- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione della deposizione pomeridiana

giovedì 13 aprile 2017

 

All'interno dell'udienza:

Esame dott.ssa Zaniboni curatrice fallimentare dei Vertinelli

Controesame dott.ssa Zaniboni

Esame mar. Emilio Veroni del nucleo investigativo di Modena:

Latitanza Vertinelli Palmo

Sime srl

La consapevolezza di Giglio e dei famigliari di essere destinatari di atti di indagine

Il toto-prestanome

Controesame mar. Veroni

Ringrazio per i suoi appunti Marga del movimento Agende Rosse – gruppo Rita Atria – Reggio Emilia e Provincia presente in aula nel corso della mattinata.

Viene ascoltato il testimone Balzano Antonio dipendente della Bianchini Costruzioni srl (capo 90)

Varie discrepanze con i primi interrogatori, fatica a testimoniare contro Bia.nchini. Balzano ha paura. Alleluia licenzia tutti. Idennità zero.
Balzano Antonio: Io ho famiglia! Si può lavorare in queste condizioni?!

Emerge che la gente viene presa al lavoro per ignoranza. Balzano è stato preso senza nessun diritto.

Non c'erano domande da poter fare. Lavorate e tacere. 5 euro all'ora. Sorride Balzano per dimostrare l'assurdo di certe domande.

Bianchini assumeva tramite Alleluia che dirigeva intimorendo i malcapitati. "Se volevi lavorare dovevi firmare. Foglio in bianco."

Balzano non riconosce come sue le firme.

Gli avvocati di Bianchini mettono in difficoltà Balzano.

PM Ronchi: firme false. Le firme si possono mistificare. Sono fotocopie.

Balzano di fronte all'aggressività degli avv. della Bianchini se n' è andato.

Entra in aula il secondo dipendente della Bianchini Costruzioni: Emanuele Chiaro

Emanuele fatica a parlare in italiano. Si parla 6-7 euro all'ora. Michele Bolognino dava i soldi.
Timore, intimidito da Michele, tipo poco raccomandabile.

Michele Bolognino pagava in contanti trattenendosi una somma. Con fatica, ma lo riafferma anche oggi. Almeno 100 € a cranio venivano trattenutti dai contanti che ricevevano. Michele con accanto Lauro e con vicino il 16 (non abbiamo il nome) dalle 9 di sera, a Montecchio, faceva la distribuzione. E questi lavoratori venivano da Mirandola, da Finale ecc... Emanuele riconosce 4 persone delle foto a lui mostrate.

Il numero 16 stava con Michele e Lauro, quando pagavano i malcapitati. Michele era Michele Bolognino.

Michele Bolognino protesta.
Emanuele ora non vuole che si dica che ha paura..

La PM ribadisce come il testimone abbia verbalizzato la sua paura.
E come dietro a questa frase c'è tanto. C'è la vita di questi testimoni. La tribolazione che dopo un misero lavoro, tante tante ore di lavoro e a malapena 1000 euro e poco più... la storia non sia ancora finita. Si associano alla PM gli avvocati di parte civile e l'avvocato di Balzano.

Vengono mostrati anche qui i fogli 'firmati' che sono nella cartella del 'dipendente'. Tutto a posto. I fogli giusti. Firmati. Persino quelli che documentano che il 'dipendente' ha fatto un corso per apprendere il lavoro. C'è pure l'attestato di partecipazione. Peccato che i due testimoni, entrambi affermino che di corsi non ne hanno fatti. Ipotesi verosimile.

Paura a pelle... Emanuele. Michele faceva paura. E' nei verbali. Emanuele lo ha detto e ripetuto. Ma stamattina qui. Davanti ai detenuti, agli avvocati aggressivi, Emanuele ripete che lui che ha lavorato e fatto tutto bene come doveva fare, non ha motivo di avere paura.
Eppure proprio tranquillo, tranquillo non è.

 

Ore 16.15 in aula

Stiamo ascoltando il resoconto della dott.ssa Zaniboni, curatrice fallimentare dei Vertinelli

ESAME DOTT.SSA ZANIBONI

Dott.ssa Zaniboni:

I lavori del cantiere del dott. Fontanella a Parma erano affidati alla Sime senza nessun tipo di contratto, prima erano stati affidati alla Vertinelli, in seguito all'Opera e infine alla Sime con la quale ha interrotto il lavoro dopo il mio arrivo, in maniera discutibile. Ho fatto numerosi incontri con i proprietari e i tecnici, eravamo arrivti ad un accordo che prevedeva che l'amministrazione giudiziaria avrebbe fornito un preventivo che sarebbe stato chiesto ad altre società. Preventivo mai richiesto, è arrivata la richiesta di rititirare tutta l'attrezzatura presso la villa. Mentre prima si lavorava al di fuori di tutte le norme di sicurezza, al di fuori di qualsiasi regola, dopo il mio arrivo si è richiesto una formalizzazione, richiesta anche da me, che non è piaciuta a chi gestiva il lavoro.

Altro lavoro era a Parma dell’ing. Marchesini, lavori iniziati dalla impresa Vertinelli, continuati dalla Opera e in seguito dalla Sime. Contabilità dei lavori su un foglio scritto a mano non si sa da chi. Contabilità che fino al 19 di novembre non è mai saltata fuori.


L’altro appalto che aveva la Sime era quello per un altro lavoro a Parma, urbanizzazione primaria, chi aveva commissionati i lavori la Opera. In questo caso c'era un contratto.

