luglio 2014 e la seconda il 21 ottobre. Conosce in anticipo movimenti e provvedimenti delle Forze dell’ordine grazie al lavoro del capo di Gabinetto della Prefettura e del funzionario dell’Agenzia delle Dogane. Partecipa con i Bianchini a una conferenza stampa che attacca il ricorso alle interdittive e contatta più volte le più alte autorità delle Forze di Polizia, pur senza titoli o mandato. Degenerando secondo la Direzione Distrettuale Antimafia in “pressioni e minacce anche esplicite nei confronti dei singoli componenti del Gruppo Interforze”, in “pressioni e dirette minacce al Prefetto pro-tempore di Modena Michele Di Bari, aggredendolo verbalmente”, e nelle “minacce dirette e gravi ai due Ufficiali Superiori dell’Arma dei Carabinieri”. Dice il Colonnello Stefano Savo richiamando il colloquio voluto da Giovanardi: “Il senatore ha detto espressamente che qualcuno avrebbe dovuto rispondere dei danni derivanti da questi interventi, facendo il parallelo con il tema della responsabilità dei magistrati e dicendo che era sua intenzione fare degli esposti alla magistratura. Ho avuto la percezione che potesse riferirsi direttamente anche alla mia persona”.  Aggiunge il Tenente colonnello Domenico Cristaldi: “Il senatore, in una sorta di crescendo, ha detto espressamente di sapere che era l’Arma ad essersi pronunciata in modo negativo in sede del Gruppo Interforze”.

 

“La conversazione kafkiana e il muro”
Giovanardi nel suo ufficio il 18 ottobre lo racconta ai Bianchini che riprendono di nascosto anche questo incontro. Ha capito parlando con il Questore, con il Prefetto e con il Comandante del Girer, che non sono loro a porre ostacoli: “Sono i Carabinieri, si capisce benissimo! E con loro ho avuto un’ora e mezzo di discussione kafkiana, perché… è come parlare con il muro”. Più morbido del muro dell’Arma sembra invece essere il nuovo prefetto Michele Di Bari, che accetta di riconvocare il Gruppo Interforze ben otto volte tra l’agosto 2014 e il gennaio 2015, pur senza elementi di novità, per valutare la riammissione dei Bianchini alla White List. Ma il muro resiste alle bordate di Giovanardi e il 28 gennaio 2015 arrivano i 117 arresti richiesti dalla Dda nell’ambito della operazione Aemilia che portano in galera, provvisoriamente, anche Augusto Bianchini, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. La moglie e il figlio finiscono agli arresti domiciliari. La battaglia di Carlo Giovanardi può concludersi lì. Per la cronaca Augusto Bianchini nel primo grado di Aemilia (rito ordinario) è stato condannato il 31 ottobre 2018 a 9 anni e 10 mesi di carcere, la moglie Bruna Braga a 4 anni, il figlio Alessandro a 3 anni.


6 marzo 2019
La Consulta rafforza lo “scudo” per i parlamentari: serve ok della Camera di appartenenza anche per utilizzo tabulati

I magistrati hanno stabilito non è incostituzionale l'articolo 6 comma 2 del Lodo Schifani che impone al giudice di chiedere alla Camera di appartenenza del parlamentare l’autorizzazione a utilizzare in giudizio, come mezzi di prova, i tabulati telefonici di utenze intestate ad altre persone che sono venute in contatto con quella del parlamentare
di Giovanni Trinchella

 

A sedici anni dalla sua approvazione il Lodo Schifani, più volte finito davanti alla Consulta che ha dichiarato parzialmente illegittimi alcuni articoli, regge all’urto di una eccezione di costituzionalità sollevata dal gip di Bologna nell’ambito del processo Aemilia e nei cui atti erano confluiti i tabulati telefonici dell’ex senatore di Idea Carlo Giovanardi. L’ex ministro è indagato per minaccia a corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato, minaccia a pubblico ufficiale, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, con l’aggravante mafiosa, e i tabulati delle telefonate di alcuni indagati, in contatto con il parlamentare, sono finiti agli atti dell’inchiesta.
 

