- Appunti da un processo che riguarda noi tutti - trascrizione dell'udienza del pomeriggio

giovedì 12 gennaio 2017

 

All'interno dell'udienza sottoriportata:

controesame del maresciallo Costantino

esame dell'imputato Falbo Francesco sull'affare Sorbolo

Ore 16.15 in aula

CONTROESAME del maresciallo Costantino da parte degli avvocati della difesa

 

Avv: Femia Nicola ha detto che ha diversi precedenti, che lei sappia ha delle condanne definitive per 416 bis?

Mar. Costantino: No non glielo so dire

Avv: non ce le ha. Anche in quel procedimento… come si chiama… Black Money, Black Monkey… ha contezza di questo procedimento?

Mar. Costantino: Per sommi casi

Avv: Sa se hanno escluso la mafiosità?

Mar. Costantino: Non ne sono a conoscenza

Avv: chiariamo, è ancora pendente l’accusa, ma si sono già espressi alcuni giudici per la non mafiosità. Crescente Cataldo ha detto che è stato assolto, ma sa se è stato risarcito per il procedimento a cui è stato assolto

Mar. Costantino: No

Avv: Sa che in materia di droga Cataldo ha condanne definitive?

Mar. Costantino: Credo che abbia la condanna della 73

 

Avv: nella generalità dei casi il termine “cristiani” viene utilizzato per le persone in generale?

Mar. Costantino: Nella generalità dei casi è un termine che può essere utilizzato per indicare generalmente le persone, indipendentemente dal fatto che siano più o meno serie, in determinati contesti dove ci sono dei dati che inquadrano la vicenda come riconducibili a contesti di mafia, assume una valenza differente.

Avv: ha fatto un elenco di episodi nei quali Bolognino Michele si sarebbe recato a Cutro a casa di Grande Aracri, le faccio qualche domanda preliminare. Al di là delle circostanze nelle quali la vettura di Bolognino è stata ripresa all’interno dell’abitazione di Grande Aracri, la telecamera posto lungo la via…. Ha contezza del luogo?

Mar. Costantino: No

Avv: non ha conoscenza diretta dei luoghi. Mi può dire che le macchine che vengono riprese lì vadano solo da Grande Aracri o no?

Mar. Costantino: Non lo posso dire, la macchina transita, se poi a metà strada si ferma e non va da nessuna parte… Il dato relativo al fatto che noi abbiamo affermato che Bolognino si recasse da Grande Aracri è dato dall’esame, dalle conferme che sono giunte quando le telecamere inquadrano le macchine che vanno in quella zona e si fermano nel cortile di Grande Aracri….

Avv: sa se ci sono altre abitazioni vicino a Grande Aracri?

Mar. Costantino: No

Avv: potrebbe anche fermarsi presso un’altra abitazione?

Mar. Costantino: Il senso della mia risposta è quello che accertiamo successivamente, quando la telecamera inquadra quello che avviene nel cortile di Grande Aracri, quando i veicoli che avevano dei rapporti con Grande Aracri transitavano in quella via, alla luce di quello che avviene accertato successivamente abbiamo motivo di ritenere che anche negli episodi precedenti possano essersi recati da Grande Aracri

Avv: ha parlato del 3 aprile 2012 e ha detto che in questa occasione si sarebbe parlato del bar

Mar. Costantino: Non ricordo se ho detto che si parlasse della questione delle barche in realtà questo aspetto sarà affrontato dettagliatamente nell’ambito del capo di imputazione 87, è un dato che prendiamo dalla ricostruzione degli eventi che facciamo esaminando tutto ciò che avevamo registrato in quel periodo, dei contatti fra Mario Ursini e Bolognino Michele. Si sono intrecciate ulteriori vicende sulle quali bisognerà tornare nel momento in cui affronteremo i singoli capi di imputazione (le barche e le piastrelle). Vedremo anche la partecipazione di Mario Ursini.

Avv:  lei può dire che il 3 aprile si parlò di barche?

Mar. Costantino: Non abbiamo ascoltato intercettazioni ambientali. Lo ricostruiamo attraverso tutta una serie di analisi di elementi investigativi che ci danno contezza anche di altro genere.

Avv: abbiamo parlato di vari incontri perché voi del comando di Modena … cosa sapete? Sapete se c’è Bolognino Michele

Mar. Costantino: Sì

avv: sapete di cosa si parla?

Mar. Costantino: facendo ricostruzioni è un fatto che in quel momento storico avevamo attribuito alla vicenda delle barche e che come vedremo in seguito si tratta anche della vicenda delle piastrelle

avv: il contenuto non lo conoscete?

Mar. Costantino: no

avv: siccome lei ha fatto questo elenco dei momenti in cui Bolognino Michele si sarebbe recato da Grande Aracri, ci sa dire se Bolognino Sergio sia mai stato a Cutro e a casa di Grande Aracri?

Mar. Costantino: Per quel che risulta a noi a casa di Grande Aracri no, a Cutro non sono in grado di dirglielo sul momento, dovrei ricontrollare le carte.

Avv: con riferimento alle attività economiche che ha citato riferite a Bolognino Michele, al ristorante, al bar, al night club, le risulta che abbia mai avuto un qualche tipo di ruolo in queste vicende?

Mar. Costantino: In relazione ai locali che ho citato prima, no

Avv: ci ha fatto ascoltare una conversazione fra Angelo e Alberto chi sono?

Mar. Costantino: Angelo era un personaggio che secondo le nostre risultanze era collegato a Cutiello Giuseppe, perché vediamo che in quel frangente è parte interessata al fianco di personaggi di Torino. Alberto non le so dire di chi tratta. Angelo, Suzzi Valli Schiapparelli Angelo Alberto ci risulterebbe avere queste generalità.

Avv: si ricorda se in quella telefonata si fa il nome di Bolognino Michele?

Mar. Costantino: Non ricordo ma preciso che non è attraverso quella conversazione che noi attribuiamo il ruolo di Bolognino Michele all’interno di quella vicenda. Ha una importanza di un certo tipo sommata a tutte quelle investigazioni effettuate.

 

CONTROESAME da parte di un altro avvocato della difesa:

Avv: le ha parlato della conversazione 166 della rit. 113 in cui Bolognino direbbe che starebbe per accompagnare la moglie di un Megna in un colloquio in carcere, ha verificato se fosse realmente in quel luogo?

Mar. Costantino: Il carcere era il carcere di Fossombrone in provincia di Pesaro, l’esatta localizzazione non ricordo di averla accertata. Ma Domenico Megna era effettivamente in carcere.

Avv: Si vede che Bolognino si da appuntamento con Loris nell’arco di mezz’ora… se fosse stato a Pesaro non avrebbe potuto essere all’appuntamento.

Mar. Costantino: Non dice l’orario, mi parla di conversazioni che sono avvenute all’interno di pochi minuti.

Avv: con riferimento all’OCP del 21/2 dove dice che Bolognino incontra Grande Aracri. Le risulta che l’incontro non era avvenuto perché Grande Aracri non c’era?

Mar. Costantino: In quel frangente l’autovettura viene avvistata due volte, nel corso di quel dialogo che viene intercettato c’è un passaggio in cui Abramo da indicazioni che sembra che Grande Aracri fosse impegnato. “Un’oretta ci vuole”. “Fra un’ora torniamo”.  Non ho contezza se sono tornati.

Avv: nei vari colloqui con Grande Aracri la cella agganciata da Bolognino, attraversa San Domenico e c’è la piazza San Rocco. Quanto sono distanti alla casa di Grande Aracri?

Mar. Costantino: Non riesco a dirlo con esattezza, avevamo effettuato una ricostruzione in un altro episodio che affronteremo, avevamo verificato che la distanza delle celle delle abitazioni da Grande Aracri in un’area come quella di Cutro è compatibile, una cella dista 500 metri in linea d’aria in una zona come quella di Cutro che ha una determinata conformazione e una densità di celle come di una grande città, ci da contezza di come il dato possa essere attendibile.

Avv: nella foto che ritiene di attribuire a Richichi nella risoluzione della foto del 4 giugno (mercedes bianca con targa tedesca), riesce a distinguere se le fattezze sono di Richichi?

Mar. Costantino: Si tratta di Richichi.

Avv: non si vede assolutamente il viso. Per quello che riguarda la riconducibilità delle macchine che sono usate da Bolognino…

Mar. Costantino: Le visualizziamo nel corso di diversi servizi di OCP, per la mercedes X6 bianca abbiamo un controllo nel corso del quale vediamo che l’auto era utilizzata da Bolognino Michele e che c’era anche a bordo Sergio. La porche nera è riscontrata che è di Bolognino dalle intercettazioni.