Per Sime completato.

In ordine con i capi di imputazione c’è il conto corrente di Antonio Vertinelli.
Succede che nella misura di prevenzione contro Giuseppe Vertinelli viene sottostoposta a sequestro la società TOUCH srl socio unico Antonio Vertinelli 85. Mi è stata consegnata tutta la documentazione contabile. Ho verificato i documenti ed era risultato subito una particolarità, la Touch non aveva conto corrente. Ho verificato le contabili bancarie allegate alla fatture emessa dalla Touch. Aveva emesso alcune fatture sulla Muto Autotrasporti e alla The King srl, risultava che alcune di queste fatture erano state incassate. Ho provveduto a verificare di quale conto si trattasse: era presso le poste italiana (filiale di Montecchio) intestato ad Antonio Vertinelli classe 85. Per questo motivo ho chiesto l'estensione del sequestro: pur essendo personale era utilizzato per la società. L’estensione del sequestro è stato eseguito il 27 novembre 2015.

Ho potuto verificare che al 2 di settembre, il giorno prima del sequestro preventivo, era pari a 1.023.49 per questo non hanno proceduto al sequestro, ma il 3 di settembre 2015 The King paga una fattura di 10.947 su questo conto, fattura 6/2015. Il conto viene poi utilizzato per effettuare numerosi prelievi e pagamenti fino a che non viene sottoposto a sequestro.

Ho richiesto con raccomandata dell’8 gennaio 2016 la restituzione di tutte le somme di competenza della Touch, ma non è mai stata fatta.

Erano somme che dovevano finire tutte in Touch, conto corrente che non esisteva e quindi si utilizzava quello di Antonio Vertinelli.
Le fatture di una società vengono incassate sul conto corrente della società.

PM Ronchi: su questo abbiamo terminato

Dott.ssa Zaniboni:

ci sono gli affitti. Relazione 4/1/16 depositata il 5/1/16. Tra le vie di Vertinelli e il ristorante c’è un caseggiato di 8 appartamenti che sono non tutti occupati. Ho richiesto ai Carabinieri che facessero la verifica di chi abitasse in questi appartamenti, per verificare se c’erano contratti registrati. Dopo aver fatto le verifiche mi sono recata all’immobile con i Carabinieri di Montecchio per stipulare con gli occupanti un contratto di affitto.

Ho visitato gli occupanti e alcuni mi hanno detto di aver pagato delle somme al figlio di Palmo Vertinelli ma non avevano le ricevute.

Alcuni a titolo gratuito, altri 400 al mese, un'altra ha esibito alcune ricevute per 400 euro al mese al figlio di Palmo, Antonio Vertinelli 90.

Gli ho chiesto la restituzione di tutte le somme, dopo l’esecuzione del sequestro.

L’ultima parte riguarda il contratto di affitto dell’immobile in via Matteotti a Montecchio di Schettino Giovanna. Vi abitano Antonio Vertinelli 85 con la famiglia. Al piano terra i ROS hanno trovato un occupante di immobile. Mi hanno dato le generalità comunicandomi che non era registrato. Franchini pagava al conto corrente della signora Giglio Tania (ndr. figlia di Giuseppe Giglio), moglie di Antonio Vertinelli 85. Ho provveduto a spiegare la situazione al sig. Franchini che avrebbe dovuto pagare a me e non alla signora, causa il sequestro. L’affitto veniva pagato tramite un contributo continuativo. Ho chiesto alla banca di bloccare il pagamento, ma la banca non è riuscita. Ho chiesto alle poste come fare per poterlo fare. Le poste hanno detto che avevano bisogno del benestare del titolare, ovvero Giglio Tania.

Non sono riusciti a contattarla telefonicamente, le hanno quindi chiesto di presentarsi. Non si è mai presentata e non ha mai firmato per lo stormo del bonifico. Dal settembre del 2015 al maggio del 2016. Ho mandato una raccomandata nel giugno del 2016, chiedendo la restituzione di tutti i canoni percepiti dal momento in cui l’immobile è stato sottoposto al primo sequestro penale.

 

CONTROESAME DELLA DOTT.SSA ZANIBONI

AVVOCATO FORNACIARI PER LA DIFESA VERTINELLI

AVV: partiamo con i capi di imputazione che riguardano la Sime. Lei prima ha riferito che una volta che lei è diventata amministratrice ha fatto il punto dei cantieri che erano in essere. C’era una parte di cantieri che gravitavano su Verona e una parte su Parma. Erano tutti cantieri attivi? O alcuni erano terminati?

Dott.ssa Zaniboni: quasi tutti terminati quelli di Verona. Quelli di Parma più o meno attivi. Quello del dott. Fontanella era piuttosto fermo, ma non finito. Non era quello dell’ingegner Rossi, finito quello di via Gallutti.

AVV: C’erano altri cantieri?

Dott.ssa Zaniboni: Quelli dettagliati nella mia relazione

AVV: vedo altri due cantieri a Reggio Emilia

Dott.ssa Zaniboni: Quasi tutti terminati.

AVV: erano relativi alle aziende del gruppo Vertinelli? C’è stata la catena Vertinelli-Opera-Sime…

Dott.ssa Zaniboni: Non mi risulta

AVV: Bonaccio ha dato qualche riferimento, erano cantieri che aveva preso lui?

Dott.ssa Zaniboni: Bonaccio di riferimenti me ne ha dati pochi, perché è sparito. Cantieri che ne ha presi lui non me lo ha detto. Non so come li abbia avuti i cantieri.

