La vicenda del MARINABAY srl e del MELARANCIO
Fatti estorsivi commessi nel ravennate


Il  teste sentito nell’udienza di mercoledì 21 settembre è stato Apuzzo Ugo.
Trascriviamo la vicenda come riportata nel documento di custodia cautelare.

​Capi 71) -74) La vicenda del Marinabay srl e del Melarancio. Fatti estorsivi commessi nel ravennate

Fonti: Informativa R.O.N.I. Comando Provinciale CC di Parma16.1.2014 e 14.2.2014

 

Le due vicende che in seguito si commentano vengono trattate unitariamente in ragione dei diversi profili di connessione tra loro intercorrenti determinate sia dalla identità del soggetto mandante, sia della interferenza delle vicende dalle quali traggono origine.

Anche in questo caso si è in presenza di un soggetto, l’imprenditore Giuliano DEBBI che viene più o meno consapevolmente spinto ad avvalersi di soggetti appartenenti all’organizzazione criminale per una efficace riscossione di crediti vantati verso terzi ovvero, come nel secondo caso, per liberarsi di un gestore ritenuto incomodo.

Il 17 giugno 2013 GRASSI Mauro presentava denuncia presso la Stazione CC di Ravenna dichiarando che quel pomeriggio tre uomini si erano presentati presso il ristorante “La Locanda del Melarancio” situata in via Mentana n.33 (locale del quale egli era stato, sino a quattro anni prima, legale rappresentante), chiedendo alla cameriera Russo Valentina notizie su di lui e di rintracciarlo al più presto. La Russo riferiva di essere impossibilitata a chiamarlo ma, a seguito delle insistenze dei tre sconosciuti (uno dei quali le mostrava un tesserino con la scritta CARABINIERI) telefonava al responsabile del locale Luca Perazzini – che in quel momento si trovava in compagnia del GRASSI – al quale spiegava sommariamente quanto stava accadendo all’interno del ristorante. La telefonata continuava poi tra uno dei tre sconosciuti ed il Perazzini che, nonostante le sollecitazioni ad incontrare il GRASSI poste in essere dal suo interlocutore, riferiva di non poter in alcun modo porlo in contatto con l’interessato.

Veniva poi a conoscenza, il GRASSI, che i tre si erano presentati al bar “Cascador” di Ravenna dove alla dipendente Mingozzi Debora avevano lasciato un biglietto con la scritta “TI HA CERCATO ANTONIO xxxxxx” da consegnare al GRASSI stesso. Quello stesso pomeriggio, tra le ore 15.50 e le successive 16.48, il denunciante riceveva sulla sua utenza xxxxxxx diverse chiamate provenienti dai nr. 3355614188 e 3288920589, alle quali non rispondeva. Alle 16.50 chiamava il secondo numero ed una voce maschile “dal chiaro accento napoletano” gli chiedeva COME MAI NON MI HAI RISPOSTO PRIMA, TI ABBIAMO CERCATO AL MELARANCIO E AL CASCADOR. Alle insistenze del Grassi nel conoscere l’interesse mostrato nei suoi confronti, l’interlocutore gli riferiva di DOVERGLI PARLARE DI PERSONA e che se ciò non fosse avvenuto lo sarebbero andati a trovare presso la sua abitazione (SE NON TI FAI TROVARE SO CHE ABITI A BORGO MONTONE E TI VENIAMO A CERCARE LI). Dopo ulteriori tentativi da parte del GRASSI di venire a conoscenza dei motivi che spingevano quello sconosciuto ad incontrarlo, i due si accordavano per vedersi nel pomeriggio successivo presso il bar Cascador.

Si accertava che l’utenza xxxxxxx risultava intestata al cittadino marocchino SADAQ Adil mentre il numero xxxxxx era intestato alla società S.F.L. Trasporti ed Escavazioni srl, con sede in Cadelbosco di Sopra (RE) viottolo Belpoliti n.5, intestata a SILIPO Floriana e SILIPO Antonio.

