martedì 26 settembre 2017

 

Riporto la trascrizione presa in diretta e pubblicata su Facebook.

WORK IN PROGRESS: provvederò prima possibile a "sbobinare" la trascrizione dell'udienza.

All'interno dell'udienza:

Dichiarazione dell’avvocato Comberiati

Catarinelli Tiziano a cura dell’avvocato in difesa di Costi Omar

Catarinelli Tiziano a cura del PM Mescolini

​Valerio Antonio, imputato in Aemilia (condannato ….), collaboratore di giustizia, a cura dei PM e del presidente Caruso

All’interno della deposizione di Valerio Antonio “PROCESSO BAGARELLA ED ALTRI – ACCLARATA TRATTATIVA STATO-MAFIA”

Ore 9.45 entra la Corte.

Presente dall’Aquila Bolognino Michele, presente a Parma Floro Vito Antonio. Presente Mario Ursini da Ascoli Piceno.

Avvocato Succi in sostituzione dell’avvocato Laratta.

 

DICHIARAZIONE DELL’AVVOCATO COMBERIATI

Mi ero illuso di aver chiuso con una pagina per me dolorosa da un punto di vista umana ma mi ritrovo, con la notizia del collaboratore di giustizia che mi tira in ballo nuovamente rispetto a una vicenda per la quale sono stato assolto. Ritengo che il collegio non possa avere contezza di quanto abbiamo appreso dai giornali, la mia non è una difesa sul soggetto, sul singolo Comberiati, ma è una difesa della toga. L’unico interesse che oggi ho è quello che i miei assistiti non debbano avere un difensore adombrato da illazioni e da circostanze note a tutti, non prendo l’argomento di come ovviamente queste notizie abbiano raggiunto il dominio pubblico ma ritengo che un processo debba essere un processo e non un massacro, la mia serietà è minata per tale ragione a questo gioco non ci sto, tutelerò le mie ragioni nelle sedi più opportune, io lascerò questo processo, rinuncio ai miei mandati, rinuncia dettata dalla mia professionalità. Lascio nuovamente questo processo, ero tornato in questo processo per svolgere legittimamente e con acume la mia professione, concludo, non posso che rifarmi a quanto affermava Calamandrei di non credere mai a un avvocato che dice che nel mondo non c’è giustizia. Non lo pensiamo. Quindi tutelerò la mia posizione, mi difenderò nelle sedi opportune e adirò tutte le vie per tutelare la mia posizione di cittadino. Ringrazio il Presidente e il Collegio per avermi concesso questa opportunità. Ho sempre cercato la verità e la giustizia e ho onorato la toga che porto, grazie Presidente

CARUSO: le do atto della sua lealtà,non conosciamo i fatti, prendiamo nota di quello che riferisce.

COMBERIATI: i miei assistiti erano Arcuri Rosario, Francesco Belfiore, Muto Luigi e il signor Muto Salvatore.

 

Entra il teste Catarinelli Tiziano nato a Roma nel 1970.

CATARINELLI TIZIANO A CURA DELL’AVVOCATO IN DIFESA DI COSTI OMAR

CARUSO:  come mai non è venuto nelle scorse udienze?

CATARINELLI:  hanno messo l’indirizzo di mio padre io sto con la mia convivente

 

AVV: sottoporrei dei documenti

NDR: il PM Mescolini si oppone per non aver sottoposto i documenti in precedenza

AVV:  di cosa si occupa

CATARINELLI: Trasporti e logistica

AVV:  conosce Costi Omar?

CATARINELLI: Lo conosco dal 2008/2009 non ricordo bene

AVV:  ci può spiegare in cosa consisteva il rapporto con la Minimum srl?

CATARINELLI: Era uno dei tanti clienti di trasporti e logistica

AVV:  cosa facevate?

CATARINELLI: Noi ritiriamo la merce per i clienti che ce lo chiedono o la riceviamo in magazzino

AVV:  dove sono i magazzini?

CATARINELLI: Uno a Roma e uno a Milano

AVV:  la Minimum si serviva di entrambi?

CATARINELLI: Sì

AVV:  la tipologia della merce della Minimum?

CATARINELLI: Elettronica in generale, telefonia… televisori, computer

AVV:  quantitativamente la merce che trattava all’anno per la Minimum?

CATARINELLI: Parecchio… non so quantificare il valore, ma parecchia merce, era un buon cliente

AVV:  cosa sono gli special report

CATARINELLI: Documenti che ci richiedono i nostri clienti, quando arriva la merce, controlliamo il contenuto della merce, rimandiamo il foglio firmato e lo rimandiamo ai clienti prima di pagarla. In alcuni casi arrivava danneggiata e la responsabilità era mia e chiedevo anche io di verificare il materiale.

AVV:  fotografavate anche la merce che si trovava nel vostro magazzino

CATARINELLI: Su richiesta del cliente sì

AVV:  vorrei esibire al teste delle foto. Le riconosce?

CATARINELLI: Materiale che trattavamo, in generale

CARUSO:  della Minimum?

CATARINELLI: Come faccio a saperlo, è impossibile

AVV:  sono allegate a una mail

CATARINELLI: La mail è mia. Noi allegavamo le foto alle mail di conferma per i clienti. Facevamo le foto sui prodotti danneggiati

CARUSO:  come facciamo a dire che quella foto è allegata alla mail

CATARINELLI: Perché ci sono gli allegati

AVV:  ricorda se negli imballaggi c’erano adesivi con scritto Minimum

CATARINELLI: Minimum aveva un posto di 100 m2 e noi mettevamo tutto lì

AVV:  cosa c’è scritto sugli scatoloni?

CATARINELLI: Minimum

AVV:  si ricorda dove aveva la sede?

CATARINELLI: A Reggio Emilia

AVV:  aveva un capannone?

CATARINELLI: Un deposito, l’ho visionato una volta, io non faccio l’autista sono il proprietario dell’azienda. Una volta me lo fece vedere, mi aveva chiesto anche un muletto, addirittura. Non era grande come il mio magazzino, ma non era piccolo… non ricordo la superficie

AVV:  lei diceva che avete due sedi, fra le due sedi avvenivano scambi di materiale

CATARINELLI: Era fatto apposta, materiale che dal sud andava al nord e viceversa

AVV:  questi scambi?

CATARINELLI: 24 ore su 24

AVV:  la sede della Minimum era utilizzata come luogo di scambio per i corrieri

CATARINELLI: Sì perché ci faceva comodo, i mezzi non si potevano lasciare incustoditi e tante volte i ragazzi si fermavano anche da lui.

AVV:  Sa se la Minimum operava anche con aziende estere?

CATARINELLI: Sì

AVV:  nominativi?

CATARINELLI: Penso…. Se mi suggerisce il nome posso confermare

AVV:  Multimedia corporated

CATARINELLI: Sì

AVV:  cosa sono il CMR

CATARINELLI: Una lettera comunitaria per l’importazione o l’esportazione

AVV:  avevate mai dato indicazioni su come dovevano essere fatte?

CATARINELLI: Sì, molto spesso i clienti le sbagliavano, i controlli in autostrada erano serrati, se c’era qualcosa di sbagliato ci creava grossi danni

AVV:  era il documento che attestava il movimento della merce all’interno della comunità europea

CATARINELLI: E’ obbligatorio. Sono importantissimi

AVV:  con riferimento al documento 9 che le ho dato, si ricorda se qualcuno dei suoi mezzi subì un furto di merce della Minimum e se lei sporse una querela

CATARINELLI: Sì, a Napoli, avevo dei padroncini, questo ha caricato a Milano e doveva portare la merce a Roma ma non è mai arrivata, c’è stata tutta una vicenda

AVV:  la merce della Minimum?

CATARINELLI: Sì

AVV:  a chi era destinata?

CATARINELLI: Non ricordo

PM Mescolini:  ci sono delle querele su questi fatti, chiederei che leggesse

CATARINELLI: L’autista è stato rapinato

PM Mescolini: opposizione sul fatto che vengano mostrate al teste querele fatte da altri

 

AVV:  ricorda questo fatto, subì questo furto, era assicurato?

CATARINELLI: Non ero assicurato, assicuravo la merce se me lo chiedevano. Avevo l’assicurazione base che risarcisce un X, pochi euro a kg, qua si parla di elettronica… Il cliente risparmiava l’assicurazione e io viaggiavo in sicurezza

AVV:  ha risarcito alla Minimum?

CATARINELLI: Sì da me

AVV:  tra i fornitori italiani della Minimum ricorda anche la Secur Service?

CATARINELLI: Aveva sede ad Arezzo se non ricordo male

AVV:  i ritiri del materiale li effettuava la sua logistica?

CATARINELLI: Se non ricordo male sì

AVV:  era consuetudine in questa azienda fare le foto alla targa del mezzo che ritirava?

CATARINELLI: Le facevano tutte le foto

NDR: l’avvocato sottopone altri documenti al teste

CATARINELLI: Sono fatture di un padroncino che effettuava ritiri per conto nostro

AVV:  tra le aziende ricorda la Mescale di CESARINI ANDREA?

CATARINELLI: Era un fornitore della Minimum

AVV:  conosceva Cesarini?

CATARINELLI: Me l’ha fatto conoscere il signor Costi, era un suo fornitore, lo incontrai nel mio magazzino, voleva vedere la mia azienda

AVV:  ricorda se fra Costi e Cesarini nell’agosto del 2012 ci sono state problematiche economiche?

CATARINELLI: Sì c’è stato un problema con Cesarini perché ….

CARUSO:  lo sa perché le hanno riferito?

CATARINELLI: L’ho visto, pare non abbia consegnato il materiale, non è arrivato, ero allertato

CARUSO:  una cosa negativa che non esiste non si vede

CATARINELLI: Ero stato allertato dell’arrivo del materiale che non è arrivato. Dal signor Costi, come sempre, come prassi

AVV:  il materiale doveva arrivare perché la Mescale è un fornitore… è arrivato?

CATARINELLI: Che io sappia ci sono stati problemi fra di loro…. No non è arrivato

AVV:  questo non arrivo ha generato un credito della Minimum nei confronti del signor Cesarini?

CARUSO:  deve chiedere se sa e come lo sa

CATARINELLI: C’era un credito

CARUSO:  l’aveva pagata la merce?

CATARINELLI: Me l’ha detto il signor Costi che c’era il credito

AVV:  c’è stato un incontro nell’agosto del 2012 dove ha tentato di mediare fra le due parti?

CATARINELLI: Sì un incontro, il signor Omar mi chiamò e mi disse che lui stava scendendo da RE a Roma,perché Cesarini credo che abiti lì vicino e mi aveva chiesto se potevo fare assistenza, era estate credo del 2012

AVV:  il suo ufficio dove si trova

CATARINELLI: A Fiumicino

AVV:  Cesarini aveva un’autovettura particolare?

CATARINELLI: La Lamborghini gialla

AVV:  Costi ricorda come arrivò?

CATARINELLI: Con la Lamborghini

CARUSO:  di Cesarini?

CATARINELLI: Sì

AVV:  in qualche modo con questa autovettura diede qualche suggerimento e al debito di Cesarini?

CATARINELLI: Sì si incontrarono, fecero i conti, parlarono dell’ammanco e Cesarini lasciò la macchina presso la mia azienda e mi hanno detto che se dovevano recuperare dei soldi, Cesarini doveva venderla, doveva recuperare dei soldi da dare a Costi

AVV:  lei si intromise per la vendita dell’autovettura, conosceva qualcuno?

CATARINELLI: Erano dei ragazzi che compravano mezzi, io avevo sempre bisogno di furgoni, mezzi, avevano un concessionario e si propose un certo …. (NDR: nome incomprensibile).

AVV:  la macchina fisicamente sa che è stata consegnata a questa persona o è rimasta presso lei?

CATARINELLI: E’ stata data al concessionario. Ogni tanto andava qualcuno a vederla… pressavano sulla vendita della macchina

AVV:  stava dicendo di essere stato chiamato da un ispettore di Roma in relazione a cosa?

CATARINELLI: Al furto della macchina, perché il concessionario diceva che l’aveva data a un suo amico che la doveva comperare invece era sparito

AVV:  l’ispettore come si chiamava?

CATARINELLI: Maxia (NDR: incomprensibile)

AVV:  l’ispettore le fece domande solo sull’auto o altre domande? Sul Cesarini

CARUSO:  cosa ricorda?

CATARINELLI: Voleva appurare se c’entravo qualcosa e io gli ho spiegato come è andata la vicenda.Si intromise un meridionale, un napoletano che esigeva il credito da me, lui ha dato la macchina al concessionario quindi il credito lo voleva da me. 60/70 mila euro, lui dice 120…

CARUSO:  la macchina diceva che era sua?

CATARINELLI: Sì, avevo consegnato la macchina al concessionario che l’aveva fatto sparire, era un certo Vittorio

AVV: Mormile?

CATARINELLI: non conosco il cognome. Verso dicembre…. Mi disse da adesso in poi te la devi vedere con me, Omar non c’entra niente, parli solo con me, mi aveva quasi minacciato, per la sparizione della macchina

AVV:  questo Vittorio quando l’ha visto per la prima volta?

CATARINELLI: Prima… venne a fare i conti con Omar non so che ruolo avesse, mi disse che i soldi erano suoi e che Cesarini non glieli aveva ridati, i soldi che Cesarini li doveva ad Omar li doveva ora a lui

CARUSO:  ha detto che è venuto prima di dicembre

CATARINELLI: Più di una volta a dicembre

AVV:  l’incontro avvenne presso i suoi uffici?

CATARINELLI: Sì loro si misero a fare i conti, Cesarini e Omar Costi, all’inizio ad agosto, più volte, fino a dicembre quando è successo della macchina, io ho preso le distanze da tutti, ho sbagliato a fare da paciere. Non dovevano venire da me a fare i conti.

CARUSO: cosa percepì?

CATARINELLI: Che c’era un credito, Cesarini non avrebbe mai lasciato la Lamborghini, ci teneva troppo

CARUSO:  era molto pressato? Tante persone hanno dei debiti

CATARINELLI: Intanto vendiamo la macchina, disse lui, poi mano mano…

AVV:  aveva anche altre macchine di valori?

CATARINELLI: Viaggiava sempre con belle macchine, aveva anche un audi sportiva

AVV:  a dicembre c’è questo incontro, Omar e Cesarini

CATARINELLI: Omar aveva Cristian, il suo autista…. Non ricordo il cognome

AVV:  Campani?

CATARINELLI: Non lo conosco

AVV:  Cesarini?

CATARINELLI: Dal suo autista Tullio

AVV:  lei presenziò fisicamente quando fecero i conti

CATARINELLI: Ho messo a disposizione il mio ufficio, ma nel mio lavoro sono io che metto l’avvallo sulla ricezione della merce, quindi non stavo mai in ufficio, salivo e scendevo, ma è capitato che mi fermassi per 10 minuti

AVV:  quando scendeva e saliva i toni dell’incontro com’erano?

CATARINELLI: Loro mi conoscono bene, non l’avrei mai permesso, ho dato l’autorizzazione perché era una cosa civile. Una logistica è il posto più frequentato di tutti. Cesarini era dispiaciuto per l’errore che aveva fatto, per il debito, poi sono cose loro

CARUSO:  tutti gli imprenditori hanno debiti

CATARINELLI: Ma se lui era dispiaciuto

CARUSO: era dispiaciuto

AVV: Silipo Antonio?

CATARINELLI: Con i nomi, se mi può dare una descrizione…. Era un meridionale anche lui, ho capito, un signore moro, alto

AVV:  non l’ha mai visto!!!

CATARINELLI: Se era quello veniva con Vittorio

AVV:  per quale motivo venivano?

CATARINELLI: Sono venuti dopo molto, dal momento in cui… avevano detto che Omar non aveva più il credito, ma l’avevano loro, Omar non dovevo neanche sentirlo… io sono amico di Omar… questi non mi piacevano

CARUSO:  perché

CATARINELLI: Sono… non voglio parlare male, le persone meridionali, un po’ ignoranti… niente a che vedere con la mia azienda, non indago sulla loro vita, non era quella che… non so… non facevano i dipendenti secondo me, non erano neanche imprenditori, avevano un atteggiamento di superiorità di arroganza

CARUSO:  prepotenza

CATARINELLI: Prepotenza… io sono sempre stato alla larga da loro, tranne per il fatto di Vittorio

AVV:  ha detto vennero molto dopo l’incontro di dicembre

CATARINELLI: Vennero quando si rovinarono i rapporti fra Omar, Cesarini e Vittorio… ritornò questo certo Antonio e mi venne a dire, ma Vittorio viene qui, in ufficio e io no non è più venuto… perché Vittorio mi è scappato con i soldi e io che c’entro io? Non voglio sapere niente, io neanche lo conosco

AVV:  era già nel 2013?

CATARINELLI: Credo di sì, i rapporti si sono rovinati, quindi dopo dicembre

AVV:  queste due persone Vittorio e Silipo non volevano…

CATARINELLI: Silipo chi è?

AVV:  l’altra persona

CATARINELLI: Conosco solo Antonio e Vittorio

AVV:  Antonio… ha detto che sono venuti e non doveva più avere rapporti con Costi?

CATARINELLI: Esatto. Mi hanno spiegato che avevano prestato i soldi e li rivolevano da Cesarini, non so che storia c’era dietro… io dissi a Costi se vuoi essere amico mio, se vuoi andare a cena, ma non mi chiamare più

AVV:  queste due persone le avevano detto di non avere più rapporti con Costi

CATARINELLI: Sì, perché il debito che Cesarini doveva ad Omar, lo doveva a loro non più ad Omar, non so perché. Ecco perché Vittorio mi disse che i soldi della macchina li voleva lui e non Omar

AVV:  Costi non l’ha più sentito?

CATARINELLI: Ero arrabbiato, no, ho cercato di evitarlo, c’ero rimasto male, non era una cosa positiva nella mia azienda

AVV:  per questa macchina le è stato chiesto qualcosa?

CATARINELLI: Ho pagato 60mila euro

AVV:  a chi?

CATARINELLI: A Vittorio

AVV:  perché?

CATARINELLI: Mi ha minacciato, perché ha detto che ero responsabile…. Andavo in banca e gli consegnavo

CARUSO:  ne ha parlato con qualcuno?

CATARINELLI: No, mi aveva detto di non parlare più con Costi

CARUSO:  le avevano intimato di non parlare?

CATARINELLI: Sono un imprenditore, mi sono autotassato, finito non li ho più voluti vedere

CARUSO:  non ha denunciato?

CATARINELLI: No

CARUSO:  ritiene di aver subito una estorsione?

CATARINELLI: No, mi hanno imposto… loro hanno ritenuto che ero responsabile e io bonariamente mi sono….

CARUSO:  lei era responsabile?

CATARINELLI: No… volevano i soldi, ho detto va be chiudiamo questa storia…

AVV:  aveva fatto riferimento a dei rapporti fra Vittorio e Cesarini

CATARINELLI: Lavorativi? Non credo che Vittorio sia un imprenditore…

AVV:  c’erano rapporti lavorativi?

CATARINELLI: Non lo posso sapere, non so se lavorasse con qualche azienda, non lo so

AVV:  in quell’occasione in cui sono venuti Antonio e Vittorio erano da soli o hanno incontrato Cesarini?

CATARINELLI: Una volta c’era anche Cesarini

AVV:  Costi c’era?

CATARINELLI: Non c’era più.

AVV:  i rapporti fra la Minimum sono continuati, non c’era il rapporto personale?

CATARINELLI: Ero rimasto male, io ero scostante, ma avevo ancora tutto l’interesse perché lavorasse con me

AVV:  ha avuto occasione di rivedere Cesarini?

CATARINELLI: No sono stato chiaro, il problema risolvetelo fra di voi

AVV:  il nome di Cesarini l’ha mai sentito, in qualche cronaca romana?

CATARINELLI: Sì, ha avuto delle problematiche giudiziarie

AVV:  è stato arrestato?

CATARINELLI: Così dice internet, non so se sta in carcere o ai domiciliari

AVV: c’è un articolo che chiederei di acquisire agli atti, si parla di un arresto di Cesarini in agosto 2017 per una frode carosello, visto che si è costuito anche parte civile….

 

CONTROESAME DI CATARINELLI TIZIANO A CURA DEL PM MESCOLINI

PM Mescolini:  quando c’è la discussione fra Cesarini e Costi di che cifre si parlava?

CATARINELLI: Un milione di euro circa

PM:  non paragonabile alla Lamborghini?

CATARINELLI: No

PM:  con la Lamborghini arrivò Costi, Cesarini con cosa arrivò? O erano insieme?

CATARINELLI: Era abituato a viaggiare …. Audi sportiva

PM:  ha ricordo del fatto che quella prima riunione non fu il momento in cui le fu lasciata la Lamborghini?