AVV: capo 211 - Vertinelli Antonio classe 85, due precisazioni, i conti correnti che lei ha detto che erano stati chiusi della società Touch, ha qualche notizia se sono stati chiusi dalla banca?

Dott.ssa Zaniboni: Immagino da Vertinelli Antonio, erano conti chiusi a zero.

AVV: è l’istituto di credito o Vertinelli, è una verifica che ha fatto o è una sua presunzione?

Dott.ssa Zaniboni: Non so come un istituto di credito possa chiudere un conto, se un conto è attivo...

AVV: come ogni contratto essendo un contraente può decidere se recidere il rapporto

Dott.ssa Zaniboni: Non ho notizie in questo senso

AVV: in relazione ai prelievi di quella somma relativa al bonifico fatto da The King srl, ci sono stati più prelievi, anche di somme ingenti, pagamenti fatti a qualche cliente/fornitore della ditta Touch?

Dott.ssa Zaniboni: una serie di prelievi e pagamenti, penso di averlo allegato. Non in un’unica soluzione

AVV: anche pagamenti a fornitori della ditta?

Dott.ssa Zaniboni: Non so se fossero ai fornitori, la contabilità della Touch era piuttosto scarna. Di alcuni assegni la posta non mi ha dato le fotocopie. In ogni caso dopo l’esecuzione di sequestro il fornitore non può essere pagato.

AVVOCATO MARIA CERRI

AVV: riguardo ai cantieri riferiti a Sime, ha parlato della stipula di un leasing per 200mila euro mi pare abbia detto che non avesse motivo di esesre stipulato da Bonaccio. Nella seconda relazione scrive che il leasing era stato stipulato per permettere di esercitare attività di autotrasporto, in realtà c'era un motivo.

Dott.ssa Zaniboni: la Sime non svolgeva attività di autotrasporto

AVV:  i cantieri Sime di via Garutti era un cantiere ormai terminato quando è subentrata Sime?

Dott.ssa Zaniboni: Da ultimare

AVV: cosa intende?

Dott.ssa Zaniboni: Non ricordo quali lavori di preciso. Ho l’elenco delle lavorazioni e l’importo è esattamente quello che Sime ha incassato.

AVV: mi risulta che erano lavori ormai terminati quando è subentrata la Sime, si trattava solo di mere forniture.

Dott.ssa Zaniboni: Era un importo molto basso

AVV: cantiere “Bobo costruzioni” Sime cosa ha svolto?

Dott.ssa Zaniboni: Ho chiesto a Bonaccio che ha sostenuto che non si trattasse di un cantiere della Sime. Ma di una società della TopService. Il cantiere di fatto non era di Sime.

AVV: di che lavoro si trattava?

Dott.ssa Zaniboni: Non era un cantiere di Sime.

AVV: andando sulla questione degli affitti di strada Calerno lei ha riferito che a gennaio 2015 inizia la verifica dei contratti stipulati con gli inquilini.

Dott.ssa Zaniboni: gennaio 2015 è stato fatto il sequestro

AVV: e subito dopo ha fatto la verifica

Dott.ssa Zaniboni: ho aspettato che mi chiamassero... nessuno mi ha mai chiamato dopo che i cartelli del sequestro erano stati messi fuori, perché qualcuno li toglieva in continuazione. Ho scritto nel settembre/ottobre, dopodiché visto che nessuno mi rispondeva mi sono recata con i Carabinieri.

AVV: interviene a settembre/ottobre?

Dott.ssa Zaniboni: Sì.

AVV: come mai così tanto tempo?

Dott.ssa Zaniboni: Ho aspettato i Carabinieri che verificassero.

AVV: non ho altre domande, grazie.

CARUSO: grazie può andare.

ESAME DEL MARESCIALLO VERONI DEL NUCLEO INVESTIGATIVO DI MODENA


PM Ronchi: Deve riferire sul capitoletto Sime, latitanza Vertinelli, riscontro Giglio, Lamanna. Il capo 1 è il riferimento sempre, inoltre abbiamo alcuni capi tipo 190/191/195/197, che sarebbero l’operazione Aemilia 2. Non so quanto potrà prendere, scelga lei.

Mar. Veroni:

cominciamo con la latitanza di Vertinelli Palmo

PM Ronchi: Visto che abbiamo avuto lo splendido teste Curcio Francesco, gli ho fatto una richiesta specifica di considerare le sue considerazioni

Ndr: Il 31 gennaio 2017 il PM Ronchi ha chiesto al presidente della corte Francesco Caruso di trasferire gli atti al Tribunale di Bologna perchè valuti la possibilità di una denuncia per falsa testimonianza con l’aggravante del metodo mafioso.

Reticenza e false testimonianze: ombre sul processo Aemilia - Reggio online - 1 febbraio 2017

UDIENZA 31 GENNAIO 2017

​​Mar. Veroni: Il 28 gennaio 2015 procediamo con l’ordinanza di custodia cautelare. Nell’esecuzione, Vertinelli Palmo si sottrae alla cattura. Avevamo attivato delle intercettazioni nei giorni precedenti alla cattura per avere un costante monitoraggio dei soggetti dei provvedimenti restrittivi. Accertiamo che a partire che 3/4 giorni prima, registriamo alcuni contatti fra Vertinelli Palmo e Curcio Francesco dal quale traspare l’intenzione di Palmo di fare un viaggio per incontrarsi con una persona. Palmo che aveva subito un sequestro preventivo pochi giorni prima, per il tramite di Curcio dovrebbe incontrare una persona, un professionista a cui far vedere gli incartamenti del tribunale. Curcio fa presente a Vertinelli che la persona che deve incontrare dista a poche ore da Reggio. Palmo vuole parlare prima con un avvocato e poi se serve con un commercialista. Rimanda di qualche giorno il viaggio.

