I NOSTRI COMUNICATI STAMPA

2 ottobre 2021
- IN MERITO ALLA SENTENZA IN APPELLO DI AEMILIA '92 -

Il movimento delle Agende Rosse gruppo Rita Atria di Reggio Emilia e provincia e il gruppo Mauro Rostagno di Modena in seguito alla sentenza in appello di AEmilia '92 esprimono gratitudine a tutti gli organi inquirenti che, dalle indagini di AEmilia continuano senza sosta il duro percorso iniziato con il più grande processo nel nord Italia contro la 'ndrangheta. L'impianto accusatorio dei magistrati Ronchi e Musti ha rivelato ancora una volta come si muove una organizzazione mafiosa, elemento fondamentale e non sempre riconosciuto nei processi di mafia. Riconosciamo in particolare alla dott.ssa Beatrice Ronchi il profondo impegno che sta dimostrando anche in altri processi satelliti di AEmilia.

1 dicembre 2020
- L'AULA BUNKER RESTI: E' SIMBOLO ANTIMAFIA -

LETTERA APERTA alla città di REGGIO EMILIA. Il Movimento Agende Rosse – gruppo Rita Atria – di Reggio Emilia e provincia e il gruppo Mauro Rostagno di Modena chiedono alle Istituzioni di Reggio Emilia di rivalutare la decisione di trasferire l'”aula bunker” dall’area del Tribunale e destinarla ad altri scopi.

Ci permettiamo di sottolineare la fondamentale importanza di mantenere nella nostra città uno spazio così ampio e ben organizzato per ospitare procedimenti giudiziari di una certa entità, non solo per il numero di persone imputate e per le figure professionali che necessariamente prendono parte ai processi, ma anche per dare la possibilità alla comunità ed alle associazioni del territorio di poter seguire dal vivo ed in sicurezza lo svolgimento processuale, come è accaduto con il rito ordinario di AEMILIA.

In tempi di pandemia, dove comunque la giustizia deve fare il proprio corso garantendo la salute di tutto il personale dell’organo giudicante ed inquirente nonché degli imputati e delle difese e tempi certi a garanzia di un giusto processo, dove è sempre stata riconosciuta dalle istituzioni stesse come fondamentale la presenza in aula nei procedimenti avverso la criminalità organizzata di stampa, cittadini ed associazioni, crediamo che debba essere garantita nel rispetto delle normative Covid e laddove possibile anche la presenza della società civile nei procedimenti contro la malavita organizzata.

Presto inizieranno le udienze di procedimenti con un elevato numero di imputati come Grimilde, Octopus e Billions, che sono processi legati a doppio filo al pre e post Aemilia, e speriamo fiduciosi che le attività di ‘pulizia’ del territorio da malavitosi e loro fiancheggiatori – e con cio’ anche coloro che con la falsa fatturazione sistematica fanno da sponda alle mafie e da cassaforte illecita di soldi evasi al fisco e rubati alla nostra comunità – continui in modo incessante, a garanzia della legalità ed a difesa di questo territorio.

Pertanto, crediamo che lo smantellamento dell’aula Bunker venga anche recepito come un segnale di ‘sazietà’ della giustizia, quasi a voler dire che a Reggio Emilia non avremo più processi con un numero così elevato di imputati, soddisfatti di aver smantellato nei vertici una cosca di ndrangheta di serie A.

Invece no, e l’operazione GRIMILDE sta a dimostrare ancora una volta quanto questo territorio sia stato e sia ancora preda dell’infiltrazione mafiosa, di fiancheggiatori e sostenitori di un disegno criminale contro cui questa Città, questa comunità, non deve smettere di lottare. E per farlo, c’è bisogno che le parole dette, la conoscenza dei fatti, l’opera costante della giustizia escano da quelle aule e invadano le coscienze e la nostra quotidianità, per ricordarci cosa è successo, dove abbiamo sbagliato, dove potevamo stare attenti e non lo abbiamo fatto agevolando chi con consapevolezza e chi con ingenuità ha favorito la colonizzazione mafiosa.

Non vogliamo che vengano dati alibi per voltare pagina e dimenticare. Perché una Comunità sa dove andare se ricorda da dove viene e noi veniamo purtroppo anche da questo impoverimento sociale di valori che ha portato imprenditori e cittadini a scendere a compromessi con le mafie: chi per minaccia e chi per motivi più biechi.

