L'indagine Point Break


E’ necessario, per una corretta comprensione dei fatti oggetto dell’imputazione, muovere dalle
vicende trattate nel corso dell’indagine denominata Point Break , conclusa il 30.06.2010, con
l’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere e contestuale decreto di sequestro
preventivo emessa il 17.6.2010 da questo Ufficio nei confronti di PELAGGI Paolo, GENTILE
Fiore, GENTILE Tommaso, MANICA Giuseppe, PELAGGI Davide, PELAGGI Emanuele e
PEZZATTI Sergio, resisi responsabili, a vario titolo, per il periodo 2004/2008, del reato di
reimpiego di denaro della cosca ARENA di Isola di Capo Rizzuto (KR), attuato mediante società
del modenese, nonché reati fallimentari e tributari, una tentata estorsione ed il danneggiamento
della sede dell’Agenzia delle Entrate di Sassuolo (che stava indagando per i reati di frode fiscale),
mediante collocamento di un ordigno, a base di pentrite, fatto esplodere la notte del 26.07.2006.
Per l’emissione dei provvedimenti restrittivi erano state determinanti le attività tecniche di
intercettazione telefonica ed ambientale, che oltre a confermare quanto evidenziato nell’attività
investigativa Ghibli, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro,

testimoniavano e completavano la conoscenza sulla commistione di interessi
instauratasi tra i fratelli PELAGGI e la famiglia GENTILE, organicamente inserita nella compagine
isolitana degli ARENA, palesando l’esistenza di infiltrazioni mafiose all’interno delle imprese
modenesi.
L’indagine aveva disvelato le attività illecite poste in essere da PELAGGI Paolo, che in virtù di un
privilegiato rapporto personale con GENTILE Francesco , per anni aveva gestito il denaro della
cosca ARENA, organizzando la struttura commerciale della POINT ONE S.p.A. e delle altre
imprese ad essa collegata, e costituendo in Svizzera, grazie a PEZZATTI Sergio, la MT TRADING
Ltd, funzionale alla chiusura delle triangolazioni finanziarie strumentali per il giro delle false
fatturazioni, che vedevano il coinvolgimento di imprese terze, di volta in volta, chiamate al bisogno.

La costruzione della struttura commerciale si prestava chiaramente al riciclaggio degli illeciti
proventi derivanti dalle attività delittuose degli ARENA e avrebbe dovuto creare nuova ricchezza,
da riversare poi in larga parte, nelle casse della ‘ndrina isolitana, sia a titolo di restituzione dei
finanziamenti elargiti, che di interessi maturati.
In sintesi, dalle intercettazioni emergeva che:
esisteva un accordo tra GENTILE Francesco e PELAGGI Paolo per la realizzazione di affari nel
settore informatico, con il coinvolgimento di imprese crotonesi e catanzaresi, quali la PC
GENERATION riconducibile a GIOFFRÈ Nicolino, uomo di fiducia di GENTILE. I GENTILE
avevano investito nelle attività imprenditoriali dei PELAGGI e conseguentemente parte dei profitti
realizzati erano a loro destinati;
esisteva un interesse diretto, negli affari modenesi dei PELAGGI, dei vertici della cosca isolitana,
rappresentati da ARENA Giuseppe e ARENA Fabrizio, figlio del boss Carmine ARENA (già
condannato, in via definitiva, quale esponente di assoluto primo piano dell’omonima cosca), ucciso
nell’agguato del 2.10.2004;
le imprese dei PELAGGI erano state impiegate nel sistema delle false fatturazioni, attuato mediante
triangolazioni economiche con la società MT TRADING Ltd., costituita ad hoc da PELAGGI Paolo
e gestita da PEZZATTI Sergio;
una parte degli illeciti profitti, derivanti dalle false fatturazioni, erano stati reinvestiti nell’affare dei
decoders Birikino ( sottoposti a sequestro il 29.01.2008 dalla G.d.F. di Modena, in quanto utilizzati
per consentire l’illecita ricezione in chiaro dei canali a pagamento Sky);
PELAGGI Paolo nutriva una forte stima ed ammirazione nei confronti di GENTILE Francesco,
manifestamente considerato modello delle illecite attività condotte;
dopo l’arresto di GENTILE Francesco(1), i suoi figli Tommaso e soprattutto Fiore, si erano
trasferiti in provincia di Modena per sostituirlo nella gestione degli affari, non rivelandosi
all’altezza del genitore, e denotando limiti soprattutto nel reperimento delle risorse finanziarie
necessarie per superare l’impasse nel quale le società erano piombate, malgrado gli sforzi di
PELAGGI Paolo, a seguito dei controlli fiscali eseguiti dall’Agenzia delle Entrate di Sassuolo;
GENTILE Tommaso si era appropriato di una parte dei proventi da riversare nelle casse della cosca,
innescando la reazione dei vertici del clan, che chiesero esplicitamente conto ai GENTILE del loro
operato e ordinarono (tra febbraio e marzo 2007) il loro immediato rientro ad Isola di Capo Rizzuto.