I giudici devono sempre chiedere autorizzazione al Parlamento
I magistrati hanno stabilito non è incostituzionale l’articolo 6 comma 2 della legge 140 del 2003, il Lodo Schifani appunto, che impone al giudice di chiedere alla Camera di appartenenza del parlamentare l’autorizzazione a utilizzare in giudizio, come mezzi di prova, i tabulati telefonici di utenze intestate ad altre persone che sono venute in contatto con quella del parlamentare. Il giudice di Bologna, Alberto Ziroldi, il 4 aggio 2017, aveva chiesto il vaglio della Consulta ritenendo l’esistenza di una differenza “ontologica” tra una conversazione o una comunicazione (come le intercettazioni telefoniche e ambientali) e il documento che rivela dati estrinseci: la data e l’ora della conversazione, la durata, i numeri coinvolti e di fatto localizzazioni e spostamenti. Questa naturale diversità “renderebbe costituzionalmente illegittimo” l’articolo 6 comma 2 della legge, “in radice”, perché di fatto non metterebbe sullo stesso piano i cittadini introducendo quindi “un regime differenziato di acquisizione della prova in ragione dello status di parlamentare, così derogando al principio di parità di trattamento rispetto alla giurisdizione”.

 

Non è tutelata la privacy del parlamentare, ma la sua funzione

La Consulta non riconosce questa differenza “ontologica” ritenendo che tutti i dati “esterni” di un parlamentare debbano essere tutelati dalla legge fondamentale dello Stato. La sentenza rileva che la ragion d’essere della garanzia costituzionale non è la tutela della privacy del parlamentare bensì della libertà della funzione che egli esercita: “La ratio della garanzia prevista all’articolo 68, terzo comma, della Costituzione non mira a tutelare un diritto individuale, ma a proteggere la libertà della funzione che il soggetto esercita, in conformità alla natura stessa delle immunità parlamentari, volte primariamente alla protezione dell’autonomia e dell’indipendenza decisionale delle Camere rispetto – si legge nella sentenza – ad indebite invadenze di altri poteri, e solo strumentalmente destinate a riverberare i propri effetti a favore delle persone investite della funzione”. I giudici, relatore Nicolò Zanon, analizzano anche le parole sostenendo “che il termine ‘comunicazioni’ ha, tra i suoi comuni significati, quello di ‘contatto’, ‘rapporto’, ‘collegamento’ ed evoca proprio i dati e le notizie che un tabulato telefonico è in grado di rivelare”.

La posizione di Giovanardi era stata congelata
In attesa di questo verdetto la posizione di Giovanardi, accusato dalla Dda di Bologna di aver fatto pressioni sui membri della Prefettura di Modena per salvare dall’interdittiva antimafia la Bianchini Costruzioni, il cui titolare, Augusto Bianchini, è stato condannato nel maxi-processo alla ‘ndrangheta nel nord, era stata congelata. L’ex senatore si è sempre dichiarato estraneo. A questo punto il giudice per procedere dovrà chiedere l’ok del Senato con tutto quello che potrà comportare un eventuale rifiuto all’uso di elementi di prova necessari a sostenere l’accusa. E per gli inquirenti che l’ex senatore, all’epoca componente della commissione Antimafia, si sarebbe dato da fare, pur sapendo dei rapporti dello stesso imprenditore con un esponente di spicco del clan Grande Aracri.

 

Le norme legislative devono essere osservate alla luce della Costituzione
Per la Consulta quella che “conta è che sono le norme legislative a dover essere osservate alla luce della Costituzione, e non già quest’ultima alla stregua di ciò che stabilisce la disciplina legislativa (nella specie, quella processuale). Per questa essenziale ragione, non è consentito trarre, a partire dalle norme processuali in materia di intercettazioni e acquisizione di tabulati, alcuna definitiva conclusione quanto alla specifica disciplina costituzionalmente sancita, nella stessa materia, per i parlamentari, anche perché la disciplina del codice potrebbe mutare in futuro, proprio sugli aspetti qui rilevanti, e anche in direzione di un più omogeneo trattamento di intercettazioni e acquisizione di tabulati”.

 

Il tabulato e gli “squarci di conoscenza sui rapporti di un parlamentare”
I giudici, infine, citano anche un verdetto della Cassazione (n° 22 del 2016 )che “ha espressamente affermato che anche l’acquisizione di tabulati, come la captazione di conversazioni, è attività diretta ad accedere nella sfera delle comunicazioni del parlamentare”. E in passato già la Consulta aveva sottolineato “la notevole capacità intrusiva di un’attività investigativa che coinvolga i tabulati”. Questo perché non “perché la riservatezza del cittadino che è altresì parlamentare abbia un maggior valore, ma perché la pervasività del mezzo d’indagine in questione può tradursi in fonte di condizionamenti sul libero esercizio della funzione. Un tabulato telefonico può infatti aprire squarci di conoscenza sui rapporti di un parlamentare, specialmente istituzionali, “di ampiezza ben maggiore rispetto alle esigenze di una specifica indagine e riguardanti altri soggetti (in specie, altri parlamentari) per i quali opera e deve operare la medesima tutela dell’indipendenza e della libertà della funzione” (sentenza n. 188 del 2010).