CATARINELLI: Esattamente non ricordo quando me l’hanno lasciata… dopo il matrimonio, si incontrarono da me perché Cesarini gli aveva prestato l’auto ad Omar per un matrimonio, si era fatto venire a prendere da Cristian e ha lasciato la macchina in magazzino, era estate, agosto…

PM:  era stato avvisato del fatto che vi fosse la possibilità di dover verificare se si poteva piazzare la Lamborghini, le fu detto facciamo un incontro…?

CATARINELLI: E’ nato tutto lì, perché il concessionario stava comprando due mezzi per la mia azienda e stava lì in ufficio, una cosa…. Stavo lì parlavano della Lamborghini e dicevano che la volevano vendere e lui disse, ho la concessionaria, la vendo io

PM:  c’è stato mai un incontro in cui erano presenti Costi e Cesarini, Vittorio e Antonio?

CATARINELLI: C’erano Vittorio insieme a Costi e Cesarini, facevano i conti

PM:  dopo la rottura … ?

CATARINELLI: Vittorio è venuto da solo

PM:  adesso hai a che fare con me?

CATARINELLI: Per la macchina e Omar si doveva togliere

PM:  un chiarimento sul colloquio con Costi se ha chiesto se fosse vero?

CATARINELLI: Nessuno gli avrebbe mai affidato dei soldi a Cesarini, Omar è stato troppo buono

PM:  Era vero che Omar non era più il suo interlocutore, gli chiese conferma?

CATARINELLI: Ero arrabbiato, dal momento che me li ha presentati io ad Omar gli ho detto che non volevo avere più niente a che fare, loro hanno voluto i soldi della macchina… è stato un bravo amico come tuttora, loro sono stati molto aggressivi

PM:  non ha mai ipotizzato che questi due li mandasse Costi?

CATARINELLI: Be’ se sono venuti con lui… Antonio è venuto dopo

PM:  l’ha considerato?

CATARINELLI: Potrebbe anche… A Omar ho pagato la mancanza del materiale, la macchina a Vittorio.

PM:  ha ricevuto controlli dalla Guardia di Finanza?

CATARINELLI: Sì, spesso, sono nell’occhio del ciclone, il materiale che arriva da me è costoso, per le frodi che spesso i clienti fanno. Ma non è un mio problema

PM:  le sono state fatte contestazioni?

CATARINELLI: Che intende?

PM:  la sua contabilità? Verbali di contestazione, per cui abbiamo trovato queste irregolarità?

CATARINELLI: Sì… Non ricordo, sono ancora in fase di indagine, iter burocratico

PM:  verbali della Guardia di Finanza per violazioni fiscali?

CATARINELLI: Io che violazioni faccio, sono logistica

PM:  come tutti quelli che emettono fatture…

CATARINELLI: E’ avvenuto

PM:  ci parla di indagine, ritiene di essere sotto indagine?

CATARINELLI: Sono sempre stato sotto indagine

PM:  sotto indagine vuol dire sotto indagine

CATARINELLI: Ho avuto un processo per truffa

PM:  com’è finita?

CATARINELLI: Sono stato condannato in primo grado

PM:  quando ha conosciuto Costi?

CATARINELLI: 2008/2009

PM:  ricorda come?

CATARINELLI: Mi conoscono tutti, anche in tutta Europa

PM:  ha parlato al passato, se ne occupa ancora?

CATARINELLI: Sono fermo da quando ho avuto problemi per la truffa, mi hanno prosciugato i conti e ho fatto una truffa, i clienti non hanno pagato…. Apro una parentesi, alcuni clienti, anche Cesarini aveva aziende che sparivano e dovevano pagarmi… mi ha pagato tutto perché l’ho cercato,altri sono scappati e non mi hanno pagato…

PM:  in che periodo?

CATARINELLI: Dicembre 2013, ho fatto scaricare il materiale a Roma e Milano e ho svuotato tutto e da allora sono fermo

 

CARUSO:  abbiamo concluso con l’avvocato Carletti… di testi ne sono rimasti un paio… facciamo una pausa. Mi rivolgo agli imputati, bisogna fare questa prova in condizioni di silenzio, niente schiamazzi, ascoltate in silenzio, evitate commenti di ogni genere o sarò costretto a farvi allontanare. 5 minuti.

 

Ore 11.10: ci fermiamo per una pausa

 

Ore 11.30 rientra la Corte

Presente in aula anche Franco Zavatti della Cgil.

 

PM RONCHI:  Presidente, depositiamo nella segreteria dell’ufficio di Bologna ma anche qui sempre per spirito di collaborazione ulteriori due interrogatori trascritti integralmente con gli omissis 21/7 e 26/7 e il riassuntivo del 21/7 e del 24/9.

CARUSO:  i riassuntivi dovrebbero esserci tutti

PM:  del 24/9 no perché è domenica scorsa, adesso però non lo sentiamo più

CARUSO:  va bene, però il punto è questo, nel momento che iniziate l’esame non fate più…

PM:  sospendiamo

CARUSO:  benissimo

 

AVV Pisanello: presidente rispetto a questo deposito volevo ricordare che il precedente deposito che è stato fatto nella cancelleria del Tribunale si era concordato con i difensori che fosse in realtà non un deposito effettivo nella cancelleria ma solo nella possibilità immediata di concedere ai difensori la copia del DVD e poi restituirla, cosa che non è avvenuta, è rimasta all’interno del tribunale. Sono state fatte osservazioni del problema della copia con urgenza. Chiedo in questo frangente dove vengono depositati degli atti di cui la difesa ha la necessità di prendere visione immediatamente i termini dei tre giorni per l’urgenza devono essere rispettati? Questa urgenza che abbiamo noi di conoscere gli atti con il ritmo del tribunale così serrato riteniamo ci sia un problema da risolvere su questo.

CARUSO:  il problema che pone l’avvocato prescinde….

AVV difesa: bisogna che per lo meno non venga sentito su quest’ultima…

CARUSO:  oggi non verrà sentito sulle ultime del 24 settembre

AVV difesa: e su quelle del 21/7 e 26/7 che hanno depositato oggi

CARUSO:  lo facciamo per venire incontro, ma siccome è un problema…

PM RONCHI:  ritiriamo

CARUSO:  andate a Bologna e basta

AVV Difesa: do per scontato che oggi l’esame di Valerio non verterà sui temi contenuti nel verbale oggi depositati

PM RONCHI:  nulla di nuovo solo precisazioni nell’interrogatorio del 24 settembre, questo è superato

AVV Filocamo: vedremo perché noi non lo conosciamo

CARUSO:  adesso c’è l’esame del pubblico ministero evidentemente li avrete pronti per il controesame

PM:  ritiriamo anche quello dell’altra volta, il deposito sarà sempre presso la segreteria della Procura

CARUSO:  il Tribunale ha già il suo carico, se non può rispettare i tre giorni, non se ne può far carico che ha già le sue cose da fare

AVV Filocamo: fatto salvo che al presente del controesame delle difese dovranno essere presenti tutti i verbali, ma durante l’esame del PM ritengo che non sarà possibile effettuare contestazioni fatte attraverso verbali sintetici

 

CARUSO: abbiamo già fatto una ordinanza avvocato lei non c’era mi dispiace, prenda visione dell’ordinanza… possiamo fare il collegamento con il sito riservato?

NDR: Dal sito riservato è presente Antonio Valerio nato a Cutro nel 18/7/1967, e l’avvocato di fiducia Falciani Alessandro del foro di Firenze

DEPOSIZIONE DEL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA VALERIO ANTONIO A CURA DEI PM E DEL PRESIDENTE CARUSO

CARUSO:  vediamo l’avvocato, il collaboratore di spalle, potete allargare l’immagine? Qui il tribunale di Reggio Emilia, buongiorno, sentiamo se funziona il microfono

AVV Falciani: buongiorno a tutti in aula sono l’avvocato di fiducia del signor Valerio Antonio

CARUSO:  può dire le sue generalità?

VALERIO:  sono Antonio Valerio nato a Cutro il 18/7/1967, residente a Reggio Emilia

CARUSO:  è imputato in questo processo ci risulta che intenda rendere esame, come imputato non ha obbligo di risponde su nulla, avendo assunto una posizione di collaborazione a quanto ci è stato riferito. Tutto quello che dirà potrà essere utilizzato nei suoi confronti, se renderà dichiarazione accusatorie nei confronti di terzi assumerà la veste di testimone. Non è obbligato a rispondere sui fatti che ineriscono le sue responsabilità, però avendo assunto una posizione di collaborazione, evidentemente ha assunto degli obblighi di testimoniare. Intende rispondere?

VALERIO:  Sì.

CARUSO:  possiamo iniziare, pubblico ministero

 

PM RONCHI:  buongiorno Valerio

VALERIO:  buongiorno dottoressa

PM:  sono contestati a lei diversi capi di imputazione in questo dibattimento dal capo 1 a seguire, a fronte di questi campi di imputazione come si pone?

VALERIO:  colpevole

PM:  anche del capo 1?

VALERIO:  Sì

PM:  ciò premesso desidererei che lei ricostruisse la sua vita criminale anche risalente nel tempo, ne ha riferito nel corso degli interrogatori che ha reso, ritengo importante che affronti questi passaggi prima di arrivare sostanzialmente ai veri e propri contestati in Aemilia, mi fa questa ricostruzione con calma e in ordine cronologico?

VALERIO:  posso dire che si si parte dagli anni 70 circa mezzo secolo fa… partendo da quegli anni si ricostruisce tutta la storia generale del mio vissuto poi su a Reggio Emilia.

Negli anni 70 imperversavano diverse famiglie mafiose a Cutro, tra cui tale Feroce Sergio, nonno di Eugenio Sergio, parente della sindachessa consorte del sindaco di Reggio Emilia, c’era la famiglia Paolini e Totò Paolini ma fa Paolini di soprannome, cognome Spagnolo, la famiglia Marerosa, Migale di cognome, faccio questa premessa perché si legano nel corso,… a distanza di 50 anni ai fatti odierni del 2015 di Reggio Emiilia.

Qui sotto l'albero genealogico che lega Sergio Maria a Valerio Antonio e Sergio Eugenio.

 
 
 
 

- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione dell'udienza pomeridiana

VALERIO: C’era la famiglia Ciampà/Dragone, Oliverio cosidetti Cassarola, c’era la famiglia Nisiria che fa cognome Renato, un’altra famiglia adesso mi sfugge… mi verrà in mente. Queste famiglie  erano per la maggiore su Cutro, facevano come dire… erano famiglie mafiose. Ho detto pure che Putifera è Totò Vertinelli che sarebbe il papà dei Vertinelli. E Putifera sarebbe De Luca che è uno zio dei Vertinelli, poiché Vertinelli è stato adottato ed è cresciuto nella famiglia dei De Luca. Queste signori qua erano per la maggiore i mafiosi di Cutro e poi si vedono che le radici arrivano fino a Reggio Emilia

Poi c’è un distacco e si vede che Reggio Emilia è Reggio Emilia e Cutro è Cutro.

Negli anni 70 un giovane Valerio Gino e un ancora più giovane RUGGIERO ROSARIO erano vicini di casa.

PM RONCHI:  chi è Valerio Gino?

VALERIO:  Valerio Gino è mio padre. Questi due avevano rapporti di buon vicinato. Mio padre stava costruendo lasua casa, nel costruirla aveva necessità degli infissi, poiché Ruggiero era falegname ma lavorava presso una falegnameria, era un dipendente, nel periodo che mio padre stava costruendo questa casa lui si è infortunato, si tagliò due dita con la sega elettrica e rimase infortunato per il periodo che occorrevano gli infissi a mio padre. Quindi da qui Rosario Ruggiero diventa “3dita”. Che poi viene comunemente chiamato così. Da qui lo chiamerò così perché poi ci sono altri Ruggiero e non vorrei confondere i Ruggiero.

Mio padre fa questi infissi e va dal miglior offerente, poiché non c’era Rosario e non c’era motivo di andare dove lavorava il suo vicino di casa e diede la commessa a un altro falegname, montarono gli infissi.

Dopo un breve periodo a mio padre si ruppe il vetro, e chiamò, visto che passava 3dita, poiché noi abitiamo a venti metri di distanza a Boscarello, noi abitiamo in un rione che si chiama Boscarello

Mio padre lo vide passare e cortesemente gli chiese se gli pigliava la misura del vetro, lui rispose “da chi ti sei fatto fare gli infissi ti fai prendere la misura”. Mio  padre incassò la risposta e se ne fece una ragione. Dopo un breve periodo, poiché mio papà trasportava persone fra Cutro e la stazione di Cutro, fra Cutro e Crotone. Da quando è successo al fatto del vetro 3dita con sua moglie e i suoi figli va al nord, scende alla stazione di Cutro che era il posto di lavoro di mio padre, per non dare confidenza a mio padre, era buio, pioveva, mio padre gliel’avrebbe anche dato il passaggio a Cutro, era il suo lavoro, ma lui non chiese nulla e andò da un vicino di casa, alla prima casa utile lì dopo la stazionee chiese se cortesemente lo accompagnavano a Cutro. Questo signore era Ciccio Anastasio e gli disse “no, c’è “pulitino”, noi facciamo così di soprannome, mi dispiace non posso venire perché c’è lui che è il titolare del posto di lavoro.
Tornando indietro mio padre si sentiva un pochettino …, vedeva questo bambino che si bagnava, si intenerì e scese mio padre lasciando la macchina ad andare da Ciccio Anastasio a chiedere se lo accompagnava, poiché glielo chiedeva il titolare di quel posto. Mio padre tornò in macchina e Ciccio Anastasio dopo qualche minuto va alla stazione e quando 3dita vede che mio padre era andato da Ciccio Anastasio a chiederglielo si infervorisce perché quando c’era andato lui gli aveva detto no. Si infervorisce e dice

“ ma chi comanda il pulitino?” come dire… infastidito

PM:  lei ci sta raccontando gli elementi di acredine che man mano si sviluppano fra suo padre e Ruggiero Rosario 3dita?

VALERIO:  Esatto che poi si arriva all’uccisione di mio padre, che poi si disarticola in quattro punti, dottoressa. Adesso racconto questo poi mi fermo e riparto di nuovo dall’inizio e racconto l’altra parte perché, questo per dire la molteplicità dei fatti che succedono quando avviene un omicidio, perché non succede solo per una ragione.

E si vede come si articola, come si decide un omicidio.

Mio padre era in macchina, lui si era infervorito il 3dita, e mio padre ha fatto finta di non sentire anche perché era con la moglie e con il bambino piccolo… ma il 3dita incominciò ad esaltarsi vedendo che mio padre non rispondeva lui si caricava ancora di più, tant’è che era andato vicino alla macchina, quando mio padre ha capito questo non c’ha visto più, ha aperto la portiera è sceso e gli ha levato un manrovescio facendogli un occhio nero perché aveva un anello grande. Lui denunciò mio padre, fu chiamato dal maresciallo di quell’epoca gli spiegò i fatti e disse “Gino se vuoi puoi controdenunciarlo… da come racconti i fatti hai più ragione tu che lui, in fin dei conti eri tu sul posto di lavoro… gli hai usato pure la cortesia di trovargli un mezzo” e insomma è successa questa lite.

La lite si chiude in quel momento e poi in qualche maniera viene fuori nel mondo criminale cutrese e questo rimane come un fatto non di scherno, non saprei trovare ora il termine… si sentiva sottomesso… avvilito nei confronti di mio padre per lo schiaffo preso di fronte alla moglie e cercava di farsi….

In parallelo a questo succede un altro fatto, che mio padre in quegli anni lì faceva il trasporto di persone e c’era un altro suo collega che faceva trasporto di persone, un tale Gerardo Battigaglia.

Questo Gerardo Battigaglia con un loro amico si frequentavano come una comitiva, in compagnia e questi amavano bere, frequentavano anche le loro mogli questa compagnia qua… bevevano e col tempo si erano instaurati rapporti che sono diventate relazioni extraconiugali… mio padre aveva relazioni extraconiugali con entrambe le donne dei suoi amici, purtroppo sì è così… cose che giù non erano viste di buon occhio. Pertanto avendo queste relazioni… di cui una era una donna, diciamo, erano tutte e due, i mariti, personaggi, uno di una famiglia mafiosa l’altra una famiglia importante. Erano i Ciampà, l’altro Dattilo Parrotta. Praticamente Ciampà e Battigaglia erano coniugi e Parrotta… Dattilo.

‘Sta relazione continua va avanti e arriva anche nel mondo criminale/popolare.

PM:  diventa nota?

VALERIO:  voci di paese, di popolo, a Cutro purtroppo i pettegolezzi ci sono, a qualcuno non stava bene, giustamente o ingiustamente quello che sia…. le corna fanno male a tutti e soprattutto a una famiglia mafiosa e la cosa non fu vista di buon occhio anche perché mio padre era ben visto dalla famiglia Ciampà, se lo portavano in casa… ma non era solo mio padre che ci andava, ci andavano anche altri, però ne pagò le conseguenze mio padre…. È questo è un altro fatto che ha contribuito alla sua breve vita… perché fu ucciso a 38 anni.

Parallelo a questo ci fu un’altra lite a Cutro all’agenzia assicurativa di un tale COLACINO SALVATORE, che ha anche una agenzia assicurativa a Reggio Emilia in via Fratelli Manfredi che vende anche i biglietti per la tratta Cutro/Reggio Emilia. In questa agenzia di assicurazioni si trovò mio padre e in quell’occasione c’era ANTONIO DRAGONE classe 43, mio padre e un ragazzo degli Oliverio dei “Cassalora”.Cassarola è il soprannome, per me è scontato ma capisco che con tutti questi soprannomi… adesso dirò anche i soprannomi delle sette famiglie che avevo nominato prima. Che poi ce le troviamo strada facendo in Aemilia…

Si trovano in questa agenzia i primi due, Dragone e Oliverio per chi doveva entrare prima per cosa e per come litigano, nel litigare mio padre si intromette cerca di non farli litigare, avevano quegli atteggiamenti… Dragone già si faceva nome, i Cassalora erano una famiglia mafiosa a Cutro… da lì si innesca“chi sei tu, chi sono io”. Mio padre li divise, cedette il suo posto a Dragone dicendogli di lasciarlo stare che era un ragazzo. Fa entrare Dragone fecero le loro cose e andarono per la loro strada. Dopo giorni, non molto, non saprei identificare la tempistica, io ero un bambino, morì Ciccio Dragone, fratello di Totò Dragone, fu ucciso. Poi fecero una sparatoria a Cutro, fu attinto Ciccio Oliverio “Cassarola” e si accese una faida fra le due famiglie che ancora oggi esiste, fu chiamato mio padre da Totò Dragone e gli chiese di fare da testimone e di favorire lui nella testimonianza. Mio padre gli rispose “mi dispiace Totò, amico sei tu, amico sono i Cassarola”

 

CARUSO: Cassarola è un soprannome, si chiamano Oliverio?

VALERIO:  E’ un soprannome, ci sono diversi ceppi degli Oliverio.

Detto questo mio padre gli disse se vuoi vengo in aula a testimoniare, ma amico sei tu, amici sono loro, vengo e dico la verità che vi ho divisi uno è andato a destra e uno a sinistra. Avrebbe raccontato la verità. Mentre Dragone voleva che fosse per se. Finisce lì quella richiesta e ognuno va per se. A Dragone non gli stette bene, se la legò al dito.

Poi c’è un altro fatto che si lega a questi tre discorsi, quello di un tale RUGGIERO GAETANO parente di 3dita, anche questo forza nell’uccisione di mio padre perché lui fa lo stesso mestiere di mio padre, il trasporto persone e aveva il posto più sfigato rispetto a tutti gli altri “noleggiatori”. Forzava nella eliminazione di mio padre, giocando psicologicamente, creando sudditanza psicologica poiché anche 3dita era stato battezzato da Dragone/Ciampà, era un uomo loro quindi… qua si cominciano a confluire le quattro linee che avevo tracciato io…. Gaetano Ruggiero ambiva al posto di mio padre, Ciampà perché avevano, soprattutto nella persona di GINO CIAMPA’, che era il più risentito, forzava nell’eliminazione di mio padre, per le relazioni extraconiugali… quello sono corna, il fatto che non ha fatto la testimonianza… e la lite che avevano avuto mio padre con Ruggiero.Tutte queste persone accomunate avevano creato sudditanza psicologica a 3dita in modo da creare lo stimolo per uccidere mio padre. Dicono che avevano litigato… che mio padre lo avrebbe sopraffatto, ma non aveva né il tempo perché faceva il suo lavoro, né la voglia perché l’avrebbe potuto picchiare quando voleva perché era il doppio di questo qua, quindi non lo andava a cercare. Successivamente gli è venuto utile sia la denuncia che aveva fatto al processo, perché mio padre non ha fatto la controdenuncia.

Torno ancora indietro, Ciampà e Dragone che erano quelli più forti a livello ‘ndranghetistico, forzano su 3dita, sapendo quella questione che aveva avuto con mio padre più i molteplici motivi che si fa per uccidere poi una persona.