A partire dal 1 aprile 2010, in attesa dell’emissione dei provvedimenti restrittivi da parte del G.I.P.
del Tribunale di Bologna, furono riattivate le intercettazioni telefoniche nei confronti di PELAGGI
Paolo, interrotte nel febbraio del 2008 (le nuove attività tecniche furono successivamente

stralciate dando origine al presente procedimento), che evidenziarono immediatamente

l’esistenza di una nuova struttura criminale, della quale si
parlerà più approfonditamente nel proseguo della presente informativa, operante tra Reggio Emilia
e Parma, ove PELAGGI Paolo aveva spostato i propri interessi, specializzata in triangolazioni
finanziarie fittizie con l’estero, finalizzate alle cd. frodi carosello, volte cioè ad ottenere illeciti
crediti di imposta.


(1) Nelle prime ore del 28.02.2006, nell’ambito dell’operazione “REVENGE”, le Questure di Catanzaro e di
Crotone davano esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa il 17.02.2006 dal GIP del Tribunale di Catanzaro nei confronti di circa 40 persone, ritenuti appartenere alla cosca mafiosa dei GAGLIANESI, operante nelle province di Catanzaro e di Crotone ed in particolare nei comuni di Lamezia Terme ed Isola di Capo Rizzuto. Tra i soggetti coinvolti nell’inchiesta, oltre ad ARENA Carmine, emergevano anche ARENA Giuseppe cl. ’66 e GENTILE Francesco cl. ’59, che si sottraevano al provvedimento restrittivo. Dopo un breve periodo di latitanza i due venivano arrestati il 13.04.2006 dai Carabinieri di Catanzaro, all’interno dell’azienda casearia di proprietà di tale GIGLIOTTI Santo, sita in Sorbo San Basile, in una zona montana della Sila Piccola catanzarese. GENTILE Francesco era successivamente scarcerato il 31.08.2007.


Rispetto al periodo 2004/2008, le imprese commerciali coinvolte, operanti sempre nel settore di
prodotti high tech del comparto informatico, non erano più riconducibili a PELAGGI o ai suoi
familiari, ma di fatto erano amministrate da prestanome.
Ai personaggi storici, risultavano ess si erano affiancati nuovi soggetti di origine calabrese, quali
CURCIO Giuseppe e il figlio Domenico, meri prestanome ed amministratori della I.N.T. S.r.l. e
della C.D.I. TECHNOLOGY S.r.l., entrambe con sede a Gualtieri (RE), di fatto gestite da
PELAGGI Paolo.
Di ben altro spessore GIGLIO Giuseppe (cognato di CURCIO Domenico) e RIILLO Pasquale,
soci nella CORE TECHNOLOGY S.r.l., che oltre ad essere attivamente partecipi negli affari dei
PELAGGI, risultavano disporre (in modo particolare giglio) di conoscenze e di ingenti
disponibilità economiche.
Il debito contratto da PELAGGI Paolo nei confronti della cosca ARENA
Il passaggio di PELAGGI Paolo dal modenese al reggiano, ed il contestuale appoggio ricevuto da
GIGLIO Giuseppe e dal suo socio RIILLO Pasquale impone il richiamo di alcune delle
conversazioni registrate nell’indagine Point Break, che avevano consentito di acclarare l’esistenza
dell’accordo stipulato tra i PELAGGI e gli isolitani.
Si evidenzia, ad esempio, il colloquio telefonico avvenuto il pomeriggio del 18.12.2006, quando
PELAGGI Carmelo confermava al fratello Paolo di aver redarguito GENTILE Tommaso
(“apposto abbiamo parlato...”) poco incline a fare il proprio dovere.
Alle insistenze di PELAGGI Paolo (“ma l'ha capito il messaggio buono com'è...?”), CARMELO
riferiva che TOMMASO aveva cercato di giustificare il proprio operato (“Si… si è avvelenato...
"arrabbiato"... eh va be, ha cercato di difendersi no... ha cercato di avere difese... di avere difese
no... ha detto che non è vero che... quello stupido mi ha detto di questo modo, io ho fatto in questo
modo...”), mettendosi comunque a disposizione per raccogliere il denaro necessario a rimpinguare
le casse della POINT ONE S.p.A. sempre più in difficoltà economica (“...oggi pomeriggio si sta
muovendo...”).
