- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione dell'intera udienza

giovedì 5 gennaio 2017

 

Ore 9.10 in aula.

 

Ore 9.50 entra la corte.

Si provano i collegamenti in videoconferenza con gli imputati Ursini Mauro e Bolognino Michele.

 

Appello degli avvocati presenti (molte le assenze).

 

L’avvocato Pisanello in difesa di Belfiore Carmine:

il tribunale ha ripristinato gli arresti domiciliari. Gli imputati hanno dei dubbi sul comportamento da tenere in udienza. Gli imputati non sanno come comportarsi. Possono parlare con qualcuno? Non possono salutare? Gli imputati sono terrorizzati.

CARUSO: l'ordinanza rimane quella. Sono soggetti che vengono in aula perché hanno facoltà di presenziare, ma sono imputati e quindi possono parlare, ma con il proprio avvocato.

 

Sarebbero da sentire 10 testi ma sono rimasti irreperibili 3 testi. Altri hanno l’assenza giustificata.

Il PM Enrico Cieri chiede di procedere con Minelli Kostantinos condannato nel rito abbreviato a 6 mesi.

 

Un imputato fa una dichiarazione spontanea: Da un po’ di udienze disertono i testi, noi non possiamo venire in aula e andare via a mezzogiorno perché non vengono i testi.

CARUSO: sono d’accordo con lei, farò il possibile. Oggi abbiamo solo due testi. Questa cosa bisognerà…
- Caruso si rivolge al PM Cieri - Le giustificazioni sono attendibili?

PM: le deposito le attestazioni. Ferie programmate, ed esigenze di servizio.

Il PM consegna al presidente Caruso le attestazioni.

CARUSO: abbiamo un indirizzo, un recapito di Antonia Fiori della agenzia delle entrate (non è presente per accudimento della neonata). Scelga l’ora quando può. Aveva l’avviso per tempo, poteva organizzarsi. Non è che avere una bimba piccola significa avere gli arresti domiciliari. Lo sapeva da maggio.

 

CARUSO: Mi chiedo se queste licenze programmate da tempo non potevano essere previste….

Fate  delle ricerca per Antonia Fiori e fate il possibile per farla venire.

Caruso legge le motivazioni degli altri testi.

Si evince la richiesta di rinuncia del maresciallo Desideri, in quanto ridondante rispetto alla testimonianza del colonnello Longhi.

VIENE ORA ASCOLTATO IL TESTE MINELLI KOSTANTINOS

Nota: il teste è stato condannato nel rito abbreviato a 6 mesi

Difeso dall’avvocato Ippolito del foro di Bologna.

 

PM Cieri: le chiedo di riferire al tribunale sugli acquisti degli stupefacenti, da chi li ha avuti.

Minelli: sono andato a fare uno stage in una pizzeria di Viadana gestita da Gaetano Cavallo, la pizzeria “Il Principe”, non ricordo il periodo… all’interno dell’anno scolastico, prima di gennaio… credo 2012. Lavorando la’ mi accorsi che c’era qualcosa che non andava. Coltelli sporchi, conversazioni particolari, ne parlavano tranquillamente. Coltelli sporchi di hashish… lo avvisai il proprietario, Cavallo, di quello che accadeva. Stando nella pizzeria, conobbi la gente che la frequentava, sempre gli stessi, quasi tutti calabresi. Tramite la pizzeria mi fu fatta la proposta da uno dei signori che mi vennero a prendere, se mi andava di fare un lavoretto. Ci pensai e stupidamente accettai e da lì è nato tutto. E’ partito da quella pizzeria.

PM: chi erano e cosa chiedevano?

Minelli: vendere hashish in generale. Pasquale Riillo frequentava la pizzeria e con lui parlai. Da lì mi chiamarono, anche un altro signore che mi fece capire che era per quello che mi era stato riferito in pizzeria. Io accettai e mi è stata data la sostanza. Con Riillo parlai di hashish, la proposta venne da lui. Dovevo incontrarmi con Richichi perché mi cedesse la sostanza. Mi chiamò qualcuno per dirmi dell’appuntamento con Richichi. Mi spiegò anche i dettagli per l’incontro. Da quella conversazione ci mettemmo d’accordo. Lì dentro conoscevo solo il titolare, il figlio e Pasquale Riillo. Richichi lo avevo visto uno o due volte in pizzeria, ma non lo avevo conosciuto.

PM: parla poi telefonicamente con Richichi…

Minelli: mi trovai con Richichi e mi cedette la sostanza.  Chiedo scusa se mi scappa qualcosa ma è stato tanti anni fa e non ho tutta la lucidità necessaria. Mi trovai a un benzinaio vicino a Parma e appunto mi accompagnò un mio amico e mi trovai con Richichi. Non mi disse il nome, ma dopo seppi che era Richichi.

PM: le indicazioni da chi le ha avute?

Minelli: dalla telefonata, dalla prima telefonata di una persona che non conosco che non ho mai visto.

Non so se fu ceduto il mio numero a Richichi e mi chiamò lui. Quel signore che non conosco mi chiamò una volta sola.

PM: lei disse, durante il corso dell’interrogatorio, che Richichi la chiamò dicendo “sono l’amico di Antonio”.

Minelli: ma tutt’ora io non so chi sia questo Antonio.

PM: ha detto che l’incontro avviene in un distributore

Minelli: verso Parma.

Avvocato Ippolito: quando è avvenuto questo interrogatorio?

PM: 11 gennaio 2016

Minelli: all’incontro mi accompagnò un mio amico, mi ha solo accompagnato, non c’entrava niente. Sapeva che… vado a sentire per una storia e mi accompagnò. Ricevetti, non vorrei confondermi, perché ci sono state due o tre cessioni, credo 8 grammi.

PM: quante occasioni ci sono state?

Minelli: tre. Ma niente di esagerato. Il massimo era più o meno 20 grammi.

PM: nella prima occasione disse 40 grammi.

Minelli: non ricordo sinceramente, le altre cessioni furono molto meno.

PM: come lo pagava?

Minelli: la prima cessione… feci subito chiaro che soldi da dare non ne ho. Doveva essere accreditato. Dovevo vendere e consegnare i soldi, non ero del mestiere. E’ capitato che non sono riuscito ad arrivare alla cifra. Sentivo un po’ di amici e di gente e mi organizzavo così. Non andavo in giro a spacciare. Facevo molta fatica e venivo anche minacciato. Ero arrivato a un punto di ansia. E’ un uomo che non ho mai visto, uno o due volte, aveva una macchina gigante, mi metteva timore… mi preoccupai un po’.

PM: altre occasioni, dove?

Minelli: una a Parma, quando scesi dal treno e andai a Casalmaggiore, un’altra volta a un incrocio vicino a una concessionaria a Casalmaggiore.

PM: lo prendeva e vendeva, èriuscito a pagare tutto?

Minelli: assolutamente no. Mi dicevano: “devi portare i soldi”. Io ho sempre parlato con Richichi.

PM: non ha avuto rapporti con altre persone? Riillo le fa la prima proposta e poi?

Minelli: no perché è passato tutto a Richichi, Riillo ha fatto da tramite. Fino al giorno che mi hanno beccato ed è finito tutto. Ovviamente capitava che in pizzeria lo vedevo perché continuavo lo stage. Sono ricapitato a Viadana ma non mi ha degnato neanche di un saluto.

PM: lei faceva riferimento a una persona Antonio “’U ruddu” come la conosce questa persona?

Minelli: non la conosco è la persona che mi ha chiamato.

Avvocato:  Minelli conosce il nome dall’imputazione, non sapeva chi fosse.

Minelli: questo nome l’ho scoperto con il capo di imputazione. Non lo avevo mai sentito nominare. Il nome Antonio non emerse nella telefonata, lo so dal capo di imputazione, allora non lo sapevo.

PM: lei disse nell’interrogatorio di gennaio, che Richichi riferì:  “sono l’amico di Antonio”. Lo disse o non lo disse?

Minelli: non lo ricordo.

Avvocato: la frase è “sono l’amico di Antonio, io rimasi stupito, perché non so chi sia”.

CARUSO:  a noi interessava capire se il nome di Antonio esce nella telefonata.

Minelli: sì esce nella telefonata.

PM: altre persone che ha visto con le quali ha parlato?

Minelli: no perché finchè non mi beccarono, mi sono visto con Richichi direttamente e poi è finito tutto.

PM: conosce Laera Stefano?

Minelli: all’epoca dei fatti ero fidanzato con una ragazza, Rosita Martino, che era amica con la sorella di Laera.Lo conosco tramite la compagnia.

PM: ha diviso con lui il rapporto di Richichi?

Minelli: no eravamo solo io e lui, da quello che so

 

CONTROESAME DELL’AVVOCATO PISANELLO

Avvocato: ha parlato di 3 cessioni, ricorda i quantitativi?

Minelli: erano basse perché facevo fatica con i soldi, 8 grammi… roba del genere non credo di più, l’ultima ancora meno, non ricordo

Pisanello: corrispettivo?

Minelli: lui mi dava la roba per 8 euro a grammo, quindi ci sarebbe da fare il conto

Pisanello: quindi sempre con lo stesso valore?

Minelli: sì sempre lo stesso

Pisanello: e non è riuscito a pagare?

Minelli: io già dalla prima volta facevo fatica, il mio pensiero era vedere se riuscivo a rispettare quella dopo, ma è andata pure peggio.

Pisanello: lei faceva la cresta?

Minelli: un minimo per andare avanti con una famiglia povera

 

ESAME DELLA CORTE:

CARUSO: chi fa la richiesta iniziale di vendere la sostanza?

Minelli: Pasquale Riillo.

CARUSO: la mette in contatto con chi?

Minelli: Disse “ti va di lavorare…”

CARUSO: e lei dice sì. E cosa succede?

Minelli: mi disse “ti farò sapere” e poi in seguito ho ricevuto questa famosa chiamata. Non ricordo come si è qualificato. Ho capito dopo aver riascoltato le telefonate. Avevo dei buchi…

CARUSO: di questa vicenda lei sa che il fornitore era Richichi e che è messo in contatto da un tale Antonio.

 

CONTROESAME DELL’AVVOCATO CARLETTI in difesa di RIILLO PASQUALE

Avvocato: lei ha conosciuto Riillo?

Minelli: sì. Io lì ci lavoravo. Gaetano, il proprietario, parlando me lo presentò “questo è il mio compare Pasquale”. Poi quando sono stato chiamato l’ho letto il suo nome e cognome….

CARUSO: è un fatto nuovo e gli si potrebbe contestare (a Riillo).

 

CARUSO: diamo atto che il difensore del testimone Minelli deposita istanza di liquidazione delle spese accessorie.

TERMINA IL CONTROESAME E LA TESTIMONIANZA DI MINELLI KOSTANTINOS

 

Viene chiamato il teste MARESCIALLO COSTANTINO GUIDO del Nucleo operativo di Modena.

Sui capi 56-162-164-179-159-138-139-140

 

PM Cieri: inizierei dal capo 56 usura ed estorsione in danno di M.F.

Mar. Costantino: si fonda sulle indagini svolte dal nucleo investigativo di Bologna. La nostra attività riguarda il coinvolgimento di Mancuso Vincenzo. Assume una certa rilevanza oltre che per la responsabilità dell’indagato anche per i suoi rapporti con altri esponenti del sodalizio. 

Avv. Miraglia: c’è opposizione, non può riferire di indagini fatte da altro nucleo.

PM Cieri: riferisce per quello che ha appreso ai fini della comprensione.

CARUSO: la premessa è rilevante e documentale e patrimonio dell’ufficio. Parla di atti arrivati a voi. Ci parli dei fatti, maresciallo.

 

Mar. Costantino: l’11.8.2011 M.F. presentava denuncia presso il Comando Provinciale CC di Bologna, riferendo di essere la convivente di MARCHI Guido (soggetto emerso nel corso dell’attività intercettiva, in contatto con MANCUSO Vincenzo, con il quale è spesso coinvolto in non meglio precisati giri di assegni e di denaro, gravato da precedenti) e di avere, dopo l’arresto del compagno, tentato di gestire da sola, non senza difficoltà, l’attività di commercio di abbigliamento.

