Procedimento SILVA CATIA contro cinque

mercoledì 22 febbraio 2017

 

All'interno dell'udienza:

esame di Catia Silva​ - controesame di Catia Silva

esame del tenente colonnello Adolfo Gregori - controesame del tenente colonnello Adolfo Gregori

esame di Antonio Mori - controesame di Antonio Mori

secondo esame di Catia Silva

esame di Valeria Garotti - controesame di Valeria Garotti

esame del tenente colonnello Vittorio Boccia - controesame del tenente colonnello Vittorio Boccia

esame del maresciallo Stefano Airini - contoesame del maresciallo Stefano Airini

​Ore 9.15 in aula.
 

Pubblico Ministero nel procedimento preliminare: dott. Marco Mescolini

Pubblico Ministero nel procedimento: Enrico Cieri

Giudice: dott.ssa Cardarelli Alessandra

Avvocato di parte civile: Gianluigi Vinci

Presente in aula il comandante Orfei dei Carabinieri di Brescello.

 

Ore 9.50 entra la Corte.

In videoconferenza dal carcere di Viterbo è presente Diletto Alfonso

Presenti:  Grande Aracri Salvatore e Rondinelli Girolamo

Assenti: Rondinelli Carmine e Salvatore Frijo

 

Si riparte dall’ammissione delle prove.

PM Cieri: chiedo l’esame degli imputati e chiedo l’ammissione di alcuni documenti costituiti dagli estratti degli articoli di stampa menzionati nel capo 2 “L’informazione” dell’ottobre 2009 e altri articoli che si riferiscono alle vicende dei capi di imputazione del periodo successivo, “L’informazione” del 2009, un articolo del 2010, le sentenze di Salvatore Grande Aracri per la condanna per partecipazione all’associazione di stampo mafioso, il certificato penale, e copia della custodia di ordinanza cautelare Aemilia per cui Diletto Alfonso è oggi in carcere.

 

Il PM consegna i documenti alla corte.

 

L’avvocato Sivelli in difesa di Diletto Alfonso rinuncia a tutti i testi tranne tre.

Avvocato Sivelli per Diletto Alfonso: c’è una lista civica capeggiata da un tale Dall’Aglio della quale fanno parte anche la figlia di Diletto che si contrappone alla lista della Lega. Questo antefatto può dare una giustificazione agli episodi successivi. Chiedo se il tribunale ritiene di ammettere questi tre testi. In merito alla custodia di ordinanza cautelare può essere considerato solo come un fatto storico.

Avvocato Ranieri per Grande Aracri Salvatore: non è utilizzabile la custodia cautelare. Esame e controesame dei testimoni.

Avvocato Colotto per i Rondinelli: non c’è opposizione per l’acquisizione dei documenti

Avvocato per Frijio Salvatore: nessuna opposizione.

 

Giudice Cardarelli: il tribunale ammette le prove, viene acquisita l’ordinanza come fatto storico, non utilizzabile nel contenuto, per quanto riguarda le prove vengono ammesse, anche le controprove richieste dall’avvocato Sivelli. Viene ammessa la contraprova, se la difesa riesce a citare i testi per questi pomeriggio, se riusciamo ad iniziare, valuteremo, comunque oggi non si concluderà il procedimento. Iniziamo con i testi del PM.

 

ESAME DI CATIA SILVA

Giudice Cardarelli: I testi devono accomodarsi fuori

 

Catia Silva legge la formula di rito.

 

PM Cieri: sulle dichiarazione che ha reso alla polizia giudiziaria di Reggio Emilia, cosa fa, dove vive?

 

CATIA SILVA: Abito a Brescello da quando sono nata, ho svolto diversi lavori, ho avuto uno studio fotografico e ora ho una azienda, nella zona, nel campo dell’edilizia. Faccio attività politica, sono stata consigliere comunale, non più perché il comune è stato sciolto per mafia. Ho la delega della legalità in regione. Sono entrata nel 2014. Avevo partecipato a questa lista nel 2009 dove è nata la storia. La lista dove c’erano i due partiti Lega Nord e Pdl dove però in quel periodo venivano assegnati i candidati sindaci in base a un movimento, il candidato doveva essere di Forza Italia (come deciso dai vertici). In consiglio entra soltanto Francesco Benaglia, il candidato sindaco. Il suo nome ci venne dato all’ultimo minuto perché in quel periodo le liste erano compote da 16 candidati quindi noi come Lega Nord essendo in minoranza potevamo decidere solo 6 persone, le altre 10 erano del PDL. Nel dicembre 2008 quando si iniziava a formare la lista, il segretario di sezione di Brescello Dall’Aglio si presentò a casa mia mostrando la lista. Nella lista erano presenti Diletto e la figlia e altri persone di Brescello che non ritenevo opportune: la fidanzata del figlio di Camposano Domenico che era stato un socio di Diletto Alfonso. Mi sono bastati questi tre nomi per negare l’ingresso di questa lista. Le persone erano proposte da Dall’Aglio segretario di sezione di Brescello. Tramite il segretario provinciale della Lega Nord, Fossa, comunicai la decisione che aveva preso Dall’Aglio Maurizio, mi diedero spazio su questa decisione, accertandosi di alcune cose e mi diedero ragione. Poi il PDL decide di mettere come candidato Benaglia Francesco. Dall’Aglio venne a casa mia nel periodo del Natale 2008 (si è votato a maggio/giugno 2009). Quando lo invitai ad uscire da casa mia, lui mi disse che così facendo non si sarebbe riusciti a vincere in Comune. Io dissi se così fosse sarei rimasta in opposizione per tutta la vita. Sono nata a Brescello, i miei genitori sono di Brescello, le vicende si conoscevano tutte. Si sapeva che questo signore aveva fatto degli anni di carcere, si sapevano queste cose. Lo conoscevo di vista in paese. Quando Dall’Aglio mi presentò questi nominativi mi sono nettamente rifiutata quindi non c’è mai stato nessun incontro. Ma ci fu con Benaglia. Venne formata la lista con Dall’Aglio “Forza Brescello” dove c’era anche Diletto. Ha partecipato con Dall’Aglio che però è stato escluso dal PDL di Reggio. Durante il periodo delle votazioni non ho parlato con Diletto, dopo purtroppo sì.

PM Cieri: cosa è successo? Dal primo fatto

CATIA SILVA: Colsi questo problema che ci fu nel nostro paese. C’erano alcuni soggetti che sarebbe stato il caso di controllare. Ci fu questo articolo dell’”Informazione”. Il giornalista mi contattò… ora lavora a Modena, mi sfugge il nome in questo momento.. Soliani Luca. Nell’articolo si mette in evidenza che ci sono alcuni soggetti in paese presenti nella lista che si candidava alle elezioni, specificavo che in paese stava succedendo questo. Venni attaccata comunque, anche se non fu menzionato il mio nome, per tutelarmi.
Il sindaco Vezzani organizzò una assemblea dopo l’articolo del giornale dove invitava tutti i cittadini a smentire che c’era questa situazione. Venne additata la mia persona perché secondo lui volevo solo visibilità. Io non partecipai, ma un signore di Brescello che purtroppo è morto e lui capì che era solo una questione per potermi disprezzare. Brescello venne preso ancora più in considerazione, ora non si limitava più la stampa locale ma anche quella nazionale. Mi contattò un giornalista de “Il Giornale” per chiedermi se volevo fare dichiarazioni. Accettai, chiedendo di tutelare il mio nome. Presero lo spunto che il paese di Peppone e Camillo veniva invaso da queste cosche calabresi. Fu pubblicato nel settembre/ottobre 2009. Non si da il mio nome, ma si parla della Lega ed è chiaro che si parla di me. Non si fa fatica ad individuare. Esce l’articolo… nel paese c’è un aria pesante, sento le persone che potevano essere vicine vedevo che c’era un momento di negatività quasi di odio, come se le modifiche del paese fossero causate dal mio comportamento, per dare immagine al partito. Ho cercato di andare avanti come ho sempre fatto. Le persone che si avvicinavano per darmi ragione si nascondevano però. Nessuno voleva esporsi, perché il paese è piccolo. Mi dicevano “stai attenta sono persone pericolose”. Io ero convinta di essere sulla strada giusta.

Stavo leggendo il giornale e mi si avvicina Salvatore Grande Aracri. Mori Antonio era seduto di fianco a me. Ero seduta al bar e lui (Salvatore Grande Aracri) mi dice “ti metto la pistola in bocca e ti ammazzo! Neanche tuo figlio ti potrà salvare, non sarà di certo tuo figlio a difenderti”. C’erano anche Rondinelli e Frijo.

Il PM chiede se riconosce fra le fila degli imputati le persone di cui sta parlando, Catia Silva, guarda verso gli imputati e conferma di riconoscerli.

CATIA SILVA: gli altri due non hanno detto nulla ma mi guardavano con sguardo di sfida. Ho reagito alzandomi in piedi ma nello stesso tempo, questione di un attimo, dalla sinistra del portico è uscito Diletto Alfonso, quasi in concomitanza, una persona urlava di andare via. Lui si è avvicinato al tavolo mio e di mio marito. Io non avevo la forza di reagire in quel momento. Non avevo il tempo di capire cosa stava succedendo. Ero al centro della piazza. Le persone (Grande Aracri, Rondinelli e Frijo) venivano dal bar “Don Camillo” sulla sinistra rispetto al bar dove ero io.

I tre erano sulla sinistra, Diletto sulla destra. Salvatore Grande Aracri urlava. Era domenica mattina alle 11 la gente era a messa.

C’è questo clima a Brescello occhi chiusi e bocche cucite. Non ho visto poi se sono andati al bar o dove sono andati. Diletto mi spiegava con determinazione… mi disse che questi tre erano molto arrabbiati con me perché questi articoli di giornali non gli erano piaciuti. Per poter ritornare a com’era prima il paese avrei dovuto contattare i giornalisti della stampa locale e altri per smentire quello che avevo detto.

PM: Diletto non le ha rimproverato che ha espresso…

Silva: Sì, avrei dovuto comunicare tassativamente che non era vero niente. In questo modo, diceva, avrebbero così avuto la certezza che non ero stata io a dare queste informazioni ai giornalisti. Un quarto d’ora dopo Diletto ci ha seguito fino alla macchina, invitandomi più volte di scrivere sul giornale. Mi sono rifiutata completamente. E lui mi disse che sarei stata responsabile di come sarebbero finite le cose.

Qualsiasi cosa fosse successa sarebbe stata sotto la mia responsabilità.

Diletto non ha urlato, avrebbe attirato l’attenzione delle persone. Ma la voce l’ho ben presente, non è un episodio a cui una persona è abituata. Era una voce pacata e determinata, convinta che mi avrebbe portata al suo intento.

 

PM: lei ha detto che ha rifiutato ciò che Diletto le chiedeva, Diletto si è poi allontanato senza alcun rancore?

Silva: Nel senso che era convinto che con le sue parole io cedessi. Probabilmente si aspettavano che di lì a qualche giorno uscisse l’articolo. Io ho detto tassativamente no.

PM: successivamente a questo colloquio con i tre e con Diletto ci sono stati altri incontri?

 Avevo la sede (della Lega) in via Cavallotti a Brescello, ricordo un episodio dove mi dissero il 7 di luglio uno degli imputati mi disse che me l’avrebbe fatta pagare cara “mio papà te la farà pagare cara”.

