I NOSTRI COMUNICATI STAMPA

15 novembre 2022

LA NOSTRA RISPOSTA ALLE PAROLE DEL CANDIDATO SINDACO DI CUTRO

Il Gruppo Agende Rosse Modena Mauro Rostagno, impegnato da anni a seguire il Processo Aemilia nonchè tutti gli altri procedimenti penali da esso scaturiti, prende atto delle dichiarazioni del candidato sindaco a Cutro Dott. Ceraso relativamente alla volontà di "difendere i cittadini onesti cutresi a cui sono negati i certificati antimafia nei tavoli istituzionali". Ci preme ricordare a colui che si candida a guidare la Comunità cutrese che le Prefetture del nostro territorio non emettono provvedimenti interdittivi a seconda di presunte discriminazioni o a causa di semplici e lontane parentele e che fior di aziende emiliane hanno ricevuto analogo provvedimento. L'interdittiva antimafia nasce dopo un lungo percorso di indagine ed analisi dell'azienda richiedente al fine di bloccare ma anche prevenire l'infiltrazione mafiosa e non si può semplificare o ridurre la portata di un provvedimento amministrativo così importante legandolo a lontane parentele. La ndrangheta come altre associazioni mafiose si nutre di legami, di parentele, di frequentazioni amichevoli, di rapporti lavorativi e dall'analisi di provvedimenti interdittivi che resistono sia nei ricorsi al TAR che al Consiglio di Stato si evince sempre quanto possa essere permeabile la data azienda. Purtroppo, similare difesa delle aziende cutresi interdette ci ricorda il periodo 2010- 2014, dove vari condannati in via definitiva per associazione mafiosa risultavano proprio coloro che pressavano politica e istituzioni ai fini di allargare le maglie della giustizia amministrativa ed inserirsi nell'economia legale dei pubblici appalti. La comunità cutrese sana, che lavora ed è ben inserita nel nostro territorio non ha bisogno di nessuna difesa d'ufficio in quanto è assolutamente in grado di rappresentare sè stessa ogni giorno con i fatti, non con le parole, che spesso quando si parla di mafia, vengono spazzate via da un semplice vento.

La risposta al candidato sindaco di Cutro
Il candidato sindaco di Cutro

24 ottobre 2022

COMUNICATO DI APPOGGIO A ELIA MINARI

Il Gruppo Agende Rosse Modena Mauro Rostagno esprime la propria solidarietà e vicinanza ad Elia Minari, persona di grande spessore morale impegnato da anni in una battaglia di legalità non solo nel nostro territorio con cui condividiamo da anni lo stesso difficile percorso. Ancora più forte oggi faremo sentire la nostra voce ed il nostro appoggio di fianco a coloro che davanti alla mafia non chinano la testa.

2 aprile 2022

COMUNICATO DI SOSTEGNO NEI CONFRONTI DELLA DOTT.SSA MUSTI

Il gruppo Agende Rosse Mauro Rostagno di Modena esprime alla dottoressa Lucia Musti la più sincera solidarietà per le minacce ricevute. Dire che l’Emilia-Romagna è un distretto di Mafia è una verità che fa male e va a toccare diversi nervi scoperti che riguardano il nostro territorio. A chi ha il coraggio di vedere senza filtri cosa è successo e cosa sta succedendo alla nostra Regione ed agire in prima linea va tutto il nostro appoggio e vicinanza.

 

movimento Agende Rosse - gruppo Mauro Rostagno - Modena
 

Intimidazioni alla procuratrice generale Musti: riferimenti a frasi su mafia in ER

Bologna Today 1 aprile 2022
Reggente della procura generale dopo il pensionamento di Ignazio De Francisci, aveva definito l'Emilia-Romagna "distretto di mafia"

La procuratrice generale reggente di Bologna Lucia Musti è stata oggetto di due episodi di intimidazione, nei giorni scorsi. Lo riferisce l'Agenzia Ansa, che dettaglia quanto accaduto qualche settimana fa.

Il primo episodio si colloca infatti nei giorni successivi l'inaugurazione dell'anno giudiziario, dove Musti di era distinta per avere definito l'Emilia-Romagna "distretto di mafia", non solo per il rischio infiltrazione ma anche per un certo grado -da parte di professionisti compiacenti e colletti bianchi- di "condivisione del metodo mafioso".

Parole molto dure, che hanno sollevato anche qualche sopracciglio, alle quali probabilmente ha fatto riferimento quanto accaduto pochi giorni dopo. Il portone di casa della procuratrice a Bologna infatti è stato bersagliato con un getto di vernice rossa.

"Emilia-Romagna distretto di mafia"

Sempre pochi giorni dopo, direttamente all'ufficio di Musti presso Palazzo Baciocchi, sede della Corte di Appello e della procura generale, è stata recapitata una lettera minatoria, con riferimento ad alcune frasi pronunciate da Musti proprio in sede di inaugurazione dell'anno giudiziario. La prefettura ha fatto sapere di avere aumentato il protocollo di tutela della magistrata, mentre sugli episodi sono stati avviati accertamenti.