Si arriva alla sera del 26 gennaio 2015. Curcio e Vertinelli decidono di partire l’indomani, perché evidentemente ha deciso di servirsi della consulenza di questa persona che dovrebbe presentargli Curcio Francesco. Curcio dice a Vertinelli che l’indomani avrebbero dovuto trovarsi a Roma perché la persona avrebbe dovuto prendere poi l’aereo. Dobbiamo essere a Roma per le 8.30. Il viaggio viene effettuato con l’auto di Curcio. Capiamo che si unisce una terza persona. Palmo dice a questo Gino “preparati che sto arrivando”.
L’utenza di Vertinelli Palmo impegna sempre la cella di Roma, Via Piave, poi Viale Regina. Perché è importante la cella di Via Piave? Perché dista poco dalla via dove ci risulta essere lo studio della commercialista di Curcio e dove hanno sede due società riconducibili a Curcio e a suo figlio (Luca Curcio). Fra cui l’Opera edili che ha la proprietà dell’auto Audi A6, nella disponibilità di Curcio Francesco, che Palmo utilizzerà per arrivare in Calabria. Il viaggio di Palmo continua subito dopo Roma fino in Calabria. E’ ospite a cena del suocero Bramante Tommaso che abita a Crotone.

27 gennaio 2015 Palmo dice a Riillo Giuseppe dicendogli che è da suo suocero e poi passerà a trovarlo. Fra le 19 e le 23 viene agganciata la cella compatibile con l’ubicazione del suocero e di Riillo.

Attiviamo i Carabinieri di Crotone per effettuare la localizzazione e la successiva cattura. Nel corso di alcuni passaggi loro notano l’Audi A6 della Opera edili. L’auto viene poi persa di vista e viene rinotata alcune ore più tardi.

Segnaliamo ai colleghi di Crotone che la cella è stata agganciata presso un ristorante, nel comune di Isola Capo Rizzuto. Il telefono si sposta nel comune di Mesoraca. I Carabinieri perdono di vista l’autovettura e non riescono a dare esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare. Noi riusciamo a ricostruire che l’utenza si sposta verso Mesoraca e poi nella località Castelluccio di Policastro (zona di residenza del Curcio). Gli ultimi rilevamenti sono alle 7, alle 8 e alle 11 del 28  gennaio 2015, poi viene spento. Perdiamo il riferimento sulla posizione di Vertinelli. Ci attiviamo per le ricerche di Vertinelli Palmo. Verifichiamo se avesse avuto qualche contatto con i famigliari. Viene richiesto il traffico cella sul luogo di residenza e i tabulati a partire dalla mezzanotte del 28, alcune ore prima dell’esecuzione, dei famigliari e delle persone a lui vicine.  Analizziamo i tabulati. Ci sono tentativi di chiamata in entrata. Nel pomeriggio del 31 fino a sera, il telefono di Curcio impegna celle in Piemonte e in Lombardia. Il telefono viene poi spento. Curcio era in Calabria nel momenti in cui Vertinelli si sottrae alla ordinanza di custodia cautelare e fa rientro due giorni dopo. Documentiamo che ci sono tra le utenze, soltanto una, produce traffico in questi giorni. L’utenza rimane accesa fino alle 17 del 28  gennaio 2015 poi viene definitivamente spenta. In quel lasso di tempo in cui abbiamo dato inizio in contemporanea a tutte le ordinanze, Vertinelli dev'essere venuto a conoscenza di questo provvedimento, perché dalle 17 il telefono viene spento. E pone in essere tutte le tutele per sottrarsi alla cattura.

Sull’utenza di Vertinelli Palmo c’è un tentativo di entrata del cellulare intestata dal figlio Giuseppe. La cella che aggancia è in località Castelluccio. Continuano a contattarlo famigliari, senza esito. Vertinelli si costituisce poi il 14 febbraio 2015 a Bologna.

La riconducibilità dell’audi A6 in utilizzo a Vertinelli, documentiamo che in banca dati risultano 7 controlli dell’autovettura fra il 2012 e il 2015 in 6 di questi controlli è presente Curcio Francesco. In data 2 marzo 2015 a bordo vengono controllati Vertinelli Palmo e suo fratello Giuseppe, era quindi anche nella disponibilità dei Vertinelli. Il discorso della latitanza è finita.

PM Ronchi: quando viene arrestato?

​​Mar. Veroni: viene arrestato il 14 febbraio 2015 quando spontaneamente si presenta alla stazione dei CC di Bologna.

Parlerei dei colloqui in carcere del fratello, Vertinelli Giuseppe con i famigliari (arrestato il 28/1/15). Colloqui intercorsi nel periodo della latitanza di Palmo.

AVV Fornaciari (difesa Vertinelli): non risulta che sia stata chiesta la trascrizione di questi colloqui.

CARUSO: ci sono circostanze rilevanti?

PM Ronchi: sta nella parte…  nell’elenco di Aemilia bis. Nel processo grande abbiamo fatto un elenco diverso. Per Aemilia bis intendo l’ordinanza del luglio 2015 e poi la parte dell’agosto 2015 che ha riguardato nello specifico Vertinelli. Ci sono questi colloqui.