La donna riferiva di un’articolata vicenda, che può essere così sintetizzata:

- nel febbraio / marzo 2011 SARCONE Nicolino consegna, a titolo di prestito, la somma di 5000 euro in contanti a MARCHI Guido all’uscita dell’autostrada Modena Nord; alla consegna era presenti anche l’accompagnatore di SARCONE, ignoto;

- al momento della consegna del denaro, MARCHI consegna a propria volta a SARCONE due assegni, postdatati, da 3500 euro ciascuno, a garanzia del prestito per il quale SARCONE Nicola aveva preteso in restituzione 7000 euro; tali assegni provenivano da un carnet rilasciato dall’ufficio postale di Bologna via San Mamolo, presso il quale la M.F. aveva il conto corrente;

- alla scadenza del primo assegno, poiché entrambi erano scoperti, MARCHI Guido e M.F. si accordano con MANCUSO Vincenzo (debitore, a propria volta , di MARCHI Guido per una cifra di circa 16 mila euro), affinché li aiutasse a restituire i 7000 euro a SARCONE;

- verso la fine di giugno 2011, Guido MARCHI, SARCONE Nicolino e MANCUSO Vincenzo si incontrano nell’ufficio di MANCUSO a Sozzigalli, frazione di Soliera (MO) per la transazione; in questa sede MARCHI Guido consegna a SARCONE 2000 euro in contanti ed un assegno, sempre post datato, dell’importo di 5000 euro consegnatogli da MANCUSO;

- in restituzione di ulteriori interessi derivanti dall’iniziale prestito di €.5.000, SARCONE pretende la dazione di altri € 6.500,00, che la M.F. cerca di procurarsi affidando allo stesso SARCONE la vendita della sua autovettura Range Rover;

- SARCONE trattiene però l’auto, concordandone la restituzione solo dietro il pagamento della somma pretesa a titolo di ulteriori interessi (€.6.500,00);

 

La denuncia della M.F. e l’intervento dei CC al momento della restituzione dell’autoveicolo in cambio della somma di denaro, interrompono l’azione criminosa.

Il prosieguo dell’attività investigativa pota all’emersione di una serie di tentativi di intimidazione, coralmente riferibili al grupo criminale organizzato, finalizzati alla attenuazione delle conseguenze processuali derivanti dalla denuncia della donna.

Sin da subito infatti, la M.F., che non aveva fatto mistero di informare SARCONE di essere a conoscenza dei suoi trascorsi criminali, viene fatta segno di allusioni di natura palesemente intimidatoria – tanto più evidente se si pone mente alla consapevolezza che la donna ha sulla caratura criminale dell’interolucutore - dal momento che la stessa riferisce di aver ricevuto da SARCONE il seguente mesaggio: (“vedi di ritirare la denuncia e fai tornare a casa quei padri di famiglia […] Ma sai anche che in carcere non si muore vero?...”).

Le attività tecniche di intercettazione sul conto di MANCUSO Vincenzo, hanno poi consentito di monitorare i successivi sviluppi della vicenda in parola, che si è rivelata nuovamente di particolare interesse.

 

La mattina dell’01.12.2011, la segretaria avvisa MANCUSO che in ufficio c’era “… Alfonso… compaesano…” (DILETTO Alfonso); egli esorta quindi DILETTO ad attenderlo, confermando il suo arrivo da lì a poco.

Alcuni minuti più tardi, MANCUSO e DILETTO si accordano per vedersi presso il bar sito nelle vicinanze del casello autostradale A1 di Modena – Nord.

Alle 12.39 viene registrato un tentativo di chiamata eseguito da MANCUSO Vincenzo sull’utenza  in uso a DILETTO Alfonso e, alle successive ore 13.04, MANCUSO riceve la telefonata di MARCHI Guido, il quale gli domanda: “li hai visti i terroni dei cutresi tuoi amici? Gli hai detto che la settimana prossima è pronta la derubricazione?”. MANCUSO risponde di non averli visti, accordandosi con l’interlocutore per pranzare insieme.

Alle 14.36, MANCUSO (che probabilmente era in compagnia di MARCHI) avvisa DILETTO di trovarsi “…con quello là…”, chiedendo se volesse parlargli (“io sono con quello là. Vuoi che te lo passo? Che ci mettiamo d'accordo”). DILETTO risponde di non averne bisogno e che era in attesa di sapere quando si sarebbero incontrati.

 

Alle 16.45, DILETTO ricontatta MANCUSO, il quale dice di aver parlato con la persona (“Allora io gli ho parlato. Lui domani mattina con il suo avvocato vanno a vedere a che punto è la derubricazione...”). Viste le insistenze di DILETTO (“Tu gli hai detto che basta... basta che parliamo e basta?”), MANCUSO conferma il buon esito della trattativa (“Io gli ho detto: parlate di quella situazione là, poi dopo con il tuo avvocato e l'avvocato suo ci troviamo e vediamo come dobbiamo formalizzare tutto”), precisando altresì che (MARCHI) aveva riferito espressamente di non voler incontrare Nicolino (“No no è tranquillo, ha detto però, quello non si deve portare

Nicola… A Nicolino non lo devi portare!”).

 

A questo punto, con tono teso, MANCUSO afferma di essersi interessato alla questione solo perché era coinvolto DILETTO Alfonso (“Frù.. che te lo dico chiaro… che la sto mettendo a posto che ci sei tu nel mezzo, se no non la mettevo. Che sia chiaro eh!”), precisando che anche con lui SARCONE si era comportato male, con riferimento ad una riunione avvenuta in estate al mare (“perchè a me non mi ha trattato bene eh! ...non mi ha trattato bene!... […] E lo stesso discorso l'ha fatto con il mio compare ad agosto... che abbiamo fatto la riunione al mare. Lo stesso eh!... Io lo stò facendo che ci sei tu!”).

Verso le 17.00 seguenti, MANCUSO avvisa MARCHI di aver parlato con suo “…cugino…” (DILETTO Alfonso), al quale aveva spiegato chiaramente di essersi intromesso nella questione solo “…perché ci sei tu…”, ma non per l’altra persona (NICOLINO) che si sarebbe invece comportata male.

Alcune ore più tardi, MANCUSO ricontatta MARCHI e ribadisce la necessità di risolvere la questione di suo “…cugino…” (DILETTO Alfonso). MANCUSO racconta probabilmente quanto riferito a DILETTO nel corso dell’incontro avvenuto nella tarda mattinata (presso il bar sito nelle vicinanze del casello autostradale di Modena Nord).

 

Sostanzialmente, MANCUSO riporta di essersi lamentato del comportamento tenuto da una terza persona (si riferisce evidentemente a SARCONE) il quale aveva asserito di non essere figlio di 5.000 euro (“Però tu a me non mi tratti così. Gliel'ho detto anche in faccia la faccenda che lui non è figlio dei 5.000 euro. Gli ho detto, se non eri figlio dei 5.000 euro non si arrivava a tutto questo”).

 

I riferimenti alla vicenda esposta dalla M.F. in sede di denuncia, sono quindi chiari, soprattutto alla luce di un’altra affermazione, che faceva chiaro rimando alla vendita dell’auto e alla stessa M.F. (“era un martedì, quando ho chiamato la M.F. era un martedì, che poi ho imparato il casino che gli aveva dato la macchina che dopo... anche lei che me l'ha nascosto, me lo poteva anche dire. Perchè se lei me lo diceva prima che io andavo in ferie, non succedeva niente, perchè io andavo lì prendevo la macchina e gliela portavo alla M.F.. Io gliel'avevo detto anche alla M.F. Se la dovevi vendere me lo dicevi a me e te la facevo vendere io…[…]

MANCUSO: “Ho capito Guido. Terrorizzata ma cos'ha risolto. Non ha risolto. Quello lì... Lei si fidava di lui...pensava che Jo... bello. Vabbè pazienza”).

 

E’ indubbio che SARCONE ha mutuato alla copia la somma di 5.000 a febbraio 2011 € pretendendone in restituzione 7.000 nel mese di giugno, con ciò applicando interessi chiaramente usurai, Nella vicenda si è intromesso, non certo a caso, MANCUSO che si è offerto di coprire i titoli consegnati in garanzia, con ciò – nella piena consapevolezza del carattre usuraio degli interessi pretesi dal SARCONE – concorrendo nel reato di questi.

SARCONE ha preteso in consegna l’automobile di proprietà della società del MARCHI, pretendendo la somma di 6.500 per la restituzione, quindi ha minacciato la M.F. , al fine di indurla a ritirare la denuncia nei confronti di BINO e CIPRESSO, incaricati della restituzione del veicolo dietro pagamento della somma di denaro.

 

Mar. Costantino: Mancuso cita apertamente “Nicolino”. Ci sono riferimenti alla M.F., parlano della autovettura di M.F..

 

CONTROESAME SUL CAPO 56 – AVVOCATO MIRAGLIA IN DIFESA DI MANCUSO VINCENZO

Avv.: vorrei partire dai fatti. Viene contestato il concorso in usura e estorsione. Ha detto che a febbraio 2011 Marchi Guido incontra Sarcone Nicolino e a fronte di un prestito di 5000 euro Marchi consegna due assegni da 3.500 euro ciascuno. In questo incontro fra Marchi e Sarcone, Mancuso è presente?

PM Cieri: questi fatti sono appresi da un altro comando, sono una premessa per la interpretazione delle telefonate. Non ha cognizione diretta. La domanda non è pertinente oppure la risposta va per un sentito dire.

CARUSO: abbiamo fatto fare la premessa, approfondiamo con la premessa che non è fonte diretta. Che abbiamo già sentito. Approfondimento della  premessa che ha il valore che sappiamo

Mar. Costantino: Sarcone concede gli assegni alla M.F. non ho citato della presenza di Mancuso, non mi risulta.

Avv: riguardo al concorso in estorsione quale è stato il ruolo di Mancuso?

Mar. Costantino: non so rispondere, sono fatti investigativi del nucleo di Bologna.

Avv: riguardo alle intercettazioni che ha ascoltato, quando Mancuso si riferisce al “cugino” voi intendete Diletto Alfonso. Avete fatto indagini sul fatto che ci fossero rapporti familiari fra Mancuso e Diletto?

Costantino: non ci risultano legami di parentela. Non sono cugini, ma spesso sono utilizzate delle terminologie, per dire che si tratta di una persona che mi è particolarmente vicina

Avv: in realtà sono cugini, avremo il modo di dimostrarlo.

Caruso: non aveva verificato?

Mar. Costantino: forse ricordo male, ricordo che non era uscita questa parentela

Avv: La mamma di Mancuso si chiama Diletto Maria.

 

TERMINA IL CONTROESAME SUL CAPO 56

 

IIL TESTE MAR. COSTANTINO GUIDO RIFERISCE ORA SUL CAPO 162 "Richichi Giuseppe”

in particolare su Minelli Kostantinos (sentito a inizio udienza).

 

Mar. Costantino: emergono una serie di elementi come alcuni degli indagati avessero responsabilità nell’ambito di alcune attività tipiche (usura, estorsioni, detenzione di armi e traffico di stupefacenti). Per un certo periodo queste attività, come la vendita di stupefacenti, sono state gestite da Richichi Giuseppe e Bolognino Michele. Richichi continuerà in maniera autonoma. Nel corso dell’indagine abbiamo avuto diversi segnali attraverso i quali abbiamo iniziato a dedurre che vi fossero indagati che avevano coinvolgimento nel traffico di stupefacenti.

BRUGNANO Salvatore e SANARICA Quintino fanno riferimento a un traffico di stupefacente. I passaggi delle telefonate sono eloquenti.

 

A tal proposito, illuminante risulta la conversazione telefonica dell’11.01.2012, nel corso della quale RICHICHI fa espresso riferimento ad un “geometra”, al quale deve rendicontare “il (suo) lavoro”, alludendo ad un soggetto di livello superiore al suo (“…RICHICHI: “ma quanto c'hai?... per il lavoro? così dico al geometra quanto c'è..”). MINELLI, riferendosi al denaro percepito, afferma di avere allo stato “due e quattro” e che, entro sera, sarebbe potuto arrivare anche a “tre” (“…Richichi: “ma quanto c'hai?... per il lavoro? così dico al geometra quanto c'è..” Costa: “adesso in questo momento... due e quattro (2400 euro) […] però.. però.. già stasera... devo vedere un'altra persona.. secondo me arriviamo a tre (3000 euro) […]”)

 

Il 13 gennaio 2012 Bolognino e Richichi (telefonicamente): Richichi afferma di non poter raggiungere Bolognino in quanto è “carico”.

Vengono identificati Minelli, Richichi e “Antonio” che non è altri che Nicastro Antonio.