In riferimento alle importanti operazioni finanziarie in atto nel modenese ed al legame con la cosca
ARENA, PELAGGI Carmelo precisava di aver detto chiaramente a GENTILE Tommaso che, al
contrario di loro (“noi qui non riusciamo a fare un cazzo...”), GENTILE Fiore e suo fratello
PAOLO stavano alacremente lavorando per il bene di tutti, precisando che, sino a quel momento,
Paolo aveva mantenuto fede agli impegni presi con l’organizzazione (“... quelli (Fiore e Paolo)… si
stanno rompendo il culo… questi... tutte quelle parole li... fino ad adesso… so che dalla nostra
parte… mio fratello (Paolo)… ha dato una parola… l'ha mantenuta… e la sta mantenendo… e la
continua a mantenere…”).
Giova ricordare che i forti interessi della cosca ARENA, nelle imprese dei PELAGGI, erano emersi
in modo chiaro ed inequivocabile, soprattutto nel febbraio del 2007, quando il deficit finanziario
che aveva colpito le attività modenesi (determinato dagli accertamenti fiscali dell’Agenzia delle
Entrate di Sassuolo) era divenuto cronico ed ARENA Fabrizio (figlio di ARENA Carmine, ucciso
nell’agguato del 2 ottobre 2004) era stato costretto ad intervenire personalmente, avendo
evidentemente visto scemare i profitti e temendo di perdere i finanziamenti elargiti ai PELAGGI.
La sera del 18.02.2007, aveva telefonato al cugino GENTILE Fiore cl. 84 e gli aveva
domandato se avesse riferito a PELAGGI Paolo quelle cose (“…quell'imbasciata… che ti avevo
detto che... di quel tuo compagno… quello con l’Audi (ndr. Pelaggi Paolo)...”). GENTILE Fiore
aveva cercato di mediare nell’interesse di PELAGGI (“…eh… stiamo vedendo per come
combinare… stiamo vedendo come fare...”), ma ARENA Fabrizio, tagliando corto, aveva
espressamente richiesto la presenza di PELAGGI al suo cospetto, dato che per colpa sua si stava
esponendo ad una brutta figura (“…eh… gli devi dire… che deve venire qui subito… qui oggi è
venuto il cristiano… mi ha fermato nell’Isola… una figura di merda che non ti dico…”).
GENTILE, per evitare possibili ritorsioni nei confronti dell’amico, aveva cercato di calmare il
cugino asserendo che, l’indomani, zio Fiore (GENTILE Fiore cl. 61, fratello di Francesco) sarebbe
tornato ad Isola Capo Rizzuto per trovare una soluzione (“…domani scende lo zio Fiore… e vede
come deve fare… no che il ragioniere sa già come fare...”).
A questo punto, prendeva la parola GENTILE Fiore cl. 61, a cui ARENA Fabrizio faceva presente
che quello, ogni giorno, si stava presentando ad Isola e lo stava mettendo in cattiva luce in seno alla
cosca (“…quello lì… è tornato di nuovo qua… è stato oggi…”). GENTILE Fiore cl. 61 (giunto
appositamente a Modena per sincerarsi della situazione in cui versavano le imprese di PELAGGI
Paolo), alludendo chiaramente all’affare dei decoder Birikino, anticipava al cugino che vi erano
importanti sviluppi dei quali voleva parlargli, facendogli intendere i possibili ulteriori guadagni
(“…ohi cugì… adesso che vengo… ti spiego io le cose come stanno… altro che ritorna qui…
adesso che vengo… ti spiego io la cosa com’è… che ti do una bella sorpresa… poi quando viene...
hai capito?…”).
ARENA insisteva per incontrare PELAGGI Paolo (“…ma perché non scende lui?… Paolo?…”),
dichiarandosi non interessato al nuovo affare (“…cugì… a me non interessa…”). Zio Fiore premeva
per avere almeno la possibilità di spiegargli a grandi linee l’entità della trattativa (“…oh… ti
interessa… o non ti interessa… poi quando vengo ti spiego… poi ti regoli tu… scusa ohi… poi
quando vengo ti dico la cosa com’è… e poi valuti tu…”), cercando di rabbonirlo e coinvolgerlo nel
nuovo affare gestito da PELAGGI Paolo.
ARENA Fabrizio precisava che una decisione sul conto di PELAGGI avrebbero dovuta prenderla
insieme (“dobbiamo valutare insieme...”) responsabilizzando così GENTILE Fiore cl. 61 sugli
eventuali risultati che sarebbero stati ottenuti.
ARENA doveva, in effetti, raffrontarsi con un personaggio che quotidianamente gli chiedeva conto
del denaro gestito da PELAGGI Paolo (“io non ci capisco niente più, io so solo che... so solo che
sto facendo una figura di merda fuori dal normale, tutti i giorni quello viene a rompermi il
cazzo...”). Avendo compreso la situazione del suo interlocutore, GENTILE si diceva disposto a
parlargli dell’affare anche davanti a quel personaggio (“lo so cugì... vedi che tu tieni ragione al
100%, però cerca di intuire, poi dopo domani ti spiego... poi quando vengo io davanti a lui ti
spiego... davanti a lui però e vedi che tu capisci solo... solo...”).