CARUSO: vuole dare gli estremi per ogni evenienza?

Il PM Ronchi da’ gli estremi che si riferiscono al febbraio 2015.

Mar. Veroni:

11-13-18 febbraio 2015 nel periodo in cui Vertinelli Palmo si sottrae, gran parte delle conversazioni sono incentrati su questo argomento. Ci sono i figli di Vertinelli Giuseppe che lamentano il fatto che lo zio Palmo non si presenta e questo potrebbe influire sulla scarcerazione di Giuseppe Vertinelli. Giuseppe prende le difese del fratello dicendo che poi si sarebbe presentato. Poi singolarmente ci sono vari colloqui. Aspetti importanti. Il primo dell’11 febbraio 2015 la parte iniziale è incentrata sull’andamento del ristorante Millefiori che era stato oggetto di sequestro ed era la fonte di reddito dei Vertinelli. Vertinelli Giuseppe cerca di rassicurare i figli dicendo che si era già attivato per dimostrare che lui aveva avuto soltanto rapporti con Tonelli Loris e Macrì al quale aveva ceduto il locale e non aveva avuto rapporti diretti con Paolini.
Il figlio Antonio fa presente che finchè non si presenta lo zio Palmo lui sicuramente non otterrà benefici, Giuseppe dimostra di essere a conoscenza che il fratello vuole presentarsi.

Nel colloquio del 13 febbraio 2015 Antonio non è presente perché sceso in Calabria per risolvere questioni delle società. Il figlio Palmo chiede a Giuseppe dove sono alcuni documenti che servono ad Antonio giù in Calabria. Fa riferimento alla cartella su Capo Colonna. Questa conversazione è ancora più centrale la latitanza di Palmo. Giuseppe chiede ai famigliari se suo fratello è stato arrestato o meno. Chiede se si è presentato, la moglie fa un cenno di diniego, il figlio Palmo inveisce nei confronti dello zio. Identifica come luogo dove si nasconde la casa della zia Maria. “Sta girando e rigirando da zia Maria ‘sto coglione. Mo lo faccio prendere io, mi sono stufato”. Giuseppe in effetti dice che questo possa creare problemi pure a lui. La moglie, Schettini Giovanna, sottolinea che l’altro figlio Antonio ha avuto uno scontro con lo zio Palmo per convincerlo a presentarsi e a costituirsi. “Suo padre era in carcere per colpa sua”. Vertinelli Giuseppe dice alla moglie Giovanna di parlare con Tania Giglio, moglie di suo figlio Antonio, che quando si presenterà al colloquio in carcere con suo padre, Giglio Giuseppe, dovrà ricordare che quel bonifico di 10mila euro era relativo all’acquisto di un immobile che passa dalla Giglio alla Vertinelli. La moglie capisce il senso delle parole e afferma che farà questa richiesta.

Quella del 18 febbraio 2015, Giuseppe chiede se si è costituito e la moglie dice di sì.

Veniamo alla Sime srl.
In quel periodo intercorso fra la loro scarcerazione e la data di eseuzione del loro provvedimento, era emersa una nuova società individuando un prestanome di nome Bonaccio. Il prestanome non era all’interno della cerchia dei famigliari ma estraneo al nucleo. Troviamo della documentazione riconducibile a questa società con sede a Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona). Le quote erano intestate a Bonaccio. Una società costiuita nel 2011, i soci erano Cordiolo e Riillo Salatore 73, che viene nominato Amministratore Unico. E’emerso dei suoi contatti con Giglio e Vertinelli. Poi nel 2015 la società diviene di Bonaccio Daniele. Nel corso delle perquisizioni troviamo a carico di Vertinelli Giuseppe, documentazione contabile e buste paga di dipendenti riferibili a questa società Sime srl.
Alcuni dipendenti: Amabile Vittorio è il marito di Vertinelli Teresina (sorella di Palmo e Giuseppe), cognato di Vertinelli Palmo.
Belfiore Nicola, zio di Belfiore Gaetano (fidanzato della figlia di Grande Aracri Nicolino), faceva parte degli operai che Bolognino aveva segnalato a Bianchini. Era stato poi dipendente della Topservice.

A casa di Vertinelli Palmo troviamo altri documenti riferibili alla Sime srl. Perquisiamo anche l’autovettura. Troviamo un computer, documenti di identità, un bancomat della Unicredit rilasciato a Bonaccio. Quindi questi elementi ci portano a capire che Bonaccio Daniele sia un prestanome della società. Bonaccio afferma che la sede è all'interno di un ufficio in strada Calerno 12/1 a Montecchio Emilia, indirizzo di residenza di Vertinelli, messo a disposizione da Vertinelli Antonio figlio di Palmo. Anche in questo caso abbiamo dei riscontri che ci vengono dalle intercettazioni.

Il primo di settembre 2015 attiviamo le intercettazioni e avvertiamo i contatti fra Bonaccio Daniele e i Vertinelli.