Alle inadempienze di Minelli, Richichi si lamenta con Nicastro per avergli mandato una persona incompetente.

Il servizio in questione, con le modalità dettagliatamente descritte nell’informativa del 12.06.2013 dei CC di Modena, ha consentito di documentare sia il predetto appuntamento, ma soprattutto il recupero a carico di MINELLI di circa 2 grammi di hashish e 11 piantine di marijuana custodite nella soffitta della sua abitazione.

Nelle conversazioni telefoniche si evince che Antonio Nicastro fornisce il numero telefonico di Minelli a Richichi.

 

Nella serata del 02.01.2012 NICASTRO Antonio riferisce a RICHICHI che un “ragazzo”, non meglio indicato, ha bisogno di incontrarlo: “c'era un ragazzo che ti voleva vedere..” […] “un ragazzo che... che gliel'avevo detto.. gli ho detto se non ci sono io ti mando un amico mio..”. Due minuti più tardi  (ore 21.55), NICASTRO richiama e, come concordato in occasione della telefonata precedente, gli fornisce l’utenza cellulare del ragazzo; nel seguito, il dialogo diviene più esplicito in ragione della natura illecita della vicenda riconducibile ad una cessione di stupefacente (“UOMO: come me l'hai data a me.. no? metà.. ANDREA: cento? UOMO: cento.. ANDREA: ma ne ha soldi? UOMO: se non sbaglio mi ha detto che fa metà adesso e metà dopo.. comunque vedi tu.. ANDREA: va bene dai.. a quanto gli hai detto tu? UOMO: digli a otto..”).

 

RICHICHI non perde tempo e alle 21.56, contatta il ragazzo, al quale si presenta come amico di NICASTRO, concordando un incontro.

 

Le successive chiamate intercorse tra i due, sono tutte finalizzate a stabilire il luogo dell’appuntamento, che viene individuato in un distributore di carburante Shell, sito nei pressi del casello autostradale di Parma. Nel corso delle conversazioni telefoniche, emerge inoltre che la persona contattata da RICHICHI si presenta come “COSTA”, successivamente identificato per MINELLI Kostantinos (intestatario dell’utenza in suo uso). In occasione dell’incontro, “COSTA” chiede esplicitamente a RICHICHI di potersi avvicinare alla sua auto, quasi a volersi assicurare che non vi siano controindicazioni di alcun tipo.

RICHICHI comunica l’esito dell’appuntamento a NICASTRO Antonio, lamentandosi del fatto che il ragazzo si è presentato senza soldi. In particolare, parafrasando le parole di quest’ultimo, RICHICHI afferma: “dice che io con lui così lavoro.. (inc.) otto giorni.. come cazzo..”, volendo intendere che in precedenti occasioni, lo stupefacente gli è stato consegnato in conto vendita per almeno otto giorni

 

RICHICHI chiede in più occasioni notizie sull’andamento del lavoro, alludendo all’attività di spaccio posta in essere da MINELLI, così da ottenere rassicurazioni sul pagamento della sostanza ceduta (“…Richichi: ma il lavoro adesso ce n'hai ancora? Costa: non ho capito? Richichi: ma te.. lavoro ce n'hai ancora adesso? Costa: eh.. in che senso? Richichi: dico lavoro ce n'hai ancora te? Costa: eh un pò.. si.. Richichi: o l'hai finito? Costa: no.. no.. no.. no.. no.. ho un pò di lavoro ancora.. Richichi: a quanto sei arrivato tu? Costa: eh.. non mi far dire ste cose al telefono..”).

 

Il 07.01.2012, RICHICHI chiede nuovamente le novità a MINELLI, rafforzando le sue esortazioni con la precisazione di dover partire per la Calabria (“…RICHICHI: ma tu niente ancora hai fatto? Costa: si.. qualcosina si.. RICHICHI: quanto più o meno? Costa: eh.. non so come dirtelo.. RICHICHI: ma più della metà? il lavoro l'hai finito? Costa: più della metà no.. però se tutto va bene o stasera o lunedì sicuramente più della metà.. sicuro..[…] RICHICHI: io stasera passo.. io stasera perchè domani mattina devo partire io.. hai capito? hai capito? […] te chiamalo.. chiamalo.. almeno prendo la metà del lavoro.. perchè devo consegnare hai capito? e dopo gli altri lunedì.. il resto.. ma tanto tu più della metà gliene dai.. hai capito?  devo consegnare…”).

 

Richichi contatta Bolognino che doveva partire per la Calabria, il 7 gennaio specifica che sarebbe partito. Sono le prime avvisagli dei collegamenti con Bolognino.

Le sollecitazioni di Richichi nei confronti di Costa proseguono lo stesso giorno.

Le captazioni dell’08.01.2012 non fanno altro che replicare il copione evidenziato nei giorni precedenti, sebbene “Costa” sembri avere argomentazioni più concrete; egli sostiene infatti che in serata avrebbe incontrato un acquirente e, di conseguenza, sarebbe riuscito a saldare il debito.

Costa si rende irreperibile.

 

Richichi contatta Nicastro in merito al comportamento di “Costa” (Minelli Kostantinos).

 

10.01.2012, contatta NICASTRO Antonio, esternando il proprio disappunto per il comportamento tenuto da MINELLI, arrivando ad insinuare che i soldi se li fosse trattenuti lui (NICASTRO). RICHICHI lo invita addirittura a non farsi “proprio vedere da Michele BOLOGNINO”, sottintendendo in tal modo il diretto coinvolgimento nell’affare di detto personaggio, e per tal motivo anch’esso destinatario della somma di denaro che deve essere recuperata da MINELLI.

 

Significativo risulta il passaggio in cui RICHICHI minaccia NICASTRO di non far lavorare la sua ragazza all’interno del locale, mettendola “in strada” (“….te la porto sulla strada.. te la prendo dal locale e te la metto ad un bivio te la metto a farla lavorare…”). Queste affermazioni rivelano, ulteriormente, la riconducibilità della vicenda a BOLOGNINO Michele il quale, come rilevato dai CC di Modena, in quel periodo gestiva un night club a Parma (prima il “DIANA PARK” e successivamente il “DUPLEX” di Baganzola).

 

A tal proposito, illuminante risulta la conversazione telefonica dell’11.01.2012, nel corso della quale RICHICHI fa espresso riferimento ad un “geometra”, al quale deve rendicontare “il (suo) lavoro”, alludendo ad un soggetto di livello superiore al suo (“…RICHICHI: “ma quanto c'hai?... per il lavoro? così dico al geometra quanto c'è..”). MINELLI, riferendosi al denaro percepito, afferma di avere allo stato “due e quattro” e che, entro sera, sarebbe potuto arrivare anche a “tre” (“…Richichi: “ma quanto c'hai?... per il lavoro? così dico al geometra quanto c'è..” Costa: “adesso in questo momento... due e quattro (2400 euro) […] però.. però.. già stasera... devo vedere un'altra persona.. secondo me arriviamo a tre (3000 euro) […]”).

 

Un momento certamente cruciale per la vicenda in trattazione è rappresentato dal riscontro operato il 20.01.2012 dai CC di Casalmaggiore (CR) su input del Nucleo Investigativo di Modena.

Quel pomeriggio sono registrati due dialoghi, nel corso dei quali MINELLI informa RICHICHI di aver quasi terminato “il lavoro” (alludendo chiaramente alla vendita dello stupefacente) e poi afferma che “per andare a cena” gli mancano solo venti euro. Dopo aver recepito il messaggio, RICHICHI concorda un appuntamento quella stessa sera, sebbene MINELLI chieda di essere aiutato “ancora un po’ ”, alludendo alla consegna di una nuova partita di droga in quantità superiore rispetto all’ultima volta (“…quando ci vediamo.. se riesci.. facciamo il cambio.. nel senso.. aiutami ancora un po’.. magari un po’ di più se ti và..”).

 

Sulla base di tali risultanze chiediamo l’ausilio dei colleghi di Casalmaggiore per tutelare la riservatezza delle nostre indagini. Eravamo alla certa autenticazione di Costa in Minelli Kostantinos. Abbiamo dislocato i dispositivi per seguire gli spostamenti.

Vediamo arrivare la mercedes nera utilizzata da Richichi. La sua utenza telefonica agganciava una cella di Casalmaggiore che dista poco meno di un chilometro dall’abitazione di Costa. Minelli si avvicina all’autovettura, l’altro ragazzo è un poco distante in atteggiamento guardingo.

Viene poi fermato Minelli. Vengono rinvenute nella sua abitazione 11 piantine di marijuana.

 

PM Cieri: è stata identificata l’identità del “geometra”?

Mar. Costantino: una persona verso la quale Richichi doveva rendere conto. Secondo le nostre risultanze il geometra poteva identificarsi in Bolognino Michele. Quando Richichi dice che avrebbe dovuto consegnare al geometra che poi doveva partire.. aveva un appuntamento con Bolognino.

PM: non ci sono rapporti telefonici diretti fra Costa e Bolognino Michele?

Mar. Costantino: Non ci sono

PM: il nome di Michele viene nominato?

Mar. Costantino: In una conversazione fra Richichi e Nicastro “sarebbe stato meglio non farsi vedere da Michele”.

 

Il teste passa ora a un altro capo d’imputazione: capo 164 sul possesso di stupefacenti di LAERA STEFANO.

Mar. Costantino: I termini utilizzati nelle conversazioni sono le medesime.

Questa volta l’intervento di Bolognino Michele è diretto nei confronti di Laera Stefano.

Laera si lamenta della cattiva qualità dello stupefacente. Laera Stefano restituisce lo stupefacente a Richichi.

I contatti tra LAERA e RICHICHI sono censurati dal 31.12.2011: quando il primo riferisce al secondo di non poter incontrare una terza persona se non dopo aver visto lo stesso RICHICHI, affermando che diversamente non saprebbe “cosa dirgli” (“…no.. sinceramente no.. stavo aspettando a te.. no?.. prima di uscire.. se no cosa gli dico…”). Nel contesto appare evidente la necessità di LAERA di rifornirsi di stupefacente.

Si apprende quindi che Richichi si reca presso l’abitazione di Stefano Laera.

In effetti, nel corso della telefonata seguente (17:40), si ha conferma di come RICHICHI e LAERA si siano effettivamente incontrati a Viadana (MN), nei pressi dell’abitazione di quest’ultimo. Da quel momento, sono registrate diverse conversazioni che lasciano evincere le difficoltà incontrate da LAERA nello smerciare lo stupefacente cedutogli da RICHICHI, poiché di pessima qualità.

Anche qui viene utilizzata una particolare terminologia.

(“…eh lo so ma è conosciuto.. che dice.. questo qua no.. no.. questo qua non lo voglio che non lavora.. eh.. cugì.. ha..[…] non capisce neanche l'italiano cugì […] ha una cattiva reputazione.. che ti devo dire io… […] perchè gliel'ho fatto vedere pure a due o tre amici.. no.. no.. no.. no.. no.. no.. e niente..”).

 

La telefonata intercettata il 05.01.2012 è particolarmente significativa: LAERA ribadisce le difficoltà incontrate nel cedere lo stupefacente, affermando che “non sono nemmeno buoni i copertoni”, dicendosi disponibile a comunicare i nomi ed i cognomi delle persone che hanno espresso un simile giudizio (“…oh.. vieni e poi ti dico nome e cognome pure.. non è che è uno.. sono tanti.. e allora è inutile dai..”).

Anche qui viene utilizzata una particolare terminologia “non sono nemmeno buoni i copertoni”.