ARENA sottolineava che in giornata avrebbe dovuto incontrarsi con la persona (“e no perchè l'ho
chiamato nel pomeriggio e gli ho detto come arrivi... mi ha detto che era fuori... come arrivi vieni
qua... mi ha detto poi vengo e non è venuto...”), che quantomeno aveva un ruolo pari al suo
all’interno della cosca, tanto che se gli avesse proposto di recarsi a Modena per punire PELAGGI,
non avrebbe esitato (“…perché se io devo stare con lui… e lui mi dice che quello… io salgo… e a
quello là lo faccio nuovo… nuovo…”).
GENTILE Fiore cl. 61 comprendeva la minaccia appena proferita e garantiva al proprio
interlocutore che avrebbero risolto ogni problema (“dopodomani ti faccio vedere come si risolve il
problema... fidati... che se saltava subito subito, ti preoccupavi senza nulla, fidati di me, dopo
domani quando vengo poi ne parliamo tutti e tre insieme...”). ARENA Fabrizio concludeva la
conversazione sottolineando la necessità di recuperare il denaro investito a Modena, messo in
pericolo dall’operato di PELAGGI (“ohi cugì, si vende qualche cosa e... recuperiamo”).
Il 20.02.2007 veniva intercettata una conversazione ambientale nell’autovettura di PELAGGI
Paolo, che confermava l’esistenza di un debito contratto da quest’ultimo nei confronti di elementi di
spicco della cosca, che evidentemente in passato avevano finanziato le sue attività imprenditoriali e
in quel momento stavano facendo pressioni per rientrare dei soldi anticipati e dei guadagni
prospettati. A bordo dell’Audi A8 si trovavano PELAGGI Paolo, GENTILE Fiore e suo zio Fiore
(cl. 61).

PELAGGI raccontava a GENTILE Fiore cl. 61 che la moglie CUOMO Debora aveva casualmente
ascoltato i loro discorsi e si era molto arrabbiata, perché era all’oscuro delle pressioni subite dal
marito da parte di appartenenti alla cosca per costringerlo a restituire il denaro ricevuto, gravato da
interessi (“zio Fiò mi hai fatto litigare!... mi sono ammazzato con mia moglie, ha sentito i discorsi,
lei li sa... è arrabbiata zio Fiò... è arrabbiata... tutte queste colpe qui!... cosa sono tutti questi
interessi... dopo tutti i soldi che hai dato, hai fatto... […] lo sa! però non sapeva il fatto degli
interessi, di queste cose qua... però dice come…? tutti quelli che avanzi fino adesso e adesso devi
pagare anche gli interessi... com’è il discorso qua?... si è messa a gridare, dice i soldi che versiamo
dove sono!... hai capito!... […] già solo Nicolino (GIOFFRÈ Nicolino) sono ventimila... zio Cecè
(TIMPA Vincenzo, cognato di GENTILE Francesco) sono dodici mila, sono trenta mila e li
abbiamo presi a questi qua...”).
PELAGGI precisava che per fortuna la moglie lo aveva udito mentre riferiva che suo nipote
TOMMASO aveva ammesso le proprie colpe (“eh, meno male che ti ha sentito parlare a te in quel
modo che Tommaso si è preso la colpa di quello e di quell'altro, Debora non è stupida che Fiore la
conosce... ohi Fiò...”). GENTILE Fiore cl. 61 chiariva che TOMMASO aveva dovuto fornire
giustificazioni alla cosca, perchè accusato di essersi trattenuto i proventi derivanti dalle attività
modenesi e destinati all’organizzazione (“… è stato giusto che Tommaso si è preso la colpa?… e lo
picchiano a Tommaso?… e che tu hai combinato il guaio… o no?… è il minimo Paolì… cioè… tu
no… gli hai fatto capire che mangi solo per te… Paolì… io la penso così… non pensare che sono
un pezzo di merda, non fa niente, portane qui un altro pezzo...”), e lui stesso, davanti ad ARENA
Fabrizio, era stato costretto ad ammettere i propri errori, sebbene le responsabilità per gli ammanchi
di denaro andassero attribuite a Culo muscio (PUGLIESE Franco , suocero di ARENA Fabrizio e
padre di PUGLIESE Michele): “non importa... portali così... ha detto va be, va be ho capito... (si
riferisce ad ARENA Fabrizio) ha capito il cazzo... io per prendermi la responsabilità di "Culu
Musciu"... se mi prendevo i soldi... […] qual'è il problema, si deve superare questo problema qua...
non ti preoccupare se quello pensa che tu sei un ladro, perchè lui ha detto "meglio ladro di me" (un
ladro migliore di lui non esiste) ... Culu Musciu... devi dire che non ce l'abbiamo avuto nelle mani...
dice sei stato cunnu (coglione) tu perchè se lo avevamo nelle mani io, andavo lì e che cazzo ne so
che Fiore... li ha presi lì mio fratello, che cazzo ne so.... che poi lui parla di...”.