Cosa succede…, per questi ordini di ragione mio padre viene ucciso. Lui stimola mio padre al litigio, mio padre dicono che c’è cascato, ma non è a nostra conoscenza della famiglia, fatto sta che il 20 luglio del 1977 uccide mio padre, lo attende vicino alla piazza di Cutro, sul Corso Nazionale, la piazza si trova a circa un quarto della via e per tanto mio padre nel percorrere la via per tornare a casa viene ucciso. Il 3dita lo apposta lì, perché doveva rallentare, perché c’era tanta gente, lui si aggancia allo specchietto retrovisore lo spara e mio padre sente i colpi ma scende dalla macchina, purtroppo, cerca di andare contro il 3dita, lascia la macchina andare che percorre 300 metri da sola, cerca di prendere il 3dita ma non ce la fa perché viene attinto sotto l’occhio e purtroppo viene ucciso. Questo nelle regole di ‘ndrangheta vuol dire che mio padre è morto da “malandrino”, che vuol dire da coraggioso, che non aveva paura della morte, perché da noi scappare davanti alla morte a quell’epoca si ragionava che era vergogna, questo significa, non aveva paura della morte

 

PM:  poteva scappare?

VALERIO:  certo assolutamente sì, perché la macchina ha percorso da sola 300 metri che è andata a sbattere contro un fabbricato, lui ha lasciato la marcia e tutto quanto e lui è sceso per dimostrare non so che cosa

PM:  che lui era coraggioso, secondo le regole di ‘ndrangheta quindi

VALERIO:  queste sono le regole della ‘ndrangheta per scappare dalla vergogna, cosa che non ho fatto io nel  99 e mi sono salvato, ma questo arriviamo più avanti…. Mio padre è morto fra virgolette da eroe, da persona che non aveva paura nemmeno della morte di fronte a una pistola ma alla fine ha lasciato 3 orfani

PM:  quanti anni aveva?

VALERIO:  compiuto da due giorni dieci anni e da lì ha segnato….

NDR: il collaboratore da segno di commozione
CARUSO:  dieci anni?

PM:  e da lì…?

VALERIO: ha segnato in modo indelebile la mia vita….

Ndr: il collaboratore si blocca e inizia a piangere

VALERIO:  un attimo signor Presidente….

CARUSO:  sì…

 

CARUSO:  scusi Valerio lei è nato…?

VALERIO:  il 18/7/1967, avevo appena compiuto 10 anni… mi fa stare male questo, perché oggi capisco anche il male che ho fatto agli altri e ancor di più a quelli che mi volevano bene, ma purtroppo questa è stata la mia vita. Comunque…. Tutto questo… diciamo poi la mia vita cominciò ad essere tutta diversa, sono dovuto diventare fa virgolette capo famiglia, assumere la responsabilità di una famiglia. Mio fratello è vero che aveva 17 anni, è più grande di me di 7 anni, ma in verità ero io a Cutro, perché lui era partito da poco a Reggio Emilia con mio zio. E riusciva a stento a mantenersi da sé.

PM RONCHI:  come si chiama suo fratello?

VALERIO:  VALERIO GAETANO, dottoressa io ho un fratello e una sorella, Valerio Gaetano e mia sorella Annamaria. Io sono quello di mezzo, uno più grande e uno più piccolo. 7 anni mio fratello più di me, 6 anni io più di mia sorella. Mio fratello è rimasto scioccato, mio padre aveva 38 anni, era giovanissimo, mia sorella era piccola, sentiva solo la mancanza di suo padre… io ho elaborato questa perdita in modo diverso questa perdita. Non pensavo a vendetta, né a rivendicazione, tant’è che mio padre non me lo avrebbe portato dietro… tant’è che dopo tutto quello che ho fatto mio padre non ce l’ho. Ho solo reso più infelici a chi ancora volevo bene. Comunque…

Fatto questo mi trovo un percorso di crescita senza una figura paterna. Sono andato a scuola, ma capivo che a casa qualcosa mancava, anche se i parenti nulla ci hanno fatto mancare, ma l’affetto della figura paterna quella mancava, anche se mio padre c’ha provato a farmi sia da padre che da madre…. Ma purtroppo non è così, un padre è un padre, una madre è una madre. Dottoressa… Non piango per me, ma per in coscienza il male che ho causato a tutti gli altri… io ormai è quello che…

Quindi in questo percorso che ho fatto di crescita, ho fatto tutti i lavori più umili, sono andato a zappare la terra, barbabietola, pomodori, finocchi a raccogliere, ho fatto di tutto per guadagnare quei soldini anche se avevo 11 anni già facevo questi lavori e inoltre studiavo quello non l’ho mai abbandonato. Lavoravo e studiavo e andavo avanti così.

Questo signore “3dita” viene condannato a 14 anni poiché gli viene riconosciuta la provocazione e dopo pochi anni ce lo troviamo fuori…. Me lo trovo a Cutro dopo 5 anni dal 1977… all’82 era già in permesso. Tra la buona condotta poi lui era falegname pertanto… poi quello che è giusto che sia per ogni detenuto, fa un buon comportamento, ed è andata così. Nel 1982 ce lo troviamo fuori e comincia a provocare ancora, gli zii, i parenti, tutti…. Io fino a quell’età di 15 anni non avevo nessuna intenzione, anche se praticavo… che vuoi Cutro era quello… in quegli anni 70 imperversava il far west … la criminalità c’era, le frequentazioni mie erano “topino” Antonio Macrì, scomparso con la lupara bianca, Boscarello quello era…. Ce n’erano tantissimi. Adesso non sto a parlarne perché verranno più avanti, in questo momento non ci servono.

Le cattive frequentazioni c’erano, erano nel rione… cercavo di starne fuori, di frequentare diciamo ragazzi tranquilli.

A un certo punto ‘sto signore provoca in modo eccessivo gli zii di mio padre, mio nonno e tutti gli altri io comincio a crescere,mia madre pensa di delocalizzarmi di mandarmi a Reggio Emilia, c’era già mio fratello. Gli zii correvano da mia madre come se fosse lei la colpevole. Piangevano disperati… perché anche loro dicevano, che gli abbiamo fatto? Ormai c’ha ammazzato… non ci torna indietro… Come dobbiamo comportarci? Non sapevano neanche loro come fare, questo aveva il grilletto facile…

PM:  stiamo sempre parlando di 3dita Ruggiero Rosario?

VALERIO:  sì sempre di 3dita

CARUSO:  i suoi congiunti sono i fratelli di suo padre?

Gli zii di mio padre, i “pulitini” diciamo così presidente, la mia famiglia sono i “pulitini” mio padre ha due fratelli uno di Milano e uno giù, che poi lo va a sparare…. che poi ci arriviamo a questo qua.

Lui provocava, impauriva… perché già il 3dita forte di aver già fatto un omicidio per le famiglie mafioseCiampà /Dragone, forte di questo, essendo un uomo battezzato da quel gruppo malavitoso, a quel punto pretendeva, imponeva, voleva rispetto e spazio e quello ha fatto. Cosa succede,‘sto 3dita i fatti suoi non se li fa e mia mamma…. Mi comincia  afarmi capire che è il momento di partire, sei grande se vuoi è il momento di partire, detto in modo diplomatico, una mamma cerca di proteggerti, si priva del figlio pur di vederlo fuori da ogni dinamica criminale. Mi manda a Reggio Emilia, nel 1983 mio fratello era già fidanzato con Antonietta Vertinelli la sorella di Palmo e Pino Vertinelli, figlia di Totò Vertinelli che dicevo prima, nipote di “Tulifera” Salvatore De Luca. Noi ci troviamo di fronte a una condizione… o vai o succede qualche cosa, perché mi vedevano che ero dinamico, sveglio… questo che non piglia qualche altra strada… cosa che poi non ne esce più fuori. Pertanto mi mette in contatto con i Vertinelli Pino e Palmo, mio fratello era fidanzato con la sorella Antonietta, poi si sono sposati. Io per la prima volta in settembre del 1983 decido di partire, parto di venerdì, arrivo sabato e lunedì mi trovo con le manette, mi arrestano. Per armi da guerra.

Succede che Totò Oliverio, cognato dei Vertinelli, ha sposato la sorella Maria Vertinelli, con il fratello Vito Oliverio, che è un altro soggetto che ha ucciso pure una persona, un cutrese in Germania ha ucciso,e scontò tanti anni di carcere, questi avevano un traffico di armi.

Quella maledetta domenica dove mi trovo io… ma io non ero sul posto, non ne sapevo niente di tutta questa storia, ero a Montecchio Emilia da un giorno, bevono, mangiano si ubriacano, vanno in una cantina dove avevano un capannone, provano un mitra, sparano dentro la cantina sia Vito Oliverio sia Beppe Lerose, da una bocca di lupo, una feritoia che serve per l’aereazione dei garage, quindi esce fuori un proiettile da questa finestra e va finire in una abitazione. La proprietaria si trova questo foro alla finestra, chiama i carabinieri, i carabinieri intervengono realizzano che è un foro di proiettile, trovano l’ogiva e vedono da dove è partita la traiettoria del colpo. Fanno tutte le loro conclusioni e la mattina mentre ci rechiamo al lavoro, per me era il primo giorno di lavoro, vicino alla piazza di Montecchio ci venne davanti una 127 blu, ricordo ancora, con un signore con un braccio di fuori con una pistola enorme e ci intima l’alt. Eravamo in cinque in macchina, io in mezzo. Alla guida Palmo Vertinelli, Giuseppe Vertinelli, c’era mio fratello da una parte, Schettini dall’altra e io in mezzo e io mi impaurii… ero scappato da queste cose e mi trovo il primo giorno davanti a un pistolone che per me era enorme vedendo dalla prospettiva dov’ero io, sembrava che mirava verso di me, tant’è che scalpitavo lì in mezzo… Uscimmo fuori dalla macchina e ci intimammo. Erano i CC. Ci fecero alzare le mani, perquisizioni, vennero altre macchine a supporto… ci portarono in caserma, ci fanno le prime sommarie informazioni, ci sentono e ci mandano fuori, io aspettavo gli altri che uscissero.Nel fare questo Palmo Vertinelli ci indottrinava su quanto dire e come fare, perché nella sua auto, la mercedes, c’era una pistola una 635, con i proiettili dentro la manopola delle marce. Per non dire che dormivamo lì nella casa su Strada Calerno, un po’ più avanti dove adesso c’è il Millefiori, su quella strada avevano una abitazione che lì pernottai, avevo detto che pernottavo in macchina ai carabinieri. C’era qualcosa che non tornava, tant’è che io rimasi lì, non sapevo come muovermi. Sentirono a me per primo e io indottrinato da Palmo dissi cosa dovevo dire e mi rimandarono fuori. A un certo punto mi richiamano dentro, c’era qualcosa che non tornava e praticamente mi fanno tirare via cintura, lacci tutto quanto e mi chiudono dentro una camera di sicurezza. Uscii dopo 26 giorni.

 

PM:  lei era minonenne in quel momento?

VALERIO:  ero minorenne avevo da poco compiuto 16 anni.

Mi portano al San Tommaso, lo vedo per la prima volta il vecchio carcere di Reggio Emilia. Mi tengono per un paio di ore, penso che abbiano fatto un errore… mi chiamano e mi portano al minorile di Bologna ed esco dopo un mesetto. A quel punto mi crolla il mondo addosso: cerco un posto dove stare più tranquillo invece mi ne sono trovato in galera, cerco grazia e trovo giustizia, si dice così nel mondo criminale, quando ti capita qualcosa di non coerente.

Dopo 5 mesi che sto a Cutro, questo Ruggiero 3dita non si faceva i fatti suoi e poi sapendo che mi avevano arrestato per armi, si fece un’altra idea “questi hanno male intenzioni, di uccidermi” si è creato lui questi presupposti ma erano lontani da me questi presupposti, non c’erano quei motivi.

Siamo nel 1983.Riparto nel 1984 e vado di nuovo con Palmo e Pino Vertinelli perché non avevo altri conoscenti… per andare via da Cutro…

 

CARUSO:  dopo che è uscito dal carcere è tornato a Cutro?

VALERIO:  per qualche mese, poi ritento la fortuna su Reggio Emilia. Per un periodo mi va meglio, inizio a lavorare vado a finire vicino a Castel Guelfo, c’è un ponte… zona Parma, Palmo lavora per quel periodo per la Magri spa, un geometra della Magri… c’è stata una piena che aveva divelto dei muri che erano da ricostruire, ma c’era urgenza all’isola d’Elba che stavano facendo una fabbrica di sardine alla Napoleon credo, a Marciana Marina, c’era bisogno di personale lì e ci mandarono lì. Disse volete andarci, a quale punto lì l’isola d’Elba, Parma o Reggio Emilia erano la stessa cosa. Tanto sempre fuori da casa ero. Dissi va bene andiamoci e ci siamo andati io e Palmo.

Abbiamo iniziato a fare un po’ di manutenzione in quella fabbrica esterna, pozzetti, finiture per la urbanizzazione. Fatti questi lavori qua, è venuto buono un altro lavoro, un hotel/albergo sempre a Marciano Marina a 200 metri da dove eravamo e da dove pernottavamo, perché eravamo nei container che ci dava la Magri, quelli che si usano per il terremoto. C’era la mensa, quindi mangiavamo e dormivamo.

Da lì inizia un percorso diverso da quello che ho avuto all’inizio. Lavoro per circa due anni, un anno e mezzo circa, sono il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. La Magri fallisce, ma nel fallire la Magri, Palmo faceva le false fatturazioni sia del lavoro che faceva, sia di quello che ne aveva necessità la Magri, ma ne faceva anche per altri. Lui praticava la falsa fatturazione già in quel periodo, tant’è chefu trovato e per questi motivi non aveva intestato nulla.

Torniamo indietro, e in sostanza la Magri fallisce, lui i soldi li piglia, noi non pigliamo niente… cosa succede, che erano soci nel lavoro, perché cosa succede, che già all’epoca si faceva caporalato, opera omnia, cioè ti do il lavoro, ti do da mangiare e da dormire e ti do la paga che decido io… io ero assunto, ma non pigliavo la paga dell’assunzione…. Perché lui pigliavo di più, ma neppure quella prendevo, prendevo di meno… perché mi venivano detratte le spese per dormire e mangiare. Si va avanti, siamo nel 1984, la Magri fallisce e io torno su Reggio Emilia. Lavoro per un breve periodo a Massa Carrara con un geometra che collaborava con la Magri, facciamo opera di urbanizzazione, mettiamo dei cordolini robe varie di contenimento per le strade. Io già stavo imparando il mestiere, arrivo a Reggio Emilia che quel lavoro non è durato molto perché lì c’era anche Totò Oliverio, che come dicevo è il cognato di Palmo,perché è marito della sorella Maria Vertinelli…. tornato a Reggio Emilia non voglio lavorare più con loro, mio fratello mi convince, c’è un lavoro alla Barilla, vieni con noi etornai con loro.Ma pernottavo a Reggio Emilia in un monolocale in cui eravamo 4, c’era un tale Vincenzo Vasapollo, non quello del 99, di un altro ceppo, c’era Macrì Francesco, Spina Giovanni e io.

 

CARUSO: siamo nel 1984 o un po’ più avanti?

Siamo nel 1985, signor presidente. Il 1984 lo abbiamo lasciato con la Magri, io poi non volevo più stare a Montecchio Emilia, da ragazzino volevo anche fare attività fisica. Dal momento che andai a Reggio Emilia iniziai a fare il pugile per la Pugilistica Reggiana, in via Guasco una via parallela da dove pernottavo io, che pernottavo in via Emilia all’Angelo dalla signorina Pecorari (ndr: “Pecorari case”), mi piaceva praticare sport, ancora qui Antonio Valerio non ero il criminale che poi più avanti si capisce.

Faccio pugilato, le cronache sportive in quel periodo, reggiane soprattutto… combattevo per Emilia Romagna, lo conoscevano come pugile non come delinquente criminale.

Finisce il periodo del pugile, vado a militare nel 1986, mentre ero militare mi danno un permesso per sostenere la famiglia, mi danno un permesso di 30 giorni e vado a lavorare a Parma con “Pino il geometra”, cosidetto “geometra” perché lui non è geometraè De Luca, figlio di quel Toruzzo De Luca di cui parlavo all’inizio. Lavoravo con Pino Vertinelli, Palmo è andato in quel periodo è andato in bassa fortuna e torna giù, fa i trasporti con i camion portando i prodotti tipici calabresi e li vendeva unitamente con Raffaele Riillo chepi questo diventa suocero di “capastreddiu” il figlio di Rosario Ruggiero 3dita.

‘Sto Palmo va avanti e indietro e ci venne a trovare sul cantiere, c’ero io, c’era Pino… e all’epoca Pino lavorava per un tale Botti Amerigo. Questo Amerigo è un imprenditore e aveva necessità di manovalanza, Palmo coglie l’occasione per cacciare fuori Pino De Luca suo cugino. Pino fa come dire un colpo alla botte e un colpo al cerchio, fa da amalgama tra i due, però si sono presi il lavoro, hanno acquisito la simpatia e le commesse di Botti, poiché “Pino il geometra” non curava bene il lavoro e quindi subentrano i due fratelli Vertinelli alla Rocca di San Lazzaro all’entrata di Parma. Subentrano queste altre figure, Botti Amerigo che poi più avanti… la faccio breve signor presidente, ma poi questo ci serve come incipit per le altre dinamiche che si aprono strada facendo. Quindi Amerigo Botti fallisce.

Palmo conosce Frassari Claudio che in quel periodo lavorava per il comune di Parma nell’area tecnica, che mansione svolgesse non lo so. Da qui nascono tante altre cose. Mi fermo qua.

Torno indietro per agganciare dal 1984 un’altra linea prospettica come le chiamo io, un’altra dinamica.

Nel 1984 il “3dita” a Cutro continuava a fare questi lavori di prepotenza, si creava spazio nel mondo criminale, andava a chiedere a fare, a dareconto, cercava tutte ‘ste… come dire, di crearsi spazio che nessuno gli voleva accordare, ma lui lo pretendeva perché aveva fatto… Da qui in avanti ‘sto “3dita” forza sui miei parenti, va a sparare mio zio Franco, mio nonno Valerio Gaetano e mia cuginetta che all’epoca aveva solo 4 anni. E questo è un altro fatto grave che tocca “3dita” perché toccare, come abbiamo detto all’inizio, donne, come il Sergio che va a uccidere due donne, era un capo mafia e va in disgrazia, toccare dei bambini non è una bella cosa nel mondo criminale/mafioso/’ndranghetistico. Quindi il fatto che ha toccato una bambina, questo a me Valerio Antonio ha fatto perdere la testa. Una bambina di 4 anni… Mio nonno e mio zio se ne potevano fare una ragione essendo adulti, anche se non era corretto, ma questo va a toccare una bambina ha perso il lume della ragione

 

CARUSO: le conseguenze di questi spari quali furono, va a toccare cosa intende dire?

VALERIO:  va a sparare mio nonno…

CARUSO:  ci sono state delle conseguenze o è stata una minaccia?

VALERIO:  no sono stati sparati

CARUSO:  li ha colpiti?

VALERIO:  ha detto bene signor Presidente, forse mi sono espresso male io, a un certo punto erano minacce, da questo momento in poi, non ricordo che anno era preciso, ma era il 1984 circa, lui proprio spara… fino a un certo punto si è limitato a intimorirli a terrorizzarli a creargli sudditanza psicologica “io sono il 3dita ti ho ammazzato il tuo parente, tu quando mi vedi devi strisciare, devi avere paura di me”… questo faceva, poi non si è limitato più a questo, ha iniziato a sparare

 

PM:  muoiono suo nonno, suo zio e sua nipote?

VALERIO:  no, fortunatamente, è stata una coincidenza…

PM:  rimangono feriti?

VALERIO:  adesso racconto tutta la dinamica così non rimangono in sospeso alcune cose.

A quel punto “3dita” decide di sparare mio nonno e mio zio e si trova anche mia cugina di 4 anni. Erano andati a Cutro per la festa dei morti credo, era più o meno quel periodo lì. Quindi nel tornare a Capo Colonna, per arrivare dove abitiamo noi a Fondo Campione, dove abitavano i miei nonni a Fondo Campione,  c’è una salita e poi c’è subito una discesa che è la strada di Astilo.Nell’imboccare la strada lui iniziò a sparare prima e fortunatamente mentre lo zio ha preso lo scosceso, lo strapiombo che porta poi a Fondo Campione, la macchina si è inclinata e il proiettile è passato sopra la testa si vede il foro di entrata nel parabrezza che quando l’ho visto ho detto questo non ha più ritegno, non ha più pietà per nessuno, questo ci distrugge… a quel punto lì ho preso coscienza di tutte queste cose, ma ancora cercavo di starne fuori, come ho cercato di fare sport, cercavo di sfogare la mia rabbia, avevo tanta rabbia, essendo rimasto orfano a 10 anni, quindi e….

Ndr: il collaboratore si commuove nuovamente

 

VALERIO:  tutta questa voglia di esplodere la sfogavo nella palestra, ho fatto anche dei buoni risultati come pugile a livelli dilettantistici, la mia rabbia la sfogavo lì dentro, cercavo di stare fuori da queste dinamiche.

