venerdì 9 settembre 2016

 

- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione dell'intera udienza

ore 10: In aula. Inizia l’udienza.


L’avvocato Romano Corsi ha rinunciato al proprio mandato nei confronti  dei suoi assistiti, gli imputati Giuseppe Ruggiero, Mirco Salsi, Alfonso  Paolini, Salvatore Sestito, Giuliano Debbi.

Il PM Mescolini chiede la motivazione della rinuncia dell’avvocato Corsi.

Data l’assenza dell’avvocato Corsi, la Corte si ritira per comprendere  come procedere con i controesami dei testi che verranno ascoltati oggi.

La Corte nomina l’avvocato De Belvis difensore d’ufficio degli imputati prima assistiti dall’avvocato Corsi.


E’ pervenuta la notizia del decesso dell’imputato Corrado Bidin.


L’imputato Francesco Amato chiede di prendere la parola, il Presidente Caruso dice che gliela darà quando possibile.

Entra in aula il teste, il Maggiore Giovanni Mura, Nucleo Investigativo dei Carabinieri di  Parma.

Abbiamo iniziato le indagini con la procura di Parma. Cito un incendio  del 5 novembre 2012. Furono date alle fiamme dei pezzi di un cantiere.  Intervenimmo sul posto. L’azienda era ALPI SABBIE srl di Cipriani Pietro  che ci parlò di Silipo Antonio, imprenditore con cui aveva un rapporto  professionale nel 2011.

A seguito delle sue dichiarazioni abbiamo avviate le intercettazioni  telefoniche nei confronti di Silipo Antonio e dei fratelli Cipriani,  Pietro e Alessio, e alcuni dipendenti della stessa cava su cui  inizialmente c’erano dei sospetti. Si parlava di un debito. Dopo circa  una settimana dall’incendio, il 15 novembre, Cipriani Pietro mi chiamò  riferendomi di essere stato chiamato improvvisamente, dopo circa un anno  che Silipo non lo cercava, e Silipo improvvisamente gli proponeva una  collaborazione per rientrare nel debito accumulato. Silipo aveva un  debito di circa 70.000 euro con Cipriani e gli propone di collaborare  per saldare questo debito.

Vengono citate in aula le intercettazioni tra Silipo e Cipriani Pietro.  Silipo chiama Cipriani e gli propone una collaborazione professionale e  gli dice che si era ricordato di lui e del fratello. “Non c’entro niente  con il fatto”, dice Silipo. Telefonata sospetta. Non poteva che  riferirsi all’incendio.

 Gli atti vennero trasmessi alla procura distrettuale di Bologna.  Continuiamo le intercettazioni e approfondiamo la questione del debito  accumulato da Silipo e non riusciamo ad abbinare un profilo genetico al  guanto lasciato sul luogo dell’incendio. Le nostre investigazioni  continuano ascoltando Silipo. Ci furono altri contatti tra Silipo e  Cipriani, Silipo voleva entrare in affari con Cipriani. La proposta non  si concretizzò perché Cipriani non la ritenne vantaggiosa. Altre  telefonate che Silipo fa, e sentiamo due telefonate del 13 novembre,  intercettate dai cc di Parma. Parlando con un uomo chiede numeri di  telefono e indirizzi di Cipriani per proporgli una collaborazione  professionale. Disse  “ora lo contatterò, ti spiego io come mi muovo”.

Un anno prima ci fu una riunione tra Silipo, Cipriani nello studio del suo commercialista per capire come saldare il debito.

L’appuntamento  venne organizzato da una società di recupero credito di Milano, la C.S.S.

Silipo si sentiva con Mario Calesse e Vincenzo Ferraro con cui discuteva  di una situazione che riguardava cantieri. Si trattava di terminologie  criptate per dissimulare un’altra situazione che poteva celare  situazioni di  recupero crediti.

Calesse venne sentito il 5 gennaio parlare con Silipo dove diceva  “abbiamo avuto un incontro a Brescia con la società che sta lavorando  nel cantiere”. In quel periodo la polizia giudiziaria di Reggio Emilia, i  carabinieri e la guardia di finanza stavano svolgendo indagini per  l’inchiesta Octopus con intercettazioni su Salsi Mirco e il giornalista  Marco Gibertini.  Emergono elementi importanti da quella indagine. A  quel punto andammo a ripescare conversazioni intercettate tra Silipo e  Gibertini e già la polizia giudiziaria di Reggio Emilia aveva inquadrato  l’imprenditore Salsi aver consegnato una somma di denaro a una donna,  Gelmi Maria Rosa, di Brescia, che doveva favorirlo per l’assegnazione di  appalti sulla distribuzione di cibo nelle mense di alcune carceri  italiane.