2 settembre 2015 parla Bonaccio Daniele, utilizzando il telefono di Palmo. Si presenta come "Palmo dell’impresa Vertinelli". In una seconda telefonata a nome dell’impresa Vertinelli chiama l’Unicredit. Altre conversazioni che dimostrano che Bonaccio sia di fatto il prestanome. Nel momento dell’esecuzione della misura, quando ci troviamo nell’abitazione di Vertinelli, alle 6.40 del 3 settembre 2015, sono in corso le perquisizioni. Giuseppe chiama Daniele e lo avvisa dei sequestri: "hanno sequestrato anche la tua macchina che si trovava nel nostro garage". Bonaccio dice che andrà sul posto. Bonaccio dice a Vertinelli Giuseppe, "prendimi la tessera in macchina", riferendosi al bancomat della Unicredit. Si susseguono messaggi di risposta fra i due e si capisce infine che Vertinelli non è riuscito perché i Carabinieri si sono presi le chiavi e anche la carta. Una serie di conversazioni, cito quella del 2 settembre 2015 dove Palmo e Antonio parlano di Capo Colonna.
CARUSO: qual è la rilevanza?

PM Ronchi: Si parla degli appartamenti di Le Castella sottoposti a sequestro e i Vertinelli ne hanno la piena disponibilità.

E' finita la parte che riguardava i Vertinelli. Se vogliamo fare controesame su questo, perché poi partiamo su Diletto…

CONTROESAME DEL MARESCIALLO VERONI

AVV: rispetto alla latitanza del signor Palmo Vertinelli, il fratello Giuseppe quando fu arrestato?

Mar. Veroni: Il 28/1/15

AVV: la notte dell’esecuzione medesima?

Mar. Veroni:

AVV: Palmo Vertinelli… le ricerche dove si sono sviluppate?

Mar. Veroni: Quando ci accorgiamo delle conversazioni deleghiamo ai Carabinieri di Crotone, noi ci presentiamo a casa di Palmo a Reggio Emilia.

AVV: sulla questione Sime che accertamenti avete fatto per giungere alla conclusione che Belfiore sia parente di Grande Aracri, come fate?

Mar. Veroni: Ho detto che Belfiore Nicola cl 57, dipendente della Sime, era zio di Belfiore Gaetano fidanzato della figlia di Grande Aracri.

AVV: come lo avete saputo?

Mar. Veroni: Usciva dai rilievi dei Carabinieri di Crotone, non le so dire al momento i dettagli. Su questo ha testimoniato un mio collega.

AVV: rispetto all’ufficio utilizzato da Sime avete fatto una perquisizione?

Mar. Veroni: Personalmente no

AVV Pisanello: avete certificati di parentela?

Mar. Veroni: E’ un dato a conoscenza dell’ufficio.

 

Il maresciallo cita alcuni locali di interesse di Bolognino Michele.


Mar. Veroni: Gli approfondimenti che abbiamo fatto poi sono importanti perché vanno a riscontrare anche gran parte delle dichiarazioni rese da Giglio. Questo locale ha sede e Parma, la società ha sede a Bergamo, attiva da 20 anni costituita nel 1997. Il riscontro a Giglio è positivo.

PM Ronchi: ha deposto l’11 novembre 2016

Mar. Veroni: Il locale era riconducibile a Diletto Alfonso poi lui decide di spogliarsi di tutte le società dal momento che viene a conoscenza di indagini sul suo conto. Cessioni fittizie. A seguito della perquisizione eseguita nei confronti di Spagnolo Francesco, Spagnolo è destinatario degli arresti domiciliari.

 

NDR: dall'udienza del 22 febbraio 2017 - Processo Catia Silva contro Grande Aracri Salvatore, Diletto Alfonso, Frijo Salvatore, Rondinelli Girolamo, Rondinelli Carmine)

Mori: Ho lavorato nell’azienda Nogarin (…) faccio consegne private ai clienti, è arrivata una persona di Brescello, lo “spagnolo” e Airini mi disse che questo viene chiamato "lo spagnolo". Dovevo portare la sacca di mais a casa sua, ma casa sua è di fianco a Marmi Musa, che è del babbo di Grande Aracri e io dissi "io non la porto neanche se mi licenziate, io in quella zona non ci vado". Sono andato a fare la denuncia di questo fatto da Airini

Troviamo una serie di appunti manoscritti che fanno riferimento a spese sostenute da un locale nei mesi di febbraio/marzo 2014, fanno riferimento a conti versati su stipendi per delle ragazze straniere, dell’Havana Club. Manoscritti del locale riferiti sempre al periodo dal gennaio a marzo 14. Tutta una serie di documentazione che riconduce all’Havana Club, nella disponibilità di Spagnolo, ritenuto già prestanome di Diletto. La riconducibilità a Bolognino Michele: troviamo la fotocopia dell’assegno dove sul retro troviamo l’annotazione “Michele Bolognino”. Quell’assegno sul conto corrente è intestato a Pascale Nicola. Ulteriore elemento sono le intercettazioni telefoniche che abbiamo nei confronti di Bolognino che confermano i rapporti di affari fra Bolognino e i gestori del locale. Da queste conversazioni emerge che la madre della convivente di Bolognino dovrebbe occupare uno degli appartamenti di uno dei gestori del locale e l’affitto sarebbe a carico di Bolognino Michele.

AVV Pisanello: che professione svolge Spagnolo Francesco? È un commercialista?

Mar. Veroni: Non mi risulta

AVV: c’era questa annotazione sull’assegno emesso da Pascale Nicola classe 89

Mar. Veroni: L’assegno era entrato sul conto intestato a Pascale

AVV: avete fatto accertamenti su Pascale?

Mar. Veroni: Oberato da alcuni precedenti di polizia di non particolare rilevanza

AVV: Pascale si è mai sentito nella vostra indagine?

Mar. Veroni: No

AVV: qualche collegamento con l’Havana?

