AEmilia

udienza nr. 163

rito ordinario - primo grado

giovedì 3 maggio 2018

-UDIENZA SALTATA PER SCIOPERO PENALISTI-

RASSEGNA STAMPA

Entrati nella fase decisiva a luglio la storica sentenza

di Tiziano Soresina – Gazzetta di Reggio 3 maggio 2018

REGGIO EMILIA - Tre-quattro mesi tutti d'un fiato per arrivare alla storica sentenza che chiuderà - entro luglio la prospettiva più accreditata - il primo grado del processo per mafia più voluminoso, quanto ad imputati (sono 151) coinvolti, mai tenutosi nel Nord Italia, secondo in ambito nazionale solo al procedimento incardinato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che si tenne nell'aula-bunker di Palermo negli anni Ottanta.Una volta sentiti i periti (l'udienza di oggi, a meno di un colpo di scena legato allo sciopero dei penalisti, dovrebbe bastare), dal 10 maggio inizieranno le requisitorie dei due pm, a seguire le arringhe degli avvocati di parte civile e dei difensori. Per accelerare i tempi è probabile che la cadenza di due udienze a settimana venga aumentata.A Reggio Emilia va, quindi, verso la conclusione il troncone più corposo di Aemilia (la settantina di imputati che hanno optato per il rito abbreviato già "veleggiano" invece verso la Cassazione). Per la prima volta in Emilia-Romagna è stato costruito un impianto accusatorio a dir poco complesso contro una cosca marchiata 'ndrangheta. Una lista infinita di capi d'imputazione, con l'associazione mafiosa come accusa più grave (contestata a 34 persone nell'aula-bunker di via Paterlini), poi in due alla sbarra per concorso esterno in associazione mafiosa (i coniugi ed imprenditori edili Augusto Bianchini e Bruna Braga) e da qui in avanti i reati minori più diversi (estorsione, usura, incendio, danneggiamento, spaccio, reimpiego di soldi di provenienza illecita, bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di beni, false fatturazioni, truffa). Un rito ordinario che però ha avuto un'imprevista sterzata - in marzo - per i 34 imputati a cui viene contestata l'associazione mafiosa, in quanto i pm antimafia Marco Mescolini e Beatrice Ronchi hanno innestato un "aggiornamento" temporale di oltre tre anni (il reato non è più fermo alle accuse datate 2015, perché la nuova formulazione arriva sino all'8 febbraio di quest'anno) ritenendo credibili i pentiti che hanno deposto ad Aemilia. La Corte - presieduta da Francesco Caruso, giudici a latere Cristina Beretti ed Andrea Rat - ha inquadrato tutto ciò in "fatti diversi", quindi giudicabili con il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di pena di un terzo. La conseguenza è stata che 25 dei 34 accusati di essere l'ossatura del clan 'ndranghetistico emiliano - con epicentro a Reggio Emilia - hanno scelto il rito abbreviato, dando vita ad un doppio binario processuale perché i restanti 126 imputati sono rimasti ancorati al rito ordinario. Ma chi sono questi 25 che saranno giudicati nel nuovo troncone giudiziario? La Dda di Bologna, nelle imputazioni, ha in parte ridefinito i ruoli. Michele Bolognino viene sempre considerato uno dei capi della cosca (per gli altri cinque vertici è già scoccata la condanna in Appello a Bologna), Gianluigi Sarcone e Luigi Muto sarebbero invece i nuovi reggenti del clan al posto dei vecchi leader finiti in isolamento, poi Antonio Valerio e Salvatore Muto divenuti collaboratori di giustizia, Gaetano Blasco (considerato un attivo "organizzatore"), infine la schiera dei "partecipi" più o meno noti: i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli, Eugenio Sergio, Gianni Floro Vito, Sergio Bolognino, Vincenzo Mancuso, Mario Vulcano, Pasquale Riillo, Antonio Muto (classe 1971), Graziano Schirone, Pasquale Brescia, Maurizio Cavedo, Antonio Floro Vito, Antonio Muto (classe 1955), Alfonso Paolini, Pierino Vetere, Luigi Silipo, Carmine Arena, Antonio Muto (classe 1978).

I NUMERI

151gli imputati a processo, aumentati dopo l'assorbimento di parte di aemilia bis

45 le parti civili costituite: in gran parte enti pubblici ed associazioni e solo 6 persone

3 i collaboratori di giustizia che hanno influito non poco su aemilia: giglio, valerio e muto

1.300 i testimoni inizialmente chiamati a deporre dalle parti ma poi il numero si è ristretto

162 le udienze sin qui tenutesi nell'aula-bunker del tribunale a partire dal 23 marzo 2016

200.000 le pagine di trascrizioni di intercettazioni sia ambientali che telefoniche ora agli atti

3.000 gli studenti che hanno partecipato alle udienze provenienti da varie regioni

8-10 le ore che mediamente vengono utilizzate in ogni udienza del maxiprocesso

3-4 i mesi che dovrebbero mancare per arrivare all'attesa quanto storica sentenza di mafia1l'imputato morto (Corrado Bidin) durante i primi mesi del processo

Riforma carceraria, penalisti in sciopero: oggi salta l'udienza?