PM: cosa ricorda di questa giornata di luglio, chi erano queste persone o questa persona, qual’era il contesto?

Silva: Stavo andando alla sede della Lega. Queste minacce non solo in questo episodio sono state fatte perché non ho fatto quello che mi era stato imposto.

PM: ha parlato del luglio 2010?

Silva: Mi è stato detto “quando viene fuori il boss te la farà pagare cara”… non ricordo chi era. Era il periodo dell’estate… 2009 scusate. Dopo il colloquio con Diletto.

Parcheggiavo la macchina e mi si avvicinavano persone che non conoscevo “stai rompendo le balle” e poi se ne andavano…. Erano sui 40/45 anni persone che nel paese non avevo mai viste.

PM: da Diletto e Salvatore Grande Aracri non ha avuto più minacce dopo quell’episodio?

Silva: No

PM: poi ha indicato Rondinelli e Frijo, da questi due ha avuto ulteriori minacce?

Silva: Da Rondinelli no, dall’altro sì, ogni volta che andavo in piazza mi faceva segno che mi tagliava il collo. Dal 2009 in poi… un susseguirsi.

Giudice: le chiedo uno sforzo di memoria, se riesce a collocare temporalmente

Silva: Anche nel 2010… era una domenica dove Rondinelli Carmine in via Roma mi fece il segno di tagliarmi il collo. Ero da sola. Questi soggetti sono sempre in quello stesso bar.

PM: risponda con precisione, le ho chiesto in che occasione Rondinelli Carmine si è avvicinato

Silva: Anche senza avvicinarsi. E’ successo sempre in piazza. Abito a Sorbolo Levante, mi reco in piazza la domenica mattina a prendere il giornale, in quel periodo Rondinelli Carmine mi faceva il gesto.

PM: non ha mai avuto qualcuno che avesse visto questi episodi di minacce?

Silva: Sono episodi che sono sempre stati denunciati

PM: dagli altri imputati Girolamo ha avuto minacce? Da Frijo?

Silva: L’avevo visto alcune volte, di fianco a queste persone, quando parliamo di andare al bar loro sono sempre insieme, se questo soggetto mi faceva segno che mi tagliava il collo e questo mi guardava guardandomi negli occhi.

PM: quando è stata sentita alla Digos ha dichiarato “si sono susseguiti diversi episodi, ma in assenza di testimoni diretti, gli autori sempre questi soggetti “. Parla di un giovane di 25 anni di nome Francesco.

Silva: Non ricordo il cognome, era un conoscente di Francesco Benaglia,ma non so chi sia. Questa persona non l’ho più vista.

Giudice: prima ha detto che Rondinelli Carmine e poi il figlio Girolamo non facevano nulla…

Silva: L’episodio quando c’era anche mio marito c’era una persona a fianco. Altri episodi dove loro dicevano queste cose. Non avevo testimoni.

Giudice: chi proferiva queste parole?

Silva: C’erano Rondinelli Girolamo e Frijo. “Ti incaprettiamo leghista di merda!”. Io non mi fermavo e proseguivo.

Giudice: il periodo?

Silva: Durante il 2010. Anche nel 2011… continuano ancora…

PM: queste minacce verbali lei riesce a riferirle a una persona o a più persone? Non sa a chi attribuirle dei tre, ma la voce era sempre la stessa?

Silva: No, voci diverse. Se la domenica passavo uno mi diceva leghista di merda, la domenica dopo parlava qualcun altro. Non parlavano contemporaneamente. Non mi sono mai nascosta, la voce c’è. Erano sempre insieme.

PM: ha detto del taglio della gola, il gesto l’ha visto? Chi l’ha fatto?

Rondinelli Carmine, questo gesto sì, diverse volte. Gli episodi sono stati tanti.

PM: ha subito altri episodi di minacce?

Silva: Sì, tutt’ora. Hanno cercato di mettermi in un furgone, ho trovato un proiettile davanti a casa. Credo nel  2012.

PM: sempre da parte di ignoti?

Silva: Sì non ho visto. Poi il bigliettino con la bara da morto, nella buca di casa, sempre in quel periodo 2011/2012. La bara era disegnata di verde. Era un fogliettino bianco senza busta.

PM: nel verbale ha detto “un giorno imprecisato nel mese di dicembre 2009 nel ritirare la posta ho visto una busta bianca e all’interno un foglio bianco A4 piegato con il disegno di una bara con la penna nera con il simbolo di una croce”. Questo episodio lo riferisce nel 2009, una busta che conteneva una bara con il simbolo una croce.

Silva: Sì è questo episodio.

PM: non è stata identificata?

Silva: No. Poi mi hanno bruciato la bandiera davanti a casa, nel periodo estivo, avevo il fieno di fianco a casa, se non fossimo stati a casa avrebbe preso fuoco. Mandai a chiamare le forze dell’ordine da Luzzara… maggio 2012 credo.

PM: in alcuni di questi episodi si è trovata vicina ad altre persone che ha indicato ai Carabinieri e alla Polizia di Stato come testimoni.

Silva: Fui contatta dalla signora Garotti Valeria che mi raccontava che anche lei aveva subito diverse minacce, ma è stato un labirinto poter denunciare. Quando è successo il primo episodio dovetti fare quattro caserme perché veniva attribuito come fatto politico, nessuno prendeva in considerazione la realtà dei fatti.

PM: si ricorda di essere andata nel maggio del 2010 dai Carabinieri di Reggio, dal maggiore Boccia?

Silva: Sì, finalmente! Ho riferito tante cose al maggiore… tutte queste minacce. Prima mandammo diverse raccomandate ai responsabili dei vari comandi. Andammo dal colonnello Fighera che ci mise in contatto con il comandante Boccia.

PM: in questa occasione ha denunciato un ulteriore episodio?

Silva: Era la domenica delle comunioni, Rondinelli Carmine vedendomi in via Roma mi fece una minaccia “ti ammazzo, ti faccio fuori” le frasi erano sempre quelle. Era aprile non so se cresime o comunioni, era mezzogiorno… c’era qualcosa in chiesa.

PM: lei dice: “il 2 maggio 2010 fra le 12 e le 12.10 ho incrociato Rondinelli Carmine e ha detto questa cosa”. Era sola?

Silva: Stavamo camminando tutti raggruppati, stavo parlando con mio marito, stavo facendo vedere al maggiore Gregori il paese. C’era il maggiore Gregori, la moglie, mi sembra il cognato. Si camminava. Rondinelli era accanto alla macchina, alzando gli occhi mi ha visto, era davanti alla casa di sua figlia.

PM: questa minaccia è stata sentita?

Silva: Non glielo so dire… io mi sono spaventata, anche davanti a queste persone…

PM: al maggiore non ha chiesto?

Silva: Il maggiore Gregori era dietro rispetto a me, ma gliel’ho riferita. Lui mi disse di procedere come avevo sempre fatto, lui conosceva la mia storia.

PM: lei dice: “incrociando Rondinelli lui ha detto "ti ammazzo", tale frase è stata sentita dal maggiore che è rimasto sorpreso. Nella circostanza erano presenti altri conoscenti ma erano rimasti indietro e non avevano sentito”. Lei distingue la posizione di Gregori rispetto agli altri. Gregori ha sentito, partecipato e commentato. Ricorda se Gregori ha sentito?

Silva: Sì… ho riferito il fatto degli altri episodi, lui aveva sentito parlare e aveva capito che c’era una frase di minaccia, aveva sentito la frase.

Giudice: sentiremo il testimone. Se non ci sono altre domande lascerei la parola alla parte civile.

 

Avv. Vinci: ha parlato di Rondinelli Girolamo e Frijo. Le chiedo se hanno proferito direttamente loro una frase e se quando gli altri parlavano erano indifferenti o se mimavano o gesticolavano. A che distanza erano, se erano semplici accompagnatori o no. Come si comportavano gli altri.

Silva: Queste persone sono sempre in questo bar, questi ti guardano ti dicono queste parole, ti fanno segno…  ma non stai a guardare quello che fa quello di fianco, vai avanti… non mi sono mai fermata.

Avv. Vinci: le chiedo se fino ad oggi ha ricevuto minacce anche telefoniche, danneggiamenti? O se quella parte si riferisce al 2009/2010, se è andata avanti una intimidazione

Silva: Non sono finite queste minacce, l’ultima è stata denunciata nel 2017.

Avv. Vinci: c’è stato un anno in cui non ha fatto denunce?

Silva: No tutti gli anni.

Avv. Vinci: le chiedo se prima di quell’episodio ha avuto rapporti con le forze dell’ordine, con il comando provinciale della DDA di Bologna e se da quel momento ci sono stati rapporti e se durano.

Silva: Prima del 2009 non c’erano rapporti… Dal 2009 al 2017 è un costante, sono spesso dai carabinieri a Brescello, la mia vita è così.

 

CONTROESAME DI CATIA SILVA

AVVOCATO SIVELLI IN DIFESA DI DILETTO ALFONSO

AVV: partirei dalla vicenda iniziale, se questa storia nasce dal 2009 dalle elezioni. Non ho capito: Dall’Aglio era capolista di Forza Brescello. Era appartenente a Forza Italia?

Silva:

AVV: anche Benaglia?

Silva:

AVV: chiedevano questa collaborazione?

Silva: Inizialmente Dall’Aglio era segretario di Forza Italia di sezione. Il segretario provinciale lo invitò a disdire, di ritirare quei nomi nella lista. Lui invece non volendo ritirarli decise di formare una lista sua, venne buttato fuori dal partito e misero come candidato Benaglia. Dall’Aglio quando formò la seconda lista era stato cacciato fuori.

AVV: viaggiavano insieme Lega e Forza Italia?

Silva: Sì, sono decisioni prese dall’alto.

AVV: Dall’Aglio all’interno di questa coalizione, fa questa proposta e c’è una scissione?

Silva:

AVV: chi c’era nella lista che non le piaceva?

Silva: Diletto… lui mi fece 3 o 4 nominativi… già questi nomi non mi piacevano. Diletto, la figlia e una ragazza che lavorava con lui che era la fidanzata di uno dei figli di questo Domenico Camposano…

AVV: si parte dall’articolo de “Il Giornale” che non fa il suo nome?

Silva: Il primo articolo fu “L’Informazione”

AVV: chiedo di produrre agli atti gli articoli: noi ne abbiamo solo due.

AVV: il primo articolo è un attacco alla gestione del sindaco di Brescello? In quello de L’Informazione c’è un chiaro riferimento a lei, mi è parso di capire che vi era un dubbio, se era lei la fonte. “Non è vero che in giro si diceva che ero stata io, si sapeva”.

Silva: Esco sul Giornale, ma non in specifico. Il Giornale dice che finalmente escono le cose, ma non dice che ero stata io. Mi invitano a smentire che non è vero quello che c’è scritto. Loro hanno la certezza ma vogliono la conferma da me.

Giudice: l’episodio è successivo a tutti e due gli articoli?

Silva:

AVV: lei ha detto che Diletto interviene quando allontana le persone e poi si siede con lei?