Ed allora noi non vogliamo voltare pagina ma chiediamo che sia garantita la possibilità di continuare nel percorso già tracciato dal 2015 in avanti, con Aemilia che è un percorso fatto di partecipazione e conoscenza, ed è lì che ci giochiamo il futuro.

Perché, come ha sottolineato il Dott. Mescolini, nella propria requisitoria di Maggio 2018 e che ancora ricordiamo come un monito, “L’unica forza che ci rimane è quella di parlare, perché vogliono che si taccia. È la prima arma civile che noi dobbiamo esercitare. Costoro non la vogliono!” . E noi vorremmo esserci. Per portare fuori la parola della Giustizia e non quella del silenzio e dell’oblio. Vorremmo che fosse garantito uno spazio adeguato che sia anche il simbolo di una lotta che non finisce e che, anzi, andrà avanti imperterrita anche in tempi di Covid e oltre.

20 novembre 2020
- OPERAZIONE FARMABUSINESS -

Il movimento delle Agende Rosse - gruppo Mauro Rostagno di Modena -, a seguito dell’operazione “Farmabusiness” della DDA di Catanzaro che ha scoperchiato l'ennesimo assetto criminale della cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri con l'obiettivo, fra i tanti, di esportare illegalmente farmaci oncologici «per rivenderli all’estero con profitti spropositati» e quindi lucrando sulla salute dei cittadini, prende posizione netta di sdegno e condanna contro tali reati commessi non solo contro il Servizio Sanitario Nazionale ma anche contro la salute delle persone e delle famiglie che lottano ogni giorno contro il cancro.

In evidenza, inoltre, come stiano emergendo sempre più figure criminali femminili che hanno goduto di decenni di sottovalutazione e come le nuove leve di cui si è sentito parlare durante le udienze di primo grado del processo Aemilia abbiano ormai preso in mano lo “scettro” della gestione della cosca.

Ringraziamo tutti gli organi inquirenti che hanno portato alla luce questa ennesima operazione che ci consente di comprendere ancora una volta di quanto il sistema mafioso riesca ad infiltrarsi ovunque ci sia da lucrare, calpestando la vita di tutti noi. Rimarchiamo oggi con ancora più forza che lo Stato debba prendere coscienza che il primo problema da risolvere nel nostro Paese è il sistema mafioso che finchè non sarà debellato non potremo definirci realmente un Paese libero.

20 novembre 2020
- LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI? -

Quel 28 marzo 2017 eravamo in aula per trascrivere l’udienza in diretta sulla nostra pagina Facebook “processo Aemilia”, quando Emidio D’Agostino, maresciallo del nucleo investigativo di Modena, relativamente alla vicenda Bianchini, portò in esame le ingerenze che alcuni funzionari di Stato avevano rivolto al GIRER, l’organismo preposto in occasione del terremoto 2012 per monitorare eventuali infiltrazioni mafiose nelle imprese.

 

In quell’occasione Francesco Maria Caruso, presidente del tribunale di Bologna che presiedeva il primo grado di Aemilia, si rivolse all’allora PM Marco Mescolini – oggi procuratore di Reggio Emilia – chiedendo “ci siamo posti il problema?”. La risposta del magistrato fu perentoria: “non in questo processo”.

Infatti, proprio su questa vicenda, arrivò poco più di un anno dopo, la notizia del rinvio a giudizio per 11 indagati. Fra questi, con nostra sorpresa, non figurava però l’ex senatore Carlo Giovanardi, le cui azioni tanto ci avevano lasciati allibiti proprio quel 28 marzo.
Scoprimmo così che la posizione dell’ex membro della commissione antimafia era “processualmente sospesa” poiché, essendo un parlamentare, l’iter era diverso rispetto agli altri.
Da allora abbiamo tenuto monitorato l’evolversi degli eventi fino al 3 settembre di quest’anno, data in cui la Giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere ha finalmente ricevuto la richiesta da parte della magistratura bolognese per l’utilizzo delle intercettazioni a carico dell’ex senatore.
Ora è tutto nelle mani di quei senatori componenti della Giunta che dovranno decidere se concedere o meno l’utilizzo di quelle intercettazioni richieste dai PM, ritenute fondamentali per la posizione di Giovanardi.