Il credito che Salsi vanta nei confronti della Gelmi è di 1 milione e  332 mila euro. Salmi cede il suo credito verso Gelmi a Silipo.
 


PER CAPIRE LA VICENDA DI CUI SI STA PARLANDO IN AULA (PICCOLO STRALCIO DELL’ORDINANZA)

La complessa vicenda che si andrà a descrivere emerge casualmente nel corso dell’attività di  indagine condotta dal R.O.N.I. Comando Provinciale CC di Reggio Emilia che, nel corso di operazioni di intercettazione , captava nel mese di novembre 2012 una serie di conversazioni tra SILIPO ed altre due persone, nelle quali – in evidente contrasto con la realtà - si faceva riferimento ad un non meglio precisato cantiere di cui si stava occupando l’interlocutore del  SILIPO , per cui dopo sei mesi di attività non avevano ancora consegnato un mezzo solaio. Questi,  dal canto suo, incitava il proprio interlocutore Vincenzo a dimostrare ad un presunto geometra,  committente del lavoro, di essere riuscito a fare una vendita di almeno 100 euro.
L’intuizione investigativa, che si sarebbe rivelata felice conduceva ad ipotizzare che , di fatto,  SILIPO fosse intento a gestire , a suo modo, un recupero crediti.

Il prosieguo delle indagini avrebbe poi condotto ad accertare come 727 Mirco SALSI, imprenditore  reggiano titolare della Reggiana Gourmet srl e all’epoca vice presidente della locale C.N.A.,  avesse versato la somma di circa un milione di euro nelle mani di una donna, poi identificata in GELMI Maria Rosa, la quale avrebbe dovuto intercedere nel favorirlo nel corso della procedura di  assegnazione di un appalto nel settore della ristorazione delle mense della Polizia Penitenziaria  della Regione Lombardia.

Intascata la somma si denaro, la donna avrebbe però fatto perdere le sue tracce; di qui la necessità  da parte del Salsi di utilizzare canali “alternativi” per recuperare la somma in questione  rivolgendosi, attraverso la mediazione di Marco GIBERTINI a Silipo Antonio. Questi, sotto la  supervisione del SARCONE, incaricava due malavitosi calabresi, FERRARO Vincenzo e CALESSE Mario, di provvedere all’esazione del credito verso la GELMI, senza risultato, tanto che , per convincere SALSI della fruttuosità dell’operazione, gli avrebbero consegnato sei assegni  privi di copertura. In compenso, tuttavia, SILIPO avrebbe preteso, come commissione, la somma di  250.000 emettendo verso SALSI fatture per operazioni inesistenti, quindi, quasi come una nemesi,  avrebbe preteso sine titulo, un’ulteriore somma di 50.000 €. Ciò avrebbe indotto il SALSI, allarmato e intimorito, a presentare denuncia, in tal modo finendo per autoaccusarsi dell’estorsione  e della precedente attività corruttiva.

 

Salsi è colui che chiede il recupero crediti a Silipo tramite Gibertini.  Poi minacciato da Silipo, Salsi si rivolge alle autorità.

Il 25 ottobre, incontro a casa di Silipo documentato dai cc di Reggio  Emilia che fanno servizio di osservazione. Ci sono conversazioni in cui  si capisce che Salsi versa 50.000 euro come acconto per “sbloccare il  cantiere”, come dicono al telefono. Successivamente emergono fatture per  operazioni inesistenti che la società di Silipo emette alla Reggiana  Gourmet di Salsi per circa 300 mila euro.

Gennaio/febbraio 2013: Silipo chiede a Salsi un nuovo acconto per le  spese che si sostengono per andare a Brescia e “portare avanti il  cantiere”. Inizialmente Salsi non batte ciglio, dopo ci ripensa e non  avendo visto ancora denaro e non da altri acconti se prima non vede  rientrare i suoi soldi dati alla Gelmi. Silipo per tenere Salsi buono e  dalla sua parte, inizia a sollecitare Calesse e Ferraro a documentare  questo recupero, portare qualche risultato perché Salsi non vuole  più pagare se non vede qualche risultato. A un certo punto, Calesse e  Ferraro chiedono un incontro con Salsi e Gibertini perché devono  consegnare documenti, hanno ottenuto un risultato. Incontro che si  verifica il 5 marzo a casa di Silipo a cui partecipano Silipo, Salsi,  Gibertini, Calesse e Ferraro. Si evince che Calesse e Ferraro hanno  portato degli effetti del buon lavoro a Salsi, otto documenti. Salsi non  è convinto e chiede a Silipo contezza sull’affidabilità di colui che ha  emesso questi assegni. Ferraro e Calesse dicono che non possono portare  documenti di questa persona, ne va del loro nome e del loro onore, e lui si deve fidare.