Il 18 luglio il Nucleo Investigativo CC. di Ravenna, in relazione all’appuntamento stabilito dal GRASSI con il suo interlocutore telefonico, approntava un servizio di controllo discreto della zona limitrofa al bar Cascador, rilevando la presenza del denunciante seduto ad un tavolo esterno dell’esercizio, intento a parlare con un sconosciuto, successivamente raggiunto da altre due persone. Al termine dell’incontro, avvenuto il 18.6.2013, i tre venivano fermati mentre si portavano verso una BMW di colore nero trg. EP368HP (intestata alla Alphabet Italia SpA sedente a Trento in via Lunelli n.27) e, identificati in SILIPO Antonio, SARCONE Nicolino (privo di documenti) e GIBERTINI Marco, sottoposti a perquisizione personale ex art. 4 L. 22.5.1975 n.152. Negli uffici della p.g., il SILIPO giustificava la presenza a Ravenna dovendo incontrare tale GRASSI Mauro a seguito di una cessione di credito ricevuta da parte di DEBBI Giuliano, creditore del Grassi per la somma di euro 200.000 e, a riprova delle sue dichiarazioni, consegnava copia della documentazione relativa alla cessione di credito, che veniva acquisita in copia.

Il SARCONE ed il GIBERTINI confermavano quanto dichiarato dal Silipo in ordine al credito vantato nei confronti del Grassi, precisando di essersi soltanto limitati ad accompagnare il loro amico all’appuntamento.

Dopo l’incontro, veniva esaminato GRASSI Mauro che in sintesi riferiva:

- di aver incontrato ANTONIO (poi raggiunto dagli altri due accompagnatori) il quale lo aveva informato di aver “acquistato” da DEBBI Giuliano un credito che quest’ultimo vantava nei suoi confronti (mostrandogli delle fotocopie delle ricevute che il Grassi e la sua ex moglie nell’aprile del 2008 avevano sottoscritto in occasione della ricezione del denaro da parte del DEBBI) e che per l’estinzione di tale debito era disposto a dilazionare i pagamenti in dieci anni;

- di aver riferito ad ANTONIO di essere in possesso della documentazione che attestava che nulla doveva al DEBBI e di aver stabilito con il suo interlocutore di rivedersi la settimana successiva per verificare la posizione del credito/debito in trattazione;

0- che ANTONIO affermava che qualora la documentazione estintiva del debito si fosse rilevata genuina sarebbero “stati cazzi del Debbi” che gli avrebbe dovuto restituire la somma ricevuta per la cessione del credito;

- di aver registrato il colloquio con ANTONIO su un microregistratore (consegnato ai CC);

- di aver conosciuto DEBBI Giuliano circa sei anni addietro quando lo stesso aveva acquistato lo stabilimento balneare “NELLO BEACH” di Marina di Ravenna e di avere, per il Debbi, avviato e promosso, nell’anno 2008, l’attività dello stabilimento (con la nuova denominazione MARINABAY), sia come gestione del bagno vero e proprio che in quella del ristorante annesso, al quale venne apposta la nuova denominazione “Melarancio Mare”;

- di aver ricevuto dallo stesso DEBBI la richiesta di vendergli anche delle quote del ristorante Melarancio di Ravenna e, data la disponibilità dimostrata dal Grassi, il DEBBI gli aveva consegnato la somma in contanti di circa 150.000, suddivisa in alcune tranche, denaro per il quale aveva sottoscritto insieme alla sua ex moglie quelle ricevute mostrategli da ANTONIO nel corso dell’incontro;

- che al termine della stagione estiva 2008 il DEBBI gli aveva riferito di non essere più interessato alla cogestione del ristorante Melarancio di Ravenna (gravato da debiti che il Grassi non aveva però mai nascosto al Debbi) e quindi richiedeva la restituzione della somma anticipata, richiesta alla quale il GRASSI non aveva dato seguito, forte del fatto di aver lavorato tutta l’estate nell’organizzazione degli eventi del bagno MARINABAY e che nel ristorante annesso era stato utilizzato il nome del suo ristorante di Ravenna;

- che da quel momento non aveva più avuto contatti con il DEBBI che non gli aveva più fatto alcuna richiesta di restituzione delle somme che gli aveva consegnato nel 2008.

 

Verso le ore 8.30 del 30 giugno 2013, APUZZO Ugo, gestore dello stabilimento balneare “Marinabay” sito a Marina di Ravenna, richiedeva l’intervento di personale dell’Arma di Ravenna in quanto poco prima si erano presentati nel locale tre individui di origine calabrese che a suo dire lo stavano minacciando.