Attualmente sul tavolo della procuratrice reggente vi sono l'appello dell'inchiesta 'Grimilde', una quarantina di imputati e al centro le infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese nel comune di Brescello, l'unico nella storia dell'Emilia-Romagna sciolto per mafia.

Lepore: "Responsabili vengano puniti"

“Esprimo la solidarietà e il pieno sostegno del Comune di Bologna alla procuratrice generale reggente Lucia Musti, per gli atti intimidatori subiti" è la risposta del sindaco Matteo Lepore, specificando che quelle intraprese sono "azioni gravi per le quali auspichiamo vengano presto individuati e puniti i responsabili”.

Bugani: "Solidarietà a Musti, a Bologna lotta alla mafia deve essere priorità"

Tra le diverse reazioni politihe, a stretto giro arriva anche quella dell'assessore Massimo Bugani: "Le intimidazioni mafiose alla procuratrice di Bologna, Lucia Musti -commenta l'esponente M5s- rappresentano l'ennesima conferma di quanto la lotta alla mafia debba essere obiettivo prioritario a Bologna, in Emilia Romagna e nell'intero Paese". Per quest "Intendo esprimere la piena solidarietà alla dott.ssa Musti" conclude Bugani.

Sindacati solidali: "Siamo parte civile in alcuni processi"

Vicinanza anche da parte dei sindacati. In una nota Cgil Cisl e Uil espirono "pieno sostegno al lavoro della magistratura e in particolare a quello della procuratrice" sottolineando che "che le mafie sono forti e attive in regione, ed è per questo necessario alzare il livello di guardia per contrastarne l’infiltrazione nella nostra società" e che Musti "ha svolto e sta svolgendo un lavoro prezioso in diversi processi di mafia in regione che hanno visto il sindacato costituirsi parte civile".

Ostellari (Lega): "Piena solidatierà, responsabili da individuare"

 "Auspico che venga fatta chiarezza quanto prima e siano assicurati alla giustizia gli autori di gesti così spregevoli” è il commento del senatore leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione giustizia a palazzo Madama e commissario Lega Emilia per Salvini premier. “Chi lavora per lo Stato e combatte la mafia -aggiunge- cercando di smascherare eventuali infiltrazioni criminali, ha il nostro pieno sostegno.

16 gennaio 2022

Riportiamo dal sito nazionale delle Agende Rosse:

La Repubblica delle stragi - 19luglio1992.com

di Salvatore Borsellino

"Quando, nel 2 luglio del 2007, scrissi quella lettera aperta, che intitolai “19 luglio 1992: una strage di Stato” non avrei mai potuto immaginare lo scenario che oggi, a 15 anni di distanza, mi si presenta davanti agli occhi.

Quella lettera nasceva da anni di silenzio, dopo i primi cinque anni, dopo la morte di mio fratello, nel corso dei quali avevo a lungo coltivato la illusoria speranza che quella strage e quella morte avessero scosso l’indifferenza della gente, che la coscienza civile degli italiani si fosse finalmente risvegliata, che fosse reale quella che mi era sembrata essere la volontà di riscatto nella lotta alla criminalità organizzata che dallo Stato Italiano non è stata mai portata avanti con determinazione ma da sempre delegata soltanto ad una parte delle Istituzioni, alla Magistratura ed alle forze dell’ordine, che in questa battaglia solitaria hanno da sempre sacrificato i loro uomini migliori.

Dopo gli anni della speranza vennero gli anni della delusione e dello sconforto, gli anni in cui ho dovuto rendermi conto che quell’alba che mi era sembrata di intravedere era soltanto un miraggio, gli anni di quello che è stato chiamato il “ventennio” Berlusconiano, gli anni in cui la coscienza civile si è di nuovo assopita sotto il peso dell’indifferenza, gli anni della normalizzazione e del compromesso, della delegittimazione dei magistrati vivi e della mistificazione del messaggio di quelli morti.

Sono, quegli anni di silenzio, quelli in cui, a poco a poco, ho dovuto capire che la strage di Via D’Amelio era stata messa in atto per fermare quello che rappresentava un ostacolo insormontabile alla scellerata trattativa che pezzi deviati dello Stato avevano avviato con la criminalità organizzata nell’illusorio tentativo di fermare la guerra che i corleonesi di Totò Riina avevano dichiarato allo Stato.

Guerra che nasceva dalla rottura degli accordi tra mafia è politica conseguente alla conferma in Cassazione delle condanne del maxi processo, dalla volontà della mafia di vendicarsi di quei politici che non avevano mantenute le proprie promesse, e dalla necessità di determinare nello Stato un altro equilibrio politico ed altri referenti per quella convivenza tra mafia e Stato che la stessa mafia, e non solo quella, ritiene indispensabile per continuare ad esercitare il proprio potere.