Avv: venivano utilizzate in esclusiva?

Mar. Costantino: Per quello che riguarda la mercedes X6 che ha utilizzato per più tempo, sì. Le altre abbiamo contezza per dei periodi minori o come nel caso della mercedes in maniera più saltuaria. La X6 bianca è quella che utilizzava praticamente Bolognino ed è stata oggetto di intercettazioni ambientale.

La mercedes X6 era targata San Marino.

Avv: in merito all’abitazione di Grande Aracri individua l’abitazione, una casa ben specificata oppure lì vicino ci sono una serie di abitazioni… faccio riferimento al 4 giugno 2012 dove nel vostro OCP c’è una macchina parcheggiata nel cortile, ma in realtà vedo diversi edifici.

Mar. Costantino: Individuiamo l’abitazione per il tramite dei colleghi di Crotone che conoscono la zona. Noi facciamo nostro quello che dicono i colleghi.

Avv: in merito a Schirone e Richichi le risulta che Richichi fosse socio della Moschetta srl?

Mar. Costantino: Non ricordo con esattezza ma ricordo che fosse socio.

Avv: per quello che riguarda Schirone, le risulta che ha sempre lavorato (dal 2006) come dipendente muratore per Bolognino Michele?

Mar. Costantino: Non l’ho accertato

Avv: le risulta che Bolognino Michele abbia svolto una serie di lavori edili anche nel 2011 e nel 2012 e successivamente nei quali è stato coadiuvato da Richichi Andrea e da Schirone? Lavori di urbanizzazione in un parcheggio in provincia di Vicenza? Cantiere a Padova?

Mar. Costantino: Non mi risulta, ma come operai o come vincitori di appalto?

Avv: se le risulta che questi due soggetti lavorassero ordinariamente per fare dei lavori

Mar. Costantino: Assunti presso qualche ditta? In che senso? Assunti da Bolognino?

Avv: le parlavo dei cantieri, da maggio 2012 c’è il lavoro di ripristino dei muri per la concessionaria Modauto a Montecchio Emilia. Cantieri a Sirmione al Garden Village? Alla cantina medici, acetaia Medici in zona provincia di Reggio Emilia, e a Parma i cantieri di Baganzola….

Mar. Costantino: Non mi risulta, ma lavori come operai o acquisiti? Sono oggetti di capi di imputazione? Perché alcune aziende sono oggetti di imputazione.

avv: cosa vuol dire che lavorando per queste società si commette reato?

Mar. Costantino: Non ci risultano questi lavori in cui abbiano lavorato Richichi e Schirone.

Avv: per quanto riguarda il compendio di via Leonardo Da Vinci dove dice che Schirone e Richichi presidiavano questo luogo. Ma c’erano parecchi persone che avete rilevato, parecchie macchine che escono ed entrano dal civico 9. Le risulta che l’Immobiliare 3 srl avesse a che fare con il magazzino e la zona di quel civico?

Mar. Costantino: Credo di aver risposto l’altra volta. Non ho contezza precisa di quanti fossero gli stabili intestati al civico nr. 9. La mia risposta è che fatto il collegamento diretto fra Richichi e Schirone in relazione al loro ruolo. Sono gli elementi investigativi che ci fanno capire.

Avv: Abbiamo tutti una serie di soggetti che fanno avanti e indietro da questo cantiere perché è un cantiere di lavoro non solo per Bolognino.

CARUSO: qual è la domanda?

Avv: se conferma che in Montecchio Emilia ci sono tutta una serie di questi soggetti che fanno avanti e indietro dal civico 9

Mar. Costantino: Se l’annotazione è a mia firma non posso fare altro che confermare.

CARUSO: c’è l’annotazione?

Avv: c’è l’annotazione… è a computer.

Mar. Costantino: Se ho partecipato al servizio, in alto dovrebbe esserci la mia firma

Avv: la produrrò alla prossima udienza, si tratta di un OCP, 21/4/2012.

 

Avv: ha detto che Bolognino Michele è andato a vivere a Riccione

Mar. Costantino: Non ho detto che è andato a vivere a Riccione, ha aperto una attività, il “caffè Reale”, locale che per un certo periodo è stato gestito da suo fratello

Avv: non le risulta che abbia abitato a Riccione?

Mar. Costantino: Non glielo so dire

Avv: Richichi e Schirone in questa attività avevano qualcosa a che fare?

Mar. Costantino: Non ricordo, non mi rsulta

Avv: Bolognino ha vissuto poi a Parma, le risulta che abbia vissuto in via Zanetti 25 a Parma?

Mar. Costantino: Sì

Avv: anche qui si è portato Richichi e Schirone?

Mar. Costantino: Ribadisco il senso di quello che ho detto in esame. Noi rileviamo che il capannone in quel periodo era un centro nevralgico per conto di Bolognino quindi lì necessitava di essere presidiato.

Avv: passiamo alle attività di cui ha parlato nei capi di imputazione che ha menzionato. Erano attività di proprietà o in gestione?

Mar. Costantino: In relazione ai capi di imputazione non sono in grado di riferire, saranno oggetto di altri testi

Avv: avete evidenze che Bolognino abbia investimenti in denaro?

Mar. Costantino: Le ripeto la risposta di prima

avv: con riferimento alla vicenda di Giorgi lei ha detto che l’incontro fra Bolognino, Giglio e Giorgi avviene presso l’aereoporto di Lamezia Terme?

Mar. Costantino: Stando quello che riporta Giglio

Avv: non ha fatto accertamenti?

Mar. Costantino: Abbiamo ricostruito l’episodio tramite le intercettazioni

Avv: c’era anche Richichi?

Mar. Costantino: E’ una circostanza riportata da Giglio… che io sappia no… Sta confondendo i due episodi. Incontro Bolognino e Giorgi a Lamezia Terme dove Bolognino ha una pistola. Milano Linate …

Avv: no parlavo di Lamezia, l’episodio con Giorgi, del 7 febbraio

Mar. Costantino: Su Lamezia Terme non ho fornito date. Queste cose le riferisce Giglio non è un fatto di mia diretta conoscenza.

Avv: prendo atto che non da riferimenti temporali

Mar. Costantino: In relazione a Lamezia Terme, per tutto il resto do’ riferimenti temporali ben precisi!

Avv: in relazione a quella serie di intercettazioni in cui dice che ci sono incontro con persone sconosciute che si mettono in contatto con Bolognino e Giglio ha fatto riferimento alla conversazione….  Dove Giglio avvisava che sarebbe arrivato in Calabria il giorno seguente dove ci sono strani contatti con personaggi particolari. Non è che si trattava di persone che dovevano comprare materiale edile da Giglio?

Mar. Costantino: Sono persone sconosciute. Si parla di un certo Pantaleone, ma Richichi dice che utilizza l’utenza di Panto/Pantaleone, da qui riteniamo che l’interlocutore fosse un altro personaggio.

Avv: passiamo al Millefiori Cenacolo nel 2009, avete evidenze di denaro illecite provenienti da Bolognino?

Mar. Costantino: Direttamente da Bolognino nel Cenacolo? No.

Avv: quando parla di Vertinelli che si impone perché non gli piaceva il nome del Cenacolo del Peccatore, Vertinelli rimaneva proprietario delle mura? Poteva preoccuparsi dell’immagine?

Mar. Costantino: E’ una valutazione che sta facendo lei. Il proprietario delle mura, dal momento che affitta per un ristorante, poi devo essere titolato a scegliere il nome? Sono valutazioni.

Avv: in merito al 9 gennaio 2013, Macrì lei dice che non è socio finanziatore

Mar. Costantino: Emerge che non ha messo un centesimo. Macrì rende conto al suo capo, Bolognino, di qual è l’andamento del locale. Il fatto che Macrì fornisca un rendiconto delle entrate e delle uscite non è indicativo che Macrì abbia immesso del denaro, altrimenti ne avrebbe parlato in termini differenti parlando delle sue entrate. Chi si lamenta delle entrate è Michele Bolognino.

Avv: Macrì aveva esperienza di ristorazione?

Mar. Costantino: Che io sappia no

Avv: lei dice che è Macrì che porta un assegno a Vertinelli, poi si fa riferimento a un assegno di Pino, che viene indicato come Pino Giglio

PM: se legge la frase… che sia l’assegno di Pino….

L’avvocato legge l’intercettazione.

Noi interpretiamo questa cosa come se fosse stato Vertinelli ad aver fatto l’assegno. Pino Giglio aveva riportato qualcosa a Macrì, si fa riferimento poi a un’altra persona. Il successivo passaggio ci da contezza di come fosse Vertinelli.

