AEMILIA 1992

RITO ABBREVIATO - PRIMO GRADO

RASSEGNA STAMPA

Aemilia, Nicolino Sarcone vuole pentirsi. La Dda non gli crede

I pubblici ministeri dell’Antimafia di Bologna hanno subito interrotto l’iter con l’esponente di spicco della cosca Grande Aracri

7 novembre 2017  - Reggionline

REGGIO EMILIA – Una possibile collaborazione di giustizia dell’uomo considerato il boss della ‘Ndrangheta emiliana, che però non è andata a buon fine. Nicolino Sarcone, condannato a 15 anni in secondo grado nel processo Aemilia, non ha convinto i Pm della Dda di Bologna guidata dal procuratore Giuseppe Amato, che hanno subito interrotto l’iter con l’esponente di spicco della cosca Grande Aracri.
L’ipotesi di un pentimento di Sarcone, recentemente accusato proprio dalle parole di un pentito, Antonio Valerio, anche di due omicidi del 1992, è circolata durante la giornata in ambienti legali e nell’aula di Reggio dove è in corso il dibattimento per 150 imputati e dove Sarcone non c’è perché già giudicato in abbreviato. Il Pm Beatrice Ronchi ha fatto domande al teste Valerio sulla posizione di Sarcone, suscitando proteste dei detenuti nella ‘gabbia’. Gianluigi Sarcone, fratello, ha riferito in aula di aver saputo che stava collaborando. Ma la Dda, evidentemente, non lo ha ritenuto attendibile.

​​‘Ndrangheta: “Chiuso il cerchio sugli omicidi reggiani del ’92”. VIDEO

Ordinanze di custodia cautelare per il boss Grande Aracri, Nicolino Sarcone e Angelo Greco. Secondo la Dda di Bologna, sono loro i responsabili dei delitti Vasapollo e Ruggiero. Altre tre persone indagate

19 ottobre 2017  - di Margherita Grassi - Reggionline

REGGIO EMILIA – Sono trascorsi esattamente 25 anni, ma il cerchio si è chiuso, secondo gli inquirenti. Si è chiuso attorno agli omicidi Vasapollo e Ruggiero, si è chiuso attorno a quel periodo brevissimo, quei 30 giorni tra settembre e ottobre intercorsi tra un delitto e l’altro, in cui per la prima volta a Reggio Emilia erano risuonati gli spari della ‘ndrangheta.
Tre presunte figure di spicco della criminalità organizzata e per questo già in carcere, il boss Nicolino Grande Aracri, quello che l’accusa ritiene essere il suo punto di riferimento in Emilia, Nicolino Sarcone, e Angelo ‘Lino’ Greco, ritenuto il vertice della ‘ndrina distaccata di San Mauro Marchesato, nel Torinese, hanno ricevuto una nuova misura di custodia cautelare: sono accusate ora anche di essere stati i responsabili degli omicidi di Nicola Vasapollo, avvenuto a Pieve Modolena il 21 settembre 1992, e di Giuseppe Pino Ruggiero, avvenuto a Brescello un mese dopo, uccisi entrambi nelle loro case mentre si trovavano ai domiciliari, uccisi entrambi nell’ambito della lotta per l’egemonia delle famiglie.

L’accusa è di omicidio aggravato dal metodo mafioso; stessa accusa per altre tre persone solo indagate, Antonio Ciampà, Antonio Lerose e Antonio Valerio, il pentito del processo Aemilia, che da giugno si trova in un luogo segreto da dove ha iniziato a parlare, facendo nomi e cognomi.

“Abbiamo chiuso il cerchio riguardo agli esecutori materiali; c’erano state sentenze rispetto ai mandanti”, ha detto il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato. Le persone a cui si riferisce il procuratore sono Domenico Lucente e Raffaele Dragone, condannati entrambi all’ergastolo per gli omicidi Vasapollo e Ruggiero. Lucente poi si tolse la vita in carcere. Di quei delitti, come di molti altri, si è anche autoaccusato in tempi recenti un altro collaboratore di giustizia, Angelo Salvatore Cortese, che anni fa era stato prima condannato e poi assolto, e risarcito, per quei fatti.
Anche le sue dichiarazioni come quelle di Valerio sono state fondamentali per mettere finalmente al loro posto i pezzi mancanti del puzzle.

Processo Aemilia, il pentito Valerio racconta l’omicidio Vasapollo. VIDEO

28 settembre 2017 - di Margherita Grassi - Reggionline

REGGIO EMILIA – Continua al processo Aemilia la deposizione di Antonio Valerio, che fa i nomi di chi prese parte all’assassinio di Pieve Modolena, nel settembre del 1992. ‘A sparare furono in due – spiega – tra cui Nicolino Sarcone‘.