Silva: Ha riferito una circostanza diversa… Lui mi invitò tassativamente a comunicare ai giornali che non era vero questa cosa

AVV: lei ha riferito: “è arrivato Diletto Alfonso il quale è intervenuto a mia difesa facendo allontanare gli altri"

Silva: Lo confermo, però… non mi aggredì, ma allontanò queste persone…

AVV: lei ha detto “non so cosa ha detto Diletto a Grande Aracri perché ha parlato in calabrese”

Silva: Diletto si è seduto vicino a me e con modi garbati mi ha fatto presente che quanto accaduto era causato dagli articoli e perciò mi invitava a fare un articolo sui giornali dicendo che non corrispondeva alla verità.

AVV: Con Diletto ha mai avuto dei problemi?

Silva: Non lo conoscevo…

Giudice: non aggiunga, risponda alla domanda

Silva: Io ho avuto una attività a Brescello come studio fotografico, non avevo mai avuto problemi prima.

AVV: quando viene interrogata dichiara che alcuni esponenti sono stati alcuni anni in galera, fra cui anche Camposano e Alfonso, con questi ultimi non ha avuto problemi?

Silva: Prima.

Giudice: non c’è il contrasto, vada avanti.

AVV: “in modo molto educato mi chiedeva se poteva accomodarsi e mi diceva di smentire"

Silva: Avrebbe potuto avere un atteggiamento diverso per attirare le persone in piazza? Assolutamente no. Non sapevo qual’erano le sue intenzioni, mi ha specificato la motivazione per cui queste persone si sono presentate con queste minacce, se io avessi detto che non era vero nulla, non sarebbe successo niente. Feci la prima denuncia alla Digos… quando vai alla caserma del tuo paese… sono andata alla caserma dei carabinieri di Brescello… una volta, poi mi è stato detto… precisiamo che le denunce possono prenderle solo le persone graduate, ci sono andata il giorno dopo dal comandante Airini.

AVV: venne verbalizzata?

Silva: No

AVV: fu lei a non volerlo?

Silva: Assolutamente no, lui disse che era una questione politica e non stilò il verbale!

AVV: si è rifiutato?

Silva: Sì. Poi passai a un’altra caserma, dieci giorni dopo, quella di Boretto

AVV: con chi parlò?

Silva: Con un carabiniere che ci disse di andare a Brescello. Io andai a Gualtieri e non riuscii a fare la denuncia neanche lì

AVV: da lì si arrende?

Silva: No, nel frattempo parlo con i mie referenti politici. Questo referente avrebbe fatto da tramite e si pensò di andare alla Digos. Ci andammo dopo grazie all’onorevole Alessandri.

AVV: lei sporge le dichiarazioni a Reggio Emilia il 24 aprile del 2010?

Silva: All’epoca quando lui (Airini) mi disse che teneva monitorata la questione io mi fidavo. All’epoca..., poi no.

AVV: si ricorda se il giorno prima andò dai carabinieri al comando provinciale?

Silva: Con l’onorevole Alessandri a Reggio Emilia

AVV: risulta che il 23 aprile lei si recò al comando provinciale

Silva: In quel momento in cui andammo dall’onorevole, lui aveva un appuntamento con i Carabinieri, col comandante Fighera.L’onorevole spiegò la situazione fin quando il colonnello decise di farci mettere in contatto con Boccia.

AVV: il comandante le disse “dobbiamo verbalizzare” e lei si rifiutò?

Silva: Forse perché non avevo il mio avvocato con me, ma la denuncia poi la feci

AVV: da quanto tempo conosceva Diletto?

Silva: Sarà una persona che posso aver visto, ma contatti con lui no

AVV: telefonate?

Silva: Non lo so, ho avuto la mia attività come fotografa, ho fotografato tutti questi ragazzi, può esserci stata una telefonata

AVV: lei aveva questo numero di telefono (xxx) ?

Silva:

AVV: esclude che vi siano stati contatti telefonici prima? Conosce la signora Piccolo Annamaria?

Silva: Mi dice qualcosa…

AVV: forse era nella lista ….

Silva: Forse… allora durante la campagna…

Giudice: la conosce?

Silva: No… posso ricordare che quando mi fu presentata questa lista e mi rifiutati, il numero lo avevano, fui contattata da alcune persone per disdire la cosa

AVV: non è mai andato con Diletto da Benaglia?

Silva: Con Diletto??? No, sono andata a casa di Benaglia.

AVV: Piccolo Annamaria ha avuto un incidente e lei l’ha soccorsa e chiese il numero di telefono di Diletto?

Silva: Assolutamente no!

 

AVVOCATO RANIERI IN DIFESA DI GRANDE ARACRI SALVATORE

AVV.: lei ha mai incontrato Salvatore Grande Aracri?

Silva: Sono andati a scuola con mio figlio e ho fatto la fotografa

AVV: conosce qualche altro della famiglia Grande Aracri?

Silva: Li conoscevo per la mia attività

AVV: aveva dei rapporti?

Silva: No

AVV: prima delle elezioni del 2009 ha mai preso posizione contro infiltrazioni mafiose nel paese di Brescello?

Silva: Purtroppo ci furono certi episodi dove si sentivano queste situazioni di questi soggetti e noi in paese ..

AVV: ho fatto una domanda precisa, ha preso posizione?

Silva: Qualche anno prima sì

Giudice: pubblica?

Silva: No

AVV: lei nell’episodio della domenica dov’era?

Silva: Quello sulla sinistra di fronte alla strada principale, sotto il portico dove c’è il Banco S. Geminiano

AVV: senza nessuna scusa venne Grande Aracri Salvatore a minacciarla?

Silva: Erano in tre, c’era Frijo e Rondinelli Girolamo

AVV: c’erano altri?

Silva: Vidi solo questi tre, arrivarono camminando insieme, in fila, Salvatore in mezzo. Parlò soltanto Salvatore

AVV: le contesto quanto detto, si erano presentate 5 persone di cui 3 in disparte e due, Rondinelli e Salvatore, si avvicinavano.

Silva: Erano spettatori, non li presi mai in considerazione

AVV: le dico che erano 5…

Giudice: ha specificato

AVV: cosa le dissero?

Silva: "Ti mettiamo la canna in bocca e neanche tuo figlio ti può difendere"

AVV: chi intervenne?

Silva: Diletto

AVV: lo conosceva?

Silva: Essendo stata fotografa per 20 anni non posso dire che non potevo non conoscerlo, ma da lì ad avere rapporti...

Giudice: lo ha già detto, se vuole faccia la contestazione

AVV: disse "si avvicinò Diletto soggetto che conosco da 20 anni"

Silva: A Brescello ci si conosce tutti, se abitavo lì da 40 anni come faccio a dire che non lo conosco! Diverso è dire che lo frequentavo, ero l’unica fotografa del paese!

AVV: quando denunciò questo episodio?

Silva: Uno o due giorni dopo non ricordo di preciso… a Brescello,

AVV: da Airini?

Silva: L’unico che poteva prendere la denuncia! (in quanto graduato)

AVV: quando fu sentita dai Carabinieri di Reggio Emilia, lei disse: "ho telefonato ad Airini raggiungendolo sul cellulare e gli raccontai cosa fosse accaduto e il maresciallo mi disse che non mi dovevo preoccupare perché erano persone di basso calibro"

Silva: Prima telefonai e poi andai

AVV: i Carabinieri hanno omesso di scrivere?

Silva: perché non erano cose importanti...

AVV: quante volte è andata alla caserma di Brescello?

Silva: Non più… non ricordo poi mi affidai... dopo 4 caserme… rimasi colpita dal fatto… poi andammo a Reggio.

AVV: lei ha detto “dopo alcuni giorni o forse una settimana sono andata in caserma per altri motivi e si parlò con Airini del fatto e il maresciallo mi disse sempre le stesse cose che non era cosa di fare denuncia”

Giudice: ha già riferito su questo punto, sono passati parecchi anni, possono esserci carenze di ricordi, dobbiamo continuare su questo punto perché lo ritiene importante? Magari può chiedere di altre circostanze...

AVV: l’ha turbata questo fatto?

Silva: Certo che mi ha turbata!

AVV: lei telefonò?

Silva: Era domenica le caserme possono essere chiuse…

AVV: perché non è andata in caserma se l’ha turbata?

Giudice: ha già riferito, si è recata il giorno successivo

AVV: mi riferisco al fatto “mio padre esce a luglio”

Silva: Andando ad aprire la sede della Lega dovevo tirare su la serranda, questa persona mi disse “vedrai quando esce il 7di luglio vedrai cosa succederà”

AVV: lo conosceva Ruggiero?

Silva: Non ricordo

AVV: lei disse "mercoledì scorso alle ore 19 dopo essere rientrata sono stata avvicinata da un soggetto di sesso maschile che conosco di viso ma non conosco il nome. Disse: vedrai cosa succederà quando Grande Aracri uscirà dal carcere a fine luglio!”

Giudice: non vedo… non costituisce neanche soggetto dei capi di imputazione…. Ha fatto riferimento al fatto che non ha individuato questa persona

AVV: se rimane che è il figlio di Grande Aracri devo preoccuparmi

Giudice: se ha fatto riferimento al padre o meno...

AVV: conferma quello che ha detto ai Carabinieri all’epoca?

Silva: Sì sono passati degli anni non posso ricordare tutto

Giudice: non costituisce capo di imputazione a Grande Aracri Salvatore

AVV: mi riferisco all’episodio della busta con all’interno il foglietto, lo datiamo nel…?

Silva: Non ricordo

AVV: dopo il fatto di GA?

Silva: Dopo

AVV: ottobre 2009. Di questo episodio lei chi ne fa partecipe a chi lo racconta?

Silva: Telefonai in caserma a Brescello, fidandomi della persona che mi avrebbe dovuto tutelare, lui mi invitò a buttarlo via perché non aveva rilevanza.

AVV: l’ha conservato?

Silva: Purtroppo no, mi fidavo, l’ho buttato via, mi disse di non preoccuparmi…

AVV: ci è andata in caserma?

Silva: Ho telefonato

AVV: rimase scossa da questo episodio?

Silva: Molto, non ero abituata a queste situazioni, ma pensavo di essere appoggiata, pensavo all’arrabbiatura politica, mi ero spaventata

AVV: lei disse con i Carabinieri di Reggio Emilia "in un primo momento abbiamo pensato a uno scherzo cosa che penso ancora adesso"

Silva: Può essere uno scherzo…

AVV: io leggo quello ha dichiarato

Giudice: la disse questa frase?

Silva: Non ricordo di averlo detto…

AVV: lei dice "dopo questo episodio, ho iniziato a prestare maggiore attenzione a quanto accadeva a Brescello". Cosa accadeva?

Silva: C'era un clima a cui non si era abituati, questi atteggiamenti..., queste persone che ti dicevano "ti incaprettiamo", il segno che ti tagliamo la gola, non era più la Brescello che conoscevo...

AVV: perché non andò a denunciare?

Silva: Ancora…! mi dissero sempre che erano solo fatti politici, nient’altro

AVV: ha denunciato qualche danneggiamento?

Silva: Ho denunciato, le gomme, il vetro rotto due o tre volte, ormai ero sempre ad esporre

AVV: è stata risarcita dall’assicurazione

Silva:

AVV: si ricorda in quale caserma fece la denuncia?

Silva: No

AVV: si è mai recata a Crotone?

Silva: Certo, trent’anni fa

AVV: da chi è stta ospite

Silva: A casa di Rondinelli Carmine

AVV.: quello che l’ha minacciata?

Silva: Purtroppo sì!

