mercoledì 7 settembre 2016

- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione dell'intera udienza

Ore 9.45 in aula. Inizia l’udienza.
 

Appello del Presidente della Corte, Francesco Maria Caruso, che elenca i  nomi degli imputati e degli avvocati difensori presenti e non.

 

Un imputato: “Senta signor Presidente. Buongiorno. La porto a conoscenza di quello che  è successo in estate. Per un’assurda circolare siamo stati spostati sui  carceri di provenienza solo perché l’ulteriore udienza era dopo più di  trenta giorni. In un futuro non succeda di nuovo. Lo spostamento. Per noi è uno stress.”
 

Il PM Marco Mescolini elenca i testi citati per l’udienza di oggi. Solo  sette sono presenti. Gli altri, pur correttamente citati, non ci sono.  Giustificato assente solo uno.
 

Avvocato Migale Ranieri: l’imputato Sestito Salvatore, imputato vuole prendere la parola.
Sestito: Voglio chiedere perché mi viene rigettato di avere parenti a  casa. Perché? E’ più di un anno che sono agli arresti domiciliari.
Caruso: Avvocato se sa il contenuto della domanda è inutile che lo fa parlare. Non dipende da noi.
 

Entra in aula il teste,  il Maresciallo Di Palma di Torre Annunziata.

Termina la deposizione del teste, il Maresciallo Vincenzo De Palma.
 

Entra in aula il teste, Melchiorri Renzo.

BREVE RIASSUNTO DELLA VICENDA CHE RIGUARDA IL TESTE, MELCHIORRI RENZO:
La vicenda che riguarda Renzo Melchiorri è abbastanza complessa, ma  proviamo a ricostruirla attraverso le parole degli inquirenti. “Renzo  Melchiorri è un artigiano autotrasportatore che, a seguito di pesanti  difficoltà economiche, ha contratto un debito con la ditta di  combustibili “Gibertini” per un importo di 51.000€”. A questo punto  subentra Antonio Silipo, che viene incaricato da Gibertini, dietro il  pagamento di 5.000 euro, di esigere il debito contratto da Melchiorri,  ottenendo la somma di 25.000€, e non più 51.000 euro. “Sia Melchiorri  che Gino Gibertini sono stati ascoltati dai militari del Comando  Compagnia CC di Parma, e le loro dichiarazioni hanno permesso di  delineare - sia pure con qualche reticenza, soprattutto da parte di  Melchiorri - l’intera vicenda che ha portato alla cessione del credito a  favore di Sarcone e Silipo”, si legge nelle carte dell’inchiesta.  Silipo acquista il credi di 51.000 euro dalla ditta “GIBERTINI”,  pagandolo solamente 5.000, per poi rivolgersi a Melchiorri esigendone  25.000, per chiudere il debito. “Appare inspiegabile- scrivono gli  inquirenti- il motivo per il quale la “Gibertini”, importante ditta di  carburanti in Emilia, con numerosi punti di vendita al dettaglio, non  abbia ottenuto successo nella riscossione del credito nei confronti del  Melchiorri, differentemente al Silipo, ovvero non sia ricorsa alle  procedure legali di rito”. Lo stesso Gibertini  ha infatti dichiarato ai  Carabinieri di aver ritenuto consona la cifra di 5.000€ per una  cessione di credito di 51.000€. “Le telefonate intercettate a riguardo  hanno messo subito in evidenza due aspetti: la difficoltà economica di  Melchiorri e la sua diffidenza, dettata dalla consapevolezza di essere  entrato in relazione con un ambiente malavitoso, nel volersi rapportare  con Sarcone e Silipo”. Sono infatti numerosi i tentativi messi di Silipo  per contattare Melchiorri, che spesso non risponde alle chiamate.  “Si  denota- scrivono gli inquirenti- mentre il telefono squilla, particolare  rabbia da parte di Silipo nei confronti di Melchiorri perché si  nasconde e non risponde alla chiamata (…questo bastardo!!....)”.  La  mattina del 5 maggio 2012 è Melchiorri Renzo a chiamare Antonio Silipo  che gli dice: “…quindi Melchiorri mettiamoci l’anima in pace perché  questi sono soldi che devono venire fuori in un modo o in un altro! […]  non andiamo a cercare il pelo nell’uovo per prendere tempo perché non  attacca…”. Gli inquirenti, focalizzano la loro attenzione anche  sull’atteggiamento dello stesso Melchiorri che “incalzato da Silipo,  dando chiara prova di assoggettamento, certamente non di ribellione,  dice che lui con i suoi “paesani ” è sempre stato corretto e che un  tempo li ha anche aiutati, mettendo in evidenza che ha tollerato anche  il fatto che qualcuno di loro non l’avesse mai pagato per lavori  effettuati (…io li ho aiutati tutti i tuoi paesani….parenti…io ho sempre  dato una mano a tutti!....ti dico i tuoi paesani….che so che sei  calabrese….quindi io con loro ce l’ho messa tutta li ho aiutati quando  hanno avuto bisogno con i lavori!....mi hanno pagato!......non mi hanno  pagato e pazienza!!...)”.  Renzo Melchiorri sottoscriverà un assegno di  5.000 euro e 20 cambiali da 1.000 euro ciascuna, per un importo  complessivo di 25.000 euro, il 15 giugno 2012. “Sia Gibertini che  Melchiorri, tengono a sottolineare l’ineccepibile comportamento di  Silipo e Sarcone che ancora una volta acquisiscono denaro in una  situazione ove altri non sono stati capaci di ottenere nulla”. Gli  inquirenti non possono proseguire con la vicenda, ma ci tengono a  scrivere: “E’ singolare che un imprenditore come Gibertini non sia stato  in grado di poter agire in sede esecutiva per l’esazione del proprio  credito ed abbia preferito cederlo al SILIPO per un 10 del valore;  altrettanto singolare che Silipo, al contrario, utilizzando metodi  senz’altro intimidatori, sia stato in grado di realizzare la metà del  valore dello stesso. Sotto altro profilo tuttavia potrebbe non essere  inverosimile che Gibertini avesse considerato del tutto irrealizzabile  il credito verso Melchiorri e che quindi abbia preferito un realizzo  modesto a fronte di spese per la procedura esecutiva finalizzate ad un  esito incerto. Il fatto che la scelta del cessionario sia caduta su un  soggetto come Silipo appare senz’altro elemento inquietante ma, in  mancanza di elementi che attestino ulteriori più significativi  collegamenti con Gibertini, ad essa non può attribuirsi un significato  diverso da quello evidenziato le dichiarazioni dello stesso cedente.  D’altra parte, la  normalizzazione della cessione, se da un lato può  costituire utile argomento per dissimulare una realtà estorsiva, d’altra  parte proprio per quanto si è detto, non pare documentare un assetto  dei rapporti tra Gibertini e Silipo fondato sulla mera apparenza. Dunque  non vi sono motivi per escludere che costui abbia effettivamente  acquistato il credito vantato da Gibertini e che quindi fosse il suo  creditore”.
 

