AEmilia 1992

rito ordinario - primo grado

venerdì 3 luglio 2020

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RASSEGNA STAMPA DELL'UDIENZA

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La sentenza appesa a un filo
La ricusazione finisce in Cassazione

I boss preoccupati "Questi vuotano il sacco"

Nelle intercettazioni una conversazione fa riferimento alle rivelazioni. dei pentiti. I mafiosi si lamentano della "perdita di valori nell’ambiente".

di Alessandra Codeluppi - Il Resto del Carlino - 15 luglio 2020

"Ci vuole un po’ di pazienza... questi si ‘sbuambicanu’, vuotano il sacco, tutti. Gli hanno fatto prendere un altro mandato di cattura... omicidio... quelli vestiti dai carabinieri... ‘92".

Porta dritto a Reggio, e alle scomode rivelazioni dei pentiti di mafia sulla ‘ndrangheta nelle nostre terre, un’intercettazione ritenuta dagli inquirenti significativa dei rapporti che intercorrevano tra Francesco Maida, 42 anni, residente a Milano, il coetaneo Luciano Ivaldo Mercuri, catanzarese domiciliato nella città meneghina - entrambi arrestati nell’operazione contro i tentacoli della ‘ndrangheta sui fondi pubblici Covid per le imprese e ora in carcere - e uomini del clan Greco di San Mauro Marchesato, che spalleggia i Grande Aracri insediati nel nostro territorio. A parlare, nelle carte raccolte nell’ordinanza di misure cautelari firmata dal gip milanese Alessandra Simon, è Luigi Greco.

Lui è il figlio di Angelo Greco, detto ‘Lino’, 54 anni: quest’ultimo uccise Antonio Dragone e spianò la strada al dominio del nuovo boss Nicolino Grande Aracri. Così come Nicolino, il 54enne è ora imputato a Reggio nel processo sugli omicidi del 1992 di Nicola Vasapollo a Pieve e di Giuseppe Ruggiero a Brescello. Per lui e gli altri tre imputati il pm della Dda Beatrice Ronchi ha di recente chiesto l’ergastolo e il processo potrebbe culminare venerdì nella sentenza. Ed è proprio degli sviluppi investigativi reggiani che Luigi Greco parla con Maida dopo essergli andato a fare visita a Milano, a fine ottobre 2017. Poco prima, il 19 ottobre, erano scattate le misure cautelari verso sei indagati per i morti del 1992 (quattro ora a giudizio a Reggio, gli altri due già condannati).

"Hanno trovato i tabulati telefonici del ‘90. Pé gli ha detto: ‘Io l’ho chiamato’. Guarda caso mancano solo i tabulati di papà... tutti ci sono... Antonio Valerio e quell’altro".

L’ultimo riferimento è ai collaboratori di giustizia (oltre a Valerio anche Salvatore Angelo Cortese) che hanno inguaiato gli attuali imputati. Maida chiede se l’operazione sia stata fatta dalla Procura di Bologna, Mercuri e Maida confermano che è legata ad ‘Aemilia’.

Luigi Greco dice poi di essere andato a far visita al padre, allora detenuto a Catanzaro: "Tutti là sono, solo Nicola no".

Per gli investigatori il riferimento certo è a Nicolino Grande Aracri, detenuto a Opera (Milano). Greco dice che il padre è in carcere con un membro del clan Cerra-Torcasio di Lamezia Terme, "persona che Mercuri individua subito - scrivono gli inquirenti - vantando conoscenze dirette". Luigi Greco e Mercuri si soffermano anche sui pentiti, "considerati infami", e sulla "perdita di valori in quell’ ambiente".

"Hai capito ragà - dice Mercuri - ma (i collaboratori, ndr) sono tutti liberi in giro". E Greco: "Sono tutti così, oramai". Ribatte Mercuri: "E bravo! Quello ti voglio dire... quindi oggi non c’è più niente, cosa c’è?". Legami con la cosca Grande Aracri sono confermati anche dal collaboratore di giustizia Gennaro Pulice: "Il clan Greco dipendeva da quello di vertice che fa capo dal 2010 a Nicolino Grande Aracri. Il programma della cosca crotonese capeggiata da Nicolino era di costituirsi autonomamente rispetto a quella reggina: autonomia che significava non passare dall’avvallo delle famiglie lucote ogni volta che bisognava conferire una dote oppure far cessare una faida. Non so se Maida avesse avuto una dote dentro la sua cosca, ma so che parlava diffusamente dei suoi rapporti non solo con Lino Greco, con i fratelli Vincenzo e Giovanni Trapasso e dei figli di questo e di Romolo Villirillo (condannato in ‘Aemilia’ a dodici anni con rinvio per due accuse in Appello, ndr)".

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