- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione dell'udienza pomeridiana

martedì 7 febbraio 2017

 

All'interno dell'udienza sottoriportata:

esame di FRANZINI GABRIELE

esame di TROVATO ISABELLA

In mattinata è stato audito l’avvocato LIBORIO CATALIOTTI

Aemilia: Cataliotti parla di Delrio a Cutro e di “certi cognomi” al congresso Pdl

VIDEO: Aemilia, Cataliotti: “Il Pdl si avvicinava a persone pericolose”

VIDEO: “Il Pdl minimizzò sulla cena”.


Non si è presentato il costruttore SALVATORE SALERNO, che ha giustificato la sua assenza spiegando di dover presenziare nel pomeriggio ad un evento in Sala del Tricolore.

Nel primo pomeriggio è stata sentita la giornalista del Resto del Carlino SABRINA PIGNEDOLI e DOMENICO DE IESU, ex capo della Squadra Mobile di Reggio Emilia.

VIDEO: Aemilia, i giornalisti: “Minacciati per il nostro lavoro”

 

Ore 16.15 in aula

Entra ora in aula FRANZINI GABRIELE direttore di TG Reggio.

Franzini legge la dichiarazione rituale di responsabilità e di impegno nel dire tutta la verità.

INIZIA IL CONTROESAME DI FRANZINI GABRIELE

PM Mescolini: le chiederei di esporre riguardo a un colloquio che ebbe in relazione a un servizio nel febbraio del 2012 in merito alle vicende di Francesco Grande Aracri e un secondo servizio che affrontava la storia processuale di Diletto Alfonso.

FRANZINI: Iniziai nel periodo delle inchieste di Edilpiovra e continuai a seguirlo nel limite delle possibilità avendo meno tempo rispetto a prima. Nel febbraio del 2012 mi capitò di leggere un articolo pubblicato da L’Espresso scritto da Tizian dedicato alla situazione di Brescello. Lì per lì ero un po’ scettico perché il titolo era un po’ folkloristico ma lo trovai interessante e approfondii i contenuti rispetto alle due persone Francesco Grande Aracri e Alfonso Diletto.

Realizzai due servizi che andarono in onda nei giorni seguenti su Francesco Grande Aracri e Diletto.
Francesco Grande Aracri era già un personaggio conosciuto. Ricordo che avesse finito di scontare la pena a cui era stato condannato e che fosse tornato a Brescello. Il mio cameraman che inviai a Brescello nella sua azienda si imbattè proprio in Francesco Grande Aracri. Diletto allora era meno conosciuto e forse era la figura che mi incuriosiva di più dal punto di vista giornalistico. Feci un servizio dove ricapitolavo le vicende giudiziarie in cui era stato coinvolto. Mi riferivo a un documento della prefettura dove veniva ritenuto contiguo alla criminalità organizzata e a un sequestro di beni che era stato respinto. Facevo riferimento alla candidatura della figlia Jessica Diletto, alle amministrative del 2009 nella lista Forza Brescello di Forza Italia.

PM: che margine di libertà aveva nel decidere come affrontare i servizi?

Assoluta, decidevo io. Mi confrontavo col mio direttore di rete. Dal punto di vista gerarchico il presidente della rete sta più in alto, ma c’è la piena sintonia.

PM: ci fu una reazione?

FRANZINI: Fui cercato da Diletto che parlò con un mio collega che mi passò il numero di telefono. Ricevetti una mail dalla figlia di Diletto, Jessica, che mi diceva che non mi ero comportato correttamente che avevo diffamato il padre, criticando il servizio. Io telefonai alcuni giorni dopo a Diletto e gli dissi che se voleva chiarire, da parte mia c’era disponibilità di replica, ebbi un atteggiamento di tale apertura che gli dissi se voleva potevo andare a Brescello per fare l’intervista. Lui disse di no, preferiva venire alla sede della Tv e fissammo un incontro.

Nella telefonata per prendere l’appuntamento, fu normale. Diletto non era contento del servizio, ma fu normale e fissammo l’incontro. Si svolse poi una settimana dopo circa nel mio ufficio come concordato. Mi trovai in una situazione diversa da come l’avevamo concordata. La differenza sta nel fatto che Diletto non aveva intenzione di fare una intervista o portare una nota scritta per correggere affermazioni. Non mi trovai di fronte a un normale diritto di replica. E non si presentò da solo, ma con un’altra persona che non aveva nulla a che fare con le cose di cui dovevamo parlare. La persona non si presentò, non mi disse chi era e io mi trovai di fronte a essere partecipe di questo strano incontro nel mio ufficio.

Questo episodio va contestualizzato all’epoca, cinque anni fa. Il mio grado di consapevolezza delle persone che avevo di fronte era limitato. Di Diletto sapevo quello che avevo scritto, dell’altra persona non sapevo nulla. Questa persona, seppi mesi dopo, era Gianluigi Sarcone. Lo capii perché Gianluigi Sarcone fu intervistato da Marco Gibertini per Poke Balle su Telereggio, sei mesi dopo l’incontro, nell’ottobre del 2012. Quella trasmissione aveva suscitato diverse reazioni, un collega di una testata e il presidente della provincia (Masini), mi chiesero una copia e andai a guardarlo anche io. Vidi intervistato in esterno questa persona.

Lo svolgimento dell’incontro fu in questi termini. Diletto e Gianluigi iniziarono a contestare la condotta di Telereggio accusandoci di criminalizzare la comunità calabrese e in particolare gli imprenditori calabresi. Tutto questo in un contesto di accuse crescenti, in cui venivamo associati ad altri, la prefettura che colpiva le imprese con le interdittive…, ce n’era per i mezzi di informazione accusati di fare gran cassa su questa campagna, per la camera di commercio. Loro si presentavano come rappresentanti della comunità calabrese. Accusavano le cooperative che avevano abusato delle imprese calabresi finchè era andato tutto bene e poi li avevano buttati da parte quando non servivano più.

Lo svolgimento prese una piega che non mi piaceva. Mi accusavano dei servizi, perché non avevo scritto su quell’altro… fino a un certo punto ho ribattuto anche  senza entrare nel merito, non lo ritenevo di fare. Le decisioni sulla linea editoriale spettavano ai direttori. Il tono diventava sempre più incalzante e accusatorio nei miei confronti fino a quando ad un certo punto in questa situazione in cui Diletto era quello che appariva più conciliante, Sarcone si fece più aggressivo. Ad un certo punto Sarcone seduto di fianco a Diletto e di fronte a me, si girò verso Diletto e disse “va be’ questo qua lo sistemiamo noi”. Io non credevo alle mie orecchie per quanto vedevo, io mi alzai e dissi “no a questo punto ci fermiamo perché non accetto che si venga nel mio ufficio a minacciarmi” E dissi “voi uscite di qua, la conversazione è finita”. Diletto cercò di dire “ma no..” era questo il suo atteggiamento, quando c’era asprezza da parte di Sarcone “ma no.. non voleva dire questo”.

PM: vi furono dei toni che furono avvertiti da altri del suo ufficio? Era un ufficio chiuso?

FRANZINI: Era un ufficio chiuso che però confinava con la redazione e sul lato destro c’era una vetrata quindi le persone che erano in redazione non capirono quello che stavamo dicendo ma colsero il fatto che i toni erano alti e che a un certo punto io mi alzai e li invitai ad uscire. Chi stava dall’altra parte percepì che qualcosa era successo capì che la discussione era accesa e che venne bruscamente interrotta.
PM: per precisare, Diletto indicò come mandanti le cooperative, le prefetture e la camera di commercio presieduta da Bini?

