- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione dell'udienza pomeridiana

venerdì 3 marzo 2017

 

Oggi sono stati sentiti: il maresciallo capo dei carabinieri Giovanni Gostoli e Luciano Bonazzoli.

All'interno dell'udienza sottoriportata:

controesame del collaboratore di giustizia Signifredi Paolo

Ore 15.20 in aula

 

Entra la Corte.

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CONTROESAME DI SIGNIFREDI PAOLO

AVV:  riesce a ricostruirmi quella mattina in cui è giunto Muto Salvatore e vi era anche Rocca?

Signifredi: avevamo appuntamento nel quartiere di San Silvestro la mattina presto prima di iniziare a lavorare. L’appuntamento era stato preso da Rocca con Covelli. Mi chiama Rocca dicendomi guarda che devo fare un incasso da Covelli. Io, Rocca e Covelli eravamo sempre insieme dal commercialista in quel periodo per fare i conteggi per le società.

AVV: ha avuto contezza di questo saldo?

Signifredi: Doveva dare a Rocca 30mila euro

AVV: come ha avuto i soldi, l’ha visto?

Signifredi: Era gennaio del 2012, sono sicuro. Prima delle festività natalizie avevo conosciuto Rocca, mi aveva presentato Covelli e mi ha fatto la cessione delle quote di una delle due società, l’altra l’abbiamo rinviata dopo le ferie e abbiamo fissato col notaio a gennaio.

AVV: quella mattina a che ora arriva?

Signifredi: 7.30/8.00, vado da solo perché vengo da Parma, Rocca era già lì con il camioncino. C’era anche Covelli. Parliamo del più e del meno e non eravamo ancora arrivati a dire facciamo i ponteggi, dopo 5 minuti è arrivato Salvatore Muto.

AVV: sfortunatamente arriva Muto, giusto? Non era atteso?

Signifredi: Da me e da Rocca no.

AVV: come fa a saperlo?

Signifredi: Me lo ha detto Antonio dopo. "Hai visto cosa è successo stamattina?" ed effettivamente Covelli mi ha confermato che quei 30mila era il credito vero. "Almeno dalli a metà per uno così pago gli operai".

AVV: quando vi vedevate dal commercialista aveva avuto contezza del credito vantato da Muto?

Signifredi: No. Muto l’ho visto una volta, non c’ho mai avuto a che fare. A novembre ho conosciuto Rocca e a dicembre Covelli e il commercialista.

AVV: Covelli dove prese questi soldi?

Signifredi: Li aveva già in una busta uscito da casa. Sono arrivato che stava parcheggiando Rocca e Covelli stava uscendo, contemporaneamente. Ha pagato Salvatore Muto l’ho visto in quel momento. In una busta ed erano contanti. Davanti a me. Allora giravano tanti contanti. Muto non li ha contati davanti a me.

AVV: avevano già litigato con Rocco?

Signifredi: Sì, Rocco è andato via ha preso il camioncino e siamo rimasti io, Covelli e Muto.

AVV: perché non è andato via?

Signifredi: Avevo la mia macchina. Vista la discussione non è che Rocca ci ha salutato, ha fatto una grossa discussione e si è preso su e se ne è andato. Noi siamo rimasti lì. Poi Covelli ha tirato fuori la busta, Muto l’ha appena aperta non li ha contati, ha preso la busta e se l’è messa in tasca.

AVV: ha detto che ha contato i soldi

Signifredi: No, ha aperto la busta e c’erano i contanti, non li ha contati uno per uno. Eravamo in mezzo alla strada… Dopo io avrei voluto tornare a Parma, ma Muto mi dice vieni con me perché ti conviene e io sono montato in macchina con lui. Le firme le ho prese dopo alla banca Mantovana.

AVV: anche del saldo dovremmo trovare una corrispondenza temporale. Il SAL (ndr stato avanamento lavori) era di gennaio?