 

Riprendiamo dalla custodia cautelare:

Bolognino Michele: siamo 37.. con questi di ora.. gli ho messo quasi 9000 euro.. mi devo prendere

altri 1300 / 1400.. tra il vino e le cose.. tu quanti gli hai messo? quelli che hai messo tu.. siamo

fuori con 50000 col ristorante.. siamo fuori di 50000 euro?

Macrì Franco: dall'apertura?

Bolognino Michele: eh..

Macrì Franco: secondo me eh..

Bolognino Michele: dai Frà.. (inc).. ora lo sà Vertinelli che siamo sotto in banca.. ti dice Pino (ndr - inteso Giglio Pino) mi ha detto che siete sotto in banca e vi ha fatto l'assegno apposta.. chiamalo tu..

Macrì Franco: ma io con Vertinelli..

Bolognino Michele: non vado a chiamare niente.. viene qua Vertinelli.. io non vado.. io.. ti ho detto ricordati una cosa che io di Vertinelli me ne fotto.. tu sei andato a portargli l'assegno a casa ieri sera.. io personalmente me ne fotto di Vertinelli.. io non ne ho problemi con Vertinelli.. io me ne fotto.. tu sei andato.. ti ho detto manda a Fabio io.. e sei andato tu là dietro la casa.. (ndr - abitazione di Vertinelli adiacente al ristorante).. hai capito? se tu hai i problemi tuoi che siete di là.. io no.. io non ne ho di questi problemi.. io.. o fai il contratto tu.. o no.. lo mantengo il ristorante.. e a Vertinelli che sei andato tu personalmente là.. io me ne fotto di Vertinelli.. Vertinelli la casa gliela brucio.. te lo faccio girare per tutto Montecchio.. io.. e lo faccio veramente io.. io me ne fotto di Vertinelli.. ieri sera ti ho detto manda a Fabio a portare l'assegno.. perchè sei andato tu?

Macrì Franco: eh..

Bolognino Michele: (urla) perchè sei andato tu? rispondi a me ora..

Macrì Franco: io non sono andato a casa.. io sono andato da (inc)..

Bolognino Michele: perchè sei andato tu? (inc) perchè sei andato? ma me lo spieghi a me perché sei andato tu? chi cazzo è Vertinelli? io.. ieri ti ha offeso Vertinelli a te ieri.. se non è come dici tu.. ti ha offeso dieci volte ancora.. se non è come dici tu ah.. ti ha offeso.. tu perchè sei andato dietro la casa a chiedere dov'era Vertinelli ieri sera.. (ndr - riferisce le parole di Vertinelli) mi ha chiamato Franco.. gli ho detto io.. Pino io "la rosa" non la voglio nè da te e non da nessuno.. ha detto compare Franco mi ha detto che Pino Giglio ha pagato per dodici persone.. e mi ha detto che ha fatto l'assegno perchè la banca è sotto.. (ndr - inteso il conto) comunque chiamalo.. chiamalo che viene qua.. che glielo dico pure in faccia.. io

Macrì Franco: io nel ristorante Michè a Vertinelli non gli ho parlato che gli ho detto che l'assegno è sotto.. hai capito?

Bolognino Michele: no.. e chiama a Vertinelli e digli come sà che il conto è sotto del ristorante.. digli..

(Franco risponde ad una telefonata e dice al suo interlocutore che lo richiamerà)

Bolognino Michele: chiama a Vertinelli.. chiama a Vertinelli e domanda se Vertinelli.. se lo sà.. come fa a sapere che il conto è sotto.. gliel'ho detto io? me l'ha detto a me ieri.. (ndr - riferisce le parole di Vertinelli) me l'ha detto Franco Michele..

Macrì Franco: io a Vertinelli non gli ho parlato del ristorante Michè.. gli ho detto per l'assegno va bene.. tra il suo.. quello e quell'altro.. che è (inc) un assegno (inc).. questo è il cazzo del bello Michè..

Bolognino Michele: vedi di chiamarlo e viene qua Vertinelli.. Vertinelli lo chiami viene qua e vedi che ti dice in faccia Vertinelli..

 

avv: l’ultima è quella sulla Tavernetta 8/1/13, Grande Aracri sarebbe già informato dell’andamento del ristorante. Ho tutto il brogliaccio ma non riesco a vedere un riferimento chiaro al ristorante di Bolognino Michele, al Cenacolo del Pescatore.

Mar. Costantino: C’è il passaggio dove noi arriviamo a capire perché si tratta di un ristorante che non sta andando bene, in contemporaneamente al periodo in cui Bolognino si lamenta del fatto che il locale non sta andando bene. Grande Aracri lo fa in presenza di Diletto e Lamanna Francesco e un tale Michele. Il verbale completo al momento non ne ho la disponibilità. Viene dalla DDA di Catanzaro. E’ una trascrizione.

CARUSO: quando avremo la trascrizione vedremo cosa c’è scritto

Avv: il ristorante è stato inaugurato nel 2012 la conversazione è del 2013, la ristorazione è durata 6 mesi perché parla di una gestione di un anno? Perché dovrebbe riferirsi al Cenacolo^

PM: non ha detto un anno di gestione

Mar. Costantino: La nostra interpretazione si fonda sulle motivazioni che ho detto, nel momento in cui delle persone fanno riferimento ad elementi che sono riconducibili… in realtà sono 7 mesi. La conversazione del gennaio 2013, l’inaugurazione del locale di giugno 2012, l’interessamento di Bolognino parte già da aprile 2012, non è un anno, ma saranno 10 mesi, la collocazione temporale trova riscontro

Avv: non ho altre domande

 

PM: possiamo fare un programma di lavoro, quanti sono i difensori per il controesame?

CARUSO: due, avvocato Pancari e Fornaciari

 

CONTROESAME avv Pancari per MACRI’ FRANCESCO:

Volevo riallacciarmi a questa telefonata che verrà trascritta e quindi vedremo. Dalla vostra ricostruzione afferma che Vertinelli copre con un assegno i debiti di Macrì nella gestione del ristorante, verificate che Macrì incassa l’assegno e che è conducibile a Vertinelli?

Mar. Costantino: Vertinelli non copre l’assegno, risulterebbe che metta un assegno a copertura del debito sull’analisi dei conti ci saranno altri testi

Avv: che lavoro esplicava Molinari Antonio?

Mar. Costantino: Credo fosse il nipote di Macrì, col beneficio del dubbio, e in questo caso credo fosse il cuoco

Avv: lo confermo. Voi fate ulteriori accertamenti se Macrì e Molinari effettuavano attività lavorativa nel ristorante?

Mar. Costantino: Da quello che emerge nelle conversazioni telefoniche gestivano il locale

Avv: i conferimenti per la costituzione della società del Cenacolo, da chi è costituita?

Mar. Costantino: Non glielo so dire

Avv: verificate se questa società paga i suoi affitti alla Millefiori srl e se sì con quali fondi?

Mar. Costantino: Con quali fondi non lo so dire, per le verifiche ci saranno altri testi che risponderanno su questo.

Avv: ha parlato di una conversazione in cui si parla degli incassi di un bar, ha parlato di un tale Domenico, il bar di Domenico

Mar. Costantino: Il figlio di Bolognino. Domenico, gestiva il bar di Parma riconducibile a Bolognino Michele.

Avv: si occupava di ristorazione?

Mar. Costantino: Non mi risulta

Avv: non ho altre domande

 

CONTROESAME avv. Fornaciari per VERTINELLI:

le chiedo in merito agli incontri che Bolognino avrebbe fatto da Grande Aracri. Quell’elenco di cui ha riferito sono tutti quelli di cui lei ha accertato?

Mar. Costantino: Sono quelli relativi in cui le telecamere filmano questi famosi via vai di autovetture, in sede di esame questi incontri li rileviamo anche attraverso la decriptazione di contatti telefonici per i quali deduciamo che in una determinata circostanza Bolognino si fosse recato da Grande Aracri

 

Avv: le indagini sui cui riferisce si basano sulle intercettazioni telefoniche? In merito al Cenacolo e al millefiori?

Mar. Costantino: Sì

Avv: ha dedotto la conoscenza da parte dei Vertinelli della presenza di Bolognino come referente reale del ristorante?

Mar. Costantino: Sì

avv: lei sa il contratto fra Vertinelli e Macrì se era un contratto di affittanza di azienda?

Mar. Costantino: Era un contratto di affittanza di azienda

Avv: tornando al famoso assegno, se ho capito bene, lei non ha fatto verifiche se l’assegno è stato incassato.