Vana illusione quella che questa trattativa potesse fermare le stragi, perché se da una parte, al tavolo della trattativa c’è un Stato di diritto (o che dovrebbe essere tale) che per trattare può solo concedere dei benefici legislativi, l’abolizione dell’ergastolo ostativo, del 41 bis, modifiche alla legge sui collaboratori di Giustizia, l’ammissione della semplice dissociazione per accedere agli sconti di pena, dall’altro ci sono dei criminali che per alzare il prezzo della trattativa non possono fare altro che quello che sanno fare, mettere in atto altre stragi, estendere il teatro delle stesse stragi, il teatro di guerra al “continente”, indirizzare gli attentati, secondo il suggerimento di “menti raffinatissime”, al patrimonio artistico dello stato che diversamente dai magistrati, che sono degli uomini che possono essere sostituiti da altri uomini, una volta distrutto è perduto per sempre.

Ed è quello che è successo, questa scellerata trattativa, oltre che a chiedere, per potere essere portata avanti, l’accelerazione della strage di Via D’Amelio e l’eliminazione di Paolo Borsellino, piuttosto che fermarle ha portato ad altre stragi, e altre morti di persone innocenti, la strage di Via dei Georgofili a Firenze, la strage di Via Palestro a Milano e a quella che avrebbe dovuto essere la più grande di tutte le stragi, quella dello Stadio Olimpico a Roma, dove avrebbero dovuto perdere la vita centinaia di componenti delle forze dell’ordine.

Se questa strage non c’è stata non è perché i timers posti all’interno di due autovetture cariche di esplosivo non abbiano funzionato, ma perché intanto la trattativa era stata conclusa con la resa incondizionata dello Stato, ed erano state sottoscritte quelle cambiali che per trenta anni governi dell’uno e dell’altro colore hanno pagato e continuano ancora oggi a pagare.

Anche l’attuale governo, lo stesso governo, che ha avuto il cattivo gusto di mettere l’effige di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sulla moneta da due euro, sta sistematicamente smantellando tutto l’impianto legislativo studiato da Paolo Borsellino e Giovanni Falcone per il contrasto alla criminalità organizzata, l’ergastolo ostativo, il 41 bis, le leggi sui collaboratori di giustizia.

Anche l’attuale governo, con lo “snellimento” delle procedure di controllo sugli appalti, sta aprendo la strada alla partecipazione della criminalità organizzata nella spartizione dell’immensa “torta” dei fondi che ci arriveranno dall’Europa

Anche l’attuale governo, il tanto magnificato governo Draghi, sta portando a termine quello che neanche Berlusconi con le sue leggi “ad personam” era riuscito a fare.

Usando la deprecata epidemia di Covid come un’arma di “distrazione di massa” sta per condurre in porto una pretesa riforma della Giustizia che rappresenta la rinuncia dello Stato ad essere uno Stato di diritto.

Non può essere infatti considerato tale uno Stato che rinuncia ad esercitare la Giustizia introducendo un concetto abnorme come quello della “improcedibilità”.

Se un processo, con tutti i suoi gradi di giudizio, non si conclude entro un dato periodo di tempo il processo viene chiuso e contro l’imputato non si può più procedere, non può essere dichiarato colpevole ma neanche dichiarato innocente e la vittima di quel reato deve rinunciare ad avere giustizia.

Non era questo che ci chiedeva la Corte Europea, ci veniva chiesto di accorciare la durata dei processi e ci sono ben altri modi per farlo, a partire da un potenziamento degli organici della magistratura, dall’informatizzazione delle procedure dei processi, non attraverso la rinuncia dello Stato ad esercitare le proprie funzioni.

In questi giorni, in seguito al discorso di commiato del Presidente Mattarella, abbiamo dovuto assistere ad un surreale dibattito, legato all’arredamento floreale del Quirinale, teso a dirimere la questione se la nostra repubblica debba essere chiamata la Repubblica delle banane o la Repubblica dei datteri.

Ci sarebbe da ridere se il discorso non fosse tragico dato che ben altro è il nome che può essere dato a questa nostra disgraziata Repubblica.

Non esiste credo altra Repubblica in Europa e forse al mondo la cui storia sia costellata da tante stragi come quelle che si sono succedute nel nostro paese dalla strage di Portella della Ginestra ad oggi: strage di Ciaculli, strage di Piazza Fontana, strage di Gioia Tauro, strage di Peteano, strage della Questura di Milano, strage di Fiumicino, strage di Piazza della Loggia, strage del treno Italicus, strage di Via Fani, strage di Ustica, strage della stazione di Bologna, strage di Via Pipitone, strage del rapide 904, strage di Fiumicino, strage del Pilastro, strage di Via Carini, strage di Capaci, strage di Via D’Amelio, strage di Via dei Georgofili, strage di Via Palestro, per citarne soltanto alcune, stragi di cui si conoscono qualche volta gli esecutori, non sempre i mandanti e spesso neanche i reali motivi per cui sono stati commesse.