Ma lui non ci lasciava in pace. Ci provocava per essere poi a sua volta, per reagire a una azione/reazione e crearsi di nuovo il passepartout della provocazione, lui era bravo in questo.

PM:  non li ha presi?

VALERIO:  i colpi passarono a pochi centimetri. La macchina fu investita di colpi. Mio zio è un sociologo, non aveva quelle intenzioni lì di fare il criminale o di vendicare, anzi, ci inducevi in qualcosa di propositivo, di buono. A quel punto ha preso tutti i proiettili… perché le indagini che furono eseguite non soddisfacevano… è vero che uno quando subisce cerca di appoggiarsi alla legge, io in queste cose qui, vedendo tutte queste cose non credevo più nella giustizia, come ha fatto mio zio, ha preso i proiettili tutto quanto, è dovuto andare a pregare “vedete che mi hanno sparato, i proiettili sono qua” gli ha fatto vedere la macchina…

Ma non ne tennero conto, erano tutti spaventati, eravamo tutti terrorizzati da questo signore qua.

A questo punto, signor presidente,nonostante questo, in verità si tendeva sempre a starne fuori dal pensiero di una vendetta, dalla voglia di vendicarsi, tanto qualsiasi cosa sarebbe successa ci avremmo rimesso ancora o con il carcere o con altro, si cercava di stare fuori, tanto mio padre non tornava più, dalla morte non abbiamo ancora visto tornare nessuno fino adesso. Ci si spera che si ritorni ma purtroppo ancor non è successo.

Si guardava in una prospettiva diversa. Reggio Emilia ci poteva aprire prospettive diverse,non è successo. Questo signore ci inchiodava sempre lì. Spara, fa, venne forse condannato per lesioni, non per tentato omicidio, perché giuridicamente è così. Però ssi pretendeva un po’ di protezione da parte delle forze dell’ordine, cose che a mio vedere da bambino di 10 anni, fino ai 15, ai 16 ai 17, non riuscivo a ragionare, a elaborare a comprendere cos’era la giustizia, cos’era il giusto e il non giusto. Non riuscivo a realizzare questo. Quidi aumentava in me la voglia, questo trascorso, quel pensiero, ma questo ci ammazza, quando andavo giù in Calabria dormivo con un fucile a canna mozza, sotto il letto, non lo facevo vedere nemmeno a mia mamma,perché avevo il terrore che questo mi potesse entrare di notte in casa.

A quel punto lì questo signore spara, viene indicato che era lui, mio zio aveva paura. E’ brutto dirlo, però era terrorizzato, era un dottore, andava a lavorare in comuneall’epoca a Crotone, i miei nonni erano anziani. Ma iniziò un sentimento di vendetta, dove il “3dita” più avanti fu attentato, ma io non sapevo nulla di questa cosa, ero al buio. Nel tragitto che faceva il “3dita” da Cutro a ... perché lui ha avuto un periodo di semilibertà, dormiva in carcere, poi gli avevano dato la possibilità di dormire in casa e poi rientrare, in quel periodo lì in cui dormiva a casa, si offrì un amico di mio padre, Vincenzo Vasapollo, un altro omonimo non quello del 99,aveva più o meno l’età di mio padre, si offrì, perché era imperdonabile quello che aveva fatto a mia cugina di 4 anni, pensare di andare a sparare nella macchina quando c’è un bambino, nelle regole di ‘ndrangheta è un fatto che non è perdonabile. Questo si offrì, mio nonno colse all’occasione, era allo stremo, terrorizzati, le forze dell’ordine non prendevano provvedimento, questo girava armato, sparava dappertutto a Cutro, era in contraddizione con altri suoi parenti Ruggiero che poi diremo più avanti. Questa era la fotografia del 1984/1985.

 

CARUSO:  mi tolga una curiosità, suo zio ha denunciato Ruggiero?

VALERIO:  no mio zio ha denunciato il gesto

CARUSO: ma non la persona, aveva visto la persona?

VALERIO:  in tutta verità mi creda che non gliel’ho mai chiesto a mio zio se ha indicato lui

CARUSO:  lui fu condannato seppure per lesioni?

VALERIO:  penso fu condannato per lesioni, perché mio mio zio disse quello che era vero, con lui avevamo problemi, la mia famiglia non aveva problemi con nessuno

CARUSO: per questa cosa non gli fu revocata la semilibertà?

VALERIO:  il fatto che ha sparato a una bambina di 4 anni?

CARUSO:  il fatto che fu messo sotto processo

VALERIO:  era questo il nostro disappunto, la faceva sempre franca  noi “pulitini”non eravamo tutelati dalle forze dell’ordine, questo la faceva sempre franca, se avesse santi in paradiso questo non lo sappiamo…. Gli trovavano la pistola e dopo 8 giorni era fuori… e lui forte di questo faceva sempre di più non c’era al limite al peggio a nessuna cosa, andava oltre pertanto noi eravamo terrorizzati. Quindi a questo punto spara a questa bambina di 4 anni e qualcheduno comincia a capire, vabbè sarai uomo d’onore, ma a una bambina di 4 anni non si spara e per questo ho iniziato a infilarmi in alcune dinamiche che non avrei dovuto, però purtroppo l’ho fatto e qua devo dire “mea culpa” e lo sta facendo.

Pertanto lui va in semilibertà fa questo passaggio da Cutro a Petiglia…. Perché Petiglia è un altro paese fortemente mafioso, criminale, c’è una storia lunghissima, non sto adesso a dilungarmi su queste dinamiche qui Petiglia Policastro è un paese dove si struttura anche Grande Aracri, però adesso fermiamoci qua.

Lì a Petiglia Policastro prima trova una base di lavoro, si fa amici ma anche nemici. Perché a partecipare al suo tentato omicidio di “3dita”… questo Vincenzo Vasapollo viene arrestato con i Petigliani, mentre lavorava a Petiglia Policastro.

Faccio un passo indietro.

E qui inizia la molteplicità dei motivi e dei futili motivi se vogliamo per il mondo criminale di attentare al “3dita”.

Questo Vincenzo Vasapollolavorava presso una falegnameria mentre entrava e usciva dal carcere.

E conosceva il paese e conosceva i suoi nemici e uno di questi tale Peppe Riotta partecipa al tentato omicidio, è colui che spara a Rosario “3dita”. In una zona di Cutro al bizio Lenza, molto isolata, li uccidono anche altri che vedremo più avanti… Dragone e Sindari.

Fatto fuori Cutro lui non poteva capire se erano i Valerio i “pulitini” o dove si era creato i nemici a Petiglia Policastro o da Cutro stesso ma non quelli che erano i suoi partecipi. A quel punto lì il “3dita” andava in semilibertà un tale FrancescoMattace “ciccio”, che divenne poi suocero di Giuliano Floro Vito. Mattace è stato avvisato di non andare in semilibertà, perché c’era qualche cosa, di darsi per malato, poiché condividevano spese e sventura, poiché andavano insieme con la macchina in carcere, per economia loro. Vincenzo Vasapollo prepara l’agguato, fa presente tramite altri di non far presentare Mattaceperchè abitavano vicino in tempi antichi, nel Casale che è un altro rione, si conoscevano i due.

Avviene l’agguato, i proiettili vanno tutti in direzione del “3dita”, Ciccio Mattaceè stato testardo a volerci andare e per questo motivo si è salvato “3dita”, altrimenti l’avrebbero ucciso. “3dita” è fuggito nei campi, è stato ferito gravemente ma si salvò. A questo punto il “3dita” si incaronisce ancora di più.

 

CARUSO:  Vincenzo Vasapollo era da solo? E da chi era stato incaricato?

VALERIO:  era con Peppe Riotta che accompagnò Vincenzo Vasapollo, perché Vincenzo praticava Petiglia e sapeva chi erano gli amici e i nemici di “3dita”

CARUSO:  perché lo fa?

VALERIO:  era un carissimo amico di mio padre

CARUSO:  una sua iniziativa?

VALERIO:  ci sono sempre più motivi per uccidera una persona, il Vasapollo sapendo che era stata sparata una bambina e il sangue ci ribolliva perché eravamo terrorizzati ha giocato di fino utilizzando questo aspetto con quello che aveva lui con altri di Petiglia Policastro

 

PM:  lei prima ha indicato suo nonno e suo zio come quelli che hanno parlato con Vincenzo Vasapollo

VALERIO:  esatto perché VincenzoVasapollo si è proposto con loro, visto che vi sta facendo tutte queste forzature, minacce, pressioni psicologiche, visto che è arrivato a sparare… eloro sono crollati… chi avrebbe detto no?

 

CARUSO: Vasapollo aveva un motivo suo?

VALERIO:  Sì, gli aspetti che si era creato “3dita” a Petiglia Policastro, le inimicizie che si era creato quando lavorava, perché aveva un periodo che dormiva nel carcere e lavorava lì, gli avevano trovato un lavoro. Come gli hanno trovato il lavoro?Sempre sull’influenza dei Dragone/Ciampà. Vasapollo conosceva queste dinamiche, ha sfruttato due cose per un fine. Cercava di fare l’utile  e il dilettevole. Sfrutto i “pulitini” così prendo la famiglia in mano, qualche cosa ha preso qualche soldo da mio nonno, l’arma la dovevano comprare,la macchina pure, sovvenzionamento,denaro gli fu dato a Vasapollo. Gli fu dato dal nonno

 

PM:  Ruggiero Rosario non muore in questo attentato

VALERIO:  non muore, purtroppo…. Dopo giorni capiscono quello che è successo, Peppe Riotta che spara… succede questo fatto qua … siamo circa nel 1986, io vado a militare e come dicevo…

CARUSO:  per questo tentato omicidio del Ruggiero non viene imputato nessuno?

VALERIO:  che io sappia no

CARUSO: questo è un delitto ad autori ignoti, lo sta raccontando lei per la prima volta?

VALERIO:  nello specifico sì

CARUSO:  non c’è stata indagine?

PM:  forse lui non lo può sapere

VALERIO:  le piste investigative delle forze dell’ordine non le posso sapere, controlli ce ne sono stati, ma io non c’ero, mio fratello nemmeno, chi poteva farlo a Cutro? I nonni e lo zio…

CARUSO:  le risulta che Riotta e Vasapollo sono mai stati incriminati?

VALERIO:  che io sappia no.

Il Vasapollo nel 1987/88 lo trovano con 5 kg di droga con delle persone di Petiglia Policastro, ecco perché dicevo che avevano i loro motivi, e questo è uno di quegli aspetti e praticamente dopo un breve periodo di carcere per questioni misteriose, muore, fu riesumata la salma che si diceva che avessero pagato qualcuno che avessero messo del sale anziché la salma, credo che fu riesumato ‘sto cristiano qua, ‘sto Vincenzo Vasapollo…. Siamo nel 1987/88 e io incomincio a perdere la ragione, se fino a quel momento ne avessi avuta, se cercavo di stare fuori da ogni dinamica mafiosa, da ogni logica mafiosa, purtroppo ho incominciato a fare i stupefacenti. Inizio a fare degli stupefacenti, sapevo da chi prendeer, sapevo a chi portare

 

CARUSO:  era a Reggio Emilia?

VALERIO:  sì da qui inizio la storia, circa 30 anni di storia criminale, signor Presidente

CARUSO:  27…

 

VALERIO:  a Reggio Emilia c’erano dei gruppi già mafiosi, vedasi l’omicidio Trusciglio, di un tale Muto Antonio credo, nel 1990…
Ndr: 6 settembre 1992 ucciso in un bar di Cremona

Omicidi di Cremona, il pm chiede 6 ergastoli - Crotonese - 5 marzo 2014

Torniamo indietro, se no passiamo di palo in frasca, in modo cronologico.

Nel 1984 conobbi all’isola d’Elba Trusciglio Domenico, detto “trema trema” per una sua problematica credo neurologica aveva un tremore alle mani. Più avanti faccio un salto di due anni, lo ritrovo a Reggio Emilia nella consorteria dei Lucente, in quel periodo Lucente Giuseppe detto Pino, Salvatore Lucente detto “Toruzzo”, Domenico Lucente detto Mimmo, che poi si è suicidato in carcere, Bonaccio Giulio, “Trema trema”(ndr: Trusciglio Domenico), Fioretta Salvatore, si legavano poi man mano i Dragone Raffaele, figlio di Totò, Dragone Salvatore figlio di Totò, Dragone Raffaele nipote di Totò Dragone, questo qua era un gruppo forte su Reggio Emilia compreso Muto Antonio, quello che fu ucciso.Era il gruppo per antonomasia su Reggio Emilia.

C’era anche un sottogruppo formato da Fava Antonio, Gualtieri Rocco, che poi diventò collaboratore,un  fratello di Sorrentino Rosario, lo stesso Rosario Sorrentino, Macrì Antonio e altri…. Poi c’era Nicola Vasapollo, Vincenzo Vasapollo, Gara Antonio, Mimmo Scida… qualcuno mi sfugge, mi riservo…

 

CARUSO:  parla di locale di Cutro a Reggio Emilia?

VALERIO:  in quel periodo era un locale di Cutro a Reggio Emilia, poi quando vennero i Dragone diventò Reggio Emilia. Già all’epoca ci fu la divisione da Cutro a Reggio Emilia. Il ceppo è Cutro, ma l’associazione oggi denominata emiliana, ma cutrese/emiliana o meglio medio padana che dir si voglia è Reggio Emilia. I figli di Dragone la portarono a Reggio Emilia già nel 1986, i figli di Dragone… per un omicidio furono dentro e come uscirono anche il nipote Raffaele aveva una associazione. In loco c’erano i Lucente… loro mano a mano che salivano venivano i figli di Dragone hanno formato l’associazione a Reggio Emilia. Dal 1986/1987.

 

CARUSO:  Dragone il capostipite arriva a Reggio Emilia nel 1982?

VALERIO:  quello è un filone che arriva più avanti.

Io avrei dovuto fare un discorso di mettetevi una linea immaginaria, una linea di orizzonte, metteteci un puntino metteteci delle linea verticali e facciamo tutte le linee prospettiche, praticamente la linea del Brunelleschi e vediamo quante file, quante tematiche si aprono che che vanno poi tutti a concludersi nell’associazione denominata Aemilia

 

CARUSO:  i Dragone che arrivano e si staccano chi sono?

VALERIO:  i Dragone si staccano da Cutro… ma ci arriviamo più avanti

CARUSO:  segua il suo filo… faccio poi le domande

 

VALERIO:  tanto i fatti quelli sono e tornano sempre, giriamo li facciamo, ma tornano sempre perché quelli fatti sono, fatti reali. Pertanto tornano.

Su questo filone succede che i Dragone e i Lucente vengono su dopo che scontano le varie pene, venendo su formano la loro locale qua. Noi da Cutro ci stacchiamo e fanno una base ferma a Reggio Emilia. La ‘ndrangheta ce l’abbiamo da metà degli anni 80. Mi fermo un attimino qua, perché dobbiamo fare il gruppo reggiano e il gruppo siculo/calabro. Anticipo questo per poi tornarci sopra.

Torno al Dragone alla venuta di Totò Dragone. Quando arriva Totò Dragone, ma arriva nella premessa che ho fatto delle famiglie mafiose

 

CARUSO: stiamo parlando di Antonio Dragone il soggiornante?

VALERIO:  soggiornante, perfetto, 1982. Torniamo indietro…. Dagli anni 70 quando ho parlato di Totò “Paolini” Spagnolo di cognome, quando uccisero questo Paolini, questi controllavano il traffico delle carni, avevano una macelleria, era una persona importante, mafiosa, era uno di quelli che comandava a Cutro, c’era un giovane Dragone che voleva emergere affiancato dai Ciampà e qua si aprono quelle 7 persone che ho nominato che sono legate a questi fatti, ma questi sono fatti antichi. Dal 1984 diventa Reggio Emilia, questo per fare un distinguo, così evito di spiegare ogni volta… è vero che le radici sono quelle, perché proveniamo da Cutro, nonostante sono 34 anni che sono a Reggio Emilia non posso dire che sono reggiano, se lo dico mi ridono in faccia, calabrese sono… pertanto le radici sono sempre quelle.

Ma c’è un distacco da metà degli anni 80. Totò Dragone uccide Totò “Paolini” che fa Spagnolo di cognome poi uccide il nipote un tale Vittorio Colacino, il figlio ce lo troviamo più avanti su Pedrignano.

 

CARUSO:  li uccide quando e dove?

VALERIO:  li uccide a Cutro negli anni 70. Siamo partiti di nuovo all’origine, questo per dare struttura e crono logicità alle cose per poi arrivare agli anni 90 perché a Reggio Emilia ci fu una mattanza molto cruenta

 

CARUSO:  Dragone negli anni 70 elimina i suoi avversari e controlla Cutro

VALERIO:  e controlla Cutro, ma viene arrestato per questo si trova a soggiornare…. Il Dragone uccidendo il “Paolini”, uccidento il nipote, viene condannato a 30 anni di carcere però per un qualche motivo esce fuori per un paio di anni, non so perché, viene soggiornato a Reggio Emilia, va a finire alla Mucciatella del papà di Paolo Bellini che in quel periodo era latitante. Gli trovano un appartamento e rimane per diversi anni o meglio per poco tempo a Quattro Castella ma poi rimane il figlio… lui viene arrestato nel 1984 se non erro …. Sono fatti che si possono riscontrare. E’ solo il racconto, non c’è niente da imputare qua, avete già tutto… in quel preciso periodo arriva Dragone, arriva la ‘ndrangheta a Reggio Emilia a Puianello.

Arrivando Dragone, soggiornati al nord c’era un tale Pasquale Voce, all’epoca capo di Isola o uno dei capi, c’erano gli Arena e c’era Antonio Arena. Ci fu uno storico incontro in zona Quattro Castella. Nel mondo criminale era come un incontro pari al G7/G8, erano i grandi del crotonese. Tanto per dare una idea dell’importanza. ‘Sti tre si incontrano e incominciano a strutturare.Il percorso degli altri non lo so… Dragone viene riarrestato, Dragone fu attenzionato di un attentato che trovarono una persona, gli trovarono una fotografia che doveva uccidere Dragone questo per mano dei Cassarola… si ricorda che abbiamo raccontato della faida che ci fu fra i Cassarola (ndr: gli Oliverio) si lega in quel frangente lì.

Dragone viene riarrestato, rimane il figlio Salvatore, poi penso che esce anche Raffaele si delocalizzano su Carpi, zona Correggio/Carpi/Modena quel circondario lì e i figli incominciano a staccarsi da Cutro, perché c’erano delle responsabilità che si dovevano prendere a Cutro e il padre aveva paurao che gli potessero uccidere i figli e allora li ha spostati da Cutronon essendoci… a questo punto gli manda dei cugini e cominciano a fare il traffico di droga. I Dragone si chiamano locale, si chiamano base ferma. Con Cutro ci stacchiamo, siamo sempre con Cutro però staccati, i nostri affari ce li facciamo noi

 

CARUSO: mi tolga una curiosità, ci vuole una autorizzazione, l’hanno avuta, l’hanno chiesta o non ci vuole niente?

VALERIO:  erano i Dragone a chi dovevano chiedere? Ai Ciampà potevano chiedere. I Ciampàgli accordavano tutto ai Dragone

CARUSO:  non ci vuole una autorizzazione da una autorità superiore per aprire una locale?

VALERIO:  iICiampà più autoritari di loro a Cutro non c’era nessuno. E’ chiaro che fanno presente alla “mamma”al locale di riferimento in Calabria che si sta aprendo… ma Dragone non aveva bisogno di… questo si da per scontato anche se è da dire, che un locale viene aperto con il bene placido della “mamma” dove c’è il nucleo

CARUSO:  che sarebbe?

VALERIO:  che all’epoca era San Luca.

CARUSO:  voglio sentirlo da lei in modo che rimanga

VALERIO:  io ci andai a San Luca

PM:  vada in ordine Valerio, se no apriamo troppe parentesi

 

VALERIO:  sì. Eravamo al periodo che si chiamano locale a metà degli anni 80.

I Lucente facendo spaccio di stupefacenti alivello importante, cosa succede?Da una parte sul versante modenese si affiancano ai casertani o campani e nel versante a Reggio Emilia avevano già la loro base, quelli che ho detto, con a fianco un altro gruppo siculo/calabrese formato da Andrea Gambino, che dimorava su Modena, ma conoscendo il “Pino” Giuseppe Dibartolo che è morto adesso, aveva un ristorante a Rivalta… “da Franca” si dovrebbe chiamare, Antonio non ricordo il cognome, ma ha avuto un altro ristorante a Reggio Emilia “Stranamore” e per tanto lo soprannominaronocosì.