 

Dalle seguenti conversazioni si ha conferma dell’avvenuta restituzione della droga, sebbene vi fosse un ammanco di circa 200 euro, che LAERA si impegna a restituire nel giro di qualche giorno (“RICHICHI: per quel lavoro.. ma ne mancano 21 latte? STEFANO: eh te l'ho detto.. sono 200 euro.. insomma.. […] oh.. l'unica cosa non lo so se riesco a fare il possibile perchè gliel'ho chiesto.. gliel'ho chiesto a mamma.. a mio fratello.. non ne ha nessuno.. ti dico se puoi avere pazienza un paio di giorni…”). RICHICHI manifesta una certa fretta, in quanto sostiene che in serata deve pagare il lavoro al “geometra” (RICHICHI utilizza lo stesso termine utilizzato con MINELLI), rimproverando LAERA per la superficialità dimostrata, avendo iniziato il “lavoro” senza essere certo di poterlo portare a termine (“…RICHICHI: no.. perchè prima di cominciarlo sto lavoro.. perchè prima di cominciare il lavoro.. deve essere sicuro deve essere il lavoro.. hai capito? […] vedi che stasera passo stasera..[…] no.. stasera viene il geometra ed il lavoro deve essere pagato.. con l'operaio.. io non li ho..[…] RICHICHI: no.. che viene il geometra.. mi servono.. passo per le dieci.. te lo dico.. STEFANO: va bene.. dai.. dammi tempo fino alle dieci che faccio il possibile…”)

 

L’interessamento di BOLOGNINO Michele nella vicenda è testimoniato dalla telefonata intercettata il 07.01.2012, nel corso della quale chiede a RICHICHI notizie del “lordu”, soprannome utilizzato per indicare NICASTRO (“….BOLOGNINO: ma "u lordu" è arrivato? RICHICHI: non.. oggi ho chiamato adesso e neanche mi ha risposto.. ieri sua sorella dice che non è arrivato.. mi ha detto..”).

 

La mattina del 12.01.2012, il discorso diventa decisamente più chiaro; BOLOGNINO mette direttamente in relazione il contenzioso sorto con NICASTRO Antonio ed il comportamento avuto da LAERA Stefano, che in quella data non ha ancora onorato il debito. BOLOGNINO minaccia RICHICHI qualora non avesse risolto il problema (“…BOLOGNINO: vedi che quando arrivi ti prendo io a calci in culo se non mi aggiusti il fatto di Stefano.. vedi.. vedi.. "u lordu" sei andato a trovarlo? RICHICHI: no.. è sopra.. è sopra.. (inteso in Emilia…”), e poi giunge a paventare un proprio intervento violento nei confronti della ragazza di NICASTRO, al fine di ottenere il denaro (“…se vado io stasera a trovare quella scema di merda la prendo a calci nella pancia.. (intende la ragazza del "lordu" che lavora al night)…”).

 

PM: quindi ci sono rapporti fra Nicastro e Laera. L’utenza di Nicastro era intercettata?

Mar. Costantino: Lo intercettiamo successivamente.

 

PM: non mi pare che ci siano altre telefonate se non quella del 14 aprile 2012? Sulla visita della polizia da parte di un maresciallo dei carabinieri di Montecchio Emilia…

CARUSO: come fa Richichi a continuare la sua attività se Bolognino si tira fuori?

Mar. Costantino: Lo evidenziamo dalle nostre attività.

PM: avendo avuto un segnale di allarme Bolognino si allontana.

 

CONTROESAME DEGLI AVVOCATI DELLA DIFESA.

Avv: in merito ai suoi accertamenti relativamente a Nicastro Antonio le risulta che Nicastro dovesse dei soldi a Bolognino?

Mar. Costantino: In relazione alla vicenda di cui abbiamo parlato?

Avv: no che dal 2011 Nicastro dovesse dei soldi per questioni differenti?

Mar. Costantino: No non mi risulta

Avv: ci sono telefonate che fanno riferimento a questo debito/credito, non le risulta?

Mar. Costantino: No.

 

Avv: ci sono mai stati rapporti diretti fra Laera e Bolognino?

Mar. Costantino: No

Avv: nelle conversazioni che ha enunciato Stefano viene indicato come Laera Stefano o solo Stefano?

Mar. Costantino: Come Stefano

Avv: le risulta che Bolognino avesse molti rapporti con Stefano Marzano?

Mar. Costantino: Sì

Avv: le risulta che Richichi avesse noleggiato una polo da Stefano Marzano?

Mar. Costantino: No

Avv: che le telefonate fanno riferimento espresso sulla polo?

Mar. Costantino: Mi chiede se abbiamo intercettato conversazioni dove si parla della polo? Dovrei rileggere tutto il brogliaccio, non lo escludo.

CARUSO: l’avvocato chiede se abbiamo criteri selettivi per capire se si tratti di Laera o Marzano

L’avvocato afferma che Bolognino non era interessato al “carico” di Richichi e che lo chiamava per venire a lavorare. Nel maggio 2012, dopo l’intervento dei Carabinieri è plausibile che Bolognino si allontani da Richichi.

 

Bolognino Michele, in videoconferenza dal carcere dall’Aquila, vuole fare delle dichiarazioni spontanee:

“Solo precisare una cosa sul capannone, dove dice il maresciallo, non era attaccato al capannone. Richichi aveva una casa a parte dal capannone. Era un gruppo dentro una zona industriale, erano tutti insieme, ma non era collegata al capannone la casa di Richichi.”

 

Avv: le risulta che Richichi fosse dipendente del gioco delle macchinette?

Mar. Costantino: che fosse affetto da ludopatia non mi risulta, che fosse al bar e che giocava sì.

Avv: le risulta che chiedeva prestiti a Bolognino?

Mar. Costantino: che Bolognino gli passava dei soldi per il proprio sostentamento: Richichi non lavorava.

 

TERMINE DEL CONTROESAME SUL CAPO 164

 

IL TESTE PASSA ORA A ESPORRE SUL CAPO 159 – furto ingente di gasolio

Le persone imputate sono BOLOGNINO Michele, BOLOGNINO Sergio, RICHICHI Giuseppe e GIGLIO Giuseppe

 

Mar. Costantino: si parla di furti fra i 13.000 litri e i 20.000 litri.

RICHICHI è in un auto con uomo dall’accento calabrese non meglio identificato, il quale, dopo aver parlato con l’indagato di argomenti di varia natura, afferma di essere stato contattato da un soggetto che aveva la disponibilità di oltre 3.000 litri di gasolio (“c'è uno che ne ha 3000 litri e vuole 3300 euro.. che poi sono più di 3000 litri sono 3500 con…”), aggiungendo di voler interpellare GIGLIO Giuseppe per proporgli l’acquisito del carburante (“nafta buona.. mi sta chiamando.. ora chiamo a Pino se la vuole se no gli dico di trovare qualche altro…”).

 

In effetti, circa dieci giorni dopo, le attività tecniche di intercettazione consentono di registrare una serie di conversazioni che sembrano rappresentare la logica evoluzione dello scenario prospettato dall’interlocutore di RICHICHI.

 

Il giorno 30.10.2012, alle ore 18.28, BOLOGNINO Michele viene contattato da tale MASSIMO, soggetto calabrese amico di Stefano MARZANO, che si presenta come “il rappresentante del gasolio”. Il dialogo fa chiaramente dedurre che tra MASSIMO e BOLOGNINO Michele c’era stato un incontro nel corso del quale era stata trattata la fornitura di un imprecisato quantitativo di carburante. La questione aveva però generato un equivoco, che MASSIMO vuole tempestivamente chiarire; dal dialogo in esame si deduce infatti che all’incontro aveva partecipato anche una terza persona, in presenza della quale MASSIMO non aveva ritenuto opportuno sottolineare di essere a capo dell’affare (“…purtroppo dove sei stato tu prima.. quello è destinato a te domani. Allora quello devi sapere che è una cosa mia. Poi me ne sono accorto sul posto, lì, che avendo un contatto con te questo qua.. fatto finta di niente.. ho lasciato fare, dico poi lo chiamo, perchè c'era lui vicino a me.. Io non so i rapporti che avete, giustamente.. tutto quanto…[…] con quello che è venuto prima, si. Sia quello di ieri che quello di oggi...questo è tutta.. è cosa mia, hai capito? MICHELE: eh, vabbè dai... Uomo: hai capito? Per non fare un torto ho fatto finta di niente, dico vabbè.. tanto glielo devo portare io domani…”).

 

Nel seguito, MASSIMO aggiunge che la fornitura prevista per il giorno dopo, sarebbe stata posticipata al lunedì successivo (05.11.2012) (“…Massimo: Adesso io da te, se arrivo Michele, arrivo lunedì. capito? […] MICHELE: domani! UOMO: no.. domani non riesco Michè. Per questo ti sto chiamando. Domani non riesco. Se riesco a venire, vengo lunedì…”).

 

In effetti, il 05.10.2012 alle ore 10.42, BOLOGNINO e MASSIMO fanno registrare un’ulteriore conversazione di particolare interesse, con la quale i predetti confermano la loro reciproca disponibilità a concludere la trattativa intrapresa pochi giorni prima. In particolare MICHELE chiede dettagli sul quantitativo di gasolio disponibile, che MASSIMO dice ammontare a 10/11.000 euro (“…MICHELE: per quanto MASSIMO: 10/11.000 più o meno…”). Alla fine i due concordano di risentirsi nel pomeriggio, sebbene le attività di captazione facciano registrare un solo vano tentativo di chiamata alle ore 20.00 dello stesso giorno, effettuato da Massimo all’indirizzo di BOLOGNINO.

 

Il primo contatto utile tra i due viene registrato solo il giorno dopo, ovvero il 06.11.2012 alle ore 18.28. Nell’occasione MASSIMO comunica che per quel giorno non avrebbe avuto la possibilità di consegnargli il carburante ma, nonostante ciò, chiede ugualmente di poter vedere BOLOGNINO.

 

La prova che l’incontro tra i due fosse realmente avvenuto, giunge circa mezz’ora dopo, allorquando BOLOGNINO Michele contatta GIGLIO Giuseppe per avvisarlo di essere in compagnia del “rappresentante del gasolio”, il quale aveva la disponibilità di 13.500 litri di carburante. GIGLIO sembra titubante, non tanto perché disinteressato all’affare ma per probabili difficoltà nel reperire immediatamente il contante. In effetti BOLOGNINO, rivolgendosi alla persona che si trovava insieme a lui, chiede conferma sulle modalità di pagamento del carburante, che sembra dovesse avvenire necessariamente in contanti (“…a voi quando vi serviva il pagamento, giovedì? tutto contanti? Assegni no? Non te lo puoi girare.. sempre.. così abbiamo pure noi qualche giorno di tempo.. Ah? Metà e metà?...”). GIGLIO ribadisce di avere dei problemi in tal senso, per poi rimandare ulteriori dettagli all’imminente incontro che avrebbe avuto con BOLOGNINO (“…Michè, no.. poi ne parliamo dai.. cioè perchè...non riesco in questo momento, lo sai il problema mio…”)

 

Il circuito criminale si mette in atto.

La successiva conversazione delle ore 19.03, mette in evidenza il collaudato circuito criminale coordinato da BOLOGNINO Michele che, viste le titubanze di GIGLIO, contatta immediatamente VERTINELLI Palmo per proporgli l’acquisto del gasolio. Quest’ultimo si mostra interessato e Michele lo esorta a raggiungerlo presso il suo capannone di Montecchio Emilia (“…Michele: vieni tu qua, sono qua! […] 10 minuti aspettano.. se a te interessa gli dico di aspettare però il discorso...lo hai capito. Che vogliono...”).

 

Le successive conversazioni mettono in risalto anche il coinvolgimento di BOLOGNINO Sergio, quale mediatore per la vendita ad una terza persona interessata all’acquisto

 

Anche in questo caso però, Sergio fa presente di essere in difficoltà nel reperire il contante nel giro di così poco tempo (“…MICHELE: no... se vuole 5000 lt...loro lo possono scaricare eh! […] SERGIO: sentimi una cosa.. ma questo per forza solo stasera? MICHELE: ma stasera sto vedendo se recupero qualcosa qua...e possono scaricare 13 […] MICHELE: Il discorso con loro è che questi stasera volevano.. avevano bisogno di 4/5.000 euro e il discorso che li ho dati ieri per la macchina. Pino non ne... coso.. quelli me la lasciano tutta il 13.000 lt qua […] SERGIO: io 1000 euro ho MICHELE: perchè se ne devono andare hai capito?...”).

 

I successivi passaggi sono di altrettanto interesse investigativo, soprattutto nel tratto in cui Michele sostiene di non voler dare il carburante a VERTINELLI, col quale si era incontrato poco prima senza trovare evidentemente un accordo sulla cifra.