Salsi non è in grado di ottenere soldi. Qui finisce la prima fase della  nostra indagine. Poi cessano le attività di intercettazione. L’1 luglio  2013 Salsi si rivolge alla squadra mobile di Reggio Emilia e segnala di  essere minacciato da Silipo Antonio. E sporge denuncia.

Iniziamo altre intercettazioni. Eseguiamo perquisizione nella casa e  nell’azienda di Salsi Mirco il 4 luglio 2013. Troviamo documentazione  che comprova la vicenda. Copia della cessione del credito. Salsi ci  porta presso un istituto di credito e dentro una cassetta di sicurezza  troviamo altri documenti. Lo stesso giorno Silipo tempesta di telefonate  Salsi perché vuole portargli Ferraro. Si capisce che le preoccupazioni  di Salsi sono fondate e Silipo è pressante. “Ti porto un amico che ti  vuole salutare” dice Silipo e Salsi “ti vuole salutare il signor  Vincenzo”. Ovvero Ferraro Vincenzo, a cui dava del voi e portava un  particolare rispetto. Io ero con Salsi e ascoltai quella telefonata.

Mentre facciamo la perquisizione Silipo e Ferraro si recano nell’azienda  e si allontanano. Poi tornano nel pomeriggio e Salsi non vuole  incontrarli e ci informa di ciò che stava accadendo.

Troviamo sei assegni emessi da De Lucia Giuseppe, di circa 115 mila euro  ciascuno.  Lo identifichiamo e lo mettiamo sotto intercettazioni.  Personaggio con grossi problemi economici, disoccupato. Notiamo che la  firma sugli assegni è diversa da quella reale  di De Lucia. E allora lo  andiamo a sentire. De Lucia viene perquisito ma non viene trovato il  blocchetto degli assegni da cui erano stati emessi gli assegni. E poi De  Lucia fa la denuncia per furto.

Individuiamo Gelmi Maria Rosa in provincia di Cremona, la andiamo a  sentire. Facciamo perquisizione nella casa del suo compagno e troviamo  elementi che comprovano rapporti della donna con Salsi Mirco. Società  costituita insieme. Indirizzati da lei, troviamo un’agenda di proprietà  del convivente su cui c’è un  numero di telefono con la dicitura “Silipo  calabresi” nella pagina del 30 giugno 2012 dell’agenda. Dimostrava che  la Gelmi conosceva Silipo. Ci disse di essere stata approcciata  telefonicamente da lui il 14 agosto 2012. Analizzando i tabulati non  trovammo contatti.
 

Controlliamo le intercettazioni fatte dai colleghi di Neviano degli  Arduini e troviamo tracce di due telefonate avvenute il 30 giugno 2012,  stesso giorno segnato in agenda. La Gelmi chiamava Silipo e gli chiedeva  perché l’avesse cercata.
 “Sono un tuo amico devo parlarti di persona. Mi chiamo Antonio”
 “Ma io non ti conosco”
 “Sono Antonio di Reggio Emilia”
 La Gelmi chiude il telefono ma poi richiama e continua a chiedere cosa voglia da lei.
 

CONVERSAZIONI LETTE IN AULA TRA SILIPO ANTONIO E GELMI MARIA ROSA
“Non ho capito perché ti stai preoccupando. Insomma Maria Rosa conosco le tue figlie”
“Una minaccia mi fai perché conosci i miei figli?”
Silipo insiste per incontrarla  “Come mai hai così paura, fammi capire”
“Voi ormai non mettete più paura a nessuno. Tanto so chi ti ha mandato”.
Silipo dice di venire in veste amichevole perché ha le carte in regola.
“Allora vado a denunciare dai carabinieri il mio amico Salsi”, dice la  Gelmi.
 

Il 30 giugno Silipo e Calesse si organizzano per andare a Brescia per trovare la Gelmi.

Gibertini chiama Silipo esordendo con “Antonio carissimo” e Silipo  risponde “Grande! Come stai Marco?”. I due si conoscono da tempo.

Gibertini riprende i contatti con Silipo nel giugno 2012 e gli chiede un  appuntamento. Il 18 giugno Gibertini dice a Silipo per telefono “Siamo  apposto. Carta bianca, ho tutte le firme necessarie e le  autorizzazioni”.

Dell’incarico che Salsi da a Silipo tramite Gibertini per recuperare i  soldi viene informato Nicolino Sarcone.  Chiamata di Silipo a Sarcone  del 19 giugno in cui Silipo gli chiede quando incontrarsi per “impostare  il lavoro”.