Questa repubblica di cui a breve dovrà essere nominato il Presidente che la rappresenterà per sette anni può a ragione essere chiamata Repubblica delle Stragi.

Avevo sempre pensato che il momento più nero della nostra Repubblica fosse stato quello in cui, per un doppio settennato, a rappresentare la massima carica delle nostre Istituzioni era stato chiamato quello che io considero essere stato il garante del silenzio su quella trattativa Stato Mafia che è costata la vita a Paolo Borsellino.

Quel Giorgio Napolitano che da, Presidente della Repubblica aveva preteso la distruzione delle intercettazioni in cui era incappato mentre parlava al telefono con Nicola Mancino, allora imputato in un processo, sollevando per questo un conflitto di attribuzioni con la Procura di Palermo.

Io ritengo che un degno rappresentante di quella Istituzione avrebbe dovuto pretendere che quelle intercettazioni fossero pubblicate e conosciute da tutti perché nessuno dei cittadini della Repubblica che rappresentava potesse avere il più lontano dubbio che in quelle intercettazioni il Presidente della Repubblica promettesse l’impunità ad un imputato in un processo.

E’ pur vero che nella recente riforma in appello di quel processo i funzionari dello Stato che hanno portato avanti quella trattativa sono stati assolti “perché il fatto non costituisce un reato”, in pratica una trattativa tra stato e mafia è stata considerata un reato per i mafiosi, che sono stati condannati, ma non per lo Stato, ma se quella trattativa ha causato delle altre stragi e degli altri morti, chi le ha volute, chi le ha portate avanti, e chi le ha coperte ne ha almeno la responsabilità morale.

Credevo che quello fosse stato il momento, un lungo momento, più nero per la nostra Repubblica, ma forse mi sbagliavo, anche quando si crede di essere arrivati al fondo del baratro ci si deve rendere conto che il fondo e ancora più in basso, che il peggio deve ancora arrivare.

E’ in questa ottica che va visto l’invito fatto ieri dagli stati generali della destra riuniti a Silvio Berlusconi di “sciogliere la riserva” alla sua candidatura alla presidenza della Repubblica.

E’ un qualche cosa che fino a ieri sarebbe stato impensabile e non parlo del fatto che sia effettivamente eletto ma sul fatto stesso che un individuo come lo stesso Berlusconi, con tutto il carico di processi per accuse anche infamanti per i quali è passato e dai quali spesso è stato assolto non per il merito dell’accusa ma per avere saputo sfruttare le maglie di un sistema giudiziario che è forte con i deboli e derelitti ma ignavo contro i potenti, possa ipotizzare di potere aspirare a tale carica e che i rappresentanti di almeno la metà dell’elettorato del nostro paese possano avallare questa ipotesi.

Ma forse mi sbaglio, forse è proprio una persona condannata in via definitiva per frode fiscale, un persona adusa alla corruzione, soprattutto una persona tuttora indagata presso la Procura di Firenze per accuse gravissime come quella di strage in concorso con Cosa Nostra, accuse tanto gravi da essere imprescrittibili, una persona che da Presidente del Consiglio ha continuato, attraverso Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, a pagare la mafia per assicurarsene al protezione, ad essere degno rappresentante di una Repubblica, che a ragione, può essere chiamata “Repubblica delle stragi”."

27 ottobre 2021

- IN MERITO ALL'OMICIDIO DI SALVATORE SILIPO -

Il 16 ottobre 2021 a Cadelbosco  è stato ucciso un uomo. Dalla stampa locale emergono particolari inquietanti sull’omicidio dell’operaio gommista abitante a Gualtieri e altri ne stanno emergendo sul ruolo che la ditta “Dante Gomme” ha rivestito all’interno di una cornice di crimini fiscali e finanziari ben nota alle cronache locali di questi ultimi anni.
L’omicidio del ventinovenne ha tutte le caratteristiche di un’esecuzione che, per i modi e gli elementi che via via emergono dalla stampa, trova radici nella violenta criminalità mafiosa.
Pur lasciando spazio alle indagini della procura, riteniamo che la severità della situazione non si presti  ad interpretazioni  miti.
Il Movimento Agende Rosse  Rita Atria di Reggio Emilia e Provincia e il Movimento Agende Rosse Mauro Rostagno di Modena si uniscono  per dire alle Amministrazioni  dei Comuni reggiani e modenesi  che è il momento  di dimostrare fermezza. Non occorre attenuare ciò che  è stato commesso ma affrontarne la gravità. Che è massima.