Mar. Costantino: No

Avv: quando dice Vertinelli ha fatto un assegno per ripianare i debiti è una deduzione?

Mar. Costantino: Ho usato il condizionale, sì

Avv: ognuno fa le proprie considerazioni. In riferimento alla conversazione ambientale di questi 50.000 euro, la parte finale dice “io me ne fotto di Vertinelli, io la casa gliela brucio”

Mar. Costantino: Non è la parte finale. Anche da questo passaggio capiamo il personaggio che è Bolognino Michele.

avv: lei ha parlato dell’inaugurazione del ristorante. I Vertinelli sono stati invitati?

Mar. Costantino: In base alle intercettazioni, no, non ricordo però, se come spesso accadeva, ci sono stati contatti diretti.

Avv: lei ha parlato della intenzione di Bolognino di dare un volto di “emilianità” al ristorante e in questo senso, si spiega come mai dopo l’uscita di Loris l’amministrazione è Macrì?

Mar. Costantino: E’ un fatto contingente. Bolognino voleva attribuire volto nuovo al ristorante, l’intenzione che poteva raggiungere il massimo dello scopo era attraverso il volto emiliano di Loris. Così non è stato perché Loris Tonelli viene arrestato.

Avv: volersi discostare da possibili maldicenze come si può in qualche maniera affiancare al fatto che all’inaugurazione sarebbero presenti soggetti che si ritengono appartenenti all’associazione?

Mar. Costantino: Si aggancia a un passaggio preciso che Bolognino afferma durante la conversazione con Sarcone Nicolino: “poi non dire che non ti ho detto niente…” All’inaugurazione Bolognino poteva aver deciso di invitare a porte chiuse una serie di personaggi.

 

Un’ultima domanda da parte dell’avv. Pisanello per BOLOGNINO MICHELE:

Avv Pisanello: Avete effettuato un servizio di OCP?

Mar. Costantino: Sarebbe stato particolarmente rischioso, piuttosto che compromettere l’esito delle indagini abbiamo scelto di non effettuarlo.

 

Mar. Costantino: Un giorno di festa si era verificato questo pestaggio, è stato oggetto di notizia di cronaca. In merito al fatto che questi due soggetti calabresi avessero pestato il titolore della GS scaffalature.

Botte in un'azienda del Padovano - Si prospetta l'ombra della 'ndrangheta

 

Avv Pisanello: Bolognino vuole fare dichiarazioni spontanee.

CARUSO: Ci sono due testimoni che aspettano da stamattina.

PM: però se iniziamo terminiamo?

CARUSO: certo, facciamo due minuti di pausa.

 

Dichiarazione di un imputato: Luca De Zanetti non c’entra nulla con la società GS Scaffalature.

CARUSO: prendiamo nota di questa dichiarazione dell’imputato

 

Ndr AGENDE ROSSE: nell’aprile del 2013 il compagno della proprietaria viene picchiato dai Bolognino. Nel maggio dello stesso anno Luca De Zanetti (socio di minoranza) rileva le quote della società:

Accordo alla Sae Group per rilancio e occupazione

CARUSO: il Collegio vorrebbe finire le testimonianze…

PM: avete presente la complessità dei temi 83 e 84 (ndr vicenda dei cantieri di Sorbolo)? E’ una testimonianza che andrebbe finita.

 

CARUSO: possiamo fare come gli avvocati americani? Domanda e risposta?

PM: facciamo oggi? È un orario di partenza impegnativo….

CARUSO: cominciamo! Non perdiamo altro tempo.

 

PM: Al momento il Falbo è persona imputata del capo 83.

CARUSO: c’è un difensore?

Si presenta un avvocato in sostituzione del titolare.

CARUSO: lei intende rispondere?

Falbo: io intendo rispondere

 
 

Ndr: nella sezione approfondimento “Affare Sorbolo: gli intricati movimenti all’interno delle società”

INIZIA L’ESAME DEL PM MESCOLINI AL TESTE/IMPUTATO FALBO FRANCESCO

PM: Buonasera sig.Falbo, cercherò di essere sintetico. Oggi siamo qui in un processo nei confronti di persone che conosce bene. Lei può riferire sinteticamente dell’investimento e dell’attività che lei ha svolto in relazione all’edificazione delle palazzine di Sorbolo? Che è stato oggetto di una sua denuncia all’autorità in relazione all’estorsione.

FALBO: Bisogna partire dall’investimento… Abbiamo dei problemi con le banche, la sintesi è questa

PM: è troppo sintetica…

CARUSO: andiamo per ordine

PM: Lei quando ha conosciuto Giglio Giuseppe e gli altri soci nella K1 e Azzurra?

FALBO: Nel 2007, presentato da Muto Antonio… sarà del 70, quello di Gualtieri. Io stavo facendo una lottizzazione a … mi portavano la ghiaia e cominciò una collaborazione con Giglio e Muto. Mi dissero se avevo piacere a farli entrare nella società, avevano soldi da investire. Noi della Socrate stavamo facendo quel lavoro là. Io stavo comprando Sorbolo e loro mi dissero che potevano fare un investimento. Io lo dissi a Vetere Antonio e anche lui disse “non c’è problema, se vogliono entrare”.

PM: La richiesta era di entrare in un affare di Sorbolo?

FALBO: No in società. Non Sorbolo, se volevano entrare in società. A Sorbolo comprai il terreno, attraverso la Azzurra ho comprato il terreno che era già pagato, non ci fu un grande esborso, 350.000 euro il resto fu permuta, quel terreno era ipotecato. Era dal 2000 che andavo dietro. La trattativa di quel terreno fu complessa, ci furono gli avvocati, l’avvocato Mazza di Reggio Emilia. Tutto il terreno costava un milione e 230 mila euro. Quando feci la trattativa dissi “io vi pago le banche e per il resto facciamo con le permute”. Tutti i proprietari fecero delle permute, non vi furono esborsi di soldi a parte i 350.000 euro.

PM: quando Giglio e Muto entrano era un affare che era già suo?

FALBO: Mio e di Vetere, dell’Azzurra. Non avevo ancora le concessioni edilizie, avevo il finanziamento per fare le opere di urbanizzazione

PM: che bisogno aveva di nuovi soci?

FALBO: Non avevo bisogno di soci, né di soldi

PM: perché li prese i soci?

FALBO: Era un mio sistema di lavorare: negli anni per i lavori grossi ho sempre fatto società con altre persone, perché in edilizia ci sono tasse, ICI, condizioni che mi portano ad avere un grosso esborso, quando i lavori erano grossi ho sempre fatto società a partire dal ‘95

PM: LA GEA e la K1 le conosce? Come nascono e perché?

FALBO: Inizialmente volevamo io e Vetere fare tutto con la Pilotta. Avevamo finanziato la Pilotta per fare l’acquisto da Azzurra a Pilotta, perché c’era Vetere. Vetere aveva comprato una piscina e si trovava in difficoltà e così accetto il discorso che Giglio e Muto entravano in società per darci una mano a pagare. Loro dovevano prendere il 16% a testa e il 16% delle quote della Pilotta. Ho un conto che posso lasciare

PM: è un manoscritto o un contratto?

FALBO: Un appunto che faceva il commercialista, Mingori di Reggio Emilia. Era il 2007 uscì fuori dagli utili che c’erano dalla Pilotta che loro dovevano esborsare 217.000 euro a testa per entrare in Pilotta.

PM: rappresentativi del valore delle quote? Non nominali?

FALBO: Sulla valutazione dei beni della Pilotta. Venne fuori che dovevano dare 217.000 a testa per il 16%. Muto e Giglio ebbero una discussione che non so cosa sia successo. Muto andò fuori dalla società.

PM: se non sono entratti non possono uscire

FALBO: C’era l’accordo, poi non succede. Hanno litigato e non entrò. Muto non entrò. Le quote le prese Giglio. A quel punto doveva dare lui 450.000 euro per entrare in società. E cominciammo prima di farlo entrare, Vetere aveva il 33% io il 66% quindi i soldi li doveva a me. Lui disse che me li dava piano piano. Io gli dissi “Fino a quando non me li dai…” io non sapevo chi era Giglio, lo trattavo come un imprenditore normale…  Da quello che sta emergendo di quello che ha fatto non è una bella persona per me. Mi ha rovinato Giglio!

Caruso chiede di rimanere all’interno della deposizione per rimanere entro i tempi.

PM: lei dice a Giglio che finchè non paga non entra. E’ entrato?