17 settembre 2019
La legge è uquale per tutti? - Comunicato Stampa Agende Rosse


Quel 28 marzo 2017 eravamo in aula per trascrivere l’udienza in diretta sulla nostra pagina Facebook “processo Aemilia”, quando Emidio D’Agostino, maresciallo del nucleo investigativo di Modena, relativamente alla vicenda Bianchini, portò in esame le ingerenze che alcuni funzionari di Stato avevano rivolto al GIRER, l’organismo preposto in occasione del terremoto 2012 per monitorare eventuali infiltrazioni mafiose nelle imprese.

 

In quell’occasione Francesco Maria Caruso, presidente del tribunale di Bologna che presiedeva il primo grado di Aemilia, si rivolse all’allora PM Marco Mescolini – oggi procuratore di Reggio Emilia – chiedendo “ci siamo posti il problema?”. La risposta del magistrato fu perentoria: “non in questo processo”.

Infatti, proprio su questa vicenda, arrivò poco più di un anno dopo, la notizia del rinvio a giudizio per 11 indagati. Fra questi, con nostra sorpresa, non figurava però l’ex senatore Carlo Giovanardi, le cui azioni tanto ci avevano lasciati allibiti proprio quel 28 marzo.
Scoprimmo così che la posizione dell’ex membro della commissione antimafia era “processualmente sospesa” poiché, essendo un parlamentare, l’iter era diverso rispetto agli altri.
Da allora abbiamo tenuto monitorato l’evolversi degli eventi fino al 3 settembre di quest’anno, data in cui la Giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere ha finalmente ricevuto la richiesta da parte della magistratura bolognese per l’utilizzo delle intercettazioni a carico dell’ex senatore.
Ora è tutto nelle mani di quei senatori componenti della Giunta che dovranno decidere se concedere o meno l’utilizzo di quelle intercettazioni richieste dai PM, ritenute fondamentali per la posizione di Giovanardi.

Avendo ben presente quella scritta “La legge è uguale per tutti” che tante volte abbiamo visto in questi anni passati in aula, ci auguriamo che possa corrispondere alla realtà dei fatti, poiché riteniamo che chiunque debba rispondere di fronte alla legge in egual modo, a maggior ragione chi rappresenta le istituzioni.

Speriamo quindi che la Giunta si pronunci a favore, fornendo l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni a carico di Giovanardi e che la sua posizione venga accorpata agli altri 11 imputati dell’inchiesta “Traditori dello Stato” in modo da risparmiare non solo denaro pubblico accorpando tutto in un unico processo, ma anche tempo per scongiurare una prescrizione che non corrisponderebbe a quell’ideale di giustizia a cui tutti noi dovremmo ambire.

Agende Rosse – gruppo Mauro Rostagno – Modena
Agende Rosse – gruppo Rita Atria – Reggio Emilia e provincia”



 

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AEmilia: Atti trasmessi su Giovanardo
In Senato il caso Giovanardi
Agende Rosse contro Giovanardi
15 giorni per le memorie scritte
 

Rassegna stampa su Giovanardi 2020

Favori alla ‘ndrangheta, Giovanardi spera ancora. Palazzo Madama chiede chiarimenti sulle prove a carico dell’ex ministro

26 novembre 2020

Alla fine Carlo Giovanardi l’ha spuntata. O meglio almeno è riuscito a guadagnare un po’ di tempo. Mandato a giudizio davanti al Tribunale di Modena (leggi l’articolo) per presunte pressioni che avrebbe fatto nei confronti della Prefettura della sua città per favorire una ditta considerata vicina alla ‘ndrangheta e per le minacce ai carabinieri impegnati in quell’indagine, l’ex senatore aveva già ottenuto dalla Giunta l’utilizzo nel processo di una sola intercettazione tra quelle che il giudice aveva chiesto di poter utilizzare.

Una vicenda quest’ultima su cui deve ancora pronunciarsi l’Aula. Visto che nel disporre il giudizio immediato il gip ha sostenuto che le prove a carico dell’imputato sono evidenti a prescindere dalle intercettazioni, aggiungendo però che potrebbero essere utilizzate se necessario nel corso del dibattimento, l’ex ministro ha quindi cercato di ribaltare a suo favore tale sottolineatura, sostenendo che quel materiale non è necessario e dunque andrebbe subito distrutto.