Esortiamo le istituzioni locali e i Comuni della Provincia a non restare indifferenti di fronte ad un fatto di questa portata, il quale, qualora venissero confermate le notizie diffuse dalla stampa, segnalerebbe ancora una volta come la criminalità organizzata sul nostro territorio sia più che mai attiva, violenta e soprattutto senza scrupoli. Riteniamo che qualsiasi manifestazione indetta per consapevolizzare la società civile non possa limitarsi solamente a condannare l’atto di violenza in sé ma la subcultura da cui proviene e che per decenni ha inquinato e ulteriormente inquinerà il nostro territorio, se non ci sarà la fermezza necessaria da parte delle Istituzioni, perché “Non illudetevi, non è finito niente!” (cit. Antonio Valerio, collaboratore di giustizia).

13 ottobre 2021

- IN MERITO AL TOUR ORGANIZZATO DALL'ASSOCIAZIONE ANTIMAFIA CORTOCIRCUITO -

Sabato 9 ottobre si è tenuto il primo tour dei beni confiscati di Aemilia grazie all’organizzazione dell’associazione CortoCircuito e alla guida del suo fondatore Elia Minari. Una giornata intensa che ci ha aiutato a comprendere ancor più profondamente non solo la fondamentale importanza del reimpiego dei beni confiscati, ma soprattutto la difficoltà della gestione e dell’assegnazione dovuta a un vero e proprio “tappo” burocratico, motivo per cui riteniamo necessario intervenire sulla normativa antimafia in questo ambito.

Rimarchiamo la ferita al cuore che proviamo ogni volta che varchiamo il cortile del Tribunale di Reggio Emilia al pensiero che l’aula bunker sia stata degradata – ma “solo” per 25 anni – a mero spogliatoio. Un segnale che riteniamo pessimo: la storia che quell’aula ha vissuto avrebbe meritato un museo alla memoria e uno spazio vivo adibito alla società civile e agli incontri con gli studenti.

Non ci ha stupito la tensione creatasi da un incalzante Elia Minari che ha risposto prontamente alla sterile polemica iniziale della sindaca di Brescello; abbiamo atteso e spesso sollecitato anche noi quelle parole di condanna e discontinuità nei confronti dell’amministrazione precedente quando il gruppo Agende Rosse di Reggio Emilia sedeva nella Commissione Legalità di Brescello.

Parole che pare sia troppo difficile – sconveniente? –  pronunciare, come è stato palese a tutti i presenti in piazza.
Molto incisiva e diretta la dott.ssa Lucia Musti che ha rimarcato quanto le mafie si siano radicate nel nostro territorio, definendo la nostra regione terra di mafia e sottolineando quindi la necessità di non mollare mai la presa.


Rinnoviamo, come sempre, piena vicinanza e gratitudine al sindaco Enrico Bini per la sua coraggiosa opera di denuncia portata avanti in un periodo in cui, chi osava accendere i riflettori veniva visto come un visionario.

2 ottobre 2021
- IN MERITO ALLA SENTENZA IN APPELLO DI AEMILIA '92 -

Il movimento delle Agende Rosse gruppo Rita Atria di Reggio Emilia e provincia e il gruppo Mauro Rostagno di Modena in seguito alla sentenza in appello di AEmilia '92 esprimono gratitudine a tutti gli organi inquirenti che, dalle indagini di AEmilia continuano senza sosta il duro percorso iniziato con il più grande processo nel nord Italia contro la 'ndrangheta. L'impianto accusatorio dei magistrati Ronchi e Musti ha rivelato ancora una volta come si muove una organizzazione mafiosa, elemento fondamentale e non sempre riconosciuto nei processi di mafia. Riconosciamo in particolare alla dott.ssa Beatrice Ronchi il profondo impegno che sta dimostrando anche in altri processi satelliti di AEmilia.

1 dicembre 2020
- L'AULA BUNKER RESTI: E' SIMBOLO ANTIMAFIA -

LETTERA APERTA alla città di REGGIO EMILIA. Il Movimento Agende Rosse – gruppo Rita Atria – di Reggio Emilia e provincia e il gruppo Mauro Rostagno di Modena chiedono alle Istituzioni di Reggio Emilia di rivalutare la decisione di trasferire l'”aula bunker” dall’area del Tribunale e destinarla ad altri scopi.

Ci permettiamo di sottolineare la fondamentale importanza di mantenere nella nostra città uno spazio così ampio e ben organizzato per ospitare procedimenti giudiziari di una certa entità, non solo per il numero di persone imputate e per le figure professionali che necessariamente prendono parte ai processi, ma anche per dare la possibilità alla comunità ed alle associazioni del territorio di poter seguire dal vivo ed in sicurezza lo svolgimento processuale, come è accaduto con il rito ordinario di AEMILIA.

In tempi di pandemia, dove comunque la giustizia deve fare il proprio corso garantendo la salute di tutto il personale dell’organo giudicante ed inquirente nonché degli imputati e delle difese e tempi certi a garanzia di un giusto processo, dove è sempre stata riconosciuta dalle istituzioni stesse come fondamentale la presenza in aula nei procedimenti avverso la criminalità organizzata di stampa, cittadini ed associazioni, crediamo che debba essere garantita nel rispetto delle normative Covid e laddove possibile anche la presenza della società civile nei procedimenti contro la malavita organizzata.

