AEmilia 1992

rito ordinario - primo grado

RASSEGNA STAMPA DELL'UDIENZA

venerdì 4 ottobre 2019

Processo Aemilia 1992: il boss Nicolino Grande Aracri sotto torchio

Reggio Emilia: quattro gli imputati per gli omicidi Vasapollo e Ruggiero di 27 anni fa nell’ambito della lotta per il controllo del territorio tra due cosche rivali - VIDEO

4 ottobre 2019 - di Margherita Grassi

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REGGIO EMILIA – E’ stato il giorno di Nicolino Grande Aracri, nell’aula d’assise del tribunale di Reggio, ma è stato soprattutto il giorno di Beatrice Ronchi. Per circa tre ore il pm della Direzione distrettuale antimafia ha incalzato, messo sotto torchio e in alcuni casi all’angolo il boss, che ha deposto collegandosi in videoconferenza dal carcere di Opera e che è uno dei quattro imputati nel processo Aemilia 1992; il procedimento mira a chiudere il cerchio sui delitti del settembre di 27 anni fa, gli omicidi di ‘ndrangheta di Nicola Vasapollo e Pino Ruggiero a Pieve Modolena e a Brescello, maturati nell’ambito della lotta per il controllo del territorio.
Chiudere il cerchio perchè, come mandanti di quegli assassini, sono già stati condannati all’ergastolo Domenico Lucente, poi suicidatosi in carcere, e Raffaele Dragone. “Non ho mai parlato al telefono con Lucente e Dragone” ha detto Grande Aracri. Alla sbarra per omicidio aggravato dal metodo mafioso, assieme a Grande Aracri, ci sono Angelo Greco, Antonio Ciampà e Antonio Le Rose, mentre nel rito abbreviato, con le stesse accuse, per quei fatti sono già stati condannati Nicolino Sarcone e Antonio Valerio.

Oltre a negare contatti con Lucente e Dragone, il boss, accusato del delitto Ruggiero, ha detto che al contrario, avendo sentito che a Cutro si vociferava appunto dell’omicidio di Ruggiero, andò a Brescello per avvisarlo mentre era in viaggio verso la Germania.

Più volte Ronchi ha invitato Grande Aracri a rispondere, a non svicolare, a smettere di screditare i testi precedenti e i pentiti. “Ogni volta che lei farà una denuncia, ci sarà una denuncia della Procura per calunnia, basta con questa strumentalizzazione” ha detto la pm. Ronchi ha poi rinnovato al boss l’invito a collaborare con la giustizia, che ‘resta sempre aperto’, ha detto.

‘ndrangheta, Aemilia 1992: interrogato dal Pm Ronchi per circa tre ore Nicolino Grande Aracri

4 ottobre 2019

Tre ore sotto torchio per due omicidi di ventisette anni fa. Il boss di ‘Ndrangheta, Nicolino Grande Aracri dal carcere di Opera (Milano) dove sta scontando, in regime di 41-bis, l’ergastolo per i processi Kyterion e Aemilia che hanno portato alla luce l’esistenza della cosca mafiosa in Emilia-Romagna, è stato interrogato stamattina – collegato in videoconferenza col tribunale di Reggio Emilia – dalla pm Beatrice Ronchi (la stessa che condusse l’accusa nel processo Aemilia) nell’ambito del processo ‘Aemilia 1992’, sugli omicidi di Giuseppe ‘Pino’ Ruggiero e Nicola Vasapollo, uccisi 27 anni fa, in cui il boss figura tra i quattro imputati. Ha parlato per circa tre ore nell’ennesima udienza di dibattimento, in rito ordinario, davanti al collegio presieduto dal giudice Dario De Luca, a latere da Silvia Guareschi e dalla giuria popolare. Il reggente della cosca – difeso dall’avvocato Filippo Giunchedi – ha smentito le deposizioni della vedova di Ruggiero che lo tirava in ballo, ribadendo di non entrarci nulla, ma anzi affermando di averlo “avvertito: Quindici-venti giorni prima che Ruggiero venisse ucciso, sono venuto a Brescello dalla Calabria per incontrarlo. E gli ho detto che circolava la voce a Cutro che volessero eliminarlo. Ma non avevo la certezza”. Poi si è scontrato con la pm Ronchi in merito alla deposizione dell’ex moglie del pentito Antonio Valerio (la quale aveva riferito di aver dormito nella casa cutrese di Grande Aracri e quindi confermando un rapporto di conoscenza stretto più volte negato dal boss). “Ha detto tante falsità, sto valutando anche di denunciarla questa persona”. E qui il magistrato l’ha interrotto: “Se lei continua a minacciare querele, la Procura porterà avanti una controquerela per diffamazione. Basta con questa strumentalizzazione”. Non è infatti la prima volta che il boss querela una testimone. Era accaduto anche nei confronti dell’ex fidanzata di Nicolino Sarcone che nelle ultime udienze aveva raccontato in particolare di “aver fatto il viaggio dalla Calabria a Reggio in auto con Sarcone col borsone contenente le divise dei carabinieri” con le quali il commando che ammazzò Ruggiero si travestì. La teste aveva appreso della querela proprio in aula durante la deposizione e, visibilmente spaventata, aveva risposte a molte domande con diversi “non ricordo” o “non lo so”. (ANSA).

Omicidi di ‘ndrangheta, tre ore di interrogatorio per il boss Nicolino Grande-Aracri

Il capoclan è rinchiuso nel carcere di Opera (Milano) dove sta scontando l’ergastolo per i processi Kyterion e Aemilia

4 ottobre 2019

Interrogatorio di oltre tre ore per il boss di ‘ndrangheta Nicolino Grande Aracri rinchiuso nel carcere di Opera (Milano) dove sta scontando, in regime di 41-bis, l’ergastolo per i processi Kyterion e Aemilia che hanno portato alla luce l’esistenza della cosca mafiosa in Emilia-Romagna, e’ stato interrogato stamattina – collegato in videoconferenza col tribunale di Reggio Emilia – dalla pm Beatrice Ronchi (la stessa che condusse l’accusa nel processo Aemilia) nell’ambito del processo ‘Aemilia 1992’, sugli omicidi di Giuseppe ‘Pino’ Ruggiero e Nicola Vasapollo, uccisi 27 anni fa, in cui il boss figura tra i quattro imputati.

Ha parlato per circa tre ore nell’ennesima udienza di dibattimento, in rito ordinario. Il reggente della cosca – difeso dall’avvocato Filippo Giunchedi – ha smentito le deposizioni della vedova di Ruggiero che lo tirava in ballo, ribadendo di non entrarci nulla, ma anzi affermando di averlo “avvertito: Quindici-venti giorni prima che Ruggiero venisse ucciso, sono venuto a Brescello dalla Calabria per incontrarlo. E gli ho detto che circolava la voce a Cutro che volessero eliminarlo. Ma non avevo la certezza”. Poi si e’ scontrato con la pm Ronchi in merito alla deposizione dell’ex moglie del pentito Antonio Valerio (la quale aveva riferito di aver dormito nella casa cutrese di Grande Aracri e quindi confermando un rapporto di conoscenza stretto piu’ volte negato dal boss). “Ha detto tante falsita’, sto valutando anche di denunciarla questa persona”. E qui il magistrato l’ha interrotto: “Se lei continua a minacciare querele, la Procura portera’ avanti una controquerela per diffamazione. Basta con questa strumentalizzazione”.

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