PELAGGI chiedeva se la sua posizione fosse stata chiarita (“però tu glielo hai chiarito no Fiò...”) e
GENTILE Fiore cl. 61 rispondeva che si erano recati da un appartenente alla famiglia MORELLI:
“Cauzi Larghi? (Famiglia Morelli).... si! siamo andati a... e va be...”, ad ulteriore conferma
dell’interessamento di più famiglie mafiose (ARENA, PUGLIESE e MORELLI), tutte collegate tra
loro nelle attività dei PELAGGI.
PELAGGI concludeva la conversazione non nascondendo la propria amarezza e sottolineando che
sarebbe bastata una maggiore convinzione da parte di GENTILE Tommaso nel recuperare il denaro
(“ci vorrebbe un pò di impegno in più... il bello che l'ha visto quando era qua Tommaso e ha detto
adesso che vado giù lo "sgascio" (lo picchio)...”).
Il 21.02.2007 GENTILE Fiore cl. 61 rientrava ad Isola di Capo Rizzuto per parlare con ARENA
Fabrizio e per fare il giro degli imprenditori isolitani e recuperare il denaro necessario per
finanziare l’acquisto dei decoder. In serata, GENTILE telefonava ad ARENA Giuseppe cl. 62
(probabilmente identificabile nel soggetto con cui ARENA Fabrizio, nella precedente telefonata

delle ore 21:09 del 18.02.2007, aveva riferito di doversi confrontare sulla situazione debitoria
di PELAGGI) e chiedeva di poterlo incontrare per riferirgli una cosa molto urgente (chiaro
riferimento ai contrasti interni alla cosca determinati dall’ammanco economico causato dalle attività
imprenditoriali gestite da PELAGGI Paolo).
Alle ore 20.30 circa successive, GENTILE Fiore cl. 84 contattava lo zio per sapere com’era andato
l’incontro con ARENA Giuseppe (“… quell’altro… tuo cugino… cosa diceva?…”). GENTILE
Fiore cl. 61 rispondeva che, come preventivato, si era molto arrabbiato (“…ha fatto un casino… ti
ho detto che se non lo mettevamo come dicevo io succedeva un casino…”), rinviando qualunque
spiegazione al successivo incontro. Dopo mezz’ora, ARENA Fabrizio telefonava a GENTILE
Fiore cl. 84 e gli chiedeva quando pensava di tornare ad Isola di Capo Rizzuto (“… sei sopra tu?…
ma tu non scendi no?…”): questi rimandava il rientro in Calabria alla settimana seguente (“… io
dovrei scendere la settimana nuova…”) ed ARENA si interrogava sui provvedimenti che avrebbe
dovuto adottare (“… sono stato da tuo zio… ho parlato… come devo fare adesso?…”).
GENTILE lo esortava a concedergli una decina di giorni per concludere alcune trattative (“… ohi
cugino… da qui a dieci giorni… da qui ad una settimana… dieci giorni… si dovrebbero sistemare
parecchie cose…”), ma ARENA insisteva per incontrare PELAGGI Paolo e parlare direttamente
con lui (“… ma quello della moto di mare… non può scendere?… io vorrei parlare con lui…”).
GENTILE prendendo le difese di PELAGGI asseriva che si sarebbe sistemato tutto in poco tempo
(“… e che cazzo scende a fare?!… che cosa c'entra quello... ohi… non ti preoccupare che… non ti
preoccupare che sistema tutto cugino... non ti preoccupare... ti dico che si sistema...”). In
conclusione ARENA Fabrizio si lamentava perché non riusciva a contattare GENTILE Tommaso
(“ma adesso lui dove si trova?... Tommaso c'è l'ha spento il telefono...”) ed appurato che Fiore era
in procinto di recarsi presso la Casa Circondariale di Ariano Irpino, a colloquio dal padre
Francesco, lo invitava a salutarglielo (“comunque salutamelo a tuo padre ok?”).
GENTILE Fiore riferiva tutto allo zio (“… mi ha chiamato cugino… e niente… mi ha detto… come
dobbiamo fare?… […] dice… ora come dobbiamo fare?… e ora gli ho detto… ora si sistema
tutto… ora si sistema tutto gli ho detto… […] si è informato (mi ha chiesto)... ma questo
(PELAGGI Paolo) scende?... gli ho detto... non ti preoccupare che si sistema tutto... ti ho detto... e
questo... vedi tu cosa dobbiamo fare... e fammi sapere a mezzogiorno…”), che la mattina
seguente veniva contattato da ARENA Fabrizio, che voleva sapere dove si trovasse TOMMASO.