FALBO: E’ entrato, mi pagava piano piano, in contanti. Ma questo non era nero, era un subentro. Uno vende le quote e praticamente le quote vengono pagate al socio che vende, come quando è uscito Vetere per la società che pagò Pallone, pagò Vetere…

CARUSO: lui per un certo periodo ha dato dei soldi senza avere le quote, poi quando ha pagato tutto ha ceduto l’atto notarile?

FALBO: Nell’arco di un anno è avvenuto.

PM: non siete andati dal notaio?

FALBO: Non ricordo

PM: La pilotta ha qualcosa a che fare con Sorbolo?

FALBO: Dietro il consiglio del commercialista ci disse di dividere gli interventi. Se una società deve costruire non vale la pena rischiare il terreno, quindi feci due società. Feci la Gea e con la Pilotta un altro intervento: Corte Bolognese a Reggiolo. La Gea per Sorbolo.

PM: in Gea c’è un esborso di capitali?

FALBO: Con GEA abbiamo messo il capitale sociale e poi sono andato in CARIGE e ho preparato il mutuo per la GEA in modo che pagasse il terreno. Il capitale sociale era di 50.000 euro. Parlai con la CARIGE, quando facciamo l’atto di compravendita, la CARIGE metteva tutti i soldi per pagare il terreno dall’Azzurra. Azzurra aveva pagato come esborso ma doveva pagare delle permute. Quando feci l’atto della compravendita, la parte che era stata pagata fu pagata. L’altra,quella delle permute la girai a Gea. La K1 comincia a fare le costruzioni.

PM: Quanto incassa attraverso il finanziamento bancario?

FALBO: Un milione un milione e mezzo

PM: in queste due società chi c’era?

FALBO: Io Vetere e Giglio, in Pilotta c’era un’altra società. Vetere aveva preso questa piscina…

PM: ci fu un problema di multe nei confronti della Pilotta?

FALBO: No… lui èrimasto fino alla fine in Pilotta

PM: Pallone in che momento entra?

FALBO: In un secondo momento quando Vetere vende le quote, ci fu una trattativa con Pallone e si decide di vendere le quote di K1, Gea e Aurora Building a Pallone. Io non ero molto d’accordo. Pallone lo conoscevo bene, c’era tra mio padre e suo padre una grossa amicizia, sono stati 15 anni in Germania insieme, convivevano perché lavoravano lì.

PM: vi era una convenienza in termini di capitali, rapporti?

FALBO: Io sapevo che aveva costruito un quartiere, era stimato, ma noi siamo stati sempre impegnato nel lavoro, non so cosa faceva uno o l’altro sono sempre stato pieno di lavoro. Però conoscendo Pallone, la famiglia non avevo niente da dire. Vetere non voleva che vendesse, perché … facciamo un intervento, poi mi metti un altro socio…

PM: L’ingresso di Pallone… lui si regola con Vetere o si impegna con altri soci?

FALBO: Pagò le quote alle stesse condizioni che Vetere le vende, con le garanzie. Le garanzie di Vetere le mise Pallone, quindi subentrò anche nei mutui, nei fidi, in tutto. Vetere doveva prendere 450.000 euro, e Vetere disse che doveva dare 100.000 euro a me perché gli avevo prestato i soldi per la piscina.

PM: Cappa Salvatore quando l’ha conosciuto?

FALBO: Quando Pallone fece le trattative lo presentò come socio, io non lo avevo mai visto in vita mia. Vetere disse, vabbè è un suo socio.. a noi cosa interessa. A queste riunioni all’inizio eravamo in un ristorante, poi in ufficio e dai notai dai commercialisti, io, Vetere, Giglio, i soci.

PM: quindi Cappa viene presentato come socio, ma compare che Pallone, persona fisica, acquista?

FALBO: Fino a quando le cose sono state gestite da me, i soci mettevano i soldi, nessun’altro. Anche perché avevamo un commercialista molto fiscale. Erano i soldi di Pallone, Cappa non ha messo un centesimo.

PM: Quando cominciano ad esserci problemi?

FALBO: Con Giglio fin dall’inizio. Non era un socio, ma una specie di iena che cercava di morderti. Quando doveva dare questi 500.000 euro mi chiedeva “dove metti il nero”? Se acquistavi il terreno dovevi fare in nero, c’è sempre stato un 25% di nero in tutte le operazioni edili. Io dissi che già dal ‘95 il nero non lo mettevo nelle banche, lo portavo fuori all’estero. In Svizzera, Montecarlo. Lui mi disse “io ho un canale per portare i soldi all’estero”, ma non sapeva che già ne avevo messi prima. C’è differenza fra me e Giglio, io sono onesto lui no.

CARUSO: adesso la mettiamo alla prova questa onestà

FALBO: Io ho messo i soldi in cassaforte poi facevo un viaggio in Svizzera e li portavo là. A volte personalmente, a volte ci sono dei corrieri, prendono i soldi per l’1% e portano i soldi là.

Voglio raccontare cosa mi fece per questi soldi. Mi aveva dato 100.000 euro. Mi presentò un certo Ruggiero Giuseppe, in Svizzera. Era un meridionale, c’era anche Clausi, il commercialista di Giglio. Giglio mi disse “Se vuoi mettere i soldi qua, ci sono anche i corrieri”. Dopo circa una settimana mi chiama Giglio che dice “c’è il corriere e io ho i soldi da darti. Ti do tutto l’importo 350.000, guarda c’è il corriere che li porta in Svizzera”. Lui andò nel suo sgabuzzino e aveva una busta nera di quelle del pattume e li aveva tutti lì in contanti. “Li diamo a lui, al corriere e li porta in Svizzera”. Io dissi: “Aspetta un attimo, come li diamo a lui? Chi è? Io non lo conosco!” Lui si riprese i soldi e disse “allora te li do’ piano piano come siamo d’accordo”.

PM: c’erano atti scritti?

FALBO: No, era tutto un rapporto orale

PM: perché lo prende come socio in GEA se la partenza è stata così tragica?

FALBO: Lui voleva entrare in Pilotta, voleva acquistare Sorbolo con la Pilotta. Sono state fatte più o meno nello stesso momento… tutte le società. Io, come dire non ero una persona che va all’attacco, volevo il quieto vivere. Poi ne fece delle altre di questioni (Giglio). Non fu l’unica.

PM: Giglio conosceva Cappa?

FALBO: Da come ho visto io la prima volta secondo me sì. Si sono baciati come si baciano gli uomini

PM: Gli uomini quali

FALBO: Della ‘ndrangheta

PM: e come si baciano?

FALBO: Quando conosco una persona gli do una stretta di mano, loro invece si sono baciati

PM: le fecero qualche riferimento?

FALBO: Fece intendere che si conoscevano già

PM: dopodiché?

FALBO: Incominciano i cantieri, facciamo i passaggi dei terreni.

PM: La GEA e la K1 danno l’appalto in costruzione alla Sorbolo che è lei.

FALBO: Sì. Io prima di andare a fare la vendita, dato che Giglio aveva fatto questa tirata della busta nera, lo feci entrare lo stesso. Lui voleva in sostanza truffarmi.

PM: ha avuto questa sensazione?

FALBO: Sì. Se li davo a quello la’ non li avrei più visti.

CARUSO: dare dei soldi in contanti a uno sconosciuto, la partenza…

FALBO: Non era la stessa persona, non era Ruggiero, era un corriere…

 

FALBO: Giglio entra in Pilotta perché voleva entrare in Sorbolo. Se io sono entrato e poi mi cacci fuori… è questo che lasciava intendere. Giglio ha un altro potere… che è mezzo mafioso, non so come descriverlo. Quando praticamente ho cominciato a frequentarlo ho capito che aveva diverse persone a disposizione, se diceva a uno “fai questo” quello lo faceva. Ascoltai una telefonata che mi fece rabbrividire: uno lo chiamò per telefono, “vai in quella cava che c’è uno che rompe le scatole e fammi sentire in vivavoce i cazzotti” e io sentii le urla di questo qua, lo stava pestando, picchiando e Giglio rideva. Avviene quando mi ha dato la seconda trance di questi soldi. Mi aveva chiamato nel suo ufficio per darmi i soldi.

PM: chi erano quelli intorno che facevano quello che diceva lui?

FALBO: Non dico che erano a sua disposizione…. Vedevo delle persone che erano state in carcere. Blasco, Nicolino Sarcone, Grande Aracri Francesco. Quando andavo la’ vedevo persone che erano state in carcere. Erano stati dentro per dei reati non so quali. … perché ride?