MELCHIORRI: Ho conosciuto SILIPO ANTONIO perché è venuto da me per una  cessione di credito da parte dei Gibertini di Modena che mi rifornivano  di carburante. Per problemi economici non potevo pagare il debito. E Lui  mi disse che aveva assunto la cessione del credito. Debito maturato tra  il 2011 e il 2012. Gibertini mi aveva fatto una ingiunzione di  pagamento. Una casa mi era stata pignorata e venduta all’asta. Non  potevo pagare. Silipo mi ha chiesto se potevamo sistemare questa  vicenda. Io dissi che non avevo soldi ma che avrei visto come fare. Le  mie finanze erano a zero. Feci analizzare questa cessione di credito dal  mio avvocato. Era valida. Gli feci il pagamento. Il credito era intorno  ai 50.000 euro.
 

PM: Silipo quanto aveva corrisposto a Gibertini?
MELCHIORRI: Ah questo non  glielo so dire.
PM: Le ricordo che il 25 ottobre 2012 venne ascoltato dai Carabinieri  di Parma e disse che “successivamente mi sono informato con la ditta di  Gibertini e mi confermava di aver venduto per un valore di 5.000 euro il  credito di 50.000 vantato nei miei confronti”.
MELCHIORRI: Questo penso di non averlo mai detto.
 

Il teste visiona in aula tutta la documentazione relativa ai pagamenti e il materiale fornito ai Carabinieri.
 

MELCHIORRI: Ero andato anche alla Polizia di Sassuolo per capire chi era questa gente.
PM: Perché va dalla Polizia? C’era stata qualche minaccia anche in modo allusivo?
MELCHIORRI: Io lo feci perché non conoscevo questa gente e non sapevo  come muovermi. Non le so dire di più. Erano già a conoscenza di  qualcosa. Ma non lo so dire di più. Questo avviene dopo il primo  contatto con loro che mi chiedevano questo pagamento.
PM: Lei disse “ho conosciuto Silipo Antonio quando improvvisamente un giorno si è presentato presso l’autofficina di mio fratello”. Questa persona era solo?
MELCHIORRI: C’era un’altra persona ma era rimasta in macchina.
PM: Ha ricevuto altre richieste?
MELCHIORRI: Io ho preso tempo. Ma lui mi chiamava insistentemente per chiudere questa vicenda. Io temporeggiavo per capire se la questione era vera o falsa.
PM: Cosa la convince ad emettere queste cambiali?
MELCHIORRI: In  qualche modo dovevo pagare questo debito. Con Gibertini avevo parlato ma  lui mi disse che non mi poteva più aiutare.
CARUSO: La domanda è  un’altra. Al creditore non paga, si fa fare ingiunzione di pagamento e  si fa pignorare la casa e non paga. Arriva Silipo e fa le cambiali.  Perché?
MELCHIORRI: Io ho accettato questo tipo di pagamento.
PM: Ha fatto una trattativa con Silipo?
MELCHIORRI: Si dissi che non potevo pagare subito. Gli ho fatto un’offerta altrimenti non potevo pagare.
PM: Su quanto vi accordaste?
MELCHIORRI: 20 cambiali da 1.000 euro e un assegno da 5.000 euro.
PM: Lei ha mantenuto i rapporti con Gibertini?
MELCHIORRI: No, perché poi ho dovuto smettere.
PM: A quando risale il pignoramento?
MELCHIORRI: Al 2010 o 2011. In questa casa avevo un mutuo da pagare e non so cosa possono aver ricevuto da questa vendita.
PM: Ha mai ricevuto minacce?
MELCHIORRI: Minacce proprio no. Insistenza per chiudere la faccenda si. Ma minacce mortali no. Non so cosa intende per minacce.
PM: Mi dica lei se si è sentito minacciato.
MELCHIORRI: Mai minacciato. Ma mi chiamava con insistenza.
PM: Anche Gibertini voleva chiudere la faccenda, aveva anche fatto ricorso a vie legali e lei dicendo che non poteva pagare non ha pagato. Poi si presenta Silipo e paga con uno spazio di tempo molto modesto, pochi mesi.
MELCHIORRI: Un anno e mezzo circa. Quando ho avuto ingiunzione di pagamento non potevo pagare tutto in una volta. Gibertini non mi ha mai proposto una dilazione.
CARUSO: io vorrei sapere la cifra che ha pagato.
MELCHIORRI: 25.000 euro.
CARUSO: Perché va dalla Polizia?
MELCHIORRI: Per capire chi era sta gente
CARUSO: Che dubbio le venne?
MELCHIORRI: Eh non lo so.
CARUSO: Lo deve dire
MELCHIORRI: Venne da me a chiedermi soldi e io non dovevo soldi a lui.
CARUSO: ma lei era già andato dall’avvocato
MELCHIORRI: Prima sono andato dalla Polizia
CARUSO: E perché? La polizia si occupa di fatti illeciti. Perché ha ritenuto che quella richiesta potesse essere interesse della Polizia?
MELCHIORRI: Vedendo una persona che non conosco mi sono sentito di andare a vedere.
CARUSO: Cosa la faceva dubitare?
MELCHIORRI: Questo signore mi disse “Gibertini non l’hai pagato ma a noi piano piano ci devi pagare”.
CARUSO: C’è un altrimenti?
MELCHIORRI: No, ma mi disse di pagare. Io gli dissi che non potevo pagare. Ma lui mi disse che con il tempo dovuto dovevo pagare
CARUSO: Si è posto il problema che cosa sarebbe accaduto se non avesse pagato? MELCHIORRI: Si, sono andato dalla Polizia
CARUSO: E cosa le hanno detto?
MELCHIORRI:: Che era gente poco raccomandabile
CARUSO: Questo ha influito sulla sua volontà di pagare? Lei ha detto che non aveva soldi. Quando è venuto Silipo poi la finanza l’aveva? Perché con Gibertini non ha pagato e l’ha fatto con Silipo?
MELCHIORRI: Io gli avevo proposto (a Gibertini) una rateizzazione ma lui non me l’ha fatto.
CARUSO: noi possiamo dire che quando riceve richiesta di pagamento si chiede perché deve pagare questa gente. Si va a informare. Quando la Polizia le dice che sono persone poco raccomandabili lei decide di pagare a rate.
MELCHIORRI: Si, ma perché mi hanno proposto la rateizzazione
CARUSO: Si ma perché non l’ha fatta subito l’offerta di rateizzazione?
MELCHIORRI: Perché mi volevo informare su questa gente.
CARUSO: Perché va dalla Polizia e non dall’avvocato?
MELCHIORRI: Cosa vuole che le dica signor Giudice
CARUSO: Quello che non mi vuole dire.
MELCHIORRI: Anche se il credito era stato ceduto a Silipo, dietro le cambiali che io pagavo c’era il timbro di Gibertini.
CARUSO: Ci può dire cosa intende per telefonate insistenti?
MELCHIORRI: Mi chiamava spesso. Anche due volte al giorno.
CARUSO: Il tono della voce come era?
MELCHIORRI: Non conoscendolo non lo so. La voce era alta.
CARUSO: C’erano comandi?
MELCHIORRI: Voleva incontrarmi per concludere questa vicenda.
PM: Ci sono intercettazioni dei dialoghi tra Melchiorri e Silipo
CARUSO: Contraddicono quanto sta dicendo il teste?
PM: Secondo le mie valutazioni sì.
CARUSO: Signor Melchiorri allora dobbiamo verificare se lei è reticente e passibile di procedimento penale.
 