 

Sempre nella giornata del 06.11.2012, BOLOGNINO Michele conduce una parallela trattativa anche con GIGLIO Giuseppe, al quale cerca di sollecitare l’acquisto del carburante (“…GIGLIO: E Michè! BOLOGNINO: a 0.90, quanto raccogliamo stasera?...”). GIGLIO ribadisce le sue difficoltà nel reperire prontamente il contante ma, alle insistenze di BOLOGNINO, decide di raggiungere quest’ultimo quanto prima per discutere di persona sulla vicenda (“GIGLIO: Te lo sto dicendo come sono messo Michè! Allora non mi stai capendo, forse. Fino al 10 non mi posso muovere proprio. Fino al giorno 10 io non riesco a muovermi […] GIGLIO: Michè comunque adesso vengo di là, tu sei al ristorante? BOLOGNINO: No, sono al capannone…”). Si segnala inoltre come, anche in questa occasione, BOLOGNINO sottolinei di non voler vendere il carburante a VERTINELLI (“…BOLOGNINO: se vieni subito.. altrimenti sai perchè...non voglio darglielo a Vertinelli a 0.90. Loro hanno bisogno... non voglio darglielo a Vertinelli…”).

 

La problematica relativa all’immediata disponibilità di contante era stata più volte sollevata da GIGLIO, così come dagli altri soggetti coinvolti, ma BOLOGNINO è determinato a concludere l’affare entro il giorno seguente; per questo motivo si adopera direttamente per cercare di trovare il denaro necessario

 

Il giorno seguente, le conversazioni captate sull’argomento danno contezza di come si fossero sviluppate le due trattative condotte in parallelo da BOLOGNINO Michele.

Alle ore 10.56 del 07.11.2012, viene infatti registrato un’importante dialogo tra il predetto e VERTINELLI Palmo, nel corso del quale emerge chiaramente come il carburante fosse stato acquisito da GIGLIO Giuseppe. BOLOGNINO sostiene infatti che VERTINELLI si era lasciato sfuggire un affare molto vantaggioso (“…ieri hai perso un affare... ieri che te lo dico io.. era nuova... non era di quella là…”) e che GIGLIO Giuseppe, dopo aver constatato la qualità del carburante, lo aveva acquistato (“…è venuto Pino e l'ha vista era proprio quella buona, la bianca.. quella...e l'ha presa lui…”).

 

Il giorno seguente (08.11.2012), la vicenda si arricchisce di ulteriori sviluppi, come conferma l’intreccio di conversazioni ambientali e telefoniche registrate a carico di RICHICHI Giuseppe. Alle ore 13.49, l’indagato contatta infatti il sedicente MASSIMO, indicato come il “rappresentante del gasolio” , con il quale concorda di incontrarsi a Bologna da lì a poco. Nel prosieguo, RICHICHI conferma di “essere a posto” ed aggiunge che sarebbe andato all’appuntamento insieme ad un “amico” per parlare anche di un “lavoro” non meglio indicato (“…MASSIMO: vuoi venire giù? Sei a posto tu? RICHICHI: sì. sì.. vengo con un mio amico.. vengo.. (inc).. per quel lavoro là…”). Massimo è d’accordo e rassicura RICHICHI sull’ulteriore presenza di un altro soggetto (“…RICHICHI: ascolta il tuo amico è con te? MASSIMO: si.. si.. c'è pure lui.. dai faccio trovare pure lui…”).

 

Pochi minuti dopo, viene quindi captata un’importante conversazione ambientale a bordo dell’auto in uso di RICHICHI Giuseppe, intercorsa tra quest’ultimo ed un uomo dall’accento straniero, che si intuisce essere “l’amico” di cui aveva parlato poco prima a MASSIMO. Il dialogo sarà ripreso e analizzato nel dettaglio in seguito, ma viene qui proposto in quanto, dal suo contenuto, emerge nitidamente come l’indagato ed il suo accompagnatore, avrebbero discusso con MASSIMO anche di carte di credito clonate, ovvero l’argomento indicato cripticamente come “lavoro” nel corso della conversazione precedente (“…Richichi: adesso quale carta hai bruciato allora qua? […] UOMO: no.. mi può.. mi può dare ancora 2000.. però non è sicuramente.. può funzionare due giorni

RICHICHI: ma tu adesso ne hai buone? Uomo: sì ne ho ancora due.. le ho portate..”).

 

La sequenza di telefonate registrate dalle 14.59 in avanti, conferma come gli interessati si siano effettivamente incontrati a Bologna Borgo Panigale, tant’è vero che MASSIMO, alle ore 16.11, si trova a bordo dell’auto di RICHICHI. Viene così captata una lunga conversazione in cui i presenti, dapprima, si soffermano sulla questione relativa a carte di credito clonate per poi discutere in maniera del tutto esplicita dei furti di carburante.

MASSIMO afferma infatti che i suoi complici (ossia i soggetti che avevano ceduto il carburante a GIGLIO e a BOLOGNINO Sergio), prima di andarsene, avevano individuato un posto in cui poter compiere un altro furto di gasolio da 13.000 litri (“…Massimo: no perchè loro avevano visto ora là.. proprio a Reggio Emilia mentre se ne andavano avevano visto un altro posto.. e ne possono prendere altri 13000 là a coso.. a Reggio Emilia…[…] si.. ne possono prendere altri 13000.. conviene o no?...”).

 

Subito dopo, i presenti si soffermano sui dettagli di un precedente colpo, di cui si era parlato su qualche quotidiano e al quale aveva preso parte lo stesso Massimo (“…MASSIMO: quindi è uscito sul coso? quattro persone hanno messo sul giornale? e perchè? come mai hanno messo quattro persone? li hanno visti…[…] l'altra sera io al secondo viaggio (inc).. io li seguivo.. io lo sai che ho fatto.. loro... li ho accompagnati là e loro sono entrati.. hanno visto la macchina..[…] sono entrati.. due minuti.. hanno aperto il cancello e sono entrati..”).

Quest’ultimo domanda inoltre a RICHICHI se avesse letto personalmente la notizia del furto in questione, ricevendo risposta affermativa. L’indagato sostiene infatti di aver appreso proprio dall’articolo che si trattava di un furto ai danni di un consorzio agrario (“…MASSIMO: l'hai letto tu? RICHICHI: (inc).. allora come faccio a sapere che era ad un Consorzio Agrario..”) e che sul quotidiano si diceva fossero stati asportati 150.000 litri di carburante (“…MASSIMO: quanto hanno messo? 150000 litri?...”). Tale dato non corrisponde evidentemente alla realtà, tanto che lo stesso Massimo lo giudica esagerato (“…manchi i cani" (ndr - esclamazione in dialetto) cani sempre esagerati…”).

 

MASSIMO afferma che il lunedì seguente avrebbero consegnato 2.500 litri di gasolio al cognato di RICHICHI (“…MASSIMO: digli a tuo cognato che lunedì gli portiamo il gasolio.. i 2500 che mi ha chiesto lui.. digli che lunedì glielo portiamo..”), precisando che il furto sarebbe stato commesso direttamente lunedì, all’arrivo degli altri soggetti coi quali era in contatto. MASSIMO dice infatti di aver individuato un obiettivo proprio nei pressi della località in cui i predetti si sarebbero fermati a dormire, da dove avrebbero sottratto 3.000 litri (“…MASSIMO: lunedì come arrivano già c'ho un posto là vicino.. più o meno.. dove dormono.. che ce ne sono 3000 litri li tira e serviamo subito a coso…”). Soltanto in seguito avrebbero commesso un secondo furto da 13.000 litri, da consegnare poi ad una terza persona non precisata.

 

Anche il seguito della conversazione in esame è interessante, soprattutto per ciò che concerne il “modus operandi” utilizzato per commettere i furti. Massimo spiega infatti che i soggetti in questione agivano anche di giorno, con il pretesto di dover controllare le cisterne per verificare l’eventuale presenza di acqua nel carburante. Lo stesso metodo veniva impiegato anche all’interno dei condomini.

 

RICHICHI: là la sera vanno?

MASSIMO: no.. di giorno.. di giorno..

RICHICHI: dove? al coso.. al consorzio?

MASSIMO: si perchè la prima volta non sono andati di giorno? entrano (inc) e tirano.. gli

dicono che sono per un sopralluogo.. che li hanno mandati.. entrano e gli dicono siamo stati

mandati che dobbiamo controllare per tirare l'acqua nel gasolio.. capito? loro entrano gli

dicono che devono tirare l'acqua nel gasolio e poi si tirano pure il tombino.. hai capito? o no?

RICHICHI: di giorno?

MASSIMO: loro vanno nei condomini.. bussano.. siamo venuti per un sopralluogo.. chi cazzo..

chi può mai pensare.. chi pensa mai ah.. chi lo pensa?

RICHICHI: nel condomino è così.. ma al Consorzio pure così vanno?

MASSIMO: se ti dico di si.. ora non so se sono andati in questa maniera precisa.. però ti dico.

loro vanno e bussano nei campanelli proprio.. dove vedono che sanno che c'è.. capiscimi..

prima entra ad "humma humma" si ficca uno di loro.. entra e misura.. quanto ce n'è.. se vede

che c'è.. allora poi entrano loro col camion e gli devono aprire il cancello (…)…

 

Va ricordato che i presenti avevano commentato poco prima un articolo di stampa in cui si parlava di un furto di carburante, al quale aveva preso parte anche lo stesso MASSIMO. Quest’ultimo, prendendo nuovamente spunto dall’articolo in argomento, si lascia andare a dei commenti che fanno trapelare i suoi timori circa l’esistenza di una possibile attività investigativa nei loro confronti; MASSIMO si mostra infatti perplesso sul fatto che il giornalista abbia riportato con esattezza il numero dei responsabili e che la cosa abbia avuto peraltro una certa risonanza, soprattutto in ragione del quantitativo di gasolio trafugato, da lui giudicato esiguo (“e allora è uscito già sul coso.. 4 persone hanno messo.. mah.. e come mai? (inc) per 3000 litri tutto…”).

Ecco quindi che Massimo esterna palesemente le sue paure, temendo che gli si possa contestare il reato di associazione a delinquere nonostante gli scarsi margini di profitto (“…(ride).. dici che la prendo qualche "associazione" qua con con questi.. per tre euro.. dove cazzo (inc).. pare che vado io…”).

RICHICHI concorda con le affermazioni del suo interlocutore (“…loro troppo poco danno…”), il quale rincara la dose ed afferma che gli altri soggetti coinvolti tenevano per loro la parte più sostanziosa dei guadagni, mentre a loro erano destinate solo “le briciole”:

 

MASSIMO critica infine le pretese dei correi, i quali esigevano che il pagamento del carburante fosse effettuato all’istante, creando chiaramente delle difficoltà nei compratori che non sempre riuscivano ad avere la tempestiva disponibilità del contante. Per questo motivo, sostiene di aver proposto che, a fronte dell’immediato pagamento e delle difficoltà che tale operazione comportava, il prezzo praticato dovesse necessariamente essere abbassato a 60 centesimi al litro. In questo modo avrebbe potuto garantire la continuità del rapporto d’affari.

 

Il passaggio successivo si rivela altrettanto importante, in quanto pone l’accento sulla vicinanza di MASSIMO agli ambienti della criminalità organizzata calabrese delocalizzata in Emilia Romagna. Il predetto, sempre per sottolineare la difficoltà dei compratori nel reperire le somme contanti, sostiene infatti che anche i SARCONE, coi quali afferma di collaborare da tempo, gli avevano esposto le medesime problematiche (“…ho un cliente mio per dirti ora.. i Sarcone.. è una vita che (inc) assieme.. tu dammi una settimana.. dieci giorni.. cazzo uno non se li trova subito.. non sono soldi?...”).

MASSIMO dice infatti che il mezzo utilizzato dai correi era probabilmente conosciuto, ragion per cui doveva restare nascosto; inoltre, sarebbe stato preferibile spostarsi da Reggio Emilia per la commissione dei nuovi furti pianificati per il lunedì seguente, indicando Brescia come possibile zona di interesse

 

Effettivamente, l’11.11.2012, RICHICHI Giuseppe ed il sedicente Massimo fanno registrare l’ennesimo contatto telefonico, dal quale si evince che i soggetti di cui avevano lungamente parlato nei dialoghi precedentemente analizzati, sarebbero arrivati il giorno seguente, ovvero lunedì 12.11.2012.

Subito dopo aver concluso la conversazione con Massimo, RICHICHI Giuseppe, che nella circostanza è in auto insieme alla sua compagna REZEPOVA Yana, commenta gli sviluppi della vicenda, dando ulteriormente conferma di come la donna fosse perfettamente consapevole, e in alcune occasioni compartecipe, delle attività illecite gestite dall’indagato.