AVV: conosceva di persona, è in grado di individuare Rondinelli Carmine e Rondinelli Girolamo?

Silva:

AVV.: Frijo?

Silva:

AVV: in merito all’episodio dei tre soggetti al bar, questi tre erano accanto ed erano...?

Silva: Tre: Salvatore nel mezzo, Girolamo e Frijo

AVV: le contesto la circostanza che il 24 aprile 2010, la prima volta che lo riferisce ha parlato in maniera precisa, di fatto già contestato, parlando di 5 persone. "3 a me sconosciuti, i due si sono avvicinati e solo Grande Aracri Salvatore mi ha detto con tono minaccioso “ti metto la pistola in bocca e ti ammazzo, non sarà neanche tuo figlio a poterti difendere”. Perché all’epoca non ha parlato di Frijo?

Silva: Ho sempre parlato di Frijo

AVV.: non ne ha parlato! Ha il dovere di dire la verità!

Silva: C’era lui!

AVV: come mai non l’ha riferito?

Silva: Come non l’ho riferito?

L’avvocato rilegge il verbale.

AVV: un certo Grande Aracri Salvatore, che so avere il padre in prigione, e Rondinelli Girolamo i 3 a me sconosciuti in disparte e i due si sono fatti avanti"

Giudice: c’era anche Frijo?

Silva:

Giudice: lei non riferì di Frijo come mai?

Silva: Lo conoscevo benissimo…

Giudice: all’epoca non lo disse

AVV: lei fa riferimento al cognato Frijo affermando che unitamente a Rondinelli Carmine e Girolamo e Francesco "mi hanno reiterato più volte di minacce", come mai ha riferito di queste minacce ma non della sua presenza?

Silva: Mi può essere sfuggito

AVV: non può esserle sfuggito. Nel successivo verbale le persone diventano tre, "sono sicura che fosse domenica ero seduta in piazza Matteotti con mio marito, giunsero tre soggetti, Salvatore Grande Aracri, Rondinelli Girolamo, figlio del titolare del bar e il terzo una persona che non avevo mai visto". Come mai fa riferimento al signor Frijo?

Silva: Onestamente non ricordo ma sono certa che era lui

AVV: lei ha riferito che non ebbe a sporgere denuncia il giorno precedente alle dichiarazioni rese il 23 aprile perché non era presente il suo avvocato?

Silva: Presumo

AVV: e quindi? Il 24 aprile perché non ha fatto denuncia e solo dichiarazione?

Silva: Probabilmente perché mi è stato chiesta, ho fatto quello che mi dice il comandante

Giudice: direi che è stato più che approfondito

Silva: Ho fatto sempre quello che mi è stato consigliato di fare.

AVV: le contesto come riferimento all’episodio la frase minatoria sarebbe stata proferita da Grande Aracri “ti metto la pistola in bocca”. Al collega ha parlato al plurale. Qual’era il tenore della frase, era ti metto o ti mettiamo?

Silva: Adesso ti metto, ti mettiamo.... comunque questa rivoltella doveva entrarmi in gola!

AVV: lei ha riferito di aver subito una minaccia da parte di un individuo che le avrebbe riferito “vedrai cosa succede quando esce Grande Aracri dal carcere” questo soggetto lo conosceva?

Silva: Non si è fermato, pronunciò la frase camminando

AVV: a sommaria informazione lei ha riferito "mercoledì scorso dopo essere rientrata da Bari...". Conferma che questa frase era stata proferita da un individuo non in grado di individuare?

Silva: Certo

AVV: ha riferito che era un soggetto di media statura, lei ha cercato di individuarlo?

Silva: Non è compito mio!!

Giudice: vada avanti

AVV: lei ha subito altre minacce inerenti a frasi di questo genere che facessero riferimento all’uscita dal carcere di Grande Aracri?

Silva: Da persone che erano sotto i portici, sempre gli stessi.

Giudice: queste espressioni?

Silva: Queste no

AVV: E’ emerso che è uscito come primo articolo l’articolo de "Il Giornale" e non quello de "L’Informazione" mi conferma?

Silva: Basta guardare le date ora non ricordo

AVV: lei ha riferito che questo giornalista de "L’Informazione", ha fatto seguito l’articolo del "Giornale". Quale dei due è uscito prima?

Giudice: è documentale

AVV: il primo quale è stato? Il 24 aprile ha riferito che nel settembre è stata contattata dal giornale di Milano e successivamente riferisce da L’Informazione. Le chiedo corrisponde al vero che il primo contatto fu del Giornale e poi de L’Informazione?

PM: le domande sono assolutamente irrilevanti

Silva: Lo deve chiedere al giornalista perché mi ha conttatata

Giudice: ritiriamo la domanda non è rilevante

ALTRO AVVOCATO

AVV: vorrei capire meglio se il signor Frijo abbia partecipato attivamente ad altre minacce

Silva: Lui era in compagnia di altri quando passavo per la strada. Lui parlava "Ti incaprettiamo, leghista di merda", queste frasi le dicevano in contemporanea

Giudice: in alcuni momenti era uno, in altri un altro... non riesce a distinguere?

Silva: Li distinguevo ma non mi fermavo a guardarli in faccia, loro pronunciavano queste frasi. A volte erano insieme con Grande Aracri e con Rondinelli

AVV: erano insieme?

Silva: Sempre insieme, sempre insieme, in quel bar sono a gruppetti. Se fosse stato "ti incaprettiamo, ti uccidiamo" a distanza di anni non so dire. Io passavo di fianco perché volevo dimostrare al paese che non dovevamo avere paura di questi soggetti.

AVV: ha parlato di offese insieme alle minacce? Potrebbe essere che Frijo ha detto solo una offesa?

Silva: Anche minacce

AVV: l’ha visto distintamente?

Silva:

AVV: quando?

Silva: Sempre di domenica?

AVV: come nell’episodio del bar?

Silva: Sì era lui.

 

TERMINA IL CONTROESAME DI CATIA SILVA

ENTRA IN AULA IL TENENTE COLONNELLO ADOLFO GREGORI

ten. col. Gregori: era una domenica mattina di maggio noi frequentavamo la famiglia di Catia Silva, suo figlio aveva lavorato da noi, spesso eravamo a Brescello a casa di Catia, quella domenica avevo degli ospiti, dei parenti e andammo a visitare il paese. Nel tornare presso le macchine ci stavamo incamminando. A un certo punto la Catia mi segnala una abitazione io sapevo di alcune questioni legate alla sua attività, mi segnala la presenza di un calabrese, mentre ci avvicinavamo all’abitazione dove c’era la macchina. Quando siamo passati davanti alla casa io ero vicino alla Catia io non ho fatto caso a ciò che è stato pronunciato dal soggetto ma Catia che era più vicina si gira rispondendo a tono e le ho chiesto cosa fosse successo e mi disse che aveva proferito parole minacciose nei suoi confronti. Io avevo captato ma non avevo capito anche perché non mi aspettavo una cosa del genere, di fianco a me c’era anche mio cognato che aveva sentito ma non distinto bene, Catia aveva capito e le aveva intese come una minaccia. Conoscendo altri fatti pregressi di cui era stata oggetto consigliai a Catia di fare denuncia.

PM: quando passate davanti a questo signore lo conosceva?

ten. col. Gregori:No

PM: in che posizione era?

ten. col. Gregori: Alla destra di Catia

PM: chi era più vicino?

ten. col. Gregori: La Catia, eravamo in mezzo alla strada, il signore era dall’altra parte

PM: Silva le dice vedi quella casa … quando è avvenuto lo scambio di parole?

ten. col. Gregori: Quando siamo passati di fianco alla macchina

PM: quindi aveva abbassata l’attenzione?

ten. col. Gregori: Sì. Io le suggerii di fare una denuncia perché era uno dei tanti episodi e lo ritenni opportuno

PM: c’era un’altra persona?

ten. col. Gregori: Mio cognato. lo senti parlare ma non capì cosa fu detto. Io non capii, non erano parole dette gridando

PM: lei dice alla mia richiesta Catia mi disse che erano minacce di morte pronunciate in calabrese, Catia Silva conosce il calabrese?

ten. col. Gregori: Magari non aveva capito cosa le era stato detto, magari una minaccia di morte in calabrese la capisce

PM: queste minacce a Catia Silva: aveva avuto notizia circostanziate di queste minacce?

ten. col. Gregori: Sì. Ci vedevamo spesso e lei mi informava sempre.

PM: ricorda qualcuna di queste?

ten. col. Gregori: Questioni nelle quali qualcuno le aveva fatto il gesto di sgozzarla, un altro fatto che riguardava un’amica di Catia, Valeria, oggetto di minaccce, vari episodi

PM: ha fatto anche dei nomi?

ten. col. Gregori: Probabile, ma i nomi non li ricordo, lavoravo al RIS di Parma, la nostra attività non è collegata a quella del territorio. Ricordo Grande Aracri come famiglia principale

PM: nel 2010 ha detto "tra questi ricordo uno in particolare, il figlio di Grande Aracri, un altro episodio: un foglio nella sua macchina con la data di scarcerazione di Grande Aracri, e un ennesimo episodio nel 2010 verificatosi nella piazza dove le facevano il gesto di sgozzarla. Parlò di Francesco Grande Aracri.

ten. col. Gregori: Esatto

PM: il primo lo ascrive al figlio di Grande Aracri "quando suo padre sarebbe uscito…"

ten. col. Gregori: Sì, poi la invitai a sporgere denuncia

AVV. di parte civile: lei ha riferito dei problemi col maresciallo Airini?

ten. col. Gregori: Confermo. Lei andava a presentare denuncia o a lamentare episodi e non venivano mai prese le denunce

 

CONTROESAME DEL TENENTE COLONNELLO ADOLFO GREGORI

AVV: la minaccia letterale le è stata riferita?

ten. col. Gregori: Letterale non ricordo, minacce di morte

AVV: "lei mi riferì che aveva sentito una minaccia nei suoi confronti", la minaccia non la disse?

ten. col. Gregori: Se l’ha detto non la ricordavo

ALTRO AVVOCATO

AVV: ricorda la risposta di Catia?

ten. col. Gregori: No

AVV: ha detto che il soggetto stava caricando qualcosa in macchina, cosa stava facendo?

ten. col. Gregori: Era una persona anziana sui 65/70 anni forse stava caricando un bambino, un nipote, aveva aperto lo sportello posteriore dell’auto

AVV: ha visto il gesto?

ten. col. Gregori: Non è quella l’occasione del gesto

 

TERMINA IL CONTROESAME DEL TESTE, TENENTE COLONNELLO GREGORI

​ENTRA IN AULA IL TESTE, MORI ANTONIO (coniuge di Catia Silva)

 

PM: le chiedo di riferire di una circostanza in cui era in compagnia di sua moglie in piazza

Mori: Eravamo in piazza io e mia moglie, mia moglie seduta e io in piedi, ai bordi della piazza, era su una sedia vicina a un tavolino, conversava con una persona che aveva gli occhiali scuri, un maschio, che non conosco, a un certo punto si sono avvicinati tre persone che ci hanno minacciato dicendo che “ti metto la pistola in bocca che neanche tuo figlio ti potrà salare”

PM: le conosceva?

Mori: In parte sì, non che siano mie amiche... La piazza la frequento poco, mio figlio non è dello stesso anno di queste persone, ma in realtà ci sono due/tre anni di differenza… uno Rondinelli Girolamo e l'altro Salvatore Grande Aracri

PM: la terza persona?