IL PM LEGGE IN AULA ALCUNE INTERCETTAZIONI -
SILIPO Antonio:- perchè Melchiorri giustamente la cosa è seria, anzi di più , anzi hai capito? La cosa, quindi non non giriamoci attorno perchè li li recuperiamo in un altro modo con la collaborazione di lavorare hai capito?
Melchiorri Renzo:- Vediamo vediamo quello che si può fare io non è che mi nascondo e scappo perchè non ... per l’amor di Dio..
SILIPO Antonio:- non non ne vale la pena , non ne vale la pena!
 

Controesame dell’avvocato di Gibertini.

Termina la deposizione del teste, Melchiorri Renzo.
 

Entra in aula il teste, Giuseppina Mazzei.

PICCOLO RIASSUNTO DELLA VICENDA CHE RIGUARDA MAZZEI GIUSEPPINA, GIA’  RACCONTATA IN AULA NEGLI SCORSI MESI DAL MARESCIALLO MELEGARI
“Francesco Amato ha disvelato la propria appartenenza alla criminalità  organizzata calabrese rappresentando la componente “operaia”, facendo  cioè parte di quella manovalanza incaricata di eseguire materialmente,  per conto della committenza, l’attività intimidatoria sul campo, a  diretto contatto con le vittime. Col tempo è stato accertato che i due  calabresi sono in rapporti col più noto pregiudicato parmigiano Aldo  Pietro Ferrari. Egli, pur dichiarandosi consulente finanziario, di fatto  non svolge alcuna stabile e lecita attività lavorativa ma da oltre  vent’anni è dedito ad attività delittuose. Ferrari Aldo li ha assoldati  per avvalersi della loro forza intimidatrice nel disbrigo di alcune  faccende” è quanto si legge nell’ordinanza.  “Aldo Pietro Ferrari  promette a Francesco e Domenico Amato 10.000 euro, pretendendo in cambio  la restituzione di un’autovettura da parte di Francesco Pellegri”  racconta in aula il Maresciallo Melegari. Pellegri, ex socio di Ferrari,  è fidanzato con Giuseppina Mazzei la quale, in passato, ha lavorato  nello studio di Aldo Pietro Ferrari. Gli inquirenti scrivono che i due  calabresi “cercano costantemente di imporre a Francesco Pellegri e alla  fidanzata  la volontà del Ferrari, inizialmente cercando di convincerli  con le buone maniere poi, atteso il loro diniego, premendo con una serie  di minacce indirizzate in particolar modo a Pellegri”. Secondo gli  elementi raccolti dai Carabinieri, Pellegri in realtà pagherà solamente  7.300€ perché i due calabresi non sono stati capaci di costringere i  due fidanzati a pagare la cifra iniziale di 10.000 euro. In merito a  questa vicenda, tuttavia, secondo gli inquirenti non è emerso “l’impiego  di modalità intimidatorie riconducibili a contesti di criminalità  organizzata”.
 