PM: perché dal momento che lei sa che sono andati in carcere perlomeno questi due, che lei non sappia che sono andati in carcere per mafia... Lei ha fatto lavori con Francesco Grande Aracri? Non ha lavorato con la Eurogrande?

FALBO: Era della figlia di Grande Aracri Francesco…

PM: c’erano delle persone intorno a Giglio che facevano quello che voleva lui?

FALBO: In quell’episodio la’ sentii questa cosa. Ma non so chi andò a picchiare questa persona in cantiere.

PM: questo è un “buon inizio”… poi cosa succede?

FALBO: Cominciano i lavori

PM: Ci spieghi questo fatto: la Azzurra vende a Gea, si costruisce un impianto societario che viene affidato come esecutore che è la Sorbolo. Tutte di sua proprietà. Come si può sostenere che in questa cosa non ha come guadagno assoluto lei?

FALBO: Io facevo affari sicuramente, ma io andai dal notaio e dissi che prima di vendere il terreno di Sorbolo volevo che ci fosse la certezza che i lavori li facessi io e lo feci scrivere sul rogito.

PM: Quindi disse che accadde più o meno tutto contemporaneamente.

FALBO: C’erano Vetere e Giglio. Io presi gli accordi prima di vendere il terreno. Cominciano i lavori, il primo fu Reggiolo con la Pilotta. Giglio mi mandò due persone appartenenti alla cosca, Nicoscia, mi sembra. Con questi qua dovevo lavorare, due muratori, due carpentieri. Manfredi una cosa del genere… era impossibile lavorare perché c’era da chiedergli sempre “per favore”… arrivavano in cantiere e questi sostenevano che prima dovevo andare in cantiere a salutarli, “tu entri in cantiere e non saluti nessuno!” Io chiamai Giglio e dissi “chi mi hai mandato”? E allora decisi di licenziarli e dissi loro “passate in ufficio che vi pago”. Questi mi dissero “se non mi dai l’assegno io ti faccio sparire dall’Emilia Romagna. Se mi fai protestare mia figlia...” Mi dissero che dovevo pagare per forza questa persona. Erano 5.000 euro… poi ho pagato. Dopo un mese arrivò uno di Isola Capo Rizzuto, questo Nicoscia. Giglio e questo arrivarono insieme e lui aprì la porta di scatto, senza passare dalla segretaria e disse “chi è Falbo? Possiamo parlare in privato? Tu come ti permetti a licenziare queste persone, hanno delle famiglie”. E io risposi “Le famiglie ce le hanno tutti! Io non mi trovo bene a lavorare e con me non ci lavorano più”. Quando dissi così lui si alzò in scatto e se ne andò. Giglio gli andò dietro e parlarono più di mezz’ora. Sembrava che avessi fatto un omicidio! E Giglio mi disse “ti rendi conto di cosa hai detto, quello è uno dei Nicoscia… Forse quello che aveva fatto col bazooka…non so…

CARUSO: ci vuole far stare qui tutta la notte?

FALBO: Era un killer giù, non so chi era

PM: quello che aveva sparato all’Arena?

Ndr: il 2 ottobre Carmine Arena venne ucciso a colpi di bazooka. Due giorni dopo, prima della partita di calcio Strongoli-Capo Rizzuto, su richiesta di Pasqualino Arena presidente dello Strongoli e cugino del boss, si fece un minuto di silenzio in campo.

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FALBO: Lo disse lui. Mi disse che quello era quello che aveva sparato col bazooka giù a Isola Capo Rizzuto. E io gli dissi “e tu lo porti nel mio ufficio?” E Giglio mi disse “qui devono mangiare tutti” Ma tutti chi? In sostanza il lavoro di Reggiolo non lo feci più io, perché lui mandò Grande Aracri Francesco.

PM: Giglio mandò Grande Aracri e lei lo tollerò?

FALBO: E cosa potevo fare? Grande Aracri non è che si è imposto. Mi disse che Giglio gli aveva detto che doveva fare il lavoro di Reggiolo e io lo chiesi a Giglio. E lui rispose che lui faceva la permuta e disse che il lavoro lo faceva lui. Lo stavo facendo io con la Sorbolo. Allora la Pilotta fa il contratto con Grande Aracri (io ero amministratore della Pilotta).

PM: Lei voleva fare i lavori con se stesso?

CARUSO: in questo caso lo fece con Grande Aracri perché glielo ha imposto lui

PM: Lo ha imposto. E lei ha tollerato?

FALBO: Sì.

PM: andiamo a Sorbolo, che tipo di attività viene svolta?

FALBO: Prima la parte di urbanizzazione delle strade e di tutto il resto e poi si cominciano i 5 condomini per la permuta alle persone.

PM: si realizza che la Sorbolo ebbe l’appalto?

FALBO: Sì.

PM Le viene imposto la fornitura, il materiale?

FALBO: Giglio disse che il lavoro lo voleva fare lui, ma era già scritto nel contratto che il lavoro era mio. Lui disse che aveva dei magazzini, che aveva della ghiaia e aveva delle rimanenze che gli erano rimasti per dei lavori con i “Gattinelli” e con loro non ci voleva lavorare più perché l’avevano fregato. Lui non aveva i certificati. Io nella Sorbolo avevo l’ingegnere della qualità. Venivano certificati i materiali. Venne quello della qualità e disse che non c’erano i certificati di garanzia. E Giglio mi disse che non li aveva.

“Allora dove l’hai presa questa roba?”. E Giglio: “sono fatti miei”. Io gli disssi “tu mi porti la certficazione se no non pago”. Lui faceva il furbo, non faceva le fatture con la Giglio, ma con altre ditte. Le ditte esistevano. Però i certificati non c’erano. Cominciò a scaricare cose che non servivano in cantiere. Mi scaricò metri e metri di filo spinato… ma cosa dovevo farci? Un campo di concentramento? Mi scaricò anche del gasolio.

PM: Ma lei tollerò? Fu minacciato?

FALBO: Alla fine mi minacciò. “Quello che ti porto devi ritirare!” Vetere aveva i pavimenti, i pavimenti erano suoi. Anche Vetere dovette fare marcia indietro perché doveva mettere lui i pavimenti. Cappa praticamente era uno degli uomini a sua disposizione, di Giglio e di Pallone. Solo a vederlo hai paura. Se poi comincia a parlare… era quello che ti martellava dalle 7 del mattino fino alle 9 di sera e dovevi fare quello che diceva lui.

PM: cosa la costrinse a fare?

FALBO: Fu l’operazione Pilotta, non volevo cedere le mie quote perché erano 30 anni di lavoro… queste cose succedevano nel paese dove abito, dove mia moglie va in chiesa, mia figlia fa catechismo, conoscevo tutti a Sorbolo. Se succede qualcosa mi rovinano la reputazione. E fu così. E mi mise in condizioni che non posso andare più giù. Nel nord mi chiamano “mafioso” e giù sono l’”infame”.

PM: Cappa o Pallone hanno messo denaro?

FALBO: Pallone mi diede 3 assegni perché aveva pagato un lotto di terreno, dalla società di Socrate che avevo con Carbone. Mi doveva dare dei soldi per quello e per un altro intervento a Sorbolo. Il nome degli assegni non si capiva, ma la banca era di Cutro e io non li volevo… “perché mi hai questi assegni? Finora mi hai pagato con i tuoi”, e allora non ho più visto né soldi né assegni. Poi questi soldi alla fine sono stati ceduti a Giglio perché quando ha visto che non pagavo i materiali che aveva portato si fece cedere il credito che io vantavo nei confronti di Pallone.

PM: si fece cedere il credito dal debitore?

FALBO: Pallone doveva dare dei soldi a me, poi Pallone aveva comprato con la Medea un lotto di terra e doveva darmi altri soldi e io feci la cessione delle quote con questo Pietro Carta che mi disse che appena aveva disponibilità mi pagava.

PM: Fa discorsi incrociati…

FALBO: Eh…. non si capisce bene…. I rapporti erano tra Pallone e Cappa.

PM: lei disse nel settembre del 2013 ha riferito che Pallone le disse che in tutte le sue operazioni fa 50% con Cappa e che dei 250.000 euro che servivano bisognava farli un po’ in bianco e un po’ in nero. Il nero te lo da lui (Cappa). E Cappa portò i 3 assegni. Lo conferma?

FALBO: Sì

PM: Sono gli assegni che vengono da Cutro, lei non li prese questi assegni?

FALBO: No

PM: non le parlarono di Villirillo?

FALBO: No, io lo venni a sapere dopo che erano di Villirillo.

