CAMALEONTE

UDIENZE PRELIMINARI

giovedì 23 gennaio 2020

La Regione Veneto sarà parte civile al processo contro la cosca calabrese

di Gianluca Amadori - Il Gazzettino - 23 gennaio 2020

VENEZIA - La Regione Veneto ha deciso di costituirsi parte civile contro la cosca calabrese Grande Aracri che, secondo la Procura antimafia di Venezia, ha allungato i suoi tentacoli anche in Veneto, in particolare in provincia di Padova e Vicenza e nella zona della Riviera del Brenta. Questa mattina, nell'aula bunker di Mestre, in occasione dell'apertura dell'udienza preliminare, l'avvocato Renzo Fogliata si presenterà per conto di palazzo Balbi, con l'obiettivo di chiedere il risarcimento dei danni patiti dalla collettività a causa delle infiltrazioni della ndrangheta nel tessuto sociale ed economico della regione.
Sotto accusa sono finite 54 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, e di una lunga serie di violenze, estorsioni e reati fiscali. L'inchiesta, coordinata dalla pm antimafia Paola Tonini, è partita sulla base degli elementi emersi nel corso della prima grande indagine sull'ndrangheta al Nord Italia, la cosiddetta operazione Aemilia, avviata a Bologna e conclusasi con numerose condanne. Anche in quel filone i principali imputati sono i componenti di una nota famiglia calabrese, i Bolognino, originari di Locri, poi insediatisi a Tezze sul Brenta.
Ma a colpire in modo particolare è il coinvolgimento nelle indagini di una serie di insospettabili veneti, di imprenditori che, stando ai risultati degli accertamenti, non hanno avuto alcuno scrupolo nel legarsi al gruppo criminale, diventando loro complici e prestandosi a riciclare i proventi di attività criminali in società dalla faccia pulita. Un fenomeno preoccupante, già emerso nell'ambito di un'altra inchiesta, quella sulle infiltrazioni della camorra nel Veneto orientale, il cui processo si celebra sempre questa mattina, nell'aula bunker di Mestre, in contemporanea a quello a carico di Bolognino & C. Uno degli imprenditori coinvolti è il padovano Luca De Zanetti, impresario edile al quale viene contestata la partecipazione all'associazione di stampo mafioso con l'accusa di essere coinvolto direttamente negli episodi di estorsione. Nelle operazioni di riciclaggio del denaro della ndrangheta sono implicati, invece, il veneziano Federico Semenzato, della Sogeco (specializzata nella produzione di macchinari ed attrezzature per il trasporto ferroviario, che conta tra i clienti le Ferrovie dello Stato), nonché gli imprenditori Leonardo Lovo, di Campagna Lupia e Adriano Biasion di Piove di Sacco, i quali hanno operato attraverso numerose società, tra cui Biasion group srl, finite sotto accusa per l'emissione di un gran numero di false fatture per poter dare giustificazione al giro di denaro in arrivo dagli appartenenti alla cosca Grande Aracri.
Il rovescio della medaglia è rappresentato da alcuni imprenditori che, dopo aver subito minacce e violenze, hanno avuto il coraggio di ribellarsi rivolgendosi alle forze dell'ordine, contribuendo in questo modo alla raccolta di prove contro l'organizzazione criminale.
L'operazione, denominata Camaleonte, si è concretizzata lo scorso marzo nella confisca di beni per oltre 18 milioni di euro in misure cautelari eseguite nei confronti di 39 persone di cui 27 arrestate: 13 in carcere e 14 ai domiciliari.

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