Signifredi: Non lo so… parlo di quello di Muto, queste cose le sa Covelli, so che aveva maturato 30mila, non so se era di un altro cantiere.

AVV: siccome ha detto che è stato notiziato in merito al SAL ricevuto, questo SAL per la sua attività in corso ha avuto modo di verificare se effettivamente quella somma corrispondeva al SAL e di quale periodo parliamo?

Signifredi: Per il discorso di Rocca sì…

AVV: la somma di quella mattinata?

Signifredi: Sono due saldi maturati, uno di Rocca. Penso che Covelli doveva darli entro l’anno e con la scusa delle ferie si era slittati a gennaio.

AVV: sembra che Covelli avesse ricevuto i soldi due giorni prima…

Signifredi: Non lo so, non so dove li ha presi io ho assistito al pagamento non so dove ha preso i soldi

AVV: ha riferito del SAL

Signifredi: Forse non ci capiamo… La società di Covelli doveva pagare un SAL all’impresa di Antonio Rocca, 30mila euro

AVV: come lo sa?

Signifredi: Me lo ha detto Rocca e Covelli l’ha confermato

AVV: riferito a quel SAL?

Signifredi: Sì.

AVV: questo SAL quanto tempo prima è avvenuto questo pagamento?

Signifredi: Non lo so

AVV:  Arrivate poi in un luogo con Muto?

Signifredi: In un bar, grande… non ricordo l’insegna. Aveva i tavoli fuori, c’erano tante slot machine, ma non ci saprei andare.

AVV: chi trova?

Signifredi: Entriamo io e Muto e dentro c’era Francesco Lamanna e me lo ha presentato per la prima volta. Siamo poi usciti fuori a parlare.

AVV: la prima persona che trovate è Lamanna?

Signifredi: Si aveva appuntamento con Muto. Mi ha portato direttamente lì e lui ci aspettava.

AVV: dal momento che ha visto arrivare Muto, lo ha visto telefonare?

Signifredi: No, non ricordo. Lui sicuramente era già d’accordo. Non escludo che lo possa aver avvisato, non ricordo.

AVV: glielo chiedo perché se non l’ha avvisato, lui doveva sapere dal giorno prima da Muto che non sapeva di trovare lei da Covelli. La somma dove l’ha messa Muto nel viaggio?

Signifredi: L’ha messa in tasca. Non ho fatto caso se l’ha tirata fuori. Abbiamo parlato di quello che è successo con Antonio prima, mi ha detto come stavano le cose…

AVV: lei arriva insieme a Muto e vede Lamanna e poi rimanete sempre insieme?

Signifredi: Sì.

AVV: quindi Muto e lei lasciate Lamanna?

Signifredi:

AVV: non ha visto Muto dare qualcosa a Lamanna?

Signifredi: Non posso escluderlo ma io non l’ho visto.

AVV: ha sentito Muto riferire qualcosa di quella mattina?

Signifredi: Sì, la prima cosa! Guarda che siamo arrivati lì, è successo questo e questo…

AVV: è la prima volta che lo dice

Signifredi: L’ho sempre detto, anche stamattina, assolutamente

AVV: quindi Lamanna chiede se la somma l’ha data?

Signifredi: Sì, l'ha chiesto e Muto ha detto “i soldi li ho presi io”. Punto.

AVV: al ritorno il dialogo è tranquillo?

Signifredi: Sì assolutamente. Io avevo capito che era un ingranaggio…

AVV: siamo all’inizio della sua conoscenza di questo "cerchio magico" che ci ha descritto?

Signifredi:

AVV: quindi lei sceglie di frequentare queste persone? Non aveva scelta?
Il teste rimane un attimo in silenzio.

Signifredi: Praticamente no.

AVV: è capitato da lì a qualche giorno di rimanere a piedi per strada lei e sua moglie perché la macchina era sottoposta a sequestro?

Signifredi:

AVV: chi le ha prestato la macchina?