C’era questo gruppo con Bonomo Giacomo, Alfio “Alfredo” Ponzo, neutro c’ero io, nell’altro sottogruppo che avevo menzionato c’erano i Ruggiero, i fratelli Salvatore e Pino quello che poi fu ucciso a Brescello. Insieme con i Vasapollo con il sottogruppo, appoggiati dalla famiglia Maesano/Oliverio i cosidetti“Cassalora”della bassa mantovana, c’era il gruppo reggiano riconosciuto da Reggio Calabria da Melito Porto Sardo della famiglia Iamonte/Crea, io diventai molto amico con Santo Crea che racconterò più avanti.

A questo punto a Reggio Emilia c’erano anche altre famiglie che facevano altre attività, c’era spaccio di droga, estorsioni, io mi resi attore di un attentato dinamitardo in via Premuda per Bonaccio Giulio, detto “Ciano”, nel 1989 circa, in via Premudaall’epoca si chiamava “Donato”, ultimamente si chiamava La Pignatta questo ristorante qua, misi una bomba per Bonaccio Giulio, su commissione sua Vincenzo Vasapolloche c’era d’accordo anche Vasapollo Nicola

 

PM:  questi sono altri Vasapollo?

VALERIO:  i Vasapollo del 99, così cominciamo a classificarli, quello che era il mio compare… siamo nel 1988 comincio a prendere lo stupefacente a Parma, non mi sevo a Reggio Emilia, mi servo a Parma, vado da Pietro Villirillo detto “pistone”, anche lui un cutrese, c’è un altro gruppo cutrese a Parma, nel frattempo in questo passaggio…ho saltato un pezzo, lo riprendiamo adesso se no faccio confusione.

Devo agganciare altre persone… a un fatto che è successo a Cutro, praticamente venne ucciso Ciccio Ruggero che all’epoca, il fratello di quello che venne ucciso a Brescello, era il capo, o meglio era il contabile a  Cutro perchè Dragone non c’era, i figli non c’erano e avevano messo lui come contabile

 

CARUSO:  lo aveva messo chi?

VALERIO:  i Dragone/Ciampà, signor presidente, sono sempre loro che comandano a Cutro

CARUSO:  in quel momento… va bene

VALERIO:  in quel momento sì, finchè non c’è poi l’ascesa, l’escalation di Grande Aracri

 

PM:  Ruggiero Ciccio è fratello di chi?

VALERIO:  di Giuseppe quello ucciso a Brescello e di Salvatore Ruggiero che abita a Poviglio

 

PM:  e rispetto a Ruggiero Rosario “3dita” è un’altra cosa?

VALERIO:  è un parente alla lontana di 3dita

 

PM:  Ciccio è fratello di Ruggiero Giuseppe, quello ucciso a Brescello nel 1992?

VALERIO:  certo. Venne ucciso questo e arrivarono a Reggio Emilia e vediamo, nel sottogruppo queste altre presone, alcune le ho dette che erano Villirillo Antonio, Floro Vito Giulio, Gara Antonio, Mimmo Scida… e altri, mi verranno di nuovo avanti con i ragionamenti che portiamo …

Pertanto questo sottogruppo si infoltisce, a questo punto io mi rivolgo di nuovo a Reggio Emilia per lo stupefacente, ma non mi soddisfa la qualità e il prezzo perché con Alfio Ponzo cosidetto “Alfredo” e Bonomo Giacomo mi fanno conoscere un gruppo su a Milano di siciliani che avevano il prodotto migliore.

Perché loro erano neutri, io come vedete in questo periodo sono pure io neutro, perché più avanti capirete perché, creo la mia neutralità nelle questioni famigliari. Se no sembra un contradditorio il Ciccio Ruggiero. Ma Ciccio Ruggero quello che fu ammazzato a Cutro era in contraddizione con Rosario “3dita”, perché voleva prendere spazio, ecco perché faccio questa precisazione, in modo che non sembra confuso e contradditorio quanto dico.

A questo punto io li conosco i fratelli Pino e Salvatore “Turuzzo” Ruggiero io li conosco, i due abitanti a Brescello e Poviglio. Li conosco, so cosa fanno e cosa sono. Questi personaggi crescono con Vasapollo, con Bonaccio con il gruppo che poi si associa il Bellini. Che poi esce fuori anche il Bellini, si associa il Bellini, poi si affianca il Villirillo lo abbiamo già detto,il Floro Vito,perché poi si stacca un po’ Floro Vito perché aveva litigato con Bonaccio per una contraffazione di macchine, vendevano macchine a un concessionario di Poviglio entrano in disquisizione e si staccarono. Floro Vito faceva i suoi affari in…

 

PM:  sui nomi specifici andiamo nel dettaglio dopo, continui la ricostruzione “storica” che poi è anche la sua vita. Lei è a Reggio Emilia in questo momento e fa droga, è neutro rispetto a quali gruppi?

VALERIO:  a tutti i gruppi, facevo l’ago della bilancia con tutti, riuscivo a tenere in modo diplomatico affari con tutti, anche se di riferimento ero con i Vasapollo con i Lucente

 

PM:  la persona a lei più vicina in quel momento chi era, dal punto di vista criminale?

VALERIO:  Vincenzo e Nicola Vasapollo

PM:  che parentela hanno?

VALERIO:  fra loro sono cugini

 

CARUSO: prima di andare avanti cerchiamo di riepilogare questi gruppi. Ci sono tre gruppi, ha parlato dei Dragone, Lucente, Bonaccio, poi di un gruppo che sono un …

VALERIO:  un sottogruppo che sono i Vasapollo che poi si stacca a un certo punto Vasapollo. L’ho chiamato sottogruppo per un periodo ma poi si vede che io vado a fare una attività dinamitarda in via Premuda, il Bonaccio non  mi da quanto mi aveva promesso e io da lì mi stacco proprio. Si staccano anche ilVasapolloda quel gruppo lì e comincia a fare gruppo a sé, i Vasapollo perché c’erano i Lucente, Villirillo Antonio che poi viene ucciso a Cutro, Mimmo Scida che poi viene ucciso a Mantova, a Viadana. Quindi tutti questi personaggi si sfaldano… questo sottogruppo

 

CARUSO:  e questo sottogruppo in che territorio operano?

VALERIO:  Vasapollo opera in Reggio Emilia, anche tutti gli altri, io ero l’unico, mi tenevo neutro, io operavo nella zona Val D’Enza, fra Montecchio, Bibbiano, più spostato verso il fiume Enza

 

CARUSO: possiamo dire che c’è una unica organizzazione complessiva, che chiamiamo la locale di Reggio Emilia e al suo interno ci sono le articolazioni di cui parla lei

VALERIO:  esattamente così, preciso.

Quando ho fatto quell’attività dinamitarda, il Bonaccio non mi diede quello che mi aveva promesso e a questo punto ruppi i rapporti con… non c’è un rapporto di traffico di droga, ma stetti in modo diplomatico lontano e si allontanarono di conseguenza anche i Vasapollo perché aveva fatto da garante per quella operazione. Mi doveva dare 30 grammi di droga, me ne diede 5/6 per arrivare a 30 perché tagliandola si arrivava a quella quantità, perché noi era sottointeso che erano 30 di quella pura, non tagliata, lui me ne voleva fare arrivare 30 di quella tagliata e io gli ho detto, tieniti tutto, non mi serve nulla te l’ho fatta gratis, ricevo io un favore da te quando ne avrò bisogno, era un dare/avere, un ricevere sostegno, un dare e ricevere sostegno come si fa nella ‘ndrangheta, nelle famiglie ‘ndranghetistiche. Non discuto per questo e poi mi avanza un favore, l’ho conclusa in modo diplomatico.

Per questo mi trovo qui, se ci si condivideva tutti come buoni fratelli, non ci saremmo trovati qui di fronte all’aula di giustizia

 

Nella Val D’Enza c’era un tale Nino D’Angelo, i Vasapollo erano agli arresti domiciliari io li ho sostenuti a livello economico (lavoravo bene nello stupefacente), davo a chi aveva bisogno, anche se non era mio dovere, l’ho fatto per dare e avere. Dare sostegno, ricevere sostegno. Vasapollo Vincenzo sia Scida avevano preso stupefacente da Nino D’Angelo che operava nella val d’Enza, uno di noi era di troppo… per me era un problema, era un fastidio. La mia attività poteva essere più fiorente. Succede che D’Angelo si lamenta con me, perché facevano attività di droga sia Vasapollo Vincenzo sia Scida Domenico e si dividevano fra di loro su RE. E praticamente sto signore si lamenta con me, io porto la ‘mbasciata a Vasapollo e gli dico guarda che si lamenta perché non hai pagato…. Rincarai la dose con Vasapollo… ti da fastidio allora lo ammazziamo, qual è il problema?

E prese forma di uccidere ‘sto Nino D’Angelo, non il cantante, un soggetto siciliano che abitava a Montecchio. Sto Nino D’Angelo cosa fa, io riporto in modo diverso la cosa e prende forma il progetto di uccidere. Vasapollo Nicola era ai domiciliari,Vincenzo credo pure lui… Anche Garà ai domiciliari… mi mandarano Bellini Paolo. Andammo a Montecchio e facemmo il giro di ricognizione per fare l’attività su D’Angelo, verificammo che aveva parcheggiato la macchina vicino a una discoteca il Reidas e decidemmo lì di fare l’omicidio. A quel punto D’Angelo stava uscendo dal ristorante mentre stavamo parlando su come fare con Bellini, chi doveva stare in copertura, decidemmo che avrei sparato io, mentre parlavamo esce fuori un po’ di gente e in mezzo c’era D’Angelo. Si era spostato per aprire la macchina, mentre apriva dissi è lui. Presi la pistola e iniziai a sparare in direzione. L’ho attinto alla tempia ma il proiettile è andato verso la mandibola, lui è scivolato per terra e avevo dato per scontato che l’avevo ucciso. Gli diedi altri due colpi, cercai di dare il colpo di grazia, ma il Bellini si mise ad urlare “vai vai” mi era saltata la copertura, vedendo la gente… saltando la copertura non diedi il colpo di grazia. Scappiamo, ci tiriamo via gli abiti, io vado a casa mia. Scappiamo da Montecchio, mi accompagna dove avevo la mia auto, lui va con la sua. Lui disse, dopo lavati, mi disse come dovevo tirare via gli indumenti in modo che non rimanessero residui, di lavarmi con la pipì… ci facemmo poi vedere per crearci l’alibi. Non fummo mai indagati per questo. D’Angelo rimane 15 giorni in ospedale e non muore. Gli è rimasta storta la mandibola, lui se la copre con la barba, ma è deturpato

CARUSO:  lui sa chi è stato?

VALERIO:  …. Dico di sì, lui conosceva anche Dragone Antonio, ha fatto rapine, è un personaggio importante a Montecchio, ancora oggi, lui spaccia, ancora oggi. Con Nino D’Angelo c’era anche l’ex maresciallo dei CC tale Tancredi, Sabatini, campano penso che sia, era in compagnia. Vidi le persone…. Lo conobbi il maresciallo Tancredi, l’attenzione era rivolta su quello che sparava, pertanto che lui non mi abbia riconosciuto quando abbiamo lavorato per Palmo Vertinelli che noi andavamo a rubare nei cantieri dove ci indicava Tancredi per aggiustare casa sua. Lui era in servizio in quel momento. Nel periodo dei furti per casa sua sì, era in servizio.

CARUSO:  direi che possiamo fare una sosta

PM:  alle 15 ho una breve pausa per una udienza dei Vertinelli

CARUSO:  riprendiamo alle 15,15

VALERIO:  se posso prendere un foglio per spuntare…

CARUSO:  si chi è presente garantisce che non vi siano altro che i suoi appunti.

 

Ore 13.52 ci fermiamo per una pausa. Riprendiamo alle 15.15

 

Ore 15.20: rientra la Corte.

 

NDR: I Vertinelli si recano ad un altro procedimento ma senza chiedere la sospensione.

 

VALERIO:  ci tenevo a fare alcune precisazioni. Nel primo passaggio quando parlavo delle 7 famiglie, mi è sfuggita quelle di “Marerosa” (soprannome) che fanno di cognome Migale.

CARUSO:  sono fra loro coordinate?

VALERIO:  No erano contrapposte

CARUSO:  gli schieramenti?

VALERIO:  Ciampà Dragone (famiglia per antonomasia di Cutro) contrapposta ai “Marerosa” e “Cassarola” (Migale e Oliverio) Tulifera (dalla parte dei Ciampà). “Paolini” Spagnolo contrapposto ai Ciampà/Dragone. Cominciavano a fare alleanze e contrapposizioni… Sono tutti ‘ndranghetisti. Gli Oliverio possono anche dare le cariche, battezzare.

CARUSO:  tutti battezzati

VALERIO:  Possono battezzare.

Nel dire sottogruppo penso che ho indotto in errore, ho parlato di 3 gruppi, un gruppo cutrese con un sottogruppo, un gruppo calibro/siculo che facevano capo a Gambino e un suo luogotenente Mimmo, poi c’era Pino Dibartoli con “Stranamore” e i fratelli (….).

CARUSO:  la locale di Reggio Emilia si identifica con il primo gruppo?

VALERIO:  Il più forte. Nel primo gruppo c’era Antonio Ribello (è morto), Antonio Lerose detto Renè e “topino” Antonio Macrì.  Oltre a quelli che avevo già detto.

Il gruppo Reggiano non abbiamo detto, erano riconosciuti da Santo Crea e dai Iamonte, sono dei reggiani di origine, riconosciuti che facevano attività criminose e a RE:

Vanoscianti, Ivan Panigazzi (…), Giuseppe Lugli, Mauro Baroncini, Graziano Iori, Luigi Vezzani (… detto psyco),

CARUSO:  reggiani affiliati?

VALERIO:  Reggiani di origine, due vengono ammazzati da Bellini, riconosciuti dalla famiglia Iamonte e Crea, tant’è che Santo Crea fu arrestato a RE ed ebbi l’opportunità di conoscerlo quando fui arrestato nel 90.

CARUSO:  non sono aderenti alla locale di RE? Sono associati con quei soggetti che ha detto lei?

VALERIO:  Sì e collaboravo anche con loro, riuscivo a stare nelle dinamiche ‘ndraghetiste e … traggire si dice nel gergo. Il traggiro ricorre spesso, come ho fatto con Nino D’Angelo. Traggiro vuol dire raggirare.

CARUSO:  a metà fra la tragedia e il raggiro

VALERIO:  Esattamente

Dal 1989 quando Valerio comincia a sparare, comincio a prendere un credito criminale nei confronti di Vasapollo, ho fatto un’azione per voi, ora voi fate qualcosa per me, quindi il Bellini che era sempre disponibile per Vasapollo e anche per me,io gli ho fatto dei lavori a casa sua e al ristorante di sua madre, si era entrati in confidenza dopo che era uscito dal carcere per l’omicidio di Fabbri. Quindi Valerio entra nelle sue grazie. Era un dare/avere e io avevo un credito criminale nei confronti dei Vasapollo.

Siamo alla fine degli anni 80, arrivano gli anni 90, Valerio è uno che spara, si fa valere nella criminalità, diciamo che nel mondo criminale si viene a sapere questo fatto, come di consueto, pertanto quando vado su e giù… torno indietro di un altro anno, per legare la questione Ciccio Ruggiero. E’ stato ammazzato ma ha una sua storia anche su RE, a lui gli ammazzano il padre giù a Cutro negli anni 70, quindi un tale Savino, Salvino, Selvino… una cosa del genere aveva un distributore, ce l’ha ancora all’inizio di via Manfredi. Da lì iniziano i suoi problemi, quindi cosa succede il Ciccio Ruggiero viene ucciso, ma prima lui e un altro fratello Turuzzo spararono al figlio che uccise suo padre, penso che è successo a RE, Reggio Emilia città. Nei fatti di cronaca si può verificare. Hanno fatto un po’ di galera, si è fatto valere, ha fatto la sua gavetta, si è preso le sue cariche ed è diventato uomo di fiducia di Dragone. E andò in contrasto con Totino coniglio Ciampà, il Rosario 3dita, perché si contendevano il comando a Cutro e c’era un’altra figura, Gaetano Ciampà, genero di Totò Dragone. Questi passaggi fecero inasprire gli aspetti ‘ndranghetistici a Cutro, i fatti che avvenivano nelle spartizioni dei denari, non andavano come dovevano, Ciccio Ruggiero va a fare una guardiania in una fabbrichetta a Cutro, gli fanno il traggiro che viene ucciso questo da parte degli Arena perché questo Ciccio Ruggiero a dire della voce di popolo e del mondo criminale si voleva a sparare a Francesco Arena che erano entrati in contrapposizione perché Maesano Gino (di isola) ha fatto una rapina con questo Ciccio Ruggiero e gli facevano da scappotti il Garà Antonio, Villirillo Antonio, Vasapollo Nicola, mentre Vincenzo era a RE con me. Quando scendavamo queste sensazioni li avvertivamo, li vivevamo. Con Nicolino GAN, tramite “topino” ebbbi a conoscerlo

PM RONCHI:  per dare una chiarezza su queste famiglie chi sta con chi, premesso che non c’è una regola. Dragone/Ciampà insieme, i Vasapollo Ruggiero/Maesano, poi abbiamo i Grande Aracri e Arena?

VALERIO:  Non è contraddizione quando parlo di Ciccio Ruggiero messo da Dragone e ha a che fare con Maesano, per questo motivo viene ucciso, è la parola traggiro.

PM:  ha messo troppa carne al fuoco, ha iniziato a menzionare gli Arena e i Grande Aracri

VALERIO:  Iniziano ad arrivare anche loro.

Ci stacchiamo dalla storia generale, da quelle sette famiglie che erano negli anni 70, siamo nel 90, fine anni 80. Dragone è in carcere in quel periodo e mette qualcuno al suo posto, quel qualcuno si crea delle sue simpatie, dinamiche, alleanze e fa suo il territorio di Cutro, ma non tutti sono d’accordo, anche in qualsiasi studio,in un ufficio, in una fabbrica c’è sempre chi vuol prevalere, o perché è più furbo o più bravo… se fosse tutto romantico come si racconta nei film non saremmo qua….

 

Ciccio Ruggiero crea delle sue alleanze, avendo fatto una rapina fatta con Maesano…. Ciccio Ruggiero cercava di tenere in modo diplomatico di non avere scontri ma incontri. Ruggiero era una figura più diplomatica. Ciccio Ruggiero fa una rapina con Gino Maesano, va a buon fine, prendono dei bei soldini e nella divisione Cutro non prende niente, si tiene tutto Ciccio. Tutti quanti, chi era criminale, chi doveva prendere, perché una parte va sempre al locale, al capo, a chi comanda Cutro, in questo caso i Ciampà e i Dragone. Essendo un uomo prevalentemente dei Dragone avrebbe dovuto… si contrappone con Gaetano, lui è pure genero di Dragone…. Lui non sa a chi credere quando vanno in carcere a raccontargli le questioni.

Ruggiero fa la rapina con Maesano prendono una bella somma e non da niente al locale. La rapina la fanno a Catanzaro.

Cosa succede a questo punto? Subentra la famiglia di Isola. Ciccio e Maesano collaboravano. Ruggiero si prende la guardiania. In quel momento stava crescendo anche Grande Aracri, lui è sposato a Mauro Giuseppina che è di Petiglia Policastro ecco come arriva

CARUSO:  è un passaggio importante

 

PM Mescolini:  quello che sta affrontando è contemporaneo e seguente alla vicenda di Nino D’Angelo ed è tornato sulla vicenda cutrese?

VALERIO:  Assolutamente sì

CARUSO:  sta spiegando quello che succede a Cutro per l’insubordinazione di Ciccio Ruggiero. I Ciampà vengono sostenuti da questa nuova figura, i Grande Aracri

VALERIO:  Lui è cresciuto criminalmente a Petiglia Policastro, tra Mesoraca, Petiglia, San Mauro Marchesato, tutta la zona pedemontana, insieme con Felice Terrazzo (…) era Nicolino che la gestiva

CARUSO:  Nicolino Grande Aracri è di Cutro, si è sposato con una di Petiglia e ha fatto la sua vita criminale nella zona Petiglia?

VALERIO:  Lui uccise molte persone a Petiglia, Mesoraca, San Mauro, Stromboli in tutto il circondario

CARUSO:  un cutrese ma per gli anni 80 commette reati fuori dal territorio?

VALERIO:  Quando ci fu il periodo cutrese adolescenziale di Grande Aracri, lui faceva abigeato insieme con Bartinello detto Vertinelli Tommaso, gli imputati sono i figli. Lo chiamano mano di gomma perché ha una mano deformata, perché gli è caduto un pezzo di legno.

CARUSO:  in che epoca si verifica?

VALERIO:  Inizi anni 80, a fine anni 80 inizia a scendere giù verso Cutro e inizia ad acquisire i suoi crediti criminali nella zona pedemontana.