Il 21 giugno Gibertini dice a Silipo che gli deve consegnare una cosa.  Dopo il contatto Gibertini- Silipo per conto di Salsi, dopo che  Gibertini gli dice che ha carta bianca, dopo la telefonata a Sarcone in  cui Silipo chiede a Sarcone di impostare il lavoro, il 21 giugno Silipo  chiama Ferraro Vincenzo. Silipo gli dice di volerlo incontrare “tengo un  appalto per le mani e volevo parlare con voi”.

Silipo saluta Ferraro “salutatemi la famiglia”. Il giorno dopo si  incontrano a Cadelbosco di Sopra. Periodo in cui Silipo non era agli  arresti domiciliari, viene arrestato nel luglio 2012.

Il 26 giugno Ferraro manderà Calesse Mario, descritto al Silipo come   “fratello nostro”. Silipo e Calesse il 30 giugno vogliono approcciare la  Gelmi ma non la trovano.

Non trovano la Gelmi che cambierà indirizzo. Non riusciranno più a  rintracciarla. Per quanto riguarda Salsi, lui inizia ad avere contatti  sempre più frequenti con Silipo dal mese di luglio del 2012. Ci sono  varie telefonate che lo attestano.

Il 10 luglio, con un sms Gibertini scrive a Silipo “ti comunico che  Mirco Salsi si è ufficialmente innamorato di te”. Il 25 ottobre 2012,  Gibertini e Salsi si incontrano con Silipo. Salsi in macchina dice a  Gibertini  “sta avverandosi quello che ho sperato”. Parlano della Gelmi.  Commentano sull’approccio che Ferraro e Calesse fanno credere a Salsi  di aver avuto con la Gelmi. Parlano di averle messo una pistola in  bocca. Salsi e Gibertini si convincono che i due sono passati  all’azione. Salsi in macchina continua “o percorri questa strada  altrimenti..” e Gibertini “è tutto all’insegna dell’ordinaria follia. Se  qualcuno dovesse finire in galera non dormiamo più di notte”.

Troviamo il documento della cessione del credito. Le parti sono Salsi e  Silipo. Non ci sono firme. Si cita Salsi creditore nei confronti di  Gelmi Maria Rosa per una cifra di 1 milione 332 mila euro.

L’incontro tra Silipo, Salsi e Gibertini a casa di Silipo avviene mentre  Silipo è agli arresti domiciliari. Silipo fa dei regali a Salsi. Gli  regala la soppressata.

“Vedrai quante altre cose faremo insieme” dice Silipo a Salsi.

4 agosto 2012. Sms tra Silipo e Salsi. “Ciao Mirco, grande uomo” scrive  Silipo.
“Mi fa molto piacere leggere cosa hai scritto. Ricambio questo  apprezzamento”, risponde Salsi.

 Conversazione ambientale tra Salsi e Gibertini, i due dialogano sui  50.000 euro che Salsi ha appena dato a Silipo. Nel dicembre 2012 circa  vengono recuperate sulla mail di Silipo due fatture di 49.000 euro circa  e 250 mila euro circa. Le parti in causa sono le aziende di Silipo e la  Reggiana Gourmet. Fatture in relazione a lavori mai fatti.

Troviamo traccia di rapporti finanziari tra Salsi e Gibertini. Prestiti  anche di cifre alte fatte da Salsi a Gibertini. Perquisizione del 7  aprile 2014 a casa di Silipo. Anche qui vengono trovate copie dei 6  assegni con la firma di De Lucia insieme a un manoscritto “questi  assegni  numerati ce li ha Mirco e sono di Milano”.

Durante la perquisizione a casa di Salsi troviamo un appunto con le  generalità di Gelmi e la sua descrizione fisica, relazioni sentimentali,  informazioni sulla figlia, numeri di telefono.

Altra conversazione del 28 novembre in macchina di Gibertini tra lui e  Salsi. Salsi dice “però sono forti questi qua”. Gibertini chiede “chi?”.  “La ndrangheta”, risponde Salsi.
 

Si parla ora della vicenda che vede coinvolto Andrea Cesarini.

Piccolo  stralcio dall’ordinanza: “ La vicenda oggetto dell’imputazione è per  molti versi analoga a quella relativa al tentativo di estorsione in  danno di GELMI Maria Rosa, replicandone, di fatto, le sequenze. Anche in  questo  caso, un imprenditore (Omar COSTI), attraverso  l’intermediazione del solito GIBERTINI si rivolge al sodalizio criminale  per ottenere ciò che gli è precluso dall’ordinamento, vale a dire  l’esazione di un credito nei confronti di tale Andrea CESARINI, di Roma.  Immediata l’assunzione dell’impresa da parte del SILIPO che, dopo aver  interpellato SARCONE ed averne avuto  l’implicito benestare, attiva tale  MORMILE Vittorio, legato ad ambienti malavitosi campani per l’attività  di riscossione, con ben altro successo rispetto alla vicenda GELMI”
 

Ci saranno numerose conversazioni tra Costi e Gibertini. Si cerca di  fissare un appuntamento. Conversazione in cui Gibertini chiama Silipo e  gli ricorda l’appuntamento preso per l’indomani mattina. Il 17 ottobre  ci sarà questo appuntamento per discutere. E partecipa Cannizzo Mario  (Brigadiere dell’Arma CC in congedo) e Silipo Luigi.
 