Signifredi: Salvatore Muto, una punto credo.

AVV: perché ha sentito il bisogno di farsi prestare un’auto? Le aveva puntato una pistola tre giorni prima!

Signifredi: Vista da fuori ha ragione lei, vista da dentro non è esattamente così...

AVV: di questa vicenda della pistola lei non l’ha mai detta a nessuno?

Signifredi: Neanche a Rocca, solo in carcere tre anni dopo.

AVV: è capitato che tornando da giù, da Cutro, dove dice di essere stato, il viaggio verso Reggio Emilia accompagnando Grande Aracri Salvatore abbia telefonato a sua moglie?

Signifredi: Può essere

AVV: può essere di aver detto di aver assistito a scene tragicomiche?

Signifredi: E’ vero.

AVV: ha sentito il bisogno di dire per telefono quanto di tragicomico aveva visto. Ma quello con la pistola non l’ha raccontato?

Signifredi: No

AVV: quando ha detto riferendosi al cantiere, che ha trovato Muto Salvatore una mattina, anche questa circostanza mi è nuova, me la vuole descrivere meglio?

Signifredi: Io conoscevo da tempo Marcello Dall’Argine che mi aveva chiesto se conoscevo una impresa per prendere un appalto. Io ho chiamato De Leonardis e Rocco Esposito li ho portati dallì’imprenditore, ci ho messo sei mesi e dopodiché ho trovato un accordo, erano 12 ville poi altre 3. Io non sono mai più andato. Un giorno passo di lì per salutare Rocco e De Leonardis e trovo Muto che arriva giù dal ponteggio e mi ha detto "vieni che dobbiamo parlare". Salvatore l’ho conosciuto a dicembre del 2011, qui siamo all’estate del 2012.

AVV: aveva già contatti, numeri di telefono?

Signifredi: Sì, e mi aveva detto che se avevo dei lavori di chiamarlo e lui si è arrabbiato perché ho dato lavoro ad altri. Non li ho mandati io.

AVV: ha avuto modo di verificare perché erano lì?

Signifredi: Non ho mai chiesto agli altri due ragazzi chi li aveva mandati, sono stato sulle mie, non sapevo se Muto doveva essere pagato dall’impresa di Dall’Argine o da Rocco e De Leonardis. So solo che poi il tetto ha preso fuoco, l’ho letto dai giornali, ho telefonato a Rocco Esposito che mi ha detto non so se sono stati i calabresi o se era rivolta verso Marcello. Ho chiesto a Muto Salvatore e lui ha detto “hai visto cosa succede a chi non ci paga”?

AVV: quando l’ha detto?

Signifredi: Non ricordo, ricordo che Antonio Rocca mi ha detto "guarda che giù vogliono sapere chi ha dato fuoco". Siamo andati a Cutro e Nicolino Grande Aracri ha chiesto "chi ha dato fuoco" e Alfonso Diletto ha detto "siamo stati noi". E per Nicolino Grande Aracri la faccenda era chiusa.

AVV: quando sono iniziati i lavori?

Signifredi: I lavori sono iniziati circa sei mesi dopo, tarda primavera, inizio estate.

AVV: ha detto Villirillo Romolo l’ha conosciuto?

Signifredi: No non l’ho mai conosciuto

AVV: ha detto che Rocca avrebbe riferito che Villirillo avrebbe fatto da gestore o da cassiere...

Signifredi: Da cassiere

AVV: questo fatto Rocca glielo riferì in confidenza o affinchè lo riferisse ai PM?

Signifredi: Affinchè lo riferissi, mi ha dato una pagina con una cinquantina di nomi e accanto il ruolo che avevano questi nomi, io ne conosco 5 o 6 gli altri non li conosco né di nome né di vista. Mi ha detto che di Villirillo non si fidavano più e la cassa l’aveva presa Diletto. Me lo dissero perché lo riferissi alla Procura.