FRANZINI: C’era questo elemento, la nostra televisione all’epoca era di proprietà di 6-7 cooperative reggiane oggi di Coop Alleanza 3.0, loro ci associavano alle cooperative, il senso era, “voi siete di proprietà delle cooperative e su mandato ci attaccate per colpirci”. Si discusse sul servizio di Diletto non si parlò di Francesco Grande Aracri. Loro si ponevano non nel modo individuale, ma si ponevano come portavoce di una comunità.

PM: riferirono di altri?

FRANZINI: Non nel dettaglio, “ce l’avete con i calabresi” …

PM: l’atteggiamento dei due erano un po’ del buono e del cattivo?

FRANZINI: Sì, ogni volta che il clima si surriscaldava per Sarcone, Diletto tendeva a smorzare i toni. “non volevamo, non reagisca così” Ma la sostanza era quella.

PM: ne parlò con qualcuno? Fece una valutazione sullo sporgere denuncia?

FRANZINI: Ne parlai con Bonacini, il mio direttore di rete e ci chiedemmo se fosse il caso di denunciare. Decidemmo di non farlo, decisione della quale mi prendo la responsabilità, fui io che decisi di non farlo. La motivazione principale è che l’incontro era avvenuto senza testimoni e pensai se vado a fare denuncia io dirò questa cosa e loro diranno “ma no”. Questo mi portò a pensare che non fosse molto utile dal punto di vista concreto presentare denuncia. Forse per un fraintendimento mio dell’episodio e del modo in cui reagire pensai, sbagliandomi probabilmente, presentando denuncia li avrei fatto pensare che mi avevano spaventato. Questi appena lo sanno diranno “gli abbiamo messo paura”. Devo dire però che io non ero pienamente consapevole delle persone che avevo di fronte.

PM: capisco il ragionamento piuttosto comprensibile, tuttavia la frase che ha riferito aveva provocato preoccupazione o no? Per dare un senso a queste valutazioni.

FRANZINI: Qualche elemento di preoccupazione mi aveva procurato, ho pensato che la risposta migliore, oltre a terminare lì l’incontro e a ritirare la disponibilità che avevo dato a confrontarmi con queste persone. Continuare il mio lavoro era la risposta migliore.

PM: ha fatto riferimento alla persona che aveva partecipato con Diletto alla trasmissione Poke Balle. Lei ricevette delle lamentele, la richiesta di avere una copia, se può riferire su questo.

FRANZINI: Ricevetti una telefonata dalla Masini, dicendo che la trasmissione era stata infelice, Pagliani anziché essere messo sotto tiro, intervistato in modo incalzante sulla sua presenza alla cena Antichi Sapori, aveva avuto l’opportunità di fare una serie di attacchi alla provincia e mi chiese una copia. Davide Nitrosi che era il capo redattore del Carlino reggiano mi scrisse una mail per chiedergli una copia. Lui mi rispose dicendomi: “ho visto la trasmissione, l’ho trovata una trasmissione molto discutibile perché anziché chiedere conto della cena i conduttori Gibertini e Marchesini gli hanno lasciato lo spazio per accusare il Carlino che hanno dato notizia della cena, accusava le cooperative e dell’atteggiamento ambivalente avuto con le imprese calabresi.

PM: volevo comprendere il passaggio per cui la vostra emittente non trasmise le repliche della trasmissione

FRANZINI: Come ho detto non vidi la trasmissione in diretta, il giorno dopo un collega, Belmonte, mi scrisse una mail dicendomi che aveva visto la trasmissione e che era molto infelice e mi spiegava perché. Andai a guardare la trasmissione e ne parlai con Bonacini che la pensava allo stesso modo e che, avendone l’autorità, decise di non mandare le repliche della trasmissione. In quella circostanza penso di avergli detto dell’incontro avuto.

CARUSO: avete continuato con questa trasmissione?

FRANZINI: Abbiamo continuato il rapporto con Gibertini.

CARUSO: avete chiesto spiegazioni?

FRANZINI: Per quella singola trasmissione

PM: se può spiegare qual’era il ruolo

FRANZINI: Gibertini non era dipendente e neanche un collaboratore. Dall’esterno acquistava attraverso una sua società uno spazio in quella fascia oraria pagava l’uso delle attrezzature, pagava il regista, il cameraman e raccoglieva pubblicità per guadagnarci qualcosa sopra. Non significa che fosse al di fuori di ogni controllo, ma aveva una certa autonomia da parte sua. La trasmissione era un programma tra il serio e il faceto in cui spesso si affrontavano temi leggeri o seri ma con tono leggero. In alcune circostanze in cui Gibertini riteneva essere delicate, lui si riferiva a Bonacini oppure a me, direttore del TG in subordine, se magari non riusciva a parlare con Bonacini essendo (Bonacini) anche amministratore delegato (quindi preso da altre cose). Col mio programma di attualità cercava di non avere sovrapposizione di temi o ospiti. Mi telefonò perché il tema era delicato e la prima idea che mi sottopose fu quella di realizzare la trasmissione avendo ospite in studio Gianluigi Sarcone. Gli disse che non era una buona idea. Sapevo a grandi linee chi era Gianluigi Sarcone.

PM: Gibertini ebbe l’attenzione di non far venire Sarcone in studio?

FRANZINI: Lui mi propose di averlo ospite in studio. Io gli disse che non andava bene  l’idea perché doveva essere una trasmissione di malessere della comunità calabrese e lui non poteva essere ritenuto rappresentante. Poi gli dissi che era in diretta e quando sei in diretta, tu devi essere pronto per correggere la persona se non dice il vero, devi gestire telefonate in diretta… chi lo sa chi sta telefonando, magari erano 10 telefonate dove tutti dicono sì è vero ci stanno perseguitando… Tu sei a conoscenza, chiesi a Gibertini, della posizione di Sarcone Gianluigi? Mi pare che abbia avuto qualche problema con la giustizia, tu sai se è stato assolto? Nessuno dei due aveva la formazione giornalistica né la prontezza per gestire una situazione del genere. Gli dissi che per me non andava bene. Chi chiamo? Mi disse. Potresti invitare Pagliani perché avrebbe senso, il Carlino aveva dato notizia della cena Antichi Sapori da poco. Lui disse facciamo così. Se Sarcone lo vuoi intervistare lo intervisti all’esterno. Prepari, tagli, cuci e proponi in una certa versione. Fu una cosa diversa da quella che fece lui. L’intervista era lui che poneva il microfono a un altro e poteva dire qualsiasi cosa. Poteva intervistare anche Bin Laden, ma se spieghi chi è, se gli fai le domande che vanno fatte, se lo intervisti con interesse giornalistico e non per motivi tuoi che solo tu conosci… Questo è stato il problema.

PM: ai Carabinieri il 17 luglio lo descrisse in modo opposto – a questo punto, quando ci fu la valutazione sulla vicenda di Sarcone , Gibertini mi propose come alternativa di invitare Pagliani e accettò di limitarsi con Sarcone in una intervista all’esterno.

FRANZINI: Se l’ha proposto lui, l’ho trovata ragionevole, se l’ho proposta io lui ha approvato la cosa. Invitare Pagliani alla trasmissione per fare una cosa come Dio comanda, aveva senso.