Presto inizieranno le udienze di procedimenti con un elevato numero di imputati come Grimilde, Octopus e Billions, che sono processi legati a doppio filo al pre e post Aemilia, e speriamo fiduciosi che le attività di ‘pulizia’ del territorio da malavitosi e loro fiancheggiatori – e con cio’ anche coloro che con la falsa fatturazione sistematica fanno da sponda alle mafie e da cassaforte illecita di soldi evasi al fisco e rubati alla nostra comunità – continui in modo incessante, a garanzia della legalità ed a difesa di questo territorio.

Pertanto, crediamo che lo smantellamento dell’aula Bunker venga anche recepito come un segnale di ‘sazietà’ della giustizia, quasi a voler dire che a Reggio Emilia non avremo più processi con un numero così elevato di imputati, soddisfatti di aver smantellato nei vertici una cosca di ndrangheta di serie A.

Invece no, e l’operazione GRIMILDE sta a dimostrare ancora una volta quanto questo territorio sia stato e sia ancora preda dell’infiltrazione mafiosa, di fiancheggiatori e sostenitori di un disegno criminale contro cui questa Città, questa comunità, non deve smettere di lottare. E per farlo, c’è bisogno che le parole dette, la conoscenza dei fatti, l’opera costante della giustizia escano da quelle aule e invadano le coscienze e la nostra quotidianità, per ricordarci cosa è successo, dove abbiamo sbagliato, dove potevamo stare attenti e non lo abbiamo fatto agevolando chi con consapevolezza e chi con ingenuità ha favorito la colonizzazione mafiosa.

Non vogliamo che vengano dati alibi per voltare pagina e dimenticare. Perché una Comunità sa dove andare se ricorda da dove viene e noi veniamo purtroppo anche da questo impoverimento sociale di valori che ha portato imprenditori e cittadini a scendere a compromessi con le mafie: chi per minaccia e chi per motivi più biechi.

Ed allora noi non vogliamo voltare pagina ma chiediamo che sia garantita la possibilità di continuare nel percorso già tracciato dal 2015 in avanti, con Aemilia che è un percorso fatto di partecipazione e conoscenza, ed è lì che ci giochiamo il futuro.

Perché, come ha sottolineato il Dott. Mescolini, nella propria requisitoria di Maggio 2018 e che ancora ricordiamo come un monito, “L’unica forza che ci rimane è quella di parlare, perché vogliono che si taccia. È la prima arma civile che noi dobbiamo esercitare. Costoro non la vogliono!” . E noi vorremmo esserci. Per portare fuori la parola della Giustizia e non quella del silenzio e dell’oblio. Vorremmo che fosse garantito uno spazio adeguato che sia anche il simbolo di una lotta che non finisce e che, anzi, andrà avanti imperterrita anche in tempi di Covid e oltre.

20 novembre 2020
- OPERAZIONE FARMABUSINESS -

Il movimento delle Agende Rosse - gruppo Mauro Rostagno di Modena -, a seguito dell’operazione “Farmabusiness” della DDA di Catanzaro che ha scoperchiato l'ennesimo assetto criminale della cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri con l'obiettivo, fra i tanti, di esportare illegalmente farmaci oncologici «per rivenderli all’estero con profitti spropositati» e quindi lucrando sulla salute dei cittadini, prende posizione netta di sdegno e condanna contro tali reati commessi non solo contro il Servizio Sanitario Nazionale ma anche contro la salute delle persone e delle famiglie che lottano ogni giorno contro il cancro.

In evidenza, inoltre, come stiano emergendo sempre più figure criminali femminili che hanno goduto di decenni di sottovalutazione e come le nuove leve di cui si è sentito parlare durante le udienze di primo grado del processo Aemilia abbiano ormai preso in mano lo “scettro” della gestione della cosca.

Ringraziamo tutti gli organi inquirenti che hanno portato alla luce questa ennesima operazione che ci consente di comprendere ancora una volta di quanto il sistema mafioso riesca ad infiltrarsi ovunque ci sia da lucrare, calpestando la vita di tutti noi. Rimarchiamo oggi con ancora più forza che lo Stato debba prendere coscienza che il primo problema da risolvere nel nostro Paese è il sistema mafioso che finchè non sarà debellato non potremo definirci realmente un Paese libero.

20 novembre 2020
- LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI? -

Quel 28 marzo 2017 eravamo in aula per trascrivere l’udienza in diretta sulla nostra pagina Facebook “processo Aemilia”, quando Emidio D’Agostino, maresciallo del nucleo investigativo di Modena, relativamente alla vicenda Bianchini, portò in esame le ingerenze che alcuni funzionari di Stato avevano rivolto al GIRER, l’organismo preposto in occasione del terremoto 2012 per monitorare eventuali infiltrazioni mafiose nelle imprese.