Sempre dall’ordinanza, in relazione alla presenza del Brigadiere  Cannizzo a quell’incontro: “CANNIZZO, tuttavia, si accorge del  dispositivo attuato dagli inquirenti per documentare l’evento di interesse investigativo avendo riconosciuto l’ex collega App. Caruso che di quel dispositivo  faceva parte, e con abile manovra, prima esplorativa e, poi, più diretta, gli chiede conto di quella  sua presenza, nella piena consapevolezza, quindi, del grave rilievo penale della propria condotta,  dovuto alla illiceità di ciò che si stava ponendo in essere (ovverosia azioni finalizzate alla  consumazione di una estorsione). Le parole tranquillizzanti del graduato non lo rasserenano affatto,  e torna più volte alla carica sino all’invito esplicito rivolto all’operatore di polizia giudiziaria di  violare i propri doveri. La immediata difusione della notizia nell’ambito del circuito criminale di appartenenza, segna evidentemente la piena consapevolezza di farne parte”.
 

Il 20 ottobre 2012 conversazione ambientale sulla macchina di Gibertini.  Ci sono lui e Salsi. Gibertini dice “C’è da fare un servizio. Uno  truffato di 700 mila euro. Un reggiano truffato da una società di Roma”.  Parlano di Nicolino Sarcone, definito da Salsi “il mossar di Grande  Aracri”. Forse voleva dire “mossad”.
 

Gibertini dice a Salsi: “per fare quelle operazioni Silipo ha dovuto chiedere il consenso a Sarcone che se diceva di no...”

L’incontro con Cesarini non ottiene l’effetto desiderato, ovvero farlo  pagare. A novembre Gibertini dice a Silipo “ti porto una persona per la  quale ho già fatto un servizio”. Si riferisce a Omar Costi. Si parla di  un recupero abbastanza complicato.

Nel primo incontro Costi chiede a Silipo una presenza intimidatrice nei confronti di Cesarini per farlo pagare.

Conversazioni tra Silipo Antonio e Mormile Vittorio, incaricato da  Silipo per operare a Roma. Mormile fa parte di un altro contesto  delinquenziale. Viene identificato dalla polizia di Reggio Emilia. E’ un  pregiudicato di Caserta e fa riferimento a un personaggio che sarebbe  il suo superiore chiamato lo “zio”, Flagiello Giovanni di Sant’Antimo  (NA), considerato esponente o in legami con il clan camorristico “Verde”  di Sant’Antimo. Mormile opera su Roma anche se vive a Napoli. Viene  dunque incaricato Mormile.

Silipo chiede a Mormile di raggiungerlo a casa sua l’indomani. Mormile  arriva. Costi lo va a prendere alla stazione. Fanno una riunione alla  presenza di Costi per organizzare il recupero soldi da Cesarini. Silipo  interpella Sarcone per farlo partecipare a questa importante riunione.

Mormile si reca a Roma con Costi. Da una telefonata si percepisce un soggetto in sottofondo che piange identificato in Cesarini.

Anche Castaldi e  Pregliasco, altri indagati dalla polizia di Reggio Emilia in quel periodo, parlano della vicenda Cesarini.

Si intuisce che Silipo e Mormile parrebbero aver preso differenti  accordi con Cesarini. Hanno capito che possono avere soldi senza che  Costi ne venga a conoscenza.

Si intuisce che Mormile e Silipo prendono accordi con Cesarini  all’insaputa di Costi, Silipo commenta sull’entità del recupero fatto  che si aggira intorno ai 230.000 euro che Silipo avrebbe incassato  direttamente da Cesarini. C’è stato un pagamento e la polizia  giudiziaria di Reggio Emilia parla anche della cessione di una  Lamborghini e di un’Audi appartenenti a Cesarini. Il pagamento non va a  Costi ma rimane a Silipo e Mormile.

Silipo non ha più contezza di quanto sia la cifra del credito. Costi  parla di poco più di milione circa, Cesarini gli dice un’altra cifra.  Silipo chiede a Castaldi di capire l’esatta cifra del credito.