Il personale intervenuto, dopo aver identificato (oltre all’APUZZO) gli altri soggetti che partecipavano al diverbio in DILETTO Alfonso , GERACE Gennaro e SPAGNOLO Mattia (minorenne), richiedeva spiegazioni sulla discussione in essere ed in tal senso: APUZZO riferiva di avere chiamato perché impaurito della presenza dei tre soggetti che si erano qualificati – a suo dire privi di alcun titolo – quali nuovi proprietari dello stabilimento balneare, aggiungendo di essere il gestore del locale, in forza di un contratto quadriennale (di cui consegnava copia) stipulato tra la società DIVINA srl sedente a Carpi (MO) la cui legale rappresentante si identificava in SOUZA SANDER Giovana (Brasile 20.11.1978) e la società MARINABAY srl con sede a Reggio Emilia, rappresentata legalmente da BETTARIGA Giacomo.

DILETTO Alfonso, che pur non avendo alcun titolo interloquiva per conto del cognato GERACE Gennaro (titolare di un usufrutto del 50% scadente il 15.9.2013 della società Marinabay srl costituto in suo favore dalla società SOGNOVERDE srl con atto notarile redatto a Reggio Emilia in data 28.6.2013 avanti al notaio Luigi Zanichelli), riferiva di essersi portato presso la stabilimento balneare per verificarne gli incassi, avendone il diritto in forza dell’acquisizione dell’usufrutto sopra descritto, per il quale consegnava copia dell’atto.

Alle ore 20.15 del giorno seguente, APUZZO Ugo chiedeva nuovamente l’intervento dell’Arma perché a suo dire i medesimi soggetti di origine calabrese con i quali aveva avuto un diverbio la mattina del giorno precedente si erano presentati nuovamente (accompagnati questa volta da altre tre persone, identificate in LAZZARINI Giuseppe, DALLOLIO Andrea e GRANDE Domenico) nello stabilimento balneare, intimandogli di lasciare il locale e minacciandolo (frase pronunciata da DILETTO Alfonso) di impiccarlo e di dare fuoco al locale.

Il DILETTO riferiva di non aver posto in essere alcuna minaccia e di essersi portato presso il locale unitamente al cognato GERACE Gennaro e ai due commercialisti DALLOLIO e GRANDE per verificare se l’APUZZO stesse gestendo soltanto la ristorazione e non la spiaggia il bar e la discoteca.

I due commercialisti confermavano le dichiarazioni del DILETTO e riferivano che avevano già telefonicamente contattato la Polizia Municipale che gli aveva richiesto un esposto scritto (circostanza effettivamente appurata dai Carabinieri intervenuti che prendevano contatti con il funzionario Montanari, che confermava di essere in parte al corrente dei fatti e di essere in attesa di un reclamo scritto per la valutazione e l’eventuale intervento del caso).

APUZZO, invitato a sporgere denuncia per le minacce subite, declinava momentaneamente il suggerimento, mentre il DILETTO riferiva al personale operante che avrebbero pernottato nelle vicinanze dello stabilimento balneare per poi, l’indomani, recarsi presso la Polizia Municipale.

 

Ancora, alle ore 8.35 del 2 luglio 2013 l’Arma di Ravenna interveniva su richiesta di APUZZO Ugo il quale riferiva che, pur non avendo subito ancora alcuna minaccia, temeva che in una eventuale discussione con i medesimi soggetti presentatisi anche nei giorni precedenti (e presenti al momento dell’intervento dei CC: DILETTO Alfonso, LAZZARINI Giuseppe, SPAGNOLO Mattia e DALLOLIO Andrea) i fatti potessero degenerare.

DILETTO Alfonso riferiva di non aver avuto, quel giorno, alcuna discussione con l’APUZZO ma di trovarsi lì in attesa dell’arrivo di personale della Polizia Municipale con il quale avrebbe definito la posizione dell’Apuzzo all’interno del locale, “riprendendosi gli oggetti di sua proprietà presenti nello stabilimento”.