Mori: Frijo, non so il nome

PM: c’è una terza persona con la quale sta conversando… chi è questa persona?

Mori:Non la conosco… nel frattempo si era avvicinato Diletto

PM: restiamo a questa persona chi era?

Mori:Non la conosco…. Per non sbagliarmi…. Aveva gli occhiali a specchio.

PM: stava consumando con voi?

Mori: Stava conversando con noi, ma non la conosco

PM: questa persona era a conoscenza di sua moglie?

Mori:

PM: queste persone che si avvicinano che ha indicato per Rondinelli Girolamo, Grande Aracri Salvatore e Frijio. Su Rondinelli Girolamo "ci frequentavamo a suo tempo perché la sorella spesso e volentieri teneva mio figlio quando mia moglie faceva la fotografa". E' certo della identità di questa persona?

Mori:

PM: Grande Aracri Salvatore?

Mori: Non so se erano coetanei, mi sono sempre fatto i fatti miei

PM: la terza persona, Frijio era coetanea con gli altri due?

Mori: Penso più vecchia

PM: molto più vecchia?

Mori: Mi perdoni… non vado a chiedere la carta di identità, per me era più vecchia!

PM: quando parlò con i Carabinieri lei disse che il terzo era il signor Diletto che è nato nel 67

Mori: Uno: dai Carabineri non ci sono mai andato!!

Il PM mostra il verbale del 16 gennaio 2012

Mori: E’ una calligrafia simile alla mia

PM: il cancelliere verbalizzi!

Giudice: lei si rende conto della situazione in cui ci troviamo… questo verbale lo disconosce, siamo in un processo, non stiamo scherzando, non voglio commenti. Mostrate nuovamente il verbale!

Il teste riguarda il verbale

Giudice: diamo atto che il sig. Mori DISCONOSCE il verbale redatto alla stazione di Brescello del 16 gennaio 2012 dal maresciallo Airini.

PM: lei esclude di essere stato invitato alla stazione di Brescello per una richiesta di informazioni?

Mori: La mia risposta gliel’ho già data tre volte. No. Non ci sono mai andato. Punto.

PM: la invito ad usare un tono diverso! ... Queste tre persone si sono avvicinate e cosa è successo?

Mori: Mentre Catia e questo signore con gli occhiali a specchio erano a tavolino insieme si sono avvicinate a noi, hanno ascoltato la conversazione e hanno fatto la minaccia. Mio figlio è dell’arma, sapevano a cosa andavano incontro, sapevano che mio figlio essendo dell’arma poteva magari tutelarla. Lo disse Salvatore Grande Aracri.

PM: dopo cosa è successo?

Mori: Un attimo prima che lui dicesse, si era avvicinato Diletto, prima. Ci sono tre tavolini. Uno è composto da mia moglie e questo signore con gli occhiali a specchio, le tre persone e nel frattempo arriva Diletto e ascolta il dialogo che si era impostato nel momento e dopo questa affermazione di Salvatore Grande Aracri questo disse “chiedigli scusa” questo disse “scusa” ma la minaccia era avvenuta.

PM: dopo che Grande Aracri Salvatore fece questa minaccia ci fu un momento di discussione fra di voi?

Mori: Io ho ascoltato, era Catia che parlava. Si parlava di cose del paese. La persona con gli occhiali, mia moglie, io, Diletto, Salvatore Grande Aracri, Rondinelli, Frijio. Questo era il gruppo. E dopo questa minaccia che fu Salvatore a dirla, quando Diletto disse chiedi scusa, automaticamente si parlò anche che doveva la Catia ritrattare sull’argomento che era stato scritto il giorno precedente sul giornale. Lo chiese il Diletto, che doveva smentire.

PM: quando comincia questa parte i cutresi se ne erano andati?

Mori: Dopo la minaccia il gruppetto si dileguò e fummo accompagnati dal Diletto alla macchina ripetendo per più volte che lei doveva smentire l’articolo uscito il giorno precedente.

PM: ha assistito a questa parte della conversazione? Come l’ha intesa, in modo garbato, sereno?

Mori: Era garbato, erano le minacce ad essere aspre. Erano le 12.30/40 le persone che si affacciano sulla piazza se sentono urlare giustamente vengono alla finestra per vedere cosa succede, il tono di Diletto era tranquillo, perché tutto potesse andare a buon fine, ci accompagnò fino alla macchina ripetendo all’infinito la stessa cosa.

PM: il senso era che avrebbe dovuto smentire gli articoli? Questo?

Mori:

PM: aggiunse una condizione?

Mori: Diciamo che se lo faceva sarebbe stato meglio, ma sempre in un modo pacato

PM: sua moglie ha detto che queste persone erano presenti nella piazza e Diletto sarebbe arrivato da un porticato quando ha visto che Salvatore si era avvicinato alla moglie.  Che poi ha rimbrottato questi tre e poi Diletto si è fermato.

Mori: Diletto è stato l’ultimo ad unirsi al gruppetto, poi il trio si allontanò e lui ci accompagnò alla macchina, nel tragitto riferì in modo garbato ma costante queste cose. E disse è preferibile che lei lo faccia.

PM: lei di queste vicende di sua moglie è a conoscenza?

Mori:

PM: le ha sentite da sua moglie, è stato testimone di alcune vicende?

Mori: Quando noi andavamo in piazza, perché mia moglie aveva paura, erano una costante le minacce

PM: da parte di chi?

Mori: Una volta andammo alla fiera di Sorbolo e insieme ad Adolfo (ndr: il ten. col. Gregori sentito poc'anzi) ci recammo in paese a Brescello era un nostro amico con cui avevamo pranzato insieme, Gregori. Volevamo fargli vedere il comune di Brescello per Don Camillo e Peppone e anche lì successe la solita minaccia… noi siamo quasi costantemente..., ci fanno sempre degli sgarbi, qualcuno fa “BUM”,a volte fanno i gesti delle mani passando sotto il mento da destra a sinistra.

PM: sono persone che conosce, sa dare un volto?

Mori: C’era il padre di Rondinelli, Carmine, che costantemente quando passava in piazza continuava nella sua andatura un po’ strana, perché ha dei problemi fisici, il fatto di passare la mano da sinistra a destra sotto il mento…

PM: a proposito di questi episodi lei ha assistito?

Mori: Ho assistito, ero a suo fianco, di Gregori, stavo conversando o ero distratto, lui è riuscito a sentire, io no. Quando andiamo in piazza è una costante...

PM: Gregori cosa ha sentito?

Mori: Consulti Gregori, io non ricordo, non ho sentito, sebbene eravamo a fianco.

PM: Gregori dice che non l’ha sentita, lei dice che ha sentito, è un ricordo che ha oggi?

Mori: Io non ho sentito, non lo so

 

AVVOCATO DELLA PARTE CIVILE

AVV: è mai stato sentito dai Carabinieri di Brescello per i fatti riguardanti sua moglie?

Mori: No

AVV: è mai andato alla stazione di Brescello per sporgere denuncia nei confronti di sua sorella?

Mori:

AVV: è a conoscenza degli atti vandalici subiti da sua moglie?

Mori: Sì, la prima: più foglietti con il disegno della bara nella buca delle lettere, un proiettile, poi ci hanno bruciato la bandiera

AVV: nell’anno 2009/2010 sua moglie le riferì di minacce ricevute, lei ha detto che più volte è stato presente, ce le può descrivere, cosa succedeva la domenica mattina?

Mori: Parcheggiavamo la macchina all’inizio del viale di Brescello e ci si incamminava verso la piazza, passando dal primo bar, siamo stati spesso… facevano segni strani, non conoscevo questi soggetti, spesso passavamo di lì, nel gruppo usciva un “BUM” come una bomba un proiettile, ma non si capiva chi fosse stato

 

CONTROESAME DI ANTONIO MORI

AVVOCATO COLORRO IN DIFESA DI RONDINELLI GIROLAMO E RONDINELLI CARMINE

AVV.:  tornando all’episodio dell’ottobre del 2009 a un certo punto lei ha detto "dopo la minaccia i tre si dileguano e poco prima Diletto aveva detto a Salvatore di chiedere scusa", ci spieghi questo passaggio

Mori: Dopo la minaccia Diletto disse di chiedere scusa, lui lo fece e poi se ne andarono. Disse a Salvatore, cosa hai detto cosa hai fatto, stai zitto.

 

ALTRO AVVOCATO

AVV.: lei è tuttora in contatto con Catia Silva?

Mori: Sono ufficialmente coniugato

AVV: può spiegare com’eravate disposti?

Mori: Il tavolino, l’uomo e mia moglie seduti io in piedi, tre persone in piedi, il Diletto prima in piedi e poi si è seduto

AVV: le tre persone stavano conversando?

Mori: Stavano conversando

AVV: di cosa parlavano

Mori: Credo fosse collegato all’articolo del giorno precedente, parlavano di un bar che era stato chiuso, e aveva esposto all’esterno "chiuso per mafia"

AVV: I tre si misero a parlare di questo argomento?

Mori: Penso di sì, poi la cosa si surriscaldò. Si parlava del bar Don Camillo e del cartello "chiuso per mafia" e si collegava l’articolo del giorno precedente.

AVV: lei ha detto che è andato a fare una denuncia nei confronti della sorella, sono fatti personali?

Mori: Fatti personali, eredità. Mio padre muore nel settembre del 2010, con mia sorella non abbiamo grossi rapporti…

AVV: conosce un signore che si chiama Salvatore Castecchio (…) è possibile che abbia fatto questo nome al mar. Airini?

Mori: No

AVV: lei fa politica?

Mori: Mi perdoni, io feci una denuncia quando lavoravo da Malasi Valerio (…) feci un'altra denuncia…

Giudice: non deve spiegare, esula da questo fatto

Mori: Ho lavorato nell’azienda Magrein faccio consegne private ai clienti, è arrivata una persona di Brescello, lo “spagnolo” e Airini mi disse che questo viene chiamato "lo spagnolo". Dovevo portare la sacca di mais a casa sua, ma casa sua è di fianco a Marmi Musa, che è del babbo di Grande Aracri e io dissi "io non la porto neanche se mi licenziate, io in quella zona non ci vado". Sono andato a fare la denuncia di questo fatto da Airini

AVV: le ho chiesto se faceva politica attiva

Mori: Sono iscritto alla lega del comune di Brescello

AVV: era a conoscenza dei fatti, collaborava con sua moglie?

Mori: Indirettamente, era lei che svolgeva la normale routine.

AVV: problemi delle liste di Dall’Aglio era a conoscenza?

Mori: Sapevo che Dall’Aglio si era presentato a casa nostra con una lista civica e che recava all’interno della lista la figlia di Diletto e quindi mia moglie disse che non sarebbe venuta in questa lista perché c’erano persone non gradite alla sua persona.

AVV: Dall’Aglio è dello stesso partito di Benaglia?

Mori: Si, Forza Italia

AVV: vengono presentate due liste diverse?

Mori: Era una lista civica

 

ALTRO AVVOCATO

AVV: Torno sulla minaccia… che ora era?

Mori: 12.30/13.00 prossima al pranzo

AVV: il tono della minaccia, alto basso, si poteva sentire a una certa distanza?