 

Parlando con YANA, RICHICHI riferisce importanti dettagli che non erano emersi fino a quel momento e che forniscono ulteriori elementi di particolare rilevanza nell’ambito della vicenda in esame. Innanzitutto l’indagato afferma che i soggetti in questione sarebbero arrivati da Napoli nella prima mattinata e che lo avrebbero contattato per essere condotti nel luogo in cui avrebbero dovuto scaricare il carburante (“…domani mattina passano.. domani mattina arrivano loro.. alle sette e mezza arrivano.. da Napoli.. vanno a lavorare.. poi mi chiamano a me quando il camion è carico e li porto allo scarico…”). YANA, che indubbiamente conosce alla perfezione le dinamiche in esame, chiede espressamente se il compratore finale sarebbe stato GIGLIO Giuseppe, ricevendo risposta affermativa (“…loro ti portano la nafta e tu la porti a Pino Giglio.. ”).

 

Nel dialogo successivo, registrato a partire dalle ore 19.08, RICHICHI esordisce dicendo che sarebbe andato da GIGLIO Giuseppe per dirgli di preparare il contante, aggiungendo altre frasi dalle quali si deduce che, le tempistiche dello scambio gasolio-denaro, sarebbero dipese dalla località in cui sarebbe stato commesso il furto.

 

I programmi vengono però stravolti all’ultimo momento, come si evince chiaramente dalla telefonata intercettata il 12.11.2012 alle ore 16.19. Nella circostanza, MASSIMO informa RICHICHI Giuseppe delle novità, affermando che i correi, proprio in relazione alle notizie stampa più volte commentate dagli indagati, avevano deciso di rimandare la partenza al mercoledì seguente. Inoltre, com’era già stato anticipato, avrebbero comunque abbandonato la zona di Reggio Emilia in favore di quella de La Spezia.

 

Anche in questo caso, le informazioni ricevute da MASSIMO vengono riferite alla REZEPOVA, alla quale RICHICHI riporta inizialmente una serie di notizie confuse, affermando dapprima che i soggetti in argomento erano fermi in un albergo non meglio precisato, per poi fare riferimento soltanto al camion sul quale sarebbe stato caricato il carburante di provenienza furtiva (“loro.. dove andavano a rubare il gasolio no.. adesso sono fermi all'albergo dove siamo andati a dormire io e te.. è lì il camion fermo.. sono lì…”).

 

Le successive conversazioni registrate a partire dalle ore 21.17, contengono una serie di informazioni attraverso le quali vengono svelati elementi di assoluta rilievo probatorio.

 

Durante il primo dei dialoghi in questione, REZEPOVA Yana legge passo per passo un articolo di giornale pubblicato sulla gazzetta di Mantova il 26.09.2012, afferente un furto di gasolio all’interno della cava Margonara di Gonzaga (MN).

Nota sull’articolo di cui si fa riferimento:

Spariscono ottomila litri di gasolio

 

I dettagli riportati dal quotidiano combaciano con le informazioni che erano affiorate fino a quel momento dai dialoghi intercettati, soprattutto per ciò che concerne l’effrazione del cancello d’ingresso della cava ed il rinvenimento in loco delle tracce del furgone utilizzato dai ladri. Terminata la lettura dell’articolo, RICHICHI afferma testualmente: “loro sono stati..”, alludendo chiaramente a personaggi di origine napoletana.

 

Quest’ultimo sostiene, infatti, che il suddetto GIGLIO aveva ricevuto 8.000 litri di gasolio, pagandone soltanto 5.500 litri (“a Pino Giglio erano 8000 litri.. lo sapevano che erano 8000 litri.. me l'avevano detto a me.. Andrea 8000 litri di gasolio sono.. e Pino Giglio solo 5500 gliene ha pagato…”).

 

Proseguendo, RICHICHI racconta di essersi occupato personalmente del trasporto del carburante, poiché gli altri soggetti coinvolti non conoscevano le strade e, a tal proposito, afferma di aver effettuato un primo viaggio presso l’abitazione di GIGLIO Giuseppe a Montecchio Emilia, ed un secondo presso la ditta di Gualtieri (RE). Il suo ruolo all’interno dell’illecita transazione, è ulteriormente precisato in una delle battute finali del dialogo in esame, allorquando RICHICHI sostiene che il suo compito, anche per il prossimo “carico”, sarebbe stato quello di effettuare la consegna del gasolio (“no.. adesso.. adesso.. il prossimo che prendono ci vado io in mezzo.. hai capito? però io non faccio niente però.. io porto solo.. lo devo portare a consegnare e basta…”).

 

Il mar. Costantino riferisce che i napoletani alloggiavano presso il ristorante pizzeria albergo  “Villa Cupido” sito a Villa Cella.

Si parla di diversi litri di gasolio. Di quantitativi ingenti. Non sappiamo come erano suddivisi fra i vari acquirenti.

Bolognino Sergio è un acquirente che doveva fare da tramite. Sembrava che avesse già un contatto al quale vendere.

CONTROESAME SUL CAPO DI IMPUTAZIONE 159

Avv: Vertinelli interviene nella trattativa e si fa sfumare l’affare?

Mar. Costantino: emerge che Vertinelli si lascia sfumare l’affare

Avv: e Bolognino Sergio perché non se lo lascia sfumare?

Mar. Costantino: Non abbiamo evidenziato ulteriori contatti in merito. Dalla conversazione emerge come Vertinelli non ha poi avuto alcun ruolo.

Avv: Bolognino Sergio e Michele erano in qualche modo contenti che l’affare lo facesse Vertinelli?

Mar. Costantino: No

Avv: ulteriori accertamenti sulla vicenda gasolio e Bolognino Sergio ne avete fatti?

Mar. Costantino: No perché abbiamo indirizzato l’attività su altre questioni. Tipo la perquisizioni al capannone di Bolognino Michele dove abbiamo rinvenuto le munizioni.

 

Mar. Costantino: L’attività investigativa non può prescindere da una valutazione umana. E’ chiaro che le intercettazioni vanno interpretate. Non è che dicono chiaramente “vado ad ammazzare”….

Viene attribuito l’acquisto del gasolio da parte di Giglio Giuseppe in merito alle interpretazioni di cui le ho detto.

​NOTA AGENDE ROSSE: ricordiamo che a un certo punto Giglio voleva vendere quantità di gasolio a Falbo pagina 598 dell’ordinanza della custoria cautelare: “FALBO ha riferito, altresì, dei quantitativi di gasolio che GIGLIO riusciva a recuperare senza alcuna fatturazione” – da OPERAZIONE SORBOLO)

 

mar. Costantino: Secondo la nostra ricostruzione, Richichi stesso ha detto “sono stati loro” e questi personaggi hanno ceduto diversi litri di gasolio a Giglio. Quello che dice Richichi è frutto di una intercettazione ambientale genuina e ha un determinato valore. Il quantitativo complessovo di gasolio che questi personaggi avevano era il frutto di più furti messi a segno e di conseguenza nell’arco di meno di un mese. Quando raggiungevano un ingente quantitativo procedevano alla vendita.

Avv: le risulta che sia stato Marzano a indicare a Bolognino l’acquisto della vendita di gasolio a buon mercato?

mar. Costantino: No

 

Nuova dichiarazione spontanea da parte dell’imputato Bolognino Michele in videoconferenza: “volevo precisare il fatto di Richichi. Giuseppe era socio con me con la Moschetta costruzioni, abbiamo lavorato dal 2007 fino al momento dell’arresto. Ci sono migliaia di telefonate dove mi arrabbiavo perché lui arrivava alle 9 invece che alle 7 perché lui aveva il vizio del gioco. Avevamo cantieri ovunque, centinaia di lavori insieme. Era capace di lasciare gli operai la’ e andava a giocare alle macchinette. Abbiamo sempre lavorato insieme. Sul fatto del gasolio. Non è vero che costava a 1.40 euro, a quell’epoca costava 1,10 + iva io lo vendevo a 0.90. Non so cosa ha fatto Richichi con questo Massimo. Io non riuscivo a comprarlo perché non avevo i soldi.”

 

TERMINE DEL CONTROESAME SUL CAPO 159

IL TESTE PASSA ORA A RIFERIRE SUL CAPO 137 "Detenzione e porto di una pistola da parte di RICHICHI Giuseppe e REZEPOVA Jana"

Si evince della disponibilità di armi di Richichi nel capo 137.

nota Agende Rosse: Richichi è stato condannato nel rito abbreviato a 10 anni + 2 anni di libertà vigilata

 

Alle 3:45 del 06.07.2012 BOLOGNINO Domenico (figlio di Michele) telefonava a RICHICHI Giuseppe e lo esortava a raggiungerlo al più presto presso il bar di Parma (il DoDo Nut), in quanto c’erano dei problemi con dei rumeni. Il dato di assoluto interesse era costituito da un’affermazione di DOMENICO, il quale raccomandava a RICHICHI di giungere “vestito” (“…fatti un giro a Parma... dai... fatti un giro a Parma vestito.. fatti un giro a Parma vestito... mi capisci o no?!...”)2161. Tale esortazione rappresentava chiaramente un messaggio codificato, col quale BOLOGNINO Domenico chiedeva a RICHICHI di presentarsi “equipaggiato” di un’arma: non avrebbe avuto infatti senso alcuno raccomandare a BOLOGNINO di vestirsi.

 

L’esortazione era ripetuta anche qualche minuto dopo, quando BOLOGNINO Domenico richiamava RICHICHI per sollecitarne l’arrivo, vista l’intemperanza dei rumeni che avevano già iniziato a rompere qualcosa esternamente al locale (era in atto una rissa). RICHICHI lo esortava a far intervenire anche il padre BOLOGNINO Michele:

 

BOLOGNINO Domenico: ma dove sei?

RICHICHI Giuseppe: sto arrivando..

BOLOGNINO Domenico: e che cazzo ci vuole?..

RICHICHI Giuseppe: ma perchè Domè?... che è successo?

BOLOGNINO Domenico: vieni vestito ti sto dicendo (ndr - intende vieni armato)

RICHICHI Giuseppe: vestito sto venendo

BOLOGNINO Domenico: che un macello è..

RICHICHI Giuseppe: ma con chi?

BOLOGNINO Domenico: qua una persona al bar.. vedi di muoverti..

RICHICHI Giuseppe: ma con chi?

BOLOGNINO Domenico: eh.. certi rumeni..

RICHICHI Giuseppe: ma perchè loro sono.. tutto a posto loro?

BOLOGNINO Domenico: chi?... no hanno rotto un poco qua fuori al bar.. vedi di muoverti però..

RICHICHI Giuseppe: sto arrivando.. chiama pure tuo padre... chiama (Bolognino Michele)

 

A conferma dell’ipotesi formulata circa il porto dell’arma, si inseriva la telefonata captata alle successive 04.03, quando tale JIMMY avvisava RICHICHI di non raggiungere il bar poiché sul posto era giunta la Polizia, evidentemente allertata da qualche passante (“non venire qua... che ci sono gli sbirri...”). Era del tutto evidente che l’invito rivolto all’indagato fosse finalizzato a non farlo giungere armato presso il bar, onde evitare un possibile controllo da parte degli agenti presenti in loco.

 

Il 09.07.2012 era registrata una ulteriore conversazione ambientale nel corso della quale RICHICHI, parlando con la REZEPOVA, in un contesto non meglio definito, le riferiva alcune frasi che facevano riferimento proprio alla detenzione e al frequente porto della pistola: “…chi sa se mi ha visto.. non è che hai la pistola qua.. subito qua te la trovano…”).

 

La notte del 13.07.2012, in una circostanza del tutto analoga a quella registrata il 6 luglio precedente, era captata alle 01.39  una telefonata nella quale BOLOGNINO Michele esortava l’urgente intervento di RICHICHI presso il bar di Parma. BOLOGLINO chiedeva esplicitamente al suo sottoposto di portare con sé qualcosa:

BOLOGNINO: che stai facendo?

RICHICHI: ...sono qua a casa

BOLOGNINO: ...vieni qua al locale...

RICHICHI: ...c'è stato qualcosa (è successo qualcosa)?

BOLOGNINO: ...si... por... porta là (inteso: porta quella cosa, n.d.r.).,.. vieni qua...

 

CARUSO: sospendiamo l’udienza e riprendiamo con la testimonianza di Antonia Fiori per poi riprendere con il teste mar. Costantino.

ORE 14.00 l'udienza viene sospesa.

Ore 15.10 riprende l’udienza.