 

Ruggiero cosa fa, viene chiamato a casa… anzi c’è un altro episodio di sangue,m viene attentato ma non ucciso Francesco Arena, sulla 106 mentre veniva da Catanzaro venne attentato, fu sparato e fecero credere che a sparare era Ciccio Ruggiero in verità…. Francesco Arena era il reggente, Nicola era in carcere credo, degli Arena di Isola di Capo Rizzuto. Maesano Gino è di Isola Capo Rizzuto, anche Isola era scontenta che Ciccio Ruggiero collaborasse con Maesano. Anche noi si indaga…. Capirà come facciamo attività di attenzionare un soggetto, indagine, per capire, scoprire chi, cosa e come e quant’altro, così mi aggancio pure a un’altra cosa… tornando a dopo che fu attentato mio zio, tramite Paolo Vertinelli seppi poiché era amico di Antonio Villirillo, cugino di Silipo (Aemilia), venne ucciso a Cutro, vengo a sapere, si tessono questi microcrediti criminali, si tessono queste ragnatele, io ti ho dato questo tu mi dai questo, non è romantica come fanno vedere nel film del padrino.

 

Il Ruggiero viene chiamato a casa, in quel periodo abitava nella zona industriale di Cutro, alla stazione. La moglie sa chi ha chiamato fuori suo marito, cosa succede, Ruggiero fa meno di 10 km….

CARUSO:  chi erano gli attentatori?

VALERIO:  Non so, gli Arena, come gli hanno fatto credere… Nicolino Grande Aracri si prende dei crediti nei confronti degli Arena perché aveva fatto credere a Ruggiero che aveva attentato alla vita di Francesco Arena.

CARUSO:  Nicolino ottiene l’uccisione di Ciccio Ruggiero?

VALERIO:  I Ciampà ambivano nella persona di Giovanni Ciampà, ambiva a quel posto lì, tant’è che poi ci va, Giovanni Ciampà, al posto di guardiania, al suo posto subentra un Ciampà. Questo viene ucciso, capiscono la crudezza, c’è un fuggi fuggi, Nicola Vasapollo era già su, questi personaggi si erano de localizzati su RE. Vengono a RE e li ho menzionati anche nel gruppo parallelo, quello con la famiglia Oliverio/Maesano, il gruppo Vasapollo, essendo vicino a Garà. Garà rimane per un periodo con noi, perché va a sbattere con la mia macchina contro un pilone dell’elettricità e va in coma per 15 giorni e da lì rimane un po’ dietro le quinte, in sordina.

CARUSO:  c’è il fuggi fuggi da Cutro e vengono a Reggio Emilia a rinforzare questo sottogruppo?

VALERIO:  La parte Maesano/Vasapollo/Ruggiero del cieppo non del 3dita

CARUSO:  del ceppo di questo che è stato ucciso?

VALERIO:  Sono fratelli con Ciccio Ruggiero. Posso andare avanti subito dopo gli anni 90

CARUSO:  la morte di Ciccio è del?

VALERIO:  1989 credo

CARUSO:  dopo questo episodio c’è la fuga verso RE. Cosa succede?

VALERIO:  C’è a livello personale incomincio a rivendicare il mio credito criminale con il traggiro fatto con D’Angelo, busso a Nicola Vasapollo, ho necessità perché voglio andare giù ad ammazzare 3dita. Giù avevo il “topino” Macrì eravamo amici di infanzia. Lui mi chiama e mi dice, scendi che è il momento. Io scendo giù armato con Giuseppe Madafari. Topino doveva preparare tutto per uccidere 3dita.

Grande Aracri Nicolino aveva tanti crediti nella montagna ma a Cutro ancora si doveva creare.

Topino mi presenta bene, “pulitino” è uno che spara, fa spaccio, e GAN mi prende a simpatia, gli piaccio, vede che parlo poco, faccio azioni, a Ruggiero 3dita non ce l’aveva tanto, lui ambiva ad altro, si sa dove ambiva, pertanto incomincia a tessere anche GAN le sue ragnatele. Vado a trovarlo a casa GAN, tramite topino. Cresce la simpatia. Topino mi invita a scendere giù, mi fa presente che nona veva detto niente, anche se non era il capo di Cutro,ma essendo dalla mia parte potevo accennarglielo. Lui lo fece per due motivi, 3dita non c’era a Cutro, due perché ormai ci sei andiamo ad ammazzare chi dice lui.

Davo dei soldi quando c’era da comprare qualche macchina rubata, da mettere nei boschi e nelle serre, dei luoghi alberati, gli davo dei soldi per comprare armi o macchine rubate.

Avete sentito il racconto di Bellini, quello che dovevo sparare dal balcone era Sarcone Nicolino non Villirillo. Si voleva innescare una lotta per via della relazione che Villirillo Antonio aveva con la moglie di Nicolino Sarcone.

PM RONCHI:  spieghi bene, Macrì Antonio detto Topino cosa voleva fare?

VALERIO:  Quando scendiamo per uccidere 3dita, troviamo un traggiro…. In verità mi sono trovato che Bellini non sa tutto questo… Bellini si rifiuta di voler fare quel lavoro lì, si doveva scendere a piedi e si doveva affacciare, si affaccia dal balcone e gli spari, questo era Sarcone….

 

PM:  spieghi meglio

VALERIO:  Scendiamo per uccidere 3dita, ma lui in quel momento è Germania, quindi Topino lo sapeva, ci ha fatto scendere, visto che devi uccidere qualcuno, tanto uccidere A o B, sono venuti per uccidere… lo aveva fatto per prendere dei soldi, una volta topino prendeva soldi dai Villirillo una volta dai Sarcone.

Volevo essere più diplomatica per il fatto delle corna, siamo adulti…

 

PM:  scendete per uccidere Ruggiero Rosario e ricevete da Macrì Antonio l’incarico di uccidere Nicolino Sarcone?

VALERIO:  Bellini si confonde, chi si doveva affacciare al balcone era Sarcone, non Villirillo Antonio come dice Bellini. Non si fa nulla, salta tutto, perché Bellini non si sentiva sicuro, si era impaurito, se questo è un tuo amico fidato che ti regge il gioco dentro Cutro. Io l’avrei detto a Grande Aracri dell’omicidio, ma dopo.

 

Torniamo su, dovetti soccombere e tenermi il magone e stare zitto, facciamo un’altra volta. Quando scendo voglio scontare il mio, combattere la mia battaglia. Cosa mi trovo, nel tragitto che facciamo da Capo Colonna, Crotone, sul lungo mare, si esce fuori …. 30/9/90 si faceva tutto il lungomare di Crotone, all’inizio all’altezza del cimitero di Crotone, c’erano dei ragazzi fermi, c’è uno spartitraffico che divideva i due sensi di marcia, nel mio senso di marcia, io davanti e Bellini dietro, con Giuseppe Madaffera (…) ci troviamo una macchina davanti a me con dentro dei ragazzi che chiacchieravano con altri ragazzi nella corsia opposta. Noi eravamo nervosi e cercavo di guadagnare l’uscita, questi erano per i fatti loro e ci ignoravano a noi, suonavo a questi ragazzi e facevano finta di non sentire e ci facevano cenno di aspettare. Di nuovo suonai loro ancora ci sfottevano, misi la macchina con una ruota sopra l’aiuola, saltai con la ruota e bypassai la macchina, stessa cosa fece anche il Bellini, ma loro ci inseguirono, nel correre… noi cercavamo di andarcene, ma quei ragazzi erano insistenti, non avevano cattive intenzioni, erano ragazzi che cercavano la lite, il massimo che potevano cercare. Ci raggiungono a metà del lungo mare, c’era un ristorante Gambero Rosso, si inchioda la macchina in diagonale, mi fermo, si scende dalla macchina, c’è da menarsi, ci meniamo, avevo smesso da poco di fare pugilato. Vediamo chi c’è. Esce un ragazzo abbastanza prestante e incominciamo a parole a disquisire. Sono scesi sia il Madaffari sia Bellini mentre scendono gli altri ragazzi. Vedo che vanno verso i ragazzi. Se do un pugno devo aspettarmi la reazione degli altri. Mentre ragionavo, vedo uno dei ragazzi che fa un gesto, come se si stesse sistemando i pantaloni invece Bellini lo ha interpretato come se stesse prendendo la pistola. Bellini ha messo la sua mano bloccando il ragazzo e con la pistola gli ha sparato in testa. Non so se l’ha preso, siamo scappati tutti. Ho sentito lo sparo e tutti quanti… non era preparata, tutti spaventati e sopresi corriamo tutti… il ragazzo corre in direzione opposta, penso che non l’ha preso…. Io e Madaffari saliamo in auto, Bellini continua a sparare, uno è morto… noi non volevamo fare del male… noi scappiamo con una rocambolesca fuga, a un certo punto arriva Bellini con la sua auto, fuori dal crotonese, mi da la pistola che ha sparato io proseguo per RE e lui va giù per Lecce. Ci separiamo e seppi dalla cronaca che due furono feriti e uno ucciso. 30/9/1990

PM:  la pistola?

VALERIO:  Gliela restituisco al Bellini

Pensavo avesse sparato in aria… non era una cosa premeditata.

PM Ronchi : siamo a settembre del 1990

In quel 90 dopo un mese mi arrestano per stupefacenti a ottobre circa. Vado ai domiciliari, topino viene a trovarmi, circa novembre del 90. All’inizio di dicembre ancora e mi raccontò che avrebbe ucciso o ha partecipato direttamente Muto u topo Antonio credo si chiami, nel 90, l’ha pagato Cesare (….) l’omicidio è accaduto a RE negli anni 90. Topino mi disse che l’avrebbe ammazzato lui.

Io esco fuori il 24/12/90 inizio di nuovo con l’attività di spaccio, inizio a frequentare Bellini, Vasapollo. Inizio a spacciare, a quel punto tra me e Garà i rapporti si raffreddano perché lui cercava sempre di mettermi in cattiva luce con Nicola Vasapollo, faceva i suoi traggiri. Nicola faceva un po’ di qua un po’ di la. Io mi avvicinai a RE. Facevo la zona Val d’Enza, cominciai con i clienti di Nicola a frequentare RE. A quel punto frequentando RE anche perché avevo varie… ho conosciuto mia moglie, frequentavo di più RE.

PM RONCHI:  Vasapollo Nicola e Bellini come si incontrano?

Dal fatto che si conoscono nel carcere di Prato e con loro c’erano due figure, uno Rosental o Visental e una figura siciliana Felice, non so il cognome, che lui abitava a Prato. Sto Bellini esce fuori dall’omicidio Fabbri. Si erano promessi diciamo di rivedersi fuori, me lo presentò, come persona che spara, le sue credenziali criminali e gli disse anche le mie. Visto che Valerio era una persona attiva… poi è subentrato il fatto di Nino D’Angelo, con Bellini facciamo anche spaccio, voleva eliminare Ivano Scianti e Panigazzi, ognuno aveva le sue dinamiche e si cercava di collaborare. Scianti doveva portare a un suo amico da un tale Paolo che aveva un maneggio a Bolzano, doveva ricevere dei chili di droga, da trafficanti e disse gli facciamo la trappola lì e ci teniamo la roba. Non avvenne. E iniziammo il traffico di droga. Quando racconta che andammo a Milano è vero. I soldi li abbiamo usati per andare a prendere in Portogallo un passaporto per questo tale Visental o Rosental, l’alta parte sono stati spesi per mandare via lui e un’altra ancora quando Valerio e altri tre soggetti andammo in Portogallo a vedere… si era riproposto per l’investimento, per farci un canale di stupefacenti diretto. Non avendo grosse disponibilità di denaro, abbiamo coinvolto sia Santo Crea, e Crea aveva coinvolto persone sue del suo gruppo e andammo in Portogallo e vedemmo sta droga…

Non feci nulla perché il trasporto era difficoltoso, non so se poi loro hanno fatto qualche cosa, quella cosa con Bellini finì lì. Poi siamo andati a Cutro e andiamo avanti….

Siamo nella primavera del 1991, traffico di droga con Bellini, Vasapollo 99, c’era anche Ruggiero, Bonaccio, persone vicine al gruppo anche se le attività erano separate, soprattutto le mie. Io facevo droga solo con Nicola Vasapollo.

 

Maggio 91, fornivo la parte della Val D’Enza, una capatina a RE. Un cliente di Nicola Vasapollo deve prendere della droga, ci andiamo insieme. Lui cercava di mandare me da solo, ma io andai con lui. Sul posto ci trovammo, c’era un fabbricato vecchio, un piccolo varco con dei cespugli e si imboscava la parte di roba “volante” avevamo altri posti dove imboscare la roba più grossa. Quella che occorreva in quel momento era lì, vedo una macchina, faccio un paio di giri e lo persi per strada. Arrivai sul posto e Nicola scese per prendere lo stupefacente… ma c’era la polizia sul posto, dentro il gabbiotto. Nella sterpaglia ho sentito “alt polizia” mentre Nicola scende nel chiamare Nicola vieni via, sentiamo una voce “alt polizia” a quel punto lì ho messo gas , c’era il finestrino aperto, Nicola sbuca fuori dal cespuglio, si butta al volo dentro la macchina, con una mano lo tengo, parto e vado e lì la polizia sparò a tutto andare. Ci scaricarono addosso quattro pistole, una 50ina di colpi, sentii questa scarica di colpi, un proiettile mi ha sfiorato l’orecchio destro. Loro pensano che vado verso direzione Parma, in realtà vado verso il centro, due rotonde dopo il tribunale, giro a sinistra, all’epoca c’era la croce rossa, c’era un passaggio, cerco di scaricare Nicola, almeno tu vattene, hanno visto solo la macchina, io ormai mi vedevo perso, la mia auto era crivellata di colpi. Non fui attinto ma fui sparato per essere ucciso. Nel tragitto che stavamo facendo gli chiesi dove ce l’hai la roba, ma lui l’aveva gettata. Pensavo che ce l’avesse e a quel punto lì abbiamo rischiato di morire per niente, come due sciocchi. Lui non volle scendere, andammo a Cadelbosco, arrivo vicino a Cadelbosco, Sesso, Castelnuovo, Caprara, da Caprara vado verso Sant’Ilario, sbuco su una via che porta alla Fratta dal ponte di Sant’Ilario in una zona che si chiama la Fratta arrivai lì e lasciai la macchina crivellata di colpi. Mentre facciamo tutto questo, Nicola chiama Pino Lucente. Lui non ci incrocia, vede le auto della polizia che ci stava cercando, una macchina si reca sotto casa mia a Calerno in RE. Hanno già conoscenza dei soggetti. Prendo il telefono, chiamo mia cognata che non sapeva nulla, quando ha visto la macchina che avevo buttato dentro una cunetta, cercavo di crearmi un alibi per dire che me l’avevano rubata. Vado a Calerno di nuovo, avevo un’altra Lancia Thema di colore blu targata Bologna e un’altra che avevo incendentato e l’avevo fatta azzurrina. Chi mi conosceva un poliziotto Campanale con un’altra donna, mi vedono sbucare di nuovo da casa, come non mi hanno visto entrare… ho fatto scendere Nicola un centinaio di metri prima e io sono andato a casa mia. Mi feci dare le chiavi della macchina, non si accorsero di nulla i miei parenti, presi la macchina e ripresi la strada per Sant’Ilario. A quel punto ‘sta macchina si mette sulla strada con me dentro, riaggancio Vasapollo che si era spostato di un po’, me lo trovo sulla strada. Campanale ci fece cenno con la paletta di fermarci. Che dobbiamo fare…vai! Accelerai con la macchina. La Lancia era potente, avevo un rettilineo davanti, la macchina poteva fare i 230, li ha fatti tutti, le macchine si spostavano, la polizia con la Tipo era rimasta indietro. Ho preso distanza da loro e arriviamo davanti al semaforo di Sant’Ilario a rischio di fare del male anche agli altri. Ho visto il semaforo in orario di punta, inserisco la terza marcia, la macchina comincia a inchiodarsi inizia ad uscire un sacco di fumo, Nicola che poverino aveva un occhio che non ci vedeva proprio ha visto muovere le macchine, quando ha detto gira gira, io scioccamente lo ascolto, giro il volante la macchina prende lo sterrato, scivola e io perdo il controllo e se ne va dentro una cunetta. Io mi ero perso del tutto, gli do il cellulare e gli dico vai e scappa verso il paese, io corro verso il cimitero.

PM RONCHI:  il cellulare di Vasapollo?

VALERIO:  Era il mio, è quello che ha fatto anche la telefonata a Pino Lucente, ma non siamo riusciti ad incrociarlo.

Cosa succede, mi infilo in questo cimitero. Vado per i campi. Avevo gli stivaloni da western mi infolo in un canale di irrigazione e faccio circa 200 metri se non di più. Non ce la faccio più, fra l’ansia, la stanchezza e corri di qua e di la, il fisico era atletico, ma arrivati a un certo punto non avevo più prospettive. Era tutto un campo, si vedevano le tracce, ho pensato di buttarmi in una pozzanghera di acqua.

PM:  ci ha fatto un film, come va a finire?

VALERIO:  Che io scappo e a Vasapollo lo arrestano. Era il 6/5/91.

PM:  da quel momento è latitante?

VALERIO:  Da quel momento sono latitante. Scappo da dove sono entrato, vado a casa di un cutrese, Gino Lerose, forse Giuliano… è un Lerose che non ha soprannome, forse il “puffo” perché è basso. Lui è uno dei nostri, mi da ospitalità. C’era anche l’elicottero che mi cercava, era di dominio pubblico la cosa. Mi fa lavare e mi da da vestire.

 

PM:  ci descriva i momenti fondamentali di questa latitanza

VALERIO:  Dopo il puffo mi viene a prendere Raffaele Dragone e Pino Lucente. Gino Lerose aveva il numero di Raffaele, il nipote di Antonio Dragone.

Nel primo periodo fui a Correggio, non so se Carpi o Campogalliano, credo che ero a casa di Mimmo Lucente. Dormo con lui due o tre giorni poi mi porta a Rimini da tale Rino Masellis dove c’era suo fratello Mimmo pure lui. Questo ragazzo aveva un bar, aveva avuto in Brasile o Sudamerica un problema che aveva risolto da poco grazie allo zio che era avvocato. Mi presentò in modo enfatico, questo ha fatto il Rambo…. Lui disse lo mandiamo da un nostro ragazzo. All’epoca Masellis era uno filo Dragone, un capo, una persona importante, bische, stupefacenti, estorsioni nella zona della riviera romagnola, gestiva lui.

Mi manda nell’ultimo paese prima di San Marino, quattro case, sotto il monte Titano… Morciano, credo… sotto San Marino. Rimanevo da solo tutta la giornata. Loro andavano a lavorare a Rimini, avevano un negozio di roba edile, tipo martelli, ferramenta…. A sto punto rimanevo da solo dissi qua ho bisogno di comunicare con qualcuno e trovammo un modo per andare via di la. Andai da Santo Crea, lui era agli arresti domiciliare. Andai a Porto Salvo, stetti lì per un po’ di giorni, aveva un appartamento sotto vuoto pertanto mangiavo da lui e rimanevo lì latitante. Lì non facevo niente neanche… io ho bisogno di fare attività, stare chiuso dalla mattina alla sera che senso aveva. Mi diedi da fare, chiamai topino che chiese a GAN e disse fallo venire qua lo mandiamo in montagna. E andai a Mesoraca. In questo periodo mi feci i documenti falsi a tale nome Roberto Vincenzo, credo. La firma che misero è una firma fatta da GAN. Fece lui la firma del sindaco, la fece quasi uguale. Vediamo cosa c’è da fare. Stetti pochi giorni e ritornai su, feci più volte Mesoraca, Lido di Savio. Contattai Mauro Baroncini che era associato del gruppo sì reggiano fiancheggiato da Santo Crea. Avevo bisogno di lavorare, di tenere anche le fila che avevo lasciato indietro a RE. Avevo anche dello stupefacente in giro. Gli spiego che lo stupefacente era in una zona rurale a Calerno. Circa un kg e mezzo. Mandai Mimmo e si accordarono con Iamonte/Crea nel pagare lo stupefacente. Da lì innescarono anche loro delle conoscenze che servivano ad espandersi a livello criminale.

 

Vado dalla compagna di Baroncini. Loro avevano bisogno di stupefacenti. Non mi stette bene perché era un paesino piccolo e si notava una persona non del luogo. Avevo avuto anche attenzioni delle donne che erano lì, perché facevano la vita… feci venire mia moglie per non creare problematiche. Andai poi a Lido di Savio. Presi un appartamento tramite personaggi, due fratelli che furono arrestati con mezzo kg di cocaina, mi diedero ospitalità e io potevo lavorare, smerciare, vendere.

 

PM RONCHI:  aspetti, i personaggi importanti che ha incontrato?

VALERIO:  Paolo Lentini, pistola, Nino Greco, Ninuzzo di San Mauro Marchesato, Grande Aracri

CARUSO:  quale?

VALERIO:  Nicolino, sempre lui

CARUSO:  no perché sono tanti

VALERIO:  Mi vengono a trovare e mi dicono che bisognava uccidere Pino Ruggiero quello di Brescello. Prendemmo quello che c’era da prendere, mi feci prestare la macchina dalla ragazza di questo signore che mi ospitavano, chiesi alla ragazza di Maurizio se poteva prestarmela. Era un mercedes bianco e noi andammo a Brescello già pronti per uccidere Pino Ruggiero.