Avendo ben presente quella scritta “La legge è uguale per tutti” che tante volte abbiamo visto in questi anni passati in aula, ci auguriamo che possa corrispondere alla realtà dei fatti, poiché riteniamo che chiunque debba rispondere di fronte alla legge in egual modo, a maggior ragione chi rappresenta le istituzioni.

Speriamo quindi che la Giunta si pronunci a favore, fornendo l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni a carico di Giovanardi e che la sua posizione venga accorpata agli altri 11 imputati dell’inchiesta “Traditori dello Stato” in modo da risparmiare non solo denaro pubblico accorpando tutto in un unico processo, ma anche tempo per scongiurare una prescrizione che non corrisponderebbe a quell’ideale di giustizia a cui tutti noi dovremmo ambire.
 

Agende Rosse – gruppo Mauro Rostagno – Modena / Agende Rosse – gruppo Rita Atria – Reggio Emilia e provincia”

14 aprile 2018
- NEGAZIONE E SOTTOVALUTAZIONE: TERRENO FERTILE PER IL RADICAMENTO MAFIOSO -

Apprendiamo dell’articolo di Antonio Lecci pubblicato sul “Resto del Carlino” che ha dato ampio spazio a Ermes Coffrini, ex sindaco per  19 anni a Brescello (RE). Nonostante il TAR e il Consiglio di Stato abbiano confermato la correttezza della scelta di sciogliere per mafia il comune di Brescello, Ermes Coffrini afferma che non vi siano fondamenta per questa decisione arrivando a dire, riferendosi al processo Aemilia che “nessun residente nel Comune di Brescello risulta colpito in questa indagine”, a riprova della superficialità con la quale il sindaco storico di Brescello affronta il tema.
Tre sono gli imputati già condannati nel rito abbreviato di Aemilia:
Gerace Antonio e Gessica Diletto rispettivamente cognato e figlia del più famigerato Alfonso Diletto, membro del “direttorio” di Grande Aracri, capo cosca che agiva nella zona di Brescello e Parma condannato a 14 anni e 2 mesi. Doveroso, inoltre, ricordare la condanna di primo grado per “minacce di stampo mafioso” nei confronti di un’altra residente, Catia Silva.
Diletto è stato condannato il 29 marzo 2017 insieme ad altri 4 residenti di Brescello: Rondinelli Carmine, Rondinelli Girolamo, Frijio Salvatore e Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco Grande Aracri e nipote del boss Nicolino Grande Aracri. Importante sottolineare che in questi giorni Diletto è stato nuovamente tirato in ballo dal collaboratore di giustizia Giuseppe Liperoti, nipote di Nicolino Grande Aracri, in merito a un suo ruolo nell’omicidio di Antonio Dragone.

Nonostante si tratti di giudizi non ancora definitivi, e senza pertanto mai dimenticare la presunzione di innocenza fino al passaggio in giudicato delle sentenze, già in diverse occasioni i Coffrini, unitamente a Don Evandro, hanno dimostrato quantomeno superficialità e sottovalutazione di fronte alla presenza mafiosa nel loro territorio.
Non è certo una novità ricordare che riferirsi a condannati per associazione di stampo mafioso con frasi benevole equivale a un importante segnale di rassicurazione nei confronti delle cosche. Tanto più se parliamo del fratello del boss indicusso della potente cosca Grande Aracri. Francesco Grande Aracri ha sì scontato la sua pena, ma non si è mai, unitamente alla sua famiglia residente nel comune di Brescello, dissociato dalle azioni sanguinose del fratello condannato a 30 anni nel processo Kyterion.

Riteniamo che continuare su questa strada di negazione, soprattutto alla importante e delicata vigilia delle elezioni amministrative a Brescello, rechi grande danno a quel passo in avanti necessario per rialzare la testa e prendere le distanze dal recente passato. Abbiamo grande fiducia nella ripresa di questo bellissimo paese, ma riteniamo che possa avvenire solamente se avrà la forza di prendere atto di quanto successo e di iniziare un cammino per comprendere quanto il sistema mafioso, anche se silente, sia un’erba infestante che soffoca lentamente le altre piante e per questo vada estirpata senza se e senza ma.