In merito alla cessione del credito vantato, il Debbi riferiva che negli ultimi due mesi aveva riferito al suo amico Marco del problema in essere con il Grassi e che questi lo aveva consigliato di utilizzare, per il recupero del credito, SILIPO Antonio, una persona conosciuta dal GIBERTINI che a suo dire in passato era già riuscito a recuperare denaro per conto di una ben nota azienda di Modena.

Allo scopo, il GIBERTINI gli consegnava una copia di un contratto di cessione del credito ed il Debbi ne compilava uno simile che consegnava al GIBERTINI per farlo firmare al SILIPO. Dopo la firma di quest’ultimo, il GIBERTINI gli riconsegnava l’atto perché a sua volta il Debbi apponesse la propria firma.

Successivamente, Giuliano Debbi incontrava in due occasioni il SILIPO (sempre alla presenza del GIBERTINI): una volta in un bar di Reggio Emilia ed una seconda volta presso l’azienda del SILIPO (in questa occasione erano presenti anche un secondo soggetto e la segretaria del SILIPO). Per la cessione del credito il Debbi riferiva di non aver ricevuto alcuna somma di denaro pur essendosi, il SILIPO, impegnato a versargli quanto prima la somma di 15.000 euro; quando il DEBBI veniva convocato dai Carabinieri di Ravenna per chiarire il suo ruolo nella vicenda, prendeva subito le distanze dall’opera di recupero svolta da SILIPO e GIBERTINI, ai quali pure aveva affidato l’incarico.

Successivamente inviava al SILIPO una raccomandata tesa a stigmatizzarne la condotta ed a rescindere ogni rapporto col medesimo (743). Inoltre, in data 11 settembre 2013, lo stesso DEBBI rendeva spontanee dichiarazioni al Pubblico Ministero.

 

In sintesi – rinviando alla trascrizione integra (744)

- DEBBI dichiara: - di aver acquistato il “Marinabay”, uno stabilimento balneare a Ravenna, nell’anno 2008, DEBBI con il socio Enrico VISCONTI, presidente della soc. VALLEVERDE- Dopo averla gestita personalmente e con l’aiuto della moglie, occupandosi di organizzazione di eventi e matrimoni DEBBI accusa difficoltà di rientro economico dai debiti contratti con le banche e palesa al VISCONTI l’intenzione di cedere la gestione dell’attività.

Quest’ultimo gli presenta, poiché interessato, certo Ugo APUZZO di Carpi, che avrebbe pagato la gestione del locale euro 180.000,00 all’anno. Il contratto di subentro nella gestione del Marinabay sarebbe stato formalizzato da tale BETTARIGA (745) (per conto di VISCONTI) e APUZZO.

- APUZZO avrebbe sottoscritto il contratto di gestione del locale “DIVINA” (e non Marinabay; DEBBI, ipotizzando tentativi di illecito che avrebbero, a suo dire, determinato la decadenza dslla concessione demaniale, intestata a MARINABAY

- decideva di cedere in sua vece l’usufrutto del locale a “certe persone portate da GIBERTINI” attraverso il DALL’OLIO. DEBBI si riferisce a certo GERACE (746) che avrebbe denunciato al personale di polizia municipale che la posizione dell’APUZZO non era regolare. Mentre l’idea di concedere l’usufrutto sarebbe stata del suo commercialista, GIBERTINI avrebbe individuato l’usufruttuario dicendogli che aveva dato un buon consiglio anche per un fatto analogo legato al locale AMARCORD (a detta di DEBBI, GIBERTINI gli avrebbe detto testualmente
“se hai bisogno di una mano, ti do una mano io, non ti preoccupare. Fai. Ho già venduto l’Amarcord”)

- per il contratto di usufrutto si sarebbero recati dal suo commercialista DALL’OLIO, GIBERTINI, GERACE e certo ALFONSO (747); ciò nonostante la contrarietà del socio VISCONTI , intenzionato a proseguire con la gestione di APUZZO;

- era stato messo al corrente della visita che GERACE e ALFONSO avevano fatto ad APUZZO e di aver appreso da questi delle minacce ricevute.

