I Dragone e i Grande Aracri

A riprova che nel lontano 1998 erano già conosciuti i soggetti che risultano all'interno dell'inchiesta AEmilia riportiamo gli stralci del libro “Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta in Emilia Romagna” di Enzo Ciconte in merito alle cosche dei Dragone e dei Gande Aracri.

"Un rapporto della Criminalpol dell’Emilia-Romagna definisce Muzzupappa come capo di una organizzazione di trafficanti di droga che avrebbe in Nicolino Grande Aracri l’anello di congiunzione con mafiosi di Cutro che forniscono la droga. (rif. pag 50)

Altri due omicidi erano sicuramente riconducibili a guerre interne alla ‘Ndrangheta. Salvatore Andricciola, gestore di un bar, riparato a Forlimpopoli nel 1987 dopo l’uccisione del padre a Lamezia Terme, fu assassinato nell’ottobre del 1991 in quella cittadina romagnola. A Brescello, in provincia di Reggio Emilia, Giuseppe Ruggiero originario di Cutro fu raggiunto da sei pallottole sulla soglia di casa. Per fargli aprire la porta i suoi assassini si erano traversiti da carabinieri.

Un altro episodio invece segnalava un momentaneo conflitto tra siciliani e calabresi. L’11 agosto 1992 fu ucciso Vincenzo Gumari detto Amsterdam, originario di Crotone. Era un personaggio di rilievo, appartenente alla cosca Dragone, che all’epoca gestiva il “locale” di Reggio Emilia. Era entrato in contatto con Francesco Fonti a cui aveva venduto un kg di eroina e con Mario Bonura di Palermo con il quale era stato arrestato a Bologna nel 1988. Era stato ucciso a Vignola, con un agguato eclatante. Qualche mese dopo si scoprì l’assassino e si venne a capo della motivazione di quella brutale esecuzione. L’assassino di Gumari era il mafioso siciliano Giuseppe Di Giacomo. Disse di aver materialmente ucciso Gumari “nell’ambito di un regolamento di conti tra gli opposti clan di appartenenza per dissidi relativi a traffici di droga”. Sfuggito al controllo dei carabinieri, lo stesso Di Giacomo fu ucciso; il suo cadavere carbonizzato fu ritrovato a Gela, suo paese natale. (rif pag. 55)

L’Emilia Romagna era, in questa strategia, una regione di mercato, un enorme luogo di consumo delle droghe. Qui venivano attivate reti di spaccio, si costruivano collegamenti con “cavalli” che spesso erano originari del luogo. Il ciclo della droga è sicuramente compleso e ad esso, perlomeno ai livelli bassi o intermedi, possono partecipare anche elementi non particolarmente strutturati o radicati sul territorio. Lo si vide nella vicenda che vide coinvolti i fratelli Arcangelo e Francesco Fiammingo originari di un comune in provincia di Vibo Valentia. Raccontò Rocco Gualtieri di essere stato autorizzato a entrare in affari con quei due fratelli “da un sodalizio temibile e fortissimo riferibile alla cosca dei Dragone”. Solo quando i Dragone non avevano disponibilità di droga, Gualtieri era autorizzato a “lavorare” con i Fiamingo. (rif. pag. 107)

 

Anche gli insediamenti mafiosi calabresi mostrano una loro particolarità. Sono le famiglie originarie del circondario di Crotone quelle che hanno l’insediamento più rilevante e più antico, in particolare nelle provincie di Modena e di Reggio Emilia il cui “capo società” sarebbe Antonio Dragone. (rif. pag. 97)