Silipo capisce che Castaldi non sta assumendo le giuste informazioni  chieste. Silipo da menzione del suo spessore e usa parole forti contro  Castaldi, reo di non avergli detto tutta la verità. Silipo chiede a  Castaldi se non “sia uno dei nostri”. Castaldi risponde: “ al 100% sono  uno dei vostri. Vengo lì e te lo firmo con il sangue che sono dei  vostri”.

Costi ha un credito importante nei confronti di Cesarini. Non riesce a  riscuoterlo. Si rivolge a Gibertini che lo mette in contatto con Silipo.  Organizza un incontro con Cesarini con altri uomini per avvalorare la  presenza intimidatrice. Non si raggiunge l’obiettivo. Silipo viene  incaricato per il recupero crediti. Viene coinvolto Mormile chiamato da  Silipo.  Riunione tra i due e Silipo chiede a Sarcone di partecipare.  Mormile e Costi vanno a Roma e si fanno consegnare effetti a scadenza.  Si capisce che il totale sborsato da Cesarini ammonta a 600.000 euro.

Silipo Luigi e il brigadiere  Cannizzo Mario emergono perché investigati  dalla polizia di Reggio Emilia per un procedimento penale inerente a  una associazione a delinquere finalizzata a usura e riciclaggio. Noi  riepiloghiamo fatti già investigati a Reggio Emilia. Silipo Luigi e  Cannizzo sono con Silipo Antonio nel primo incontro con Cesarini per  fargli paura ma senza raggiungere l’obiettivo.
 

 In merito al capo 71 le indagini sono state svolte dai Carabinieri di  Ravenna. L’avvocato dell’imputato Giuliano Debbi chiede che vengano  ascoltati anche loro. Si parlerà della vicenda durante la prossima  udienza.
 

Si parla nuovamente della vicenda che riguarda Renzo Melchiorri.

Melchiorri, autotrasportatore,  ha un debito di 51.000 euro nei  confronti di Gibertini Gino, titolare di una ditta di carburanti.  Gibertini incarica Silipo di riscuotere il credito da Melchiorri ceduto a  Silipo, a fronte di 51.000 euro, per una cifra di appena 5.000 euro.

Il coinvolgimento di Sarcone da parte di Silipo lo capiamo da alcune telefonate.

Termina l’esame del teste, inizia il controesame.
 

CONTROESAME da parte dell’avvocato difensore di Silipo Luigi.
AVV: Da quali elementi si evince che la presenza di Silipo Luigi insieme a Cannizzo fosse intimidatoria?
TESTE:   Ne prendiamo atto dalle intercettazioni fatte dalla polizia giudiziaria  di Reggio Emilia. Noi abbiamo recuperato queste intercettazioni. Ai  tempi la vicenda fu seguita dalla polizia giudiziaria di Reggio.
AVV: Silipo Luigi emerge in altri episodi seguiti da lei?
TESTE:  Mi sembra di no.
 

Inizia il controesame l’avvocato difensore di Cannizzo Mario.
AVV:  Quante volte Cannizzo rientra nelle vostre indagini, oltre l’episodio del 17 ottobre 2012?
TESTE:   Cannizzo è una persona che conosciamo grazie ai cc di Reggio Emilia.  Non credo che sia entrato nuovamente nelle nostre indagini, tranne che  per un caso:  il recupero dei botti di capodanno 2012 per Silipo  Antonio.
 