Una richiesta fatta con una nota a Palazzo Madama, in cui si è opposto anche all’eventuale utilizzo di immagini registrate da uno dei soggetti coinvolti nelle indagini. E la Giunta ha deciso di inviare una lettera per il tramite della Presidenza del Senato all’autorità giudiziaria chiedendo chiarimenti e informazioni, riservandosi “di attivare eventualmente in futuro un conflitto di attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale”. Dopo il giudizio immediato disposto nei suoi confronti Giovanardi vede una luce.

Giovanardi va a giudizio immediato per aver fatto troppe domande…

26 novembre 2020 - Paolo Comi

«E per fortuna è caduta l’aggravante mafiosa, altrimenti avrei rischiato l’ergastolo». Carlo Giovanardi, oltre un quarto di secolo di esperienza parlamentare come deputato e senatore, ricoprendo gli incarichi di vice presidente della Camera, ministro, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il 15 dicembre dovrà presentarsi davanti al Tribunale di Modena per rispondere delle accuse di minaccia a corpo politico amministrativo e giudiziario, rivelazione del segreto d’ufficio, minaccia a pubblico ufficiale ed altro.

I pm hanno chiesto ed ottenuto il giudizio immediato, saltando così l’udienza preliminare, essendo evidente la prova della sua colpevolezza.
Secondo i magistrati, l’ex senatore del Pdl avrebbe posto in essere una “illegittima e martellante attività intimidatoria” nei confronti delle istituzioni per far togliere a due aziende modenesi l’interdittiva antimafia che gli impediva di partecipare agli appalti post-terremoto in Emilia. «Ma quando mai!», si infervora Giovanardi. «Mi sono occupato per anni degli errori, spesso macroscopici, commessi dalle Prefetture sulle interdittive antimafia che rischiano di distruggere le aziende. Non ha mai avuto alcuna utilità, ho sempre agito per evitare possibili ricadute sociali». La vicenda inizia nel 2013 allorquando la Bianchini costruzioni di Modena viene inserita nella “black list”. Secondo il Gruppo interforze che si riunisce in Prefettura l’azienda sarebbe oggetto di infiltrazioni da parte dell’ndragheta.

«Mi sono semplicemente prodigato per Augusto Bianchini e suo figlio Alessandro, provenienti da una famiglia della bassa modenese che conosco da cinquanta anni e con la fama di essere molto seria», precisa subito Giovanardi. Il senatore, dopo avere esaminato il dossier, presentò alcune interrogazioni e decise di chiedere informazioni ai carabinieri. Attività che, a posteriori, risulteranno essergli fatali. I funzionari della Prefettura di Modena, infatti, dichiareranno a verbale che le ripetute interrogazioni del senatore sul punto “aggravavano il lavoro dell’ufficio” e, essendo poi riportate sui giornali, ne “denigravano l’operato”. I carabinieri, invece, si sentiranno minacciati ed offesi nel decoro. In particolare, il 17 ottobre 2014, in un bar di Modena, Giovanardi aveva incontrato il comandante provinciale dei carabinieri Stefano Savo e il capo del Reparto operativo Domenico Cristaldi.

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I due ufficiali si erano rifiutati di riceverlo in caserma preferendo dargli appuntamento in un locale del centro. Per giustificare il rifiuto, una circolare secondo cui non era possibile ricevere nelle caserme dell’Arma membri del parlamento in quanto sarebbe servita una “procedura specifica”. Savo dichiarerà successivamente ai magistrati che Giovanardi, gesticolando, gli disse espressamente che “qualcuno avrebbe dovuto rispondere dei danni derivanti da questi interventi”. Giovanardi racconterà quanto fatto ai Bianchini, lasciandosi andare ad espressioni colorite (io li ammazzerei tutti…). Il figlio di Bianchini registrò, come era solito fare quando incontrava delle personalità, questo colloquio e quando nel 2015 tutta la famiglia verrà arrestata nell’ambito della maxi inchiesta “Aemilia” la bobina, sequestrata, finirà agli atti del processo. «I Bianchini mi avevano sempre giurato di non aver mai avuto rapporti con l’ndragheta», puntualizza Giovanardi. Il titolare, Augusto, sarà poi condannato in primo grado a 9 anni e 10 mesi, i figli prosciolti.