- nel corso di un incontro con COSTI Omar egli aveva conosciuto un calabrese, che GIBERTINI aveva spiegato essere Antonio SILIPO , e gli aveva proposto di incaricare quest’ ultimo del recupero dei suoi crediti. Fidandosi delle referenze fornitegli da GIBERTINI, che aveva qualificato il SILIPO come affidabile, aveva acconsentito;

- il ballon d’essai sarebbe stato individuato in due crediti, uno che la società MARINABAY vantava con tale “signor Melarancio” , (Grassi Mauro) , l’altro fatto vantato verso tale Massimo MAGRINI. GIBERTINI avrebbe lungamente institito per fargli firmare la cessione del credito a SILIPO, documentata da un modulo che consegnava in originale al Pubblico Ministero Nessuna somma sarebbe stata anticipata a al SILIPO ;

- DEBBI racconta come è nato il credito nei confronti del Melarancio di GRASSI, a cui avrebbe finanziato 200.000 euro a titolo di anticipo per il rilevamento di parte dell’attività, al fine di consentirgli di pagare i debiti contratti con le banche (a tal fine, DEBBI sostiene che simile ammontare figurava sul bilancio della società, a lui mostrato dalla commercialista Lea Manzotti, che lo aveva convinto ad anticipare i contanti al GRASSI). DEBBI asserisce di aver consegnato i soldi in più occasioni, prima della sottoscrizione del “contratto”. Al momento della formalizzazione del contratto, DEBBI notava che, a differenza dell’epoca degli accordi orali (bilancio: -200.000 circa), l’attività aveva un bilancio in rosso di un milione di euro, e per tal motivo decideva di recedere dagli accordi, di non sottoscrivere il contratto e di chiedere la restituzione dei 200 mila dati a GRASSI;

- dopo aver infine sottoscritto la cessione del credito sarebbe stato contattato da GIBERTINI e di averlo incontrato . In quella occasione egli lo avrebbe rassicurato sul fatto che il debitore stava cercando il modo di rientrare. La mattina successiva sarebbe stato contattato dai Carabinieri di Ravenna, e di aver chiesto preoccupato a GIBERTINI – prima di recarsi dai CC – cosa fosse successo.

 

In conclusione.

Giuliano DEBBI è un imprenditore dai molteplici interessi, in stretto contatto con GIBERTINI Marco. Tra le sue poliedriche attività figurano, per quanto in questa sede interessa, la gestione di un bagno in marina di Ravenna, il MARINABAY

Egli ha affidato la gestione di due specifici affari, su iniziativa dello stesso, al GIBERTINI, che a propria volta ha incaricato i componenti dell’organizzazione criminosa, al livello apicale, di provvedere alla loro gestione.

Così, per la riscossione del credito che il DEBBI riteneva di vantare verso GRASSI sono stati incaricati SILIPO e SARCONE, con ciò evidentemente dimostrandosi l’interesse che il GIBERTINI annetteva alla vicenda dell’amico DEBBI.

Nel secondo caso, per eliminare dalla gestione del locale l’ APUZZO, ritenuto ingombrante, o comunque inadeguato, da un lato si ricorre all’escamotage di redigere un falso contratto di usufrutto, dall’altro si affida la vicenda alle indubbie capacità persuasive del DILETTO.

 

La vicenda rubricata al Capo 74) si connota per il dubbio sull’ingiustizia della pretesa da parte del DEBBI, dal momento che appare res controversa che la somma anticipata dallo stesso per l’acquisto del Melarancio dovesse essere restituita in caso di inadempimento del contratto preliminare, ovvero trattenuta dal Grassi per le prestazioni di intrattenimento da lui svolte.

È vero tuttavia che DEBBI ha riferito di aver ceduto il credito e che la presenza di SARCONE e GIBERTINI non trovava alcuna giustificazione se non nella prospettiva di confermare la saldezza dei rapporti tra costoro e il SILIPO.

Si tratta, allora, di richiamare il consolidato principio secondo che non si limiti ad una “negotiorum gestio”, bensì agisca anche, e soprattutto, per il perseguimento dei propri autonomi interessi illeciti, poiché ital caso l’esattore non si prefigge il mero scopo di coadiuvare il creditore a farsi ragione da se medesimo, bensì mira a conseguire il corrispettivo di un accordo illecito attraverso l’introito di una tangente ovvero l’esazione del credito: ivi compresa lui illecitamente ceduta dal mandante “ (Cass. Sez. V 7.3.2013, Accarino)..