Mi fu assicurato che non c’erano rapporti fra l’avvocato Marchesini, Gibertini e Sarcone.

Gibertini garantì che non c’era nessun rapporto. Poco dopo qualcuno mi disse che Marchesini tutelava Sarcone Luigi in qualche procedimento. Un mio collega Belmonte mi spedì il testo di un ricorso al TAR fatto da Gianluigi Sarcone su una vicenda di contributi agricoli erogati più o meno ingiustamente al TAR dell’Emilia Romagna un ricorso depositato nel dicembre 2013 per conto di Gianluigi Sarcone e l’avvocato era Marchesini Stefano.


Chieste nuove indagini su tre avvocati reggiani
(5 febbraio 2016)

PM: nelle intercettazioni telefoniche si evince la preoccupazione di farla non a Telereggio, per questo le chiedo se questa indicazione di non farla a Telereggio fu vostra o se Gibertini era al corrente che Sarcone era la persona che l’aveva minacciata mesi prima

FRANZINI:Non so risponderle, se lui ha ritenuto di non portarlo a Telereggio… anche se però in queste decisioni fu coinvolto anche Bonacini, non so se lui possa aver detto che non lo voleva vedere neanche all’uscio, Sarcone. Non credo che conoscesse tutto di Sarcone, ma gli bastava quello che sapeva.

PM: ha prodotto ai Carabinieri le mail che le furono inviate prima dell’incontro con Diletto?

FRANZINI: Mi pare di sì

Si tenta di far sentire in aula il servizio di Telereggio il giorno dopo la trasmissione di Poke Balle l’11.10.2012, ma persistono problemi tecnici. Franzini si offre di leggere il testo che ha con sé.
Riportiamo: Tre settimane fa Il Carlino ha rivelato della partecipazione di Pagliani alla cena, l’incontro fu tenuto d’occhio dalle forze dell’ordine per la presenza di commensali ritenuti appartenenti alla criminalità. Pagliani ha avuto un’ora di tempo alla trasmissione Poke Balle di ieri sera per spiegarsi. L’ha utilizzata per criticare gli altri. Pagliani avrebbe dovuto dire una cosa semplice, cioè che ha commesso un errore, che è stata una grave leggerezza partecipare a quella cena, ma non l’ha detto. Gibertini e Marchesini hanno realizzato una trasmissione spot per Pagliani.

FRANZINI:Sulla base di questa dichiarazione sono andato a vedere la trasmissione.

CONTROESAME DI FRANZINI GABRIELE

Avvocato VEZZADINI in difesa di GIANLUIGI SARCONE

AVV: chi prese l’iniziativa di incontrarla di persona?

FRANZINI: Mi è stato chiesto un incontro e ho deciso di incontrare questa persona. Diletto chiede di incontrarmi.

AVV: abbiamo la telefonata fra Franzini e Diletto?

Viene fatta sentire in aula la telefonata fra Franzini e Diletto.

I due si accordono per incontrarsi. Franzini propone anche una intervista con la telecamera ed eventualmente di andare a Brescello. Diletto preferisce andare in ufficio. Franzini indica come arrivare a Telereggio.

AVV: Diletto la chiama per parlare con lei e lei gli propone un appuntamento. Diletto voleva chiarire telefonicamente con lei?

FRANZINI:Voleva chiarire delle cose di una certa complessità che richiedono un incontro. Non avevo motivo di non incontrarlo

AVV: lo propose lei l’incontro?

FRANZINI:“Io vorrei parlare con lei”, una persona mi cerca in redazione, mi fa spedire dalla figlia una mail, non vedo il punto. Parliamone. Ci siamo visti e ne abbiamo parlato.

AVV: era stato contattato dall’avvocato di Diletto?

FRANZINI: No, che io ricordi. Le cose che ho ritrovato nella mia posta elettronica sono la mail del 27 febbraio indirizzo “Consorzio Europa”: “buonasera siamo Diletto e Jessica la informo che ci riserviamo di denunciarla per diffamazione”. Allegato una lettera firmata da Alfonso Diletto

AVV: ci ha descritto il suo ufficio, con una parete di vetri

FRANZINI:Sul lato destro.

AVV: all’arrivo di Diletto e Sarcone entrano entrambi o uno rimane in disparte?

FRANZINI: Entrambi. Li ho fatti accomodare.

AVV: nel momento in cui i toni si sono accesi, ci sono state delle urla?

FRANZINI: Momenti in cui i toni si alzavano, non urla come può urlare una persona che perde completamente il controllo. Toni di voci alti in certi momenti.

AVV: il direttore Bonacini dove si trovava?

FRANZINI: Non era presente… non lo so … l’ufficio era di fianco al mio, ma non ricordo se mentre si svolgeva la conversazione lui fosse nel suo ufficio

AVV: qualcuno in redazione intervenne?

FRANZINI: No. C’erano due o tre persone, si accorsero che la situazione si era surriscaldata ma non intervennero.

AVV: ne parlò con Bonacini?

FRANZINI:

AVV: chi è il suo editore?

FRANZINI:Allora erano Coop, Conad, Coop service, Unieco, Coopsette. Ecc… 6/7 cooperative.
A Reggio Emilia c’è stata molta difficoltà da certi soggetti nel capire che c’era una situazione che si stava rafforzando.
AVV: a seguito dei suoi servizi sugli esponenti del centro sinistra reggiano, ha mai avuto chiamate di sdegno da parte del PD?

 

CARUSO: può fare una domanda più precisa?

AVV: le trasmissioni di cui ha parlato oggi…

FRANZINI: Da parte del PD? Ricordo solo quelli della provincia, anche se si trattava di una situazione in cui veniva tirata in ballo direttamente, in quanto Pagliani parlava della Masini nella trasmissione.

 

ALTRO AVVOCATO DELLA DIFESA

AVV: La discussione che ebbe con Diletto e Sarcone si può dividere in due parti. Una prima parte dove Diletto le presentò il suo disappunto e una seconda fase dove vennero affrontati altri discorsi?

FRANZINI: No, non ci furono due fasi, ci fu un crescendo di tensione. Sono abituato a questi incontri chiarificatori. La persona ti chiede di rettificare. Nel corso di questo incontro Diletto non mi chiese nessuna di queste cose. Non mi chiese niente verbalmente, non mi arrivò niente dal suo avvocato. Niente nei giorni successivi. Si portò una persona che non c’entrava niente delle cose di cui avremmo dovuto parlare. Non parlammo di Diletto e del singolo servizio contestato. Si facevano valutazioni generali su una presunta campagna mediatica di diffamazione nei confronti delle imprese calabresi.

AVV: lei dice che non si parlò dell’attacco alla figlia posto in questo servizio e si trattarono altri temi?

FRANZINI:Non c’era nessun attacco alla figlia di Diletto. Si diceva che la candidatura della figlia nel 2009 non era passata inosservata agli organi inquirenti. Nel corso della conversazione che fu abbastanza lunga lui fece soltanto un cenno. Il servizio fu una scusa per l’incontro.

AVV: oggi ha dato questa lettura

CARUSO: eviti di commentare le risposte, faccia le domande

AVV: quando fu sentito nel corso della sua interrogazione : “Diletto si lamentò del contenuto dell’articolo e disse che era in atto una campagna diffamatoria nei confronti dei calabresi”. Quando organizza questi incontri fa entrare delle persone… non le venne spontaneo chiedere chi era questo signore?