CARUSO:  prima dell’esecuzione dell’omicidio…

PM:  non è qui che muore

VALERIO:  I Vasapollo non sanno niente, non c’entro nulla, solo nelle attività di spaccio abbiamo società, nelle altre cose

CARUSO:  questo omicidio?

VALERIO:  So tutto

CARUSO:  come avviene che Grande Aracri che sta ancora con i Dragone decide di uccidere uno del sottogruppo Vasapollo/Ruggiero?

VALERIO:  Ruggiero Giuseppe

CARUSO:  fratello di Ciccio

VALERIO:  Sì e di Turuzzo

CARUSO:  lo stesso meccanismo che porta all’uccisione di Ciccio?

VALERIO:  Una variante: siccome nel periodo che fu ucciso Ciccio Ruggiero cosa succede, i fratelli Turuzzo e Pino comprano delle armi e le mettono nel mondo criminale, lo fanno sapere dentro Brescello che avevano acquistato milioni di lire di armi ed erano pronti a reagire. Chi doveva preoccuparsi prende provvedimenti. Grande Aracri Nicolino che fa il traggiro iniziale con Ciccio lo fa anche con il fratello, convince di nuovo… noi andiamo a finire da Rosario Grande Aracri. Base logistica a Bologna, ma a Brescello ci sono i suoi fratelli. Enfatizzava per istigare gli Arena. C’erano anche i Ciampà che sponsorizzavano l’omicidio. La moglie di Ciccio aveva visto in faccia chi aveva chiamato Ciccio Ruggiero. La preocuppazione c’è per tutti e istigano e stimolano gli Arena anche perché sponsorizzano gli Arena. Mandano Paolo Lentini, Ninuzzo Greco (molto vicino a Grande Aracri Nicolino) e Valerio. Si va per uccidere.

CARUSO:  il movente per uccidere Pino Ruggiero è il fatto che avevano fatto girare la voce che si erano armati e allora un intervento preventivo, visto il timore di una reazione?

VALERIO:  Esatto. Torniamo al periodo della latitanza. E’ vero che ho fatto Mesoraca, ma lì… sono andato ad Ascoli Piceno, Lido di Savio… quando sono sceso in Calabria, GAN e Tonino il coniglio è vero che iniziò con Ciccio Ruggiero giù, ma Tonino il coniglio e GAN cosa fanno, mi fanno fare il giro per rappresentarmi alle massime cariche della ‘ndrangheta, mi portano da Antonio Pelle a San Luca, nello stabile che si vede in TV, dove arrestarono a Gambazza, mi portano da Nicola Arena, da Nico Megna, poi su Reggio Calabria da Antonio Pelle che era a San Luca, da me avevo conosciuto Iamonte/Crea, nel mio patrimonio criminale avevo persone importanti

PM:  ci dica chi era presente all’incontro presso il boss Antonio Pelle

VALERIO:  Io, Tonino Ciampà e GAN. I figli Sebastiano, detto Bastiano, Pino, Nico che all’epoca era un ragazzino, la moglie e qualche altra donna. Ero in una tavolata, gli occhi sempre bassi perché ero emozionato di fronte alla massima carica come se fossi davanti al presidente della Repubblica… lui rappresentava la Calabria, mi misero una ciotola di carne per quanto mangiavo io ci potevo mangiare anche una settimana… io non sapevo dove metterla, non avevo il coraggio di rifiutare, ero emozionato, intimorito, era una persona carismatica che incuteva soggezione

 

PM:  ci computi il periodo della sua latitanza

VALERIO:  Dal 6/5/91 fino al 1/10/91, avevo 23 anni. Un ragazzino davanti alla massima carica, mi inorgogliva, ma anche timore e soggezione. Altro incontro Nicola Arena, conobbi suo figlio Pino e li mi infilarono dei ragionamenti che trovai delle analogie quando ero a Lido di Savio. Mentre dovevo dare degli stupefacenti, sento il nostro dialetto a Lido di Savio, mi ha fatto impressione… mi fece capire ricordandomi quel momento come per dire, fai attenzione, non tutti ti vogliono bene, in quel periodo era morto anche Salvatore Dragone, morto di overdose…. Ma non si capisce se…

PM:  le contesto che lei nell’interrogatorio parlò di Carmine Arena, adesso ha detto Nicola, qual è?

VALERIO:  Nicola Arena e ha un figlio che si chiama Pino, poi suo figlio è sparito….

PM:  interrogatorio del 24/6/17 ha menzionato Carmine Arena e noi siamo andati avanti chiedendo di Carmine. Lei per due volte ha detto Nicola Arena

VALERIO:  Mi viene Nicola Arena, ha un figlio che si chiama Pino che è sparito, da lì si ricava il suo nome

PM:  il soggetto ha il figlio Arena Pino che è scomparso per lupara bianca

VALERIO:  Sì. Lo incontrai Pino il figlio, nella piazza, dopo il mio attentato, nella piazza di Isola e mi disse lo conosci questo? Come no sono andato a mangiare a casa sua? Poi è sparito quel ragazzo. Lui si muoveva con la scorta.

 

Io mi trovavo a Crotone mentre ero latitante, mi chiamò Raffaele Dragone e mi sottoponeva a una sorta di, per capire dov’ero, gli passai Grande Aracri Nicolino e lui si tranquillizzò un po’ e li mi fece capire, Nicolino “vedi quanta fiducia hanno di te?” ancora di più io mi proiettavo verso Grande Aracri Nicolino. Mi chiamavano per capire se io potevo essere la persona che avrei potuto avvelenare.

PM:  c’era una indagine per capire se Dragone Salvatore morto di overdose aveva ricevuto la droga tagliata male da lei

VALERIO:  Esatto. Era un tipo di indagine come fanno le forze dell’ordine. Mi lasciò sorpreso e amareggiato.

PM:  si è potuto giustificare perché era in presenza di Grande Aracri Nicolino e stava dagli Arena?

VALERIO:  Esatto

CARUSO:  sospendiamo 10 minuti

 

Ore 17.50 riprendiamo.

 

CARUSO:  andiamo avanti per un’ora e mezza….. eravamo rimasti alla proposta di attentato

VALERIO:  c’è un tentativo di omicidio su Giuseppe Ruggiero. Da Lido di Savio queste quattro persone con anche Grande Aracri Nicolino si recano a casa di Grande Aracri Rosario a Brescello per uccidere Ruggiero. Andiamo a casa di Rosario, esce a visionare se la persona è a casa, dopo un po’ di giri ci dice sì è fuori nel giardino. A questo punto organizzati con calze da donna per mettersele al momento dell’atto, eravamo disposti che io passavo dal cortile, conoscevo Ruggiero Giuseppe, gli altri non lo conoscevano, quando indicavo con un cenno, loro partivano e io rimanevo in copertura. Vedo Ruggiero Salvatore, non mi faccio vedere, c’erano dei bambini che giocavano davanti e capimmo che qualcosa era saltata, si sono accorti di qualche cosa e Pino rientrò dentro, c’erano anche i bambini, a noi interessava Pino che era azionista, che era attivo. Chi era la persona che sparava era Pino Ruggiero e si voleva uccidere lui. Aveva preso queste armi, aveva avuto la poca accortezza di farlo sapere, lì a Brescello ci sono i parenti dei Grande Aracri, fra l’altro c’era una sorella che abitava a pochi metri da Ruggiero. Siccome eravamo vicino alla caserma dei CC, 50 metri dico pure tanto, a sto punto diventava un poco pericolosa. A noi interessava Pino e saltò l’operazione. Si torna a casa, ci disfiamo delle armi e si ritorna a Lido di Savia. Ci siamo attivati su Milano da far arrivare una macchina, con questo Luigi che lui rubava le macchine per azioni di questo tipo, era un omicidio, occorreva rivolgersi a persone che potevano tenere il segreto. Abbiamo pensato di rubarla a Lido di Savio. Non si riuscì a fare tutto questo e saltò l’operazione. Loro tornano giù, vado su e giù, tra Calabria e Lido di Savio e a un certo punto a ottobre

 

PM:  Valerio, prima di andare avanti con ottobre ci sono altre due cose che volevo riferisse nell’ambito del suo periodo di latitanza. Grande Aracri Nicolino si teneva aggiornato sulla sua latitanza?

VALERIO:  Sempre aggiornato, con il telefonino

PM:  tramite suo fratello?

VALERIO:  Ah no, questo quando ero giù veniva mio fratello e si informava sui fatti, in un certo periodo mio fratello fu incaricato da GAN a portare la ‘mbasciata a suo suocero, vi ricordare il passaggio dell’abigeato? Grande Aracri Nicolino e Vertinelli Tommaso (Battinello) rubavano e gli ricordava la sua caratura criminale, che era una persona a disposizione e nel mandare l’mbasciata tramite mio fratello (io ero a MEsoraca), non aveva mie notizie da me e allora sapeva che ero da Grande Aracri Nicolino, andò allo Steccato di Cutro e gli chiese notizie e lui disse, tuo fratello sta bene, ma siccome c’è questa questione che c’era il figlio Ruggiero Giuseppe, figlio di 3dita che risiede in Germania. Riillo Pino è cognato di Vertinelli perché ha sposato una loro sorella.  Mio fratello viene incaricato da Grande Aracri Nicolino da portare la ‘mbasciata a Tommaso Vertinelli per dare base logistica per ammazzare 3dita e suo figlio. Mio fratello non porta la mbasciata a Tommaso Vertinelli, non so perché, la da a Palmo Vertinelli, quindi al figlio, Vertinelli prende tempo di questo fatto e fa saltare la possibilità di poterli uccidere. Mio fratello viene cazziato da Grande Aracri Nicolino, questi ti hanno ammazzato tuo padre e tu te ne freghi, hai chi te lo ammazza, datti da fare, cercava di stimolare mio fratello. Lui si lega questo momento, io glielo giro in modo diverso a Grande Aracri Nicolino, lo vedi che mio fratello è spaventato. E Grande Aracri Nicolino lasciò andare la cosa. Con Palmo se la legò e gliela fece pesare nel 2000 con il fatto de Le Castelle.

 

PM:  oltre al boss Antonio Pelle, Arena Carmine, altri soggetti?

VALERIO:  Nico Megna, sempre con Tonino coniglio, Ciampà e Grande Aracri Nicolino, nel giro dei grandi della Calabria, del crotonese in questo caso, mi portò da Nico Megna, era tipo il G8. Quei personaggi che ci andavano persone di una certa fattura criminale. Io già lo conoscevo per altri motivi. Lui era latitante e lui mi offrì di rimanere lì. E io dissi cercano a te e trovano a me. Avevano gli affari delle macchinette, delle slot, erano più artigianali rispetto a quelle di adesso. Avevano dei software che taravano. Quando ero a Mesoraca e non avevo nulla da fare giocavo a come gestire al meglio le percentuali delle vincite. Dopo Nico Megna arriva un momento che vado in Calabria a MEsoraca, avendo il documento mi sposavo in modo agevole. Arrivo con un ragazzo che mi faceva da autista. Arriviamo a Rimini, ero con mia moglie allora fidanzata, a quel punto mi trovo che lei scendeva a Cesena e io dovevo pernottare a Rimini, per non farla rimanere da sola andammo a Lido di Savio e quella mattina mi trovai, mentre uscivo dall’agenzia immobiliare (avevo fatto finta di prenderlo per un altro mese,perché avevo visto attività sospette). Quella notte decisi di andare, rischiai, mi costò anche l’affitto per non dare sospetti ma io ero intenzionato di andare via di la’.

PM:  questa parte la sintetizzi

VALERIO:  Esco e mi arrestano.

PM:  quando?

VALERIO:  Primo ottobre 1991 o 30 settembre 1991

CARUSO:  non ho capito se è stata una soffiata o frutto di una indagine

VALERIO:  La soffiata mi era arrivata da Dragone Raffaele quando era morto Salvatore o era stato riferito da Grande Aracri Nicolino e Ciampà, era un traggiro

CARUSO:  un traggiro di Grande Aracri Nicolino per rafforzare la sua diffidenza verso Dragone?

VALERIO:  Era di Ciampà/Grande Aracri Nicolino nei confronti dei Dragone, cercavano … siccome mi appoggiavo ai Dragone

CARUSO:  allora attribuì la soffiata ai Dragone, in un secondo momento penso che fosse Grande Aracri Nicolino e Ciampà che le avevano fatto pensare che si trattasse di un traggiro

VALERIO:  No vengo arrestato e punto, non attribuisco a nessuno, ero stanco pure io. Ero pure disposto a consegnarmi. Quando andavo su e giù che mi hanno portato da Arena, Arena mi infilò questo ragionamento per rafforzare i due referenti, Ciampà e Grande Aracri Nicolino per spostare l’ago della bilancia verso di loro e non Dragone. Perché Grande Aracri Nicolino stava cominciando a fargli terra bruciata intorno, stava cominciando a tessere delle fila, ci arriviamo da qui a poco. Per arrivare a mettere in guerra i Dragone, Ciampà e Coniglio era ‘ndranghetista ma non azionista. Mentre Grande Aracri Nicolino è un azionista criminale, siccome loro avevano già stimolato gli Arena di far entrare dentro la guerra, cosa succede questo meccanismo lo avevano già messo avanti, il Grande Aracri Nicolino con il Ciampàconiglio,perchéCiampà Gaetano voleva anche lui prevalere, ma messo da Dragone ci fu Ciccio Ruggiero. Quindi Ciccio eliminato. L’altro Ciampà, Gaetano, è cognato di Totò Dragone, ha sposato una delle figlie, lui ne ha due. L’altra l’ha sposata Todaro.

PM:  si fermi un secondo, in questo momento lei ho capito bene se dico che nel momento in cui Grande Aracri Nicolino appoggia Ciampà, Antonio il coniglio, gli Arena, ha già in mente in futuro di prevalere anche su questi

VALERIO:  Assolutamente sì

PM:  i nemici in questo momento sono i Vasapollo, i Ruggieri….

VALERIO:  Ancora non ci siamo arrivati

 

PM:  ci dia un riferimento

VALERIO:  Vi faccio una panoramica così capite dove vado a…. Da qui a poco dall’omicidio 3dita all’omicidio Villirillo Antonio, vi sto facendo un elenco di omicidi che arrivano da Ruggiero in avanti. Siamo nel 1991, ottobre…. Da qui iniziarono a svilupparsi cose brutte.

CARUSO:  un passo alla volta, affrontiamo queste cose brutte

VALERIO:  Facciamo un po’ di chiarezza sui fatti del 92. Vengo arrestato, vado in galera a Ravenna, mi portano a RE, incontro anche Vasapollo, mi fa ragionamenti che non mi quadrano, se vuoi mi faccio io la galera e mi dai 100milioni di lire,…. Sapeva che potevo disporre di quella cifra e mi fece questa proposta. Ma Nicola secondo te? Andiamo a processo e vediamo cosa succede. Capii che Nicola non era più mio amico…io da latitante ti pago l’avvocato, era Corsi, e ora mi chiedi i soldi. Avevamo lo stesso avvocato, fatte le nostre valutazioni difensive e potevo anche andare assolto. Vabbè facciamoci la galera e vediamo cosa succede. Dopo un mese lui prende gli arresti domiciliari e inizia il processo. Siamo nei primi del 1992. Nel frattempo a giugno uccidono, il 24/6 Ruggiero Rosario, 3dita. Ammazzano 3dita, io sono in carcere, quale migliore occasione di questa, Grande Aracri Nicolino trova la giusta occasione per ammazzare… siccome 3dita stava facendo il prepotente a Cutro, ormai aveva perso ogni sorta di controllo, a questo punto Grande Aracri Nicolino siccome forte ancora del coniglio che voleva vedere morto 3dita, anche in prospettiva della fabbrichetta, cosa succede, Grande Aracri Nicolino organizza con delle persone di Mesoraca, Iazzolino, Andali…Nillo Greco, Genna Arena

CARUSO:  come le sa queste informazioni?

VALERIO:  Da Grande Aracri… al momento sono in carcere e non so nulla

PM:  come si pone rispetto a questo omicidio?

VALERIO:  Mandante…. Tutti i mali non vengono per nuocere….

PM:  dal carcere cosa ha fatto?

VALERIO:  Nella prima carcerazione del 90 io feci un telegramma dal carcere a topino per fargli capire che era quello il momento, visto che era andato a vuoto l’omicidio, come per dire fai tu adesso che poi ti sconto io il tuo credito, poi farò per te. Questo è il momento, sono in carcere, quale migliore occasione dell’alibi. Tant’è che accade nel 92 quando ero in carcere, più chiaro di così che non posso essere stato.

Io mi sento il mandante tant’è che Grande Aracri Nicolino viene a scontare i crediti.

Nicola prende due anni. Nel frattempo era nato mio figlio, e il presidente del tribunale mi diede gli arresti domiciliari anche per la mia giovane età. DA quel momento iniziano un sacco di cose. Vengono a trovarmi a casa Grande Aracri Nicolino… Vado ai domiciliari il 7/7/92…. Mentre viene ucciso 3dita noi facevamo i processi con Nicola Vasapollo, quando facevamo i processi venivano a prenderci i CC, passavano da Nicola al mio carcere, prendevano me e andavamo in tribunale. A quel punto Vasapollo mi disse guardati i giornali a breve, sentirai una notizia. Avevo capito che Bellini ha fatto festa, aveva ammazzato Graziano Iori e l’aveva buttato nel po’. Dopo pochi uscì la notizia, facente parte del gruppo reggiano della famiglia Iamonte/Crea.

CARUSO:  reggiani DOC?

VALERIO:  Affiliati alla famiglia Iamonte/Crea

CARUSO:  operava su RE?

VALERIO:  Sì , stupefacenti, opere d’arte, formaggio, mobili antichi

CARUSO:  che rapporti aveva con quello storico?

VALERIO:  Nessuno essendo reggiani… ero io che avevo legami… Bellini voleva entrare ma non lo volevano, VALERIO:  lo ritenevano un personaggio fatto a modo suo e quindi non stava alle regole

CARUSO:  c’erano regole che disciplinavano i rapporti fra i gruppi

VALERIO:  Tu non intervieni nei miei fatti e io nei tuoi, a quell’epoca non c’erano regole precise, tu hai i tuoi clienti, se poi siamo compatibili, viaggiamo, se no per i fatti propri. A pari condizioni uno va dove si trova meglio. Io poiché ero stato in carcere e avevo conosciuto Mauro Baroncini entrammo in simpatia, vedeva che non avevo le regole granitiche calabresi, ero abbastanza elastico e quello mi permetteva di avere dei rapporti anche con dei reggiani.

CARUSO:  si occupavano di traffico di stupefacenti?

VALERIO:  Furono famosi al museo di Budapest e alla pinacoteca di Modena, poi non si capisce chi è stato, per questo Bellini uccise Iori e Vezzani successivamente perché voleva sapere dov’erano i quadri per barattarli con la galera… con quelli che si occupavano delle tutele delle opere d’arte…. non so cosa ci fosse di vero

CARUSO:  l’inizio della cosidetta Trattativa…

PROCESSO BAGARELLA ED ALTRI – ACCLARATA TRATTATIVA STATO-MAFIA

 

Ecco la vera storia della famosa rapina alla Galleria Estense - Gazzetta di Modena - 1 aprile 2012

 

Il Raffaello rubato e salvato - Il Sole 24 Ore - 7 dicembre 2014

 

Parte della requisitoria del PM Roberto Tartaglia – Processo Bagarella ed altri – acclarata trattativa Stato – mafia) udienza del  12 gennaio 2018 – Bellini e i quadri della Pinacoteca di Modena:

https://www.facebook.com/agenderosse/videos/10155932547406678/

L’intera udienza del Processo Trattativa del 12 gennaio 2018:

https://www.radioradicale.it/scheda/530516/processo-bagarella-ed-altri-presunta-trattativa-stato-mafia

Tratto da “I boss di Stato” di Roberta Ruscica

Nel febbraio del 1992, la Pinacoteca di Modena subì un furto di opere d’arte e Bellini e Gioè divennero i protagonisti di una Trattativa parallela a quella di don Vito Ciancimino. Un escamotage per dialogare con Totò Riina. Una regia occulta che doveva arrestare l’azione militare di Cosa Nostra.