Un’ultimo appunto per l’ex sindaco Ermes Coffrini che riferisce che “Brescello è stato sacrificato per stornare l’attenzione da altre situazioni più importanti”: auspichiamo che, essendo a conoscenza di quali siano queste “situazioni importanti” abbia già riferito agli organi inquirenti.

18 gennaio 2017
- PROCESSO AEMILIA: BAVAGLIO? NO, GRAZIE -

Decidemmo di aprire questa pagina Facebook pochi giorni prima l’inizio del rito ordinario del processo Aemilia a Reggio. Non sapevamo nemmeno noi che utilizzo farne. Il nostro obiettivo era, inizialmente, raggruppare tutti gli articoli inerenti al processo a farli convogliare in questa pagina. Ma una volta entrate in aula, durante la prima udienza, capimmo che quel progetto non bastava. Dovevamo fare di più. Armate semplicemente di carta e penna,  i primi giorni annotavamo tutto e riportavano sulla pagina, a grandi linee, ciò che avveniva in aula. Ma uno smartphone non bastava, ed iniziammo ad utilizzare un Tablet.  Ma anche quello, a lungo andare, risultò uno strumento non adatto per il lavoro che, piano  piano e senza neppure accorgercene, stavamo compiendo. Non bastava entrare dentro quell’aula,  sedersi, ed ascoltare ciò che veniva detto. Dovevamo fare di più,  ancora una volta. Ed allora iniziammo a studiare. Sì, studiare. Articoli di giornale, libri, carte giudiziarie, documenti. Ci siamo improvvisate addirittura  studentesse di giurisprudenza, tentando di comprendere il codice penale e tutti quei termini complicati che vengono pronunciati durante le udienze. Insomma, tutto ciò che ci avrebbe permesso di arrivare dentro quell’aula di tribunale consapevoli di ciò che stavamo raccontando. I primi sei mesi di processo sono stati, per noi, un lavoro estenuante. Non lo nascondiamo. Sentivamo che la pagina stava crescendo, ed insieme ad essa le nostre responsabilità.
Non è semplice raccontare per nove ore circa cosa avviene in un’aula di tribunale. Ma lo abbiamo fatto. E lo abbiamo fatto senza chiedere e soprattutto volere alcuna ricompensa, perché volevamo farlo. Capendo che neppure Facebook bastava più abbiamo scelto di essere presenti anche fuori dai social aprendo il sito “processo aemilia”, dando la possibilità  di leggere il resoconto delle udienze anche a chi non é presente sui social network. Sono stati tantissimi i dubbi, le perplessità,  le domande sorte in tutti questi mesi. Ma di una cosa siamo e saremo sempre pienamente convinte: la nostra onestà intellettuale. È questa onestà intellettuale che ci permette di entrare ogni giorno dentro quell’aula  di Tribunale senza alcun pregiudizio. Abbiamo maturato la capacità di spogliarci di tutte le nostre convinzioni e lasciarle fuori quell’aula. Ed una volta entrate, ed una volta aperto quel computer,  non eravamo più Sara e Sabrina, e non appartenevano più nemmeno alle Agende Rosse. Eravamo semplicemente voci senza volto. Ci siamo tramutate in occhi e voci per chi non poteva assistere alle udienze. E lo abbiamo fatto con onestà intellettuale e con responsabilità. E questa responsabilità l’abbiamo avvertita soprattutto nei confronti degli imputati e dei loro familiari. Perché è di loro che si parla in questo processo, delle loro storie e delle loro vite. Lo abbiamo fatto per quell’articolo 21 previsto dalla nostra meravigliosa Costituzione. Lo abbiamo fatto perché il nostro è un paese democratico. Ed è proprio questa democrazia che ci permette di essere dentro quell’aula di Tribunale. Ed è sempre questa stessa democrazia che non solo permette a voi, imputati, di essere sottoposti a un giudizio imparziale, ma vi fornisce anche tutti gli strumenti per dimostrare la vostra innocenza, da voi tante volte ribadita. La nostra priorità è il processo e se la Corte riterrà la nostra presenza non dannosa per la buona riuscita di esso, noi continueremo ad entrare dentro quell’aula di Tribunale, aprire quel computer, e fare semplicemente il nostro dovere da cittadine: scrivere, scrivere e scrivere. Partecipare alla vita democratica di questo paese. La libertà  é partecipazione, disse una volta qualcuno. Il resto sarà storia che racconteremo a chi verrà dopo di noi.