AVV: ha fatto riferimento a Luca Rossi e ha detto che gliel’aveva presentato Rocca e però Rossi ha detto che Rocca "mi chiede soldi",

Signifredi:

AVV: ebbe rapporti con Rossi

Signifredi: No, non sono più andato da lui

AVV: e questa cosa quando gliela disse?

Signifredi: Rocca si era allontanato, Rossi mi ha fatto vedere le piscine e il locale del fitness e intanto mi ha detto questa cosa, che voleva avere rapporti con me all’insaputa di Rocca.

 

AVVOCATO IPPOLITO, SOSTITUTO PER LA DIFESA DI RIILLO PASQUALE

AVV: quando si sono conosciuti Riillo e Rocca?

Signifredi: Non so, erano già insieme, per sei mesi siamo stati sullo stesso piano sullo stesso corridoio non so se si conoscevano prima.

AVV: in quale carcere?

Signifredi: Di Voghera, prima Rocca era in cella con Iannazzo.

 

CARUSO: lei ha detto che è stato indotto a collaborare dalle pressioni di Rocca. Quando è stata autonoma la sua decisione?

Signifredi: La decisione doveva e voleva essere autonoma dal primo giorno, da quando mi hanno risposto. Io non ho mai appartenuto a cosche e non volevo pagare per colpe che non avevo fatto. Ho dovuto aspettare il mio avvocato (siamo rimasti isolati a Mantova per 18 giorni). Io e Loprete siamo rimasti dentro e ci hanno trasferiti dentro. A Voghera ho parlato con il mio avvocato. Avevo poche cose da raccontare, conosco 6 e 7 persone. Non potevo dire niente per cui la mia collaborazione… Il procuratore ha detto "non è quanto dici, ma quanto sai". Ma io sapevo solo quello. Rocca ha cominciato a dirmi ….

CARUSO: Rocca le dice di iniziare questa collaborazione pilotata da lui, lei però ha detto che Rocca avrebbe riferito "io ti dico tutte cose vere e ti rendi credibile e poi ne dici due o tre che non fanno conto"

Signifredi: Esattamente

CARUSO: quindi Rocca le ha detto cose credibili?

Signifredi: Sì, che hanno già riscontrato o riscontreranno

CARUSO: lei si ricorda?

Signifredi: Io ricordo poco, non ho tenuta nessuna copia degli appunti, ce l’ha il mio avvocato

CARUSO: la Procura non ha avuto questo appunto. Riguardavano l’attività di persone di Mantova e Brescia o anche di Reggio Emilia?

Signifredi: Un po’ tutti, una cinquantina/sessantina di nomi

CARUSO: anche di fatti che stiamo discutendo qui?

Signifredi:

CARUSO: fa fatica a ricordare su Reggio Emilia?

Signifredi: Ricordo Oppido e il debito che aveva, degli 800mila, in realtà questi soldi se li erano divisi Villirillo, Muto, Lamanna, Martino Alfonso e un altro che non ricordo. E ha sempre detto di dire a Villirillo di prendersi la colpa che poi gli avrebbero dato i soldi indietro. Tanto è vero che gli hanno dato fuoco alla macchina, ma lui è stato bravo perché non ha mai detto niente. Lui si è preso la colpa con Grande Aracri, in realtà i soldi se li erano spartiti loro.

CARUSO: il procuratore non ritiene di utilizzare questi appunti?

(ndr: rivolto al PM)

PM: dovevamo distinguere da quanto aveva saputo e da quanto sapeva

CARUSO: è noto che ci sono confidenze carcerarie più o meno attendibili

PM: non mi sembravano fatti oggettivi

CARUSO: storici processi sono stati imbastiti a partire da confidenze carcerarie...

CARUSO: lei di queste persone di cui ha parlato le conosce a partire da Rocca?