FRANZINI: L’ho chiesto un paio di volte ma non mi ha risposto. Per un eccesso di cortesia ho accettato la presenza di questa persona di cui non conoscevo l’identità.

AVV: su quel servizio riferì le minacce di cui oggi ha parlato?

FRANZINI:No, ne ho riferito nel luglio del 2015 quando sono stato ascoltato dai carabinieri del comando provinciale di Reggio su richiesta della DDA.

AVV: c’è un motivo per cui non riferì questo particolare?

FRANZINI: Io riassunsi le cose in questo modo: Sarcone tenne un atteggiamento aggressivo…
Quando sono stato sentito dai Carabinieri ho raccontato per filo e per segno. In un servizio giornalistico è impossibile. Feci una sintesi.

AVV: lei viene sentito dai Carabinieri in due occasioni a distanza di pochi giorni il 17 e il 20, la prima volta fu molto più confuso rispetto al 20. Questa frase che sarebbe stata proferita da Sarcone viene fuori il 20 di luglio. C’è una ragione per cui non lo disse il 17?

FRANZINI:Perché non pensavo che fosse utile riferire una frase in cui gli unici testimoni eravamo noi presenti in quella stanza.

AVV: ma tre giorni dopo lo riferisce?

FRANZINI:

AVV: la presidente Sonia Masini quando la chiamò dopo aver visto la trasmissione Poke Balle le chiese il video?

FRANZINI:

AVV: lei  glielo consegnò immediatamente?

FRANZINI: Chiesi come facciamo sempre ai nostri tecnici di fare una copia del programma e poi glielo feci avere. Rilasciamo alla reception e poi viene inviato.

AVV: chiedevo se era stato usato il medesimo filtro anche con la Masini

FRANZINI: A richieste di cortesia di istituzioni e di forze dell’ordine, acconsentiamo senza difficoltà. A richieste di documenti video che vengono usate in procedimenti giudiziari, li consegniamo su richiesta della autorità giudiziaria. Non so se qualcuno ha cercato l’originale della trasmissione… non so se negli archivi di Telereggio esista ancora. E’ una trasmissione di 5 anni fa registrata su nastro… nel corso naturale delle cose, la trasmissione non dovrebbe essere più reperibile, i nastri venivano riutilizzati dopo un po’. All’epoca feci alcune copie subito e so che esiste l’originale dell’intervista di Sarcone, ma la trasmissione integrale non so.

Noi come TV a partire dal 2005 per diversi anni abbiamo condotto una forte documentazione giornalistica sulla cementificazione del territorio, senza addebitare in qualche modo a particolari imprenditori. Abbiamo raccontato l’urbanizzazione spinta del territorio.

A volte mi capita di rileggere dei testi di pezzi e di non ricordare di averli visti, così come mi capita di incontrare persone che ho avuto in trasmissione e di non riconoscerle.

ESAME DEL PRESIDENTE CARUSO

CARUSO: ci sono stati molti episodi di danneggiamenti e incendi, le risulta che questa tematica sia stata affrontata?

FRANZINI: Qualche collega probabilmente l’ha affrontata. Io sono sempre molto cauto quando si affrontano certi temi perché si rischia di dipingere una intera comunità e di raccontarla sotto una certa chiave che non fa giustizia. Vale per qualunque comunità. Bisogna essere consapevoli dei propri mezzi e limiti. Io non credo che sia prudente avventurarsi in certe analisi…

CARUSO: sul piano della mera cronaca a Reggio Emilia ci sono stati convegni, incontri, congressi di personaggi più o meno pubblici in cui si denunciava l’esistenza di un silenzio, di una mancanza di correlazione?

FRANZINI: Convegni pubblici tanti, ricordo in alcuni è emerso il tema in cui molti reati non erano denunciati, che le vittime dicevano”non riesco a immaginarmi chi possa essere stato”. Ricordo di aver fatto una trasmissione col prof. Ciconte costituito da un servizio di 15 minuti di storie di fatti criminali nel nostro territorio e una conversazione con Ciconte “Che cos’è la ‘ndrangheta”. Lui sapeva di cosa parlava, un giornalista farebbe bene a non calarsi nei panni di uno studioso.

CARUSO: si è potuto rilevare di un certo numero di casi di cui si è posto il problema della mancanza di informazione, di denunce…

FRANZINI: Sì ma non le saprei indicare quali siano state queste circostanze

CARUSO: senza indicare i singoli casi, il tema del silenzio dell’omertà delle mancanze di denunce è un tema che vi siete posti?

FRANZINI: Soprattutto il tema che per noi è stato una certa fase … il tema dell’esercizio del diritto di cronaca che non sempre è stato possibile nelle nostre operazioni quotidiane. E’ capitato varie volte di recarci in luoghi dove erano avvenuti fatti di cronaca poi riconducibili a  un certo contesto e avere difficoltà a fare il nostro lavoro.

CARUSO: approfondisca

FRANZINI: Alcuni anni fa la nostra troupe andò su un cantiere dove c’era stato un incendio e il giornalista e il cameraman non riuscirono neanche a smontare dall’auto, le persone del cantiere li mandarono via. Il mio cameraman nel 2012 che andò a Brescello e si trovò dietro la recinzione Francesco Grande Aracri che prese un bastone, non ricordo cosa sia di preciso, e gli gridò di andare via. In certi luoghi quando andiamo chiediamo di essere accompagnati dalle forze dell’ordine. Ricordo un paio di anni fa dovevamo fare immagini a Poviglio in una azienda dei Muto, non so quali Muto, chiedemmo al sindaco di Poviglio di essere accompagnati dalla polizia municipale, sulla base di esperienze passate. Stessa cosa a Brescello quando siamo tornati dopo i sequestri dei Grande Aracri, ci accompagnarono i Carabinieri.

CARUSO: c’è stato un problema di poter fare in certi ambienti il vostro lavoro?

FRANZINI: Sì, varie volte. Non riuscivamo a fare immagini, a smontare dall’auto

CARUSO: le risulta che sia accaduto ad altri suoi colleghi?

FRANZINI: Non lo escludo. Il giornalista della carta stampata può passare più inosservato. Il cameraman con una telecamera normale con scritto sopra Telereggio da più nell’occhio. E’ stato un problema che abbiamo raccontato quando abbiamo avuto la possibilità. Non sempre si ha la prontezza di tener acceso la telecamera.

CARUSO: lo avete affrontato in redazione questo tema?

FRANZINI: Andare a fare certi servizi sul posto… non c’è la corsa. Soprattutto da parte del cameraman che sono l’anello debole della catena, perché più identificabili. Mentre il giornalista può rimanere in redazione. Abbiamo avuto cameraman aggrediti… una serie di episodi.

CARUSO: mi interessa capire nel contesto di cui ci occupiamo. Sono state affrontate con qualche preoccupazione?

FRANZINI: Sì, la TV può affrontare un certo tema solo se ha le immagini con cui coprire, come si dice, il servizio. Senza immagini non c’è servizio. Le immagini ci vogliono e per gli operatori che hanno avuto certe esperienze diventa problematico. Ho cercato da una parte di tranquillizzare le persone e dall’altra di accordarci con le forze dell’ordine per non andare da soli. Poi le forze dell’ordine fanno quello che possono.

CARUSO: ha svolto servizi sul territorio di soggetti che si sono rifiutati, che hanno negato fatti?

FRANZINI: E’ capitato di trovare un atteggiamento di questo tipo in alcuni servizi fatti a Brescello dopo la vicenda di Marcello Coffrini, raccogliendo voci fra i cittadini. Abbiamo riscontrato questo atteggiamento, non da parte di tutti, ma alcuni sì.