 

Viene ora sentita la teste ANTONIA FIORI:

Funzionario tributario dell’agenzia delle entrate ho eseguito l’accertamento per l’anno d’imposta 2010 nell’ambito delle attività ordinarie dell’ufficio. Su questo accertamente era stato fatto un invito al commissario giudiziale. Non avevamo ricevuto la documentazione perché l’amministratore ci aveva risposto che attendeva delle autorizzazioni. Avevamo proceduto sui dati in ns possesso. Era stato chiesto un rimborso IVA dalla società Gea Immobiliare. Avevamo provveduto a discutere le due fideiussioni.

PM: l’amministratore giudiziario sa dire chi era?

Fiori: No

PM: prima chi era?

Fiori: Mi sembra Falbo Francesco

PM: si parla di ricavi e di perdite, perché avete ritenuto non giustificate queste perdite?

Fiori: Mi sembra che la società aveva dichiarato solo una vendita di 324.000 euro e aveva dichiarato una perdita. Avevamo utilizzato i bilanci, lo strumento dello speso metro per vedere i costi dichiarazi dall’azienda e lo studio di settore,per ricostruire la dichiarazione.

PM: erano giustificati?

Fiori: No. Non avevamo altra documentazione.

PM: il ricavo di 324.000 euro?

Fiori: Una vendita di un immobile. Non ricordo dove.

PM: vi è una parte relativa alle perdite, ha redatto uno specchietto con questi costi e ha concluso che la maggior parte di questi costi riguardano il fallimento della Sorbolo Costruzioni.

 

CARUSO: lei ha fatto solo indagine cartolare, si è basata sui documenti della società?

Fiori: Tutto quello che so è qui dentro (in riferimento all’accertamento da lei compilato e realizzato).

 

La teste consulta la documentazione.

 

Fiori: attraverso lo spesometro abbiamo ricostruito i costi. La maggioranza di questi costi derivava dal fallimento dello Sorbolo Srl, stesso socio della Gea, Falbo Francesco e stesso indirizzo. Avevamo ricostruito presuntivamente sulle basi dei dati che avevamo.

PM: la vendita dell’immobile?

Fiori: Erano i ricavi dichiarati. Le perdite di 7.730 euro. Avevamo esaminato i costi che avevano determinato la perdita. C’erano oneri per interessi finanziari, avevamo riqualificati questi costi come rimanenze pari a 391.000 euro ripresi per la tassazione.

PM: erano costi effettivi?

Fiori: Non avevo dati che lo fossero oppure no. Avevo ricostruito che erano derivanti dal fallimento, fatture/ricevute dalla Sorbolo. Non ho avuto la possibilità di verificare. Avevo il bilancio della GEA con i costi complessivi, per cercare di capire abbiamo fatto riferimento allo speso metro e dallo speso metro è emerso che in parte i costi potevano essere quelli della Sorbolo costruzioni. Abbiamo ricostruito le rimanenze e assoggettato a tassazione le rimanenze finali che sono lievitate perché abbiamo ritenuto inesistenti i costi.

PM: ha stimato che la vendita dell’immobile sarebbe avvenuta sotto costo, cosa vuol dire?

Fiori: Sulla base del bilancio dei costi dichiarato ci sembrava impossibile che la GEA avesse venduto per 394.000 un immobile perché i costi effettivi erano pari a 324.000, quindi quasi pari ai costi effettivi dell’immobile.

 

Fiori: alcuni indizi: l’immobile era stato venduto a prezzo di costo, gli indirizzi erano identici, errori nello studio di settore,…

PM: sa da chi è stato acquistato l’immobile?

Fiori: Non ricordo

PM: l’aspetto che riguarda l’IVA, avete indicato una serie di costi indicati in dichiarazione che avete ritenuto molto ingiustificati

Fiori: sulla base dei documenti che avevamo non abbiamo ritenuto corretto l’indicazione di un credito IVA… avevamo trovato un giro di fatture con l’Azzurra Immobiliare, la società l’avevamo rilevata dalla richiesta del rimborso IVA presentata dalla Gea, l’Azzurra aveva la sede cooperativa allo stesso indirizzo della GEA e stesso socio Falbo Francesco. La Gea aveva acquistato un terreno dalla Azzurra il 7 aprile 2008 a 2.309.000 e aveva rivenduto il 15/12/2008 alla Azzurra immobiliare lo stesso terreno per 710.000 euro e una nuova fattura di storno. Avevamo trovato le fatture nella richiesta di rimborso fatta. Non avevamo altro.

PM: c’è un riferimento a un contratto di compra/vendita

Fiori: La prima cessione da Azzurra che vende a Gea

PM: come è stato pagato?

Fiori: Nell’atto del notaio c’era scritto che 975.000 euro mediante assegno bancario 695.600 e la parte acquirente se ne è presa carico.

PM: gli unici documenti che avete trovato sono le dichiarazione dei redditi e IVA?

Fiori: E le fatture che la parte aveva prodotto per incassare il rimborso iva e il bilancio di esercizio

PM: Le uniche società con le quali entra in contatto la Sorbolo e la Azzurra?

Fiori: Per quello che ho rilevato si e anche Delbon, Emilia Ambiente e Serbo (…inc…).

 

TERMINA LA DEPOSIZIONE IL TESTE ANTONIA FIORI

Rientra in aula il maresciallo Costantino del nucleo operativo di Modena.

CONTROESAME SUL CAPO 138 DA PARTE DELL'AVVOCATO PISNELLO IN DIFESA DI BOLOGNINO MICHELE

 

Avv: a proposito dei fatti del 6 luglio le risulta che Richichi dopo la telefonata di Jimmy sia andato a Parma o no?

Mar. Costantino: Non mi risulta.

Avv: le faccio presente che si attesta che Bolognino e Richichi sono in macchina alle 4.03, quindi in realtà Richichi è a Parma insieme a Bolognino Michele nell’autovettura. Incontrano i rumeni che gli fanno un danno alla macchina. Mi sembra impossibile che non lo sappiano.

CARUSO: lei contesti le intercettazioni.

L’avvocato legge le intercettazioni in merito allo scontro avvenuto fra Richichi, Bolognino e i rumeni.

 

Mar. Costantino: Richichi viene esortato ad andare al bar di Parma “vestito”. Jimmy lo chiama per dirgli di non venire perché c’erano gli “sbirri”. Per avvisarlo di non farlo trovare in possesso dell’arma: “non venire qua... che ci sono gli sbirri...”

Avv: invece c’erano già stati.

 

Avv: in merito al 13 luglio avete riscontro che Richichi sia andato a Parma?

Mar. Costantino: Non ricordo se poi abbiamo riscontrato la presenza di Richichi al bar.

Avv: ho un sms dove Richichi parlando con la sua fidanzata viene intercettato che dice che è a letto.

Mar. Costantino: Non sempre dice la verità alla sua fidanzata. C’è una intercettazione dove dice che era in cantiere mentre invece era alle macchinette

 

Scambio di opinioni sul modo di vestire di Richichi. L’avvocato fa intendere che quando si parla di vestiti si parli esattamente di questo e non di armi poiché spesso Richichi andava in giro piuttosto “sguaiato”. Il maresciallo afferma che invece è stato visto spesso vestito alla moda.

 

Bolognino Michele e l’avvocato Pisanello interloquiscono telefonicamente.

 

CARUSO: avvocato abbiamo bisogno di concludere.

 

Avv Pisanello: le devo chiedere che nella conversazione si da atto che vi è uno scontro fra la macchina dei rumeni e la macchina di Bolognino. Bolognino prende la targa dei rumeni. Se Bolognino avesse avuto una pistola non l’avrebbe tirata fuori?

Mar. Costantino: Cosa devo rispondere?

CARUSO: ma che domanda è?

 

TERMINE DEL CONTROESAME SUL CAPO 138

IL MARESCIALLO RIFERISCE ORA IN MERITO AL CAPO 139 Il sequestro eseguito a Montecchio Emilia (RE) il 21.11.2012

Quasi a chiudere il cerchio, la dimostrazione ultima della disponibilità di armi da parte del sodalizio criminoso giungeva in seguito all’intervento effettuato da questo Reparto presso le abitazioni di RICHICHI Giuseppe e SCHIRONE Graziano, nonchè presso il capannone di Montecchio Emilia (RE).

In particolare, nel corso dell’attività di controllo dell’attività di RICHICHI, ritenuto dedito all’attività di traffico di stupefacenti posta in essere da RICHICHI, era emerso come questi, nella serata del 20.11.2013, avesse verosimilmente acquisito da tale ESPOSITO Luigi una partita di droga (“…RICHICHI: tu con il lavoro come sei messo? LUIGI: ah.. eh.. ce ne sta.. 500 metri.. che ci sta.. (ndr - gli comunica in maniera criptata la quantità di stupefacente che ha a disposizione) RICHICHI: a limite 100 metri mi servono a me 100 metri.. hai capito? LUIGI: va bene.. va bene.. se è qualcosa mi dai un giro di telefono…”).

 

Alla luce di quanto emerso fino a quel momento e nella considerazione che RICHICHI potesse detenere un rilevante quantitativo di stupefacente, la mattina del 21.11.2012, i militari del R.O. del Comando Provinciale CC di Modena eseguivano una perquisizione presso il capannone di Montecchio Emilia, sito in via Leonardo da Vinci nr. 9, nelle disponibilità di BOLOGNINO Michele, dove abitavano RICHICHI Giuseppe e SCHIRONE Graziano, quest’ultimo così come RICHICHI, alle dirette dipendenze di BOLOGNINO Michele.

La ricerca forniva esito negativo per quanto riguarda il rinvenimento di stupefacente, ad eccezione di due coltelli da cucina trovati nella disponibilità di RICHICHI, che erano verosimilmente serviti per il taglio della droga; le lame di entrambi i coltelli erano infatti intrise di sostanza, molto probabilmente hashish.

 

Erano invece rinvenute diverse munizioni di vario calibro, 3 caricatori ed una valigetta per pistola (vuota) sulla quale vi era la seguente scritta a pennarello: “BERETTA 98 F15188P”.

 

Ulteriore materiale è stato rinvenuto all’interno della cabina del gas.

 

Inizialmente, l’ultima lettera della matricola era scambiata per una F (come riportato sul verbale di sequestro) ma ad una più accurata osservazione si poteva notare che la valigetta aveva delle abrasioni proprio in corrispondenza del carattere, che ne avevano cancellata la curvatura superiore . L’esatta matricola F 15188 P corrispondeva ad una Pistola Beretta mod. 98 (conforme a quanto scritto sulla custodia) censita in B.D. delle Forze di Polizia in quanto smarrita dal legittimo proprietario, SCHIANO Francesco residente a Reggio Emilia, che l’aveva regolarmente acquista il 02.10.2009.

Il 30.07.2010, durante l’attuazione di uno sfratto esecutivo a carico dello SCHIANO, una pattuglia della Polizia di Stato di Reggio Emilia aveva accertato che l’arma non era più nelle sue disponibilità; appositamente interpellato, questi non aveva saputo fornire alcuna spiegazione su dove fosse la pistola e per tal motivo era denunciato per l’omessa custodia. Da quel momento, l’arma era segnalata in Banca Dati come smarrita.

 

In ragione dei diversi calibri di cartucce rinvenute nel corso della perquisizione, si può logicamente ritenere che gli indagati fossero con ogni probabilità in possesso, per conto del sodalizio, di più armi e, per la precisione:

- una pistola calibro 7.65 (il cui possesso è riferito anche MARINO);

- una pistola Beretta 98, calibro 9x21 (“smarrita” da SCHIANO Francesco);

- un fucile corrispondente alle munizioni da caccia rinvenute.

 

Riferisce inoltre la PG che da un attento esame delle cartucce sequestrate, è possibile ritenere che una parte di esse sia stata certamente ricaricata. Le munizioni “originali” presentano infatti un caratteristico alone di colore verde sul fondello, dato da una sostanza utilizzata per impermeabilizzare l’innesco. Inoltre, nella maggioranza dei casi, l’ogiva delle cartucce non ricaricate risulta telefonata (di colore scuro).

Alcune delle munizioni sequestrate si presentano con le predette peculiarità, mentre altre, del medesimo calibro, hanno l’ogiva ramata ed il fondello senza la caratteristica colorazione verde.

Le immagini acquisite - riportate nella citata Informativa - offrono infine lo spunto per un’ulteriore considerazione: le cartucce cal. 7,65 presentano una caratteristica strozzatura nella parte superiore del bossolo. Ciò nonostante, tra quelle sequestrate, ve ne sono alcune palesemente ricaricate, operazione che richiede una particolare perizia, poiché il bossolo, proprio a causa della strozzatura, è facilmente deformabile.