Mar. Veroni: Non ci risulta

AVV: avete sentito i gestori del locale?

Mar. Veroni: No

AVV: la riconducibilità a Bolognino si basa su questa nota accanto all’assegno?

PM Ronchi: ci sono le dichiarazioni di Giglio e questi sono i riscontri.

AVV: ho capito però…

PM Ronchi: è stato riscontrato anche su Diletto

AVV: a Diletto è stato contestato questo reato?

Mar. Veroni: Non è oggetto di reato.

AVV: avete sottoposto a intercettazione i gestori?

Mar. Veroni: No

PM Ronchi: Giglio viene dopo Aemilia, queste dichiarazioni sono state riscontrate dopo.

 

AVV: il controllo fatto il 27/5/11 è stato fatto di sera?

Mar. Veroni: Di notte

AVV: Domenico Bolognino era un cliente del locale?

Mar. Veroni: Il controllo è stato verificato alla banca dati, risulta che era nel locale pochi minuti dopo la mezzanotte

AVV: quante altre persone erano presenti?

Mar. Veroni: Nel controllo 5/6 persone

AVV: non ho altre domande

 

CARUSO: passiamo all’argomento successivo

Mar. Veroni:

La consapevolezza di Giglio e dei famigliari di essere destinatari di atti di indagine.

Facendo un’analisi sono molteplici gli elementi che ci portano a capire che fossero a conoscenza del fatto o temessero possibili controlli, da cui nasce la necessità di creare, di mettere a riparo le loro attività da parte dello Stato. Facendo un excursus storico, una volta arrivato al nord, Giglio stringe legami con una serie di soggetti che hanno fatto parte di questo processo: Sarcone Nicolino, Bolognino, soprattutto i fratelli Vertinelli con cui si dimostrerà uno strettissimo legame famigliare e imprenditoriale. Vertinelli Palmo era stato arrestato nell’indagine Scacco Matto. Questa prima attività che aveva colpito Palmo doveva generare in Giglio Giuseppe una certa attenzione nelle proprie attività. 2006 indagine Pandora, Giglio Giuseppe e Vertinelli Palmo risultano vittime di estorsione della cosca Nicoscia. Emerge una certa contiguità con soggetti facenti parte della criminalità organizzata. Giglio era stato oggetto di molteplici perquisizioni nel corso degli anni a cominciare dal 2010 Point Break che portava all’arresto di Pelaggi Paolo e alla perquisizione di alcune società di Giglio Giuseppe. Altro elemento la perquisizione del 18/5/11 dalla GDF di Brescia che ha perquisito la sede della Sice srl. Sulla base di questo il 24/12/12 la GDF ha eseguito un sequestro preventivo di alcuni mezzi della Sice e della Giglio srl. La DDA di Padova il 23/10/12 un giorno prima dell’esecuzione della GDF eseguono perquisizioni. Ancora il 13/2/13 la GDF di Cremona esegue perquisizioni presso il domicilio e alla sede della Giglio srl. Tutta questa serie di perquisizioni genera in Giglio la consapevolezza di essere oggetto di controllo da parte di più procure e direzioni distrettuali antimafia. A supporto anche le intercettazioni telefoniche che abbiamo eseguito noi e anche la GdF di Cremona.

Le conversazioni sono molte, ne cito alcune: 9/11/12 tra Giglio Giuseppe e suo padre Giglio Francesco. Emerge che il padre Francesco si accorge e si stupisce del fatto di essere amministratore della "Lagoblu" società riconducibile a Giglio. Giglio gli fa capire di averlo dovuto fare perché non poteva figurare lui, perché temeva possibili controlli.

Intercettazioni di Point Break: 30/6/2010 si parla dell’esecuzione dell’ordinanza e dell’arresto di Pelaggi. Giglio cerca di capire cosa è successo. Giglio parlando con Riillo Pasquale afferma che ha la consapevolezza che qualche ripercussione giudiziaria dovranno aspettarsela.
2011: Giglio elenca la procura di Catanzaro, di Brescia, la DDA, la GdF, tutti questi controlli che sta subendo, Pasquale Riillo commenta, pure con l’antimafia e Giglio ammette questa eventualità…

17/5/11 Aversa commenta a Giglio tutte le informazioni che fanno riferimento alla presenza massiccia della ‘ndrangheta nel nord. I giornali parlano sempre di ‘ndrangheta al nord. Giglio conviene che la situazione è piuttosto complicata. Quotidianamente si parla di questa infiltrazione della criminalità calabrese nel nord Italia.

Abbiamo una serie di conversazioni in concomitanza con un articolo di problemi che stava attraversando la ditta di trasporti per un traffico di rifiuti nel cantiere di Mapello in provincia di Bergamo. E si parla dell’omicidio mai dimostrato della piccola Yara Gambirasi.

Giglio cita un giornale “L’ombra della ‘ndrangheta nei cantieri, indagata la Giglio” si fa riferimento alla sparizione di Yara Gambirasi.

Tra le aziende indagate c’è la Autotrasporti Giglio di Gualtieri in provincia di Reggio Emilia:

Spunta la ‘ndrangheta nel cantiere di Yara. Aperta un’inchiesta sul movimento terra - Il Fatto Quotidiano - 1 agosto 2011

 

Tutte le conversazioni relative ai sequesti effettuati a Brescia 24/12/12. Giglio parla con un dipendente e dice di essere in presenza della GdF e gli chiede dove ha messo la borsa facendo riferimento a una perquisizione subita il giorno precedente.
Una conversazione fra Giglio Giuseppe e il padre Francesco 12/10/12, Giglio riferisce al padre che è stato trattenuto per 45 minuti dai CC non si è potuto recare in Calabria dove aveva appuntamento con un notaio per acquistare delle proprietà.