 

In quell’occasione Francesco Maria Caruso, presidente del tribunale di Bologna che presiedeva il primo grado di Aemilia, si rivolse all’allora PM Marco Mescolini – oggi procuratore di Reggio Emilia – chiedendo “ci siamo posti il problema?”. La risposta del magistrato fu perentoria: “non in questo processo”.

Infatti, proprio su questa vicenda, arrivò poco più di un anno dopo, la notizia del rinvio a giudizio per 11 indagati. Fra questi, con nostra sorpresa, non figurava però l’ex senatore Carlo Giovanardi, le cui azioni tanto ci avevano lasciati allibiti proprio quel 28 marzo.
Scoprimmo così che la posizione dell’ex membro della commissione antimafia era “processualmente sospesa” poiché, essendo un parlamentare, l’iter era diverso rispetto agli altri.
Da allora abbiamo tenuto monitorato l’evolversi degli eventi fino al 3 settembre di quest’anno, data in cui la Giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere ha finalmente ricevuto la richiesta da parte della magistratura bolognese per l’utilizzo delle intercettazioni a carico dell’ex senatore.
Ora è tutto nelle mani di quei senatori componenti della Giunta che dovranno decidere se concedere o meno l’utilizzo di quelle intercettazioni richieste dai PM, ritenute fondamentali per la posizione di Giovanardi.

Avendo ben presente quella scritta “La legge è uguale per tutti” che tante volte abbiamo visto in questi anni passati in aula, ci auguriamo che possa corrispondere alla realtà dei fatti, poiché riteniamo che chiunque debba rispondere di fronte alla legge in egual modo, a maggior ragione chi rappresenta le istituzioni.

Speriamo quindi che la Giunta si pronunci a favore, fornendo l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni a carico di Giovanardi e che la sua posizione venga accorpata agli altri 11 imputati dell’inchiesta “Traditori dello Stato” in modo da risparmiare non solo denaro pubblico accorpando tutto in un unico processo, ma anche tempo per scongiurare una prescrizione che non corrisponderebbe a quell’ideale di giustizia a cui tutti noi dovremmo ambire.
 

Agende Rosse – gruppo Mauro Rostagno – Modena / Agende Rosse – gruppo Rita Atria – Reggio Emilia e provincia”

14 aprile 2018
- NEGAZIONE E SOTTOVALUTAZIONE: TERRENO FERTILE PER IL RADICAMENTO MAFIOSO -

Apprendiamo dell’articolo di Antonio Lecci pubblicato sul “Resto del Carlino” che ha dato ampio spazio a Ermes Coffrini, ex sindaco per  19 anni a Brescello (RE). Nonostante il TAR e il Consiglio di Stato abbiano confermato la correttezza della scelta di sciogliere per mafia il comune di Brescello, Ermes Coffrini afferma che non vi siano fondamenta per questa decisione arrivando a dire, riferendosi al processo Aemilia che “nessun residente nel Comune di Brescello risulta colpito in questa indagine”, a riprova della superficialità con la quale il sindaco storico di Brescello affronta il tema.
Tre sono gli imputati già condannati nel rito abbreviato di Aemilia:
Gerace Antonio e Gessica Diletto rispettivamente cognato e figlia del più famigerato Alfonso Diletto, membro del “direttorio” di Grande Aracri, capo cosca che agiva nella zona di Brescello e Parma condannato a 14 anni e 2 mesi. Doveroso, inoltre, ricordare la condanna di primo grado per “minacce di stampo mafioso” nei confronti di un’altra residente, Catia Silva.
Diletto è stato condannato il 29 marzo 2017 insieme ad altri 4 residenti di Brescello: Rondinelli Carmine, Rondinelli Girolamo, Frijio Salvatore e Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco Grande Aracri e nipote del boss Nicolino Grande Aracri. Importante sottolineare che in questi giorni Diletto è stato nuovamente tirato in ballo dal collaboratore di giustizia Giuseppe Liperoti, nipote di Nicolino Grande Aracri, in merito a un suo ruolo nell’omicidio di Antonio Dragone.

Nonostante si tratti di giudizi non ancora definitivi, e senza pertanto mai dimenticare la presunzione di innocenza fino al passaggio in giudicato delle sentenze, già in diverse occasioni i Coffrini, unitamente a Don Evandro, hanno dimostrato quantomeno superficialità e sottovalutazione di fronte alla presenza mafiosa nel loro territorio.
Non è certo una novità ricordare che riferirsi a condannati per associazione di stampo mafioso con frasi benevole equivale a un importante segnale di rassicurazione nei confronti delle cosche. Tanto più se parliamo del fratello del boss indicusso della potente cosca Grande Aracri. Francesco Grande Aracri ha sì scontato la sua pena, ma non si è mai, unitamente alla sua famiglia residente nel comune di Brescello, dissociato dalle azioni sanguinose del fratello condannato a 30 anni nel processo Kyterion.