Signifredi: Conosco personalmente: Rocca Antonio, Nicolino Grande Aracri, Salvatore Grande Aracri, Rosario Grande Aracri, Martino Alfonso, Salvatore Muto, Francesco Lamanna, Giuseppe Loprete, Alfonso Diletto, Antonio Valerio

CARUSO: questa associazione lavorava con un gruppo a Mantova, un gruppo a Cremona e altri gruppi in altre province, sa se erano totalmente autonomi o se si coordinavano fra loro?

Signifredi: So che ogni provincia aveva un promotore e tutti si dovevano coordinare con Francesco Lamanna e Salvatore Muto.

CARUSO: le hanno mai parlato del gruppo di Reggio Emilia?

Signifredi: Tante volte, ma non mi hanno mai detto chi c’era

CARUSO: Lamanna che ruolo aveva rispetto al gruppo di Reggio Emilia?

Signifredi: Se vogliamo fare una scaletta era il numero due, Nicolino Grande Aracri era il capoclan, però per motivi di giustizia non poteva muoversi da Cutro, giù il numero due era Francesco Lamanna. Salvatore Muto e aveva cominciato col guidarci la macchina, stargli vicino e Lamanna arrivò a dirmi "o chiami me o chiami lui, tanto è la stessa cosa."

CARUSO: ha avuto conoscenza di questo gruppo a Mantova e a Cremona e del ruolo di Lamanna, ci sa descrivere cosa faceva, con quale metodo operava il gruppo?

Signifredi: Loro cercavano degli appalti nei cantieri e cercavano di prendere in mano imprese immobiliari. Da quanto ne so io era il periodo più nero, non si vendeva niente e non si è mai venduto un appartamento.

CARUSO: di episodi di violenza cosa sa?

Signifredi: Quelli che ha detto Antonio Rocca

CARUSO: L’incendio di Dall’Argine, aveva sentito che era stato dichiarato come connesso al gruppo?

Signifredi: Sì.

CARUSO: di incendi di mezzi?

Signifredi: Da Rocca che aveva incendiato l’auto del figlio di Salvatore Muto, di Cozza, che avevano messo una bomba nella villetta di Cozza, ma hanno sbagliato villa perché non sapevano dove fosse, comunque è esplosa. Chiamavano dei personaggi da Stresa, dormivano nella locanda sotto al ristorante, mangiavano e poi tornavano indietro.

CARUSO: Rocca le ha detto a cosa servivano questi atti?

Signifredi: Quando dovevano far capire qualcosa a qualcuno. Quando ha messo i proiettili a casa del Brioni (…) messi da due albanesi, dipendenti di Muto se non ricordo male.

Signifredi: Hanno festeggiato quando è stato eletto il sindaco SODANO, hanno sparato le pistole in aria, "alla faccia dei comunisti" c’era anche Luca Rossi

CARUSO: dove è accaduto?

Signifredi: Nella villa di Antonio Muto, hanno festeggiato l’avvenimento dei due sindaci eletti con i voti che gli avrebbero dato loro. Sodano è di Mantova.

 

CARUSO: ha conosciuto alcune vittime di questi atti?

Signifredi: Uno che aveva l’ufficio a 200 mt dal commercialista.. non ricordo il nome, poi ho conosciuto Paolo Vignali che ha subito una estorsione, mi ha chiamato, mi ha detto che aveva paura e per questo aveva pagato 7mila euro. Salvatore Cozza gli hanno dato una testata e gli hanno fatto sanguinare il labbro, c’eravamo io Rocca e Loprete. Cozza voleva dei soldi da me e quando lui voleva i soldi, Rocca gli ha dato una testata, e sanguinava tutta la bocca e poi siamo montati in macchina. Eravamo al casello di Mantova sud

 

CARUSO: di che utilità era lei a queste persone?

Signifredi: Facevo il liquidatore di società che mi dicevano di fare, mi passavano delle società e io dovevo trasferire quote, trasferire la sede, cambiare nome

CARUSO: oltre ad essere svuotate che altre utilità avevano queste società?