CARUSO: ne ha parlato in redazione?

FRANZINI: Quando si tornava da Brescello, ne parlavamo. Partiamo sapendo che troveremo un certo tipo di atteggiamento, lo si può capire perché c’è una stanchezza da parte dei cittadini, ma c’è anche un problema da parte di alcuni. Non sempre chi non ti risponde è omertoso. Non vogliono apparire in televisione, non sanno cosa dire, bisogna tenere conto anche di questo. Dipende dal clima che percepisci. Nel caso di Brescello è capitato di cogliere questo clima.

Non sono in grado di dire se questo atteggiamento derivi dalla paura, forse deriva da un atteggiamento di fatalismo, di disinteresse, di indifferenza.

CARUSO: ha notato un atteggiamento diverso da persone di origine cutrese e emiliane?

FRANZINI: Dipende dai contesti. Dove trovi l’ambiente cutrese? Lo trovi in certe situazioni, io ricordo un periodo, una manifestazione in centro a Reggio di imprenditori in difficoltà su cui facemmo un ampio servizio in cui raccogliemmo tante voci e c’erano tante persone che rispondevano senza particolari difficoltà. Diverso se vai in un contesto più chiuso. In un cantiere edile gestito da una impresa calabrese… ma non solo calabrese, non sono contenti di vederti, questo sicuro.

PM: sulla presidente della provincia, una precisazione, lei riesce a situarmi nel tempo rispetto ai fatti di cui abbiamo parlato?

FRANZINI: Posso provarci. Sonia Masini è rimasta presidente fino alla primavera del 2014. La Masini veniva criticata per il sostegno espresso all’azione della prefettura e alle interdittive della De Miro.

Caruso chiede di vedere l’articolo de L’Espresso di Tizian.

TERMINA L'ESAME E IL CONTROESAME DI GABRIELE FRANZINI

 
 
 
 

ESAME DI ISABELLA TROVATO

La teste legge la formula di rito nell’impegnarsi a dire tutta la verità

 

PM: parto dalla cena degli Antichi Sapori, le chiedo se ha partecipato e per quale motivo?

TROVATO: Seguivo molto da vicino il caso di questi imprenditori calabresi e ho partecipato.

PM: ricorda chi la invitò?

TROVATO: Vagamente, ascoltavo diverse di queste persone. Ho avuto il contatto con Palermo, il dott. Palermo. Ascoltavo queste persone, e poi anche Pasquale Brescia.

PM: lei riferì “io stavo seguendo i calabresi da un paio di anni per curiosità, per interesse all’argomento, per quello che riguarda la cena… mi interessa mi affascina l’argomento mafia in generale”

TROVATO: Io non ero lì come Teletricolore né per un servizio giornalistico. Né per interessarmi alla presenza di Pagliani. Io volevo cogliere l’occasione di sentire più persone che lavoravano nell’imprenditoria a Reggio Emilia approfittando del fatto che si sarebbero presentate alla cena, persone che ancora non conoscevo.

PM: una finalizzazione a cosa?

TROVATO: Due obiettivi: primo volevo scrivere un libro che non trattasse nello specifico di Reggio Emilia, ma che approfondisse sotto il profilo sociologico e antropologico tutti gli aspetti del mondo dell’imprenditoria calabrese, alla mentalità. L’altro fine era quello di cercare di capire che cosa era successo in questa città, volevo capire quale meccanismo si era rotto per cui queste persone all’improvviso dopo decenni si sentivano abbandonate, da chi?

PM: non le interessava di Pagliani, sapeva che ci sarebbe stato?

TROVATO: Lo avevo saputo

PM: lei riferì che ha affermato più volte che non sapeva della presenza. “Quando arrivai e vidi Pagliani ci rimasi” come se non lo sapesse

TROVATO: Non ricordo sono passati degli anni, oggi ho passato 10 ore ad aspettare, ho cercato di fare mente locale. Mi sono ricordata che sapevo che ci sarebbe stato. Pagliani non mi interessava. Facevo avanti e indietro perché c’è un corridoio lungo e io incontravo queste persone che ancora non conoscevo. Cercavo di capire, di raccogliere i loro disagi. La presenza di Pagliani in quel momento mi disturbava perché l’attenzione si spostava sulla presenza politica.

PM: cambiava i piani di azione

TROVATO: Ero lì egoisticamente per portare a casa un risultato mio.

PM: cosa c’entra la mafia con il lavoro che stava facendo?

TROVATO: C’entra,perché le interdittive che colpivano questi imprenditori e li estromettevano dagli appalti erano perché erano considerati in odore di mafia. Fatta questa premessa volevo capire perché all’improvviso arrivavano queste interdittive, queste persone lavoravano da decenni.
Erano incontri che portavo avanti da alcuni giorni.

PM: chi erano i facilitatori?

TROVATO: Mi mette in difficoltà, fa parte del mio lavoro, erano fonti. Ho fatto dei servizi per la televisione imbattendomi in vari episodi di cronaca sono entrata in contatto con alcune persone, per esempio Colacino Michele. Attraverso il caso di Colacino, (elemento che mi ha incuriosita). Perché Colacino è stato interdetto e invece l’azienda che c’era non viene interdetta? Floro Vito era la persona presente che lavorava per la Transcoop. Uno dei motivi per cui arrivò l’interdittiva. Acquì la mia curiosità. Volevo arrivare a capire se venivano adottati due misure diverse quando si trattava di aziende calabresi e quando non lo erano. Perché Colacino era stato interdetto e Floro Vito continuava a lavorare alla Transcoop per qualcun altro? Ci devono essere diversi elementi che lasciano presupporre che l’azienda è in odore di mafia, che possa essere condizionabile.

PM: ha detto tuttavia che alla cena poteva avere l’occasione di incontrare qualcuno, aveva appuntamenti prefissati?

TROVATO: Non ricordo, forse uno sì. Non c’era una scaletta di persone che dovevo incontrare. Avrei potuto incontrare molte più persone che diversamente potevo conoscere. Il tema erano i disagi che vivevano i calabresi, volevo approfittare dell’occasione. Avevano tutta una serie di criticità.

PM:  Nell'interrogatorio alla domanda “chi erano le persone che si riprometteva di incontrare” lei disse "i fratelli Liotta di Casalgrande che erano stati estromessi dagli appalti". In che termini affrontò in disparte la questione?

TROVATO: In disparte non pubblicamente, sì

PM: “Mi obbliga a riferire le fonti”, è questo il suo problema?

TROVATO: C’era il problema di una denuncia da parte di Bini che non si trovava più. Questi signori avevano un problema, una denuncia fatta nei confronti di Bini che non si trovava più in questura. Questo dicevano loro.

Faccio un esempio, io sono una giornalista: domani c’è uno scontro con la polizia e gli animalisti, io vado a parlare con gli animalisti. A me non deve puzzare la persona che ho di fronte, anzi. Io non mi chiedo chi c’è, io vado.

PM: Conosceva Sarcone?

TROVATO: Ho conosciuto Gianluigi, non Nicolino. L’ho conosciuto precedentemente

PM: le ha fatto da tramite per capire le vicende?

TROVATO: No, c’è stato uno scambio di informazioni, ma non ricordo… per cui ero riuscita a sapere qualcosa e basta

PM: se invoca il segreto professionale...