PM: Conosce Aldo Pietro Ferrari e che tipo di rapporti ha avuto con lui?
MAZZEI: Sì lo conosco ero la sua segretaria nel 2009/2010
PM: Il rapporto si è interrotto in che modo?
MAZZEI: Credo che sia stato nel 2010/2011, non ricordo precisamente
PM: Interruzione volontaria?
MAZZEI: Da parte mia sì, mi sono messa in malattia poi ho voluto rimanere a casa.
PM: Quindi non è stata licenziata?
MAZZEI: In teoria no.
PM:In pratica?
MAZZEI:Praticamente dopo la malattia ho deciso di restare a casa, non volevo più andare a lavorare lì.
PM: C’era qualche motivo particolare?
MAZZEI: Sì avevo delle pressioni da parte sua, non volevo avere più nessun rapporto lavorativo e di nessun genere.
PM: Ha avuto richiesta da parte di qualcuno di ripresentarsi da Ferrari?
MAZZEI:Si
PM: Bisogna che lei non mi risponda a monosillabi.
MAZZEI: Sì, molte richieste di tornare in ufficio le ho avuto attraverso delle lettere di Ferrari durante la malattia, magari per andare a prendere gli stipendi dovevo recarmi in ufficio da lui, ma non ci sono mai andata. Poi ho avuto delle richieste che dicevano che dovevo presentarmi in ufficio. Richieste da parte di Amato Domenico e Amato Francesco.
PM: cosa c’entravano?
MAZZEI: Amato Domenico lo conoscevo perché essendo la segretaria lo avevo già visto. Amato Francesco non lo conoscevo, non so che tipo di rapporto avessero loro.
PM: Che tipo di richieste le fecero?
MAZZEI: Ferrari mi voleva nel suo ufficio.
PM: Le spiegarono perché?
MAZZEI: Effettivamente no. Mi voleva nel suo ufficio per dire che praticamente non ce l’avevo con lui. Ero andata via ma non ce l’avevo con lui.
PM: Quante volte ha avuto questo tipo di contatti con loro?
MAZZEI: Io personalmente non tanti contatti perché non chiamavano me personalmente. Io li avrò visti una volta o due, ma non chiamavano me direttamente.
PM: Lei ha mai avvertito una costrizione? E’ un elemento che ha inciso sulla sua volontà per presentarsi dal Ferrari?
MAZZEI: Un po’ sì perché non volevo presentarmi. Io personalmente non ho avuto minacce. Chiamavano il mio compagno Francesco Pellegri.
PM: Cosa le dicevano?
MAZZEI: Che Ferrari mi voleva nel suo ufficio.
PM: Ha mai discusso di qualcosa che aveva a che fare a un a autovettura?
MAZZEI: Io non mi ricordavo. Quando sono andata nell’ufficio non mi ha detto nulla. La macchina c’è.
PM: Può spiegare?
MAZZEI: Ferrari aveva pagato la mia macchina e io gli davo una rata mensile trattenuta direttamente dallo stipendio. Non percependo più lo stipendio quando ero in malattia (dovevo ritirarlo personalmente), quindi non riuscivo più a pagare la rata della macchina. Poi però l’anno dopo ho avuto lo stipendio con il quale ho pagato la macchina.
PM: A chi era intestata?
MAZZEI: A me. Non ricordo se il bonifico lo ha fatto a me o direttamente al concessionario della macchina. Eravamo d’accordo che teneva un rata dallo stipendio. Non avendo lo stipendio, per me poteva tenersi lo stipendio. La macchina è in mio possesso ora è tutto sistemato.
PM: Faccio riferimento al 10 marzo 2016: in relazione al fatto dei contatti fra Pellegri e Amato. “Sì è vero Amato Francesco e Domenico hanno minacciato Pellegri, non so che tipo di minacce ma hanno subito pressioni. Per tale motivo mi sono decisa ad andare da Ferrari”.
MAZZEI: Sì io non sapevo il contenuto delle chiamate fra Pellegri e chi lo chiamava. Ma io avevo capito che dovevo andare da Ferrari. Ma non sapevo che tipo di minacce.
PM: Qui dice che le minacce c’erano. Pellegri le fece presente che era meglio che lei andasse. Lei invece ha avuto mai contatti con gli Amato che l’hanno turbata?
MAZZEI: Sì una volta ho visto Amato Francesco e vedevo anche Domenico. Ma una volta ho incontrato Francesco.
PM: L’esito? Ha avvertito toni o parole che l’hanno turbata? E l’hanno indotta ad andare da Ferrari?
MAZZEI: Sinceramente parole brutte con tono minacciosi, ma mi è stato detto che noi vorremmo che tu andassi da Ferrari, perché ti vuole nel suo ufficio.
PM: Le dico quello che ha detto ai carabinieri: “sì ricordo che durante un incontro visto che mi costringevano a dover andare sono scoppiata a piangere”. Vuole raccontarcelo meglio?
MAZZEI: Sì praticamente era un periodo molto brutto. Ero in cura da uno psicologo per le pressioni che subivo al lavoro.
PM: Ha provato a mandare qualcuno a ritirare gli stipendi?
MAZZEI: Non credo, non ricordo. Ci siamo scambiati varie lettere, non ricordo se gli ho chiesto che potevo mandare qualcuno.
PM: Lei ha mai avuto contatti con la moglie di Amato Domenico?
MAZZEI: Sì.
PM: Ai carabinieri disse: “non ricordo se una volta la moglie di Domenico mi ha chiamato”.
MAZZEI:Che mi ha telefonato non ricordo proprio. Io avevo un negozio, di fianco c’era un amico di Domenico, può darsi che la moglie sia venuta a trovare questo suo amico e mi ha visto nel negozio.
PM: Ha a che fare con il fatto che fosse invitata ad andare da Ferrari?
MAZZEI: L’ho conosciuta e sono andata da Ferrari con la moglie di Domenico. Quando ho fatto l’interrogatorio non ricordavo questa cosa. Non avevo neppure letto il fascicolo dell’ udienza. Ho fatto un percorso dallo psicologo per rimuovere tutto. Poi mi è venuto in mente tutto.
PM: Non ho altre domande.
 