PM: nello stesso interrogatorio lei disse che glielo disse Villirillo che erano suoi

FALBO: Sì, ha fatto bene a ricordarlo. C’era un cugino di mia cognata in un ristorante… allora ho conosciuto il cugino di mia cognata e disse: questo qua è Villirillo. E Villirillo mi disse che gli assegni erano suoi.

CARUSO: non si capisce niente, sta facendo dei pasticci… andiamo avanti (sospirando)

PM: Lei ha avuto i soldi?

FALBO: No la cessione di credito, con Pallone.

Il PM rilegge l’interrogatorio di Falbo in merito agli assegni di Villirillo

PM: Per lei chi era Villirillo?

FALBO: Sapevo che era stato dentro per strozzinaggio

PM: C’entrava qualcosa con la ‘ndrangheta e con Grande Aracri?

FALBO: Non lo sapevo

PM: lei dice “questo qua si vociferava che avesse preso i soldi da mani di gomma”

FALBO: C’erano delle voci

PM: per questo non prese gli assegni?

FALBO: Il motivo era… erano di Villirillo e arrivavano da Cutro.

PM: ha trovato la cessione di credito?

FALBO: Gliela faccio avere

PM: in questo marasma che ci ha descritto, a un certo punto “mi hanno fatto fuori” lei dice. Qual è il punto e cosa succede?

FALBO: Loro sapevano che avevo un punto debole, avevo investito tutto la e queste cose succedevano dove abitavo a Sorbolo. Le banche non pagavano più e la Sorbolo non pagando più le fatture andò in fallimento. Non pagava la GEA e la K1 che non avevano i soldi dalle banche.

PM: dove sono finiti i soldi delle banche?

FALBO: Le banche danno i soldi in stato di avanzamento lavoro, man mano che facevamo i lavori le banche pagavano. Io nella mia ditta ho fatto delle permute che i fornitori pagavano direttamente la GEA e la K1. “Voi prendete i lavori da me, ma mi fate delle permutenegli appartamenti che stavo costruendo”. I soldi tornavano indietro alla K1.

CARUSO: ma l’amministratore era lei

FALBO: Ma io non ho preso un centesimo da quelle società, alla fine ho pagato io la manodopera lì, loro, i soci, non mettevano più soldi. Le società si fanno per questo, i soci devono versare come io ho fatto nel tempo in tutte le società con le persone del nord. Io feci i lavori con i contratti di appalto e a me mi pagavano a stato di avanzamento lavori. E tramite le mie fatture prendevo i soldi.

PM: questo fino al 2010. Le è mai stata fatta una richiesta da Cappa e Pallone di denaro?

FALBO: Sì i 100.000 euro mi dissero che non me li davano perché avevo preso gli appalti delle società

PM: lei disse prima c’era Pallone poi arriva Cappa e disse “ascolta siccome siamo i soci della società vogliamo una specie di mazzetta di tutti i cantieri e quindi questi 100.000 non te li diamo. Mi dissero che la situazione la risolviamo alla calabrese”.

(risate in aula)

PM: quando avviene?

FALBO: Più o meno all’inizio quando entrò Pallone

PM: per quello che riguarda il 2011 lei cede le quote a suo cognato, perché lo fa?

FALBO: La Sorbolo era fallita e loro mi accusavano che avevo rubato dei soldi, ma sapevo che era architettato da loro perché non avevo rubato niente. Possiamo provarlo con le fatture. Mi dissero che dovevo uscire perché portavo dei problemi, fui minacciato, io non volevo cedere, erano 30 anni del mio lavoro. Dissi, cedo a mio cognato le quote, Loro accettarono ma poi cominciarono a martellare mio cognato. Avevo messo nei guai mio cognato. Lo chiamai e gli dissi, dagli le quote e non se ne parla più. Non voglio metterti nei guai.

PM: quanto valevano?

FALBO: 7/8 milioni di euro

(altre risate: la testimonianza di Falbo Francesco pare suscitare estrema ilarità fra le fila dei famigliari degli imputati)

 

FALBO: Le minacce erano abbastanza serie. Cappa faceva il gesto con la pistola. Non aveva la pistola, fece il gesto, mi tirò i fogli in faccia. Io ero esaurito perché… il fallimento, senza soldi, i casini, ero pieno di pastiglie. Quando dovevo andare da Giglio dovevo prendere dei calmanti, perché sapevo che c’erano discussioni pesanti.

PM: Lei capiva che c’entrava la ‘ndrangheta?

FALBO: Per me non c’era, io vedevo loro che erano accaniti… loro. Giglio, Cappa e Pallone erano un gruppo, erano accaniti, attaccati ai soldi, erano determinati a cacciarmi fuori. Giglio voleva anche un altro terreno. Stavo per farlo, per cederlo. Poi il proprietario si rifiutò di fare il rogito con loro. Per questo motivo ho questo pezzo di terra, se no si prendeva anche quello.

PM: E Blasco?

FALBO: Blasco non so come si chiama… faceva dei tetti in legno.

PM: si propose per fare dei lavori?

FALBO: Disse che il lavoro lo voleva fare lui. Io allora feci il calcestruzzo, cambiai il progetto. Suo fratello in Calabria lo avevano ucciso, per me era un motivo per non avere a che fare con Blasco.

PM: E Floro Vito Selvino lo conosce?

FALBO: Sì lo mandò Giglio

PM: Vertinelli?

FALBO: Avevano i camion per trasportare la ghiaia di Giglio. Quando c’è un lavoro grosso chiamavano dei camion da fuori. C’era anche Riillo Pasquale. I fornitori storici miei lavoravano tutti, gli elettricisti, l’idraulico, ecc.. Queste persone che lavoravano da prima, lavoravano ancora.

PM: lei disse “che noi non potevamo… le tegole, i mattoni, portava tutto lui”.

FALBO: Le portava lui e io non ho mai pagato niente. Mi ero accorto che non era a norma.

PM: Con qualcuno che avesse il cognome Grande Aracri?

FALBO: C’erano i cugini di Francesco Grande Aracro, ma però li ho chiamati io perché avevano una squadra giusta per quei lavori. Li conoscevo da 30 anni.

PM: lei ha detto “arrivavano dei camion di Vertinelli, di Arena, di tutte le razze”

FALBO: Non so se erano proprio di preciso… chiedevamo agli autisti e dicevano che erano degli Arena, la famiglia mafiosa

PM: quando le dico c’entra la ‘ndrangheta e lei dice no?

FALBO: Io i rapporti con loro non li avevo, era Giglio.

PM: fatta la cessione lei si fece garantire in qualche modo per riacquistare le quote?

FALBO: Andavo dietro a loro, volevo la mia roba, volevo che mi dessero la mia parte, andavo dietro a loro e dicevo che li denuncio, volevo la mia parte. K1 5 appartamenti, GEA mi spettano 10 lotti, “me li dai! Prendiamo i mutui e dividiamo tutto”.

PM: a seguito della cessione sua ad Aiello e di Aiello a Pallone, lei tenne le garanzie?

FALBO: No. Questi qua prendevano i miei crediti. Lo dissi al maresciallo, ma mi rispose che c’erano delle indagini.

PM: cosa è successo dopo il maggio del 2011?

FALBO: Mi davano appuntamenti al bar…

PM: Si rivolge a qualcuno influente, a Sarcone Nicolino?

FALBO: Non presi per andarmi a difendere da Sarcone, era come cadere dalla padella nella brace.

PM: durante l’interrogatorio questa cosa non la disse neanche sotto tortura

CARUSO: adesso l’ha detto!

FALBO: Non so che appartiene alla ‘ndrangheta…. Gianluigi era a Sorbolo che comprava delle cose da mio fratello, ,mio padre disse di farlo passare da casa mia perché sono parenti con mio padre

PM: sono parenti di suo padre ma non suoi…?

FALBO: … anche miei….. Lui passò di là. C’era il tam tam, si vantavano di avermi fatto il mazzo e lui mi disse “cosa sta succedendo?” Mio padre gli chiese se gentilmente riusciva a far ragionare queste persone, perché “io con il padre di Pallone sono amico e non voglio perdere l’amicizia del padre di Pallone, se riesci a fare una riunione e farli ragionare”. Gianluigi disse “fammi vedere qualcosa, i conti”. Quando vide i conti disse “questi ti hanno fatto una estorsione, li puoi denunciare. Adesso vediamo e facciamo la riunione”. Alla riunione c’erano Gianluigi Sarcone, Nicolino Sarcone, Bolognino e Diletto e dall’altra parte Giglio, Pallone, Cappa. Diletto e Sarcone Nicolino erano neutrali. Gianluigi teneva le mie parti. “Se porta i documenti vi mettono dentro, qui c’è la forzatura.” Gli altri dicevano che Gianluigi non aveva visto bene i conti e non sapeva i fatti. Non mi fecero delle minacce, ma i toni… Fu lì che gli dissi tutto quello che pensavo… versai anche 900.000 euro per pagare le persone…

PM: questa riunione quando si tiene?