Prima delle elezioni politiche del 1992, c’era stata una rapina di opere d’arte di grande valore alla Pinacoteca di Modena. Al dottor Procaccia, ispettore di Polizia, diedero l’ordine di contattare Bellini, pensando che la sua storia criminale potesse servire a recuperare queste opere trafugate. Bellini cercò di avvicinare alcuni informatori del mondo della ricettazione, pur ammettendo che non si diede molto da fare per ritrovare i quadri. …. Dopo alcuni mesi dall’inizio della missione, incontrò a San Benedetto del Tronto un famoso ricettatore, u noto commerciante e grande intenditore di opere d’arte. In quella occasione conobbe Roberto Tempesta, maresciallo dei Nucleo tutela patrimonio artistico dell’Arma dei Carabinieri. Si creò subito una sinergia, al punto che Tempesta lo invitò a pranzo al ristorante. Non erano soli. C’era anche un suo collega e parlarono del furto delle opere del museo di Modena e delle recenti stragi. Queste avevano creato un clima pesante nel Paese, avevano suscitato la commozione di tanti cittadini onesti e anche Bellini era rimasto attonito di fronte a tanta malvagità. Rimaneva sempre la Primula Nera, ma la sua coscienza aveva subito un sussulto. … Così propose a Tempesta di fare da infiltrato, di inserirsi in Cosa Nostra, utilizzando come escamotage la rapina dei quadri di Modena. … Ci furono diversi appuntamenti fra Bellini e il sottoufficiale dell’Arma. Ogni volta, il maresciallo Tempesta non riferiva ai suoi superiori del Nucleo tutela patrimonio artistico, neppure prendeva ordini da loro. Il suo referente, il suo Pigmalione, era un ufficiale del ROS. Proprio quell’ufficiale che, come Mutolo ben sapeva, andava e veniva da Palermo. Il generale Mori. … Al telefono, Bellini aveva un nome in codice per il portavoce del generale Mori: Aquila Selvaggia. … Il colonnello Mario Mori dava il suo benestare per fare infiltrare Bellini in Cosa Nostra. … In questo modo Primula Nera aveva il lasciapassare del ROS, però non si saprà mai cosa Bellini chiese in cambio di questa missione,  ad altissimo rischio. … Insomma una trattativa parallela a quella che gli investigatori del ROS avevano già in corso con un personaggio più autorevole: don Vito Ciancimino. … Bellini consegnò a Gioè la busta con il timbro del Ministero dei Beni culturali che conteneva le fotografie delle opere trafugate alla Pinacoteca di Modena. … disse al boss che stava collaborando con il ministero.  … Bellini non voleva sembrare uno sprovveduto, così disse a Gioè che il furto poteva essere opera della mafia del Brenta. Il boss gli rispese che se ci fosse stata la massoneria di Trapani, il suo intervento sarebbe stato superfluo perché Cosa Nostra avrebbe pensato a tutto. Voleva fargli sapere che la Cupola aveva rapporti con la massoneria di Trapani. … In realtà, l’ex terrorista di Avanguardia Nazionale fu solamente usato come mero postino. La vera Trattativa si giocò su un tavolo più elegante. Successivamente Bellini tornò in Sicilia pensando che Gioè gli parlasse delle opere trafugate, del ritrovamento dei quadri della Pinacoteca di Modena. Invece, il colpo di scena. La mafia aveva un’altra ambasciata per il boss di Stato. … Gli parlò di uno scambio fra le opere d’arte e la liberazione, o meglio gli arresti domiciliari o ospedalieri, di quattro o cinque detenuti. I loro nomi erano elencati sul biglietto che Bellini consegnò a Tempesta, appena tornato a Roma. … Quando il maresciallo capì cosa volevano dire quei nomi e comprese anche che cosa rappresentavano quelle persone per la Cupola, Bellini si rese conto che il volto dello sbirro si era incupito. Quei nomi contavano molto, mentre a Bellini non evocavano nulla. … Invece, erano potenti padrini che appartenevano alla forza militare di quella mafia che una volta si faceva rispettare a colpi di lupara… I detenuti eccellenti erano: Pippo Calò, Luciano Leggio, Bernardo Brusca. Il maresciallo Tempesta consegnò il biglietto esplosivo al generale Mori…

 

VALERIO:  Siamo all’omicidio di Ruggiero, viene ammazzato 3dita nel 92, nel tragitto mi aggiorna Vasapollo per dirmi. Vasapollo cercava di bilanciare quel dislivello che c’era fa me e lui a livello criminale. Per dire che era capace pure lui. Cerchiamo di restare uniti, cercava di portarmi dalla sua parte. Ma sapeva che avevo a che fare con i Dragone. I rapporti c’erano, io gli facevo capire che erano rapporti forti. I fatti di sangue e gli omicidi te li vai a fare tu se c’èuna attività illecita la possiamo fare insieme. Ammazzano 3dita nel commando che va a uccidere il figlio capastriglio, Ruggiero Giuseppe, vede alla guida, scambia Lagrotteria in realtà era Iazzolino, cosa fa viene additato il Lagrotteria ma non era lui. Uniscono le forze i Vasapollo perché vogliono ucciderlo già per motivi antichi e torniamo negli anni 80. Questo Lagrotteria, un tale Carmine Romano, quello del bar Pendolino, della bomba, e Lagrotteria e il fratello di Nicola Vasapollo, incendiarono il CiaoCiao. Volevano fare una estorsione e sto signore qua non voleva dargli nulla e nell’appiccare il fuoco, Romano Carmine e Lagrotteria scapparono fuori, invece Vasapollo Pino si infilò nei bagni e morì soffocato

PM:  dove avviene?

VALERIO:  A Reggio Emilia al Ciaociao

CARUSO:  ha detto dopo l’omicidio di 3dita i Vasapollo serrano le fila, qual è il collegamento? I Vasapollo vogliono punire Lagrotteria

VALERIO:  Perché lo ritenevano responsabile della morte di Vasapollo Giuseppe, pretendevano di prendere l’assicurazione….

CARUSO:  non è chiaro… l’episodio di 3dita si chiude così?

VALERIO:  Ha uno strascico fino al 93

PM:  vedono sbagliandosi Lagrotteria, chi è Lagrotteria Paolo?

VALERIO:  E’ un soggetto cutrese, adottato dalla famiglia Scaro di Cutro e riadattato dalla famiglia Ciampà del Corso.

CARUSO:  viene ritenuto essere l’autista e quindi?

VALERIO:  Negli anni 80 era successo questo fatto a RE al Ciaociao. Il Ciampà assume Lagrotteria come autista delle autobetoniere di calestruzzo e nel proseguo del tempo lo tratta come un figlio ecco perché riadattato dai Ciampà. Questa cosa a Vasapollo non è mai andata giù perché pretendeva che Ciampà lo allontanava…. Lagrotteria si atteggiava quando lo vedeva. L’altro, il polacco, Carmine Romano non lo infastidiva così e ce l’aveva meno. Quando venne ucciso il Ruggiero Rosario 3dita si trova assunto, il figlio dice addirittura di aver visto… la moglie dice di aver visto questo a un certo punto Pino Ruggiero, il figlio, e un fratello di 3dita che viene poi ucciso a Cremona, si alleano ai Vasapollo poiché ai Vasapollo interessava Lagrotteria.

I Ruggiero anche quelli di Brescello erano indisposti perché con i fatti di suo fratello Ciccio avevano nasato qualcosa contro, perché risultava come contabile a Cutro e venne ucciso, quindi qualcosa da Cutro era partita, pertanto si alleavano sui Vasapollo perché erano già vicini in precedenza e acquisiscono anche i due Ruggiero, ci sono quattro Ruggiero. E alcuni famigliari dei Vasapollo, quasi tutta la famiglia, erano quasi tutti al corrente, fanno partecipe pure a me di questa cosa, ma ero convinto che non lo ammazzassero. In agosto scendono, il nipote di Lagrotteria si doveva sposare con una figlia dei Ciampà del corso. Colpivano così le due famiglie che gli interessavano: rovinavano il matrimonio ai Ciampà e ammazzavano Lagroterria

CARUSO:  i Vasapollo sapevano, Nicola che era ai domiciliari

VALERIO:  Però era il promotore

CARUSO:  il promotore dell’omicidio di

VALERIO:  Lagrotteria…. Vasapollo non ne sa niente dell’omicidio di Ruggiero 3dita

CARUSO:  c’è stata una contraddizione,non ha avuto dritte da Nicola Vasapollo sull’omicidio di Ruggiero 3dita?

VALERIO:  No

CARUSO:  tolto l’equivoco tutto il resto lo salviamo

PM:  Vasapollo Nicola, suo fratello Vasapollo Giuseppe, rispieghi la vicenda dell’incendio e come valutavano Lagrotteria Paolo?

VALERIO:  Responsabile dell’omicidio di 3dita

 

Fanno l’incendio al Ciaociao, e tutti e tre dovevano uscire, invece Vasapollo Pino cosa ha fatto si è infilato nel bagno. E io spiegavo a Nicola che non poteva incolpare gli altri due.  Pino voleva cercarsi l’alibi facendosi trovare nei bagni, invece è morto per il fumo. Questo è quello che penso io. Vasapollo Nicola non lo voleva comprendere. Nicola Vasapollo riteneva Lagrotteria e Romano responsabili della morte del fratello

PM:  convergono le accuse di VAsapollo Nicola e in più viene scambiato per l’omicida di 3dita e si crea l’alleanza Ruggiero/Vasapollo.

VALERIO:  Unitamente a loro Ciano Bonaccio e tutta la famiglia dei Vasapollo.

CARUSO:  com’è che i Ruggiero di Brescello diventano sensibili alla morte dei 3dita?

VALERIO:  Non alla morte dei 3dita, ma nel ricevere sostegno, perché anche loro ce l’avevano con i Ciampà, come ho detto prima per Ciccio Ruggiero. I Ciampà erano in quel momento.

CARUSO:  perché questo rancore per la morte del fratello?

VALERIO:  Due minuti e ci arriviamo. A questo punto i Ruggiero risentiti del fatto della morte del fratello, i Ciampà subentrano nella fabbrichetta, lo ammazzano, hanno preso 40 milioni di lire di armi, qualche attività la dovevano fare per la morte del fratello, questi erano tutti i meccanismi che volevano creare.

CARUSO:  lo capisco, mi interessava capire come questa dinamica scatta con l’omicidio dei 3dita che non aveva niente a che vedere con gli altri Ruggiero

VALERIO:  Ruggiero Rosario 3dita dava fastidio, e dava fastidio Ciccio Ruggiero messo da Dragone. Ruggiero Ciccio aveva più volte tentato di uccidere 3dita, perché lui non era corretto.

CARUSO:  com’è che quando viene ammazzato dai Ciampà questi reagiscono?

VALERIO:  3dita viene ammazzato per ordine mio e di Ciampà e perché si era riproposto nella sua logica criminale Grande Aracri Nicolino che dava fastidio.

CARUSO:  com’è possibile che l’omicidio di 3dita determini una coalizione fra i Vasapollo e i Ruggiero che non sono parenti dei3dita

VALERIO:  Lontani parenti

CARUSO:  questo soggetto che dava fastidio a tutti, che molti avrebbero voluto morto, nel momento che viene ammazzato crea una coalizione di persone

VALERIO:  Persone disarticolate. Bonaccio a un certo punto si stacca dal gruppo iniziale e fa gruppo con Vasapollo che ce lo troviamo al 99. Qua si tessono le file…. C’è una contorsione di fatti e di rapporti che si tessevano. Non sapevo dei rapporti che Vasapollo tesseva con Ruggiero come Vasapollo non sapeva quello che tessevo io nei confronti di Ruggiero… le problematiche famigliare erano proprie di ciascuno, ognuno si teneva le proprie.

 

PM:  quando si crea il problema Lagrotteria Paolo è giusto sintetizzare i Ruggiero di Brescello scelgono di allearsi con i Vasapollo per rapporti pregressi che avevano con loro. Non è da ricollegarsi all’omicidio di 3dita. Scelgono di stare con i Vasapollo anziché con Dragone

VALERIO:  Esatto. I Ruggiero partecipano non attivamente all’omicidio Lagrotteria, non sono gli azionisti, erano come appoggio logistico, davano armi. Bellini e Minniti che sono gli esecutori, non videro mai in faccia i 4 Ruggiero, Bonaccio e gli altri Vasapollo. Videro solo Vincenzo Vasapollo. A questo punto scendono da Cutro, a me chiedono delle armi, io non glieli do. Uccidono Lagrotteria, Antonio Minniti e Bellini a Cutro, attentano anche alla vita della moglie, Bellini mi racconta la dinamica e successivamente anche Vasapollo Vincenzo.

L’omicidio veniva fatto, era crudo e cattivo, il nipote di Lagrotteria che abita nella vita di Vasapollo 99, Crivaro Antonio (non quello di Aemilia) si doveva sposare con una Ciampà del corso. Hanno fatto un omicidio con dispetto. Fanno questo omicidio/dispetto, rovinano il matrimonio ai Ciampà

PM:  quando doveva esserci il matrimonio rispetto all’omicidio?

VALERIO:  Due giorni prima o il giorno prima, il giorno prima…. Quando si sposò questo ragazzo era sulla chiesa e Vasapollo passò a vederlo per gustarsi il momento il fatto gustoso nel vederlo tremare da solo come un cane pieno di dolore per lo zio che gli fu ammazzato e per la zia, fecero una brutta azione, nelle regole di ‘ndragheta bambini e donne non si toccano, fu una brutta azione. Uccisero Lagrotteria, ferirono la moglie che fu deturpata nel viso, perchè nel tentativo di difendere il marito, graffiò Minniti… I Ciampà vengono mortificati, Lagrotteria ucciso. Con una fava due piccioni.

A questo punto la reazione fu altrettanto violenta.

CARUSO:  dei Ciampà

VALERIO:  Unitamente a Grande Aracri Nicolino. Nella reazione dei Ciampà dal 7 luglio ad agosto ricevevo continuamente visite a casa mia, Grande Aracri Nicolino e tanti altri…. In continuazione a rotazione

CARUSO:  lei è agli arresti domiciliari a RE?

VALERIO:  Sì

CARUSO:  e riceve le visite di solidarietà?

VALERIO:  Certo

CARUSO:  o organizzative?

VALERIO:  Di fratellanza criminale. Alcuni avevano preso simpatie/tifoserie, propendevano chi per Cassarola chi per quello. Il Grande Aracri Nicolino ha cominciato tutte quelle forze un po’ disperse, lui è carismatico, è una figura che crea forza compattezza, quando parla, quando si esprime in dialetto, uno che capisce le logiche criminali e capisce la sua sostanza, la sua importanza, la sua forza,punta lo sguardo e in tanti tremano.

 

CARUSO:  vengono soggiogati?

VALERIO:  Crea sudditanza psicologica

CARUSO:  si tratta di un leader che riesce a farsi seguire?

VALERIO:  Lui accorpa tutte queste forze e ne fa un unico gruppo, lì inizia l’ascesa di Grande Aracri Nicolino.

CARUSO:  sono tutti affiliati?

VALERIO:  Con cariche!

CARUSO:  riceve queste visite di fratellanza e cosa si dice?

VALERIO:  Si comincia ad articolare, a progettare, proprio da casa mia dell’omicidio di Vasapollo Nicola. Nel frattempo ucciso Lagrotteria si uccide anche Gramore, un altro traggiro.

Pino Ruggiero vide attività a casa sua e partì subito per RE. Allora si pensò che allora c’entrava veramente. Grande Aracri Nicolino voleva ucciderlo ma non a Cutro. Pino si è spaventato e se ne è andato subito. Non riuscirono ad ammazzarlo e nel frattempo per l’omicidio di Lagrotteria vennero attenzionati dalle forze dell’ordine sia Pino Ruggiero (figlio di3dita) che Dragone perché gli trovarono delle pistole. Che si pensavano fossero dell’omicidio di Lagrotteria, ma non era così.

Le cose me le raccontavano loro, io non forzavo più di tanto. Venni a conoscenza da Vincenzo Vasapollo successo il fatto e dallo stesso Bellini che quando sparò alla donna che cadde riversa per terra e lui credette che fosse morta. Se è vero che gli ha tirato la collanina non so se è vero o se se l’è inventata Grande Aracri Nicolino per creare quell’alone di mistero

PM:  per far vedere che la donna aveva strappato la collanina al killer

VALERIO:  Che poi avrebbe portata a lui (a Grande Aracri Nicolino)

PM:  quando Pino Ruggiero se ne fugge a RE fa aumentare i sospetti nei suoi confronti

VALERIO:  Parallelamente sui Ruggiero Pino (figlio di 3dita) e Gramore gli trovano le armi. GRamore va a Cremona e viene ucciso insieme a un altro signore che si chiama Muto Antonio, ma nulla c’entrava, si trova lì per caso. Questo nella reazione che fece spararono pure a lui.

CARUSO:  chi è questo Gramore?

VALERIO:  Il fratello di 3dita, partecipava nelle attività di disturbo.

CARUSO: Gramore è il nome?

VALERIO:  Ruggiero Gramore. Gramore è il nome. In merito a quanto dicevo dei fatti di disturbo a Cutro a tutte le attività che faceva 3dita, unitamente al fratello e al figlio. Con loro c’era anche un tale Muto Ferdinando, credo, che non è il Ferdinando che abita a Reggio, ha fatto tutta un’altra linea, nella parte politica della ‘ndrangheta.  Nei colletti bianchi. L’ho graziato ma l’avrei preso nei tempi meno problematici.

 

CARUSO:  da chi viene ammazzato Gramore?

VALERIO:  Carrelli Aldo, spara lesto, che dimorava a Milano… l’altro soggetto credo di Milano. I mandanti sempre i Ciampà con la mia benedizione, perché anche lui dava fastidio ai miei parenti, era colpevole come suo fratello 3dita.

CARUSO:  a parte questa ragione si lega questa reazione all’omicidio di Lagrotteria?

VALERIO:  Certo

CARUSO:  spieghi il meccanismo

VALERIO:  Per traggire, c’è sempre una molteplicità, viene da più cose. Ci sono sempre più persone che tessono.

PM:  il presidente vuole che gli spieghi come mai è stato ucciso Ruggiero Gramore dopo che è stato ucciso Lagrotteria

VALERIO:  I 4 Ruggiero e Bonaccio Ciano erano a conoscenza, davano attività ai Vasapollo di logistica di preparazione dell’omicidio, erano tutti responsabili.

PM: il discorso dalle armi

VALERIO:  Nella programmazione dell’omicidio Lagrotteria…. Io non volevo che succedesse a Cutro, a Cutro devi avere il permesso, ecco perché è successo a RE. Vasapollo non potevano uccidere Lagrotteria a Cutro. Lagrotteria viene ucciso da questi soggetti che devono dare conto a Cutro. Il capo di Cutro deve sapere che viene ucciso una persona, altrimenti dov’è il suo prestigio?

CARUSO:  chi era il capo di Cutro?

VALERIO:  I Ciampà

CARUSO:  l’omicidio non solo v iene fatto senza avvisare, ma viene fatto contro i capi?

VALERIO:  Se io voglio ammazzare un capo non glielo vado a dire… i capi erano i Ciampà e i Dragone. Lagrotteria era un figlio adottivo di Ciampà, quindi un attacco al potere di Cutro

PM:  qual è il motivo per cui viene ucciso Gramore, quindi il movente?

VALERIO:  Perchè avevano partecipato all’omicidio come base logistica di Lagrotteria. Si aggiungevano poi altri motivi, uno più uno.

PM:  Grande Aracri Nicolino come si colloca?

VALERIO:  Non aveva niente a che fare, lui non ha morti in casa

PM:  non era coinvolto in una faida personale, ma ha avuto un ruolo nell’omicidio di Gramore?

VALERIO:  Certo. Partecipano Lamanna Francesco come supporto logistico, Grande Aracri Nicolino come programmatore, fa mettere a disposizione la parte Petigliana/milanese, perché aveva crediti da scontare, lui ha ammazzato tanto nella montagna, adesso era il momento che lui voleva raccogliere. Lui è l’unico che non ha avuto morti nella sua famiglia.

PM:  la spinta di Grande Aracri Nicolino era l’espansione criminale non era stare dentro una faida

VALERIO:  Solo azioni criminali, solo per crearsi la sua influenza criminale, la sua espansione, la sua sudditanza anche agli altri, tutti quei meccanismi che rimane solo lui. Come capo mafioso.

CARUSO:  l’omicidio è nell’interesse di Ciampà e Dragone, ma alla fine chi deve fare la vendetta,. Ma è VALERIO:  Grande Aracri Nicolino che procura base, organizzazione, cresce in questo modo

Sì lui tesse tutte le fila e si crea… piglia quelli che si stavano disperdendo li eleva, li fa diventare killer e poi vanno a sparare

PM:  per Grande Aracri Nicolino non è questione di vendetta, ma criminale

VALERIO:  Criminale puro, non aveva nessuna vendetta.

PM:  per i Ciampà c’era Lagrotteria, per Grande Aracri Nicolino era una questione di scegliere il gruppo più forte e pensare di espandersi su questo

VALERIO:  Non precisamente, Grande Aracri Nicolino non ha scelto il gruppo più forte, per il periodo ha fatto credere di essere nel gruppo più forte, ha caricato quelle parti che si stavano disperdendo li ha elevati e poi li ha fatti esplodere contro il gruppo più forte e poi si espande a Cutro e va in tutta la Calabria

 

Ore 19.36 termina l’udienza.

Riprenderà giovedì 28 alle ore 9.30 sempre con Antonio Valerio.

a cura di: S.N.

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