CONTROESAME DEL TESTE GIUSEPPINA MAZZEI, DA PARTE GLI AVVOCATI DI PARTE CIVILE
avv: per quale motivo non voleva più lavorare per Ferrari?
MAZZEI: Innanzitutto avevo pressioni perché si era invaghito. In quel periodo avevo lasciato il mio ragazzo e mi stava più addosso. Ricevevo messaggi e lettere nelle quali c’era scritto “amore mio, ti amo”. Un po’ così. Nel frattempo mi sono fidanzata con Pellegri che lavorava per lui e lui non era contento di questa cosa e ci ha tartassato perché non voleva che noi stessimo insieme perché mi voleva lui.
avv: In ragione di questo comportamento lei da le dimissioni. Dopo le dimissioni Ferrari le manda degli atti giudiziari.
MAZZEI: Sì tanti.
avv: Nonostante questo Ferrari ha voluto avere contatti con lei, dopo la transazione per tutte le cause pendenti nel novembre 2011 Ferrari ha cercato di incontrarla?
MAZZEI: Sì.
avv: A un certo punto credo non sia riuscito nonostante le insistenze?
MAZZEI: Sì.
avv: Quando lei viene contattata dagli Amato tramite Pellegri ha capito quale era la motivazione per cui Ferrari la voleva incontrare?
MAZZEI: Lui voleva che andassi nel suo ufficio. Appena sono andata lì c’erano le sue dipendenti. Voleva che dicessi ai dipendenti che non sono andata via a causa delle sue pressioni, per causa sua. Praticamente c’erano delle voci in ufficio. Non si capiva perché fossi andata via. Voleva che io spegnessi queste voci dicendo che non ero andata via a causa sua. Sono andata via perché volevo andare via.
avv: Prima di andare, per convincerla a presentarsi in ufficio, lei seppe dal suo fidanzato quale conseguenze avrebbe subito?
MAZZEI: Il mio fidanzato subiva delle pressioni, non mi diceva le parole specifiche perché ero in una situazione fragile. Ma mi diceva che era meglio se andassi lì.
avv: Pellegri cercò a sua volta di usare qualche parola o qualche argomento per convincerla a presentarsi?
MAZZEI: Sì
avv: Che argomenti?
MAZZEI: Praticamente mi ha detto bisogna che tu vai la, così la finiamo con queste pressioni perché lo chiamavano spesso. Per evitare qualsiasi tipo di ripercussioni.
avv: Le spiegò che tipo di ripercussioni?
MAZZEI: In teoria lo potevo immaginare. Ho avvertito questa pressione che gli facevano. Sarebbe potuto succedere qualcosa. Io capii che era preoccupato.
 