GENTILE rispondeva che era a Napoli per lavoro ed ARENA gli faceva capire di avere
urgentemente bisogno di lui, percui si accordavano per vedersi ad Isola di Capo Rizzuto.
Alcuni minuti più tardi ARENA Fabrizio chiedeva a GENTILE Fiore cl. 61 di passarlo a prendere a
casa, poi si recavano all’aeroporto Sant’Anna di Crotone, dove su indicazioni di PUGLIESE
Franco, incontravano ARENA Giuseppe cl. 62 che, come emerso nell’Indagine Ghibli della Sezione
Anticrimine di Catanzaro, era solito frequentare il bar dell’aeroporto.
Mentre si trovava con i due ARENA, GENTILE Fiore cl. 61 chiamava il nipote TOMMASO
esortandolo a passare dall’aeroporto perché “ti vogliono parlare”. GENTILE Tommaso rispondeva
di essere al mercato (intento alla vendita/trasporto di prodotti ortofrutticoli) e impossibilitato a
raggiungerli. L’appuntamento era rinviato1306 a qualche ora più tardi presso l’abitazione dello stesso
GENTILE Tommaso.
Come ormai noto, la sera del 01.03.2007, GENTILE Fiore, cl. 84, riceveva l’ordine di far rientro
immediato in Calabria; egli cercava di capire chi avesse dato l’ordine (“e dimmi!... con zio Pino?...
(probabilmente non si riferisce a TIMPA Giuseppe ma ad ARENA Giuseppe cl. 62) o con zio
Carmine?... (probabilmente ARENA Carmine, intendendo suo figlio ARENA Fabrizio), chi te lo ha
detto?”). La madre rispondeva che era stato “…zio Pino…”.
L’ordine di rientro era comunque perentorio, tanto che GENTILE Fiore non doveva telefonare per
avere ulteriori chiarimenti (“non posso neanche chiamare?… (…) no no... assolutamente!”), nè
chiamare suo fratello TOMMASO (“ma neanche Tommaso posso chiamare? (…) eh... non lo so...
dipende che argomento... eh”).
Che l’ordine di far rientrare GENTILE Fiore ad Isola di Capo Rizzuto fosse partito dai vertici della
cosca ARENA appariva evidente: GENTILE Fiore cl. 61, infatti, fino a poche ora prima si era
prodigato per aiutare il nipote a raccogliere il denaro da reinvestire nelle attività imprenditoriali
modenesi e non aveva palesato la benché minima agitazione, sebbene da giorni fosse al corrente che
la situazione economica non era delle più floride.
Alle 23.15 del 01.03.2007, GENTILE Fiore cl. 61 aveva telefonato a GIOVANNA, ragazza
straniera sentimentalmente legata ad ARENA Giuseppe cl. 62, reggente della cosca. Mentre era in
attesa che la donna rispondesse, GENTILE, parlando in sottofondo con un uomo, si auspicava che
l’affare dei decoder (del quale gli aveva parlato PELAGGI Paolo e che aveva proposto ad ARENA
Giuseppe cl. 62 e ad ARENA Fabrizio) fosse portato a termine, perché aveva assoluta necessità di
recuperare i soldi investiti (“… sto cazzo di Birichino qua… che forse va in porto… e raccogliamo i
soldi miei… perché mi sto impegnando per venire là… dobbiamo raccogliere i soldi… tiene
ragione…”).
Il rinnovato legame tra PELAGGI Paolo e GENTILE Francesco
Il 31.08.2007, GENTILE Francesco, una volta scarcerato, aveva subito voluto incontrare PELAGGI
Paolo.
L’incontro era stato evidentemente richiesto per chiarire quanto accaduto nel periodo della sua
detenzione, che aveva influito sull’andamento delle attività imprenditoriali modenesi, con
l’inevitabile danno economico di cui aveva risentito tutta la cosca.
PELAGGI Paolo approfittava probabilmente della riunione per lamentarsi del trattamento ricevuto
negli ultimi mesi (soprattutto per colpa di FIORE e TOMMASO) e per ribadire la fedeltà alla
famiglia, proposito che aveva manifestato da tempo e che nel pomeriggio del 14.06.2007 1310 (due
mesi e mezzo prima della scarcerazione di GENTILE Francesco) aveva confidato al fratello
Davide, mentre erano in macchina assieme, precisando che GENTILE Fiore e TOMMASO non
erano stati in grado di gestire le attività di famiglia affidategli dal padre (“…comunque… hanno
dimostrato che senza il padre… non sanno fare un cazzo… eh!...”).