Carpi, omicidi di mafia del 1992, un carpigiano a processo

Condannato ieri in abbreviato uno degli esecutori: 30 anni a Nicolino Sarcone. Otto anni anche al pentito che ha riaperto l’inchiesta. Il 52enne sarà processato

9 ottobre 2018 - di Alberto Setti - Gazzetta di modena

CARPI. Un carpigiano di 52 anni imputato per il concorso nei due omicidi di mafia commessi a Brescello e Reggio nel 1992, da un gruppo di fuoco che aveva basi tra Carpi e Modena ed era telecomandato dal boss della ’ndrangheta Nicolino Grande Aracri.
Lo ha per il momento certificatola decisione assunta ieri dal giudice di Bologna. Che ha condannato con rito abbreviato a 30 anni di reclusione Nicolino Sarcone, l’uomo che aprì il fuoco. Condannato a 8 anni anche Antonio Valerio, il pentito che un anno fa al processo Aemilia in corso a Reggio svelò un mistero durato più di 25 anni. Aprendo l’ultimo troncone della maxi inchiesta, denominato “Aemilia 1992”.

Il giudice ieri ha rinviato a giudizio (tra gli altri indagati di quella che fu allora una guerra tra le cosche che si contendevano il potere a Cutro e in Emilia) Antonio Lerose, detto Renè, classe 1966, cutrese trapiantato a Carpi. L’ordinanza rinvia a giudizio anche Nicolino Grande Aracri, 58 anni, considerato il capo dell’omonima cosca di Cutro, che a Reggio e Modena vanta fior di legami e parentele. Secondo quanto ricostruito dalla nuova indagine della Dda, condannati e rinviati a giudizio assassinarono Nicola Vasapollo, 33 anni, il 21 settembre del 1992 a Reggio, e Giuseppe Ruggiero, 35 anni, il 22 ottobre dello stesso anno nella Brescello da sempre pervasa dalla cosca.

Oltre alle rivelazioni di due pentiti, ci sono stati riscontri anche su vecchi tabulati Sip, carte topografiche che riportavano un ponte non più esistente percorso dagli assassini in fuga e le multe prese. Identificate persino le loro compagne e amanti dell’epoca. Ripassati poi gli atti delle vecchie inchieste, che nel 1997 erano sfociate nella condanna all’ergastolo dei due mandanti dei delitti, Raffaele Dragone e Domenico Lucente. Ma sugli esecutori il mistero ha resistito 25 anni: sullo sfondo la lotta per la supremazia tra i Grande Aracri, i Dragone e gli Arena da una parte e gli “scissionisti” Vasapollo e Ruggiero dall’altra.
Per colpire i killer alloggiavano tra Carpi e Modena. A Modena in un appartamento del Windsor Park Center, in strada San Faustino. Nel 1992 un alloggio era in uso a Domenico L., che lo aveva fittiziamente intestato alla fidanzata ungherese del fratello. E dal quale la donna e l’amante di Domenico erano state frettolosamente “sfrattate”, proprio quando doveva arrivare il gruppo di fuoco. A Carpi è stato recuperato dagli atti del processo celebrato in Corte d’Assise a Reggio nel 1994 un appartamento con ufficio in via Ugo da Carpi. Il titolare della società proprietaria dell’alloggio aveva riferito ai giudici di aver ricevuto da Raffaele Dragone la richiesta di poterne usufruire. All’epoca si pensò fosse quello il nascondiglio dei killer per entrambi i delitti. Sempre nel modenese risultano rubate le auto, Fiat Uno e Fiat Tipo, usate per la fuga. Una fu rubata a Campogalliano. Sul ruolo di Lerose ora si pronuncerà la Corte d’Assise di Reggio. —

Nicolino Sarcone condannato per gli omicidi del ’92. VIDEO

Il referente della Cosca Grande Aracri in Emilia è ritenuto responsabile degli assassini di Nicola Vasapollo e Giuseppe Pino Ruggiero, uccisi a Pieve e Brescello. Il processo si è svolto con rito abbreviato

9 ottobre 2018 - di Margherita Grassi - Reggionline

REGGIO EMILIA – Un anno fa, dopo le dichiarazioni del pentito Antonio Valerio risuonate nell’aula del processo Aemilia, la polizia aveva trovato riscontri tali da poter dire di aver chiuso il cerchio attorno agli autori degli omicidi di ‘ndragheta del ’92, quelli di Nicola Vasapollo e di Giuseppe Ruggiero. Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Bologna Gianluca Petragnani l’ha pensata allo stesso modo accogliendo l’istanza dell’accusa e condannando Nicolino Sarcone a 30 anni di reclusione.