ALTRO CONTROESAME DEL TESTE, GIUSEPPINA MAZZEI
avv: Ci sono state molte lettere. Le arrivavano via posta?
MAZZEI: Sì con raccomandata.
avv: Le lettere avevano oggetto questioni di lavoro. Alcune di queste lettere avevano allusioni personali?
MAZZEI: Le lettere tramite raccomandata no, ma altre lettere sì. Non quelle per vie ufficiali.
avv: Quando lei decise di andare dal Ferrari, il motivo fu anche un’ultima lettera di scusa del Ferrari?
MAZZEI: Non ricordo di questa lettera
avv: Le mostro una lettera, credo l’ultima lettera che Ferrari le ha mandato che dice esattamente “avendo ricevuto informazioni sbagliate ritiro quanto scritto nella precedente raccomandata spero vivamente che queste incomprensioni non accadano più. Consideri la precedente raccomandata nulla”. Dopo questa lettera ha deciso di andare?
MAZZEI: Sinceramente non mi ricordo questa lettera.
CARUSO: ha ricevuto questa lettera?
MAZZEI: Non la ricordo proprio. Io ero in un periodo molto delicato, non volevo subire più nessuna pressione da parte di tutti.
CARUSO: Tutti chi?
MAZZEI: Francesco Amato, Domenico, Ferrari e Pellegri e tutte le cause che metteva in moto. Io avevo queste pressioni e io non vedevo l’ora che finisse.
avv: Ha conosciuto Francesco Amato?
MAZZEI: Sì
avv: Quante volte lo ha incontrato?
MAZZEI: Forse una, ma non ricordo bene
avv: E vuole provare a ricordare cose le disse Francesco?
MAZZEI: Non ricordo cosa disse, in modo molto pacato mi disse che Ferrari vorrebbe che si recasse.
avv: con tono pacato
MAZZEI:Con tono normale. Ferrari ci ha detto che vorrebbe che tu andassi nel suo ufficio.
avv: Nelle dichiarazioni ai Carabinieri ha detto “gli Amato non hanno mai detto con tono intimidatorio che dovevo andare da Ferrari”.
MAZZEI: Sì.
avv: Lei ha mai denunciato queste pressioni contro Amato Francesco? Come mai si è costituita come parte civile?
MAZZEI: Su consiglio dell’avvocato l’ho fatto.
avv: lei ci ha riferito che riceveva delle attenzioni di natura amorosa da parte di Ferrari e questo fu il motivo che le determinò di restare a casa dal lavoro. Quanto restò in malattia.
MAZZEI: 6 mesi
avv: Superò il periodo di comporto?
MAZZEI: Il massimo della malattia, no.
avv: ricorda il periodo che diede le dimissioni?
MAZZEI: forse in primavera non ricordo bene
avv: potrebbe essere marzo 2011
MAZZEI: potrebbe essere
avv: dopo ricevette delle lettere da parte di Ferrari per ritirare le sue cose in ufficio? Ci ha riferito che acquistò un’auto, era una Chevrolette Calos. Dove l’acquisto?
MAZZEI: A Corcagnano, dal concessionario Vellani.
L’avvocato mostra un documento alla teste.
avv:chi pagò l’autovettura?
MAZZEI: Ferrari direttamente a Vellani (leggendo il documento)
avv: come avrebbe lei restituito il denaro?
MAZZEI: L’avrei restituito trattenendomi una parte dello stipendio. La macchina costava 6.000 euro.
avv: dopodiché dette le dimissioni e stesse a casa. A un certo punto Ferrari le chiese di pagare l’intero residuo del prezzo della macchina. Lei versò una o due rate e poi le venne richiesto il saldo. Le vennero corrisposti tutti i suoi stipendi.
MAZZEI: Abbiamo fatto la transazione nella quale lui ha fatto i conteggi. Mi vennero dati questi stipendi, da questi stipendi non ricordo se venne fatto un assegno. A Ferrari venne restituito il prezzo della macchina.
avv: ricorda in che periodo?
MAZZEI: Non ricordo bene, quando venne fatta la transazione, credo l’anno dopo.
avv: glielo ricordo io, è stato nel giugno del 2011. C’è stata una vertenza. Nonostante avesse ricevuto le sue spettanze ancora non aveva restituito i soldi. Lei pagò nel novembre 2012. Ultima domanda: lei ha detto che venne invitata dagli Amato diverse volte per recarsi nell’ufficio di Ferrari. In quella sede capì che il motivo era che lei spiegasse alle sue ex colleghe la motivazione per cui si era licenziata.
MAZZEI: E’ stata l’unica domanda che mi venne posta.
avv: In merito a questa auto nessuno le chiese mai “devi dare indietro questa auto, devi pagare”?
MAZZEI: Non ricordo proprio, ma ricordo bene che dovevo andare la’ per dire a Ferrari che non ce l’avevo con lui.
PM: ai carabinieri lei ha detto “preciso che gli Amato non mi hanno mai chiesto in tono intimidatorio, tuttavia la loro figura mi intimoriva. Durante un incontro che ho avuto con loro, visto che mi costringevano ad andare io sono scoppiata a piangere” Se vuole fare qualche commento in merito a questo.
CARUSO: è conforme al suo ricordo?
MAZZEI: Sì ricordo di aver pianto. E ricordo che non mi venne mai fatto una minaccia brutta.
CARUSO: nella fase in cui lei rimane a casa per 6 mesi c’è un momento in cui Ferrari, gli Amato le intimano di restituire la macchina o il denaro? Le arriva la notizia che lei deve pagare la macchina?
MAZZEI: Non mi ricordo che Ferrari avesse detto dell’auto nelle sue lettere, le lettere non le leggevo più perché mi facevano male. Dovevo proteggermi in quel periodo.
CARUSO: io ho bisogno di sapere se questa cosa c’è stata o no.
MAZZEI: io questo non lo ricordo
CARUSO: a che titolo Amato Domenico stava lì.
MAZZEI: non lo so io facevo la segretaria e li accompagnavo in ufficio ma non conoscevo i rapporti.
CARUSO: lei sapeva se avevano precedenti penali
MAZZEI: Sapevo solo che erano calabresi.
CARUSO: è questo l’ha influenzata?
MAZZEI: No perché lo sono anche io.
CARUSO: si può accomodare.
Termina la deposizione di Mazzei Giuseppina.
 

Entra in aula il teste, Monica Gherardi.
GHERARDI: Ero un’impiegata del Gruppo Euroservice di Gangi Giovanni. Facevo le fatture.
PM: Ha conosciuto Floro Vito Gianni, detto Giuseppe?
GHERARDI: Si veniva spesso in azienda. Credo che lui facesse capo all’agenzia immobiliare TRE.
PM:Sentita nel 2013 dalla Guardia di Finanza. Lei disse “Sta di fatto, parlando della immobiliare TRE di Foro Vito, su indicazione dello stesso o di Gangi eseguo bonifici su conti della TRE o di un’altra società, la TRASMOTER SRL. Floro Vito è un fornitore speciale perché faccio sempre fatica a ricevere le relative fatture”
GHERARDI: Si, è vero.
PM: Ha qualche elemento per dire che ai bonifici aveva riscontrato emissione di fatture, svolgimento di lavori, rapporti reali di lavoro?
GHERARDI: Non ho ricordi in merito.
PM: Accadeva che dopo i bonifici, Floro Vito venisse da voi per compilare le fatture?
GHERARDI: Si
PM: Lei disse: “Ricordo che con la ARGON SRL è stata effettuata una operazione di pagamento. Il soggetto referente si è presentato con Floro Vito. Forse trattasi di false fatture”.
GHERARDI: Sono certa di quello che ho detto allora. Floro Vito era spesso in azienda. Ero io a chiamarlo per l’azienda.
PM: Ha mai conosciuto un certo Mercadante?
GHERARDI: Si, anche lui veniva in azienda. Collaboratore di Gangi.
PM: C’è stato un momento in cui Mercadante ha cessato il rapporto?
GHERARDI: Si, poi non l’ho visto. Non li sovrappongo lui e Floro Vito. Credo fosse precedente
PM: Lei disse “dopo i fatti occorsi a Mercadante (un arresto per usura) ho iniziato a vedere in azienda soggetti estranei. Lei ricorda Alfonso Diletto?
GHERARDI: Si, credo di averlo visto una volta. Ma il suo nome lo ricordo.
PM: Ricorda il rapporto tra Gangi e Mercadante?
GHERARDI: Io non seguivo cosa si dicevano personalmente. Poi mi dicevano se dovevo fare operazioni, bonifici, scadenze.
PM: Lei disse “ho intuito che l’importato restituito da Diletto a Gangi era decurtato dell’IVA, che presumo fosse il compenso che Gangi pagava a Diletto”.
GHERARDI: Si, confermo.
PM: Lei ha raccontato alla Guardia di Finanza che a fine 2011 i rapporti con Mercadante e Diletto erano terminati e nello stesso periodo si presentò Floro Vito “preciso che tutte le fatture, della TRE SRL, sono da considerarsi false e che i lavori non sono mai stati eseguiti (…) il Gangi mi ordinava di eseguire pagamenti per conti bancari di Floro Vito che restituiva al Gangi denaro in contanti”. Lo descrive come fatto abitudinario.
GHERARDI: Se l’ho detto è vero.
PM: La TRASMOTER SRL se la ricorda?
GHERARDI: Un nome che ho sentito ma ho pochi ricordi.
PM: La TECNOTRASPORTI MECCANICA S.r.l.?
GHERARDI: Si, un’azienda per cui eseguivo movimenti e fatture. Azienda riconducibile a Gangi credo.
PM: Floro Vito le portava fatture in bianco e poi le chiedeva la compilazione delle fatture?
GHERARDI: Si, più volte mi chiese di compilarle.
 