FALBO: Nel 2012 nell’ufficio di Giglio.

PM: lei disse che si presentano senza che lo sapesse prima. Nicolino Sarcone e Diletto, cosa c’entravano?

FALBO: Quasi niente…. Si sono presentati perché forse Diletto conosceva bene Cappa e Sarcone conosceva bene Giglo.

PM: ci sono due che non c’entrano nulla e lei….

FALBO: Sarcone non disse quasi nulla, Diletto fece finta di fare dei conti. Loro erano neutrali non gli interessava

CARUSO: e cosa erano venuti a fare se non gli interessava?

FALBO: Non lo so…. Mio padre chiede a Gianluigi se poteva mettere a tavolo queste persone per farle parlare con me.

PM: Bolognino, Diletto e Sarcone cosa potevano fare?

FALBO: Non lo so anche perché non fecero nulla

CARUSO: ce la racconti benissimo

FALBO: Gianluigi organizza la riunione e Nicola venne chiamato perché conosceva Giglio. Fu chiamato da Gianluigi. E Nicolino Sarcone chiamò Giglio, mi sembra. Diletto fu chiamato perché conosceva bene Cappa.

PM: prima della riunione ha parlato con Diletto?

FALBO: Non c’ho parlato, ma lo conoscevo. Diletto è il cugino di mia cognata. Ogni tanto mia cognata aveva dei problemi e io mi incontravo con Diletto per risolvere i problemi che avevano in famiglia.

PM: ma il fatto di conoscere bene non significa che uno si impiccia di fatti in cui non c’entrano nulla e in fatti che non possono decidere nulla?

FALBO: Non è successo niente. Zero.

CARUSO: cosa è successo nel corso della riunione?

FALBO: Bolognino stava zitto, parlavo io, Giglio, Cappa, Gianluigi e Pallone.

CARUSO: la discussione era animata?

FALBO: Era animata. Non presero bene che Gianluigi aveva preso le mie difese. Gianluigi mi difendeva perché difendeva il giusto. Si vedeva dall’umore che avevano… io urlavo con Giglio dicendo che lo denunciavo e lui mi rispose “fai quello che ne hai voglia non mi interessa”. Cappa nelle prime riunioni mi disse che ero un elemento molto ricercato, disse che stava arrivando un carico di carrozzelle se mi serviva una carrozzella… Loro volevano che finissi i lavori, non bastava che avevo perso tutto.

PM: e se non finisci i lavori?

FALBO: Ci possono essere dei problemi, altrimenti cedi tutto e te ne vai.

PM: il silenzio come lo prese?

FALBO: Gli altri erano lì… ma il silenzio di certe persone… I silenzi di queste persone fanno paura, non sai cosa pensa, cosa gli salta in testa… non sono persone tranquille, mi terrorizzava Cappa. Non volevo arrivare a scontrarmi con lui, era violento, mi diceva che gli rimanevano in mano delle orecchie… “ho spaccato la schiena, le costole”. Giglio si vantava, lo sapevano anche a Cutro, disse che “lo abbiamo fatto andare via come un coniglio, lo abbiamo lasciato in mutande”. Io non ne potevo più di queste persone.

CARUSO: ha temuto per la sua incolumità?

FALBO: Sì, ho pensato qui scoppia qualche lite… Tra me e Giglio e Cappa… loro ce l’avevano con me.

CARUSO: in quella sede ci furono altre minacce?

FALBO: Cappa spiegò che ero una persona poco raccomandabile, io cercavo di far capire il contrario. Poi ci siamo alzati e siamo rimasti d’accordo che avrebbero fatto sapere qualcosa a Gianluigi. Io andai a trovare Gianluigi di nuovo e lui chiamò Cappa e ho visto che cominciavano a discutere, forse Cappa … qualcosa che urtò Gianluigi e per telefono gli disse “facciamo una cosa tu non gli vuoi dare la roba a Francesco e allora tenetela. Li vuoi denunciare allora denunciali”. Io non ne voglio più sapere e quando mise giù lui disse “valli a denunciare. Questi non capiscono che ti hanno fatto una estorsione. Io sono andato a denunciare”.

CARUSO: prima di fare la denuncia ha ricevuto delle minacce?

FALBO: Ho ricevuto dei proiettili. Denunciai quando mi arrivarono i proiettili, avevo paura a denunciare. Giglio conosceva Arena, Nicoscia, Grande Aracri. Avevo paura di toccare gli interessi di queste persone, io volevo stare a casa mia. A me Giglio mi faceva le minacce, mica Nicolino Sarcone. Giglio ha cercato di truffarmi, sempre lui.

PM: Aveva il sospetto che toccare Giglio fosse non toccare solo Giglio?

FALBO: Sì. Lui prendeva e Cappa veniva in cantiere. Me lo mandava Giglio. Giglio voleva rientrare nei suoi capitali di quei materiali che non volevo pagare.

PM: le passò la paura?

FALBO: La paura ce l’ho ancora adesso. Siamo sempre stati alla larga da questa gente. Io quando ero piccolo ho visto fatti di sangue e queste cose ti restono impresse, queste cose sono reali. Questi vanno in galera ma poi… uno può morire anche dopo dieci anni. Se sbatte una porta ho paura, se esce mio figlio non dormo finchè non rientra. Nessuno mi da più lavoro, non ho più accessi alle banche. Giglio sta dicendo che Nicolino mi ha dato i soldi, questa è la sua vendetta. Addiritturava a dire che i miei soldi arrivano da Nicolino Grande Aracri! Io ho tutto qui, la provenienza dei miei soldi. Io glieli posso lasciare. (ndr riferendosi alle carte che ha con lui)

PM: poiché la premessa che ha fatto era che era un’abitudine che ci fosse del nero, potrebbe essere l’unico che farebbe i conti di tutto e noi dovremmo credere a lei?

FALBO: Io avevo il bianco e il nero. Il nero… ci sono delle operazioni edili che funzionano così

PM: Anche a Sorbolo c’è stato il nero?

FALBO: No, c’erano le permute. Nell’edilizia dove ci sono le permute non c’è il nero.

PM: fatture false ne sono state fatte dalla Sorbolo?

FALBO: No

PM: Giglio lo ha tollerato?

FALBO: Come lo ha tollerato?

PM: da quello che riferisce fa le fatture false con naturalezza

FALBO: Io non ho detto che fa delle fatture false

PM: l’ha detto lui

FALBO: ah, l’ha detto lui?

PM: rispetto all’affare intero, sono tutti documentati unico caso in tutti quelli avvenuti che alla carta corrisponde la realtà….

FALBO: Sì, io ho fatto tutto …. Non si potevano rubare i soldi, non c’erano soldi

CARUSO: loro hanno detto che siamo in questa condizione perché li ha rubati

FALBO: Loro dicevano così

PM: avrei alcuni argomenti specifici da introdurre, lo farei con uno stacco cronologico

 

CARUSO: vogliamo sospendere, perché siamo allo stremo? Proseguiamo la prossima volta… vorrei sospendere, se le parti sono d’accordo.

Si sente un “sì” generale in aula.

 

CARUSO: chiamiamo Aiello (il cognato di Falbo)… potevamo mandarlo via prima.

PM: a questo punto chiediamo a Falbo e Aiello di presentarsi martedì mattina. In un’ora al massimo direi di concludere il mio esame. Facciamo una valutazione del controesame e poi di conseguenza.

 

Entra Aiello in aula.

Il presidente Caruso si scusa con il testimone Aiello per averlo fatto aspettare tutto il giorno, ma occorre andare avanti col processo a volte anche con il rischio di non poter sentire i testimoni previsti.

 

PM Mescolini:  Martedì sentiremo Aiello, Falbo, la figlia di Falbo, il commercialista Muzzioli, il maresciallo Veroni sul capo 53, il maresciallo D’Agostino (capo 1, in prosecuzione su capo 85/89/143). Giovedì sentiremo il maresciallo Costantino sul capo 87, Sorrentino Vincenzo, Carbone Fabrizio, Spallanzani Giuseppe, Grilloni

 

ORE 20.52 termina l’udienza.

Prossima udienza martedì 17 gennaio.

a cura di: S.N.

RASSEGNA STAMPA

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