Mori: Il tono era pacato e tranquillo, le parole incisive

AVV: lei disse "Diletto chiese a Grande Aracri di scusarsi"

Mori: Ad entrambi

AVV: l’altro chi era?

Mori: Rondinelli Girolamo

AVV: a entrambi chiese di scusarsi ed entrambi lo fecero?

Mori:

AVV: poi andarono via?

PM: si limiti al controesame, sta ripetendo l’esame

AVV: l’uomo con gli occhiali a specchio andò via?

Mori: Fu l’ultimo… poi Diletto ci accompagnò

AVV: anche questo con gli occhiali?

Mori: No

AVV: lei parlò un proiettile NATO?

Mori: Sì lo trovai io

AVV: conosce Zacchi Severino?

Mori:

AVV: che è morto… non è che è arrivato questo proiettile a Zacchi?

Mori: A entrambi

AVV: lei dice "sono stato nella caserma dei Carabinieri di Brescello, una volta per mia sorella, una volta per la sacca di mais". Ha mai parlato con il maresciallo Airini delle minacce che subivate?

Mori: Ha sempre saputo

AVV: lei deve rispondere alle domande

Giudice: non faccia commenti, risponda alle domande

AVV: ha mai riferito ad Airini delle minacce nella caserma?

Mori: Sì ma non abbiamo mai verbalizzato

 

TERMINA IL CONTROESAME DI ANTONIO MORI             

 

CATIA SILVA VIENE RICHIAMATA A TESTIMONIARE

Le vengono chiesti chiarimenti in merito all'identità dell'"uomo con gli occhiali a specchio"

Silva: capita spesso che un turista ti chieda la storia di Brescello… non ricordo chi fosse quest’uomo

PM: c'eravate lei, questo signore con gli occhiali a specchio, lui era in piedi e si avvicinano questi tre c’è una conversazione e a un certo punto c’è la minaccia?

Silva: Non c’è stata nessuna conversazione, loro sono arrivati da fuori

PM: suo marito ha disconosciuto di essere stato invitato dai Carabinieri. Ricorda se lo ha accompagnato, ricorda se suo marito è andato?

Silva: Io non sono al corrente che Mori Antonio sia stato chiamato dal comandante Airini.

Giudice: chiedevo una precisazione, ha detto di queste richieste fatte nei suoi confronti sui fatti dei giornali, cosa doveva smentire?

Silva: Si faceva riferimento di questo articoli, mi invitavano a contattare i giornalisti, per dichiarare che non ero d’accordo su tutto il contenuto. Che non era vero che c’erano certi soggetti di dubbia fama, che questi soggetti erano inseriti nella comunità. L’obiettivo era di raggiungere l’amministrazione comunale. Dovevo dire che il fatto di non volere queste persone nella lista era stato uno sbaglio mio.

Giudice: si può riaccomodare.

20 minuti di Pausa pranzo

 

Riprende l’udienza.

 
 
 
 
 
 
 
 

ENTRA IN AULA LA TESTE GAROTTI VALERIA

ESAME DELLA TESTE GAROTTI VALERIA

PM: lei è stata il 3 maggio 2010 dai Carabinieri di Reggio Emilia, quale è stata l’oggetto di questa visita?

Garotti: Venni minacciata e insultata dal papà di Rondinelli Girolamo, ho avuto una profumeria per tanti anni, lavoravo per la Pro Loco di Brescello e avevo un gruppo di ragazzi alle mie dipendenze per far sì che i turisti conoscessero i luoghi di Don Camillo e Peppone.

PM: come ha saputo la ragione dell’attrito?

Garotti: La mia vita era insopportabile. C’erano anche affiliati, passavo, facevo finta, erano scherzi, cioè non scherzi, c’era il genero di Rondinelli, i nomi non li conosco. Mi faceva il segno del taglio sotto il collo. Non ho mai interagito con Rondinelli. Saranno durate 5/6 anni.

PM: ha parlato di affiliati?

Garotti: Nel senso di parenti, generi, figli cose così...

PM: queste minacce sono mai state motivate apertamente, fa attività politica?

Garotti: No non ne faccio, assolutamente.

PM: non ha mai fatto manifestazioni pubbliche?

Garotti: No, anche perché avendo avuto un negozio in paese non ho mai avuto problemi, sono cominciate quando il comune di Brescello mi ha messo a gestire questi ragazzi, prima con la comunità cutrese non ho mai avuto niente. La ‘ndrangheta non c’entra nulla e nemmeno i calabresi. Era Rondinelli

PM: lei ha detto che queste condotte sono durate per 5 anni

Garotti: Da quando mi hanno assunta a quando mi hanno licenziata. Era penso, maggio del 2010 ero andata in negozio con una mia amica che ha un negozio di oggettistica è passato Rondinelli e mi ha minacciata, non ho chiesto a Sara Poli di testimoniare perché sono cose brutte.

Giudice: sempre Rondinelli Carmine, ha fatto il gesto del taglio alla gola?

Garotti: Sì, non ricordo le parole

PM: dopo ce ne sono stati altri?

Garotti: Sì altri, quando passavo: “puttana”, non è che mi interessa il giudizio, solo che detto in piazza così mi rompe le scatole. Si ferma una macchina nera per chiedere informazione a un signore, le ragazze che seguivano dopo avevano un cric in mano. Erano delle ragazze di Cutro residenti a Traversetolo.

PM: ha denunciato?

Garotti: Ho chiamato i carabinieri altrimenti mi ammazzano

Giudice: è già stato fatto atto di procedimento?

Garotti: Sì. E’ successo uno a ottobre e uno a maggio

PM: lei ha detto "10 giorni fa, l’episodio dove c’era Sara Paoli, poi martedì scorso ho incrociato sempre il solito Rondinelli". Ha detto che nella seconda occasione disse qualcosa in calabrese che non capì. Questi fatti l’hanno turbata, impaurita, ha denunciato questi fatti, si è premunita?

Garotti: Sicuramente ho avuta paura, perché finchè è uno scherzo..., tra l’altro ho un compagno che fa un tipo di lavoro che spesso è all’estero e io ho paura.

PM: il gesto che ha mimato?

Garotti: Per me vuol dire tagliarsi la gola, non so… è intimidatorio.

 

La parte civile non ha domande.

CONTROESAME DELLA TESTE GAROTTI VALERIA

 

AVVOCATO COLOTTO IN DIFESA DI RONDINELLI CARMINE E RONDINELLI GORLAMO:

AVV.: mi risulta che lei nel maggio 2014 nella remissione di querela fa riferimento, afferma "mi sono riappacificata con Rondinelli Carmine e sono in buoni rapporti".

Garotti: Io non guardo lui e lui non guarda me. Sono stata minacciata ho passato cinque anni infernali e ora è finito tutto e non vedo il motivo di andare avanti.

AVV.: questa cessazione di queste condotte corrisponde con la circostanza in cui Rondinelli non ha più il bar?

Garotti: E’ finita, ho passato 5 anni terribili.

AVV: quando faceva riferimento al termine “puttana” intendeva quello?

Garotti: Certo

AVV: Rondinelli Girolamo ha mai fatto gesti?

Garotti: No no no no a tu per tu no.

PM: è agli atti questa remissione di querela? Ha avuto risarcimento?

Garotti: Non ho chiesto risarcimenti.

 

TERMINA IL CONTROESAME DELLA TESTE GAROTTI VALERIA

ESAME DEL TENENTE COLONNELLO VITTORIO BOCCIA

 

PM: ha svolto indagini in merito all’incendio della sig.ra Silva Catia?

ten. col. Boccia: All’epoca comandavo il reparto operativo di Reggio Emilia. Mi occupai della vicenda già da prima, perché uscivano fuori, furono pubblicati due articoli di giornali dove si parlava della situazione di Brescello molto preoccupante e quindi me ne occupai a livello informativo sia perché aveva destato particolare interesse in diversi sedi e ritenni opportuno fare accertamenti. Nell’articolo si parlava di Catia Silva aveva una battaglia in atto personale nel disinteresse delle istituzioni, come diceva il giornale, contro una delinquenza latente che si stava insinuando nel comune di Brescello. Parlava di vari episodi, una situazione di cui si era persa il controllo, una comunità calabrese che gestiva gran parte dei lavori del Comune. Anche di quello feci degli accertamenti e informai la procura di Reggio Emilia. Dopodichè sia lei sia altri esponenti della Lega Nord, alcuni mesi dopo, mi ricordo che mi chiamò il mio comandante provinciale perché si era recato nel suo ufficio l’onorevole Alessandri che aveva chiesto un colloquio da parlamentare come previsto, e nell’occasione si era presentato la signora Silva, che stava denunciando dei fatti molto gravi riportati poi dagli articoli di stampa e sulle carenze dell’allora comandante dei Carabinieri a Brescello, Airini. Questo discorso mi sembrava da approfondire perché molto grave. Continuanno il colloquio nel mio ufficio, la signora aveva degli impegni, sarebbero stati poi da verbalizzare, notizie che andavano approfondite e accertate. Acconsentii quel pomeriggio a non farlo. Dopo due/tre giorni la signora tornò accompagnata dalla signora Garotti che anche lei aveva delle cose importanti da dire e in quell’occasione con il mio collaboratore Saviani sentimmo tutte e due le signore. Prendemmo a verbale e anche sul maresciallo Airini, non posso dire se potevano rappresentare ipotesi di reato ma sicuramente dei comportamenti non proprio lineari da parte di un comandante di stazione. Abbiamo fatto degli accertamenti anche sulla faccenda Airini per decidere se potesse rimanere legato a quell’incarico, forse ebbe delle carenze se fossi stato nei suoi panni avrei agito diversamente.

PM: avete preso delle inziative penali, amministrative?

ten. col. Boccia: Riportai tutto alla procura, feci degli accertamenti, non compete a me dire se era reato.

PM: non fu processato?

ten. col. Boccia: Non lo ricordo.

PM: è successo qualcosa?

ten. col. Boccia: Adesso non è più comandante, penso sia stato trasferito non so se d’ufficio o se ha fatto domanda

PM: quanto ai fatti che esponeva Catia Silva?

ten. col. Boccia: Trasmisi tutto alla Procura della Repubblica con una serie di accertamenti per identificare i soggetti di cui parlava la Silva. Non andammo a compiere altri atti perché in quel periodo c’erano delle indagini molto elaborate sulla criminalità mafiosa a Brescello e non ritenni il caso di fare altri atti. Alla fine ero in attesa di altri aggiornamenti.

PM: hanno già riferito la signora Garotti e Silva, per gli accertamenti che ha svolto...?

ten. col. Boccia: Sui vari soggetti di cui hanno parlato, le identificazioni sono importanti e rivedendo successivamente gli atti da parte nostra sono stati fatti degli errori da parte nostra la comunità calabrese a Brescello è molto forte, anche in altri casi di interdittive, la prefettura, le numerose riunioni di cui ho fatto parte per altre denunce, si faceva confusione di altri soggetti, è facile parlare della cosca Grande Aracri…Facemmo un’organigramma chiarendo chi era presente a Brescello e chi no. Manco da tre anni e mezzo a Reggio Emilia non ricordo bene.