  • STRALCI DEL CONTROESAME DA PARTE DELL’AVVOCATO DI FLORO VITO GIANNI
    AVV: Si ricorda quanti dipendenti avevate nell’azienda di Gangi?
    GHERARDI: Un’ottantina
    AVV: Come li pagavate?
    GHERARDI: Buste paga fatte da un consulente esterno e io eseguivo i bonifici bancari
    AVV: Avete mai dato denaro in contanti ai lavorati?
    GHERARDI: Si, in parte a volte è capitato
    AVV: Questo avveniva tutti i mesi o saltuariamente?
    GHERARDI: Tutti i mesi
    AVV: Cosa pagavate fuori busta?
    GHERARDI: Credo gli straordinari
    AVV: Questi accordi erano presi con Gangi, il titolare?
    GHERARDI: Si
    AVV: Per recuperare questo contante Gangi le dava le direttive di pagare i dipendenti?
    GHERARDI: Queste movimentazioni di cui parlavo prima forse servivano a generare i contanti per pagare i dipendenti.
    CARUSO: Lei pagava in parte in contanti i dipendenti. Non colgo.
    AVV: Come venivano reperiti questi contanti? Dalla fatture per operazioni inesistenti?
    GHERARDI: Credo di si, sono supposizioni.
    AVV: Lei da parte di Floro Vito ha mai ricevuto denaro contante?
    GHERARDI: No, mai direttamente
    AVV: C’è una telefonata del 9 agosto 2012. Lei dice “dai se riesci prima, ho i dipendenti che partono adesso”. Se la ricorda questa telefonata?
    GHERARDI: No
    AVV: Lei ci ha detto che c’erano alcuni pagamenti in contanti. In quel periodo ricorda se la società avesse problemi economici o avevate somme sui conti correnti?
    GHERARDI: Molto spesso alla fine del mese eravamo in difficoltà. C’è stato un periodo di crisi in cui si faceva fatica a pagare fornitori e dipendenti. Da metà 2012 circa.
    AVV: In che rapporti era con Floro Vito?
    GHERARDI: Lo sentivo e vedevo quando me lo diceva il mio titolare
    AVV: Ci sono mai stati momenti di tensione?
    GHERARDI: Con me no, assolutamente.
    AVV: E’ a conoscenza di un prestito personale che Gangi fece a Floro Vito Gianni?
    GHERARDI: No, non ricordo.
    AVV: Lei ci ha parlato di Mercadante e Diletto. Ricorda perché Gangi per la realizzazione di operazioni per fatture inesistenti si rivolse a Floro Vito e non alle persone con cui era in contatto prima?
    GHERARDI: Mercadante fu arrestato. Altre motivazioni non mi vengono in mente.
    AVV: La prassi era che Floro anticipasse denaro in contante o voi anticipavate il bonifico?
    GHERARDI: Poteva essere contestuale. Non ricordo se ci fosse una regola su queste transazioni.
    AVV: Conosce Giglio Giuseppe?
    GHERARDI: No
    Termina la deposizione del teste, Monica Gherardi.
     