Nel proseguo faceva riferimento alle somme di denaro che GENTILE Tommaso si era trattenuto
anziché finanziare le attività imprenditoriali .Precisava infine che era sua intenzione chiarirsi
direttamente con GENTILE Francesco: “ah!... no appena me l'ha detto... ho detto come esce ne
parliamo... (…) no adesso che esce abbusca (picchiare) Tommaso, sicuro abbusca brutto, brutto,
brutto...”.
Evidente che l’incontro tra GENTILE Francesco e PELAGGI Paolo risultava di importanza
strategica per entrambi le parti. GENTILE Francesco doveva porre rimedio ai danni creati dai figli
FIORE e TOMMASO (incapaci di sostituirlo nella gestione degli affari di famiglia, e cercare di
recuperare il denaro investito nelle attività di PELAGGI, del quale era stato garante e promotore nei
confronti dei vertici della cosca) e PELAGGI Paolo aveva l’irripetibile occasione di convincere
GENTILE Francesco a sponsorizzarlo nuovamente con l’organizzazione mafiosa isolitana, per
ottenere nuovi finanziamenti, con cui creare fresche attività imprenditoriali destinate a generare
utili, necessari a coprire il suo debito.

Se fosse riuscito nell’intento, PELAGGI si sarebbe salvato anche dalle concrete minacce, esternate
nei suoi confronti da ARENA Fabrizio (“…perché se io devo stare con lui… e lui mi dice che
quello… io salgo… e a quello là lo faccio nuovo… nuovo…”).
Il coinvolgimento di GIGLIO Giuseppe e di RIILLO Pasquale nelle attività poste in essere dal
2008 al 2010 da PELAGGI Paolo. Il legame con la cosca ARENA
Ottenuto evidentemente nuovo consenso, PELAGGI nei primi mesi del 2008, si era trasferito a
Reggio Emilia, affiancato da GIGLIO Giuseppe e dal suo socio RIILLO Pasquale, i cui ruoli erano
stati ben definiti da CORTESE Angelo Salvatore, nelle dichiarazioni rese, quando aveva parlato di
loro indicandoli espressamente come “…uomini degli Arena…”.
Anche MARINO Vincenzo aveva precisato che era stato proprio GIGLIO Giuseppe, prima di essere
attratto nell’orbita dei GRANDE ARACRI, ad aver consentito agli ARENA di entrare e fare affari
a Capo Colonna: “siamo stati in galera il 2004, 2005 e 2006... in quel frangen... in tre anni Pino
Giglio ha creato un impero (…) praticamente Giglio tutto quello che fa deve portare conto
all’Arena, gli Arena gli danno protezione a Giglio... Lui è stato sempre la potenza sia degli Arena,
gli girava sia i soldi agli Arena... che successivamente quando mio cugino Nicola Grande Aracri si
incazzò perchè Palmo Vertinelli che gli girava i soldi a Nicola a Reggio Emilia, tra Reggio Emilia
e Parma, gli disse “ma che sta combinando Pino Giglio?” .
Quanto affermato dai collaboratori trova conferma nelle risultanze dell’indagine Ghibli condotta dal
ROS - Sezione Anticrimine di Catanzaro (p.p. 1182/04 RGNR mod. 21 DDA Catanzaro), laddove
nel novembre del 2005 erano stati rilevati incontri tra i vertici della cosca ARENA e imprenditori di
Gualtieri (RE) tra cui GIGLIO Giuseppe 1311.
La conoscenza diretta tra GIGLIO Giuseppe ed i componenti della famiglia GENTILE era emersa
del resto anche dalle attività tecniche condotte dal Nucleo Investigativo di Modena nell’ambito
della stessa’indagine Point Break: il 22.12.2006 GENTILE Fiore cl. 84 contattava GIGLIO per
monetizzare un assegno, mentre il successivo 24.01.2007 era GENTILE Tommaso a richiedere il
suo aiuto per vendere la propria autovettura e reperire urgentemente denaro da rimettere nelle casse
(bacinella) della cosca ARENA.
Le indagini hanno consentito di individuare il metodo attraverso cui GIGLIO Giuseppe ha potuto
garantire alla cosca ARENA (e non solo) consistenti ritorni economici.
Nel corso di una perquisizione eseguita il 23.10.2012 negli uffici di Gualtieri, da parte della Sezione
Anticrimine del R.O.S. di Padova 1312 erano acquisiti in copia 23 contratti 1313 di nolo a caldo e
di fornitura di materiali inerti, stipulati dalla GIGLIO S.r.l. con società gestite con tutta evidenza da
prestanome della consorteria isolitana o comunque contigui ad essa. I contratti erano
successivamente acquisiti agli atti del procedimento a p. 16763/12 rgnr, poi riunito al presente.