PM: avete identificato le persone indicate dalla Silva. Erano di un nucleo famigliare, erano unite?

ten. col. Boccia: Ci sono vincoli famigliari, Grande Aracri Salvatore è figlio di Grande Aracri Francesco che ho conosciuto per vicende giudiziarie quando era gestore della discoteca Italghisa, si parlava spesso della uscita del padre dal carcere. Era stato incarcerato per 416 bis. Un altro soggetto era Diletto Alfonso anche lui legato con vincoli famigliari stretti, dovrebbe essere un nipote di Grande Aracri Rosario e quindi nipote di Grande Aracri Nicolino. Rondinelli Carmine è sposato con Grande Aracri Maria, sorella di Francesco Grande Aracri. Frijo Salvatore è sposato con Rondinelli Rosaria, figlia di Carmine Rondinelli e nipote di Grande Aracri Francesco. Mi sono interessato alla vicenda di Grande Aracri Nicolino per attività investigativa perché le indagini lo portavano come capo cosca. Con Grande Aracri Francesco ho lavorato per un sequestro. Brescello è un paese molto piccolo erano tutti quanti soggetti dal punto di vista famigliare ai Grande Aracri. I soggetti di cui parlava Catia Silva facevano tutti parte di questa famiglia. Rimasi fino al settembre del 2013.

 

PARTE CIVILE

AVV: lei ha avuto contatti successivi?

ten. col. Boccia: Fino a che sono stato a Reggio Emilia ho avuto altri contatti, visto che si trattava di reati seri, le lasciai il mio cellulare, le dissi di non sottovalutare. Mi chiamò in diverse occasioni per altri episodi.

AVV.: ricorda se lei le disse di non rivolgersi più ai Carabinieri di Brescello?

ten. col. Boccia: Lo confermo visto l’accertamento dei fatti, trattandosi di reati di una serietà molto elevata, di soggetti di notevole spessore, le dissi di fare riferimento a me.

 

CONTROESAME DEL TENENTE COLONNELLO VITTORIO BOCCIA

AVOCATO COLOTTO IN DIFESA DI RONDINELLI CARMINE E RONDINELLI GIROLAMO

AVV.: a seguito dell’informativa lei ha riferito di non aver svolto ulterori indagini nei confronti di Airini, risulta invece che vi sia una ulteriore indagine nel giugno 2010 di cui lei a seguito di una serie di indagini arriva a concludere in un certo modo

ten. col. Boccia: Ho guardato tutta la vicenda nel complesso. Sul maresciallo Airini avevo ricevuto delega per sentire altri soggetti citati che potevano essere testimoni per la vicenda di Airini. Ritrovai dei comportamenti non lineari, alcuni frasi dette alla presenza di altri testimoni vengono chiarite come non dette con intenti minatori. Una frase che poteva sembrare inizialmente una minaccia da parte di chi l’aveva sentita, che il maresciallo avrebbe fatto indagini. La delega me la diede la dott.ssa Chiesi a mio avviso non ravvisai ipotesi di reato, poi non so che seguito c’è stato. La sig.ra Silva parlò di una serie di episodi molto sostanziosi. Fra tutte queste notizie si parlava anche di Airini. La dott.ssa Chiesi ci diede una delega per svolgere accertamenti sulla condotta del maresciallo e in quello non abbiamo ravvisto ipotesi di reato, non abbiamo avuto supporto da altri testi sentiti. Esponenti della lega nord e altri cittadini di Brescello.

AVV: quindi le conclusioni sono?

ten. col. Boccia: Che quanto detto dalla signora Silva non avevano trovato riscontro e quindi effettivamente era stata smentita dagli atti, venne smentita da un certo Severino Zatti che disse che non era vero.

Giudice: non era vero cosa?

ten. col. Boccia: A un comportamento tenuto dallo Zatti nel denunciare dei fatti, c’era stato un intervento del maresciallo Airini…

ten. col. Boccia: Vengono sentiti Roberto Monti, Severino Zatti, Gabriele Fossa…

AVV.: ha fatto ulteriori accertamenti sule condotte illecite poste in essere nei confronti di Silva Catia?

ten. col. Boccia: A seguito della denuncia  abbiamo fatto accertamenti nell’immediatezza per trasmettere la nota alla pocura di Reggio Emilia e su quanto potesse essere fatto senza andare ad incidere negativamente su altre indagini in corso. Alcune cose dette dalla Silva corrispondevano a verità altre non corrispondevano.

AVV: Silva Catia le riferì dei danneggiamenti a una autovettura?

ten. col. Boccia: Sì ma corrispose che il danneggiamento era stato subito negli anni precedenti

AVV: è vero che le disse dei problemi nell’ufficio tecnico nel comune di Brescello?

Giudice: non attiene all’esame, non è pertinente. Non è ammessa

AVV: quando la Silva Catia le aveva detto che aveva già fatto una denuncia?

ten. col. Boccia: Si era rivolta più volte al comandante della stazione e penso anche alla polizia di Stato in una circostanza, mi aveva esposto queste lamentele.

AVV: era a conoscenza che era stata convocata dalla Polizia di Stato?

ten. col. Boccia:

AVV: in sostanza cosa le denunciò, fece una denuncia?

ten. col. Boccia: Sì, denunciò una serie di comportamenti dove venivano ravvisati ipotesi di reato come minacce di morte. Abbiamo fatto degli accertamenti speditivi su altri fatti. Testimoni che vennero sentiti in seguito, l’allora maggiore Gregori, non abbiamo fatto altri accertamenti per via di altre indagini in corso. La loro pericolosità sociale era ben conosciuta. Presi la denuncia con molta serietà.

AVV: fece una informativa su questo?

ten. col. Boccia:

AVV: come concluse l’informativa?

ten. col. Boccia: Non ricordo esattamente.

AVV: gliela posso leggere.

Viene portata al teste.

ten. col. Boccia: Sono tanti i fatti che vengono riferiti. Era per spiegare il contesto che si era venuto a creare a seguito degli articoli di stampa. Per chiarire che la vicenda aveva urtato la suscettibilità dei soggetti calabresi di Brescello.

AVV: lei dice "prova di ciò che le minacce sono iniziate in epoca contemporanea agli articoli e fino adesso non sono seguite a sistemi mafiosi..."

ten. col. Boccia: Sì però deve leggere fino in fondo! Non si tratta di conclusioni!

 

La parte civile si oppone all’acquisizione.

AVV: a cosa si riferisce quando scrive "alle minacce non erano seguite azioni tipiche mafiose"?

ten. col. Boccia: Va spiegato, se no non si comprende. Sono partito dagli articoli di stampa, sia per quanto riguarda gli articoli sia per le minacce si parlano di una serie di comportamenti e fatti molteplici. Si capiva benissimo che per alcuni vicende c’era un interesse politico e noi facemmo bene attenzione a non intrometterci più di quanto dovuto. Per quanto riguarda delle minacce nei confronti della Silva si parla di molti fatti. Minacce tipiche come una bara disegnata, che non ho mai visto, un proiettile inesploso, volevo spiegare la mia visione dei fatti, quegli articoli avevano toccato la comunità calabrese, perché si generalizzava, erano stati presi come una offesa personale e potevano essere una delle cause delle minacce, la ritenevo una ipotesi.

AVV: ha parlato anche di imprese di calabresi che si volevano inserire nel tessuto sociale

ten. col. Boccia: Parlavo delle imprese calabresi perché stavamo lavorando dal punto di vista amministrativo sulle imprese calabresi legate alla criminalità. Citavo l’esempio di Diletto Alfonso che aveva sostenuto una lista dove era inserita la figlia.

AVV: ha fatto anche delle indagini su quegli articoli di giornale?

ten. col. Boccia: Indagini da un punto di vista informativo, sì, identificai l’autore del pezzo e feci degli accertamenti.

AVV: come concluse? C’è un’altra informativa del 12 aprile 2010

ten. col. Boccia: Mi ricollego a quanto detto, ai vari fatti denunciati, c’era in atto una campagna denigratoria nei confronti della amministrazione comunale di Brescello da cui si vedeva un interesse della Catia Silva legata all’opposizione e per quanto riguarda il maresciallo Airini, si parlava della indifferenza delle istituzioni, io non ritenni giusto ma per una serie di fatti, sembrava come se Airini si disinteressasse di tutto. Non è che il comandante è deputato a contrastare la criminalità organizzata, la ritenevo diffamatoria nei confronti del maresciallo.

AVV: lei disse mirata strategia politica messa in atto?

ten. col. Boccia: Lo scopo non lo so quale fosse di Catia Silva, forse anche una natura politica, non sta a me dare spiegazioni su cose così complicate.

 

La parte civile nega il consenso all’acquisizione di questi documenti.

 

Giudice: perché avete trattato le due vicende relative alla Silva Catia e la Garotti Valeria?

ten. col. Boccia: Io avevo preso le sommarie informazioni poi venne anche la signora Garotti. Penso che fossero buone conoscenti, ma non ritenni opportuno mandare via la signora Garotti.

Giudice: avevano situazioni che si univano, profilo politico, non so...

ten. col. Boccia: Sotto il profilo politico, no. Si conoscevano.

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TERMINA IL CONTROESAME DEL TENENTE COLONNELLO VITTORIO BOCCIA

ESAME DEL MARESCIALLO STEFANO AIRINI - (TESTE CHIAMATO DALLA DIFESA)

 

mar. Airini: All’epoca dei fatti ero comandante della stazione di Brescello.

AVV: lei sa il tema del processo, è a conoscenza dei fatti di cui stiamo parlando?

mar. Airini: Non so di cosa si sta parlando

AVV: riferiamo di una serie di minacce riferite dalla signora Catia Silva, l’ho convocata in merito ad accertamenti o fatti che risalgono a dicembre del 2010 quando Dall’Aglio e Diletto vennero in caserma da lei che le riferirono di alcune vicende delle condotte di Catia Silva in corrispondenza delle elezioni del 2009, ricorda?

mar. Airini: Ho portato i tre faldoni che riguardano le vicende legate a Diletto Alfonso. Il fatto specifico, non riesco a capire….

AVV: Diletto venne da lei su alcune circostanze in merito alla Silva.

Il teste viene autorizzato a consultare i faldoni.

AVV: Diletto riferisce sulle condotte della Silva nelle elezioni del 2009.

Giudice: fatti avvenuti prima dei fatti in esame.

AVV: ci riferiamo al dicembre 2010.

mar. Airini: Ricordo che ci furono due occasioni distinte in cui si presentarono in caserma.

Giudice: non andrei oltre al tema in questione. Circostanze di Diletto nei riguardi della Catia. Ma siamo sempre lì su dichiarazioni rese da Diletto… se lei ritiene che possa utilizzare queste domande saranno poi utilizzabili nella loro integralità

PM: mi oppongo che il maresciallo possa riferire su ciò che ha detto Diletto Alfonso: riferirà Diletto. La domanda è se lui ha svolto degli accertamenti.

mar. Airini: In quell’occasione, novembre 2014, Diletto fece alcune esternazioni arrabbiato per il fatto che ci fosse questo procedimento, questa misura di sorveglianza, attribuiva questa attenzione nei suoi confronti a causa degli articoli pubblicati sui giornali, Il Giornale, Il Resto del Carlino. Mi riferì che con Silva Catia aveva avuto occasione di incontrarsi fra il 6 e il 7 di luglio del 2009 quando ci furono le elezioni. Diletto disse di essere stato contattato telefonicamente dalla signora Catia. Accertai che c’era stata perché mesi prima parlando col maggiore Boccia, nell’ambito di un’altra indagine dove c’era una serie di intercettazioni mi venne chiesto le anagrafiche delle persone entrate in contatto con Diletto Alfonso. Nelle telefonate di quel procedimento c’era una chiamata che partiva dal cellulare in uso dalla signora Silva. Intestato. Il giorno dell’intercettazione non lo so. Risultava la chiamata, poi mi riferì altre cose. Qualche giorno dopo si presentò Dall’Aglio Maurizio che aveva costituito un’altra lista dove aveva candidato la figlia di Diletto Alfonso, il nipote Spagnolo Francesco e la cugina Piccolo Annamaria. Il capolista Benaglia Francesco di Guastalla. Dall’Aglio mi chiamò dicendo che doveva riferire urgentemente alcune cose. Dall’Aglio era preoccupato, era stato contattato da Diletto Alfonso il quale riferiva che era a conoscenza di questo incontro fra Silva Catia e Diletto e che a seguire il periodo precedente le elezioni si erano recati da Benaglia Francesco.