  • Viene chiamato a deporre Cascelli Annalisa
    PM Lei è stata dipendente di Virgilio srl
    CASCELLI: Dal 2007 al 2013, ero impiegata. Mi occupavo dell’amministrazione. Facevo le fatture di vendita, poi agli acquisti e poi alla gestione delle banche.
    PM Da chi prendeva disposizioni?
    CASCELLI: Dal signor Giglio Giuseppe.
    PM Ha conosciuto il signor Floro Vito Giuseppe?
    CASCELLI: L’ho conosciuto perché è venuto in ufficio. Avevo rapporti lavorativi. La società era Immobiliare Tre srl.
    PM Aveva anche rapporti con le banche?
    CASCELLI: Guardavo anche le entrate e le uscite dei bonifici
    PM Riguardo alla Immobiliare Tre c’è qualcosa che può segnalare?
    CASCELLI: No, non mi ricordo in particolare. Comunque venivano fatte le fatture poi presentate alla banca per l’anticipo. Non ricordo se c’erano dei bonifici o no.
    PM Lei ricorda se l’immobiliare effettuava lavori?
    CASCELLI: Non lo ricordo non lo so.
    PM Ricorda l’oggetto delle fatture dell’immobiliare?
    CASCELLI: Lavori edili non ricordo lo specifico.
    PM Lei dove lavorava fisicamente?
    CASCELLI: In ufficio a Gualtieri.
    PM E’ stata interrogata dalla Guardia di Finanza. Lei disse allora: ricordo che le fatture dell’immobiliare eran sempre emesse per lavori edili eseguiti presso la sede della Giglio srl o presso un capannone a Gualtieri.
    CASCELLI: Fisicamente non li ho visti i lavori, ma so che sono stati fatti. Eravamo in ufficio.
    PM Ma stando in ufficio non ha visto i movimenti di lavori.
    CASCELLI: Nel retro dell’ufficio c’era un grande piazzale non posso confermare se c’erano.
    PM Un lavoro svolto è stato la ritinteggiatura della Giglio nella primavera del 2012.
    CASCELLI: Comunque non ho mai assistito ai colloqui degli operai con Giglio.
    PM Lei riferì “era Floro Vito che mi portava le fatture e io senza chiedere nulla le passavo alla banca”.
    CASCELLI: Delle fatture della Giglio noi facevamo dei fax, così la banca ci faceva l’anticipo. Una volta mandata in banca nella verifica dell’estratto conto se non c’erano non c’erano.
    PM Ricorda con quale società era il contratto con Floro Vito.
    CASCELLI: Non ricordo
    PM Allora disse: ricordo che Floro Vito mi chiamò. L’immobiliare 3 srl doveva eseguire dei lavori per la Biesse Costruzioni di Bologna. Le dice niente la BIESSE costruzioni?
    CASCELLI: Non l’ho più incrociata da nessuna parte.
    PM Le disposizioni di Giglio erano “Se ti chiama Floro Vito, quello che chiede fallo?”
    CASCELLI: Sì.
    PM Lei ha visto una busta e l’ha data a Giglio. Alla finanza ha detto  “molte volte ho assistito alla consegna di denari contanti che da Floro  Vito passava a Giglio. Due / tre volte alla settimana. E’ capitata che  qualche volta m i passasse delle buste con quello che pensavo fossero  dei contanti e io prontamente la passavo a Giglio. Se lo ricorda?
    CASCELLI:  Al momento no, però, se l’ho detto tre anni fa alla finanza, magari è stato così.
    PM Quello che mi pare strano è che si tratta di un fatto abitudinario e oggi le si è cancellata la memoria.
    CASCELLI:  In questo momento la mia vita è cambiata e ho rimosso dalla memoria.
    PM Ha pensato che tipo di rapporti osservava esservi fra la immobiliare  tre e la Giglio? Poiché c’era questo rapporto settimanale di consegna  di denaro contante, le fatture. Che  tipo di rapporto c’era?
    CASCELLI:  Non le so rispondere in questo momento, a volte le cose si fanno meccanicamente, ti impongono degli ordini e bisogna farli.
    PM E’ mai successo che facesse dei bonifici urgenti da parte di Giglio a Floro Vito?
    CASCELLI:  E’ possibile.
    PM Lei disse: quelle 2/3 volte che consegnava Floro Vito a Giglio il  denaro contante. La mattina Giglio mi ordinava di fare un bonifico  urgente e lo stesso giorno Floro Vito consegnava il denaro contante. Ricorda da quale banca partivano?
    CASCELLI:  Giglio aveva diversi istituti bancari.
     PM Allora disse la banca popolare di Mantova
    CASCELLI:  Anche la Unicredit se non ricordo male:
     PM Allora disse anche la Monte dei Paschi di Siena
    CASCELLI:  Non lo ricordo al momento.
     PM Chi assisteva alla consegna del denaro contante, lei sicuramente ha visto. C’era qualcun altro?
    CASCELLI:  No
     PM Lei riferì che oltre a me assisteva Serio Luigi:
    CASCELLI:  Sì eravamo nell’ufficio insieme.
    PM Ricorda chi era il gestore della 3 srl?
    CASCELLI:  Se non ricordo male Curcio Domenico.
     PM Lei conosce Zangari Walter
    CASCELLI:  Ah sì sì l’ho visto in ufficio
     PM Lo mette in relazione alla Trasmoter, era Il legale rappresentante?
    CASCELLI:  Sì. Veniva spesso a parlare con Giglio.
     PM E’ mai accaduto che lo Zangari lasciasse il blocchetto degli assegni? Chi lo conservava?
    CASCELLI:  Giglio.
     PM Queste fatture consegnate in banca per l’anticipo sono fatture  riconducibile fra loro? Se una fattura di una ditta non viene presa,  allora si manda la fattura di un’altra azienda. Sono fatture che  arrivano molto in fretta. O i lavori sono fatti in tempo reale o sono  lavori promessi in futuro. Se in tempo reale se la fattura non viene  accettata dalla banca ne arriva un’altra.
    CASCELLI:  Le fatturazioni arrivavano  a fine mese. Le fatture erano tante da fare, i lavori erano molti. Se  c’era disponibilità di lavoro si fatturavano. Non so se in quel momento…
     PM La domanda era diversa. Una fattura non viene accettata, allora la  intesto a un’altra? I nomi di queste società giravano per essere  impresse cartaceamente?
    CASCELLI:  Giravano per essere impresse cartaceamente.
     PM Lei ricollega questa società CT srl a qualcuno in particolare
    CASCELLI:  A Bolognino Michele, l’ho conosciuto perché veniva in ufficio, nel 2013.
    PM Che tipo di rapporti la Giglio aveva con Bolognino?
    CASCELLI:  Con Giglio erano conoscenti da un po’ e poi faceva degli scambi di fattura con la CT. Com’era stato detto precedentemente.
    PM Queste tipologie di fatture, che sorte avevano, dal punto di vista finanziario. Chi pagava quella fattura, la società?
    CASCELLI:   Io ricordo che non sempre avvenivano quei pagamenti, quando avvenivano  li pagava la società e a volte Giglio restituiva i soldi.
    PM Lei conosce Bonazzi Andrea?
    CASCELLI:  Era dipendente della Giglio srl. Io  lo avevo conosciuto perché aveva una ditta sua, poi è andato in  sofferenza e lo ha assunto. Organizzava i viaggi dei camion, faceva da  logistica. Anche per la Trasmoter.
     PM La Trasmoter che tipo di attività svolgeva?
     CASCELLI: Inerte, aveva dei camion faceva dei trasporti di inerte.
     PM Ci sono una serie di intercettazioni in cui ovviamente la teste riconosce la propria voce.

TERMINA L'UDIENZA

Trascrizione a cura di: S.D. - Impaginazione e correzione a cura di: S.N.

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