Per l’analitica ricostruzione dei risultati della perquisizione si rimanda all’Inormaiva 12.6.2013 (pp.
610-619). Qui è sufficiente osservare che il contratto stipulato l’1.08.2005 tra l’Impresa
CAIAZZO FRANCESCO 1314 (noleggiante) e la GIGLIO S.r.l., rappresentata da GIGLIO Antonio

(noleggiatore), prevedeva il compimento da parte del noleggiante (impresa) ed a favore del
noleggiatore (cliente) verso pagamento del nolo convenuto, di un servizio consistente nella messa a
disposizione di autoveicoli (trattori e/o semirimorchi), con relativo personale, addetto alla manovra
ed al funzionamento dei mezzi medesimi secondo la sua destinazione e per l’impiego voluto dal
noleggiatore. Il nolo era convenuto in 45 euro ad ora.
Il rivenimento di tale scrittura suonava conferma di quanto dichiarato da CORTESE Angelo
Salvatore, che in più occasioni, aveva parlato delle attività imprenditoriali di GIGLIO Giuseppe. In
particolare nell’interrogatorio del 16.06.2008 1316 (op. Pandora) aveva riferito che nel 2006 (si
ossevi che il contratto di nolo è del 1.08.2005) Fabrizio ARENA, figlio di Carmine, ai vertici della
cosca isolitana, aveva investito direttamente nell’impresa di GIGLIO, fornendogli i camion (“aveva
quattro camion a lavorare da Pino Giglio”):
“Invece Pino Giglio in particolare, quel periodo, sempre nel 2006 che io bazzicavo là, aveva
quattro camion di Fabrizio Arena, figlio di Carmine Arena, boss ucciso in un agguato con un
bazooka ad Isola Capo Rizzuto, infatti dopo… che fanno loro? Oltre che si mettono a
disposizione a livello economico con le cosche danno anche consigli, pure a me hanno detto
Salvatore, se tu hai soldi da investire, mi ha detto, compra due, tre camion, me li porti qua e te
li faccio lavorare, capisce cosa fanno, dottore, pure? (…) Loro, diciamo, gli faceva lavorare
quattro camion a Fabrizio Arena, il figlio di Carmine Arena, poi gli faceva il resoconto ogni
mese, toglievano i soldi della nafta, i soldi dell’autista e si prendevano i soldi, loro fanno pure
questi lavori qua, infatti mi ha detto se hai soldi da investire compra due, tre camion, me li
lasci qua e me la vedo io, ti metto gli operai, tu ogni fine mese vieni qua e ti prendi i soldi,
senza fare niente, perchè loro ormai hanno un giro enorme, hanno 50 camion, ormai hanno
un giro enorme, quindi si mettono a disposizione pure in questo senso”.
La descrizione fornita dal collaboratore (“gli faceva lavorare quattro camion… poi gli faceva il
resoconto ogni mese, toglievano i soldi della nafta, i soldi dell’autista e si prendevano i soldi”)
collima con le evidenze acquisite nell’atto investigativo, posto che con il contratto di nolo a
caldo1317 la GIGLIO S.r.l. utilizzava mezzi e autisti forniti da CAIAZZO Francesco, affiliato agli
ARENA, ottenendo il duplice obiettivo di aumentare il proprio parco macchine, acquisendo un
numero maggiore di commesse, alterando il mercato, e favorire la cosca, consentendole illeciti
introiti.
Nel corso delle intercettazioni eseguite nell’ambito del presente procedimento era emerso che il
07.06.2011, CAIAZZO Antonio - socio, unitamente al padre Maurizio della della I.M.A.C. S.A.S.
DI MAURIZIO CAIAZZO & C - si era presentato presso la stazione Carabinieri di Rivergaro
(PC), per denunciare l’incendio di tre camion in una cava di Piacenza dichiarando che la sera del
07.06.2011, era stato avvisato dal capo cantiere di quest’ultima cava, che tre camion (due di
proprietà della I.M.A.C. S.a.s. ed uno dell’IMPRESA CAIAZZO di ORLANDO CAIAZZO & C. -
società collegata), stavano bruciando, apparentemente senza alcun motivo, perchè non erano mai
state ricevute minacce, né vi erano state richieste estorsive; il danno era quantificato in circa 100-
150.000 euro, coperti da assicurazione.
La mattina del 08.06.2011, CAIAZZO Maurizio, tramite il figlio Antonio, si rivolgeva a GIGLIO
Giuseppe ed in un clima di familiarità, dopo aver precisato che i camion avevano preso fuoco da
soli, gli chiedeva aiuto . GIGLIO non esitava a mettersi a disposizione, esortando l’interlocutore ad
andarlo a trovare1318-1319.

Fonte: Gazzetta di Reggio

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