Signifredi: Avevano degli immobili pagati già al 50%, il valore era totale, non si riuscivano a vendere. Le società sono poi fallite una con l’altra

 

CARUSO: come arriva al cospetto di Nicolino Grande Aracri?

Signifredi: Bonaccio Alfonso che conoscevo dal 2009, era un fornitore della Bellentani, mi ha presentato il figlio di Rosario Grande Aracri, Salvatore Grande Aracri che abitava a Brescello, ho conosciuto anche Francesco Grande Aracri. Mi ha detto Rosario "con mio fratello puoi fare buoni affari" e da lì è nata la conoscenza con Nicolino.

CARUSO: lei avrebbe dovuto comprare gli immobili di questo fallimento pagandoli la metà, chi avrebbe dovuto mettere i soldi?

Signifredi: Nicolino Grande Aracri. Nicolino mi ha detto non preoccuparti che di società ne abbiamo finchè vuoi, quello è l’ultimo dei problemi. Non preoccuparti dei soldi, preoccupati di chiudere questo affare.

​CARUSO: si è chiesto da dove venissero questi soldi?

Signifredi: C’erano dei soldi accumulati. Rocca mi ha detto che i soldi erano all’estero non in Italia.

CARUSO: erano di Nicolino, dell’associazione

Signifredi: Nicolino ha detto che non avrebbe avuto problemi

CARUSO: erano personali o di un gruppo?

Signifredi: Non lo so

CARUSO: chi partecipava a questa operazione di Verona?

Signifredi: Io, Salvatore Muto, Rocca Antonio. La signora Immacolata mi ha detto che il cliente finale che aveva acquistato era suo. "E’ tre anni che va avanti questa vicenda se chiudi con il muratore richiamami che richiamo il cliente per vedere se è disponibile ancora". Non so chi fosse il cliente.

CARUSO: queste persone erano interessate in proprio o per Nicolino?

Signifredi: Sempre per conto di Grande Aracri

CARUSO: un interesse proprio?

Signifredi: No assolutamente.

 

AVVOCATO della parte civile: ha fatto riferimento a un episodio dove avrebbero sparato in aria?

Signifredi: Hanno sparato in aria dicendo "alla faccia dei comunisti"

AVV: ha detto che c’era anche Luca Rossi?

Signifredi: Rocca mi ha detto che c’era anche Luca Rossi a quella festa

 

AVV. della difesa: in base a questo progetto con Rocca chi erano i soggetti da accusare?

Signifredi: Quei nomi che mi aveva fatto. I nomi che ho fatto prima li ho nominati, gli altri non li ho conosciuti

AVV: erano tutti un bersaglio, avevate progettato di accusarli?

Signifredi: No, di mio come collaboratore se avessi raccontato quello che so e di quello che ho vissuto, la vicenda di Verona, di Covelli e di 5/6 liquidazioni nello stesso paese. Lì mi fermo perché ho solo queste conoscenze, mentre la finta collaborazione è nata dal fatto che lui mi dava dei nominativi che hanno espresso i fatti e ad ogni fatto c’erano 3, 4 5 nomi finchè ha tirato fuori 50 nomi. Mi ha assicurato che sono tutti fatti realmente accaduti per rendermi assolutamente attendibile, "così dopo puoi raccontare due o tre fatti che riguardano me che se passano questi passano anche i miei".

AVV: ricorda fatti non veri?

Signifredi: Ad esempio quello della Audi, mi ha fatto scrivere che mi aveva prestato la macchina Bonaccio perché dovevo andare a Verona, mi sono fermato da Rocca, c’erano due scatole e c’erano due pistole...