Riteniamo che continuare su questa strada di negazione, soprattutto alla importante e delicata vigilia delle elezioni amministrative a Brescello, rechi grande danno a quel passo in avanti necessario per rialzare la testa e prendere le distanze dal recente passato. Abbiamo grande fiducia nella ripresa di questo bellissimo paese, ma riteniamo che possa avvenire solamente se avrà la forza di prendere atto di quanto successo e di iniziare un cammino per comprendere quanto il sistema mafioso, anche se silente, sia un’erba infestante che soffoca lentamente le altre piante e per questo vada estirpata senza se e senza ma.

Un’ultimo appunto per l’ex sindaco Ermes Coffrini che riferisce che “Brescello è stato sacrificato per stornare l’attenzione da altre situazioni più importanti”: auspichiamo che, essendo a conoscenza di quali siano queste “situazioni importanti” abbia già riferito agli organi inquirenti.

18 gennaio 2017
- PROCESSO AEMILIA: BAVAGLIO? NO, GRAZIE -

Decidemmo di aprire questa pagina Facebook pochi giorni prima l’inizio del rito ordinario del processo Aemilia a Reggio. Non sapevamo nemmeno noi che utilizzo farne. Il nostro obiettivo era, inizialmente, raggruppare tutti gli articoli inerenti al processo a farli convogliare in questa pagina. Ma una volta entrate in aula, durante la prima udienza, capimmo che quel progetto non bastava. Dovevamo fare di più. Armate semplicemente di carta e penna,  i primi giorni annotavamo tutto e riportavano sulla pagina, a grandi linee, ciò che avveniva in aula. Ma uno smartphone non bastava, ed iniziammo ad utilizzare un Tablet.  Ma anche quello, a lungo andare, risultò uno strumento non adatto per il lavoro che, piano  piano e senza neppure accorgercene, stavamo compiendo. Non bastava entrare dentro quell’aula,  sedersi, ed ascoltare ciò che veniva detto. Dovevamo fare di più,  ancora una volta. Ed allora iniziammo a studiare. Sì, studiare. Articoli di giornale, libri, carte giudiziarie, documenti. Ci siamo improvvisate addirittura  studentesse di giurisprudenza, tentando di comprendere il codice penale e tutti quei termini complicati che vengono pronunciati durante le udienze. Insomma, tutto ciò che ci avrebbe permesso di arrivare dentro quell’aula di tribunale consapevoli di ciò che stavamo raccontando. I primi sei mesi di processo sono stati, per noi, un lavoro estenuante. Non lo nascondiamo. Sentivamo che la pagina stava crescendo, ed insieme ad essa le nostre responsabilità.
Non è semplice raccontare per nove ore circa cosa avviene in un’aula di tribunale. Ma lo abbiamo fatto. E lo abbiamo fatto senza chiedere e soprattutto volere alcuna ricompensa, perché volevamo farlo. Capendo che neppure Facebook bastava più abbiamo scelto di essere presenti anche fuori dai social aprendo il sito “processo aemilia”, dando la possibilità  di leggere il resoconto delle udienze anche a chi non é presente sui social network. Sono stati tantissimi i dubbi, le perplessità,  le domande sorte in tutti questi mesi. Ma di una cosa siamo e saremo sempre pienamente convinte: la nostra onestà intellettuale. È questa onestà intellettuale che ci permette di entrare ogni giorno dentro quell’aula  di Tribunale senza alcun pregiudizio. Abbiamo maturato la capacità di spogliarci di tutte le nostre convinzioni e lasciarle fuori quell’aula. Ed una volta entrate, ed una volta aperto quel computer,  non eravamo più Sara e Sabrina, e non appartenevano più nemmeno alle Agende Rosse. Eravamo semplicemente voci senza volto. Ci siamo tramutate in occhi e voci per chi non poteva assistere alle udienze. E lo abbiamo fatto con onestà intellettuale e con responsabilità. E questa responsabilità l’abbiamo avvertita soprattutto nei confronti degli imputati e dei loro familiari. Perché è di loro che si parla in questo processo, delle loro storie e delle loro vite. Lo abbiamo fatto per quell’articolo 21 previsto dalla nostra meravigliosa Costituzione. Lo abbiamo fatto perché il nostro è un paese democratico. Ed è proprio questa democrazia che ci permette di essere dentro quell’aula di Tribunale. Ed è sempre questa stessa democrazia che non solo permette a voi, imputati, di essere sottoposti a un giudizio imparziale, ma vi fornisce anche tutti gli strumenti per dimostrare la vostra innocenza, da voi tante volte ribadita. La nostra priorità è il processo e se la Corte riterrà la nostra presenza non dannosa per la buona riuscita di esso, noi continueremo ad entrare dentro quell’aula di Tribunale, aprire quel computer, e fare semplicemente il nostro dovere da cittadine: scrivere, scrivere e scrivere. Partecipare alla vita democratica di questo paese. La libertà  é partecipazione, disse una volta qualcuno. Il resto sarà storia che racconteremo a chi verrà dopo di noi.