AVV: sentì anche la signora Piccolo?

Giudice: la sentiamo come teste

mar. Airini: La sentii informalmente.

AVV: ci sono state altre persone che hanno confermato la stessa circostanza?

mar. Airini: Non ho sentito nessun altro, la mia fu soltanto una attività iniziale che depositai in procura e le indagini vennero indirizzate. Ci furono dei seguiti. Quegli articoli del giornale crearono una situazione di risalto mediatico che fece sì che ci fu una preoccupazione, nel periodo successivo si presentò Ianno Stefano, Le Rose Francesco.

AVV: lei nell’annotazione scrive di quanti voti presi la lista di Benaglia e quanti la lista di Maurizio Dall'Aglio

La lista di Benaglia prese 535 voti, quella di Dall'Aglio 210.

Elezioni Amministrative 6-7 giugno 2009 - Comunali - EMILIA ROMAGNA - Brescello

 

CONTROESAME DELL'ACCUSA, DELLA PARTE CIVILE E DELLA CORTE

AVV: Ianno’ Stefano ha dei rapporti con Grande Aracri Francesco?

mar. Airini: E’ il genero

PM: l’ha sentita Catia Silva?

mar. Airini: E’ venuta tante volte

PM: conosce il marito?

mar. Airini:

PM: L’ha sentito?

mar. Airini: l’ho sentito per altre cose, in merito a questi fatti assolutamente no.

PM: le chiedo di far mente locale su un verbale?

mar. Airini: Era una delega

Viene mostrato il verbale disconosciuto da Mori Antonio al maresciallo Airini

PM: le informazioni che vengono sentite vengono generalizzate all’interno della sua caserma?

Giudice: chiede se il verbale è stato redatto in caserma

mar. Airini: Sto leggendo, c’è la mia firma… non ricordavo il particolare. Sì l’ho fatto io.

PM: chi ha firmato il verbale?

mar. Airini: La mia firma e l’altra di Mori Antonio

PM: quell’atto che sta leggendo di cosa si tratta?

mar. Airini: Una lettera di trasmissione dove trasmettevo sommarie informazioni alla procura di Reggio Emilia.

PM: per accertare questi rapporti pregressi fra Catia e Diletto ha spulciato gli atti di questo fascicolo?

mar. Airini: Non ho spulciato. Come si usa fare ho verificato chi erano queste persone, non entro nel merito.

PM: lei ha riscontrato il contatto telefonico, è solo uno?

mar. Airini: Uno

PM: l’ha trovato come, spulciando i tabulati? L’ha trovato casualmente, ce ne sono stati altri?

mar. Airini: Mi è stata data copia di una serie di persone che chiamavano Diletto che erano di Brescello avevo fra questi nominativi c’era questa fotocopia e non so se sia preso dal registro di intercettazioni. Tra queste c’era la telefonata di Silvia Catia. Silvia Catia chiamava Diletto Alfonso. C’era una conversazione. Non l’ho sentita me l’ha detto il collega.

Giudice: quindi abbiamo solo un contatto?

PM: con riferimento a questi rapporti, lei si è occupato delle minacce?

mar. Airini: Su delega, non presi io, non venne formalizzata da me ma presso il comando provinciale

PM: poi queste elezioni politiche?

mar. Airini: Non indagini, attività investigativa, quando ci sono elezioni e un segnale preoccupante, in quegli anni ci furono interessi investigativi.

PM: ha ricevuto denunce, querele di Diletto contro Catia Silva?

mar. Airini: Vennero depositate, le presentò già preparate dall’avvocato noi facevamo notifica di trasmissione

PM: non avete svolto indagini?

mar. Airini: Non ricordo di aver svolto indagini specifiche. Questa esposizione mediatica creò una serie di ..., in un piccolo paese, ha destato una certa tensione. Vezzani fece una querela generica per le cose dette sul giornale.

Giudice: successivamente all’uscita degli articoli 2009/2010, non è in grado di dire quando esattamente?

mar. Airini: Una denuncia presentata a febbraio 2011 nei confronti del giornalista Pierluigi Ghiggini del quotidiano Giornale nonché l’invervistata Silvia Catia.  Ricordo che non fu una sola denuncia

Gudice: la Silva Catia si è presentata in caserma per parlare di situazioni collegate a questi articoli?

mar. Airini: Diverse volte venne in caserma, per denunciare questi fatti, no. Ricordo che ci fu una conversazione telefonica dove mi aveva chiamato e la invitai a formalizzare la denuncia.

Giudice: le parlò di minacce ricevute?

mar. Airini: Non ricordo, mi parlò di questi articoli sui giornali

Giudice: allora ne parlò?

mar. Airini: La invitai a presentare una denuncia

Giudice: una denuncia per cosa se non gliene parlò?

mar. Airini: Inizialmente lei non fu intervistata…. I fatti erano tanti…. Il primo articolo ….

Giudice: in relazione a questi articoli la chiamò, cosa le disse?

mar. Airini: Non mi pare che fosse l’intervistata

Giudice: fece dei riferimenti?

mar. Airini: Fu il primo di una serie di articoli, successivamente fu intervistata

Giudice: allora cosa le disse in merito agli articoli?

mar. Airini: In un qualche modo che lei fosse responsabile di questi articoli, in un primo momento lo negava. Ebbi questa conversazione.

Giudice: cosa le disse?

mar. Airini: Non ricordo… è difficile contestualizzare. Silva Catia si era rivolta per altre querele per altre vicende

Giudice: non stiamo parlando di altre vicende

mar. Airini: Altre volte aveva fatto altre querele, per delle minacce… Tutti i fatti che ha denunciato li ho formalizzati.

Giudice: le ha formalizzate le minacce?

mar. Airini: Adesso faccio mente locale. Quello che ricordo, chiedo scusa se faccio confusione, ma ci sono state tante occasioni. Le telefonate non furono dell’ottobre di quell’anno ma si parla di aprile successivo erano passati almeno 5 mesi dopo gli articoli del giornale.

Giudice: di questo è sicuro? Silvia Catia non la chiamò prima dell'aprile 2010?

mar. Airini: Erano passati dei mesi e lei mi parlò del fatto che questi articoli, che poi successivamente rilasciò interviste, per questo le veniva attribuita la responsabilità di aver gettato fango sul paese

Giudice: chi le attribuiva questa responsabilità secondo quanto riferito dalla signora?

mar. Airini: Nei momenti successivi mi disse che c’erano dei calabresi

Giudice: i nomi?

mar. Airini: Guardi è difficile, c’erano tanti episodi diversi. Di questi fatti specifici non ho mai appreso nulla, nei periodi successivi..

Giudice: chi le attribuiva questa responsabilità?

mar. Airini: Un po’ tutti

Giudice: fece dei nomi?

mar. Airini: Dire che fece i nomi di uno o dell’altro mi risulta difficile ricordare.


AVV: lei Grande Aracri Salvatore lo conosce?

mar. Airini: Chi?

AVV: 1979 figlio di Grande Aracri Francesco

mar. Airini:

AVV: ha mai ricevuto denunce di Grande Aracri Salvatore nei confronti della Catia Silva?

mar. Airini: Anche qui bisogna contestualizzare

AVV: relativo agli articoli di giornale

mar. Airini: Vennero tutta una serie di querele, erano i colleghi di Guastalla a riceverle, si era creata una situazione di eccessiva esposizione mediatica, per cui anche i superiori ritennero opportuno che certe vicende fossero eseguite da altri colleghi per una imparzialità, mi risulta che anche Silva Catia lo fece a Reggio Emilia. Vennero in caserma a Brescello, anche Grande Aracri Salvatore, forse formalizzavano

Giudice: nei confronti di Silvia Catia?

mar. Airini: Anche alle dichiarazioni fatte sui giornali

AVV: si ricorda di essere stato chiamato da Grande Aracri Salvatore nel centro del paese per questi articoli?

mar. Airini: Ci furono due interpellanze parlamentari…. C’erano tutte una serie di situazioni che si erano venute a creare.

AVV: la signora Catia Silva le riferì di un episodio avvenuto in piazza a Brescello, venne a fare denuncia?

mar. Airini: No

AVV: quando lo venne a sapere?

mar. Airini: Successivamente o dal maggiore Boccia non ricordo

AVV: le telefonò?

mar. Airini: Ripeto non riesco… ci furono telefonate ma non riesco a contestualizzare, ci sono cose che appresi leggendo il fascicolo

AVV: A quell’atto si deduce che è stata una sola telefonata?

mar. Airini: Io non ho esaminato tutto, mi hanno dato uno stralcio relativo alle persone di Brescello

AVV: non possiamo escludere che ci sia più di una telefonata

mar. Airini: A me risulta una

AVV: ha subito dei procedimenti disciplinari?

mar. Airini: Non subii procedimento disciplinari, ma ci fu nell’aprile del 2009 o maggio, dove la Silva Catia fece delle esternazioni sulla mia condotta, per cui si aprì un modello 45, una prima informativa che fece Boccia e Saviani che si concluse con l’archiviazione.

Il teste legge una annotazione.

Giudice: è un atto non suo?

mar. Airini: Un atto acquisito. Era la conclusione delle indagini del maggiore Boccia.

PM: voglio sapere di che atti stiamo parlando

Giudice: è un'annotazione, non un provvedimento di archiviazione!

PM: cosa ha letto?

mar. Airini: L’atto del maggiore Boccia sulle conclusioni.

 

TERMINE DELL’ESAME E DEL CONTROESAME DEL MARESCIALLO STEFANO AIRINI

 

Giudice: non penso che riusciremo a fare oggi gli imputati.

 

AVV: vorrei produrre le dichiarazioni che Diletto Alfonso ha reso ad Airini

Giudice: Un attimo facciamo il punto

Intendono rendere l’esame Diletto Alfonso, Grande Aracri Salvatore, Rondinelli Girolamo, Rondinelli Carmine, Frijio non intende rendere l'esame.
Rinuncia il teste Fassino Amedeo. Sentiremo Annamaria Piccolo, Francesco Benaglia e Dall’Aglio.

 

Giudice: La prossima udienza il 17 marzo per fare gli esami degli imputati e per sentire i testi. E iniziamo la discussione. 9.15/9.30 prima iniziamo meglio è.

​​​ORE 16.25 TERMINA L’UDIENZA

PROSSIMA UDIENZA VENERDI' 17 MARZO 2017

​​RASSEGNA STAMPA

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