CARUSO:  lei ha detto che Rocca ha detto "ti racconto tutta una serie di cose che sono vere e dopo sarai credibile anche per i falsi"

Signifredi: Questa delle pistole sono falsi, in realtà le aveva lui. Voleva far passare che le aveva Bonaccio, un altro fatto falso è quella delle piastrelle con Luca Rossi, dove io praticamente lo scagionano, dove Rocca non c’entra niente con questa cosa, che non appartiene a nessun clan, che non ricopre nessun ruolo.

AVV: tra le persone con cui ha avuto frequentazioni chi doveva tenere fuori da queste accuse concordate?

Signifredi: Nessuno, addirittura ci sono anche delle cose contro Loprete, e lui diceva "buttaci tutti dentro tanto è la verità. Sono tutte cose vere". Rocca doveva essere la vittima. Dove lui sa ma non ha partecipato. Rocca mi ha detto per 30 volte “Spero solo che prendano tutti l’ergastolo.”

​AVV: il suo ruolo è rimasto sempre uguale?

Signifredi:

AVV: solo quello di Rocca cambiava?

Signifredi: Io facevo degli atti davanti al notaio comparivo per forza non potevo nascondermi...

AVV: la moglie di Rocca sapeva di questo progetto?

Signifredi: Assolutamente sì

AVV: ha fatto partecipe anche la moglie di Grande Aracri Nicolino?

Signifredi: Rocca mi ha detto che le due mogli si erano parlate. Poi mi ha detto che l’avevano trattata come una regina e poi è andata a parlare con l’avvocato Iannone che avevano concordato sotto suggerimento del suo avvocato per chiedere cosa c’era da dire e non dire, come procedevano le cose.

 

CARUSO: questo progetto di Rocca era di vendetta?

Signifredi: Sì possiamo chiamarlo così

CARUSO: voleva che finissero tutti all’ergastolo, il movente?

Signifredi: Rocca mi disse: teoricamente noi qualsiasi cosa facciamo dobbiamo riconoscere dei soldi da mandare giù, quando fanno qualcosa gli altri a noi non danno mai niente, io non ho mai preso un soldo, non ho neppure i soldi per pagare l’avvocato e devo farmi degli anni di galera, da Nicolino in giù gli auguro l’ergastolo, mi hanno fatto del male, mi hanno fatto soffrire.

CARUSO: Rocca non l’ha più visto da quando è partita la collaborazione?

Signifredi: No

CARUSO: ha parlato delle piastrelle?

Signifredi: Rocca voleva che io facessi la confessione dicendo che ho visto quando il camion è andato a caricare le piastrelle…

CARUSO: le è stata raccontata di questa vicenda?

Signifredi: So quello che mi ha detto. Avevano queste piastrelle da collocare, erano arrivate per conto di un pagamento uno che non aveva i soldi, non so chi.

CARUSO: sa solo quello che le disse Rocca, quindi non sappiamo se siano cose vere o false?

Signifredi: E’ così

CARUSO: allora non le chiedo altro.

PM: Domani c’è il maresciallo Veroni, per la settimana prossima il capo sarà il 189: martedì Costantino e i consulenti della Procura, c’è un aspetto tecnico dominante, martedì sarà sufficiente.

Alcuni nomi previsti per giovedì: Boetti, Paravelli, Mantovani, Grandi Lorena, D’Aiello, D’Angelo, Minozzi, Cavallari Davide

 

Da qui fino a luglio sono previsti tutti i martedì e i giovedì con un sabato di recupero. A settembre si riprenderà il 5.

RICHIESTA DI BOLOGNINO MICHELE:

"Se poteva autorizzare a far avere le fotocopie della querela che ha fatto il sig. Rossi sul capo 94 dove si parla del viaggio delle mattonelle da Mantova a Montecchio così si vede la realtà dei viaggi,non sono 100 viaggi. Così sappiamo i viaggi quanti erano."

CARUSO: il suo difensore è autorizzato ad avere le fotocopie

Bolognino Michele: grazie

 

 

ORE 17.10 Termina l’udienza

a cura di: S.N.

RASSEGNA STAMPA

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