Sarcone, già in carcere, condannato a 15 anni confermati in appello nei riti abbreviati del processo Aemilia, è stato giudicato con rito abbreviato assieme allo stesso Valerio, per il quale la Dda – il pm Beatrice Ronchi – aveva chiesto 12 anni e che è stato condannato a 8 anni di carcere.

Comincerà invece il prossimo 12 febbraio il processo in Corte d’Assise per gli altri imputati: Nicolino Grande Aracri, Angelo Greco, Antonio Ciampà e Antonio Lerose. Tutti e 4 hanno scelto il rito ordinario. Per tutti l’accusa è di omicidio aggravato dal metodo mafioso.

Nel settembre 2017 Nicolino Sarcone e Angelo “Lino” Greco, ritenuto il vertice della ‘ndrina distaccata di San Mauro Marchesato nel Torinese, avevano ricevuto una nuova misura di custodia cautelare per gli omicidi di 25 anni prima. Nicola Vasapollo era stato ucciso sulla soglia di casa a Pieve Modolena il 21 settembre 1992; Giuseppe Pino Ruggiero, a Brescello un mese dopo, sempre nella propria abitazione. Entrambi erano ai domiciliari.

Omicidi avvenuti nell’ambito della lotta per l’egemonia tra l’allora cosca dominante delle famiglie Grande Aracri, Dragone e Arena e gli ‘scissionisti’ di cui facevano parte Ruggiero e Vasapollo. Mai, prima di allora, nel reggiano erano risuonati gli spari della criminalità organizzata.

Gli inquirenti avevano parlato di cerchio chiuso attorno agli esecutori materiali perchè i mandanti di quegli omicidi, Domenico Lucente, che poi si era tolto la vita in carcere e Raffaele Dragone, erano già stati condannati entrambi all’ergastolo.

Aemilia 1992, 30 anni al boss Sarcone. Maxi inchiesta su false fatture con 72 indagati: anche giornalisti e imprenditori

Chiusa l'inchiesta Octopus, 72 gli indagati comprese cinque persone già imputate nel processo contro la 'ndrangheta: Marco Gibertini, giornalista e uomo chiave dell’inchiesta, Antonio Silipo, Mirco Salsi, Giuliano Debbi e Omar Costi. Il gruppo organizzato godeva - secondo gli inquirenti - di appoggi internazionali con attività di falsa fatturazione tracciate verso l’Olanda, l’Irlanda, la Svizzera e l’Estonia

di Paolo Bonacini 9 ottobre 2018

Trent’anni di carcere a Nicolino Sarcone, capo della ‘ndrangheta emiliana, e otto anni per Antonio Valerio, il collaboratore di giustizia che ha consentito di fare nuova luce, con le sue deposizioni al processo Aemilia, sugli omicidi compiuti in provincia di Reggio Emilia nel 1992. Le condanne le ha stabilite ieri a Bologna il giudice Gianluca Petragnani nell’udienza preliminare, accogliendo le richieste del pm Beatrice Ronchi. È stato disposto anche il rinvio a giudizio davanti alla corte d’Assise di Reggio Emilia di altri quattro imputati: il boss Nicolino Grande Aracri, Angelino Greco detto “Linuzzo”, Antonio Ciampà detto “il Coniglio” e Antonio Lerose detto “René”. Affronteranno il processo ordinario a partire dal 12 febbraio, mentre Sarcone e Valerio hanno scelto il rito abbreviato.

Gli omicidi eccellenti di cui i sei debbono rispondere sono quelli di Nicola Vasapollo, ucciso alla periferia di Reggio Emilia il 21 settembre mentre si trovava agli arresti domiciliari, e di Giuseppe Ruggiero, freddato a Brescello un mese dopo da un commando di finti carabinieri che lo ha tratto in inganno facendolo uscire di casa. Una resa dei conti tra cosche di ’ndrangheta che ha affossato i Vasapollo/Ruggiero in Emilia grazie alla momentanea alleanza tra le famiglie Grande Aracri, Dragone, Arena e Ciampà. Alleanza destinata poi a finire con lo spargimento di altro sangue e la definitiva conquista del territorio da parte dei Grande Aracri.

A consentire la ricostruzione dettagliata di quanto accaduto sono stati due collaboratori di giustizia nell’aula del processo Aemilia: prima, nelle udienze di febbraio 2017, Angelo Salvatore Cortese, braccio destro di Nicolino Grande Aracri, poi il coimputato Antonio Valerio nelle lunghe deposizioni di settembre dello stesso anno.