Altra figura importante sarebbe Nicolino Grande Aracri considerato l'anello di congiunzione tra l'organizzazione che gestiva traffici di droga nell'area emiliana, capeggiata dal Giuseppe Muzzupappa e l'omologo gruppo calabrese, sedente in Cutro e zone viciniore, costante fornitore delle partite di sostanze stupefacenti negoziate. Grande Aracri, figura di prima grandezza nella realtà criminale cutrese, era presente a Brescello e a Reggiolo con il compito di curare il profilo economico relativamente alla movimentazione finanziaria e cioè alla riscossione dei corrispettivi delle partite di sostanze cedute. Muzzupappa, ritenuto il centro motore nel reggiano dell'organizzazione, aveva altri compiti: curare i rapporti con gruppi alleati soprattutto napoletani dimoranti nelle zone del reggiano. A conferma ulteriore della circolarità dei rapporti, Muzzupappa avrebbe acquistato un kg di eroina da Francesco Fonti. Della cosca dei Dragone parlò anche Renato Cavazzuti. A capo della cosca, in assenza dello zio Antonio Dragone, c'era Raffaele Dragone. A Modena la cosca era rappresentata dai fratelli Luigi e Salvatore Pellegrino, originari di Aversa, i quali misero in contatto i Dragone con Cavazzuti quando gli stessi Dragone ebbero un momento di difficoltà e dovettero ricorrere a Cavazzuti per reperire della droga. Racconto di estremo interesse quello di Cavazzuti, perchè ci descrive la circolarità delle relazioni e dei rapporti tra organizzazioni mafiose calabresi, siciliane e campane con elementi della locale criminalità. Cavazzuti ci parla da un osservatorio privilegiato perchè, costituita una propria, autonoma, organizzazione che si muoveva nel campo del traffico di droga, aveva rapporti con quattro organizzazioni mafiose calabresi i Fazzari, i Falleti, i Dragone e gli Alvaro. Cavazzuti ci descrive la situazione in questi termini: Il dominio degli stupefacenti a Modena era dei calabresi per il 50-60%, l’altro rimanente era in mano ai siciliani e napoletani. Quindi c’era un discorso molto chiaro, Modena è una piazza molto, molto importante e quindi ce n’era per tutti, non c’era bisogno di fare accordi scritti o riunioni o roba del genere. E infatti si divisero pacificamente il territorio. I Falleti e i Fazzari oltre a Modena erano installati a Sassuolo, a Formigine, a Maranello e in alcune zone della Romagna, i Dragone a Carpi e Mirandola oltre che a Reggio Emilia e provincia, gli Alvaro a Nonantola. Di estremo interesse anche un altro episodio: quando Vincenzo Fazzari arrivò a Modena fu introdotto nell’ambiente da Domenico Falleti il quale “lo portò in giro per fargli conoscere i personaggi mafiosi napoletani, calabresi, siciliani”. (rif. pag. 211)

 Luigi Artuso ha raccontato la tecnica di distribuzione adottata insieme al padre “Avevamo costituito una catena di distribuzione in Modena utilizzando persone che ricevevano la droga da noi e che si impegnavano a distribuirla corrispondendoci il ricavato ogni dieci o quindici giorni”. A loro volta queste la distribuivano ad altre persone. Anche i Dragone avevano una struttura simile. “il gruppo non ha una vera e propria rete di distribuzione verso utenti assuntori, ma si limita a rifornire trafficanti di medio livello che operano direttamente sulla piazza. Dallo stesso gruppo si irradiano pure diversi flussi di traffico localmente gestiti da altri affiliati, dotati di un autonomo e compartimentato potere di organizzazione”. Questo meccanismo aveva l’effetto di moltiplicare i vari passaggi di droga da una mano all’altra e di conseguenza di farne lievitare il prezzo. In talmodo veniva compromessa la qualità della droga aumentandone la pericolosità per i continui tagli che venivano fatti prima di essere venduta. (rif. pag. 218)

Nella foto: a sinistra Antonio Dragone ucciso il 10 maggio 2004 e Nicolino Grande Aracri "mani di gomma" condannato il 4 novem,bre 2016 a 30 anni nell'ambito del processo Kyterion, costola calabrese del processo Aemilia.

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