TROVATO: No, non ricordo proprio

PM: il fatto della cena in sé non era una notizia?

TROVATO: No, perché come ho detto in quella circostanza, la presenza di Pagliani a me mi ha disturbato perché ha spostato l’attenzione. Ero lì per raccogliere informazioni.

PM: fra i temi su cui lei stava approfondendo, le interdittive, c’era anche la linea adottata dalla presidente della provincia, e dal presidente della camera di commercio?

TROVATO: La mia attenzione era focalizzata sul sistema interdittive, quando mi venne spiegato che c’era una azienda colpita e un’altra, al massimo era la prefettura la figura interessata. Della Masini non ho sentito parlare, magari di Bini che interveniva diverse volte nei confronti dei calabresi

PM: lei disse “l’accanimento politico della Masini e di Bini”

TROVATO: Sì, nei termini politici della questione

PM: le interdittive non sono politiche, se lei dice che sono politiche è una scelta di campo

TROVATO: Era l’aspetto che interessava me, sociologico e antropologico. Colpire un calabrese con una interdittiva vuol dire a effetto domino colpirne altri. Se c’è che uno va a un funerale, a prendere un caffè....

CARUSO: ha letto le carte delle interdittive?

TROVATO: Qualcuna sì, non ricordo quali. Ci sono anche altre elementi, ma anche questi aspetti.

CARUSO: presenze ai funerali di persone pregiudicate

TROVATO: Io non voglio giustificare nessuno però …

CARUSO: ci sono atti basati su dati di fatto, presenze o non presenze…

TROVATO: Non mi permetto di entrare nel merito

CARUSO: lei giudica le interdittive senza leggerle, forse il suo lavoro non è poi così...

TROVATO: Io non giudico le interdittive. Mi sono posta alcune domande e mi sono detta, sono quasi tutti imparentati tra di loro, sono cresciuti quasi tutti nello stesso paese. Uno è diventato un mafioso l’altro no, ma si conoscono lo stesso, si salutano.

PM: il mio esame è terminato.

CARUSO: chi vuole fare domande?

CONTROESAME DI TROVATO ISABELLA

Avvocato VEZZADINI in difesa di GIANLUIGI SARCONE

AVV: dalla sua attività giornalistica che porta avanti dal 2010 aveva notato delle anomalie?

CARUSO: faccia domande precise

Avv: lei va alla cena e sente diverse campane, questi imprenditori che le raccontano situazioni particolari, cosa le hanno raccontato, che idea si è fatta?

CARUSO: così parliamo di un paio d’ore….

Avv: il mondo della cooperative gestiva gli appalti? Di cosa si lamentavano?

TROVATO: Che ci fosse questo accanimento nei confronti delle imprese calabresi, erano quasi tutte calabresi, volevano capire perché. Di fatto si ritrovavano senza lavoro. Non mi sento di entrare nel merito della ragione d’essere della interdittiva, ma mi sono posta delle domande. Volevo capire se si era rotto un meccanismo, tale per il quale si stava tutti bene, poi è scoppiata la crisi e qualcuno diventa esubero. Altrimenti non avrebbero fatto affari per 40 anni. In un momento di crisi, non c’è più lavoro per tutti.

A un certo punto ho interrotto il mio lavoro… a parecchie cose avrei detto no, tornando indietro, dato i risvolti. I nomi non venivano fuori. Se non riesco a tirare fuori un nome, un documento, una sorta di copertura, io non vado da nessuna parte.

CARUSO: una risposta così vaga serve solo a riempire le pagine dei verbali

Avv: lei disse accanimento politico di Bini e della Masini

TROVATO: mi interessava capire il sistema cooperativo, l’equilibrio saltato con le imprese calabresi, mi interessava capire chi sono i criminali calabresi? Chi sono, non si arriva mai e non ci arriverò neanche io. Infatti non ci sono arrivata e mi sono fermata

CARUSO: cosa c’entra?

AVV: sono gli argomenti trattati alla cena

PM: una delle ragioni chiave era che lei era molto più attenta ai suoi dialoghi che a quello che avveniva durante la cena

AVV: ci racconti in questi dialoghi cosa le è stato raccontato

CARUSO: e di nuovo… le chieda CHI le ha raccontato, CHI c'era alla cena, QUANTE persone erano presenti. Così si imposta un dialogo concreto. Quanti erano, con chi ha parlato!

AVV: quante persone erano presenti?

TROVATO: Una quarantina

AVV: aperto al pubblico o a invito privato?

TROVATO: Io ero lì punto e basta, non so gli altri se erano pubblici… c’era questa saletta dove stavamo lì. Non penso che il cliente potesse avere l’interesse a sedersi lì. Io ho ricevuto un invito.

CARUSO: le risulta che qualcuno fosse presente non invitato?

TROVATO: Come le posso rispondere...

CARUSO: con "lo so" o "non lo so"

TROVATO: Non lo so

AVV: rispetto a Palermo che l’ha invitata alla cena?

CARUSO: chi è Palermo?… ma faccia lei….

AVV: chi era Palermo?

TROVATO: Un consulente che seguiva gli imprenditori.

AVV: aveva legami con la criminalità?

TROVATO: Non lo so che rapporti avesse (Alessandro) Palermo, mi sembrava una persona per bene, faceva il consulente, il commercialista

Palermo (Aier): «Nessuna estorsione, solo una consulenza»

AVV: le disse chi era stato invitato? Cosa le disse?

TROVATO: Non ricordo, so solo che avrei avuto l’occasione di incontrare tante persone, era un piatto ghiotto per sentire più voci. Non era mia volontà capire chi nello specifico avrei conosciuto, volevo capire il fenomeno, cosa stava succedendo.

 

Altro Avvocato della difesa

AVV: lei voleva scrivere un libro

TROVATO: Sì. Era da diversi anni che volevo trovare l’occasione per farlo, poi è esploso il problema a Reggio Emilia e ho iniziato a interessarmi di più al problema di Reggio. Prima c’erano stati altri fatti, una bomba, l’auto di Colacino, anzi partii da lì…

AVV: queste persone sapevano del suo libro?

TROVATO: Non credo che tutti lo sapessero

AVV: questo suo progetto era un fatto notorio?

TROVATO: Alcuni lo sapevano. Ero io che cercavo queste persone per capire. Magari mi tiro anche la zappa sui piedi, ma ero io che li cercavo.

AVV: a un certo punto parla di accanimento da parte dei meridionali, cosa sapeva del passato imprenditoriale di Bini?

TROVATO: Bini sapevo che prima della camera di commercio era stato presidente di CNA, di Transcoop, mi chiedevo da dove partiva la posizione di Bini, avendo fatto l’autotrasportatore e visto che anche queste ditte erano ditte di autotrasporti poteva esserci un problema di competizione

AVV: sa se aveva delle società che avevano avuto rapporti lavorativi con i cutresi?

TROVATO: Non lo so

AVV: lei si ricorda se nel corso della cena fu mai fatto il nome di Sonia Masini?

TROVATO: Non ricordo

AVV: c’è un passaggio nel corso del quale disse il nome della Masini non è stato fatto. Si ricorda se a un certo punto qualcuno la indirizzò per raccogliere informazioni verso un tale Antonio Papaleo?

TROVATO: Questo rientra nella mia attività giornalistica, preferirei non rispondere.

CARUSO: ha facoltà di non rispondere delle sue fonti

TROVATO: Appunto.