L'udienza di Aemilia coincide oggi con uno sciopero indetto dall'Unione delle Camere Penali. Saranno ancora "scintille" fra il collegio giudicante e i difensori dEi detenuti? L'udienza rischia concretamente di saltare? Vedremo in aula come andrà. Di sicuro c'è che la giunta delle Camere Penali ha deliberato un'ulteriore astensione di due giorni (ieri e oggi) dalle attività giudiziarie, chiedendo al Parlamento di adoperarsi sollecitamente per il completamento dell'iter legislativo (non inseriti i decreti attuativi nell'ordine del giorno dei lavori delle Commissioni speciali parlamentari) relativo alla riforma penitenziaria. «La Camera Penale di Reggio Emilia - rimarca il presidente Nicola Tria - si unisce all'invito a tutte le forze parlamentari affinché venga attuata e senza ulteriori ritardi la politica riformatrice verso un sistema penitenziario conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo».

Torna lo scoglio delle intercettazioni

di Tiziano Soresina – Gazzetta di Reggio 4 maggio 2018

Aemilia: salta l’udienza per lo sciopero dei penalisti, ma il pm Mescolini segnala che mancano ancora delle trascrizioni

 

REGGIO EMILIA. Salta l’udienza del maxiprocesso Aemilia sulla scia della compatta adesione degli avvocati (con in tasca come vuole la legge anche l’assenso di tutti i detenuti) allo sciopero indetto dall’Unione Camere Penali per i ritardi parlamentari che ancora “inchiodano” la riforma carceraria. Ma stavolta più che le “scintille” fra giudici e penalisti sull’ennesima “tappa” del procedimento che si blocca, hanno tenuto banco i problemi che ancora caratterizzano la trascrizione delle intercettazioni. E stiamo parlando di un “nodo” non indifferente – sinora sono state depositate oltre 200mila pagine di trascrizioni – che coinvolge ben dieci periti (ieri sono stati liquidati 58mila euro a due società incaricate). Ebbene, il presidente Francesco Caruso ha spiegato che non è stato ancora depositato un ultimo stralcio di trascrizioni e nell’aggiornare il processo all’8 maggio chi guida la Corte specifica che in quella data quel materiale «sarà a disposizione delle parti». Quest’ultimo ritardo coinvolge uno dei professionisti che si sta occupando tra l’altro delle conversazioni intercettate del pentito Antonio Valerio e della consulente finanziaria bolognese Roberta Tattini. Intercettazioni ambientali lunghe e complesse da mettere nero su bianco. Però la situazione è più preoccupante e lo si scopre quando prende la parola il pm Marco Mescolini: «Mi sono accorto, preparando la requisitoria, come molte delle intercettazioni richieste – entra nel merito il magistrato della Dda di Bologna – non siano state prese in carico da nessuno dei consulenti». E dato che questo mancato deposito riguarda intercettazioni importanti per l’accusa, il pm Mescolini propone alla Corte un paio di vie d’uscita durante la sua requisitoria, cioè far ascoltare in aula le conversazioni captate nell’auto del volto tv reggiano Marco Gibertini, ma anche utilizzare i verbali dei carabinieri per le parti non trascritte relative a conversazioni intercettate di Giuseppe Iaquinta in carcere. Una proposta che verrà valutata dai giudici nella prossima udienza e sul tema piuttosto spinoso prenderanno posizione anche i difensori. Ovviamente essendo saltata ieri l’udienza, i periti fonici sono stati nuovamente convocati per martedì prossimo e quel giorno verranno sentiti nell’aula-bunker. L’argomento si chiude con una chiosa del presidente Caruso: «Sono state trascritte migliaia di pagine, con 10 periti impegnati: è comprensibile che qualcosa nella distribuzione dei carichi di lavoro sia rimasto fuori». Quindi, dopo un mese di stop, si è tornati ieri in aula solo per poco tempo (complice lo sciopero dei penalisti) e lasciando ancora aperto il problema delle trascrizioni (telefoniche ed ambientali, la maggior parte in calabrese). Slitta a martedì la conclusione della fase istruttoria e due giorni dopo dovrebbero partire le requisitorie dei due pm antimafia.

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