Disse allora Cortese: “A volere morto Giuseppe erano anche Carmine e Pasquale Arena che regalarono a Nicolino Grande Aracri venticinque milioni di lire per l’omicidio. Avevamo pianificato tutto: conoscevamo i movimenti di Ruggiero, sapevamo quando andava a lavorare con il suo escavatore e quando tornava a casa”. Lui attese con Nicolino Grande Aracri il commando nei pressi della Modena Brennero per “lo scappotto”, cioè la fuga verso Milano, mentre Valerio partecipò all’azione. Era in libertà vigilata e rischiava grosso quella notte, ma il suo travestimento da carabiniere era un bel lasciapassare e la voglia di vendetta per l’uccisione del padre da parte del cugino di Giuseppe, Rosario Ruggiero detto “Tre dita”, troppo forte.

La notizia delle condanne e dei nuovi rinvii a giudizio arriva a Reggio Emilia nei giorni in cui la città apprende dell’ennesima maxi operazione contro la falsa fatturazione e l’evasione fiscale che vede indagati liberi professionisti, giornalisti, dirigenti sportivi, titolari d’impresa, rappresentanti di importanti associazioni del territorio. L’inchiesta è stata ribattezzata Octopus e risale al giugno 2014 quando il pm Valentina Salvi denunciò 41 persone, otto delle quali per associazione a delinquere “finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio, alla truffa ai danni dello Stato”.

Dopo quattro anni di attività investigativa da parte di carabinieri e guardia di finanza il numero degli indagati sale ora a 72 nell’avviso di chiusura, con cinque persone già imputate nel processo Aemilia: Marco Gibertini, giornalista reggiano e uomo chiave dell’inchiesta, Antonio Silipo, Mirco Salsi, Giuliano Debbi e Omar Costi. Il gruppo organizzato godeva secondo le indagini di appoggi internazionali con attività di falsa fatturazione tracciate verso l’Olanda, l’Irlanda, la Svizzera e l’Estonia.

A godere dei servizi dell’associazione a delinquere in Italia e in particolare a Reggio Emilia erano anche – secondo l’accusa – personaggi molto noti. Tra gli altri Giovanni Montorsi, fondatore e presidente dell’Arag di Rubiera, grande impresa con filiali in Australia e Sudamerica che vende accessori tecnologici per l’agricoltura; dirigenti sportivi come Mauro Donelli e Massimo Tirabassi; il giornalista Nicola Fangareggi, direttore di un sito online molto letto e apprezzato in regione; l’ex presidente della Cna reggiana Nunzio Dallari; Mario Gaspari, titolare della omonima azienda di trasporti “Gaspari viaggi”; il noto commercialista reggiano, consulente di importanti imprese e cooperative, Maurizio Labanti.

Il primo effetto politico della notizia è la richiesta da parte dei 5 Stelle al comune di Reggio Emilia della pubblicazione di tutte le consulenze e i contratti eventualmente in essere con gli indagati, ma più in generale l’intera provincia è fortemente scossa dalla quarta grande inchiesta che la coinvolge in soli quaranta giorni. Ai primi di settembre la notizia dell’operazione della guardia di finanza di Reggio e Bologna “Evasioni Bluffing”, con 110 indagati per reati fiscali, truffa, riciclaggio e associazione a delinquere, perquisizioni in tutta Italia con beni sequestrati per 234 milioni di euro, accertate false fatturazioni per 900 milioni. Una settimana dopo l’operazione “Billions” della polizia e della guardia di finanza provinciali con quattro persone ai domiciliari per bancarotta fraudolenta, riciclaggio e reimpiego legati ad operazioni inesistenti per oltre 80 milioni di euro.

A fine settembre l’arresto di don Ercole Artoni, fondatore della comunità Papa Giovanni XXIII, e del commerciante Aldo Ruffini, residente sulle colline reggiane, con l’accusa di minacce aggravate al presidente del Tribunale di Reggio Emilia Cristina Beretti, attualmente sotto scorta. La vicenda è collegata alla maxi evasione fiscale contestata a Ruffini, accusato di usura, ricettazione e riciclaggio, che ha portato sempre in settembre alla confisca di beni per quasi 24 milioni di euro, con sentenza di primo grado pronunciata dalla stessa dottoressa Beretti, già membro del collegio giudicante di Aemilia. Cosa succede a Reggio Emilia? La città è diventata capitale dei reati fiscali e di ‘ndrangheta, o sono le forze dell’ordine che qui lavorano meglio che altrove?

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