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AVV: ho chiesto se la indirizzarono verso un tale Papaleo

TROVATO: Ho fatto diversi incontri ma ricordarmi se quella sera qualcuno mi diede un nome, no.

 

Altro Avvocato della difesa

AVV: con chi è andata quella sera alla cena?

CARUSO: bella domanda

AVV (ridendo): giuro che l’ho fatta per accontentare lei, sapevo che le sarebbe piaciuta

(la tensione in aula si stempera un poco)

TROVATO: Con Rino Muto.

AVV: chi è?

TROVATO: Credo sia uno dei titolari della ditta di autotrasporti di Gualtieri

AVV: siete entrati insieme, lo conosceva?

TROVATO: Solo una volta,non ero in confidenza

AVV: intendevo il locale Antichi Sapori

TROVATO:

AVV: c’era già stata?

TROVATO: Per andare a cena con amici

AVV: com’è fatto questo locale? Era visibile, era nascosto, eravate rinchiusi in una stanza blindata?

TROVATO: C’era un corridoio noi eravamo sulla destra, non rircordo che ci fosse una porta, la sala era riservata, certo.

AVV: era ricavata in un punto del locale riservato a questo incontro. Era in piedi, era seduti, c’era una cena con i menù?

TROVATO: Premesso che ho mangiato uno spicchio di pizza perché entravo e uscivo perché incontravo le persone fuori nel corridoio. Ho partecipato relativamente. Eravamo seduti.

AVV: lei ha detto “volevo capire questo fenomeno”, l’ha capito il fenomeno?

TROVATO: Bella domanda

AVV: grazie, prego

TROVATO: Penso di poter dire questo a Reggio Emilia è successo…

CARUSO: la prego..

TROVATO: Se vuole sì o no, ad oggi no. Di quale fenomeno stiamo parlando? Delle interdittive? Ho capito il senso delle interdittive

AVV: cosa ha capito?

TROVATO: Alla luce di tutti gli sviluppi successivi c’era qualcosa di cui io non potevo essere a conoscenza, qualcosa che andava oltre l’interdittiva

AVV: sta rispondendo sulla base di altri elementi, quella sera lì non le ha consentito di comprendere più di tanto

TROVATO: No, sono arrivata e sono andata via pensando che l’interdittiva fosse uno strumento utile per estromettere le aziende piccine ma anche che con i calabresi si faceva presto a metterli tutti davanti

AVV: lei ha parlato di rapporti fra coop e imprese calabresi, è un fatto notorio

TROVATO: Sì anche della costruzione delle case, dei terreni

AVV: poi si interrompe questo feeling

TROVATO: Secondo me è andata così, si è rotto un meccanismo consolidato per il quale tutti lavoravano e stavano bene, anche le cooperative non mi pare se la siano cavata tanto meglio

AVV: quella sera c’era chi sapeva che volesse fare questo libro?

TROVATO: Magari anche non tra quelli che erano lì, anche altre persone.

AVV: il senso dell’invito a lei? C’erano altri suoi colleghi, telecamere, macchine fotografiche?

TROVATO: No

AVV: quanto tempo c’è rimasta?

TROVATO: Non ricordo,  penso poco, avendo sentito diverse persone… la mia mezz’ora può essere diluita… non ho memoria

AVV: quando è andata via siete andati via tutti quanti?

TROVATO: No

AVV: quindi è possibile che siano arrivate altre persone. Non è andata via quando sono andati via tutti insieme?

TROVATO: No sono andata via prima

 

Altro avvocato della difesa

AVV: ha detto che era presente un politico, commercialisti, imprenditori e una giornalista, lei. Sapevano che lei era una giornalista?

TROVATO: No

AVV: chi l’ha invitata ne era al corrente? Palermo?

TROVATO: Sì,altre persone non mi conoscevano

AVV: conosce Muto Antonio cl 55?

TROVATO: Conosco un Muto Antonio ma non so se parliamo della stessa persona. Abita a Cadè. Con i capelli bianchi.

AVV: ha parlato con il sig Muto in quell’occasione?

TROVATO: Non mi ricordo, ma l’ho incontrato qualche tempo dopo. E’ il signore a cui hanno tolto il porto d’armi. Credo sia a seguito della cena.

AVV: cosa fa?

TROVATO: Stava nell’edilizia.

AVV: non ho altre domande, grazie.

 

SECONDO ESAME DI ISABELLA TROVATO

PM: può dire altre persone che erano presenti di cui conosceva il nome?

CARUSO: e se invece ce la raccontasse, il tavolo com’era...

TROVATO: Io ero seduta da questa parte, c’era qualcuno fra me e Pagliani…

CARUSO: non li conosceva tutti

PM: lei disse dal lato lungo della L mi sono spostata nel lato corto

TROVATO: Sì era così

PM: la domanda del presidente: ci dica chi c’era

TROVATO: Pagliani, Caterina Arcuri, Palermo, Sarzi Amadè. Poi ho conosciuto Nicolino Sarcone in quella circostanza. E basta, non ricordo…

CARUSO: quaranta persone e solo queste?

TROVATO: Ho conosciuto Sarcone in quella circostanza.

CARUSO: non ci sa dire nulla su chi era presente?

TROVATO: No. Colacino Michele…. Non li conosevo

CARUSO: Brescia c’era

TROVATO: Brescia, sì, lo escludevo, era il titolare del ristorante

CARUSO: faccia uno sforzo

TROVATO: Gianluigi Sarcone… non ricordo altra gente. Ho incontrato altre persone lì fuori, in questo corridoio persone che non sono entrate nella cena. Volevo conoscere persone nuove.

CARUSO: invece che stare a sedere con i 40

TROVATO: Non mi interessava, sa quante volte ho sentito la storia delle interdittive. Alcuni, nel corridoio, non erano partecipanti

CARUSO: non erano partecipanti e avevano problemi di interdittiva? E venivano lì per incontrarla?

TROVATO: Forse ha ragione…

PM: alla domanda “a chi è arrivata attraverso Sarcone?” lei disse “ad altri calabresi ancora, fra cui un certo Antono Papaleo che mi ha fatto rivelazioni fondamentali per me”

TROVATO: Non lo ricordo che fosse stato il tramite. Con Papaleo si parlava di un cantiere a Parma, ma non ho mai avuto elementi, di un centro commerciale che si voleva costruire, non avevo elementi per dire Tizio o Caio può aver preso una tangente o può aver facilitato un imprenditore. Erano parole, parole, non arrivavo a niente.

PM: altri nomi?

TROVATO: Non ricordo

PM: conosce Iaquinta?

TROVATO: No

PM: seppe delle conseguenze della cena?

TROVATO: A seguito della cena furono ritirati vari porti d’arma

PM: l’ha saputo dai giornali?

TROVATO:

 

CARUSO: chi aveva di fronte al tavolo

TROVATO: Forse Rino Muto. Ascoltavo chi parlava delle interdittive.

CARUSO: chi parlava?

TROVATO: Non ricordo chi fece… le direi una bugia…

CARUSO: si è fatta una idea senza sapere di cosa si parlava

TROVATO: Io già prima della cena avevo incontrato diverse persone

CARUSO: ecco chi aveva incontrato?

TROVATO: Questo però rientra nella mia attività

CARUSO: ha avuto informazioni… non le sto chiedendo dettagli…  va bene il segreto professionale

TROVATO: Ho parlato anche con avvocati di persone colpite da interdittive. Con l’avvocato di Colacino, non ricordo il nome. Ho provato a parlare con Sarzi Amadè, una sola volta.