Il tenore dell’incontro tra il debitore e gli odierni indagati, riportato dalla registrazione effettuata dallo stesso Grassi, non consentire di predicare la sussistenza dell’aggravante di cui all’articolo 7 d.l. 152/1991, non essendo rinvenibili i contrassegni dell’intimidazione mafiosa né, per altro verso, risultando possibile argomentare nel senso di una inequivoca destinazione dell’introito sperato all’organizzazione criminale o della moltiplicazione di consapevolezza della presenza della stessa, dal momento che, in effetti, la vicenda per come descritta si svolge in ambienti estranei all’area del suo radicamento Al contrario, appare di tutta evidenza l’assenza di qualsivoglia ragione di tutela delle ragioni del DEBBI in relazione alla vicenda APUZZO. Difatti, egli ha escogitato un sistema di apparenze al fine di consentire a GERACE Gennaro di munirsi di un titolo simulato per poter esercitare più efficacemente l’attività di intimidazione su APUZZO, verso il quale aveva già in precedenza espresso le sue riserve. Attraverso i buoni uffici del GIBERTINI, in stretto contatto con i vertici del sodalizio criminale, si ottiene il diretto intervento di DILETTO Alfonso volto a rafforzare l’attività intimidatrice. Di nessun pregio la circostanza, adombrata dal DEBBI, che questi sia intervenuto a tutela della correttezza della gestione del locale in rapporto alle prescrizioni della concessione demaniale, rilasciata a MARINABAY anziché a DIVINA. In primo luogo, infatti, il DEBBI non ha in alcun modo documentato la circostanza che la gestione fosse effettuata al nome DIVINA anziché MARINABAY; in secondo luogo non si vede motivo per cui il DEBBI non abbia inteso presentare direttamente denuncia ovvero sollecitare il legale rappresentante di MARINABAY a farlo. In realtà, la complessa operazione, dietro la quale si ravvisa la regia del GIBERTINI, appare chiaramente funzionale ad ottenere con la forza dell’intimidazione quanto evidentemente DEBBI non aveva potuto ottenere persuadendo il VISCONTI al non affidare allo sgradito APUZZO la gestione.

Ricorrono le modalità descritte dall’articolo 7 d.l. 152/91 sia per l’intensità delle minacce, sia per l’effetto, tipicamente riconducibile ad organizzazioni mafiose, discendente dalla fisica presenza di una pluralità di persone.

743  Di ciò è traccia nelle conversazioni 531 e 11355.

744  Vol. 22.

745  Esiste in atti un contratto di catering e banqueting sottoscritto tra il Bettariga (in qualità di legale rappresentante di Marinabay srl) e Souza Sander Giovana (in qualità di amministratore unico della soc. “Divina srl”). Copia di detto contratto veniva consegnata dall’Apuzzo ai Carabinieri della Stazione di Marina di Ravenna il 30.6.2013, a dimostrazione del ruolo rivendicato dal soggetto in seno al Marinabay: da una visione di copia di quel contratto, tuttavia, si evince che esso non riporta né la data di sottoscrizione né la firma della Souza Sander Giovania, ma arreca la sola firma di Giacomo Bettariga. Debbi sostiene al PM di non aver mai conosciuto il Bettariga, che costui era stato posto a legale rappresentante dal Visconti e che in quell’incarico aveva sostituito la figlia del Debbi, in quanto – come ha sostenuto quest’ultimo – si faceva a rotazione.

746  I Carabinieri della Stazione di Marina di Ravenna, durante l’intervento del 30.6.2013 presso il Marinabay, acquisivano da Diletto Alfonso, intervenuto nella disputa con l’Apuzzo per conto del Gerace, la copia dell’atto di diritto di usufrutto concesso dalla “Sogno Verde srl” a favore di Gerace Gennaro, su “una quota del valore nominale di euro 49.500,00, pari al 50% del capitale sociale della soc. “Marinabay”. Tale diritto di usufrutto prevede un termine finale il 15.9.2013. L’atto risulta redatto il 28.6.2013 dal notaio Luigi Zanichelli di Reggio Emilia.

747  Da identificarsi in Diletto Alfonso. Debbi sostiene che anche Alfonso, con cui intrattenne diverse telefonate per la questione, gli era stato presentato dal GIBERTINI.

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