Conversazione del 28/10/11 tra Giglio e Francesco, emerge che Giglio dice al padre che ha intestato le quote a lui perché è una persona di fiducia e non è direttamente oggetto di indagine e può evitare che l’attività nei loro confronti diventi invasiva al punto di compromettere l’andamento economico delle loro attività. Giglio Francesco non nasconde una certa titubanza ma prende atto della cosa.

Nell’ambito di Point Break 13/4/10 – tra Giglio Giuseppe e il padre Francesco – Giglio dice di avere estromesso il fratello Antonio per evitare problemi tenendolo buono per un momento successivo. Il padre è d’accordo. Giglio Giuseppe oltre al fratello Antonio e al padre Francesco intesta alcuni beni anche alla moglie Curcio Maria.

Da tutto questo si evince chiaramente che Giglio temeva di essere oggetto di attività di indagine e investe della cosa anche i famigliari che ne vengono a conoscenza.

 

PM Ronchi: questo è il toto-prestanome come lo chiamo io.

 

Mar. Veroni: Ambientali del 18/5/13 all’interno dell’ufficio della Giglio tra Giglio Giuseppe, Giulio e il commercialista Clausi. Nella prima conversazione parla Giglio Giuseppe, Clausi Agostino. Giglio racconta di voler rilevare una società la Transervice srl di Avellino perché ha fra le varie autorizzazioni il lavoro dei rifiuti. E’ appetibile per questo tipo di autorizzazione per lo smaltimento di rifiuti. Ha un valore di circa 300mila euro ma si è accordato per 240mila. Clausi chiede chi dovrà effettuare il pagamento. Giglio dice che dovrà inserire delle persone nella società e come primo nome propone il padre. Clausi dice di essere prudenti, che essendo uno di famiglia è più facile collegarlo. Conversazione successiva: riferimento a Vettorato Gabriele, cognato di Giglio Giuseppe perché ha sposato Giglio Elisabetta. Giglio descrive Vettorato come una persona affidabile, unica cosa è un po’ timoroso. E’ presente Giglio Giulio e viene fatto riferimento a un tale Carmine. Giglio è scettico, ci vuole una persona del mestiere. Giglio Giulio fa un riferimento a una donna in particolare. Lui dice che lei non va bene perchè “troppo figlia di puttana”. 

 

Giglio racconta al commercialista di aver avuto un contatto che individua il soggetto con cui aveva fatto contratti sulla Core technology. Però Clausi fa presente che su quella società sono state fatte troppe operazioni, utilizzata in maniera sconsiderata. Giglio dice se è il caso di smettere questa società e costituirne un’altra.

Giglio dice a Clausi che deve recuperare un milione di euro versati sulla quota societaria della Giglio. "Una volta recuperati quei soldi stiamo tranquilli per un po’ di tempo e poi ripartiamo". I due discutono su come recuperare i soldi. Giglio propone di far registrare una perdita di bilancio e di far  risultare una fattura falsa dove inserire il doppio della cifra.

Individuazione del prestanome da utilizzare per la società avellinese, si fa riferimento al nipote di Caccia Emilio. I fratelli Giglio lo definiscono una persona molto affidabile. A Clausi preme che sia una persona non nata in Calabria. Il soggetto pur essendo di Cutro, i Giglio affermano che è nato in provincia di Reggio Emilia. A un certo punto si pensa di inserire Vertinelli Antonio, il genero di Giglio Giuseppe. Ma non viene considerato all’altezza di un incarico del genere. Viene fuori di nuovo il nome di Vettorato Gabriele anche se Clausi sarebbe più propenso la figura di Caccia.

Giglio riferisce della intenzione di trasferire le proprie attività in Calabria. Di chiuderle a Reggio Emilia e trasferirsi in Calabria.

Alcuni giorni dopo, presente anche Lonetti Sergio, altro prestanome di Giglio. Si parla di trasferire degli automessi dalla TRS alla ITS e viene chiesto da Giglio e da Lonetti a Clausi di occuparsene perché il commercialista di queste società non si sta impegnando a dovere e loro hanno necessità di ultimarlo prima possibile.

 

AVV Pisanello: in riferimento a quell’assegno perché non è stato messo in riferimento al ristorante Ariete

Mar. Veroni: E’ una fotocopia di un assegno con sul retro indicazione Michele Bolognino. Viene chiesto chi è che ha messo questa indicazione. "L’ho messa io per ricordarmi di chi me lo aveva dato".

AVV: avete ricevuto solo la fotocopia e sapete che non è stato incassato, avete fatto accertamenti?

Mar. Veroni: Ce lo dice chi lo ha consegnato

AVV: speravo ci fossero accertamenti, non mi corrisponde su quello che ha dichiarato il co-imputato

CARUSO: diversi da ciò che è stato detto

 

PM Ronchi: Martedì tutte le parti civili e Pico. D’Agostino non martedì. Se dovessi verificare che Pico è poco utile chiameremo anche D’Agostino.

 

CARUSO: Risentiamo Balzani, volevamo vedere prima le trascrizioni. Va bene, buona Pasqua.

 

Ore 19.00 termina l’udienza.

a cura di: S.N.

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