CARUSO: quali soggetti che hanno subito interdittive lei conosce?

TROVATO: Colacino, Muto Antonio per il porto d’armi,…

CARUSO: viene invitata da Palermo, chi le dice di venire alla cena?

TROVATO: Anche Brescia

CARUSO: cosa le dicono?

TROVATO: Che c’era questo incontro dove si sarebbe parlato delle interdittive

CARUSO: come lo conosceva Brescia?

TROVATO: Faceva parte dell’associazione di AIER. Avevo seguito la prima riunione all’Astoria in cui si costituì l’associazione e ho cercato di seguire molto da vicino l’associazione.

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CARUSO: quando viene a sapere della cena?

TROVATO: Qualche giorno prima. Sapevo che si sarebbe parlato delle interdittive, che c’erano tante persone dell’edilizia che avrebbero parlato dei loro problemi

CARUSO: non sapeva chi sarebbe stato presente, ma sapeva che ci sarebbero stati problemi di interdittiva che si tratta di problemi seri, di aziende che operano a contatto di persone con un certo tipo. Quindi che ci sarebbero state persone vicine al sistema mafioso?

TROVATO: Li per lì no

CARUSO: l’hanno invitata perché ascoltasse o perché si aspettava che facesse un intervento pubblico come giornalista?

TROVATO: No. Men che meno un servizio. Io ero lì per me stessa e per raccogliere tutta una serie di informazioni. Mai sarei andata con l’idea di prestare il mio lavoro…

CARUSO: è andata in prefettura per capire su che base si facevano le interdittive? Lei è entrata alla conclusione che era un modo per allontanare le imprese calabresi?

TROVATO: No, non ho detto questo.

CARUSO: è andata in prefettura ha visto come vengono fatte, su quali elementi, per verificare se i soggetti con i quali è andata a incontrarsi avessero realmente problemi nell’antimafia?

TROVATO: Ci sono arrivata per gradi

CARUSO: non intendeva utilizzare le informazioni per la sua attività giornalista. L’avrebbe scritto di Pagliani?

TROVATO: Non mi interessava

CARUSO: era una bella notizia, uno scoop

TROVATO: Dal mio punto di vista no

CARUSO: Pagliani ha avuto a che ridire della sua presenza?

TROVATO: No, non c’ho parlato. L’ho intervistato recentemente, ma non è entrato mai nel merito. Mi ha sempre detto “Anche tu eri lì per capire…TROVATO: Me ne sono andata un’oretta dopo.

CARUSO: a che ora? A che punto era la cena?

TROVATO: Ho mangiato solo uno spicchio di pizza

CARUSO: c’erano altre portate?

TROVATO: Sono andata via

CARUSO: qualcuno era già andato via?

TROVATO: Forse.

CARUSO: Pagliani è rimasto?

TROVATO: C’era ancora.

 

PM: con chi è andata via?

TROVATO: Con Rino Muto

PM: in relazione a Pagliani disse “Chiesi in quell’occasione a Pagliani di incontrarmi per parlare di Global Service”

TROVATO: Sì, lei ha ricordi più freschi, comunque sì

PM: ha fatto poi un’intervista?

TROVATO: No

CARUSO: elementi particolari ne sono emersi?

TROVATO: Alla fine no, non sono andata avanti, non c’era nulla su cui potessi cominciare a lavorare. Si parlava sempre della crisi, delle interdittive, di quello che stava succedendo, mi chiedevo cosa potesse esserci più in alto. Il discorso di un presunto meccanismo rotto.

Il prefetto mi ha spiegato, faceva il suo lavoro. Io avevo fatto l’intervista molto prima.
Nel mio incontro col prefetto eravamo alla prima interdittiva nel 2010. Il resto è arrivato dopo

PM: il fatto che Sarcone Nicolino fosse sotto processo per accuse di mafia lo sapeva?

TROVATO: L’ho saputo quella sera, me lo disse lui. Perché aspettava la condanna, doveva pronunciarsi il tribunale su Sarcone. Sull’inchiesta Edilpiovra. Io scherzando gli dissi “cosa ci fai qui?” nel senso sei libero sei qui?

CARUSO: ha detto che il suo interesse per i calabresi era nato dal fatto dei fatti di cronaca, ricorda di una serie di eventi?

TROVATO: C’era stata la bomba, Colacino….

CARUSO: quali altri episodi l’avevano colpita?

TROVATO: I veicoli nei cantieri edili, gli incendi..

CARUSO: perché li collega ai calabresi? Ha collegato gli eventi alle interdittive?

TROVATO: Sì, io non sono contro alle interdittive

CARUSO: chi erano le vittime degli episodi?

TROVATO: Colacino..

CARUSO: gli altri casi, si è informata?

TROVATO: Sì, nel caso della bomba, erano imprenditori, calabresi

CARUSO: si è chiesto come mai subissero questi eventi?

TROVATO: Evidente secondo me

CARUSO: ha collegato questi episodi a degli eventi repressivi

TROVATO:

 

SECONDO CONTROESAME DI ISABELLA TROVATO

AVV: quando ha parlato di accanimento nei confronti dei calabresi, faceva riferimento anche a livello mediatico?

TROVATO: Nell’immaginario collettivo è passato questo binomio

AVV: c’era qualche giornale in particolare?

TROVATO: Non ricordo nello specifico

AVV: ricorda se qualcuno dei calabresi che conosceva di quelli che aveva conosciuto quella sera che avrà visto si era lamentato di una partcolare sofferenza neui confronti degli attacchi mediatici?

TROVATO: Sicuramente si sentivano molto incompresi

AVV: Gianluigi Sarcone le parlò mai di una certa difficoltà con le banche a fronte …

TROVATO: Tutti avevano difficoltà con le banche…. Non ricordo …

CARUSO: L’ha visto un’altra volta?

TROVATO: Non ricordo di cosa si è parlato, forse più di me

AVV: non le parlò mai di questa associazione fra cutrese e mafioso?

TROVATO: Non ricordo

AVV: con quella che è stata la sua attività ha mai riscontrato degli elementi oggettivi su chi potesse aver dato origine a questo, ha mai riscontrato una regia, un qualcuno che conducesse.. queste…

TROVATO: No, ognuno faceva il proprio lavoro comunque

CARUSO: va bene. Per chi lavora?

TROVATO: Teletricolore. Della famiglia Spallanzani. Il direttore della rete Giovanni Mazzoni.

TERMINA L'ESAME E IL CONTROESAME DI ISABELLA TROVATO

 

PM: anche nell’abbreviato chiesi quali fossero gli articoli che fecero accostamenti… io produssi gli articoli del Carlino… L’attacco mediatico ha come presupposto che ci fossero degli articoli.

CARUSO: avremo gli articoli e dei video… gli articoli possono dimostrare un contesto…

AVV: tanti sono stati depositati dal PM… penso sia fondamentale comprendere quello che veniva percepito, che c’era nella testa

 

PM: ci rimane l’ultimo teste, facciamo un verbale di questo testimone? E’ una partecipante alla scena. La Arcuri.

 

Programma per giovedì: Salerno, esame di Cortese, sarà piuttosto lungo, e poi maggiore Leuzzi… poi maresciallo D’Agostino sui capi contestati a Matacera e numerose circostanze che riguardano parecchi imputati.

 

ORE 20.15 TERMINA L’UDIENZA

 

a cura di: S.N.

RASSEGNA STAMPA

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