Inizia il controesame l’avvocato difensore di Salsi Mirco.
AVV: C’è una fase intermedia dal 30 giugno a quando Salsi diventa  vittima dell’estorsione? C’è una fase nella quale, dopo il 30 giugno vi  sono solo parole da parte di Calesse e Ferraro prive di riscontro?  Parole volte a persuadere Salsi che viene fatto qualcosa, ma sono parole  prive di riscontro?
CARUSO: Questa non è una domanda. Scinda le cose che ha inserito in questo complesso di considerazioni. C’è una fase silente?
AVV: Non è per nulla silente. Calesse e Ferraro pronunciano parole come della pistola messa in bocca. Voi scrivete che sono prive di qualunque riscontro.
CARUSO: Bene. Ci sono parole di Calesse e Ferraro che non hanno conferma?
AVV: E’ vero o no che dal 30 giugno non ci sono contatti tra chicchessia e la Gelmi?
TESTE: Si, perché non sanno dove sta.
AVV: Non mi interessa perché. Ma se sì o no. Bene. Gli atti descritti  da lei, la visita da parte di Silipo e Calesse, l‘incontro con il papà  della Gelmi, il biglietto con la scritta Antonio Calabrese e il numero  di Silipo, le due telefonate  tra Gelmi e Silipo sono gli unici atti  concreti di minaccia nei confronti della Gelmi? Oggi si è parlato di  atti intimidatori, sono questi gli unici che avete rinvenuto  oggettivamente nelle vostre indagini?
TESTE: Si
AVV: Le risulta che la vicenda prende il via perché Salsi viene “truffato” dalla Gelmi per un  milione e 300 mila euro?
TESTE: Si
AVV: Che persona è la Gelmi? Aveva già truffato in passato?
TESTE: Ha precedenti penali per truffa.
AVV: Salsi e Gibertini dice che si conoscono da tempo. Da quanto?
TESTE: Ho detto Salsi e Silipo. Non so da quanto si conoscevano Salsi e  Gibertini. Posso presumere da anni prima in base a ciò che abbiamo  trovato a casa di Salsi.
AVV:  Le risulta che prima di rivolgersi a  Silipo, il Gibertini per recuperare i soldi si fosse rivolto a Napoli  Antonino? E solo successivamente si mette in contatto con Silipo?
TESTE: Napoli viene arrestato il primo agosto. E i contatti tra  Gibertini e Silipo sono del 16 giugno. Quindi Silipo entra prima.
AVV: Tra Napoli e Salsi vi sono contatti?
TESTE: Non so.
AVV: Napoli le risulta pregiudicato?
TESTE: Si, arrestato per associazione a delinquere
AVV: E’ vero che Gibertini non aveva il numero di telefono di Silipo e se l’è procurato dopo una lunga ricerca?
TESTE: Non lo so.
AVV: C’è una intercettazione che lei ha letto prima “sono venuto a  chiedere a tuo cugino, non avevo più il tuo numero, l’ho cercato per  mari e monti”. Interpreto questa telefonata come momento successivo al  rinvenimento del numero di Silipo.
TESTE: Si, però l’esordio è che si conoscevano da tempo.Esordisce “amico mio carissimo” quindi si conoscevano.
AVV: Questo lo dice lei.
TESTE: No, questo lo dicono loro.
 

L’avvocato Bucchi presenterà la richiesta di trascrizione di tutte le  intercettazioni dell’inchiesta Octopus, ritenendole utili per avere un  quadro completo della vicenda di cui si sta oggi discutendo in aula.

Termina il controesame dell’avvocato difensore di Salsi Mirco.
 

L'udienza viene sospesa per un'ora circa

 

In aula. Riprende l’udienza.
 

Entra in aula il teste, il Maresciallo Stefano Loviselli.

Intercettazioni in atto su Silipo Antonio. Intercettiamo conversazioni  tra lui e Grammatica Annalisa dove si fa riferimento a prestiti con  tassi di natura usuraia. Primo contatto 15 marzo 2013. Grammatica chiama  Silipo chiedendogli un favore urgente. Dopo alcuni giorni, il 25 marzo  la Grammatica lo richiama per altri 1.000 euro. Dopo qualche giorno  Silipo chiede indietro i soldi. Il 28 marzo. Il giorno successivo si  registrano telefonate e sms tra i due, la donna lo sollecita alla  concessione del prestito perché ha preso un impegno con la sua banca.  Dopo la denuncia esporta dalla Grammatica, vediamo come il prestito è  stato di 10.000 euro. 5.000 euro in contanti e 5.000 con un bonifico  fatto da Omar Costi su un conto corrente della Grammatica.

Nel mese di luglio ci sono numerose conversazioni. Emerge che la Grammatica dopo aver pagato alcune rate del prestito, da 2.100 euro  l’una, non riesce a mantenere i patti e il Silipo inizia a vessarla per  riavere il proprio capitale iniziale. A fronte dei 2.100 euro Silipo  emette fatture con quell’importo trovate durante la perquisizione fatta  nei suoi confronti. Fatture fatte per giustificare l’entrata di questo  denaro.

A luglio riprendiamo le intercettazioni nei confronti del Silipo.  Contatti tra Silipo e Grammatica che è in difficoltà per il prestito.

Nel mese di ottobre continuano le pressioni di Silipo. Una telefonata  per noi importante è quando Silipo si arrabbia per le scuse che lei  accampa dicendole che anche se lei è di Napoli lui è calabrese.

Silipo chiede alla Grammatica di consegnargli tre assegni post datati  dell’importo di € 10.000 ciascuno. Nel febbraio 2014 la Grammatica  sporge denuncia.

Silipo, ad agosto, chiede alla Grammatica di cedergli un garage da 16.000 euro per coprire il debito.

Termina la deposizione del teste, il Maresciallo Stefano Loviselli.
 

Entra in aula il teste, Roberto Bentivoglio, Nucleo Investigativo Comando Provinciale di Reggio Emilia.