«È curioso che io avrei dovuto sapere quello che neppure i figli sapevano», sottolinea l’ex senatore. La Giunta per le autorizzazioni ha esaminato ieri il caso e ha chiesto di capire come mai non sia stata richiesta l’ autorizzazione all’ utilizzo di queste conversazioni, intercettate all’insaputa del diretto interessato, al Senato. “Mi sembra che si voglia criminalizzare l’attività del parlamentare – aggiunge Giovanardi – che si ridurrebbe nel ritiro dell’ indennità al 27 di ogni mese. Nell’Italia democratica per fortuna sono i rappresentanti del popolo che possono controllare e criticare anche aspramente le Prefetture, e non viceversa”.

Ma non solo. “Ricordo che il senatore Stefano Vaccari (Pd) si era attivato per evitare che venisse sciolto per mafia il Comune di Finale la cui amministrazione era guidata dai dem, dicendo che aveva fatto il proprio dovere”. Restano, allora, le “intimidazioni” agli ufficiali dell’Arma. Una beffa per Giovanardi che decise, spinto dall’amore per la Benemerita, di svolgere il servizio militare come carabiniere ausiliario.

Il Senato interpella il tribunale sull’utilizzo dei video di Bianchini

Giovanardi a processo: saranno richiesti chiarimenti sull’uso delle registrazioni dell’imprenditore sanfeliciano

27 novembre 2020 - Il Resto del Carlino - Viviana Bruschi

La presidente del Senato Elisabetta Casellati, su richiesta della Giunta delle immunità parlamentari di Palazzo Madama, invierà al tribunale di Modena una richiesta di chiarimenti in merito all’ intenzione di utilizzare i video registrati di nascosto da Alessandro Bianchini, l’imprenditore sanfeliciano finito nell’inchiesta Aemilia, poi assolto dall’aggravante mafiosa, dove compare anche l’ex senatore.

L’ex ministro Carlo Giovanardi, nell’ambito delle indagini Aemilia, sulla ‘White list’, è stato infatti rinviato a giudizio immediato (17 dicembre l’udienza) con l’ipotesi di violazione del segreto della Prefettura, minaccia all’attività politico-amministrativa della stessa e a due ufficiali dell’Arma. La Giunta ha deciso all’unanimità che le videoregistrazioni per poter essere utilizzate nel processo devono essere autorizzate dal Senato. A suo tempo, i magistrati di Bologna inoltrarono la richiesta di utilizzare i tabulati e le intercettazioni, captate dall’autorità giudiziaria, a seguito di una decisione della Corte Costituzionale a cui si erano rivolti, che chiarì che è necessaria l’autorizzazione del Senato per utilizzare le intercettazioni, non tanto a salvaguardia di Giovanardi, ma dell’autonomia, indipendenza e libertà del Parlamento. Il problema si è riproposto per le video intercettazioni ‘carpite’ da Alessandro Bianchini, perché la Giunta del Senato ha sottolineato che se necessario chiedere l’autorizzazione per utilizzare le intercettazioni fatte dall’autorità giudiziaria, a maggior ragione si deve chiedere l’autorizzazione se si vogliono utilizzare intercettazioni fraudolentemente carpite in colloqui privati. Occorre ricordare che l’Aula del Senato non si è ancora espressa sulla richiesta di utilizzare tabulati e intercettazioni dell’autorità giudiziaria, e pertanto il rinvio a giudizio è avvenuto in mancanza della risposta del Senato. Inoltre, nel provvedimento di rinvio a giudizio, è evidenziata la volontà di utilizzare il video di Bianchini senza richiesta di autorizzazione, contrariamente a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale proprio in merito al caso Giovanardi. Il quale, a sua volta, ha chiesto alla Giunta del Senato di "sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale anche in relazione alla "criminalizzazione di attività parlamentari". Lo scorso 4 settembre, nell’incontro con i pm di Modena, l’ex senatore aveva presentato il promemoria già depositato in Giunta, con allegati decine di interpellanze, interventi svolti in Aula, in Commissione antimafia e giustizia proprio sulle aziende del territorio colpite da interdittiva post sisma (Geco, Baraldi, Lobello, Ahrcos, Bianchini, ndr), ma nel pomeriggio dello stesso giorno i pm hanno presentato al gip la richiesta di giudizio immediato saltando la fase preliminare davanti al gup.

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Giovanardi sarà processato
Giovanardi vuol tornare in giunta
L'ex senatore rinviato a giudizio
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Rassegna stampa su Giovanardi 2021

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Decisione rimandata
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Senato, tempi lunghi
Ok a intercettazioni e tabulati
I video di Bianchini
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I video restano un'incognita
Proposta
Maggioranza spaccata