Da questo si evince la dimestichezza che avevano con l’uso delle armi.

 

Nel complesso, la perquisizione all’interno del garage, le cui chiavi erano nelle disponibilità di SCHIRONE Graziano, ha consentito di rinvenire, oltre alla custodia in plastica della pistola “BERETTA 98 F15188P”, il seguente materiale:

a) un serbatoio contenente 16 cartucce GFL cal. 9X21, di cui

- nr. 14 cartucce con ogiva tonda;

- nr. 2 cartucce con ogiva tronca;

b) un serbatoio contenente nr. 15 cartucce cal. 9X21, di cui:

- nr. 11 cartucce recanti sul fondello tre lettere in carattere probabilmente cirillico e sigla LCM

sul bossollo;

- nr 4 cartucce GFL cal. 9X21;

c) un sacchetto per alimenti, marca Cuki, contenete nr. 6 cartucce 357 Magnum, di cui

- nr. 4 cartucce con ogiva dorata;

- nr. 2 cartucce con ogiva brunita;

d) una cartuccia 9X21 marca Winchester;

e) nr. 6 cartucce da caccia, marca COLOMBO 70 mm;

f) nr. 6 cartucce da caccia delle quali:

- nr. 4 cartucce marca COLOMBO 70 mm;

- nr. 2 cartucce marca RWS GECO ROTTWEIL;

 

All’interno della cabina del gas, sita nell’area cortiliva dell’immobile, è stato invece rinvenuto e sequestrato:

a) nr. 1 serbatoio per cartucce cal. 9x21 contenente nr. 4 cartucce del predetto calibro così distinte: nr. 2 cartucce GFL 9x21, nr. 1 cartuccia Winchester cal. 9x21, nr. 1 cartuccia 9x21 recante la sigla LCM sul bossolo e una dicitura con tre lettere in carattere verosimilmente cirillico sul fondello;

b) nr. 2 cartucce GFL cal. 9x21;

c) nr. 1 scatola recante la scritta FIOCCHI 7,65, contenente nr. 33 cartucce così distinte: nr. 28 cartucce GFL 7,65 parabellum; nr. 5 cartucce W-W 30 luger.

 

Già alle ore 17.25 del 21.11.2012, BOLOGNINO Michele, SCHIRONE Graziano e RICHICHI Giuseppe commentavano la perquisizione che si era conclusa poco prima.

 

BOLOGNINO lasciava sin da subito intendere di essere perfettamente consapevole della presenza della pistola, persino della sua illecita provenienza, affermando che RICHICHI sarebbe stato indagato per il furto dell’arma (“questa qua.. questa è la cosa più brutta.. ti fanno pagare il furto qua…”). Il successivo passaggio era di altrettanta importanza in quanto, la risposta di RICHICHI, non lascia alcun dubbio sul fatto che gli indagati disponessero di più armi: egli chiedeva infatti per ben due volte quale fosse la pistola in argomento, apprendendo da BOLOGNINO che si trattava della Beretta 98 F.

 

Egli esternava inoltre alcune lapidarie considerazioni, dalle quali si intuiva come avesse probabilmente suggerito a SCHIRONE di spostare la pistola la sera prima, evitando l’arresto sia di RICHICHI che dello stesso SCHIRONE (“Grazià... ringraziami a me..”).

 

Ulteriori conferme sulla presenza della pistola all’interno dei locali perquisiti si avevano con la conversazione ambientale delle seguenti 19.23 (“…BOLOGNINO Michele: hanno trovato la scatola della pistola..[…] SCHIRONE Graziano: se c'era la pistola ci arrestavano.. ci arrestavano…”).

CARUSO:mi chiedo come mai Bolognino suggerisce di nascondere la pistola

Mar. Costantino: il dubbio è legittimo.

 

I timori sulle motivazioni che avevano portato alla perquisizione presso il capannone, ma soprattutto quelli relativi a ciò che sarebbe potuto accadere in conseguenza delle analisi sul materiale sequestrato, erano chiaramente espressi dagli indagati durante la conversazione del 24.11.2012, intercorsa alle 10.28.

BOLOGNINO Michele, alla presenza di RICHICHI Giuseppe, ALLELUIA Lauro e SCHIRONE Graziano, esternava inizialmente la sua diffidenza nei confronti di REZEPOVA Yana.

 

BOLOGNINO Michele affermava, infatti, le sue preoccupazioni sostenendo che l’esito dell’esame dattiloscopico sul materiale sequestrato avrebbe evidenziato le responsabilità di tutti (“…qua.. con queste impronte ci arrestano a tutti.. io non voglio.. che mi arrestano.. e mi associano a qualcuno.. che può.. coso.. Andrè qua ci arrestano a tutti…”). L’indagato si mostrava per altro preoccupato di un pentito che stava parlando sul suo conto: “sopra di me dice che c'è un boss che dice che sono l'emergente..”

 

BOLOGNINO ripercorreva ciò che era accaduto la sera prima della perquisizione, affermando che RICHICHI e SCHIRONE non erano stati arrestati solo grazie alla sua intuizione che lo aveva spinto ad ordinare a SCHIRONE Graziano di spostare la pistola e di portargliela (“…ringraziatemi a me.. che la sera ho mandato a Graziano a cacciare quella cosa.. se no a te.. (…) a te e a lui.. (…) perchè non c'era lui lo sapeva.. la sera me la sono sentita io.. gli ho detto vai a prendere quella cosa.. portamela qua..”):

 

A partire dal maggio 2012 l’attività investigativa verteva sui fratelli Bolognino.

 

La disponibilità di armi da parte di RICHICHI è confermata anche dal seguente episodio che, pur non formando oggetto di contestazione, è inquietantemente rivelatore di una ramificata capacità di possesso.

Il 16.06.2012 BOLOGNINO Michele si trovava in Calabria, ufficialmente per partecipare ad un matrimonio, ed alle 19.56 contattava il fratello Sergio comunicando che, a causa di una vicenda di cronaca non meglio precisata, era stato deciso di annullare l’appuntamento del martedì seguente (“eh... l'appuntamento niente... (…) eh... ehm... guardati il telegiornale... (…) troppo tardi... ...le sfortune sempre...”)

 

Le sintetiche affermazioni degli indagati apparivano in un primo momento riconducibili ad eventuali operazioni di polizia in atto nel crotonese; in realtà, dopo attente ricerche, si apprendeva che proprio il 16.06.2012, a Crotone, era stata consumata una violenta rapina ai danni di un grossista di preziosi. In quella circostanza, due rapinatori travestiti da finanzieri, avevano rapinato 40 chilogrammi di oro al gioielliere crotonese Luciano COLOSIMO.

 

Il 25.07.2012, era registrato un ulteriore episodio che, da un lato andava a confermare la disponibilità di armi e, parallelamente, ne riaffermava il legame con le dinamiche criminali che si svolgevano in Calabria, rappresentate nel caso specifico dalla rapina al gioielliere crotonese.

 

Alle ore 08.44, RICHICHI Giuseppe telefonava a suo padre e la conversazione svelava immediatamente contenuti particolarmente interessanti. I due parlavano infatti di un imprecisato rinvenimento, sebbene il genitore metteva subito in chiaro di non voler parlare al telefono (“di quello che succede non m'interessa niente a me.. (…) eh dice che ieri hanno trovato in un coso.. una 'botticella'.. non so che hanno trovato.. (…) Andrè non voglio sapere niente di che hanno trovato.. non voglio sapere niente..”).

La conversazione proseguiva con RICHICHI che cercava di conoscere maggiori dettagli ed il padre che si rifiutava di fornirglieli. Il tono stizzito dell’uomo sembrava per altro tradire una sorta di risentimento nei confronti del figlio, come se questi avesse una qualche implicazione nella vicenda in parola (“no.. non parlo di niente.. non parlo di niente.. io non voglio sapere niente.. i cazzi quando vieni li sai poi.. che hanno trovato e che non hanno trovato.. guarda nel computer…”).

Tale era infatti la reazione del genitore che, urlando, abbandonava la conversazione

 

Pochi minuti dopo RICHICHI si premurava di chiamare BOLOGNINO Michele, al quale chiedeva di raggiungerlo al bar di Parma per discutere evidentemente della faccenda.

Una volta insieme, RICHICHI telefonava al nipote RICCARDO per conoscere ulteriori dettagli in merito alla notizia di cronaca. In tal modo gli indagati apprendevano la notizia che a Papanice (KR) era stata rinvenuta una pistola.

 

Dopo aver chiesto conferma sul numero delle armi rinvenute, quasi a volersi sincerarsi che si trattasse effettivamente di una sola pistola, RICHICHI apprendeva che il ritrovamento era stato effettuato “dove c’è il fioraio”. A questo punto, rivolgendosi a BOLOGNINO presente in sua compagnia, RICHICHI affermava: “LA TUA HANNO TROVATO”

 

Gli accertamenti esperiti in proposito, anche attraverso il Comando Arma di Crotone, consentivano di acquisire importanti riscontri ai dati emersi dalle conversazioni appena analizzate.

La notizia di cronaca, cui facevano riferimento gli indagati, era riconducibile proprio alle indagini conseguenti la rapina consumata a Crotone il 16.06.2012, sebbene il 24.07.2012 non si fosse registrato alcun rinvenimento di armi.

Nondimeno, alcuni giorni dopo la rapina, precisamente il 20.06.2012, i militari della Guardia di Finanza, impegnati in una vasta operazione antidroga nella frazione di Papanice (KR), avevano individuato un’imponente piantagione di marijuana in località Valcortina. A qualche centinaio di metri dalla coltivazione, i finanzieri avevano trovato, interrato nel terreno, un bidone di plastica contenente l'armamentario abbandonato dai banditi dopo la rapina: un fucile a canne mozze e una pistola, etere che verosimilmente doveva essere usato per narcotizzare la vittima, lacci di plastica, una valigetta e le divise delle fiamme gialle. La notizia del ritrovamento della sola pistola era però trapelata solo giorni dopo, allorquando il decreto di sequestro era stato notificato alla difesa di MUSACCHIO Antonio, arrestato perché ritenuto l'autista della banda.

 

I particolari del ritrovamento coincidevano con quanto rivelato dalle conversazioni telefoniche sopra esaminate. Il padre di RICHICHI aveva infatti sostenuto che era stato trovato qualcosa all’interno di una “botticella” (“…una 'botticella'.. non so che hanno trovato..”), risultando chiaro il legame tra tale affermazione ed il rinvenimento delle armi di Papanice, trovate proprio in un bidone di plastica interrato.

 

Notizie sulla rapina ai danni del gioielliere Colosimo:

Rapina all’orafo Luciano Colosimo. Fermato l’autista della “banda dei finti finanzieri”

Rapina all’orafo Colosimo: arrestato in Grecia il “reclutatore” dei saccheggiatori

 

CONTROESAME DA PARTE DELL’AVVOCATO CARMEN PISANELLO IN DIFESA DI BOLOGNINO MICHELE

 

Avv: La porta della cabina del gas era chiusa o aperta?

Mar.: il posizionamento non era all’interno della cabina, bisognerebbe rivedere il verbale. Vado a memoria, non abbiamo avuto bisogno di chiavi

 

L’avvocato chiede di consultarsi con il cliente per un’ultima domanda.

Bolognino Michele e l’avvocato Pisanello interloquiscono telefonicamente.

 

Avv: Nel capannone di Bolognino erano stati ritrovati delle munizioni o altro

Mar.: No

Avv: E’ stato condannato per la rapina a Crotone

Mar.: Per quello che so io no

 

CARUSO: devo comunicare un cambiamento delle date di gennaio. Non più 23 gennaio, ma 24 gennaio. Le date di gennaio sono quindi 10-12-17-24-26-31.

 

Dichiarazione spontanea dell’imputato Riillo Pasquale:

“i giornali dicono che ero in combutta con Giglio … oggi sento il ragazzo che dice Riillo Pasquale, io non sono mai andato in questa pizzeria, questo ragazzo ha detto Riillo….

CARUSO: Lei non è imputato per questo

Riillo: I giornali mi faranno a pezzi, fa male a me e soprattutto alla mia famiglia, non è giusto buttare fango sulle persone, io sono contrario a tutte le droghe. Spero che domani tirino fuori tutta la verità.

 

Ore 16.45 termina l'udienza.

Prossima udienza martedì 10 gennaio.

a cura di: S.N.

RASSEGNA STAMPA

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