Il teste parla dell’inchiesta Octopus in relazione agli imputati di questo processo.   L’attività inizia nel 2011. Sviluppiamo accertamenti fino al giugno  2012.  Dai contatti telefonici emerge un soggetto identificato in  Gibertini Marco che entra in contatto telefonico con Napoli Antonino.  Mirco Salsi è oggetto anche lui di intercettazioni ambientali e  telefoniche. Gibertini, la sua caratteristica principale era quella di  essere collettore tra imprenditoria locale e Silipo Antonio. Notando che  Gibertini si era attivato per mettere in contatto vari soggetti con  Silipo abbiamo sviluppato le nostre indagini.

Nel febbraio 2013 captiamo conversazioni di Gibertini e i suoi contatti con Castaldi Marco e  Pregliasco  Piersandro.

La  figura del brigadiere Cannizzo. La sua entrata in scena avviene il 17  ottobre 2012. Viene predisposto un servizio di osservazione insieme ai  colleghi della guardia di finanza. Vi era il convincimento che nel  centro di Reggio Emilia Costi Omar doveva incontrarsi con Cesarini  Andrea. Era emerso che Costi era creditore di una ingente somma di  denaro verso Cesarini. Per riottenere questo denaro vi era stata la  mediazione di Gibertini con Silipo. Durante il servizio di osservazione  vediamo Silipo Luigi e un carabiniere in congedo. Il collega impiegato  nel servizio di ocp era noto al Cannizzo. Il collega operante è stato  subito sganciato per evitare che ci fossero ripercussioni sull’indagine.
 

Per capire cosa sta raccontando il teste (piccolo stralcio dell’ordinanza): “CANNIZZO, tuttavia, si accorge del dispositivo attuato dagli inquirenti per documentare l’evento di interesse investigativo avendo riconosciuto l’ex collega App. Caruso che di quel dispositivo  faceva parte, e con abile manovra, prima esplorativa e, poi, più diretta, gli chiede conto di quella sua presenza, nella piena consapevolezza, quindi, del grave rilievo penale della propria condotta, dovuto alla illiceità di ciò che si stava ponendo in essere (ovverosia azioni finalizzate alla consumazione di una estorsione). Le parole tranquillizzanti del graduato non lo rasserenano affatto, e torna più volte alla carica sino all’invito esplicito rivolto all’operatore di polizia giudiziaria di violare i propri doveri. La immediata difusione della notizia nell’ambito del circuito criminale di appartenenza, segna evidentemente la piena consapevolezza di farne parte”.
 

Con le intercettazioni emerge il quadro che il brigadiere Cannizzo aveva  maturato un rapporto con Silipo Antonio. Rapporto di natura criminale.  Avevamo visto Cannizzo come asservito a Silipo.

Continuando le nostre attività investigative notiamo telefonate tra  Silipo e Cannizzo. Emergono problematiche di Cannizzo per la licenza del  porto d’armi che non gli viene rinnovata.

Eseguiamo una perquisizione a carico di Cannizzo. Nella sua casa  troviamo materiale vario. Tra cui 5 cartucce non compatibili con l’arma  da lui legalmente detenuta.
 

Inizia il CONTROESAME dell’avvocato difensore di Mario Cannizzo
AVV: In quanti episodi Cannizzo veniva impiegato da Silipo?
TESTE: Si metteva a  disposizione di Silipo per recupero crediti e in altre circostanze.  Anche per il rinnovo di licenza del porto d’armi rileviamo rapporti tra i  due.

Termina la deposizione del teste, Roberto Bentivoglio, Nucleo Investigativo Comando Provinciale di Reggio Emilia.
 

Entra in aula il teste, Domenico De Iesu, ai tempi Dirigente della Squadra Mobile della Questura di Reggio Emilia.

Mi chiamò Enrico Bini dicendomi che era insieme a Salsi, suo amico  imprenditore. Dicendomi che lo aveva chiamato per un aiuto, una mano, un  consiglio. Mi hanno raccontato una storia incredibile inerente a Salsi  che si sentiva minacciato da alcuni calabresi. Io ero fuori città e  mandai subito i miei collaboratori.  Salsi continuava a ricevere  chiamate da alcuni calabresi tra cui Silipo. Ho dato le direttive al mio  personale. La mattina dopo convocare il soggetto per fare la denuncia e  attivare la vigilanza nei suoi confronti che doveva incontrarsi con  questi soggetti.
 

Termina la deposizione del teste, Domenico De Iesu, ai tempi Dirigente della Squadra Mobile della Questura di Reggio Emilia.
 

Termina l’udienza

Trascrizione a cura di: S.D. - Impaginazione e correzione a cura di: S.N.

RASSEGNA STAMPA

«Avevo paura, li ho denunciati 14 volte» -- Gazzetta di Mantova 13 settembre 2016

Mantova. Infiltrazioni della ’ndrangheta, riparte il processo Pesci. Il geometra ex socio di Muto accusa ricatti e prepotenze

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